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Poi nel corso degli anni successivi svariati studi da diversi chimici porteranno alla nascita della plastica come la conosciamo noi. Infatti, dalla metà del Novecento, la produzione annuale di plastica è cresciuta in modo esponenziale, passando da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a 380 milioni di tonnellate nel 2015. Ma oltre la metà di tutta la plastica è stata fabbricata negli ultimi vent’anni. Se la plastica ha avuto tanto successo è perché, oltre a essere versatile, duttile e resistente, spesso è più leggera ed economica di materiali come il vetro, il legno o i metalli che ha sostituito. Talmente economica che dopo l’uso può essere più conveniente buttarla e sostituirla, anziché recuperarla e usarla una seconda volta. Nel 2017 uno ricerca pubblicata da Science Advance ha rivelato che siamo riusciti a riciclare appena il 9% dei rifiuti di plastica prodotti nel mondo. Un altro 12% è stato incenerito, spesso liberando fumi tossici. Il resto – quasi l’80% – è finito in discariche di ogni genere o, peggio, direttamente nell’ambiente. La plastica non è facile da smaltire e quella dispersa può letteralmente trovarsi ovunque. Non essendo biodegradabile, una volta nell’ambiente la plastica tende infatti a frantumarsi sotto l’azione incessante degli agenti atmosferici in pezzetti sempre più piccoli che, sospinti dal vento e dalle correnti marine, possono arrivare dappertutto. I frammenti di diametro inferiore a 5 millimetri – le famigerate microplastiche – si accumulano anche nei luoghi più remoti e inaccessibili del pianeta, dalle vette alpine agli abissi oceanici, fino alle calotte polari, dove resteranno inglobati nel ghiaccio finché il riscaldamento globale non tornerà a liberarli. Per poterci liberare del problema della plastica però, secondo alcuni studiosi, non è riciclare. Sarebbe molto più utile diminuire dall’inizio l’utilizzo di plastica invece che riciclarla, questo perché riciclare, nella maggior parte dei casi, non consente di separa le diverse plastiche tra loro, il che rende il processo meno efficiente. Ad esempio, se si ricicla una bottiglietta di plastica che conteneva dell'acqua, questa si unirà ad altre plastiche, rendendo altamente improbabile che, all'altro estremo del processo, torni ad essere lo stesso oggetto. Ad oggi, nel 2024, ci sono state svariate leggi che hanno portato ad un utilizzo di plastica limitato, come ad esempio le cannucce di carta o alla continua pubblicità a bottiglie di ferro riutilizzabili più volte. Sfortunatamente, ancora oggi molti degli apparecchi elettronici utilizzati in casa sono ancora formati in gran parte da plastica e le microplastiche sono sempre in aumento. Per poter cambiar tutto ciò ci vorrà molto più tempo e soprattutto leggi e controlli più rigidi.