










Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Cartella infermieristica, linee guida, storia dell’infermieristica
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 18
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!











Florence Florence Nightingale eliminò l’idea dell’assistenza infermieristica come semplice carità. Prima, infatti, l’assistenza ai malati era svolta soprattutto da religiosi oppure da donne considerate di scarsa reputazione, creando uno stereotipo negativo sulla figura dell’infermiera. Nightingale cambiò completamente questa visione: iniziò a formare le infermiere attraverso studio, preparazione scientifica, dati certi e prove di efficacia, trasformando l’assistenza infermieristica in una vera professione. I principali riferimenti normativi della professione infermieristica sono: il D.M. 14 settembre 1994 n.739, cioè il profilo professionale dell’infermiere; il Codice Deontologico; l’ordinamento didattico universitario. Il Decreto Ministeriale 739 del 1994 definisce il profilo professionale dell’infermiere. Questa professione è in continua evoluzione perché l’infermiere lavora a stretto contatto con le persone assistite e deve adattarsi continuamente alle innovazioni scientifiche e assistenziali. Per diventare infermieri bisogna conseguire la laurea triennale e superare l’esame di abilitazione professionale. Questo esame viene valutato dall’OPI, cioè l’Ordine delle Professioni Infermieristiche. Si parla di “ordini” al plurale perché comprendono infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitarie. Gli OPI provinciali fanno riferimento alla FNOPI, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche. L’iscrizione all’albo professionale è obbligatoria per poter esercitare la professione, così come è obbligatorio rispettare il Codice Deontologico. Quando il codice deve essere aggiornato, la FNOPI prepara una bozza che viene poi discussa dagli infermieri. Una novità importante del nuovo codice è che oggi è “aperto”: si possono modificare singoli articoli senza dover riscrivere tutto il codice, come avveniva in passato. Il primo articolo del profilo professionale del 1994 afferma che l’infermiere è “l’operatore sanitario in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, responsabile dell’assistenza generale infermieristica”. Oggi questa definizione viene considerata superata, perché l’infermiere non possiede più un diploma ma una laurea, e il termine “operatore sanitario” è troppo generico. Questa definizione dipendeva dal fatto che all’epoca esisteva ancora il mansionario, cioè un elenco rigido di compiti che considerava l’infermiere come un semplice esecutore degli ordini del medico, senza autonomia intellettuale. Per ottenere il riconoscimento della propria professionalità, gli infermieri hanno combattuto con scioperi e proteste fino all’abolizione del mansionario. Grazie al profilo professionale, gli infermieri hanno finalmente potuto affermare la propria identità professionale e le proprie competenze.
L’ordinamento didattico definisce gli obiettivi formativi e il piano di studi del corso di laurea. I programmi possono essere diversi da un’università all’altra, quindi un infermiere formato a Bari può avere un percorso diverso da uno formato a Roma. Tuttavia, tutti devono rispettare i “Descrittori di Dublino”, cioè obiettivi stabiliti a livello europeo che permettono agli infermieri di lavorare in tutta Europa senza dover sostenere ulteriori esami. I Descrittori di Dublino comprendono: conoscenza e capacità di comprensione; capacità di applicare le conoscenze; autonomia di giudizio; abilità comunicative; capacità di apprendimento. La formazione infermieristica è entrata gradualmente nell’università. Nel 1965 nacque a Roma la scuola per dirigenti dell’assistenza infermieristica. Nel 1992 gli infermieri entrarono ufficialmente in università con il diploma universitario. Inizialmente, però, gli infermieri non partecipavano direttamente all’insegnamento e la formazione era affidata soprattutto ai medici. Successivamente il sistema universitario si è evoluto: nel 1999 furono istituite le lauree triennali e specialistiche, mentre nel 2001 vennero definite le classi di laurea delle professioni sanitarie, tra cui infermieristica e ostetricia. L’ordinamento attuale deriva dal D.M. 270 del 2004. Un passaggio fondamentale nella storia infermieristica è stata l’abolizione del mansionario con la legge 42 del 1999. Il mansionario era un elenco di compiti nato addirittura da un regio decreto precedente alla Repubblica italiana. Con questa legge non solo venne abolito il mansionario, ma fu anche riconosciuta l’equipollenza dei vecchi diplomi, permettendo agli infermieri già formati di continuare a lavorare e di proseguire gli studi. Dal 1999 l’infermiere passa dalla “mansione” alla “prestazione”. Prima eseguiva semplicemente ordini; dopo questa riforma diventa responsabile del proprio lavoro. La prestazione infermieristica comprende: programmazione degli obiettivi; organizzazione delle risorse umane e materiali; controllo dei risultati ottenuti. Quindi l’infermiere non è più un semplice esecutore, ma un professionista autonomo che ragiona, pianifica, agisce e valuta i risultati del proprio intervento. Collabora con il medico, ma non dipende passivamente da lui. Il concetto di prestazione infermieristica è stato sviluppato da Marisa Cantarelli nel 1996.
