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Clitici in linguistica, Sintesi del corso di Linguistica

Clitici per l'esame di linguistica

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 25/01/2022

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veronica-liccardi-1 🇮🇹

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I clitici
Uso di gli per loro
Quando vedo Mario e Sandro, gli dico tutto.
Il pronome atono gli con il valore di ‘a loro’ al posto del pronome
atono loro è largamente attestato in tutti i secoli di storia della lingua
italiana. Gli per loro è oggi in progressiva espansione: è la forma
pressoché esclusiva nel parlato, anche delle persone colte, e sta
guadagnando terreno anche nello scritto, dove comunque loro rimane
ancora ben saldo in contesti di registro formale.
Pronome atono gli (anche con riferimento a più persone di sesso
femminile):
Ho incontrato Giulia e Carla e gli ho raccontato il fatto.
In combinazione con un altro clitico si usa glie-:
Ho incontrato Giulia e Carla e gliel’ho raccontato.
Pronome atono loro (registro formale):
Ho incontrato Giulia e Carla e ho raccontato loro il fatto.
Il pronome atono loro può essere inserito anche tra l’ausiliare e il
participio passato:
Ho incontrato Giulia e Carla e ho loro raccontato il fatto.
Il pronome atono loro può essere inserito tra il nome e il participio
(presente o passato):
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I clitici

Uso di gli per loro

Quando vedo Mario e Sandro, gli dico tutto.

Il pronome atono gli con il valore di ‘a loro’ al posto del pronome atono loro è largamente attestato in tutti i secoli di storia della lingua italiana. Gli per loro è oggi in progressiva espansione: è la forma pressoché esclusiva nel parlato, anche delle persone colte, e sta guadagnando terreno anche nello scritto, dove comunque loro rimane ancora ben saldo in contesti di registro formale.

Pronome atono gli (anche con riferimento a più persone di sesso femminile): Ho incontrato Giulia e Carla e gli ho raccontato il fatto.

In combinazione con un altro clitico si usa glie- : Ho incontrato Giulia e Carla e gliel’ho raccontato.

Pronome atono loro (registro formale): Ho incontrato Giulia e Carla e ho raccontato loro il fatto.

Il pronome atono loro può essere inserito anche tra l’ausiliare e il participio passato: Ho incontrato Giulia e Carla e ho loro raccontato il fatto.

Il pronome atono loro può essere inserito tra il nome e il participio (presente o passato):

le somme loro spettanti ; le somme loro dovute.

Pronome tonico loro (per mettere in rilievo il pronome): Ho incontrato Giulia e Carla e ho raccontato a loro il fatto (non ad altri).

Fattori favorevoli all’uso di gli per loro

 Ragioni etimologiche: gli (esito del lat. ĬLLĪS ‘a quelli, a quelle’, dativo plur. masch., femm. e neutro di ĬLLE ‘quello’); loro (esito del lat. ILLŌRUM ‘di quelli’, genitivo plur. masch. e neutro di ĬLLE ‘quello’).  Maggiore coerenza con il sistema degli altri pronomi atoni: gli monosillabo (come mi , ti , si , ci , vi ); loro bisillabo.  gli proclitico (anteposto al verbo, come mi , ti , si , ci , vi ); loro enclitico (posposto al verbo). Per queste diversità con gli altri pronomi atoni, loro viene detto pronome pseudoatono.  Il clitico gli supplisce a una mancanza del sistema: per le altre persone si può scegliere tra il pronome in posizione proclitica (atono) e il pronome in posizione enclitica (tonico): mi dice / dice a me ; per la terza persona plurale questa possibilità non esiste: dice loro o dice a loro (posposto al verbo) , ma non *loro dice : il pronome “mancante” viene sostituito da gli.

Fattori contrari all’uso di gli per loro

Nei Promessi Sposi (1840-1842) la forma loro è la regola nelle parti narrative; nelle parti dialogate il rapporto di frequenza tra loro e gli è di 3 a 1.

