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Appunti storia dell’arte classicismo
Tipologia: Sintesi del corso
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Durante la prima metà del V secolo a.C., le poleis elleniche furono costrette a unirsi per contrastare l'espansionismo dei Persiani verso Occidente. Una serie di vittorie greche (Salamina e Platea) decretò la supremazia di Atene. La fase artistica classica giunge a maturazione col governo di Pericle, affidando la ricostruzione dell’acropoli a Fidia (Partenone). Nel V secolo l’arte continuò a tramandare i miti fondativi del popolo greco. I nuovi equilibri politici e sociali ne rafforzarono la funzione pubblica, politica e religiosa, assegnandole il compito di legittimare l’identità civile e culturale del popolo greco. L’arte doveva instaurare con la realtà un rapporto dialettico. Sul piano tematico l’arte accetta l’idea di imitazione del mondo reale, ma tende verso un modello più perfetto. Rispetto all’eleganza e allo sfarzo ionici prevalgono caratteri di sobrietà e razionalità. Le opere d’arte rispecchiano una ricerca di “verità” nelle cose: gli artisti utilizzano i canoni per trovare le relazioni ideali tra le parti di un’opera. Uno degli aspetti fondamentali è l’antropocentrismo.
Nelle città greche l’Acropoli era la parte elevata del nucleo abitato e si trovavano i principali edifici sacri. Ad Atene, l’acropoli occupa un’altura rocciosa. Venne ridisegnata per volontà i Pericle dopo la definitiva vittoria di Atene e divenne l’emblema della rinascita della città e della cultura artistica classica. Artisti di Pericle furono Fidia, Ictìno e Mnèsicle (ordine dorico). La nuova acropoli fu pianificata da Fidia, architetto e scultore a cui si devono i rilievi dei fregi, dei frontoni del Partenone e la statua di Athena. Gli edifici che videro il suo diretto coinvolgimento furono il Partenone e i Propilei, Il tempio di Athena Nike. Per realizzare ciò Pericle gli fornì ampi mezzi economici. Il Partenone fu il primo edificio realizzato sull’acropoli dopo le guerre persine. Alcuni architetti, sotto la guida di Fidia, furono incaricati da Pericle di costruire un nuovo tempio riutilizzando parte del preesistente tempio di Callìcrate. Il nome del tempio deriva dalla dea protettrice della città, Atena, spesso definita parthénos “vergine”. Il Partenone fu edificato in pregiato marmo pentelico, estratto nell’Attica. Il tempio, dorico, è octastilo e perìptero. Sui lati lunghi le colonne sono 17. L’imponenza si attenua grazie a un equilibrio di misure e rapporti tra le parti dell’edificio. Ci fu un allargamento della cella: scelta funzionale ad accogliere la statua di Athena Parthénos, realizzata da Fidia. La cella presentava all’interno un colonnato a U. I volumi sono rafforzati dall’uso dei colori rosso, azzurro e oro. Nel 450 a.C. l’architetto Callìcrate ricevette da Cimone l’incarico di costruire il tempio di Athena Nike. Al rigore dorico degli architetti di Pericle, Callìcrate preferì i più tradizionali modi ionici. Il tempio sorge su uno sperone dell’Acropoli. Fu eretto interamente in marmo pentelico e presenta dimensioni contenute. È anfiprostilo, cioè con due fronti opposti colonnati, e tetrastilo. Il decorativismo di Callìcrate si manifesta nell’elegante trabeazione ornata da un fregio continuo.
Tra l’Arcaismo e l’età classica si affermò lo stile severo, caratterizzato dalla ricerca
dell’equilibrio associata allo studio del movimento: le parti del corpo mostrano un accenno dinamico e scompare il sorriso arcaico. Le devastazioni delle guerre contro i Persiani portarono a un incremento della produzione scultorea e si affermò il soggetto dell’atleta nella sua perfetta nudità. Le statue rappresentano i vincitori delle gare olimpiche colti nell’azione. Novità: la testa è più piccola e rotonda rispetto alle statue arcaiche e le trecce si trasformano in ciocche più morbide; la muscolatura non è più indicata da linee incise e le spalle si arrotondano e le braccia non aderiscono più al corpo; le gambe si assottigliano all’altezza delle ginocchia e appaiono slanciate. L’Auriga di Delfi è attribuita allo scultore Sòtade di Tespie e celebra la vittoria di Hièron nella corsa dei carri durante le feste Pitiche, che avvenivano in onore di Apollo ogni 4 anni. La statua si mostra immobile e irrigidita entro il chitone, le cui pieghe ricordano le scanalature di una colonna. In testa ha una benda e lo sguardo è concentrato. La statua bronzea detta Zeus di Capo Artemisio è un ritratto della massima divinità del pantheon ellenico, il cui artista è Calàmide. Le gambe sono ben bilanciate: la sinistra in posizione ferma funge da perno per la rotazione della destra che finisce con l’appoggio della punta del piede ch determina la rotazione dell’intero corpo. I bronzi di Riace sono delle statue di fattura ellenica che risalgono al V secolo a.C. e rappresentano due guerrieri oppure atleti che correvano con le armi da combattimento. Entrambe hanno il braccio sinistro piegato per reggere uno scudo e nell’altra mano una spada o una lancia. Sono accumunate dalla nudità e dalla posa ponderata. L’anatomia è curata nei dettagli: le labbra e i capezzoli sono in rame rosso, gli occhi in pasta vitrea e in avorio. Potrebbero essere stati realizzati da Fidia e donate dagli ateniesi al tempio di Delfi.
- Mirone di Eleutère Fu attivo tra il 470 e il 420 a.C. soprattutto ad Atene. Delle sue statue di bronzo solo tre ci sono note mediante copie romane. Del Discobolo ci sono numerose coppie romane, L’atleta impegnato nel lancio del disco è colto nel momento che precede il lancio stesso. La postura è in perfetto equilibrio: il braccio destro sollevato e quello sinistro piegato individuano un arco che prosegue nella gamba sinistra flessa. Le gambe sono piegate per raccogliere la forza necessaria al lancio. L’unico punto di osservazione è quello frontale. - Policleto Nacque ad Atene nel 480a.C. circa e la sua ricerca teorica e produzione artistica furono fondamentali per quanto riguarda l’osservazione diretta della realtà. A lui si deve il Canone, il primo trattato sulla proporzione e sull’anatomia umana. Voleva definire un modello universalmente valido per scolpire un corpo umano in movimento, studiandone la postura e la distribuzione dei pesi e definì quindi lo schema del bilanciamento a X (chiasmo)->principio della ponderazione con cui si indica il coordinamento delle membra. Identificò le proporzioni ideali del corpo umano con precisi rapporti numerici tra le parti del corpo (canone proporzionale), considerato poi la massima espressione della perfezione.
L’Efebo di Mozia, non è noto l’originario assetto della figura: forse braccio destro sollevato e quello sinistro che si conclude con la mano sul fianco. Indossa un chitone stretto al petto da una fascia. È stata attribuita da alcuni allo scultore Pitagora, rappresentante dello stile severo peloponnesiaco attivo in Italia Meridionale.