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Principali poesie di Pascoli con commento e spiegazione
Tipologia: Appunti
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Espressione dell’ossessività di pascoli, da buon positivista di cultura lui è fanatico dei nomi precisi degli animali e delle piante —> lui le cose le deve dire in modo preciso = *Leopardi si sbagliava quando parlava di “rose e viole” della donzelletta —> sono le viole a ciocche che nascono a maggio insieme alle rose Da buon ossessivo lui dedica altre poesie ad uccelli o a piante. Assiuolo = uccello rapace notturno simile al gufo ma più piccolo —> si sente nelle aree di campagna o nei boschi. Fa un verso che Pascoli interpreta in modo simbolico ed anomalo rispetto a come lo potremmo interpretare noi —> Pascoli lo rende con l’onomatopea “chiù”, un suono monotono e malinconico. *3 strofe brevi —> “chiù” alla fine di ogni strofa. Pascoli descrive una situazione angosciate. Crescendo di tensione che si coglie nella poesia, il poeta sembra smarrito. Verso 1: “Dov’era la luna?” —> importante, ricorda la luna di Leopardi = luna come compagna della vita, punto di riferimento; in Pascoli è diverso. “Il cielo notava in un’alba di perla ed ergersi il mandorlo e il melo parevano vederla meglio” —> ossessività di Pascoli, specifica di che alberi si tratta / il mandorlo e il melo erano alla ricerca, come ill poeta, della luna che “nuova in un’alba di perla” = immagine che turba le coscienze - alba Notte simile all’alba perche c’è un chiarore lattescente. Si vede che da qualche parte la luna c’è ma non si riesce a definirne il contorno —> lattescenza = ansia, inquietudine. *c’è chi sostiene che non si tratti della notte ma proprio dell’alba nella quale la luce della luna c’è ancora - luna presente mentre il giorno sta per avanzare —> Sempre l’idea di un contesto non definito = inquietudine Verso 5: “Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; —> soffi di lampi - sinestesia = associazione di percezioni di sensi ≠, lampi di calore ma lampi di un temporale lontano. Anche questo mette ulteriore angoscia. Nero di nubi - Ipallage = spostamento di un aggettivo dal soggetto a cui dovrebbe rifarsi ad un altro che viene sostantivato. veniva una voce dai campi: chiù…” —> chiù = onomatopea pura Voce dai campi = si trasformerà in un singulto/urlo. Verso 9: “Le stelle lucevano rare in mezzo alla nebbia di latte” —> cielo lattescente = espressione scientifica. “Sentivo il cullare del mare Sentivo un fru fru tra le fratte —> fru fru - Allitterazione + onomatopea Sentivo nel cuore un sussulto…” —> Sentivo x3 - Anafora
Si sente un fruscio che mette angoscia. Dal cespuglio arriva un rumore, mentre in lontananza si sente il cullare del mare, culla = elemento del fanciullino/bambino cullato perché si addormenti. …com’eco di un grido che fu sonava lontano il singulto: chiù…” —> si sente un grido, probabilmente l’eco del grido che il padre lanciò quando venne fucilato a morte (a tradimento mentre tornava sul suo calesse). Pascoli non era presente ma s immagina la scena. Singulto = pianto singhiozzato ⁃ Climax ascendente Chiù = suono dell’assiuolo di cui all’inizio non si comprende il significato. Verso 17: “Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento” —> c’è un’aria/vento misterioso che nella notte passa attraverso le vette degli alberi - vette lucide = rese così dalla luce poco pulite da questa notte/alba lattescente e indefinita. “Squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento” —> (finissimi sistri d’argento - Allitterazione) le cavallette scuotono le ali (producendo un suono acuto e sottile). Il poeta da buon cultore della cultura antica dice che questo suono è simile ai sistri = antichi strumenti musicali, come dei triangoli, che venivano percossi con delle asticelle —> strumenti tipici del culto mistero della dea Iside, la quale faceva resuscitare il marito Osiride. Egitto = si praticano culti x la morte. Pascoli dice che le cavallette sono simboli di qualcosa che non puo essere inquadrato nella normalità / muovendo le ali, il suono emesse ricorda quello dei sistri, che nei culti di Iside prevedevano di fronte al tempio l’apertura delle porte = apertura verso la vita eterna 7 immortalità / resurrezione. **“(Tintinni a invisibili porte che forse non s’aprono più?…)” —> (tintinni - Allitterazione) porte che oggi sono invisibile e non si aprono più. Pascoli sta cercando di riportare i morti in vita, li cerca tra i suoni, tra i misteri di questa notte lattescente, nel chiù lontano. Ma non c’è più possibilità per il genere umano. Ad esso resta solo “quel pianto di morte” —> il chiù non è una voce lontana sperduta e senza senso, o un semplice pianto singhiozzato senza senso. Chiù = pianto di morte, non c’è altra speranza nella vita se non la morte. Prospettive di resurrezione pari a 0. Stesso vale per Pascoli, si infrange la sua idea di costruire una vita gratificante ed appagante.
Contenuta in Myricae. Pascoli offre una fotografia. Testo metricamente singolare = ballata minima. “Un bubbolio lontano” —> Brontolio del tuono = espressione onomatopeica “…” indicano un non detto.
Il componimento uscì la prima volta sul “Marzocco” il 20 marzo 1898 e poi fu raccolto nella seconda edizione dei “Poemetti” nel 1900. Questa fonte c'è rivelata da Maria Pascoli, la sorella che visse con Pascoli fino alla fine. Durante gli anni da lei trascorsi come educanda in convento (educande = ragazze che studiavano in convento) un giorno durante una passeggiata trova una pianta con una spiga di fiori rossi, la suora però la avverte di non avvicinarsi perché è un fiore mortale. Maria racconta dell’accaduto al fratello —> Pascoli scrive una poesia dove sono simboleggiate le due sorelle, ida e Maria. Maria è presente con il suo nome mentre Ida è chiamata Rachele. Rachele = colei che si è allontanata dal nido familiare che avevano ricostruito. La poesia è scritta in terzine dantesche a ride incatenate. Poemetto diviso in 3 sezioni. Si racconta che due ragazze divenute donne, Maria e Rachele si ritrovano dopo anni e dopo uno scambio di convenevoli ci si rende conto sono due donne molto diverse. Una è descritta come la donna angelo —> impaurita dalla vita mentre l’altra è più audace, descritta con i caratteri della donna mediterranea. Le due ragazze ripensano agli anni nel monastero e l’una chiede all’altra se li ci sia tornata —> Flashback, tornano indietro a quei giorni e l’una domanda all’altra: ma alla fine il profumo l’hai sentito? E Rachele dirà di si ammettendo di esserci andata nascosta di notte = Metafora dell’eros. *ardere = fino alla metà del 900 indicava proprio l’ardere di passione erotica. Impossibilità di trattenersi. Prima sezione: 1-25 —> si parla dell’incontro, le due ragazze che ripensano agli anni lontani, con la solita ossessività pascoliana che nomina i nomi di piante/uccelli “rovi con le more, i ginepri, i tordi ecc” + “fiore di morte” = fiore di cui aveva parlato la suora. Si diceva che “il fiore ha come un miele che inebria l’aria” che crea un’atmosfera strana e fa dimenticare tutto. Seconda sezione: 1-25 —> flashback = rivedono il loro passato nel convento, è una visione da sogno, onirica. La memoria del monastero è piena di ricordi giovanili —> azzurro del ciel di maggio profumo d’incenso, profumo dei fiori + ragazze che osservano i ragazzi, e poi piangono senza un perché + alcune lèggono un libro e riposano, poi si sentono le chiacchiere + emozioni e sentimenti.
Alla fine si parla di “una spiga di fiori, anzi di dita spruzzolate di sangue, dita umane” —> si tratta delle digitale purpurea, che manda in giro l’abito della sua vitalità. Terza sezione: 1-25 —> dopo aver rivisto quei giorni passati, le due ragazze si fanno una confidenza. Rachele si sente, a distanza di anni, di confidare il suo segreto a Maria. Le due si stringono le mani a vicenda al punto che “l’una sa dell’altra al muto premere” —> una intuisce che l’altra ha qualcosa da raccontare e che non può più tenere nascosto. Rachele confessa “si: sentii quel fiore” = Rachele da sola ha trasgredito al divieto della suora-maestra. Questa cosa però l’ha fatta di notte, momento della tentazione (nella tradizione occidentale è sempre stato così - nel Purgatorio quando arriva il serpente tentatore, con i due angeli che poi li cacciano? Nella notte). Quella notte Rachele sente “il vento che portava odore di orse e viole a ciocche”. Dentro di se Rachele provava un “sogno che notturno arse” —> è come se fosse su di giri, arde di passione. Quella notte c’è anche il temporale - ad un certo punto Rachele sente addirittura una voce che la invita ad avanzare/ “Vieni!”, e “fu molta la dolcezza” —> assapora il profumo inebriante del fiore. Maria reagisce con stupore, rabbrividisce all’idea di ciò che Rachele sta per confessare. Lei le confessa di essere stata travolta da questo profumo talmente potente che si muore = profumo mortale. *occhi che ardono / l’altra... = riferimenti a Rachele che ha scelto di vivere l’eros. Inteso da Pascoli come se fosse una malattia, una devianza, un disagio. Malattia = conseguenza della trasgressione. —> Dopo questa trasgressione Rachele non è stata più in grado fermarsi, ed è stata condotta alla morte. Come la tentazione del serpente Linguaggio potentemente allusivo e simbolico. Pascoli decadente +elevato - Trasfigurazione poetica.
Questo componimento è stato realizzato per le nozze dell’amico Gabriele Briganti. Questo componimento è costruito intorno all’idea del gelsomino notturno. *Gelsomino notturno chiamata anche “bella di notte” => perché apre i suoi fiori e i pistilli soprattutto la sera e durante la notte, attirando tantissimi insetti. Modalità di riproduzione. Nella poesia —> Pascoli, il poeta bambino rimane affascinato e allo stesso tempo turbato.
Fiore = simbolo della donna e dell’utero femminile che ha ricevuto il seme, lo porta dentro di se fecondato —> sente dentro di se una nuova vita. Questa gioia però è ignota al poeta perché lui è ancora bambino e dunque non ha l’idea della felicità adulta che si può sperimentare, ma allo stesso tempo lui non vuole sapere ciò che succede, è impaurito sa che si tratta di qualcosa di incontrollabile. Amore e morte = due aspetto incontrollabili della vita. Pascoli da ossessivo quale è tenta di controllare tutto. Controlla l’amore e allo stesso tempo anche i morti, perché nelle sue poesie li riporta in vita li produce, li fa parlare e pensare. Poesia ricca di simbolismo
Contenuti: natura, riflesso dell’animo del poeta, ricordo e nostalgia. Linguaggio fonosimbolico= simboli associati ai suoni ( bubbolio, soffi di lampi ). Sublimazione di tutti i temi pascoliani: nido, il tema dei morti, onomatopee pure, stelle, temporali, natura. La sera è ossessivamente richiamata in tutte le strofe alla fine: “che pace la sera, nell’umida sera, nell’ultima sera, mia limpida sera, sul far della sera”. Il poeta ci racconta che durante il giorno c’è stato un lungo temporale, ma ora è passato, si accendono le stelle. Nella sera fiesolana d’Annunzio aveva detto la stessa cosa, nel giorno c’era il temporale ma la sera era fresca e profumata, ora che era finito il temporale si potevano godere i piaceri della natura fresca, purificata, profumata come le chiome della sua compagna e la natura si faceva amare attraverso sera. Invece la sera di Pascoli è una sera che porta finalmente al risposo, dopo una giornata che è metafora della sua vita, giornata piena di lampi ma adesso che è venuta la sera della vita ci si può risposare. Onomatopee vive, molto infantile: “c’è un breve gre gre di renelle”, le ranocchiette che si fanno sentire dopo la giornata nella quale la pioggia caduta ha riempito i torrenti che si sono riempiti d’acqua e nel verso 12 i torrenti sembrano singhiozzare: non sono vivi i torrenti nelle percezione di Pascoli, ma singhiozzano come al termine di un pianto. “cupo tumulto”= la bufera Non resta che un pianto singhiozzato dolce come quello di un bambino che vuole essere consolato e che prolunga il suo pianto affinché la mamma lo possa prendere con se, vogliono prolungato il pianto che c’è stesso perché non cessi la carezza dolce della madre. Pascoli devi dirci tutto, quindi ci dice che tipo di nubi sono: verso 20= “sono cirri ( nuvole particolari ) di porpora e d’oro” perché dopo il temporale il sole che riappare al tramonto trasforma i colori anche all’orizzonte.
Il poeta si rivolge a se in modo simbolico dice “o stanco dolore, riposa!” perchè la nube che nel giorno è stata più nera, quella che ha portato il temporale adesso si è allontanata, in fondo all’orizzonte dove sta tramontando il sole, che la colora al punto che sembra rosa=metafora della vita del poeta perché la sua vita è stata tutta nera ma adesso che si sta avvicinando alla morte gli sembra tuto più dolce, meno pesante da sopportare nell’ultima sera—> è tutto più sereno: “voli di rondini, gridi dell’aria serena” Verso 27: “la fame del povero giorno prolunga la garrula cena”= i nidi non hanno avuto furfante il giorno il cibo perché le mamme non sono uscirete a renderlo perché pioveva, la pioggia ha cessato di cadere quindi le rondini escono tardi, le madri dei vari uccelli a prendere quello che serve per i piccoli che nel giorno non ebbero il solito pasto intero —> il poeta ricorda gli stenti patiti da giovane, sublime e onirico ( trasognato, qualcosa di oltre la dimensione/ percezione umana, dimensione da sogno ). “Don… don…” sono delle campane di Castelvecchio di Barga, ma il poeta attribuisce il don don alle voci di tenebra azzurra come se fossero le nuvole lontana che invitano il poeta a dormire con questo invito onomatopeico. “dicono, cantano, sussurrano, bisbigliano”= climax discendente, sembra quasi di sentire la mamma che al bambino canta la ninna nanna e sempre di più abbassa la voce per favorire l’addormentamento. “Mi sembrano canti di culla che fanno che io torni com’era” =la regressione di Pascoli che vuole tornare bambino, che fanno che io torni nella culla, una culla metaforica= vuole riunirsi a sua madre “ sentivo mia madre” verso 39, sentiva addirittura il canto della madre che lo invita al riposo, risposo eterno dove il bambino potrà riunirsi alla mamma —> negli ultimi momenti della vita si sente o si vede la mamma. La sera pascoliana non termina con un sogno erotico, con una donna come in d’Annunzio, ma termina nel nulla eterno, nel ritorno misterioso ma pacificato con la madre.