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Clitici per l'esame di linguistica
Tipologia: Sintesi del corso
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I clitici
Uso di gli per loro
Quando vedo Mario e Sandro, gli dico tutto.
Il pronome atono gli con il valore di ‘a loro’ al posto del pronome atono loro è largamente attestato in tutti i secoli di storia della lingua italiana. Gli per loro è oggi in progressiva espansione: è la forma pressoché esclusiva nel parlato, anche delle persone colte, e sta guadagnando terreno anche nello scritto, dove comunque loro rimane ancora ben saldo in contesti di registro formale.
Pronome atono gli (anche con riferimento a più persone di sesso femminile): Ho incontrato Giulia e Carla e gli ho raccontato il fatto.
In combinazione con un altro clitico si usa glie- : Ho incontrato Giulia e Carla e gliel’ho raccontato.
Pronome atono loro (registro formale): Ho incontrato Giulia e Carla e ho raccontato loro il fatto.
Il pronome atono loro può essere inserito anche tra l’ausiliare e il participio passato: Ho incontrato Giulia e Carla e ho loro raccontato il fatto.
Il pronome atono loro può essere inserito tra il nome e il participio (presente o passato):
le somme loro spettanti ; le somme loro dovute.
Pronome tonico loro (per mettere in rilievo il pronome): Ho incontrato Giulia e Carla e ho raccontato a loro il fatto (non ad altri).
Fattori favorevoli all’uso di gli per loro
Ragioni etimologiche: gli (esito del lat. ĬLLĪS ‘a quelli, a quelle’, dativo plur. masch., femm. e neutro di ĬLLE ‘quello’); loro (esito del lat. ILLŌRUM ‘di quelli’, genitivo plur. masch. e neutro di ĬLLE ‘quello’). Maggiore coerenza con il sistema degli altri pronomi atoni: gli monosillabo (come mi , ti , si , ci , vi ); loro bisillabo. gli proclitico (anteposto al verbo, come mi , ti , si , ci , vi ); loro enclitico (posposto al verbo). Per queste diversità con gli altri pronomi atoni, loro viene detto pronome pseudoatono. Il clitico gli supplisce a una mancanza del sistema: per le altre persone si può scegliere tra il pronome in posizione proclitica (atono) e il pronome in posizione enclitica (tonico): mi dice / dice a me ; per la terza persona plurale questa possibilità non esiste: dice loro o dice a loro (posposto al verbo) , ma non *loro dice : il pronome “mancante” viene sostituito da gli.
Fattori contrari all’uso di gli per loro
Nei Promessi Sposi (1840-1842) la forma loro è la regola nelle parti narrative; nelle parti dialogate il rapporto di frequenza tra loro e gli è di 3 a 1.
È pienamente giustificato dal punto di vista etimologico: gli deriva dal dativo singolare lat. ĬLLĪ, che era anche femminile. Testimonianza di Carducci: “È vero o no che il popolo di Toscana … non solo, ma il popolo d’Italia … dice gli … in genere femminile? Ci vuol tanto a sapere che gli … rappresentò fin da’ primi del volgare, e rappresenta tuttora l’ illi dativo di cui è aferesi, l’ illi latino che è comune al mascolino, al femminino, al neutro e ad altri generei se ve n’ha?”. È diffusissimo nel parlato.
Ma nonostante ciò, l’uso di gli per le continua a subire una forte censura e non è accettabile nello scritto. Le risulta esclusivo nella scrittura giornalistica: nei giornali la forma gli per le è pressoché assente. Le è decisamente maggioritario anche nello scritto informale. Quasi tutte le grammatiche condannano l’uso di gli come complemento di termine femminile. Quindi, mentre le posizioni dei grammatici sono generalmente favorevoli a gli per loro , quelle riguardo a gli per le sono assolutamente contrarie. Il tratto gli per le appare ancora fortemente stigmatizzato dalla coscienza linguistica collettiva, nonostante abbia precedenti illustri, dal Boccaccio a Machiavelli a Carducci a Verga.