 È pienamente giustificato dal punto di vista etimologico: gli deriva dal dativo singolare lat. ĬLLĪ, che era anche femminile. Testimonianza di Carducci: “È vero o no che il popolo di Toscana … non solo, ma il popolo d’Italia … dice gli … in genere femminile? Ci vuol tanto a sapere che gli … rappresentò fin da’ primi del volgare, e rappresenta tuttora l’ illi dativo di cui è aferesi, l’ illi latino che è comune al mascolino, al femminino, al neutro e ad altri generei se ve n’ha?”.  È diffusissimo nel parlato.

Ma nonostante ciò, l’uso di gli per le continua a subire una forte censura e non è accettabile nello scritto. Le risulta esclusivo nella scrittura giornalistica: nei giornali la forma gli per le è pressoché assente. Le è decisamente maggioritario anche nello scritto informale. Quasi tutte le grammatiche condannano l’uso di gli come complemento di termine femminile. Quindi, mentre le posizioni dei grammatici sono generalmente favorevoli a gli per loro , quelle riguardo a gli per le sono assolutamente contrarie. Il tratto gli per le appare ancora fortemente stigmatizzato dalla coscienza linguistica collettiva, nonostante abbia precedenti illustri, dal Boccaccio a Machiavelli a Carducci a Verga.

Uso dei pronomi atoni

a) con i verbi riflessivi: Anna si lava. b) con i verbi transitivi pronominali: Anna si lava le mani. c) con i verbi riflessivi reciproci: Anna e Carlo si amano. d) con i verbi intransitivi pronominali: Anna si addormenta tardi la sera.

Uso dei pronomi atoni con i verbi transitivi

Mangio un gelato. / Mi mangio un gelato.

La frase Mangio un gelato descrive l’azione in modo neutro e oggettivo. La frase con il pronome atono esprime una maggiore partecipazione del soggetto all’azione, quasi a sottolineare il piacere con cui si gusta il gelato. Questo uso espressivo dei pronomi atoni mi , ti , si , ci , vi con i verbi transitivi era inizialmente circoscritto all’italiano regionale del Centro e del Sud, ma è oggi diffuso in tutta Italia ed è ormai pienamente accettato. Nei tempi composti il passaggio dalla forma attiva a quella pronominale comporta il cambio di ausiliare:

Ho mangiato un gelato. / Mi sono mangiato un gelato.

  1. quando l’infinito è retto da un verbo modale ( dovere , potere , volere ), il clitico può stare sia dopo l’infinito sia prima del verbo modale: devo avvertirlo / lo devo avvertire. La collocazione del clitico prima del verbo reggente prende il nome di risalita del clitico ed è considerata un tratto del neostandard. Se il verbo modale regge due infiniti, si può avere una triplice possibilità di scelta: ti vorrei poter aiutare (con il clitico collocato in posizione proclitica prima del verbo modale) vorrei poterti aiutare (con il clitico collocato in posizione enclitica dopo il primo infinito) vorrei poter aiutarti (con il clitico collocato in posizione enclitica dopo il secondo infinito).
  2. con le perifrasi verbali con il verbo stare :
  • stare + gerundio (indica un’azione in corso di svolgimento): sto vestendomi / mi sto vestendo ;
  • stare a + infinito (indica la continuità e il prolungarsi dell’azione): stava a guardarlo / lo stava a guardare ;
  • stare per + infinito (indica l’imminenza dell’azione ed equivale a ‘essere sul punto di, essere in procinto di’): sto per sposarmi / mi sto per sposare.
  1. con verbi di movimento andare e venire , seguiti dalla preposizione a e l’infinito: vado a trovarlo / lo vado a trovare ; vengo a prenderti / ti vengo a prendere ;
  2. con le perifrasi verbali che hanno valore aspettuale, cioè precisano l’aspetto dell’azione (il suo inizio, la sua durata, la sua fine, ecc.):
  • (in)cominciare a + infinito: comincio a innervosirmi / mi comincio a innervosire ;
  • continuare a + infinito: continuano a farsi dispetti / si continuano a fare dispetti ;
  • finire di + infinito: finisco di prepararmi / mi finisco di preparare ;
  • riuscire a + infinito: non riesco a convincerlo / non lo riesco a convincere.

