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Il concetto di cittadinanza digitale, analizzando i diritti, le competenze e le sfide che emergono nell'era digitale. Si esaminano le diverse dimensioni della cittadinanza digitale, dalla gestione dell'identità digitale all'accesso ai servizi pubblici online, con particolare attenzione alla tutela dei diritti fondamentali e all'inclusione digitale. Una panoramica delle normative e delle iniziative europee in materia di cittadinanza digitale, evidenziando l'importanza di una formazione continua e di un'etica digitale.
Tipologia: Dispense
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Cittadinanza digitale è utile per garantire inclusione, coesione e sviluppo delle comunità politiche; in esso convertono tre componenti: diritti e doveri, appartenenza e partecipazione. Giovanni Moro spiega come la cittadinanza sia un’invenzione risalente al V secolo a.C. reinventata, però, a partire dal ‘700 con gli Stati moderno. Andando avanti con i secoli il concetto di cittadinanza si è evoluto e in empi recenti si è assistito all’emersione di tipi specifici di cittadinanza: urbana, europea. Globale, di genere, legata al consumo, multiculturale, d’impresa e attiva. Tra queste ritroviamo appunto anche quella digitale: connessa all’avvento dell’era digitale. Per il Consiglio d’Europa è “ la capacità di partecipare attivamente e in maniera continuativa e responsabile alla vita della comunità, a tutti i livelli. ”; definisce, inoltre, cittadino digitale: “ la persona che possiede le competenze per la cultura democratica così da essere in grado di impegnarsi in modo competente e positivo con le tecnologie digitali in evoluzione; di partecipare attivamente, continuamente e responsabilmente alle attività sociali e civiche; di essere coinvolto in un processo di apprendimento permanente e di impegnarsi a difendere continuamente i diritti umani e la dignità.” Per l’Unione Europea la cittadinanza digitale è: “un’insieme di valori, competenze atteggiamenti conoscenze e comprensione critica di cui i cittadini hanno bisogno nell’era digitale. Un cittadino digitale sa come utilizzare le tecnologie ed è in grado di interagire con esse in modo competente e positivo” In Italia invece la cittadinanza digitale ha formato un altro intervento normativo, il 20 agosto 2019, n.92: l’art. 5 di detta legge prevede che l’educazione digitale sia parte dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica. I contenuti dell’educazione alla cittadinanza digitale appaiono chiari se si guarda alle abilità e conoscenze digitali che devono essere sviluppate con gradualità, tenendo conto dell’età degli alunni e degli studenti.
che diventano sempre più evoluti, tanto da schiudere scenari abitati da computer e robot intelligenti, capaci di imparare in maniera autonoma. (esempio le operazioni chirurgiche). L’era digitale si caratterizza per la convergenza tra le tecnologie informatiche e quelle della comunicazione. Grazie ad Internet, oggi, i bit possono viaggiare facilmente trasferendo informazioni da una parte all’altra del globo, in tempi rapidissimi.
L’informatica utilizza la tecnologia connessa all’elaborazione delle informazioni per risolvere problemi di svariata natura. L’algoritmo è una figura centrale, poiché costituito da una successione di istruzioni o passi che definiscono le operazioni da eseguire sui dati, per ottenere i risultati; fornisce quindi la soluzione ad una classe di problemi. Non può essere eseguito dall’elaboratore, perché questo accada bisogna realizzare un programma, ovvero una ricetta che lo traduca così da essere direttamente comprensibile. Ma ciò può avvenire soltanto da un computer. I computer, i tablet e gli smartphone sono entità che portano a sintesi due elementi concettualmente distinti: hardware e software. L’Hardware individua i componenti fisici di un sistema informativo, ovvero le apparecchiature fisiche utilizzate per elaborare, archiviare o trasmettere programmi e/o dati. Il Software traduce in linguaggio informatico i programmi che, attraverso una combinazione di istruzioni, consento all’hardware di eseguire funzioni computazionali. Alla base del funzionamento di ogni dispositivo vi è il sistema operativo , ovvero un insieme di software, firmware e hardware che controlla l’esecuzione dei programmi e fornisce servizi come l’assegnazione di risorse del computer, il controllo del suo lavoro e la gestione dei file di un sistema informatico. Uno snodo importante dell’era digitale si ha con la nascita della Rete. Una rete di comunicazione è un sistema che permette di collegare contemporaneamente più di due dispositivi. Esistono reti LAN (local area network) che collegano al massimo macchine collocate nello stesso edificio, e reti WAN (wide area network) che collegano calcolatori posti anche a sedi molto distanti tra loro. Queste sono connessioni assicurate da linee telefoniche, cavi coassiali, fibre ottiche e satelliti. La regina delle reti è INTERNET. È difficile fornirne una definizione esatta e accurata, si può pensare all’Internet come una serie di reti che adoperano protocolli di comunicazione comuni, o come una comunità si persone che utilizzano e
sviluppano tale network. È sicuramente una serie di reti collegate tra loro da protocolli tecnici comuni, che consentono agli utenti di comunicare con utenti di un’altra area geografica.