Uso dei pronomi atoni
a) con i verbi riflessivi: Anna si lava. b) con i verbi transitivi pronominali: Anna si lava le mani. c) con i verbi riflessivi reciproci: Anna e Carlo si amano. d) con i verbi intransitivi pronominali: Anna si addormenta tardi la sera.
Uso dei pronomi atoni con i verbi transitivi
Mangio un gelato. / Mi mangio un gelato.
La frase Mangio un gelato descrive l’azione in modo neutro e oggettivo. La frase con il pronome atono esprime una maggiore partecipazione del soggetto all’azione, quasi a sottolineare il piacere con cui si gusta il gelato. Questo uso espressivo dei pronomi atoni mi , ti , si , ci , vi con i verbi transitivi era inizialmente circoscritto all’italiano regionale del Centro e del Sud, ma è oggi diffuso in tutta Italia ed è ormai pienamente accettato. Nei tempi composti il passaggio dalla forma attiva a quella pronominale comporta il cambio di ausiliare:
Ho mangiato un gelato. / Mi sono mangiato un gelato.
La risalita del clitico non è considerata accettabile nello scritto di media formalità con perifrasi verbali complesse come:
continuare a fare + infinito: Continua a farmi soffrire (no * Mi continua a far soffrire ). stare cercando di + infinito: Sto cercando di convincerlo (no * Lo sto cercando di convincere ).
La risalita “lunga” del clitico con perifrasi verbali complesse rientra tra i fenomeni del cosiddetto substandard.
Il costrutto “ ci + avere ” è diffusissimo nel parlato, anche delle persone colte. Il costrutto incontra resistenze nello scritto, anche per le difficoltà di resa grafica. La grafia c’ho , c’hai determina la pronuncia /'kɔ/, /'kai/. La grafia ci ho , ci hai è la più diffusa, ma non rispecchia la reale
pronuncia perché comporta la pronuncia /ti 'ɔ/, /ti 'ai/. L’unica grafia che potrebbe rispecchiare la reale pronuncia sarebbe quella univerbata ciò o ciài , ma questa presupporrebbe un inesistente verbo * ciavere :
« Su l’anticaja a piazza Montanara ciànno scritto: Teatro de Marcello » (Belli, Sonetti ).
Alcuni studiosi propongono la grafia cj hai , in cui
« Io non ci ho colpa » (Franco Sacchetti, 1332-1400) « e ci ho la moglie anch’io » (Verga, I Mavavoglia , 1881) « Che colpa ci ho io? » (Capuana, Novelle ) « Manina chiusa che nel sonno grande / stringi qualcosa, dimmi cosa ci hai! / Cosa ci ha? Cosa ci ha? » (Pascoli, Myricae , 1891, Creature - Morto ).
Quando è seguito da un pronome atono l’avverbio ci assume la forma ce. In questo caso il costrutto “ ce + pronome atono + avere ” è accettabile o addirittura obbligatorio:
● Hai la macchina? / Ce l’hai la macchina? (dislocazione a destra) ○ Sì, ce l’ho (non è accettabile * Sì, l’ho ).
In combinazione con un altro si il pronome prende la forma ci :
Ci si accorge troppo tardi dei propri sbagli.
Quando è accompagnato da un diverso pronome atono, si pospone a questo e mantiene la propria forma:
Li si vede spesso insieme.
Costrutti impersonali attribuiti al neostandard:
Il si passivante
Il pronome si può anche dare valore passivo a un verbo transitivo di terza persona singolare o plurale; con il si passivante non è di norma espresso il complemento d’agente:
Il vero amico si riconosce nel momento del bisogno.
Spesso il soggetto è collocato dopo il verbo:
Non si fa credito. Non si accettano reclami.
La distinzione tra il si impersonale e il si passivante è evidente in presenza di un sostantivo plurale in quanto il verbo va al plurale:
Gli spaghetti si mangiano con la forchetta ( si passivante).
La distinzione è invece meno netta con un sostantivo singolare, soprattutto quando il nome è posposto al verbo.
Qui si mangia molta verdura.