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riassunto su paul cezanne di storia dell’arte, 5 anno liceo scientifico
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Van Gogh pensa che la pittura è una sorta di ancora di salvezza per lui e la svilupperà soltanto negli ultimi anni della sua vita. Van Gogh si suicida, la società non condivide assolutamente nulla. Il problema è che c’era la massificazione dell’opera d’arte, data essenzialmente dal fatto che l’opera d’arte aveva perso la sua unicità. L’industria riportava oggetti tutti uguali, che tutti potevano avere ad un prezzo minore ed erano anche di cattivo gusto. Naturalmente a questo seguiva lo sfruttamento operaio, soprattutto come Van Gogh aveva denunciato il problema era che i contadini erano stati spinti dall’industria a lasciare le loro campagne e andare nelle città e lavorare tutte quelle ore in maniera assolutamente avversiva, ripetitiva e soprattutto alienante. Van Gogh infatti amava i contadini soprattutto perché i contadini lo avevano salvato da tutte le sue intemperie e le sue fragilità, proprio per questo suo amore enunciava questa cosa. In effetti i contadini si erano trasferiti in città con l’idea di un luogo più bello e in cui la vita fosse più facile. Ma questa cosa era assolutamente non vera perché i contadini non erano preparati a vivere la città e la città non era preparata averli e soprattutto il lavoro che dovevano compiere era alienante, cosa che poteva essere anche più faticoso di quello della campagna (lavoro stancante ma gestito da loro). Il risultato della semplice impressione visiva è uno dei concetti fondamentali del post impressionismo, che comincia con Cézanne, il quale fa un discorso un po’ come faceva Degas. Degas dice: va benissimo cogliere l’attimo fuggente, ma devo pensare a quello che dipingo. Come faccio a cogliere l’attimo fuggente, se è fuggente? Devo riportare la coscienza nella pittura. Ed è quello che pensa Cézanne. La tendenza a cercare solidità nell’immagine è un altro punto fondamentale, soprattutto per Cézanne. La sicurezza del contorno che era andata completamente perduta negli impressionisti e anche la certezza della libertà. Questo dovuto anche ad una forte influenza delle stampe giapponesi di cui abbiamo già parlato. Tutti questi elementi erano appigli sicuri per questo inquieto vivere degli artisti di questo periodo. Che poi sono i protagonisti che daranno la svolta a quelle che saranno le correnti artistiche del 900. PAUL CÉZANNE Era un soggetto molto particolare, uomo molto problematico, vivrà per tutta la vita in campagna, era un grande amico di Emile Zola (famosissimo poeta e scrittore francese). Il quale gli dirà: tu puoi dipingere a sessant’anni e non sei mai venuto a Parigi, devi venire a Parigi per renderti conto della rivoluzione impressionista. Cézanne non voleva andarci, Zola lo convince e rimarrà alcuni anni a Parigi per poi ritornare in campagna a dipingere. Ci sarà anche un litigio forte tra Cézanne e Zola; perché Zola pare che avesse raccontato in un suo racconto di un artista che era arrivato alla pittura vecchissimo e non aveva concluso niente nella sua vita. Cézanne vede il suo riflesso in questo racconto, si arrabbia moltissimo, tanto che Cézanne non vuole vederlo più, nonostante l’amicizia fraterna che li legava sin da piccoli, in quanto frequentarono la stessa scuola. Cézanne accentua moltissimo l’idea di Degas, ovvero portare la pittura a un livello di coscienza, cioè bisogna capire ciò che si sta dipingendo. Per Cézanne la pittura è ricerca di una verità, questa ricerca era data dagli spunti che lui prendeva dalla letteratura di Zola e dalla pittura romantica perché lui era un appassionato di Delacroix. Il suo scopo è mantenere viva sempre la sensibilità nel corso di un processo analitico di ricerca, quindi significa che bisogna prepararsi un minimo di disegno preparatorio (cosa che gli impressionisti non volevano assolutamente fare), creare i modelli in atelier, studiare la luce e le movenze dei personaggi. Quindi per avere certezza si deve ricorrere a una cosa fondamentale: Piero della Francesca dimostrava che l’unica cosa che non potevamo cambiare perché era eterna era la geometria,