Il fenomeno comunemente definito « convergenza tecnologica », ovvero delle cosiddette 4 c, computer, comunicazioni, contenuti ed elettrodomestici di consumo, ha fatto nascere un mercato di dimensioni gigantesche. Gli smartphone sono terminali che permettono la fruizione di funzioni appartenenti a diversi dispositivi. Tale principio è volto a garantire la non discriminazione tra particolari tecnologie e la non imposizione dell’uso di una particolare tecnologia rispetto alle altre. Il concetto di neutralità tecnologica è legato a quello di neutralità della rete. In base a tale principio: l’accesso ad Internet deve essere trattato in modo non discriminatorio, indipendentemente dal contenuto, dall’applicazione, dal servizio, dal terminale, nonché dal mittente e dal destinatario.
Lo scenario digitale è in continua evoluzione. Una sfida è rappresentata dal passaggio progressivo da una ‘rete di computer’ ad una ‘rete di oggetti’. Si parla quindi di internet degli oggetti (of things, IOT). Il cloud computing è una serie di infrastrutture che, attraverso internet, permettono l’accesso online ad un insieme condiviso di risorse come: reti, server e servizi. IoT : si basa sull’idea di usare protocolli di Internet per connettere cose oggetti e strumenti. Cloud Computing : i file che produciamo richiedono spazi di archiviazione sempre più ampi; fotografie e video hanno spesso la caratteristica di essere di grandi dimensioni. Così si ha la possibilità di usufruire di spazi di archiviazione online. Intelligenza Artificiale ( AI ): gli algoritmi, come abbiamo visto, stanno diventando sempre più sofisticati, al punto da rendere concreta la costruzione di computer e robot intelligenti. I sistemi di Intelligenza Artificiale sono software progettati da esseri umani che, dato un obbiettivo complesso, agiscono nella dimensione fisica o digitale percependo il loro ambiente attraverso l’acquisizione dei dati, interpretando i dati strutturati o non strutturati raccolti. Questa racchiude diversi approcci e tecniche come: Apprendimento automatico; Ragionamento automatico; Pianificazione; Programmazione automatica;
È necessario far apprendere ai giovani un bagaglio sempre più sofisticato di competenze informatiche. Informatica e telematica possono essere utilizzate per integrare o addirittura sostituire la didattica tradizionale in presenza, come abbiamo visto durante il lockdown. Gli studenti hanno così la possibilità di seguire corsi senza essere vincolati da orari e/o luoghi prefissati , modellando l’impegno cognitivo in ragione delle proprie disponibilità di tempo. La pandemia da Covid-19 ha costretto milioni di studenti e di insegnanti in tutto il mondo a fare ricorso alla didattica a distanza (DAD e DDI) come unico strumento, specie nei casi di lockdown totale, utile per continuare a fare didattica.
