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CHIMICA DEI POLIMERI, Dispense di Chimica

dispense ridotte di CHIMICA DEI POLIMERI

Tipologia: Dispense

2018/2019
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Caricato il 12/11/2019

pietro-yangeuro
pietro-yangeuro 🇮🇹

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PROPRIETÀ PRINCIPALI POLIMERI:
Leggerezza Bassa densità !
Deformabilità Basso modulo elastico e Elevata deformazione
Isolamento termico Bassa conducibilità termica
isolamento elettrico Alta resistività
DEFINIZIONE:
Le molecole polimeriche sono macromolecole, con massa molecolare che più raggiungere le
milioni di unità, costruite legando tra loro un grande numero di molecole più piccole chiamate
monomeri combinate attraverso polimerizzazioni. I monomeri possono essere legati tra loro in
decine di migliaia per formare una singola catena polimerica. !
OMOPOLIMERO : tutte unità ripetitive dello stesso tipo (come
polipropilene) !
Formati per polimerizzazione !
COPOLIMERO : unità ripetitive di più tipi "
Formati per copolimerizzazione!
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STRUTTTURA —> a parità di composizione chimica
l’architettura influenza notevolmente le proprietà del
materiale (catena lineare, ramificata, reticolata a legami
incrociati, reticolata tridimensionale !
POLIMERI RAMIFICATI:
Ramificazione vincolata alla catena principale da un
lato solo.!
HDPE ramificazioni corte !
LDPE ramificazioni lunghe e corte !
RETICOLATI:
Una reticolazione è vincolata alla catena principale da due lati !
Reticolazione fitta: comportamento duro o fragile !
Reticolazione lasca: comportamento elastico !
CONFORMAZIONI —>!
La catena polimerica non sarà quasi mai nella conformazione distesa, è possibile la libera
rotazione intorno ai legami C-C.!
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Scarica CHIMICA DEI POLIMERI e più Dispense in PDF di Chimica solo su Docsity!

PROPRIETÀ PRINCIPALI POLIMERI:

Leggerezza Bassa densità

Deformabilità Basso modulo elastico e Elevata deformazione

Isolamento termico Bassa conducibilità termica

isolamento elettrico Alta resistività

DEFINIZIONE:

Le molecole polimeriche sono macromolecole, con massa molecolare che più raggiungere le

milioni di unità, costruite legando tra loro un grande numero di molecole più piccole chiamate

monomeri combinate attraverso polimerizzazioni. I monomeri possono essere legati tra loro in

decine di migliaia per formare una singola catena polimerica.

OMOPOLIMERO : tutte unità ripetitive dello stesso tipo (come

polipropilene)

Formati per polimerizzazione

COPOLIMERO : unità ripetitive di più tipi

Formati per copolimerizzazione

STRUTTTURA —> a parità di composizione chimica

l’architettura influenza notevolmente le proprietà del

materiale (catena lineare, ramificata, reticolata a legami

incrociati, reticolata tridimensionale

POLIMERI RAMIFICATI:

Ramificazione vincolata alla catena principale da un

lato solo.

HDPE ramificazioni corte

LDPE ramificazioni lunghe e corte

RETICOLATI:

Una reticolazione è vincolata alla catena principale da due lati

Reticolazione fitta: comportamento duro o fragile

Reticolazione lasca: comportamento elastico

CONFORMAZIONI —>

La catena polimerica non sarà quasi mai nella conformazione distesa, è possibile la libera

rotazione intorno ai legami C-C.

CONFORMAZIONE PIÙ PROBABILE

una catena polimerica (ad es. quella di un PE, avente 10000 unità ripetitive) assume una

conformazione detta a “gomitolo statistico” avente geometria approssimativamente

sferica. Nel caso del PE, il gomitolo statistico avrà un diametro 50 volte inferiore rispetto

alla lunghezza completamente estesa e pari a circa 60 nm.

In alcuni casi (p.es. polietilene), è però possibile che segmenti relativamente corti di

catena, sia facenti parte della stessa che di diverse catene, siano in grado di dar luogo a

strutture ordinate, dette cristalliti

CONFIGURAZIONI —> Le proprietà di un polimero dipendono in modo significativo

dalla regolarità della

configurazione del gruppo

laterale

ISOMERIA DI SEQUENZA

ISOMERIA STERICA

E’ presente stereoisomeria quando gli

atomi sono collegati fra loro nello

stesso ordine ma differiscono nella

disposizione spaziale. Stereoisomeri

sono composti che hanno stessa

costituzione, ma diversa configurazione

Il primo stadio dell’esame

configurazionale di una polimero

consiste nella determinazione della

tassia, ossia del tipo di ordine. In

presenza di un atomo di C

pseudochirale (es. polimeri vinilici) si

distingue tra

ISOMERIA GEOMETRICA

I doppi lemmi sono centri di isomeria (E,Z)

