








Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Commento delle poesie trattate a lezione
Tipologia: Appunti
1 / 14
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!









La poesia viene pubblicata sulla rivista “Il Convegno”, prima della pubblicazione della raccolta, il 28 febbraio
Metrica: endecasillabi intrecciati a versi di misura più breve (settenari, ottonari, novenari e decasillabi). La variazione dello schema metrico dà una lettura di concetto al testo, con una compattezza data dalle rime. Con questo schema metrico, l’autore, voleva creare un sistema di suoni che riproducessero la durezza della situazione ambientale, e lo fa soprattutto attraverso l’utilizzo di una lunga catena di vocali liquide e gutturali. Rapporto fonosimbolico. Con una presenza di verbi piuttosto ricercati.
Ritroviamo due persone in mare su una barca, che sono appena uscite da una grotta, durante il momento topico di Montale, il meriggio (=quando il sole è allo zenit). (Tu) Aggotti (persona che toglie l’acqua dalla barca), e già la barca si sbilancia (si muove) e il cristallo dell'acque si smeriglia. (L’acqua era ferma, sembrava un cristallo, ma con il movimento della barca si smeriglia) S'è usciti da una grotta a questa rancia (l’acqua è illuminata dal sole, per cui è aranciata) marina che uno zefiro (lento e dolce) scompiglia (si affollano una serie di considerazioni).
Non ci turba, come anzi (poco fa), nell'oscuro, (della grotta dalla quale sono appena usciti) lo sciame che il crepuscolo sparpaglia, (la barca spaventa i pipistrelli che si sparpagliano nel buio della grotta) dei pipistrelli; e il remo che scandaglia l'ombra non urta (con i remi) più il roccioso muro.
Fuori è il sole (siamo allo zenit): s'arresta nel suo giro e fiammeggia (i raggi del sole sembrano fiamme). Il cavo cielo (il cielo sembra una cupola e ribolle della calura dello zenit) se ne illustra ed estua, vetro che non si scheggia.
Un pescatore (dato quotidiano) da un canotto fila la sua lenza nella corrente. Guarda il mondo del fondo che si profila (quando si guarda nell’acqua non si vede la forma reale delle cose, ma le si vedono deformate) come sformato da una lente. (Tutto è immobile e si è calmato. Sorta di realtà pietrificata)
Nel guscio esiguo (barca) che sciaborda, abbandonati i remi agli scalmi, fa che ricordo non ti rimorda che torbi questi meriggi calmi. (Fa in modo che questo movimento assoluto non sia turbato da nessun ricordo)
Ci chiudono d'attorno sciami e svoli, è l'aria (calda) un'ala morbida. (I voli) Dispaiono: la troppa luce intorbida. (Siamo presi da una luce così forte che abbaglia) Si struggono i pensieri troppo soli. (Che ci separano dalla realtà delle cose e sono come isolati dal resto della realtà = non siamo più legati al mondo reale)
Tutto fra poco si farà più ruvido, fiorirà l'onda di più cupe strisce. Ora resta così, sotto il diluvio (luce violenta che porta la consapevolezza che tutto tornerà come era prima) del sole (ossimoro sole che si abbatte come una tempesta) che finisce.
Un ondulamento sovverte (trasforma) forme confini resi astratti: (da questa condizione) ogni forza decisa già diverte (si sposta) dal cammino. La vita cresce a scatti. (Non armonicamente) (Riprende il suo ritmo eravamo sospesi in un mondo non percettibile dagli altri, ma la vita riprende)
È come un falò senza fuoco (il falò della vita che non si illumina, dà prove senza segni) che si preparava per chiari segni: in questo lume il nostro si fa fioco, in questa vampa ardono volti e impegni. (esistenza arde la vita, che distrugge, perché è un tempo che mangia)
Disciogli il cuore gonfio (abbandonati e per un momento dimentica il tuo nome) nell'aprirsi dell'onda;
Immobili così. Nessuno ascolta la nostra voce più. Così sommersi in un gorgo d'azzurro che s'infolta. (È il racconto di un momento di una percezione che non abbiamo nella realtà)
Viene pubblicata il 28 febbraio 1925 sulla rivista “Il Convegno”. Metrica 4 strofe di diversa misura (settenari, novenari ed endecasillabi), presenta qualche enjambement. Non sono utilizzate parole particolarmente alte, se non “infinitarsi” che è un verbo di ascendenza dantesca.
