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Educazione linguistica, Guide, Progetti e Ricerche di Linguistica

Educazione linguistica e comunicazione digitale - la linguistica nella comunicazione digitale

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 01/03/2023

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alexxx0008 🇮🇹

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RELAZIONE SEMINARIO Alexandra Cardillo
Matricola: A25001920
VERSO UN’EDUCAZIONE LINGUISTICA ALLA COMUNICAZIONE DIGITALE
Durante il seminario dei giorni 09/06, 23/06 e 30/06 si è parlato di eduzione linguistica alla comunicazione
digitale, con la partecipazione della professoressa Paola Pietrandrea.
Per proseguire verso un’eduzione linguistica alla comunicazione digitale c’è prima di tutto l’esigenza di
aggiornare i contenuti e gli strumenti degli insegnanti che hanno bisogno di stare al passo con i tempi,
bisogna inoltre capire cos’è la connessione, quanto siamo connessi e a cosa, ma soprattutto se siamo
davvero connessi e come ci aiuta la linguistica a ‘’riconnetterci’’.
Per quanto riguarda quanto siamo connessi, orientativamente lo siamo circa 6 ore al giorno, l’84% della
popolazione italiana è su internet e il 68% è sui social. A cosa siamo connessi? Dobbiamo prima di tutto fare
una differenza tra terminologie: internet esiste dagli anni 70 ed è un protocollo di comunicazione, una rete
fisica attorno alla quale intorno agli anni 90 si è creato il web, che è un ipertesto che rimanda a testi
attraverso dei link, è pubblico, quindi accessibile a tutti, e permette di collegare tra loro delle pagine
rendendo possibile uno scambio di informazioni. Il web 2.0 è invece stato creato agli inizi degli anni 2000 ed
è un’evoluzione del web, fa si che chiunque possa pubblicare pagine web; negli anni precedenti solo chi
aveva competenze informatiche poteva creare pagine web, ma con l’avvento del web 2.0 tutti hanno la
possibilità di proporre nuovi contenuti sul web. Grazie a questa piattaforma tutti erano liberi di dire la loro
senza restrizioni e censure, ma il web 2.0 impone tempi e formati che limitano in maniera indiretta la
libertà che si pensava di avere. Tra queste piattaforme ci sono anche i social network, reti che permettono
agli utenti di creare un profilo, avere una lista di utenti con cui condividere una connessione, mentre i social
media sono social network che includono non solo persone ma anche i media come la stampa e la tv,
questo crea una connessione anche tra persone e contenuti informativi.
Un’altra importante distinzione è quella tra rete centralizzata e quella distribuita: la rete centralizzata ha un
nodo centrale in collegamento con ciascun utente che decide quale informazioni dare, offre un servizio a
pagamento come nel caso di giornali, tv e radio, ed è un circuito di informazione tradizionale, dove agivano
coloro che sono stati considerati i leaders che manipolavano l’informazione.
L’innovazione del web è anzitutto fisica, cioè ogni nodo della rete è capace di emettere, ricevere e
distribuire e allargarsi in maniera spontanea, ha delle caratteristiche come produrre informazioni, ricevere,
filtrare e trasformare informazioni, si estende oltre i confini nazionali e non può essere a pagamento perché
è spontanea, ma la realtà è che il prodotto sono proprio gli utenti che lo utilizzano.
Nel momento in cui internet si è diffuso e si è reso sempre più accessibile attraverso il web e il web 2.0, si è
parlato di trasformazione democratica perché cadeva il controllo generale e si distribuiva la possibilità di
fare e dare informazioni. Ma ciò che bisogna chiedersi è se siamo davvero connessi, se sappiamo stare in
questo universo del web e se questi legami che ci sono, sono veri e propri legami. Probabilmente non siamo
ancora davvero connessi poiché persiste una mancanza di consapevolezza sull’uso del web. Un fattore da
prendere in considerazione è che la piattaforma che ci dovrebbe connettere ha tre caratteristiche
principali: è una piattaforma digitale, orizzontale e commerciale. Possiamo imparare a muoverci sulle
piattaforme ma in quella digitale ci troviamo in un ambiente che è completamente inedito, nessuno di noi è
stato educato a muoversi in questo universo digitale, quindi bisogna capire solo successivamente cosa c’è
che non va. Il digitale apre un universo socio comunicativo inedito con la continua presenza di codici diversi
che portano ad una complessità estrema e per ora lo facciamo senza renderci conto di quante informazioni
possono passare contemporaneamente e della complessità di questo universo digitale.
Il web è un luogo in cui si costruiscono contenuti, è al tempo stesso scritto e orale, è permanente essendo
accessibile a distanza di tempo, c’è una mancanza di pianificazione e non evanescenza insieme, la
permanenza non permette a qualcosa di essere dimenticato, corretto e riproposto, c’è quindi una
responsabilità e tolleranza. Il contesto nel quale avviene la produzione è privato, cioè si scrive da casa, ma
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RELAZIONE SEMINARIO Alexandra Cardillo Matricola: A