La rotazione attorno al doppio legame implica una rottura di

legami. trans e cis sono due molecole diverse

MEDIE E DISTRIBUZIONI

Durante la polimerizzazione, non tutte le molecole

raggiungono la stessa lunghezza, cioè non tutte

hanno lo stesso grado di polimerizzazione (DP) e la

stessa massa molecolare: da ogni processo di

polimerizzazione si ottiene un campione costituito

da numerose catene di diversa lunghezza e con

diverso grado di polimerizzazione

Non si può definire un valore assoluto per la massa

molecolare ma un valore medio che tenga conto della composizione del campione

Si ottiene una DISTRIBUZIONE della lunghezza delle catene e delle masse molecolari:

POLIDISPERSITA’. La polidispersità è dovuta alla casualità del processo di formazione

delle macromolecole.

I due valori medi sono DIVERSI: Mn è

più sensibile alle molecole di bassa

massa molecolare, che, a parità di

frazione in peso, sono maggiori in

numero; Mw è più sensibile alle masse

molecolari elevate che, a parità di

frazione in numero, hanno peso

maggiore. Quindi, è sempre:

EFFETTI DELLA POLIDISPERSITÀ

Proprietà reologiche : in genere la presenza di specie a basso peso molecolare facilita lo

scorrimento (reologia) delle macromolecole. Processi di trasformazione più facili

Proprietà meccaniche : i tubi per fluidi (gas,acqua) trasportati ad alta pressione sono

prodotti con materiali a distribuzione bimodale: glia alti pesi molecolari conferiscono

resistenza alla fessurazione (propagazione per rottura facile) i bassi pesi molecolare

facilitano la lavorazione e quindi riducono la presenza di difetti.

DETERMINAZIONE MASSE MOLECOLARI

Metodi assoluti: danno una misura diretta delle masse medie senza necessità di ricorrere

ad una calibrazione —>

Metodi basati sulle proprietà colligative

Metodo basato sulla diffusione della luce

Metodi relativi: la relazione tra proprietà studiata, massa e dimensioni è stabilita

attraverso tarature empiriche —>

Metodo viscosimetrico

Cromatografia di esclusione sterica (SEC)

DETERMINAZIONE Mn (media in numero) (metodi assoluti)

La massa molecolare media in numero, Mn si determina con metodi che «contano» il

numero di molecole di polimero presenti in un campione.

Proprietà colligative: per calcolare il DP (grado di polimerizzazione) Mn deve assecondare

precisi intervalli

  • pressione osmotica (20·10^3<Mn<500·10^3)
  • abbassamento tensione di vapore (Mn<10-15·10^3)
  • innalzamento ebullioscopico (Mn<10^4)
  • abbassamento crioscopico (Mn<10^4)

Le proprietà colligative sono le stesse, sia per le piccole che per le grandi molecole,

quando si comparano soluzioni con la stessa molalità.(mol soluto/kg solvente).

PRESSIONE OSMOTICA

OSMOSI:

Quando una soluzione è separata dal suo solvente da una membrana semipermeabile,

che permette il passaggio delle molecole di solvente ma non di soluto, si verifica un

flusso, attraverso la membrana, di molecole di solvente verso la

soluzione contenente maggior soluto.

La pressione che deve essere esercitata sulla soluzione per

impedire il passaggio del solvente nella soluzione, quando

solvente e soluzione sono separati da una membrana

semipermeabile, è la pressione osmotica (PI GRECO).

DETERMINAZIONE Mw (media in peso)

Metodo basato sulla diffusione della

luce:

La diffusione della luce (light scattering) da

parte di soluzioni polimeriche è sensibile

alle dimensioni delle molecole

Quando un fascio di luce attraversa un

mezzo trasparente, una frazione viene

diffusa in modo elastico. La diffusione è dovuta alle disomogeneità ottiche del sistema:

  • Liquidi e gas: discontinuità dovute alle molecole stesse (ipotizzate

puntiformi)

  • Soluzioni polimeriche: discontinuità dovute alle catene polimeriche nel

loro insieme. Ogni singola macromolecola è un insieme di centri di

diffusione della radiazione

L’intensità della luce diffusa dipende dalla concentrazione , dalle

dimensioni e dalla forma delle macromolecole

STATO SOLIDO NEI POLIMERI

I polimeri si presentano allo stato solido o come solidi vetrosi o come solidi

semicristallini , composti cioè di una fase amorfa ed una fase cristallina mescolate tra

loro.

STATO VETROSO

La viscosità (n) del liquido sottoraffreddato

aumenta notevolmente al diminuire della

temperatura. Ha un andamento sperimentale che

può essere espresso empiricamente:

Raffreddando un fluido polimerico si osserva una

diminuzione sia del volume specifico sia

dell’ entalpia. La transizione vetrosa si manifesta

come una variazione nella velocità (diminuisce) con

cui queste grandezze diminuiscono.

Si identifica la Tg in questo passaggio.

Raffreddando più velocemente si osserverà la

transizione vetrosa a temperature più alte rispetto a

quella osservata raffreddando più lentamente. Il

raffreddamento rapido impedisce il raggiungimento di

posizioni di equilibrio dei segmenti di catena.

Il valore osservato dipende dalla velocità

dell’esperimento => Fenomeno Cinetico.

Esistono diversi modelli che descrivono la transizione

vetrosa, sia termodinamici, sia cinetici.

Anche ammettendo una natura termodinamica di tale

fenomeno, la transizione vetrosa osservata in

laboratorio non è una transizione di fase. Si tratta, piuttosto, di un evento cinetico

determinato dalla sovrapposizione delle scale temporali dell’esperimento e dei

riarrangiamenti molecolari.

MODELLO VOLUME LIBERO

Ipotesi: esiste nel fluido del volume libero distribuito

uniformemente nel sistema e costituito da una serie cavità

di diversa dimensione in continua evoluzione:

Raffreddando da una T>Tg si ha una progressiva riduzione

del volume libero V f

Secondo questo modello i movimenti

traslazionali sono bloccati quando la frazione di volume

libero raggiunge un valore critico. Al di sotto della Tg le

catene non hanno più la mobilità sufficiente a consentire la

riduzione del volume libero.

Raggiunta la Tg il volume libero resta pressoché costante

ed assume il valore V

fg

La transizione vetrosa può essere interpretata come una

variazione di volume specifico dovuta ad un aumento/

diminuzione di volume libero e lo stato vetroso come uno

stato a volume libero costante

DEFINIZIONE STATO VETROSO —>

il vetri sono materiali disordinati a cui manca la periodicità della fase cristallina, ma

meccanicamente si comportano come solidi.

Se si misura una brusca variazione della funzione in corrispondenza di Tg allora è

possibile una misura calorimetrica/dilatometrica Calorimetria a scansione differenziale

DSC

PARAMETRI ESTERNI

—> MASSA MOLECOLARE

la MM di un polimero si assiste ad un aumento della Tg. Questo aumento non è lineare

ed è più evidente a bassi pesi molecolari.

—> MISCELE DI POLIMERI

➢ Se i due polimeri sono incompatibili si osservano

nella miscela due Tg corrispondenti ai due polimeri puri (Tg

e Tg1)

➢ Se sono parzialmente compatibili si osservano due

Tg che dipendono dalla composizione della miscela

➢ Se sono compatibili si osserva un sola Tg che è

una combinazione delle due Tg

➢ Queste considerazioni valgono anche per i

copolimeri

➢Spesso la realtà è più complessa e sono utilizzate eq.

empiriche di maggiore complessità per tenere conto delle

interazioni specifiche tra le catene dei diversi polimeri

PLASTIFICANTI

I plastificanti sono sostanze che si aggiungono appositamente per ridurre la Tg di un

polimero. Sono sostanze compatibili col polimero ma a più basso peso molecolare che,

interponendosi tra le catene del polimero e

riducendo l’intensità delle interazioni

intermolecolari, aumentano la mobilità delle

catene. Il loro effetto e descrivibile con:

RETICOLAZIONE

conduce ad un aumento della Tg, e può

essere descritto dall’ eq. Di Fox-Lashaek:

STATO CRISTALLINO

Lo stato cristallino è caratterizzato da

un ordine tridimensionale a lunga

distanza degli elementi strutturali

costituenti il composto. Il

parallelepipedo che si ripete

periodicamente lungo le tre direzioni non complanari definisce la cella elementare.

Nelle piccole molecole sono le molecole nella loro interezza a disporsi ordinatamente

nello spazio. Spesso la cella cristallina corrisponde alla dimensione della molecola stessa.

Queste sostanze solidificano cristallizzando completamente: tutte le molecole si

dispongono ordinatamente nello spazio all’atto della cristallizzazione (passaggio di stato)

Si può ipotizzare che si vadano ad ordinare solo dei tratti di catena, Ma perché si possa

costituire questo ordine tridimensionale le macromolecole devono soddisfare dei criteri

di regolarità (devono valere tutti e tre assieme)

- regolarità di costituzione: un polimero ha una

costituzione regolare se le unità di ripetizione

sono tutte dello stesso tipo ed hanno

concatenamento invariante (testa-coda)

- Regolarità di configurazione: il polimero deve

essere stereoregolare (isotattico,

sindiotattico,...)

- Regolarità di conformazione allo stato

cristallino: gli angoli di rotazione interna, che condizionano la struttura, devono

acquisire nel passaggio di fase valori ben definiti (es. elica nel PP)

DALLE OSSERVAZIONI SPERIMENTALI —>

Questi cristalli presentano forma regolare, sottili placchette (o

lamelle) approssimativamente dello spessore di 10-20 nm e

lunghe circa 10 μm. Frequentemente queste lamelle formano

strutture multistrato come mostrato dalla micrografia elettronica.

Lamellae (1957): Si ipotizza che le catene molecolari all’interno

di ciascuna lamella si ripieghino su se stesse, presentando la

piegatura sulla superficie esterna. Ciascuna lamella è costituita

da un certo numero di molecole, ma la lunghezza media di ciascuna catena è molto più

GRADO DI CRISTALLINITÀ

La cristallizzazione dal fuso non è mai completa. La percentuale di materiale che si

trova allo stato cristallino definisce il cosiddetto grado di cristallinità.

Per la determinazione si pone un’ipotesi fondamentale: il polimero semicristallino è

costituito da una struttura bifasica di regioni ordinate (cristalline) e regioni del tutto

disordinate (amorfe) separate da interfacce di spessore infinitesimo. Le proprietà

estensive ( P) di ogni singola fase sono indipendenti dalla presenza e dalla quantità

dell’altra e sono semplicemente additive:

MISURE SPERIMENTALI

esistono nella fase amorfa zone parzialmente ordinate, così come nella zona cristallina

esistono dei difetti reticolari. Le diverse tecniche sono influenzate

in diversa misura da questi difetti e dalle interfacce tra le due fasi.

MISURE CALORIMETRICHE

ΔH del campione è determinato sperimentalmente, mentre il ΔH del

polimero completamente cristallino deve essere estrapolato da misure

diffrattomentriche poiché non ottenibile sperimentalmente. Tale dato è

tabulato in letteratura.

MISURE DENSITÁ

Dove pa è la densità del polimero totalmente amorfo, pc è la

densità del polimero

totalmente cristallino e ps è la densità del campione

semicristallino.

I valori pa e pc devono essere misurati sperimentalmente

MISURE DIFFRATTOMETRICHE

intensità fase cristallina Ic

intensità fase amorfa Ia

MISURE FT-IR

Evidenze sperimentali indicano che alcuni assorbimenti

nell’infrarosso sono riconducibili ad una sola delle due fasi.

Dal rapporto di intensità delle bande si può determinare il grado di

cristallinità

CRISTALLIZZAZIONE DAL FUSO

La cristallizzazione è il processo per il quale, mediante raffreddamento, partendo da una

struttura molecolare altamente disordinata, si giunge ad una fase solida ordinata. Le

proprietà di un materiale polimerico dipendono in maniera critica dal modo in cui il fuso

viene raffreddato ed eventualmente cristallizzato.

Tutte le variazioni che il materiale subisce durante questo processo di raffreddamento/

cristallizzazione costituiscono quella che viene chiamata “ storia termica

La cristallizzazione dal fuso viene studiata dal punto di vista cinetico e da quello

termodinamico

TERMODINAMICA CRISTALLIZZAZIONE DAL FUSO

Si consideri il passaggio fuso Ⱦ cristallo per un insieme di macromolecole di lunghezza infinita:

Cristallizzano prima le catene più lunghe e regolari poi cristallizzano quelle

più corte e difettose, ne consegue una distribuzione della dimensione dei

cristalliti e l’esistenza di un intervallo di fusione piuttosto che una

temperatura specifica.

VELOCITÀ CRISTALLIZZAZIONE E TEMPERATURA

L’andamento della velocità globale di cristallizzazione isoterma con la

temperatura presenta in genere un andamento a campana come

quello riportato in figura, delimitato a bassa temperatura dalla

transizione vetrosa (al di sotto della quale le molecole risultano

immobilizzate) e ad alta temperatura dalla fusione.

Alle temperature prossime alla fusione, la velocità di

cristallizzazione è molto bassa ed il processo è controllato dalla

nucleazione, che è ostacolata ad alta temperatura. Abbassando la

temperatura, la velocità di cristallizzazione aumenta progressivamente e torna a diminuire

quando la cristallizzazione è controllata dalla diffusione, la quale è ostacolata a bassa

temperatura.