Attraverso il DESI la Commissione europea monitora il progresso digitale degli Stati membri; prendendo in considerazione 5 parametri principali: 1. Connettività; 2. Competenze digitali; 3. L’uso di Internet; 4. La digitalizzazione delle imprese; 5. I servizi pubblici digitali. Con l’espressione “ Digital Divide ” si vuole evidenziare la distribuzione NON uniforme delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella società. questa espressione nel tempo, ha assunto diversi significati. Quello di Primo Livello , mira a sottolineare la disparità tra le persone che hanno accesso a Internet e quelle che ne sono prive. Il legislatore italiano ha predisposto strumenti utili per superare questo divario, con varie iniziative come gli investimenti sulla banda larga. In maniera esplicita, l’art. 13-bis del d.l. 179/2012 così recita: « Lo Stato riconosce l’importanza del superamento del divario digitale, in particolare nelle aree depresse del paese, per la libera diffusione della conoscenza fra la cittadinanza, l’accesso pieno e aperto alle fonti di informazione e agli strumenti di produzione del sapere ». Quello di secondo livello : fa riferimento all’esclusione generata dal mancato possesso delle specifiche competenze necessarie ad usare queste tecnologie.: la cosiddetta alfabetizzazione informatica e digital literacy. Quello di terzo livello: riguarda le lacune nella capacità degli individui di tradurre il proprio accesso e utilizzo a internet in risultati favorevoli. Ad esempio, qualcuno potrebbe ricevere un lavoro migliore, o avere accesso a un salario maggiore.
SECONDO CAPITOLO
È evidente che le tecnologie digitali richiedano una preparazione specifica, tecnica, civile giuridica, emotiva comunicativa e valoriale. I diritti civili, politici e sociali possono svuotarsi se sopravviene un’apatia collettiva. Si è cittadini solo se si agisce attivamente per far funzionare la democrazia. Tanti cittadini sono convinti che il proprio compito si esaurisca, al momento delle elezioni, nello scegliere sulla scheda questo o quel simbolo, ma questo atteggiamento a lungo andare mina le basi stesse della democrazia.
La raccomandazione del 22 maggio 2018, tra 8 competenze di chiave dell’apprendimento, contempla anche quella digitale e afferma: “ La competenza digitale presuppone l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. Essa comprende l’alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione mediatica, la creazione di contenuti digitali (inclusa la programmazione), la
La rete è uno strumento potentissimo che ci permette di interagire con le altre persone, di collaborare e di condividere informazioni. Se si postano immagini o messaggi su un social network queste diventano immediatamente leggibili e visibili da tantissime persone, potenzialmente in tutto il mondo. Questa straordinaria possibilità ha pregi e difetti. Da una parte ognuno può esprimere il proprio pensiero senza intermediazione. Dall’altra, però, è possibile che la rete diventi veicolo di notizie fasulle e affermazioni inverosimili come quella secondo cui la Terra sarebbe piatta. La rete può essere usata anche per incitare all’odio, hate speech. Secondo la raccomandazione n. 20 del Consiglio d’Europa i termini utilizzati sui social devono essere idonei. Tutte quelle forme espressive che incitano all’odio, alla xenofobia, al razzismo o altre forme di intolleranze sono punite e sanzionate dal diritto penale. L’associazione no-profit Parole OStili, costituita a Trieste nell’agosto 2016, stila una lista dove si propone di educare gli utenti della rete a scegliere forme di comunicazione non ostile diffondendo i principi contenuti nel «Manifesto della comunicazione non ostile». Di seguito:
immaginario e un lasciapassare utile a spogliarsi di ogni freno inibitore. Dà l’idea di essere in un’altra realtà e fa dimenticare che dietro gli altri computer della rete ci sono persone in carne ed ossa.
nostra cultura, il nostro modo di vedere il mondo, i nostri valori di riferimento, le nostre scale di priorità, i nostri desideri. È appunto, attraverso la comunicazione che dimostriamo di essere persone credibili. Credibile è chi sostiene sempre le medesime tesi senza cambiarle in funzione dell’uditorio che ha di fronte al solo fine di compiacere ora questo ora quello e, alla fine, tutti.
sistematico di giudizio per effetto del quale si tende a creare una propria realtà soggettiva. Spesso si producono errori di valutazione e mancanza di oggettività. Ad esempio, si tende a sovrastimare il valore della conoscenza e dell’esperienza personale.
ascoltare misura il suo modo di essere nelle parole dell’altro, comprende l’importanza dei punti di vista diversi dal proprio, percepisce l’esistenza di altri mondi possibili. Chi è incapace di ascoltare, di regola, è autocentrato ed è chiuso al cambiamento.
