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chimica scuola super, Appunti di Chimica

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Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 21/01/2026

Marilysm
Marilysm 🇮🇹

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La plastica come la conosciamo noi ha origine nel 1861 e il 1862 quando
l’inglese Alexander Parkes sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa,isola e
brevetta il primo materiale plastico semisintetico, che battezza
inizialmenteParkesinee che si diffonde poi comeXylonite. La prima vera
affermazione del nuovo materialesi ha nel 1870,quando ifratelli Hyatt,
americani, brevettano la formula della celluloide. Nel1907il chimico
belgaLeo Baekelandottiene in laboratoriola prima resina termoindurente di
origine sintetica,che brevetterà nel1910 con il nome dei Bakelite.
Poi nel corso degli anni successivi svariati studi da diversi chimici porteranno alla
nascita della plastica come la conosciamo noi. Infatti, dalla metà del Novecento, la
produzione annuale di plastica è cresciuta in modo esponenziale, passando da 2
milioni di tonnellate nel 1950 a 380 milioni di tonnellate nel 2015. Ma oltre la metà
di tutta la plastica è stata fabbricata negli ultimi vent’anni.
Se la plastica ha avuto tanto successo è perché, oltre a essere versatile, duttile e
resistente, spesso è più leggera ed economica di materiali come il vetro, il legno o i
metalli che ha sostituito. Talmente economica che dopo l’uso può essere più
conveniente buttarla e sostituirla, anziché recuperarla e usarla una seconda volta.
Nel 2017 uno ricerca pubblicata da Science Advance ha rivelato che siamo riusciti
a riciclare appena il 9% dei rifiuti di plasticaprodotti nel mondo. Un altro 12% è
stato incenerito, spesso liberando fumi tossici. Il resto – quasi l’80% – è finito in
discariche di ogni genere o, peggio, direttamente nell’ambiente.
La plastica non è facile da smaltire e quella dispersa può letteralmente trovarsi
ovunque. Non essendo biodegradabile, una volta nell’ambiente la plastica tende
infatti a frantumarsi sotto l’azione incessante degli agenti atmosferici in pezzetti
sempre più piccoli che, sospinti dal vento e dalle correnti marine, possono arrivare
dappertutto. I frammenti di diametro inferiore a 5 millimetri – le
famigeratemicroplastiche– si accumulano anche nei luoghi più remoti e
inaccessibili del pianeta, dalle vette alpine agli abissi oceanici, fino alle calotte
polari, dove resteranno inglobati nel ghiaccio finché il riscaldamento globale non
tornerà a liberarli.
Per poterci liberare del problema della plastica però, secondo alcuni studiosi, non è
riciclare. Sarebbe molto più utile diminuire dall’inizio l’utilizzo di plastica invece che
riciclarla, questo perché riciclare, nella maggior parte dei casi, non consente di separa le
diverse plastiche tra loro, il che rende il processo meno efficiente.
Ad esempio, se si ricicla una bottiglietta di plastica che conteneva dell'acqua, questa si
unirà ad altre plastiche, rendendo altamente improbabile che, all'altro estremo del
processo, torni ad essere lo stesso oggetto.
Ad oggi, nel 2024, ci sono state svariate leggi che hanno portato ad un utilizzo di
plastica limitato, come ad esempio le cannucce di carta o alla continua pubblicità a
bottiglie di ferro riutilizzabili più volte. Sfortunatamente, ancora oggi molti degli
apparecchi elettronici utilizzati in casa sono ancora formati in gran parte da plastica e
le microplastiche sono sempre in aumento. Per poter cambiar tutto ciò ci vorrà molto
più tempo e soprattutto leggi e controlli più rigidi.

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La plastica come la conosciamo noi ha origine nel 1861 e il 1862 quando

l’inglese Alexander Parkes sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e

brevetta il primo materiale plastico semisintetico , che battezza

inizialmente Parkesine e che si diffonde poi come Xylonite. La prima vera

affermazione del nuovo materiale si ha nel 1870, quando i fratelli Hyatt,

americani, brevettano la formula della celluloide. Nel 1907 il chimico

belga Leo Baekeland ottiene in laboratorio la prima resina termoindurente di

origine sintetica, che brevetterà nel 1910 con il nome dei Bakelite.

Poi nel corso degli anni successivi svariati studi da diversi chimici porteranno alla nascita della plastica come la conosciamo noi. Infatti, dalla metà del Novecento, la produzione annuale di plastica è cresciuta in modo esponenziale, passando da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a 380 milioni di tonnellate nel 2015. Ma oltre la metà di tutta la plastica è stata fabbricata negli ultimi vent’anni. Se la plastica ha avuto tanto successo è perché, oltre a essere versatile, duttile e resistente, spesso è più leggera ed economica di materiali come il vetro, il legno o i metalli che ha sostituito. Talmente economica che dopo l’uso può essere più conveniente buttarla e sostituirla, anziché recuperarla e usarla una seconda volta. Nel 2017 uno ricerca pubblicata da Science Advance ha rivelato che siamo riusciti a riciclare appena il 9% dei rifiuti di plastica prodotti nel mondo. Un altro 12% è stato incenerito, spesso liberando fumi tossici. Il resto – quasi l’80% – è finito in discariche di ogni genere o, peggio, direttamente nell’ambiente. La plastica non è facile da smaltire e quella dispersa può letteralmente trovarsi ovunque. Non essendo biodegradabile, una volta nell’ambiente la plastica tende infatti a frantumarsi sotto l’azione incessante degli agenti atmosferici in pezzetti sempre più piccoli che, sospinti dal vento e dalle correnti marine, possono arrivare dappertutto. I frammenti di diametro inferiore a 5 millimetri – le famigerate microplastiche – si accumulano anche nei luoghi più remoti e inaccessibili del pianeta, dalle vette alpine agli abissi oceanici, fino alle calotte polari, dove resteranno inglobati nel ghiaccio finché il riscaldamento globale non tornerà a liberarli. Per poterci liberare del problema della plastica però, secondo alcuni studiosi, non è riciclare. Sarebbe molto più utile diminuire dall’inizio l’utilizzo di plastica invece che riciclarla, questo perché riciclare, nella maggior parte dei casi, non consente di separa le diverse plastiche tra loro, il che rende il processo meno efficiente. Ad esempio, se si ricicla una bottiglietta di plastica che conteneva dell'acqua, questa si unirà ad altre plastiche, rendendo altamente improbabile che, all'altro estremo del processo, torni ad essere lo stesso oggetto. Ad oggi, nel 2024, ci sono state svariate leggi che hanno portato ad un utilizzo di plastica limitato, come ad esempio le cannucce di carta o alla continua pubblicità a bottiglie di ferro riutilizzabili più volte. Sfortunatamente, ancora oggi molti degli apparecchi elettronici utilizzati in casa sono ancora formati in gran parte da plastica e le microplastiche sono sempre in aumento. Per poter cambiar tutto ciò ci vorrà molto più tempo e soprattutto leggi e controlli più rigidi.