FATTORI CHE INFLUENZANO LA TEMPERATURA DI FUSIONE Tf

OUTLINE CRISTALLINITÀ

  • Possono cristallizzare solo i polimeri caratterizzati da elevata regolarità
  • Il grado di cristallinità dipende dalla storia termica
  • La cristallizzazione non è mai completa

Le proprietà dei polimeri intesi come materiali dipendono, oltre che dalla natura chimica

della catena che li costituisce, dallo stato di aggregazione.

Le proprietà meccaniche ad una data temperatura dipenderanno dalla Tg, Tm, Grado di

cristallinità, ramificazioni, reticolazione e sua estensione (grado di reticolazione)

PROPRIETÀ MECCANICHE

CEDIMENTO

Ogni variazione del materiale che induce il peggioramento o la perdita delle sue capacità

strutturali

DEFORMAZIONE

Un materiale sottoposto ad una sollecitazione (es. trazione) subisce una deformazione. Si

ha un comportamento elastico quando, cessata la forza applicata, il materiale ritorna alle

dimensioni originali. Diversamente, si ha un comportamento plastico quando, cessata la

forza applicata, il materiale non ritorna alle dimensioni originali.

CURVE SFORZO DEFORMAZIONE

Deformazioni elastiche reversibili

Deformazioni plastiche irreversibili

MODELLO LIQUIDI VISCOSI

Lo sforzo di taglio è proporzionale alla velocità di

deformazione secondo una costante definita viscosità

dinamica del fluido.

I fluidi che obbediscono a questa legge sono definiti fluidi

Newtoniani Nei fluidi non-Newtoniani la viscosità è

funzione della velocità di deformazione

Dilatante: la viscosità aumenta se aumenta la velocità della

sollecitazione

Pseudoplastico: la viscosità diminuisce se aumenta la

velocità della sollecitazione

LIMITE

SNERVAMENTO

MATERIALI

Modulo elastico dei polimeri amorfi

Il modulo elastico dei polimeri vetrosi è indipendente dalla struttura chimica del materiale.

i moduli elastici dei polimeri vetrosi siano tipici di solidi in cui le interazioni sono

sostanzialmente di tipo debole.

Modulo elastico dei polimeri cristallini

A parità di caratteristiche meccaniche intrinseche della catena, la rigidezza della lamella è

proporzionale al numero di catene per unità di superficie. Nel caso del polietilene tale

numero è alto, per cui il modulo elastico risultante è molto elevato, cioè circa 250 GPa. La

cedevolezza longitudinale del polietilene è causata sia dall’allungamento dei legami C–C,

sia dalla variazione dell’angolo tra gli stessi atomi. I moduli trasversali sono enormemente

più piccoli, a causa dell’assenza di interazioni tra catene adiacenti. Anche il PET ha un

elevato modulo elastico lungo la catena: 350GPa. Il motivo è dovuto alla conformazione a

elica assunta dalle catene di questo polimero che si comportano come molle elicoidali.

Modulo di young inversamente proporzionale alla

temperatura Grafico sforzo def considerando Tg

Grafico sforzo def considerando la differente

velocità di deformazione

Sforzo a rottura

Questa equazione predice valori di sforzo a

rottura

Conoscendo le distanze interatomiche e i valori di

energia superficiale:

Si possono prevedere valori nell’ordine di E/

mentre nella realtà si riscontrano valori molto più bassi, nell’ordine di E/

MODELLO DI GRIFFITH

La presenza di microscopiche cricche (cracks) nei materiali reali può spiegare i valori di

sforzo a rottura più bassi di quanto previsto dalla precedente teoria: nel modello di Griffith

un crack di lunghezza c(massima lunghezza del crack che può essere sopportata senza

frattura) allevia lo sforzo in una area di raggio c, pigreco* c^

TEST DI IMPATTO PROVA DI CHARPY

Il test d’impatto è una prova dinamica , nella quale il materiale reagisce ad un’azione

veloce ed è ottima per studiarne le prestazioni in condizioni di “vita reale”, in quanto per

un oggetto possono essere frequenti collisioni, cadute o impatti

L a resilienza è la resistenza del materiale alle sollecitazioni dinamicheI materiali che

presentano un’alta resilienza vengono detti tenaci, mentre quelli che presentano una

bassa resilienza vengono detti fragili.

Il pendolo continuerà a viaggiare ad un'altezza massima dall'altro lato dell'oscillazione in

cui un indicatore registra l'energia persa (assorbente) nella frattura della

provetta.