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Carlo Emilio Gadda fu uno dei maggiori intellettuali italiano del Novecento. Nacque a Milano, il 14 novembre 1893 e visse un’infanzia e un’adolescenza tormentate. Dopo aver conseguito la maturità al Liceo Classico "Giuseppe Parini", egli si iscrive al corso di laurea in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano. Esercitò la professione per qualche anno per poi arruolarsi come volontario nella Prima Guerra Mondiale come ufficiale degli alpini. Gadda venne catturato e fatto prigioniero dai tedeschi. In questi anni Gadda iniziò ad avvicinarsi alla scrittura: scrisse una serie di diari di guerra che vennero pubblicati nel 1955 e, in una redazione più ampia, nel 1965 con il titolo Giornale di guerra e prigionia. Dopo la guerra seguì un periodo di profonda depressione, dovuto all’improvvisa morte del fratello. Nel 1926 iniziò a collaborare con la rivista «Solaria» e si dedicò alla stesura di diversi romanzi. In seguito alla morte della madre Gadda raggiunse l’apice del successo letterario nel 1936. Trasferitosi a Roma nel 1950, iniziò a lavorare per i programmi radiofonici della RAI e, negli stessi anni, si dedicò ad uno dei suoi capolavori, rimasto volutamente incompiuto: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957). I suoi capolavori sono “La cognizione del dolore” e “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”.
Morì a Roma il 21 maggio del 1973.
All’interno delle riflessioni teoriche del Novecento, Gadda assume notevole importanza soprattutto per ciò che concerne lingua e stile. L’autore gioca fortemente nelle sue opere su plurilinguismo e pluristilismo, creando un sovrapponimento continuo di codici diversi. Questo miscuglio di registri dà luogo, nelle opere di
Gadda, a una forte polifonia che solitamente prende il nome di pastiche.
Altra importante caratteristica della poetica di Carlo Emilio Gadda è il realismo: le sue opere possono essere considerate un puntuale dipinto della borghesia e aprono la strada ad una approfondita analisi della realtà sociale, dai tratti quasi scientifici – caratteristica forse dovuta agli studi ingegneristici. Agli occhi di Gadda il mondo appare come un groviglio di fatti e cause che non si lasciano comprendere. Questo disordine della realtà, per cui prova attrazione e repulsione, gli porta un’esigenza di chiarezza difficile da raggiungere. Da tale convinzione deriva la tipica struttura di molti testi, nei quali vi è un andamento di inchiesta come un’indagine poliziesca che non arriva mai alla scoperta del colpevole. Per lui la letteratura doveva contribuire a smascherare, senza pietà né falsi pudori, i difetti degli uomini e le colpe della società.
Gadda inizia a scrivere Quer pasticciaccio all’inizio del 1946, prendendo spunto da un caso di cronaca apparso sui giornali. Il romanzo parte proprio come risoluzione di un crimine e quindi come giallo.
La vicenda è ambientata nel 1927 e narra la storia di Francesco Ingravallo (detto Ciccio), commissario della Squadra Mobile di Roma, che sta indagando su un furto di gioielli avvenuto ai danni della contessa Menegazzi, in via Merulana. Trascorsi pochi giorni dal fatto, il commissario incappa in un caso di omicidio: viene trovata sgozzata Liliana Balducci, una signora che abitava di