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Catullo, Carmi d'amore, Sintesi del corso di Latino

Sono analizzati alcuni carmi amorosi di Catullo

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 21/10/2021

stefania-cacciola
stefania-cacciola 🇮🇹

4.2

(5)

8 documenti

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Catullo, I Traduzione
Cùi donò lepidùm novùm libèllum A chi dono il nuovo grazioso libretto
àridà modo pùmice èxpolitum? or ora levigato con l’arida pomice?
Còrnelì, tibi: nàmque tù solèbas A te, Cornelio, infatti tu eri solito
mèas èsse aliquìd putàre nùgas ritenere che le mie poesiole valessero qualcosa,
iàm tum, cum àusus es ùnus ìtalòrum già da allora quando unico fra gli Italici
òmne aevùm tribus explicare cartis osasti dispiegare tutta la storia in tre libri
doctis, Iuppiter, et laboriosis. dotti, per Giove, e faticosi.
Quare habe tibi quidquid hoc libelli Perciò ricevi qualunque cosa sia questo libretto
qualecumque; quod, o patrona virgo e come sia, e ciò, o patrona vergine,
plus uno maneat perenne saeclo. rimanga perenne più di una generazione
Metro: Endecasillabi faleci (verso composto da undici sillabe e prende il nome indebitamente dal
poeta ellenistico, Faleco
Paradigmi:
Dono, as, avi, atum, are = donare
Expŏlio, is, ivi, itum, ire = levigare
Soleo, es, solitus sum, ēre = essere solito
Puto, as, avi, atum, are = ritenere
Sum, es, fui, esse = essere
Maneo, es, mansi, mansum, ēre = rimanere
Audeo, es, ausus sum, ēre = osare (semideponente)
v.1: dono: Indicativo al posto del congiuntivo. Domanda retorica poiché il fatto è già avvenuto.
v.2: notare la mancanza della coordinazione tra i due aggettivi libellum e expolitum.
v.3: pumice (pumex, pumicis) di norma maschile, qui femminile, agg. arida).
v.4: Cornelio Nepote dedica inserita all’interno dell’opera.
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Catullo, I Traduzione Cùi donò lepidùm novùm libèllum A chi dono il nuovo grazioso libretto àridà modo pùmice èxpolitum? or ora levigato con l’arida pomice? Còrnelì, tibi: nàmque tù solèbas A te, Cornelio, infatti tu eri solito mèas èsse aliquìd putàre nùgas ritenere che le mie poesiole valessero qualcosa, iàm tum, cum àusus es ùnus ìtalòrum già da allora quando unico fra gli Italici òmne aevùm tribus explicare cartis osasti dispiegare tutta la storia in tre libri doctis, Iuppiter, et laboriosis. dotti, per Giove, e faticosi. Q uare habe tibi q uid q uid hoc libelli Perciò ricevi qualunque cosa sia questo libretto q ualecumque; q uod, o patrona virgo e come sia, e ciò, o patrona vergine, plus uno maneat perenne saeclo. rimanga perenne più di una generazione Metro: Endecasillabi faleci ( verso composto da undici sillabe e prende il nome indebitamente dal poeta ellenistico, Faleco Paradigmi: Dono, as, avi, atum, are = donare Expŏlio, is, ivi, itum, ire = levigare Soleo, es, solitus sum, ēre = essere solito Puto, as, avi, atum, are = ritenere Sum, es, fui, esse = essere Maneo, es, mansi, mansum, ēre = rimanere Audeo, es, ausus sum, ēre = osare (semideponente) v.1 : dono: Indicativo al posto del congiuntivo. Domanda retorica poiché il fatto è già avvenuto. v.2 : notare la mancanza della coordinazione tra i due aggettivi libellum e expolitum. v.3 : pumice (pumex, pumicis) di norma maschile, qui femminile, agg. arida). v.4 : Cornelio Nepote dedica inserita all’interno dell’opera.