La risalita del clitico non è considerata accettabile nello scritto di media formalità con perifrasi verbali complesse come:

continuare a fare + infinito: Continua a farmi soffrire (no * Mi continua a far soffrire ). stare cercando di + infinito: Sto cercando di convincerlo (no * Lo sto cercando di convincere ).

La risalita “lunga” del clitico con perifrasi verbali complesse rientra tra i fenomeni del cosiddetto substandard.

Il costrutto “ ci + avere ” è diffusissimo nel parlato, anche delle persone colte. Il costrutto incontra resistenze nello scritto, anche per le difficoltà di resa grafica. La grafia c’ho , c’hai determina la pronuncia /'kɔ/, /'kai/. La grafia ci ho , ci hai è la più diffusa, ma non rispecchia la reale

pronuncia perché comporta la pronuncia /ti 'ɔ/, /ti 'ai/. L’unica grafia che potrebbe rispecchiare la reale pronuncia sarebbe quella univerbata ciò o ciài , ma questa presupporrebbe un inesistente verbo * ciavere :

« Su l’anticaja a piazza Montanara ciànno scritto: Teatro de Marcello » (Belli, Sonetti ).

Alcuni studiosi propongono la grafia cj hai , in cui avrebbe valore diacritico. Il costrutto con il ci attualizzante è di antica attestazione e si ritrova in molti autori della letteratura italiana:

« Io non ci ho colpa » (Franco Sacchetti, 1332-1400) « e ci ho la moglie anch’io » (Verga, I Mavavoglia , 1881) « Che colpa ci ho io? » (Capuana, Novelle ) « Manina chiusa che nel sonno grande / stringi qualcosa, dimmi cosa ci hai! / Cosa ci ha? Cosa ci ha? » (Pascoli, Myricae , 1891, Creature - Morto ).

Quando è seguito da un pronome atono l’avverbio ci assume la forma ce. In questo caso il costrutto “ ce + pronome atono + avere ” è accettabile o addirittura obbligatorio:

● Hai la macchina? / Ce l’hai la macchina? (dislocazione a destra) ○ Sì, ce l’ho (non è accettabile * Sì, l’ho ).

In combinazione con un altro si il pronome prende la forma ci :

Ci si accorge troppo tardi dei propri sbagli.

Quando è accompagnato da un diverso pronome atono, si pospone a questo e mantiene la propria forma:

Li si vede spesso insieme.

Costrutti impersonali attribuiti al neostandard:

  • 3a^ pers. pl. senza soggetto espresso: Hanno staccato la luce. Dicono che domani c’è sciopero.
  • soggetto indefinito uno : In queste situazioni uno non sa mai come reagire.
  • tu generico: Sono cose a cui tu non pensi fino a quando non ti succedono.

Il si passivante

Il pronome si può anche dare valore passivo a un verbo transitivo di terza persona singolare o plurale; con il si passivante non è di norma espresso il complemento d’agente:

Il vero amico si riconosce nel momento del bisogno.

Spesso il soggetto è collocato dopo il verbo:

Non si fa credito. Non si accettano reclami.

La distinzione tra il si impersonale e il si passivante è evidente in presenza di un sostantivo plurale in quanto il verbo va al plurale:

Gli spaghetti si mangiano con la forchetta ( si passivante).

La distinzione è invece meno netta con un sostantivo singolare, soprattutto quando il nome è posposto al verbo.

Qui si mangia molta verdura.