ripetere come un disco rotto senza essere assaliti neanche dal più piccolo dei dubbi. Le
persone ostinate spesso hanno un blocco mentale che le porta a non ascoltare e ad essere refrattarie al cambiamento.
messaggio, un canale e il possesso da parte di entrambi i soggetti di uno stesso codice. Le parole producono effetti in chi le ascolta.
alimentando la circolazione di contenuti infondati, non veritieri o lesivi dei diritti altrui. Quando viene riportata la dichiarazione di qualcuno bisogna cercare la fonte originale per leggere per intero quello che ha detto. È bene non cercare conferme, ma cercare dubbi.
nemico da annientare.
tesi.
AI e robotica possono contribuire a trovare soluzioni a molti dei problemi della società: dal settore sanitario a quello agricolo, dal campo della sicurezza all’industria della manifattura. Occorre quindi maturare le competenze adeguate affinché si capisca COME questa possa fornire soluzioni innovative nel proprio campo lavorativo. In questo contesto diventano particolarmente importanti le competenze etiche utili ad interrogarsi su eventuali usi non appropriati dell’intelligenza artificiale. TERZO CAPITOLO
L’ordinamento giuridico deve poter individuare con certezza l’identità di ogni singolo soggetto. ogni individuo ha interesse ad essere riconosciuto nella propria specifica identità: si pensi a chi propone una richiesta di contributi alla pubblica amministrazione. Sistema SPID : proprio per favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese è stato istituito il sistema pubblico per la gestione
introdotto strumenti come la firma digitale e la marca temporale , che ASSICURANO L’INTEGRITÀ, l’autenticità e la non ripudiabilità dei documenti elettronici. Le normative regolano la gestione dei documenti digitali, equiparandoli a quelli cartacei. Tecnologie crittografiche e archiviazione sicura ne garantiscono protezione e durata, riducendo rischi di alterazioni. Il processo documentale diventa così più efficiente e sicuro. L’evoluzione tecnologica ha introdotto nuovi mezzi per rappresentare, conservare e trasmettere il pensiero, richiedendo regole adeguate per la documentazione giuridica. La normativa di riferimento comprende il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e il regolamento eIDAS , che disciplinano l’uso dei documenti informatici e delle firme elettroniche. Il CAD si applica a pubbliche amministrazioni, gestori di pubblici servizi, società a controllo pubblico e ai rapporti tra privati. Per documento informatico s’intende: «IL DOCUMENTO ELETTRONICO CHE CONTIENE LA RAPPRESENTAZIONE INFORMATICA DI ATTI, FATTI O DATI GIURIDICAMENTE RILEVANTI» e cioè qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva. Il documento informatico è considerato valido come forma scritta se firmato digitalmente , con firma elettronica qualificata o avanzata, oppure se creato con un processo riconosciuto dall’AgID che garantisca sicurezza, integrità e immodificabilità. In altri casi, il suo valore legale dipende dalla valutazione del giudice, in base alle caratteristiche di sicurezza e affidabilità.
Quando sottoscriviamo un documento, manifestiamo la volontà di fare nostro il suo contenuto. Grazie alle nuove tecnologie sono disponibili nuovi metodi utili a dimostrare la paternità di uno scritto: come la forma biometrica. Le firme elettroniche si suddividono in tre categorie principali:
- La firma elettronica semplice consiste in dati elettronici connessi ad altri dati per attestare l’identità del firmatario, ma NON GARANTISCE NECESSARIAMENTE AUTENTICITÀ E INTEGRITÀ DEL DOCUMENTO.