v.5 : Elogio della capacità di sintesi: Nepote ha saputo sintetizzare tutta la storia in soli tre volumi. àusus es: audeo, audes, ausus sum, ausa sum ausum sum, ausum, audere coniugazione: 2 , transitivo – attiva. Perfetto, indicativo, 2 persona singolare; significato: osare (semideponente). v.6 : significato di explicare : trattare per ordine e srotolare il volumen; cartis indica il foglio di papiro (volumen) costituito dalle singole strisce. v.8 : Iuppiter , interiezione propria del tono colloquiale. v.9 : quod, nesso relativo e ultimo elemento della prolungata alliterazione di q. v.10 : maneat , congiuntivo desiderativo Commento [u11]: Per quello che è e qualunque sia il suo valore. Termini della poesia neoterica Lepidum: richiama il sostantivo lepos, (grazia, leggiadria), uno dei termini cardine della poesia neoterica Libellum : il diminutivo (utilizzato spesso dai neoteroi) si riferisce alla scelta di opere brevi e ben curate. Expolitum : riferimento al labor limae, lavoro di rifinitura stilistica. Nugas : corrisponde al greco corrisponde al greco παιγνια (sciocchezze, cosucce). laboriosis : doctrina e fatica sono i principi fondamentali della poesia neoterica. Commento Con Catullo ci troviamo di fronte ad una grande innovazione culturale. Il poeta agisce in una cerchia di amici dagli stessi gusti e in aperta rottura con la tradizione romana. Questi poeti sono indicati con diversi nomi: “poetae novi” o “neoteroi” e “cantores euforionis”. Tutti insistono sul novus, sulla novitas che viene introdotta da questi poeti. A Roma “nuovo” era un termine negativo perché rivoluzionario e pericoloso per la stabilità. iI termine “nuovi” è quindi aggressivo e provocatorio. Tutto il I secolo è percorso da un dibattito su due concetti: “Negotium” e “Otium”. Il negotium era l’impegno al servizio dello stato con l’attività politica. L’otium era invece un’attività dedicata al privato. I “neoteroi” svalutano il negotium, che non definiscono più un valore, a vantaggio dell’otium, unico valore importante perché attività dedicata al “sè”, all’uomo affinché cambi e si migliori. Valorizzare l’otium comporta lo spostare l’attenzione dai valori socio-politici a quelli soggettivi, ai sentimenti personali, quali amore ed amicizia. Rispetto alle generazioni precedenti introducono la novità dell’ispirarsi alla letteratura greca ma non tanto a quella tradizione antico- epica di Omero, ma a quella più recente (Callimaco, lirico greco). Catullo dedica questo “libretto” a Cornelio Nepote. Il motivo della dedica della propria opera a un amico colto e intenditore di poesia, in questo caso, scrittore egli stesso, era tipico della poesia alessandrina. Più che tra gli storici Cornelio Nepote (Gallia Cisalpina 100 ca - dopo il 27 a.C.) va annoverato tra gli eruditi compilatori di biografie e di cronologie. Sua è l'idea di mettere a