VERSO UN’EDUCAZIONE LINGUISTICA ALLA COMUNICAZIONE DIGITALE

Durante il seminario dei giorni 09/ 06 , 23/06 e 30/06 si è parlato di eduzione linguistica alla comunicazione digitale, con la partecipazione della professoressa Paola Pietrandrea. Per proseguire verso un’eduzione linguistica alla comunicazione digitale c’è prima di tutto l’esigenza di aggiornare i contenuti e gli strumenti degli insegnanti che hanno bisogno di stare al passo con i tempi, bisogna inoltre capire cos’è la connessione, quanto siamo connessi e a cosa, ma soprattutto se siamo davvero connessi e come ci aiuta la linguistica a ‘’riconnetterci’’. Per quanto riguarda quanto siamo connessi, orientativamente lo siamo circa 6 ore al giorno, l’84% della popolazione italiana è su internet e il 68% è sui social. A cosa siamo connessi? Dobbiamo prima di tutto fare una differenza tra terminologie: internet esiste dagli anni 70 ed è un protocollo di comunicazione, una rete fisica attorno alla quale intorno agli anni 90 si è creato il web, che è un ipertesto che rimanda a testi attraverso dei link, è pubblico, quindi accessibile a tutti, e permette di collegare tra loro delle pagine rendendo possibile uno scambio di informazioni. Il web 2.0 è invece stato creato agli inizi degli anni 2000 ed è un’evoluzione del web, fa si che chiunque possa pubblicare pagine web; negli anni precedenti solo chi aveva competenze informatiche poteva creare pagine web, ma con l’avvento del web 2.0 tutti hanno la possibilità di proporre nuovi contenuti sul web. Grazie a questa piattaforma tutti erano liberi di dire la loro senza restrizioni e censure, ma il web 2.0 impone tempi e formati che limitano in maniera indiretta la libertà che si pensava di avere. Tra queste piattaforme ci sono anche i social network, reti che permettono agli utenti di creare un profilo, avere una lista di utenti con cui condividere una connessione, mentre i social media sono social network che includono non solo persone ma anche i media come la stampa e la tv, questo crea una connessione anche tra persone e contenuti informativi. Un’altra importante distinzione è quella tra rete centralizzata e quella distribuita: la rete centralizzata ha un nodo centrale in collegamento con ciascun utente che decide quale informazioni dare, offre un servizio a pagamento come nel caso di giornali, tv e radio, ed è un circuito di informazione tradizionale, dove agivano coloro che sono stati considerati i leaders che manipolavano l’informazione. L’innovazione del web è anzitutto fisica, cioè ogni nodo della rete è capace di emettere, ricevere e distribuire e allargarsi in maniera spontanea, ha delle caratteristiche come produrre informazioni, ricevere, filtrare e trasformare informazioni, si estende oltre i confini nazionali e non può essere a pagamento perché è spontanea, ma la realtà è che il prodotto sono proprio gli utenti che lo utilizzano. Nel momento in cui internet si è diffuso e si è reso sempre più accessibile attraverso il web e il web 2.0, si è parlato di trasformazione democratica perché cadeva il controllo generale e si distribuiva la possibilità di fare e dare informazioni. Ma ciò che bisogna chiedersi è se siamo davvero connessi, se sappiamo stare in questo universo del web e se questi legami che ci sono, sono veri e propri legami. Probabilmente non siamo ancora davvero connessi poiché persiste una mancanza di consapevolezza sull’uso del web. Un fattore da prendere in considerazione è che la piattaforma che ci dovrebbe connettere ha tre caratteristiche principali: è una piattaforma digitale, orizzontale e commerciale. Possiamo imparare a muoverci sulle piattaforme ma in quella digitale ci troviamo in un ambiente che è completamente inedito, nessuno di noi è stato educato a muoversi in questo universo digitale, quindi bisogna capire solo successivamente cosa c’è che non va. Il digitale apre un universo socio comunicativo inedito con la continua presenza di codici diversi che portano ad una complessità estrema e per ora lo facciamo senza renderci conto di quante informazioni possono passare contemporaneamente e della complessità di questo universo digitale. Il web è un luogo in cui si costruiscono contenuti, è al tempo stesso scritto e orale, è permanente essendo accessibile a distanza di tempo, c’è una mancanza di pianificazione e non evanescenza insieme, la permanenza non permette a qualcosa di essere dimenticato, corretto e riproposto, c’è quindi una responsabilità e tolleranza. Il contesto nel quale avviene la produzione è privato, cioè si scrive da casa, ma