Gli strumenti di pagamento elettronici permettono di acquistare beni e servizi online in modo sicuro e veloce. SI DIVIDONO IN DIVERSE CATEGORIE PRINCIPALI : Strumenti di pagamento di base : bonifici e addebiti diretti. Carte di pagamento : carte di credito, di debito e prepagate, ancora oggi tra i metodi più diffusi. Pagamenti elettronici via Internet , che includono: Pagamenti con carta a distanza : invio dei dati della carta di credito, con possibilità di elaborazione tramite terzi, invio diretto (meno sicuro) o trasmissione cifrata (più sicura). Bonifici online : eseguiti attraverso servizi bancari online. Servizi di pagamento elettronico : piattaforme digitali che permettono transazioni rapide e sicure. Pagamenti tramite telefono (mobile payment) : utilizzo di smartphone o dispositivi mobili per acquisti online e nei negozi fisici. Si distinguono in: Pagamenti a distanza : effettuati via Internet o SMS con addebito sul conto telefonico. Pagamenti di prossimità : basati sulla tecnologia NFC (Near Field Communication) , che consente transazioni rapide avvicinando il dispositivo al lettore.
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è un sistema che permette di inviare documenti digitali con valore legale , simile a una raccomandata con ricevuta di ritorno. È utilizzata per migliorare
QUARTO CAPITOLO
La cittadinanza garantisce diritti e doveri, tra cui libertà fondamentali come informazione, comunicazione e associazione. Il mondo digitale amplia queste libertà, creando nuove opportunità ma anche nuove sfide giuridiche. Nascono concetti come identità digitale , diritti online e protezione dei dati personali, evidenziati nel CAD , nel GDPR e nella Dichiarazione dei diritti in Internet. L’Unione Europea lavora per definire principi digitali entro il 2030 , dimostrando che la cittadinanza digitale è un’evoluzione in corso, con diritti e tutele ancora in costruzione.
La comunicazione "Bussola per il digitale 2030" dedica un capitolo alla cittadinanza digitale , puntando a una dichiarazione solenne tra le istituzioni europee per garantire che i diritti offline siano pienamente esercitabili online. I principi digitali dovranno basarsi sul diritto primario UE e assicurare la tutela di libertà di espressione , protezione dati , diritto all’oblio e sicurezza online. La Commissione propone un modello europeo che promuova la partecipazione democratica , l’ accesso ai servizi digitali e la tutela dei minori. Il dibattito in corso affinerà questi principi, ma la loro centralità nell’ agenda europea è ormai evidente.
La Carta della cittadinanza digitale , inserita nel Codice dell’amministrazione digitale (CAD) , sancisce una serie di diritti fondamentali per cittadini e imprese nell’era digitale, garantendo un accesso equo e sicuro ai servizi pubblici digitali. Tra questi, il diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con la pubblica amministrazione, l’ identità digitale e il domicilio digitale (SPID) per l’accesso ai servizi online e la possibilità di effettuare pagamenti elettronici tramite piattaforme come PagoPA. Il CAD stabilisce inoltre l’obbligo per le amministrazioni di adottare la comunicazione digitale con le imprese, garantendo uno scambio di informazioni e documenti esclusivamente tramite strumenti informatici. Ai cittadini viene riconosciuto il diritto a servizi online semplici e integrati , accessibili anche da dispositivi mobili. Per favorire l’inclusione digitale, lo Stato promuove l’ alfabetizzazione informatica , con particolare attenzione ai minori e alle categorie a rischio di esclusione, e incentiva la connettività alla rete Internet negli uffici e luoghi pubblici , come scuole e ospedali. Un altro aspetto centrale è la partecipazione democratica elettronica , con strumenti digitali per il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali e nell’esercizio dei diritti politici e civili. A tutela di questi diritti, il CAD prevede la figura del difensore civico per il digitale , incaricato di vigilare sulle violazioni delle norme in materia di digitalizzazione e accessibilità, imponendo eventuali misure correttive e segnalando le inadempienze alle autorità competenti.