v. 11 tintinant: ONOMATOPEA vv. 11-12 gemina … lumina nocte: vv. 13-15 otium … otio … otium: ANAFORA v. 15 et reges … et …: POLISINDETO E’ il famosissimo adattamento, non traduzione del Frammento 31 della poetessa greca Saffo (nata nel VI sec. a.C. a Ereso, ma vissuta praticamente a Mitilene, città più importante dell’isola di Lesbo). E’ probabilmente il segnale del primo incontro tra Catullo e Lesbia, forse durante un simposio a casa del marito.Il frammento di Saffo descrive con incredibile realismo la gelosia provata dalla poetessa alla vista di una delle fanciulle che frequentavano il suo tiaso mentre con sguardo innamorato parlava e rideva dolcemente a un uomo, forse il suo futuro marito «Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν᾽ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί- σας ὐπακούει καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ᾽ ἦ μὰν καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν, ὠς γὰρ ἔς σ᾽ ἴδω βρόχε᾽ ὤς με φώνη- σ᾽ οὐδ᾽ ἒν ἔτ᾽ εἴκει, ἀλλὰ κὰδ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον δ᾽ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμακεν, ὀππάτεσσι δ᾽ οὐδὲν ὄρημμ᾽, ἐπιβρό- μεισι δ᾽ ἄκουαι, ψῦχρα δ᾽ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας ἔμμι, τεθνάκην δ᾽ ὀλίγω ’πιδεύης φαίνομ’ ἔμ᾽ αὔτᾳ· ἀλλὰ πὰν τόλματον, ἐπεί κ[†]» ( IT ) «Pari agli dèi mi appare lui, quell'uomo che ti siede davanti e da vicino ti ascolta: dolce suona la tua voce e il tuo sorriso accende il desiderio. E questo il cuore mi fa scoppiare in petto: se ti guardo per un istante, non mi esce un solo filo di voce, ma la lingua è spezzata, scorre esile sotto la pelle subito una fiamma, non vedo più con gli occhi, mi rimbombano forte le orecchie, e mi inonda un sudore freddo, un tremito mi scuote tutta, e sono anche più pallida dell'erba, e sento che non è lontana per me la morte. Ma tutto si sopporta, poiché ...» (trad. di G. Nuzzo) Forma metrica: strofe saffica. Commento Catullo sta rivisitando l’ode 31 della poetessa greca Saffo da molti intitolato ( Ode alla Gelosia) , che parla di una ragazza che si allontana dal thiasos , la “scuola” di Saffo per sposarsi. Rispetto a Saffo possiamo dire che Catullo abbia creato una nuova poesia , rafforzando il testo greco con toni più negativi e drammatici. Inoltre, il tema della gelosia non è effettivamente presente:

Saffo compone una sorta di epitalamio – cioè un inno matrimoniale pieno di gelosia nei confronti del marito della sua ex-studentessa inserendovi uno sfogo passionale e un’analisi introspettiva; il poeta romano, invece, dedica la poesia all’amata Lesbia, da poco conosciuta e per la quale sta provando i primi sentimenti d’amore. La somiglianza tra le due poesie dunque è nel turbamento sentimentale di chi sconvolto assiste dinanzi a qualcun altro che guarda e ascolta Lesbia. Il poeta è stravolto: la voce scompare, la lingua si inceppa, un fuoco scorre sotto la pelle, gli orecchi hanno il loro suono sottile, la vista si appanna. L’amore è come malattia che infetta l’anima e il corpo, annullando pure la ragione. L’ultima strofe non è tratta da Saffo, ma è una novità del poeta, che riflette sull’ otium , che considera come la colpa della sua rovina.

Catullo, CI

Multas per gentes et multa per aequora vectus advenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequiquam alloquerer cinerem, quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum, heu miser indigne frater adempte mihi. Nunc tamen interea haec prisco quae more parentum tradita sunt tristi munere ad inferias, accipe fraterno multum manantia fletu, atque in perpetuum, frate, ave atque vale. Di gente in gente, di mare in mare ho navigato, oh fratello, e giungo presso questa tua triste salma, per portarti il luttuoso assoluto omaggio, e per parlare inutilmente con le tue ceneri silenziose, perché il destino ti ha rapito da me, proprio tu, o abbacchiato fratello, troppo presto da me portato via. Ora queste offerte, che io ti porgo, come prescrive l’antico rito degli antenati, dono afflitto per il rito, accettale con piacere, sono bagnate dal tanto piangere fraterno; ti congedo per sempre, oh fratello, addio. NOTA METRICA: Carme composto da 10 versi in distici elegiaci (coppie di esametri e pentametri) Nel componimento di Catullo vi è una contrapposizione, perché il poeta da una parte afferma di parlare invano alle ceneri del proprio caro, ma nonostante ciò percorre un lungo viaggio per arrivare alla tomba del fratello. È come se Catullo non riuscisse a realizzare la perdita del fratello e cercasse a tutti i costi di creare un dialogo, un contatto con lui; oltre a soffrire per il decesso, soffre anche per il modo in cui è morto il fratello, ovvero lontano dalla patria, ed infatti utilizza l’avverbio “indegnamente”, indigne. Catullo termina il carme con le parole “ ave atque vale ”: “ ave ” è il saluto che i Romani si scambiavano quando si incontravano, “ vale ” quello con cui si lasciavano, momentaneamente o per sempre.