relazionale; educativa. Questo significa che l’infermiere non svolge solo attività pratiche, ma utilizza conoscenze scientifiche, capacità organizzative, relazionali ed educative. L’infermiere viene definito professionista perché possiede una teoria sistemica, cioè un insieme di teorie e conoscenze scientifiche che guidano l’assistenza. Nel mondo anglosassone esistono molte teorie infermieristiche, mentre in Italia il principale riferimento teorico è quello di Marisa Cantarelli. Secondo la sociologia delle professioni, un professionista possiede alcuni attributi fondamentali: una teoria sistemica; un’autorità professionale; sanzioni della comunità; un codice etico; una cultura professionale. L’infermiere possiede tutti questi elementi: ha una propria teoria scientifica; ha un ordine professionale, cioè l’OPI; risponde a regole e sanzioni disciplinari; possiede un codice etico, cioè il Codice Deontologico; appartiene a una cultura professionale specifica. L’infermieristica è una professione molto umanistica, perché si prende cura della persona in modo olistico, cioè considerando tutti i suoi aspetti fisici, psicologici e sociali. Per questo motivo gli infermieri studiano anche sociologia e psicologia. Due concetti fondamentali della professione sono sempre autonomia e responsabilità. L’infermiere agisce in modo proattivo, autonomo e consapevole, riconoscendo il valore della persona in ogni età e condizione di vita. Il Codice Deontologico del 2019 è stato presentato come uno strumento fondamentale per la professione, ma non sufficiente da solo a definire l’identità professionale dell’infermiere. Come affermato da Barbara Mangiacavalli, l’identità professionale è data dall’unione di: codice deontologico; conoscenze scientifiche; esperienza professionale; caratteristiche personali dell’infermiere.
Il Codice regola il comportamento professionale, ma poi ogni infermiere deve applicarlo in modo ragionato e consapevole in base al caso clinico e al contesto organizzativo, per offrire la migliore risposta di salute possibile. Il nuovo Codice Deontologico del 2019 può essere riassunto in alcuni principi fondamentali: l’infermiere è un agente attivo nel contesto sociale in cui lavora; il tempo dedicato alla relazione è tempo di cura; la contenzione non è considerata un atto terapeutico; l’infermiere non si sostituisce ad altre figure professionali; protegge e tutela il cittadino; presta attenzione alla terapia del dolore e al fine vita; ha libertà di coscienza; utilizza strumenti informatici e social media in modo scientifico ed etico; cura il proprio comportamento e il decoro professionale; non svolge attività consulenziali o peritali senza adeguate competenze specifiche. La funzione di consulenza non è prevista nel profilo professionale, ma viene richiamata nel Codice Deontologico. Per svolgere attività consulenziali o diventare perito in ambito legale sono necessarie competenze specifiche, come avviene nell’infermieristica forense. Nel Codice sono presenti altri aspetti molto importanti: l’assistenza deve basarsi sulle evidenze scientifiche; viene valorizzata la formazione continua; è fondamentale la collaborazione tra colleghi; l’infermiere deve proteggere il paziente in caso di violenze, abusi o maltrattamenti; deve sempre rispettare la volontà della persona assistita. Il paziente, infatti, ha il diritto di scegliere e non può essere obbligato a sottoporsi a trattamenti sanitari o assistenziali contro la propria volontà. Quando l’infermiere svolge la funzione assistenziale utilizza il processo di nursing, cioè un metodo scientifico che guida l’assistenza infermieristica. Questo processo diventa visibile attraverso uno strumento fondamentale: il piano di assistenza o cartella infermieristica. Documentare significa raccogliere informazioni, conservarle e dimostrare ciò che è stato osservato e fatto durante l’assistenza. Il termine “documentare” deriva dal latino docere , che significa anche insegnare, lasciare traccia e testimoniare. La comunicazione solo orale non è sufficiente. Gli infermieri devono scrivere e registrare le informazioni in modo preciso, perché la documentazione deve poter essere consultata in qualsiasi momento, anche dalle autorità giudiziarie. Inoltre, gli infermieri devono lavorare seguendo linee guida scientifiche.