Internet è ormai essenziale per ogni attività, dalla comunicazione al lavoro, dallo svago all’istruzione. Durante la pandemia, ha garantito il diritto allo studio e il proseguimento delle attività lavorative tramite didattica a distanza e smart working. Il cyberspazio si integra sempre più con la realtà, rendendo l’accesso alla rete un interesse primario, tanto da essere considerato un possibile diritto fondamentale di rango costituzionale. STEFANO RODOTÀ [2015, 384] HA SCRITTO:
Stefano Rodotà sosteneva la tutela costituzionale del diritto di accesso a Internet e, nel 2010, propose una modifica all’art. 21 della Costituzione per garantirne l’uguaglianza e la rimozione degli ostacoli economici e sociali. Questo diritto è stato riconosciuto nella Dichiarazione dei diritti in Internet del 2015 e continua a essere oggetto di proposte legislative, come quella di D’Ippolito e Liuzzi per l’introduzione dell’art. 34- bis, che lo configura come un diritto sociale. Ciò implicherebbe un impegno dello Stato nel garantire una connessione stabile e diffusa. L’Unione Europea ha recepito questa esigenza includendo l’accesso a Internet nei servizi universali e promuovendo la neutralità della rete con il regolamento UE 2015/2120. I diritti degli utenti finali di Internet non possono essere limitati da accordi con i fornitori di accesso, garantendo la parità nell’uso della rete secondo il principio di neutralità. Tuttavia, la tutela dell’accesso non implica libertà illimitata nell’uso della rete , che resta soggetto alle normative europee e nazionali , specialmente in relazione a contenuti illeciti come hate speech e fake news. Gli Internet Service Provider (ISP) svolgono ruoli diversi: access provider (fornitori di connessione), hosting provider (ospitano contenuti) e content provider (creano contenuti). La loro responsabilità civile è regolata dalla direttiva 2000/31/CE e dal d.lgs. 70/2003, che li esonera se mantengono un ruolo passivo nella trasmissione o memorizzazione dei dati, salvo obbligo di rimozione di contenuti illeciti su ordine delle autorità. I provider non sono obbligati a monitorare attivamente le informazioni, ma devono segnalare alle autorità eventuali attività illecite di cui vengano a conoscenza. La Commissione Europea sta valutando modifiche alla regolamentazione degli ISP con la proposta di regolamento sul mercato unico dei servizi digitali (Digital Services Act), che aggiornerà la normativa vigente.
L’art. 1 della legge 4/2004 così statuisce:
«Orientamenti dell’UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline» , che definisce il diritto alla libertà di espressione in due direzioni: a) Diritto di cercare e ricevere informazioni b) Diritto di diffondere informazioni e idee senza limiti di frontiera. L’ accesso alle informazioni è essenziale per la governance democratica , poiché senza di esso la partecipazione ai processi decisionali sarebbe impossibile. Inoltre, tra i mezzi di diffusione delle idee rientra anche Internet. Tuttavia, la libertà di espressione può entrare in conflitto con altri diritti, come il diritto alla privacy , il diritto d’autore o la tutela della reputazione altrui. La Cassazione ha, ad esempio, condannato per diffamazione una docente che su Facebook aveva insultato un collega e ha considerato reato la creazione di profili falsi su social network con immagini di persone inconsapevoli. Un altro problema rilevante è la disinformazione. Nel 2018 , la Commissione Europea ha definito la disinformazione come la diffusione di notizie false ( fake news ) e discorsi d’odio ( hate speech ), che possono rappresentare una minaccia ai processi democratici , alla salute pubblica e alla sicurezza dell’ Unione Europea. Le piattaforme online (Facebook, Google, Twitter) hanno quindi firmato un codice di buone pratiche sulla disinformazione , impegnandosi a contrastare il fenomeno. Per affrontare i discorsi d’odio online , nel 2016 la Commissione Europea ha sottoscritto un codice di condotta con Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube, impegnando queste aziende a rimuovere contenuti illegali e a sensibilizzare gli utenti sulle norme di comportamento. Facebook ha istituito il Facebook’s Oversight Board , un comitato indipendente per decidere quali contenuti rimuovere o mantenere, come nel caso del blackface (contenuto rimosso per incitamento all’odio) e del post sulla sensibilizzazione al cancro al seno (erroneamente rimosso da un algoritmo automatico). L’uso di algoritmi per la moderazione automatizzata dei contenuti ha sollevato problemi di censura automatica , mettendo a rischio la libertà di espressione. Anche le decisioni di Facebook sono state contestate nei tribunali: ad esempio, l’ oscuramento di un profilo di un’associazione politica è stato ritenuto illegittimo. Questi episodi evidenziano il delicato equilibrio tra libertà di espressione e tutela di altri diritti fondamentali nello spazio digitale.