quando si parla con una persona bisogna sapere che in realtà si parla con chiunque, non sempre si ha questa consapevolezza e viene quindi trascurata la questione pubblica, questo è spesso motivo di incidenti. Lo scambio è sincrono e asincrono insieme, cioè creiamo qualcosa per chi è con noi in quello scambio ma anche per qualcuno che non è in quel momento presente ma che potrà leggere in un secondo momento. Il numero di destinatari è variabile ed inedito, non si sa a quante persone si sta scrivendo sul web e a chi, inoltre le condizioni di fruizione sono estremamente precarie, non possiamo prescindere dal fatto che possiamo ricevere i contenuti in condizioni di distrazione e commettere quindi errori di interpretazione e di espressione, bisogna quindi dedicare tempo e testa a ciò che facciamo sul web. Dal punto di vista più linguistico ci troviamo in una situazione in cui i cambi di argomenti non sono regolati o segnalati, ognuno può in ogni momento cambiare argomento quindi seguire queste conversazioni è estremamente complicato. Siamo portati a pensare che questi contesti in cui si interagisce (ad esempio Twitter) siano contesti di partecipazione nel senso civico del termine, ciò porta a dire la propria in funzione di una realizzazione di una azione capace di trasformazione, ma i social e le piattaforme in generale non sono architetture pensate per arrivare ad una decisione e non si può parlare quindi di partecipazione. Si interagisce ma l’interazione non ha valore sociale se non quello di dare informazione sull’opinione dei parlanti. Sul web si formano comunità di discorso che possono portare a forme di organizzazione e creazione di identità, sono però labili, soprattutto se funzionano solo sul web, e la labilità fa in modo che ci sia un bisogno di conferma di appartenenza ad un gruppo dove non c’è un vero legame, o si aderisce al discorso o la comunità si disgrega, portando anche all’isolamento di che non aderisce a queste pratiche. Ritengo che l’isolamento può essere distruttivo soprattutto per i giovani, che in alcuni casi si ritrovano in situazioni di pericolo pur di essere parte integrante di una comunità digitale. Tutta questa complessità è quindi da gestire e necessita di una educazione che va continuamente aggiornata, l’unico modo per difendersi da queste difficoltà è educarsi. La struttura è piatta, tutti comunicano con tutti senza mediazioni e le pratiche discorsive sono aleatorie, non regolate da nulla, se non c’è mediazione si arriva al caos. La cosa più importante per quanto riguarda il web è la commercialità, poiché è piena conseguenze. Le piattaforme web non possono essere distribuite a pagamento, questo significa che si tratta di un’industria che ha fornito questi servizi, questi ultimi vengono finanziati grazie alle agenzie pubblicitarie che hanno la possibilità di scegliere per ogni utente la pubblicità che più ha possibilità di attirare l’attenzione e quindi essere cliccata. I social riescono a identificare le pubblicità che più attirano la nostra attenzione grazie ad un processo di profilazione che permette di individuare i gusti dell’utente in base al suo profilo, esponendolo a contenuti capaci di attirare la sua attenzione per tenere la persona il più possibile sulla piattaforma, in modo che clicchi su ciò a cui è interessata portando guadagno alle piattaforme. Questa logica commerciale permette di personalizzare i contenuti e quindi ciò che si vedrà è ciò che si preferisce, meccanismo che porta però a rivedere sempre le stesse cose e alla creazione di gruppi che diventano sempre più chiusi, separati dagli altri, pronti ad opporsi e molto spesso diventare estremi. La viralità fa parte di questo meccanismo, i contenuti virali sono quelli che hanno la capacità di tenerci in rete. Per essere virale un contenuto deve essere sensazionale, spesso falso con la scopo di attirare attenzione, i formati sono imposti (come nel caso di un tweet che ha un numero limitato di caratteri) e si impone anche lo stile che risulta sempre semplificato. La risposta a se siamo quindi davvero connessi è no, non siamo connessi o forse non siamo arrivati ancora ad un punto in cui riusciamo ad utilizzare in modo giusto il mondo del web e dei social, in parte per colpa della mancata educazione digitale, che ci porta ad utilizzare il web nel modo sbagliato e con superficialità, e in parte per il modo in cui sono strutturate le piattaforme. Per educarsi bisogna conoscere la varietà delle funzioni del discorso e sapere che per ogni funzione esistono stili diversi, bisogna inoltre saper riconoscere le manipolazioni e le manifestazioni linguistiche delle manipolazioni che avvengono sui social o su altre piattaforme. Prendendo in considerazione il formato che circola sul web, vediamo che è ridotto, sensazionalistico, a volte falso e capace di essere virale. Dal punto di vista linguistico tutto questo si può tradurre in contenuti

Il discorso è complesso e per capire un singolo discorso dobbiamo essere capaci di condividere un contesto, il cotesto e l’insieme dei testi prodotti. In una struttura come il web in cui questi elementi non sono condivisi, non ci può essere lo stesso tipo di comunicazione. C’è bisogno quindi di un’eduzione digitale per difendersi dalle manipolazioni del web e questa educazione può partire dagli insegnanti nelle scuole, argomento di cui si è parlato con la professoressa Rossana Ciccarelli. Per sapersi difendere nel web è necessario sapersi orientare, ovvero saperlo leggere e saperci scrivere, risulta quindi necessaria un’alfabetizzazione digitale. Saper leggere e saper scrivere significa prima di tutto avere una alfabetizzazione, cosa non scontata visto la persistenza dell’analfabetismo nel mondo e se vogliamo limitarci all’Europa, 80 milioni di europei non hanno le competenze linguistiche necessarie, sono quindi analfabeti funzionali. L’analfabetismo funzionale consiste nell’incapacità di leggere testi complessi e selezionare informazioni, caratteristica che accumuna tutto l’occidente ed è drammatica poiché le società si fanno sempre più complesse e non c’è modo di stare al passo con questa complessità. La capacità di selezionare diventa sempre più importante ma sempre meno a disposizione di tutti, cresce quindi il divario tra quello che siamo capaci di fare e cosa dovemmo essere capaci di fare. Un’altra importante questione è che analfabeta funzionale viene utilizzato come un insulto, quando è invece una condizione di disagio che richiede supporto. Il numero degli utenti che utilizza internet è molto alto, tutti sono su internet tutto il tempo e questo porta ad una situazione paradossale poiché non ci sono gli strumenti giusti per poter stare su internet. Sui social è di “moda” parlare in modo provocatorio, poiché è un modo che fa sensazione, capace di attirare l’attenzione e potenzialmente virale, da quindi vantaggio economico alla piattaforma. Quindi sui social anche i provocatori non fanno altro che obbedire a certe regole imposte dalla piattaforma per un fine commerciale. Ancora una volta non ci si rende conto che c’è un’imposizione a parlare in un certo modo, anche quando crediamo di essere totalmente liberi e di poter dire ciò che vogliamo, ci conformiamo a degli standard che ci vengono imposti in modo indiretto dal web. La scelta del tema, del formato e del linguaggio viene imposto, quindi ci uniformiamo. Per non farlo serve un’educazione linguistica, e ciò non significa solo imparare la grammatica ma imparare ad essere liberi e appropriati. C’è un controllo della varietà del repertorio linguistico che ci permette di passare da un registro all’altro, essendo capaci di dominare la situazione linguistica. Tullio De Mauro, insegnante di linguistica, traduttore, autore di molte importanti opere e di dizionari dell’uso, diceva che dobbiamo essere capaci di muoverci in uno spazio linguistico ampio, poiché abbiamo tantissime scelte e dobbiamo essere capaci di conoscerle tutte, dalla più volgare alla più forbita, e saperci muovere scegliendo ogni volta come è opportuno dire le cose, questo significa essere educati linguisticamente, ovvero saper conoscere tutto il repertorio. Bisogna inoltre domandarsi in che modo la rete ha cambiato le dinamiche socio semiotiche della lingua. La lingua è un sistema semiotico, ovvero un sistema di segni organizzato in unità dove ogni unità è dotata di un significante e un significato e che ci permette di comunicare. La lingua è quindi un sistema di segni particolarmente potente e bisogna prenderla in considerazione come sistema utilizzato da gruppi di parlanti. Sono state citate alcune risposte alla domanda ‘’cos’è una lingua?’’ per capire in che modo la lingua umana si distingue da altri sistemi di comunicazione. Per Andrè Marinet il linguaggio umano ha dei tratti specifici che lo distinguono da altri sistemi semiotici: l’utilizzo del canale fonico acustico e la doppia articolazione, cioè il significante di un segno è articolato a due livelli differenti, la prima articolazione consente la scomposizione del significante in unità minime (morfemi) ancora portatrici di significato mentre la seconda articolazione è caratterizzata dalla scomposizione di unità minime non portatrici di significato proprio (fonemi). Questi tratti non sono presenti nel linguaggio animale. Tra gli anni 60/70, Hocket in una serie di articoli cerca di capire invece cosa distingue il linguaggio umano da quello animale, e parla di una serie di tratti che possono caratterizzare un sistema semiotico e la lingua è l’unico sistema che presenta tutti questi tratti. Una risposta differente arriva da Chomsky che non parla di lingua ma di facoltà del linguaggio, secondo lui la lingua è nel sistema neurobiologico umano. Un’altra risposta è quella di Tullio De Mauro, secondo lui non sono le parole che significano ma è l’essere umano a significare attraverso le

parole. A questo punto, l’altra domanda è come cambia la lingua se utilizzata invece nella comunicazione digitale. Prima di tutto non viene utilizzato soltanto il canale fonico acustico, nonostante attualmente ci siano sistemi di comunicazione vocale; non sappiamo sempre identificare al fonte di un messaggio che arriva dal web, come invece accade normalmente dove sappiamo sempre identificare la fonte del segnale che ci arriva, sia nel parlato che nello scritto; non c’è evanescenza, come accade invece con i segnali linguistici nel parlato, quindi ciò che scriviamo su internet permane nel tempo; viene a mancare l’interscambiabilità dei ruoli tra emittente e ricevente , non c’è un feedback completo poiché non si conosce la reazione di chi riceve. La lingua è fatta per comunicare ma la comunicazione su internet ha l’obiettivo primario di far guadagnare le agenzie pubblicitarie dove gli inserzionisti ricevono click sulle loro pubblicità, dando così profitti alle piattaforme, la manipolazione è quindi alla base; utilizziamo per comunicare una piattaforma che è fatta per manipolare i nostri comportamenti. Inoltre i segnali linguistici che passano su internet non sono denotativi, hanno il solo scopo di suscitare delle reazioni ed attirare l’attenzione. C’è un forte uso delle icone e per quanto riguarda l’apertura, caratteristica della lingua che permette di creare messaggi inediti attribuendo nuovi significati a segni già esistenti, è presente anche nella comunicazione digitale ma con delle restrizioni di spazio, di stile, di contenuti, non si possono quindi sfruttare tutte le potenzialità della lingua. Ciò che succede nella lingua di solito si insegna e si impara passando da generazione in generazione attraverso le istituzioni, in questo caso invece non c’è tradizione longitudinale, non c’è nessun insegnamento istituzionalizzato o una vera e propria pratica di apprendimento. La lingua che si usa sui social ha potenzialmente tutte le caratteristiche delle lingue parlate ma il modo in cui il potenziale è sfruttato è molto diverso da ciò a cui siamo abituati. Da queste nozioni apprese durante il seminario è risultato molto chiaro quanto poco conosciamo il mondo digitale nonostante passiamo in media 6 ore al giorno su internet, lo utilizziamo senza consapevolezza incorrendo spesso in errori che possono essere anche pericolosi per la nostra persona o anche per la nostra salute mentale. Sembra evidente quanto ci sia l’esigenza, soprattutto per le generazioni future che entrano precocemente nel mondo del web, di avere un’educazione digitale che permetta di utilizzare consapevolmente internet e i social media evitando situazioni spiacevoli.