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Poeta, scrittore e accademico italiano, Giuseppe Ungaretti ha avuto una grandissima influenza sullo scenario poetico a lui successivo, ridefinendo il panorama letterario e virando verso l’Ermetismo. La sua vita è spesso legata alla sua poetica, dato che è dalla sua esperienza personale che egli attinge il materiale per produrre la seconda, a toccarlo particolarmente fu l’esperienza in trincea. Durante la guerra il giovane Ungaretti, scopre una dimensione nuova della vita e della sofferenza tale per cui necessita di nuovi mezzi espressivi per descriverla in maniera adeguata. Giuseppe Ungaretti nasce a l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto da due lucchesi, Maria Lunardini e Antonio Ungaretti. Sarà proprio questo suo lavoro purtroppo che lo porterà a rimanere vittima di un incidente, per cui la madre di Ungaretti e il piccolo Giuseppe devono arrangiarsi. Giuseppe Ungaretti cresce allevato dalla mamma, da una balia sudanese e da Anna, un’anziana croata che amava raccontargli le storie. Quando diventa grande Ungaretti entra in contatto con la letteratura europea per la prima volta grazie alla frequenza dell’Ecole Suisse Jacot e, nel tempo libero, frequenta un ritrovo internazionale di anarchici, chiamato Baracca rossa. Nel 1912 Ungaretti vede per la prima volta l’Italia, lascia infatti l’Egitto per recarsi in Francia, dove vuole approfondire le sue nozioni di diritto, per poi fare ritorno ad Alessandria d’Egitto. A Parigi Ungaretti si iscrive infine alla Facoltà di Lettere della Sorbona e frequenta i caffè letterari più in vista di Parigi, diventando amico di Apollinaire, al quale si lega profondamente. Proprio su questa rivista Ungaretti pubblica le prime poesie coronando il suo sogno, ma sarà poco dopo questa sua prima esperienza letteraria che verrà richiamato e inviato al fronte. Il 1915 lo trascorrerà in guerra, tra retrovie e prime linee e sarà proprio durante questo periodo che scriverà alcune poesie in un taccuino, che daranno poi vita all’intera raccolta de «Il porto sepolto», pubblicato in seguito presso una tipografia di Udine. L’opera sarà pubblicata nel 1916, mentre Ungaretti ritornerà a Parigi solo il 9 novembre del 1918 e sarà proprio
nella capitale francese che troverà il suo amico Apollinaire stroncato dalla febbre spagnola. Nel 1921 Ungaretti, insieme alla famiglia, decide di trasferirsi in Italia, nei pressi di Roma, a Marino per la precisione. La sua poetica in questo caso ha una svolta e un cambiamento molto marcato, si esprime infatti con vocaboli più ricercati, dando vita a poesie più lunghe. Ungaretti dovrà però aspettare il 1932 per ottenere il primo riconoscimento ufficiale alla sua poesia, quando gli verrà assegnato il Premio del gondoliere a Venezia, che gli permetterà di farsi conoscere dai grandi editori, che inizieranno a interessarsi a lui. Nel 1937 Ungaretti perde il fratello Costantino, al quale dedica le liriche «Se tu mio fratello» e «Tutto ho perduto». Nonostante i suoi meriti letterari con la caduta del fascismo Ungaretti fu sospeso dall’insegnamento, che gli fu interdetto fino al febbraio del