Il diritto alla libertà di espressione è sancito dall’Unione Europea sia online che offline, garantendo il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni senza restrizioni geografiche. Tuttavia, questo diritto può entrare in conflitto con altri diritti come la privacy , il diritto d'autore e la reputazione altrui. La disinformazione e i discorsi d’odio sono problematiche emergenti, tanto che l’UE ha adottato misure per contrastarle, come il codice di buone pratiche (2018) e il codice di condotta (2016), sottoscritti da piattaforme come Facebook e Twitter. La navigazione in rete genera un’enorme quantità di dati personali , la cui tutela è regolata dal GDPR (Regolamento UE 2016/679). Questo stabilisce principi fondamentali come liceità, trasparenza,
minimizzazione e sicurezza dei dati. Il trattamento dei dati è legittimo solo se basato su consenso , obblighi legali o interessi pubblici e privati bilanciati. Gli utenti godono di vari diritti , tra cui accesso, rettifica, cancellazione (diritto all’oblio), portabilità e opposizione al trattamento automatizzato. In Italia, il Garante per la protezione dei dati personali vigila sull’applicazione di queste norme.
La memoria e l’ oblio sono essenziali nella formazione della nostra identità personale, informazionale e collettiva. Il diritto all’oblio si è evoluto nel tempo. Inizialmente, veniva visto come un aspetto del diritto alla riservatezza, garantendo la rimozione di notizie vecchie che non erano più rilevanti. La Cassazione nel 1998 riconobbe questo diritto, affermando che esiste un diritto ad essere dimenticati. Con l’avvento di Internet , la situazione è cambiata. Le informazioni sono perpetuamente accessibili, e ciò rende difficile dimenticare eventi passati. La memoria online tende a presentare fatti come se fossero attuali, senza considerare il passare del tempo. Questo ha spinto a reinterpretare il diritto all’oblio non solo come diritto a essere dimenticati, ma anche come diritto a una contestualizzazione degli eventi, per evitare che il passato di una persona venga giudicato senza tener conto dei cambiamenti nel tempo. L’evoluzione successiva ha portato alla necessità di un diritto alla cancellazione dei dati obsoleti e alla deindicizzazione delle informazioni nei motori di ricerca, che contribuiscono a mantenere vive notizie vecchie. Il Regolamento UE 2016/679 (art. 17) riconosce il diritto all’oblio, che consente all’interessato di richiedere la cancellazione dei propri dati personali, a meno che non sussistano motivi legittimi per conservarli, come la libertà di espressione , l’ interesse pubblico o necessità legate alla difesa di diritti legali.
Nel capitolo I si è discusso degli algoritmi, tra cui quelli predittivi , che analizzano grandi quantità di dati per prevedere determinati risultati, come nel caso dell' educational data mining. Gli algoritmi sono ormai associati all’automazione dei processi decisionali, come nel caso delle sanzioni automatiche per violazioni del codice della strada (ad esempio, con l'uso di Autovelox e Tutor) e nel settore assicurativo , dove si analizzano le abitudini degli assicurati per determinare il rischio e stabilire i premi. Un tema delicato riguarda le decisioni giurisdizionali automatizzate , come nel caso di Loomis (2013, Wisconsin), dove un sistema automatizzato (COMPAS) è stato utilizzato per valutare il rischio di recidiva e determinare la pena. Loomis contestò l’utilizzo del sistema, ma la Corte Suprema del Wisconsin rigettò il ricorso, ritenendo che la decisione sarebbe stata la stessa senza il sistema COMPAS. Questo caso ha acceso un ampio dibattito sul ruolo dell'automazione nella giustizia. Il GDPR impone delle garanzie per i processi decisionali automatizzati. Gli artt. 13 e 14 stabiliscono che l'interessato debba essere informato in merito, specificando la logica utilizzata e le conseguenze previste. Inoltre, l' art. 15 prevede il diritto di accesso alle informazioni riguardanti i processi decisionali automatizzati. L’ art. 22 introduce un limite cruciale, riconoscendo il diritto di non essere sottoposti a decisioni interamente automatizzate che abbiano effetti giuridici significativi senza coinvolgimento umano.