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In riferimento alla quarta corona italiana, cioè Bembo, secondo Patota. Riassunto dei primi 3 capitoli del libro edito da Il Mulino.
Tipologia: Sbobinature
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(riassunto primi tre capitoli)
Per Patota Bembo è la quarta corona. 1525 - 2025: 500 anni dalla pubblicazione delle Prose della volgar lingua - l'italiano la storia più lunga sin dal Medioevo.
Nel 1525 Bembo, grande umanista, sancisce la codificazione dell'italiano scritto come una lingua tutta sua, in un'opera composta da 3 libri con una grammatica che si presta come un dialogo quindi in forma discorsiva. È una codifica dell'italiano anche del Trecento.
INTRODUZIONE Questione su chi fosse Bembo: paladino o profeta? Grande intellettuale che amò l'Italia, l'italiano e gli italiani (7° cap delle Prose).
I-II capp.: descrizione giardino degli Asolani tenendo ben presente quello presentato nel "Decameron" di Boccaccio o quello magnifico di Botticelli nella "Primavera"?
III-IV-V capp.: certezza sul vero titolo dell'opera che ha reso famoso il padre della grammatica italiana fino a farne la Quarta Corona NON SU QUELLO CHE CONOSCIAMO, ma ciò che APPARE NEL VERSO DELLA PRIMA CARTA della 1° (1525) e 3° edizione (1549) = "Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua" o "Prose".
VI cap: concetto elaborato da Patota sulla "grammatica silenziosa" = etichetta applicabile a tre aspetti distinti delle "Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua"... al rapporto tra il primo libro dell'opera con gli altri due, al rapporto tra la lingua dell'opera e il suo autore, al rapporto tra la lingua dell'opera e la ricaduta che questa ebbe su molti scrittori che la scrissero.
VII cap: ricaduta silenziosa del capolavoro su molti autori di grammatiche scolastiche '800-'900. Patota paragona le "Prose" alla rossa Ferrari, così come il colore nel magnifico Ritratto di Tiziano nel quale il braccio e la mano destra del cardinale compiono un gesto oratorio che risponde alle raccomandazioni di Cicerone.
Appendice: invito di Patota a leggere la "Dama col petrarchino" = parola inventata dal Bembo e i vv. dei sonetti 153-154 che Andrea del Sarto trascrisse dall'ed. Giunti del 1522 del Canzoniere di Petrarca.
CAPITOLO PRIMO - IL GIARDINO DEGLI ASOLANI Prima fase: documentazione di un manoscritto autografo (Q) conservato nella biblioteca della Fondazione Querini di Venezia e comprende solo il primo su tre libri di cui si compone l'opera e risalente al 1499. Si arriva alla princeps di Venezia nel 1505 modificando l'ordine della struttura. Poi la seconda ed. di Venezia del 1530, posteriore di 5 anni alla prima delle "Prose".
L'ultima ed. a stampa degli "Asolani" di Venezia del 1533 (16) è stata pubblicata postuma con modifiche linguistiche. Un'opera caratterizzata da una forte impronta settentrionale è stata trasformata in un testo fedele al modello fiorentino letterario trecentesco. Ma per Patota non è così, perché il testo è stato solo scalfito dalle interferenze settentrionali o toscane del '4-'500.
La descrizione del giardino in cui è descritto il dialogo, sia nel Q che nell'ed. a stampa (16): Nel manoscritto Q del 1499. Ci sono cambiamenti in ambito grafico e fonetico tra le due:
Nell'ed. a stampa del 1533 (16) - (si aggiunge qualche parola):
Sia in Q che in 16 il "pratello" è decentrato rispetto al giardino della regina. I giovani devono attraversare il giardino per raggiungerlo e il lettore deve attraversare un groviglio di parole per arrivare a goderne con la vista e con le orecchie. Come Botticelli che arricchisce il giardino della sua "Primavera" con un trionfo di figure floreali e ugualmente Bembo arricchisce il giardino dei suoi "Asolani" con un trionfo di figure fonico - ritmiche, che superano la prosa del suo modello.
Sono indicazioni da leggersi nel fascicolo B di 4 carte inserito nell'edizione delle Cose volgari di Messer Francesco Petrarcha pubblicata da Manuzio nel 1501.
Titolo:
Gino Belloni ha ipotizzato un lavoro tra Aldo Manuzio con la progettazione e la stesura del materiale e Bembo con la consulenza sulle questioni grammaticali. Ma nel 1983 Belloni ha modificato il suo pensiero: postilla 1501 diversa dai testi in volgare di Manuzio ma che sono del Bembo, il quale ha giustificato le proprie scelte linguistiche con una padronanza e un metodo già assimilabili a quelli impiegati nelle Prose. Tra la postilla di Manuzio cioè il fascicolo B e il cap. V del III libro delle Prose esiste una consonanza quasi letterale:
voci femminile: in -e nel numero del meno in -i nel più
voci femminile: in -a nel numero del meno in -e nel numero del più
finienti: in -e nel meno in -i nel numero del più
Vicinanza meno vistosa tra l'Appendice e le Prose:
senza verbo senonse con verbo senonsi
se non al posto di "eccetto" se non si + verbo
Il fascicolo B fu redatto, composto, legato al volume petrarchesco.
Regola modificata: Testo del 1501: SENONSI + verbo
Formule coniate appositamente per il fascicolo? No.
Testo del 1525, 1538, 1549, appendice: SENONSI + verbo essere.