Il tema del Tempo e della Memoria. Collegata all’oblio, se non ci fosse l’oblio, non ci sarebbe la memoria (obliviscor verbo attivo di forma passiva). Dimenticare significa infatti, togliersi qualcosa dalla mente, scordare invece, significa togliersi qualcosa dal cuore. Si dimentica per un eccesso di nozioni, gli uomini per poter sopravvivere devono saper dimenticare (rimuovere). La censura permette che il represso rimanga dove si trova. Per questo per Montale la memoria è labile, e in questa poesia sottolinea l’inadeguatezza del ricordare, che porta anche ad una condizione dolorosa. Esistenza che non ci appare chiara nel suo significato. Se la vita è questa condizione di impressionante ereditarietà, sarebbe superare il limite che non è possibile superare per l’io poetico. Per quanto riguarda il tempo, viene inteso come: Misura dell’esistenza individuale suddiviso in epoca di vita; Misura del ritmo naturale giorni, stagioni, … Misura del tempo come storia; Come dimensione cosmica soprattutto nell’ultimo Montale; Come oggetto di riflessione concetto esistenziale della crudeltà del tempo = l’uomo nella sua individualità, vive il tempo in modo diverso presente, passato e futuro si intersecano = esiste il tempo della memoria. Il viaggio finisce qui: (tono perentorio, torna alle origini) nelle cure meschine che dividono (tra l’essere quotidiano che è presente) l'anima che non sa più dare un grido. (Non è più in grado di dare un segno di vita né in senso negativo, né in senso positivo)
(Il tempo degli “Ossi di Seppia” è circolare e ripetitivo) Ora i minuti sono eguali e fissi (Meccanico) come i giri di ruota della pompa. (Meccanismo infallibile come quello del tempo, l’uomo lo capisce grazie alla linearità. Simbolismo montaliano) Un giro: un salir d'acqua che rimbomba.
Un altro, altr'acqua, a tratti un cigolio. (Scansione del tempo, quasi a sostituire il grido che l’anima non riesce ad emettere unico movimento percepito)
(Anafora siamo alla fine di un percorso) Il viaggio finisce a questa spiaggia (invasa) che tentano gli assidui e lenti flussi. Nulla disvela (la spiaggia) se non pigri fumi la marina che tramano di conche i soffi leni (elementi leggeri, caratteristici del paesaggio. Anticipano e creano la possibilità di un luogo fantastico): ed è raro che appaia nella bonaccia muta tra l'isole dell'aria migrabonde (ascendenza dantesca) la Corsica dorsuta o la Capraia. (paesaggio ligure)
(Il “tu” nelle poesie di Montale è sempre femminile) Tu chiedi (fa doamde difficili) se così tutto vanisce (vuole sapere se tutto deve finire per forza) in questa poca nebbia di memorie; (il recupero della memoria è difficile per via della nebbia) se nell'ora che torpe (si esalta) o nel sospiro del frangente (momento non definito) si compie ogni destino. (Il destino umano si dovrebbe concludere in modo insignificante) (Risponde il poeta) Vorrei dirti che no, che ti s'appressa l'ora che passerai di là dal tempo; (lascia il tempo umano/perde la sua circolarità) forse solo chi vuole s'infinita, (ascendenza dantesca) e questo tu potrai, chissà, non io. (Per Montale la riva è simbolo di salvezza come in Dante/l’io lirico vorrebbe risponderle che non è così, entra in una dimensione di infinito cosmico c’è comunque l’augurio dell’io poetico a questa possibilità, anche se per lui è preclusa) Penso che per i più non sia salvezza, (abdica ad una possibilità di salvezza) ma taluno sovverta ogni disegno (divino), passi il varco (vai all’al di là), qual volle si ritrovi. (Trovi il fondamento di salvezza) (Conclusione con un dialogo-monologo) Vorrei prima di cedere segnarti codesta via di fuga (lui sa qual è la via, anche se per lui non è percorribile) labile (per cui la via è difficile da trovare) come nei sommossi campi (=superfice marina) del mare spuma o ruga. (La via che le indica è leggera come le increspature dell’acqua) Ti dono anche l'avara (trattenuta) mia speranza. (Le consegna l’ultima speranza) A' nuovi giorni, stanco, non so crescerla: (=la speranza va coltivata)
oltre lo sguardo; (si allunga verso l’infinito) reti stinte che asciuga il tocco tardo (ultime ore di luce) e freddo della luce; e sopra queste denso il cristallo dell'azzurro (cielo come cristallo) palpebra (palpebrare=muoversi) e precipita a un arco d'orizzonte flagellato. (Dal vento freddo) Più d'alga che trascini (non il moto delle alghe, ma la fissità pulsante del cielo) il ribollio (di angoscia di ciò che si era rassegnato in noi) che a noi si scopre, muove tale sosta la nostra vita (=vita immobile): turbina quanto in noi rassegnato a' suoi confini risté un giorno; (il senso d’angoscia prende il potere) tra i fili che congiungono un ramo all'altro si dibatte il cuore (si muove senza possibilità di uscita) come la gallinella di mare che s'insacca tra le maglie; e immobili e vaganti (ossimoro) ci ritiene una fissità gelida. (Siamo ghiacciati nei confini della vita) Così (il dibattersi del cuore viene messo sullo stesso piano dei morti che tornano alla vita) (Siamo sicuri che saremo in pace nel momento in cui moriremo? Ripreso dal soliloquio di Amleto) forse anche ai morti è tolto ogni riposo nelle zolle: una forza indi li tragge spietata più del vivere, ed attorno, larve rimorse dai ricordi umani, li volge fino a queste spiagge, fiati senza materia o voce tràditi (portati) dalla tenebra; ed i mozzi loro voli ci sfiorano pur ora da noi divisi appena e nel crivello (gorgo) del mare si sommergono... (Molto più vicini i vivi e i morti per la presenza del ricordare i morti ricordano di quando erano vivi)
La poesia fa parte dei 3 testi finali dove ricompare una delle figure femminili della raccolta: Arletta quella su cui Montale punta il passaggio verso l’infinitarsi, che è contrapposta ad Esterina (l’altra figura femminile) presenza mortifera. Arletta/Annetta apre la poesia degli Ossi di Seppia, è molto presente sia all’inizio che alla fine della raccolta. Per Montale la figura femminile è molto complessa. Corrisponde al sentimento amoroso, ma che se viene sperimentato, lo si riconosce sia come amore totalizzante, ma anche impossibile. Sono incarnazioni dello stesso fantasma, quello che rende possibile la salvezza dall’inferno del mondo e dell’esistenza. Nella struttura diadica (=dell’io e del tu), giocata sull’opposizione/identità dell’io lirico e del tu appellativo, è quasi sempre la donna ad incarnarlo. Nello stesso tempo il tu femminile (tu allocutorio = locuzione a cui si rivolge il poeta), incarna l’alterego del poeta (si divide, ma allo stesso tempo lo incarna). Si tratta di un diario di prigionia esistenziale vissuta nei termini di temporaneità angosciosa, unita al momento memoriale rapporto tra temporaneità e simboli eterni dl paesaggio tra i due è contemplato il miracolo, vale a dire l’infinitarsi. frattura nel compatto intreccio spazio – tempo con una casualità che permetta nell’invisibilità dell’ich et nunc (=del presente), e fa intravedere un aldilà che salva. La figura femminile ha la funzione di salvificità: Arletta (Anna degli Uberti che il poeta ha conosciuto a 17 anni a Monterosso e il cui rapporto finisce nel 1922. Nel ’22 diventa una figura mitica, anche se non muore nella realtà e per Montale il rapporto con la donna reale non è possibile, infatti non viene mai descritta espressamente, ma solo a frammenti) è presente paradossalmente perché assente. Il tu allocutorio non è reale, un po’ come Laura, Beatrice e Nerina, si staglia nel ricordo. Mondo di morti viventi. Morti più vivi dei vivi nel desiderio di ritornare nei luoghi in cui hanno vissuto. Mondo invivibile, dove la donna è il varco per una dimensione alternativa, ma non reale (figura sublimata nell’assenza/morte). Trattiene le figura in una fase limbica e la definisce come genio di pura inesistenza (riconoscimento reale perché assurda). Presenza metafisica degli Ossi, è la donna crepuscolare, non luminosa. Altra valenza avranno le donne nelle altre raccolte, che sono luminose. Metrica endecasillabi, con solo 3 settenari, ricca di assonanze e allitterazioni.
La vita che si rompe (c’è sempre qualcosa di disarmonico in questa vita) nei travasi (flusso della vita che si manifesta nei passaggi legati ad un’individualità=passaggi dell’esistenza) secreti a te ho legata: ( settenario) quella (vita) che si dibatte in sé e par quasi (vita sempre in affanno e travagliata) non ti sappia (non ti riconosca), presenza soffocata. (Presenza data dalla memoria, che non riesce a restituirla pienamente. La donna è una forma = stilnovismo)
Quando il tempo (del ricordo) s'ingorga alle sue dighe (del fiume che si deve immettere nel mare) la tua vicenda accordi alla sua immensa, (non delimitabile dal tempo come identità assoluta) ed affiori, memoria, più palese (si appalesa alla memoria, ma scendendo) dall'oscura regione (mortifero: regione del passato) ove scendevi,
Attacco elegiaco poesia triste, con tono basso e ombratile.
Tu non m'abbandonare mia tristezza (invocazione alla tristezza affinché non lo abbandoni) sulla strada (simbologia della vita) che urta (strappi veloci) il vento (che viene dal mare) forano (vento leggero, ma il verbo che lo sostiene è forte ossimoro) co' suoi vortici (stacchi forti del vento) caldi, e spare (=sparisce); cara (gelosamente custodita) tristezza al soffio che si estenua (sta per scomparire): e a questo, (come il vento dura un momento, così anche i sentimenti) sospinta sulla rada dove l'ultime voci il giorno esala (il giorno si spegne, invaso da una nebbia) viaggia una nebbia, alta si flette un'ala (=qui vola) di cormorano. (Simbolo di solitudine nella tradizione letteraria)
La foce è allato (=esito) del torrente (=la vita), sterile (è un torrente aspro, ha solo un greto visibile. Paragone con la vita dell’io poetico) d'acque, vivo di pietre e di calcine; ma più foce di umani atti consunti, (di atti che sono già trapassati, che hanno dentro l’erosione del tempo con la fine della vita) d'impallidite (non hanno la vivacità dell’esistenza) vite tramontanti (visualizzazione dell’umanità rappresentata nel suo modo più triste) oltre il confine (=foce al di là della vita) che a cerchio ci rinchiude (superando il confine si va nell’aldilà): (enumerazione alta) visi emunti, mani (umani) scarne, cavalli (animali) in fila, ruote stridule: vite no (forma assertiva=questa non è vita): vegetazioni dell'altro mare che sovrasta il flutto. (Vita mentale queste vite sono solo dei modi di esistere biologici, di una vita che non è vissuta appieno e sovrasta in flutto che potrebbe portarci alla salvezza)
(Dà l’idea di una vita costretta) Si va (impersonale che rappresenta l’umanità) sulla carraia di rappresa Mota (=fango) senza uno scarto, (porta a cambiare rotta miracolo che non esiste più. Non capiscono la possibilità di uscire = umanità massificata non c’è un tentativo di liberazione) simili ad incappati di corteo, sotto la volta infranta ch'è discesa quasi a specchio delle vetrine,
in un'aura che avvolge i nostri passi fitta e uguaglia i sargassi (alghe umane) umani fluttuanti alle cortine (tenda di bambù) dei bambù mormoranti. (Dato reale che si unisce al discorso filosofico)
Se mi lasci anche tu, tristezza (ripete la parola tristezza, che è presagio dell’esistenza), solo presagio vivo in questo nembo, sembra che attorno mi si effonda un ronzio (ronzio simile a quello delle sveglie di una volta, caricate a molla) qual di sfere quando un'ora sta per scoccare; (momento di transizione) e cado inerte nell'attesa spenta di chi non sa temere (perde sia la speranza che il timore) su questa proda che ha sorpresa l'onda lenta, che non appare. (tutto quello che ha sperato non esiste più)
Forse riavrò un aspetto (=forse mi riapproprierò della mia forma umana): nella luce radente un moto mi conduce accanto a una misera fronda che in un vaso s'alleva s'una porta di osteria. A lei tendo la mano, e farsi mia (tende la mano verso la fronda e gli sembra di acquistare una nuova vita) un'altra vita sento, ingombro d'una forma che mi fu tolta (evocazione dantesca); e quasi anelli alle dita non foglie mi si attorcono ma capelli. (Metamorfosi di Dafne che si trasforma in alloro per sfuggire ad Apollo, in questo caso accade il contrario = miracolo che gli permette di credere ad una possibilità di salvarsi)
Poi più nulla (l’epifania sparisce subito). Oh sommersa! (Donna sommersa dalla morte e dalla poesia = esiste solo lì): tu dispari qual sei venuta, e nulla so di te. (La comunione esistenziale non è stata possibile) La tua vita è ancor tua: tra i guizzi rari (intermittenza della donna come sprazzi di luce) dal giorno sparsa già. Prega per me (invocazione) allora ch'io discenda altro cammino (che faccia un’altra vita)
Dolce cattività, oggi, riviere di chi s'arrende per poco come a rivivere un antico giuoco (infantile) non mai dimenticato. (E che affiora in modo imperativo) Rammento l'acre filtro (filtro magico) che porgeste allo smarrito adolescente (bella ma difficile), o rive: nelle chiare mattine si fondevano dorsi di colli e cielo; sulla rena dei lidi era un risucchio ampio, un eguale fremer di vite (vita accostata al fremere = speranza di vita) una febbre del mondo; ed ogni cosa in se stessa pareva consumarsi.
Oh allora sballottati come l'osso di seppia dalle ondate svanire a poco a poco; diventare (metamorfizzarsi influsso di D’Annunzio molto presente = l’io si trasforma) un albero rugoso od una pietra levigata dal mare; nei colori fondersi dei tramonti; sparir carne per spicciare sorgente ebbra di sole, dal sole divorata... Erano questi, riviere, i voti del fanciullo antico (ossimoro = il fanciullo diventa adulto trapasso esistenziale) che accanto ad una rósa (erosa) balaustrata lentamente moriva (fase dell’esistenza per passare ad un’altra) sorridendo.
(Siamo immersi nella natura ligure) Quanto, marine, queste fredde luci parlano a chi straziato vi fuggiva. Lame d'acqua scoprentisi tra varchi di labili ramure; rocce brune
tra spumeggi; frecciare di rondoni vagabondi... Ah, potevo (vedeva il paesaggio come una specie di condizione complessiva che fa da sfondo all’agonia di ogni essere) credervi un giorno o terre, bellezze funerarie, auree cornici all'agonia d'ogni essere. (Ora è qui) Oggi torno a voi più forte, o è inganno, (oggi gli sembra di essere forte, o forse no guarigione prematura) ben che il cuore par sciogliersi in ricordi lieti - e atroci. Triste anima passata (due modi diversi di concepire la vita) e tu volontà nuova che mi chiami, tempo è forse d'unirvi in un porto sereno di saggezza. (Di accettare la vita così com’è) Ed un giorno sarà ancora l'invito di voci d'oro, di lusinghe audaci, anima mia non più divisa (tra la tristezza e la vita nuova). Pensa: (parla col cuore) cangiare in inno l'elegia; (due espressioni liriche: uno di gioia, l’inno e uno triste, l’elegia la vita deve diventare un inno) rifarsi; non mancar più. (Non perdere l’occasione di trasformarsi) Potere Simili (stesso piano della natura) a questi rami ieri scarniti e nudi ed oggi pieni di fremiti e di linfe, sentire noi pur domani tra i profumi e i venti un riaffluir di sogni (nella nostra vita), un urger folle (verso una vita che abbia significato) di voci verso un esito; e nel sole che v'investe, riviere, rifiorire! (Le riviere ritornano a fiorire attraverso i raggi solari = ritornare a vivere)