raccoglie informazioni complete sulla persona assistita; facilita il lavoro dell’équipe sanitaria; rende più semplice la ricerca infermieristica. Non esiste una cartella infermieristica uguale per tutti gli ospedali: ogni realtà sanitaria la adatta alle proprie esigenze organizzative e assistenziali. La cartella può contenere diverse sezioni: raccolta dati; rilevazione dei bisogni; pianificazione assistenziale; registrazione degli atti infermieristici; procedure terapeutiche e diagnostiche; parametri vitali; scheda del dolore; diario infermieristico; foglio di dimissione; scale di valutazione e altri allegati. Oltre alla cartella infermieristica, gli infermieri utilizzano altri strumenti fondamentali: Linee guida: raccomandazioni basate su studi scientifici e revisioni sistematiche. Non sono obblighi assoluti, ma indicano i comportamenti più efficaci secondo le prove scientifiche. Protocolli e procedure: sono obbligatori e indicano obiettivi, operatori coinvolti, materiali e azioni necessarie per svolgere correttamente un’attività. Le procedure rappresentano le singole azioni operative contenute nel protocollo. Evidence Based Nursing ed Evidence Based Practice: utilizzo delle migliori evidenze scientifiche nella pratica assistenziale. Strumenti di standardizzazione: strumenti come le scale di valutazione del dolore o del rischio, che aiutano gli infermieri a misurare e prevedere alcuni eventi clinici in modo oggettivo e uniforme. La documentazione infermieristica deve rispettare alcuni requisiti fondamentali: veridicità contestualità completezza chiarezza e leggibilità correttezza formale organizzazione logica di ciò che si scrive ⸻ COSA SIGNIFICA DOCUMENTARE I DATI
Quando raccogliamo i dati dobbiamo scrivere solo ciò che vediamo, sentiamo, odoriamo o percepiamo direttamente. Non possiamo usare termini soggettivi come “grande” o “piccola”, ad esempio per una ferita. Dobbiamo invece scrivere misure precise, per esempio “3 cm per 0,5 cm”, perché ciò che è grande per una persona può non esserlo per un’altra. Se un’informazione viene riferita da altri, e non osservata direttamente, deve essere sempre specificato chi l’ha detta. Per i dati soggettivi del paziente, si usano le virgolette e si scrive ad esempio: “il paziente riferisce…”, senza interpretare, così da restare il più possibile oggettivi. ⸻ VERIDICITÀ La veridicità significa che tutti i dati registrati in cartella devono essere veri e corretti. L’infermiere deve documentare solo ciò che ha osservato direttamente. Se un’informazione viene da un altro professionista sanitario, deve essere chiaramente indicato. Quando possibile si devono usare misure precise, non descrizioni generiche come “piccola ferita”. Esempio corretto: “3 cm” Esempio non corretto: ✘ “piccola ferita” Per i dati soggettivi del paziente, si riportano tra virgolette le sue parole esatte. Esempio corretto: “il paziente riferisce di sentirsi solo e triste perché non vede gli amici da tempo” È più corretto di: ✘ “il paziente è triste e solo” (che è già un’interpretazione) ⸻
documentazione fatta in anticipo (non reale) ⸻ COMPLETEZZA Tutti i dati devono essere registrati nelle sezioni corrette della cartella. La completezza riguarda soprattutto il processo di nursing, non tutte le singole procedure. Senza informazioni complete, l’équipe può commettere errori nelle decisioni assistenziali. Esempio: se non si registra la febbre alle 14, il turno successivo potrebbe non rivalutarla e perdere un peggioramento clinico. ⸻ COSA SI DEVE DOCUMENTARE Bisogna registrare sempre: segni e sintomi comportamenti del paziente interventi infermieristici somministrazione farmaci prescrizioni mediche eseguite educazione al paziente risposte del paziente ⸻ CHIAREZZA DELLA DOCUMENTAZIONE La terminologia deve essere chiara e non ambigua. Le sigle devono essere condivise da tutta l’équipe. Le firme devono essere leggibili. ⸻ SINTETICITÀ
La documentazione deve essere: breve chiara utile scritta in italiano corretto In reparto non c’è tempo per testi lunghi o confusi. ⸻ REGOLE DI SCRITTURA Non si usano correttori Gli errori si cancellano con una linea e restano leggibili Si firma vicino alla correzione Si usa solo penna blu o nera Il rosso si usa solo per segnalazioni importanti (es. allergie) Vietato l’uso della matita Non si scrivono dati sensibili in modo non protetto Le informazioni devono essere organizzate in modo logico ⸻ ORDINE DELLA DOCUMENTAZIONE I dati devono seguire un ordine logico e cronologico. Esempio: dati soggettivi e oggettivi diagnosi infermieristiche obiettivi interventi valutazione Le informazioni di laboratorio devono stare nelle sezioni apposite, non nel diario infermieristico. ⸻ MODALITÀ DI SCRITTURA Esistono diversi modi di documentare:
Il paziente non può avere la cartella senza supporto perché non può interpretarla da solo. problem solving processo decisionale evidenze scientifiche per garantire un’assistenza efficace, sicura e appropriata. Il modello delle prestazioni infermieristiche viene trasformato in uno strumento pratico di lavoro. La sua importanza sta nel fatto che permette di migliorare la qualità dell’assistenza infermieristica e di guidare correttamente l’esercizio della professione. Prima di arrivare alla stesura di un piano di assistenza infermieristica, quindi alla realizzazione concreta del processo di nursing, l’infermiere utilizza due processi fondamentali: il processo decisionale il processo di problem solving ⸻ PROBLEM SOLVING Il problem solving è una metodologia scientifica, utilizzata anche in psicologia e in altre discipline, che permette all’infermiere di analizzare e risolvere i problemi assistenziali. Si divide in due aspetti: Problem solving (1) L’identificazione del bisogno di assistenza infermieristica rappresenta per l’infermiere un problema professionale, su cui concentra la propria attenzione e applica conoscenze e metodi per trovare una soluzione. Problem solving (2) La formulazione di un problema è la base per poterlo risolvere. Un problema non ha un significato negativo, ma va inteso come una domanda a cui bisogna trovare una risposta: questo è il primo passo del problem solving. La soluzione richiede invece: ragionamento
conoscenze preparazione professionale L’infermiere spesso affronta problemi che si ripetono nella pratica quotidiana e che quindi possono essere risolti in modo quasi automatico grazie all’esperienza. I problemi rappresentano quindi il punto di partenza per scegliere le azioni infermieristiche più adatte al raggiungimento dell’obiettivo finale. In sintesi, il problem solving è un processo logico che: parte dalla consapevolezza del problema arriva fino all’azione pratica Durante questo percorso è fondamentale anche gestire e collegare le informazioni, indirizzandole verso un obiettivo preciso: questo porta al processo decisionale. ⸻ PROCESSO DECISIONALE Il processo decisionale è un processo razionale e continuo, attraverso il quale, partendo da dati raccolti: si analizzano le possibili alternative si valutano vantaggi e conseguenze si sceglie la soluzione migliore si mette in atto la decisione si controllano i risultati ottenuti In situazioni semplici il problem solving può bastare, ma nei casi più complessi è necessario un processo decisionale più approfondito. Esempio di problema: alimentazione ristretta per motivi religiosi. Quando i problemi sono multipli, si utilizza il processo di assistenza infermieristica. ⸻ PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA (MODELLO CANTARELLI) Secondo Cantarelli, la prestazione infermieristica è un insieme di azioni coordinate che rispondono a un bisogno specifico del paziente.
Coincide con il processo diagnostico infermieristico. Serve a interpretare i dati raccolti e individuare i bisogni della persona. Oggi questi bisogni possono essere definiti anche come diagnosi infermieristiche. I bisogni si dividono in: 9 risolvibili autonomamente dall’infermiere 2 che richiedono collaborazione con il medico ⸻
Serve a confrontare: risultati ottenuti obiettivi prefissati Se l’obiettivo non è raggiunto: si riavvia il processo si modificano interventi e obiettivi La valutazione può essere: iniziale continua Il processo è quindi circolare e si ripete nel tempo. ⸻ IL PIANO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA Il piano di assistenza è lo strumento che: rende concreto il processo infermieristico rende visibile il ragionamento dell’infermiere Non va confuso con la cartella infermieristica: il piano è il risultato del processo di assistenza la cartella è una raccolta di dati Il piano deve essere: semplice orientato al risultato basato su un modello teorico Nella valutazione delle prove di efficacia, il Joanna Briggs Institute utilizza un modello che non si limita al semplice livello di evidenza, ma considera anche quattro dimensioni fondamentali: la fattibilità, l’appropriatezza, la significatività e l’efficacia. In particolare, la fattibilità indica quanto un intervento sia realmente applicabile nella pratica clinica. Può essere immediatamente praticabile, oppure richiedere una certa preparazione organizzativa, oppure risultare poco praticabile fino ad arrivare ai casi in cui non è applicabile perché l’efficacia non è dimostrata.