Note presenti in una precedente raccolta? Non è da escludere:
SENONSI NON È CONGIUNZIONE, MA PRONOME CLITICO LESSICALIZZATO della diatesi intransitiva pronominale di "essere".
I punto a) e b) sono ipotizzabili; ma non c).
La tradizione grammaticale latina segue eleganti perifrasi e Bembo adotta nelle Prose nel suo lavoro di grammatico. Ciò avviene nel 1501:
Ciro Trabalza nella Storia della grammatica italiana segnalò, nelle Regole grammaticali della volgar lingua di Fortunio, una libertà nel tradurre il termine tecnico della grammatica latina. Spesso chiamava:
Bembo sembra l'unico grammatico italiano a riformulare grammaticalmente e sistematicamente parafrasandola la terminologia grammaticale latina.
Forte dipendenza delle Prose dalle Regole della volgar lingua del Fortunio? Dionisotti non nega, ma assolve Fortunio per assenza di prove. Il libretto di Bembo era nel '500 uno "strumento del comporre, uno statuto linguistico ad uso degli accademici…".
Fortunio risentì dell'influsso di Bembo. Terminologia che Fortunio ha con Bembo è solo in "finimento" = desinenza e nelle formule che indicano il singolare e il plurale, le quali erano state usate nell'appendice del testo Le cose volgari di Messer Francesco Petrarcha e Fortunio abbe presente nelle sue Regole. Fortunio quindi ha assunto le riformulazioni linguistiche dalla postilla di Petrarca aldino, che è cosa diversa da rubare un libretto dal Bembo.
Titolo dato da Bembo per la sua opera? È la nostra tradizione grammaticale che associa le Prose della volgar lingua così come presente nei manuali o nelle opere di consultazione.
Alcune citazioni dell'edizione Travi della lettera: 1512 - Dialogo volgare / libri / quanto ho sin qui scritto sopra la lingua volgare 1525 - composizion mia sopra la lingua volgare / libri sopra la volgar lingua / libro della fiorentina lingua / opera della lingua volgare, in tre libri / opera, che io fo stampare, della volgar lingua / opera Volgare sopra la lingua Volgare Prosa / Prose / 1526 - lingua Volgare 1527 - Dialogo 1533 - Prose Queste formule possono sostituire il titolo riportato sul verso della prima carta perché il titolo Prose della volgar lingua poteva risultare troppo lungo in una lettera. La sua forma abbreviata è Prose , al plurale. Nella forma esatta Bembo non ha mai usato il titolo Prose della volgar lingua , se mai il titolo fosse stato realmente questo.
SINGOLARE O PLURALE? > PROSA = accezione di "testo scritto in prosa" che risale alla prima metà del '300. > PROSE = titolo racchiuso in un'ampia cornice nel frontespizio della seconda edizione dell'opera pubblicata a Venezia nel 1538 (è quella di M., cioè Marcolini).
La seconda edizione ha sul verso del frontespizio il titolo esteso della prima edizione ma con l'aggiunta di una novità editoriale scritta alla fine; passato prossimo è caratterizzante in P.: DELLE PROSE DI M. PIETRO BEMBO NELLE QUALI SI RAGIONA DELLA VOLGAR LINGUA SCRITTE AL CARDINALE DE MEDICI CHE POI È STATO CREATO A SOMMO PONTEFICE ET DETTO PAPA CLEMENTE SETTIMO DIVISE IN TRE LIBRI. EDITION SECONDA.
La stampa definitiva della terza edizione non contiene il frontespizio, cioè ha il titolo abbreviato, scritta per volontà dell'autore dal figlio Torquato, edita da Torrentino e uscì definitivamente a Firenze nel 1549 con la dedica a Cosimo de' Medici e firmata da Benedetto Varchi. Inoltre Varchi modificò diversi punti del testo predisposto a Bembo e fece anche premettere al volume un frontespizio con un titolo abbreviato ma è stato destinato a scomparire. Edizione torrentiniana ha al centro uno stemma mediceo sormontato dal titolo: LE PROSE DEL BEMBO (e in basso una didascalia con la data del 1548) IN FIORENZA APPRESSO LORENZO TORRENTINO STAMPATOR DUCALE MDXLVIII.
In M il verbo è al passato remoto: DELLE PROSE DI M. PIETRO BEMBO NELLE QUALI SI RAGIONA DELLA VOLGAR LINGUA SCRITTE AL CARDINALE DE MEDICI CHE POI FU CREATO A SOMMO PONTEFICE ET DETTO PAPA CLEMENTE SETTIMO DIVISE IN TRE LIBRI. TERZA IMPRESSIONE.
Dopo il 1548 il primo fascicolo fu ristampato, comparvero le caratteristiche dell'edizione marcoliniana e vennero riadottate quelle della princeps:
1512 - 1547 : mai attribuzione di Prose della volgar lingua Titolo vulgato a Benedetto Varchi con l'articolo " Le " che non compare né in T che in P.
" … nelle quali si ragiona della volgar lingua …" "della" complemento NON di Prose ma "si ragiona". " Della volgar lingua " = titolo affidato da Bembo alla sua copia dantesca del " De vulgari eloquentia ".
Prose edite nel 1525 (si ragiona della lingua). Asolani editi nel 1530 (si ragiona dell'amore). Hanno titoli molto simili con argomenti simili = argomentare, riflettere, dialogare, conversare su un ragionamento.