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riassunto libro ''Che cos'è l'empowerment'' di Lorenza Gallego
Tipologia: Dispense
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Lorenza Dallago CHE COS’E’ L’EMPOWERMENT? Em= mettere nella condizione di.. (prefisso) Power= potere di/essere in grado di (accezione positiva, costruttiva e propositiva) Ment= sia processo che risultato (suffisso) non solo destinazione ma anche viaggio, non risultato definito ma percorso graduale Processo e risultato di un movimento propositivo verso l’acquisizione di potere, inteso come potenzialità individuale o di gruppo. In italiano: accrescere il potere, favorire l’acquisizione di potere, sviluppare le potenzialità, aumentare le possibilità di scelta (non potenzializzazione, potenziamento, possibilizzazione) [“dilatare il campo d’esperienza” Bertolini] Empowerment: costrutto generale Empowering: processo Empowered: risultato Disempowered: soggetti senza controllo su vita
1. IN QUALI AMBITI VIENE APPLICATO L’EMPOWERMENT? Bruscaglioni e Gheno (2000) ritengono che il successo ottenuto in ambiti diversi sia dovuto dall’unione e sintesi di due questioni contraddittorie: forza e debolezza. Tradizionalmente, nel “mondo della forza” ci si occupa dei forti con la cultura della forza (contesto aziendale e manageriale) mentre nel “mondo della debolezza” ci si occupa dei deboli con la cultura della debolezza (contesto assistenziale e sanitario). L’approccio dell’empowerment, invece, propone di occuparsi sia della debolezza (lacune, problemi, disagi, difficoltà) che della forza (risorse, capacità e opportunità) portare la cultura della forza (il fatto di lavorare sugli aspetti di potere, possibilità, potenzialità) nel lavoro socio educativo e affrontando la debolezza partendo dal punto di capacità, reattività del soggetto. Il termine è stato rapidamente accolto e utilizzato in altre discipline: Politica > adottato verso la fine degli anni ’60 per indicare l’esito sperato dei movimenti per i diritti civili (uguaglianza sociale) e delle donne (emancipazione). L’obiettivo era risvegliare i cittadini dal sonno che ha indotto loro ad accettare le disuguaglianze e sottomettervici e rafforzare il loro potere per far sì che si interessino di più al loro destino, partecipandovi attivamente e impegnandosi socialmente. Nelle diverse battaglie sociali (difesa ambiente, minoranze..) il concetto si riferisce alla possibilità, da parte di chi non ha potere decisionale né voce, di far sentire la propria opinione e prende parte alle scelte che li riguardano. Già Aristotele sosteneva che partecipare porta a crescere moralmente e intellettualmente, fondamentale per prendere decisioni condivise (vi è, dunque, una stretta interdipendenza tra cambiamento individuale e sociale). Per cui l’Empowerment, a livello politico, si raggiunge agendo su entrambi i livelli informare e formare per far accedere alle risorse i gruppi più deboli, aumentandone competenze, responsabilità e partecipazione; stimolare un cambiamento sociale, strutturale e organizzativo per favorire l’ascolto e l’attuazione di risposte concrete. Il concetto è stato maggiormente sviluppato nelle comunità dell’Africa, Asia e Sud America, come arma contro l’opposizione sociale e le inique relazioni di potere a livello locale, nazionale e internazionale (specie a seguito della globalizzazione che ha incrementato le ricchezze globali ma evidenziato il divario tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo) per cercare di ri- bilanciarle, attraverso politiche più affidabili, rafforzamento del potere di autogestione delle singole comunità e rendendo il mercato globale socialmente più attento. Per Friedmann, per ottenere risultati efficaci e duraturi, è necessario promuovere 3 tipi di Empowerment:
dall’approvazione del capo, ma con il lavoro di squadra ognuno è in grado di prendersi il carico delle responsabilità e delle decisioni comuni. Per capire l’evoluzione del concetto a livello organizzativo:
“dare a chi ha fame una canna da pesca, non un pesce” – Confucianesimo La formazione è strumento principe per acquisire nuove risorse, per rafforzare quelle già in possesso e per ottenere un percorso volto ad aumentare l’Empowerment. Si suddivide in:
strategia per raggiungerlo e l’Empowerment favorisce un ampliamento di possibilità di cui il soggetto può disporre per fronteggiare/controllare un cambiamento Ogni autore si è concentrato su un fattore diverso, ma tra i nodi chiave del concetto:
Ogni livello è connesso agli altri, sono tra loro interdipendenti, causa e conseguenza. Francescato e colleghi (2002) > il processo attraverso il quale si diventa empowered prevede una presa di coscienza dei limiti e delle opportunità offerte dai contesti sociali e un coinvolgimento attivo della persona nei setting ambientali di riferimento, modalità che favoriscono la formazione personale e politica dei cittadini. Zimmerman e Rappaport (1988) > studiano che il rapporto tra empowerment personale e partecipazione alla vita della comunità è direttamente proporzionale (+ è alto il secondo + lo è il primo) e più i soggetti contribuiscono a rendere più competenti gruppi e reti di cui fanno parte, più quest’ultimi offrono loro nuovi stimoli. Livello individuale > Empowerment psicologico, Zimmerman (2000): percorso che porta dalla learned helplessness (passività appresa da esperienze frustranti, senso di sfiducia e sconforto) alla learned hopefulness (acquisizione e utilizzo di abilità e problem solving) attraverso il raggiungimento della fiducia nelle proprie capacità, ottenibile avendo un maggior dominio degli eventi, partecipando e impegnandosi nella propria vita e comunità. A questo livello, la misurazione e valutazione dell’Empowerment avviene tenendo in considerazione l’insieme di tre componenti base:
del territorio e alla maggior disposizione di risorse; i processi riguardano tutte le strategie e le azioni rivolte a favorire la creazione di partnership;
rendi saliente un problema, ne identifichi il colpevole, ignaro delle future conseguenze, e organizzi un’azione di gruppo, adeguata all’esperienza personale dei soggetti, per fare pressione);
all’influenza individuale sulle decisioni a livello nazionale e locale; il secondo 8 item sull’autovalutazione delle abilità di leadership. Naturalmente, ognuna di questa mostra dei limiti etichettano gli individui in base alla loro risposta ad item autoriferiti (i quali indicano un livello statico di competenza, idea antitetica al concetto stesso di E.). In risposta a ciò e alla necessità di misurare anche comunità e gruppi, oltre che l’individuo, sono state sviluppate altre due tecniche:
Gli aspetti di base per ogni intervento di E. sono:
aumentare l’E. delle comunità locali attraverso la partecipazione dei cittadini a tutte le fasi di trasformazione urbana (ideazione, progettazione, attuazione e gestione). In Italia sono programmi specifici di recupero urbanistico promossi e finanziati dal ministero dei Lavori pubblici, con l’obiettivo di riqualificare i quartieri più degradati. Sono 3 gli strumenti alla base: