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Collezione artistica di Bembo, Schemi e mappe concettuali di Storia dell'Arte Moderna

Descrizione di alcune opere della collezione artistica di Bembo

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2017/2018

Caricato il 26/01/2023

sbiberga
sbiberga 🇮🇹

4

(1)

9 documenti

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Collezione di Bembo
Giorgione da Castelfranco, Doppio ritratto, 1502 ca, Roma, Museo
Nazionale del Palazzo di Venezia - olio su tela, 80x67,5
forse da Ferrara: cardinale Emanuele Carlo Pio di Savoia (da 1624);
Roma: Ludovico Ludovisi (nipote di papa Gregorio XV, per dono di
Carlo), Roma: Nicolò (fratello) per lascito di Ludovico - alla sua morte
comincia la dispersione della collezione, Ferrara: Tommaso Ruffo (da
1734), Roma: Museo del Palazzo di Venezia dal 1919.
Emilio Varaglia: crede sia di SdP: vividezza dello stile, calda colorazione
delle carni, percepisce influenza di Giorgione.
problemi nell’identificazione dell’artista, varie ipotesi: allievo di Giorgione, area veronese..
Longhi (1927): assegna dipinto a Giorgione (conferma negli inventari).
Ballarin: intravede una “stagione intermedia” di Giorgione (1500 - 03): ritrattistica cortigiana
neoplatonica e stilnovista - lo collega agli Asolani di Pietro Bembo.
soggetto: due compagni impegnati nel fronte dell’amore, frutto nella mano del primo: Melangolo
(arancio amaro - natura dolce/amara dell’amore) / contrasto con figura dietro: volto ironico e
acceso - anche la luce è diversa per diversificarli: intimistica - radente/ diretta. Rapporto con
Asolani: stesura nello stesso periodo, riflette patrizi veneziani che non si riconoscono più negli
ideali politici e si rifugiano nella poesia e nell’amore.
Giorgione da Castelfranco, ritratto di giovane, 1503 ca, Budapest
(da 1836) - olio su tela, 72,5x54
Venezia: acquistato ad inizio Ottocento da un cardinale.
sul parapetto iscrizione: riconoscimento nell’effigiato del poeta e giurista
Antonio Brocardo (noto per polemica con Bembo verso il 1530) -
interpretazione contestata: se dipinto ad inizio Cinquecento (per stile)
Brocardo era solo un bambino.
dibattiti sull’identificazione, sobrietà cromatica del dipinto.
Longhi lo identifica tra le opere tarde, Bellarin: confronto con Doppio Ritratto (Palazzo Venezia) e
La Vecchia (Gallerie Accademia), esito conclusivo di una serie di esperienze di inizio Cinquecento
che prendono le mosse da Leonardo e dall’ambiente culturale di Venezia di quegli anni.
Ballarin propone questa interpretazione: esempio di contemplazione e ascesi in senso
neoplatonico.
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Collezione di Bembo

Giorgione da Castelfranco, Doppio ritratto, 1502 ca, Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia - olio su tela, 80x67,

forse da Ferrara: cardinale Emanuele Carlo Pio di Savoia (da 1624); Roma: Ludovico Ludovisi (nipote di papa Gregorio XV, per dono di Carlo), Roma: Nicolò (fratello) per lascito di Ludovico - alla sua morte comincia la dispersione della collezione, Ferrara: Tommaso Ruffo (da 1734), Roma: Museo del Palazzo di Venezia dal 1919.

Emilio Varaglia: crede sia di SdP: vividezza dello stile, calda colorazione delle carni, percepisce influenza di Giorgione.

problemi nell’identificazione dell’artista, varie ipotesi: allievo di Giorgione, area veronese..

Longhi (1927): assegna dipinto a Giorgione (conferma negli inventari).

Ballarin: intravede una “stagione intermedia” di Giorgione (1500 - 03): ritrattistica cortigiana neoplatonica e stilnovista - lo collega agli Asolani di Pietro Bembo. soggetto: due compagni impegnati nel fronte dell’amore, frutto nella mano del primo: Melangolo (arancio amaro - natura dolce/amara dell’amore) / contrasto con figura dietro: volto ironico e acceso - anche la luce è diversa per diversificarli: intimistica - radente/ diretta. Rapporto con Asolani: stesura nello stesso periodo, riflette patrizi veneziani che non si riconoscono più negli ideali politici e si rifugiano nella poesia e nell’amore.

Giorgione da Castelfranco, ritratto di giovane, 1503 ca, Budapest (da 1836) - olio su tela, 72,5x

Venezia: acquistato ad inizio Ottocento da un cardinale.

sul parapetto iscrizione: riconoscimento nell’effigiato del poeta e giurista Antonio Brocardo (noto per polemica con Bembo verso il 1530) - interpretazione contestata: se dipinto ad inizio Cinquecento (per stile) Brocardo era solo un bambino.

dibattiti sull’identificazione, sobrietà cromatica del dipinto.

Longhi lo identifica tra le opere tarde, Bellarin: confronto con Doppio Ritratto (Palazzo Venezia) e La Vecchia (Gallerie Accademia), esito conclusivo di una serie di esperienze di inizio Cinquecento che prendono le mosse da Leonardo e dall’ambiente culturale di Venezia di quegli anni. Ballarin propone questa interpretazione: esempio di contemplazione e ascesi in senso neoplatonico.

nella prima stesura lo sguardo era rivolto verso l’alto (amore verso Dio), altra stesura probabilmente di Giorgione: sguardo si abbassa; dimensione interiore del personaggio - luce intellettuale.

Raffaello, Ritratto di Elisabetta Gonzaga duchessa di Urbino, 1502 ca, Firenze, Galleria degli Uffizi - Olio su tavola 52,9x37,

da Urbino - Palazzo Ducale (1630 ca); Villa Medici: Vittoria della Rovere.

dietro scritta inchiostro: “duchessa Elisabetta Mantovana moglie del duca Guido (Guidobaldo da Montefeltro)”.

posizione frontale, ruolo storico importante: animatrice delle conversazioni di Baldassarre Castiglione nel Cortegiano (proposta come modello di virtù morali e nobiltà), abito cifra del personaggio; in testa scorpione con gemma nelle tenaglie - riferimenti nel Cortegiano: pegno d’amore di Baldassarre Castiglione? probabilmente richiesta della committenza (ignota).

Tiziano, Tobiolo e l’arcangelo Raffaele, 1508 ca, Venezia, Galleria dell’Accademia - olio su tavola, 170x

Venezia: chiesa di Santa Caterina.

varie testimonianze tra cui V lo attribuiscono a lui, discussioni, oggi si considera suo.

accanto al cane lo stemma dei Bembo, quindi committenza forse loro: accezione diversa rispetto a Fir: angelo guaritore (ex voto per malattia di Bernardo?).

problemi datazione, va tenuto conto l’influsso di Michelangelo: grandezza di scala, solidità angelo che domina lo spazio con disinvoltura. Orienta il linguaggio in direzione del classicismo - influssi fiorentini (es disegni della battaglia di Cascina).

Michelangelo, Cristo in croce, 1540 ca, Londra, British museum - gessetto nero, 37x

Vittoria Colonna, Re di Napoli …

trattamento del soggetto senza precedenti, grandi innovazioni, teschio di Adamo aggiunto, due angeli abbozzati; disegno reinterpreta tradizione tardomedievale, brevitas del genere del disegno, disegno concettuale, riflette le idee di Ochino - fedele può riflettere guardando cristo in croce come in uno specchio; Cristo è vivo (insolito nella rappresentazione del