anche Cézanne tornerà alla geometria e si può benissimo osservare dalle sue opere. È vero che lui apprende tutto dall’impressionismo, perché quando andò a Parigi capisce che era stata una grande rivoluzione pittorica, perciò lui apprende tutto da Parigi e dagli impressionisti. Almeno inizialmente apprende a dipingere al di fuori della realtà e la ricerca della massima luminosità nel dipinto. Queste sono le cose per cui dipinge ancora in maniera impressionista. Un’opera ancora impressionista che lui realizza è la casa dell’impiccato. La casa dell’impiccato dove forse non si era impiccato proprio nessuno ma era Cézanne che voleva dipingere le case abbandonate dove da bambini si gioca e si ha paura (viene raccontata storia ai bambini per non farceli andare). È stata realizzata nel 1873, quindi un anno prima della mostra impressionista, è un olio su tela e si trova al Musée d’Orsay di Parigi. La scelta è sicuramente en plein air , piccoli tocchi di colore, ma la pennellata appare subito molto più piatta e lenta come se volesse in qualche modo definire le cose. La veduta ha un estremo rigore e quindi colpisce addirittura la crosta del colore. Molti lavori impressionisti accentuano la profondità con pezzi di colori messi sulla tela. Tutto si avvicina e si addensa perché la profondità è data essenzialmente dentro la materia del colore ma è formata anche da quell’imbuto che formano le 2 case: da una parte il tetto della casa, dall’altro la famosa casa dell’impiccato (dx). Questo imbuto che si forma mette in evidenza quello che c’è in fondo, con le montagne e i tetti molto geometrici, ma anche la pennellata è molto geometrica. È un olio su tela ed i giocatori di carte è uno dei capolavori dell’artista. La geometria ha una forma patrona. Cézanne diceva sempre che lo spazio pittorico non è un’astrazione ma è una costruzione. Ecco perché in questo dipinto possiamo vedere che tutte le cose sono contornate di nero (cosa che non è possibile vedere nell’impressionisti), quindi si torna ad una certezza dell’immagine. Torna il soggetto del bar (l’Assenzio 2 vicini ma non si parlavano, sentimento forte di solitudine) qui ci sono 2 giocatori che si trovano in un cafe dove non si vede per niente lo specchio dove un po’ riflettevano un p’ le due sagome, qua si vede giusto un po’ la manica di un giocatore e il capello dell’altro è piegato. L’asse del quadro è il riflesso bianco che si trova sulla bottiglia che sta sul tavolo che però non cade perfettamente nel giusto mezzo e dunque la composizione viene dichiarata perfettamente asimmetrica. Questa linea bianca che fa da riflesso, in realtà si ripete anche nella pipa che sembra un piccolo rettangolo, nel colletto del giocatore di sx, nelle carte che lui ha in mano e nel colletto del giocatore di dx. La fissità del giocatore di sx è definita da una forma cilindrica del capello che poi si ripete anche nelle maniche della giacca, la retta dello schienale e le note bianche di cui parlavamo precedentemente. Mentre invece il giocatore di dx ha colorazioni diverse è più preponderante il giallo ocra, il bianco si ripete nel colletto e sempre la stessa geometria che si ripete nelle maniche e nel cappello. La tovaglia sembra di legno come il tavolino. Ci sono tanti pezzi geometrici accostati a questo tavolino che sembra assolutamente essere formata da tanti elementi geometrici. Quindi la sostanza dello spazio pittorico è questo quadro tessuto di tanti quadratini ed essenzialmente di forme geometriche. Quindi ancora una volta il colore diventa determinante per determinare gli spigoli, i piani, le curve, le inclinazioni e anche le differenze della luce La montagna Saite Victoire è stata dipinta tra il 1904 e il 1906 e ce ne sono diverse versioni. È una vera e propria ossessione per Cézanne, era la montagna che vedeva dalla finestra della sua camera, per questo la dipinge tantissime volte proprio e per questo possiamo dire che è una presenza costante, quasi ossessiva nella pittura cezanniana.