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Un confronto tra le teorie di Williams, Thompson e lo Strutturalismo riguardo al concetto di cultura e di esperienza. Vengono analizzati i paradigmi dominanti negli studi culturali e la concezione di cultura come forma comune di attività umana. Inoltre, viene esaminata la nozione di esperienza per il Culturalismo e per lo Strutturalismo. Viene inoltre descritta l'influenza dello Strutturalismo sulle teorie di Stuart Hall e la sua riformulazione della nozione marxista di ideologia.
Tipologia: Sintesi del corso
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In “The Long Revolution”, Williams propone due modi diversi di comprendere il concetto di “cultura” : 1- rielabora il significato con la sfera delle idee: non consiste nel meglio che è stato pensato e detto, ma viene definita come una tra tutte le forme di un processo sociale generale; 2- pone l’accento sull’aspetto della cultura che ha a che fare con le pratiche sociali. La Teoria della cultura viene definita come lo studio dei rapporti esistenti tra elementi di un intero stile di vita. L’obiettivo dell’analisi è quello di mettere a fuoco il modo in cui le interazioni tra tutte le pratiche e i modelli vengono vissute come un tutto in un qualsiasi periodo storico. Thompson sostiene al contrario che nessun “intero stile di vita” può esistere senza la dimensione interna di lotta e confronto tra stili di vita opposti. Egli sosteneva la “classe come insieme di relazioni, come lotta popolare e forma storica di coscienza…”. Opera una distinzione più classica tra “essere sociale” e “coscienza sociale”, tra ciò che è o non è cultura. Nonostante punti divergenti, questi due pensieri delineano quello che possiamo definire un paradigma dominante, importante negli studi culturali, che considera la cultura come forma comune di attività umana, la definisce da un lato “significati e valori che emergono tra diversi gruppi sociali”, e dall’altro “tradizioni, e pratiche vissute”. Williams unisce queste due definizioni nel concetto di cultura, Thompson, invece, in quello dell’esperienza. Il culturalismo è una concezione che ha il merito di creare un ponte, un collegamento tra le diverse culture all’interno del sistema società: la società integrata e multietnica funziona come un tutt’uno ma non annulla le identità e le differenze dei singoli. L’esperienza per il Culturalismo era il terreno dell’intreccio tra condizioni e coscienza. Per lo Strutturalismo, invece, non poteva essere il terreno di nessuna cosa, perché le proprie condizioni si vivono all’interno e attraverso categorie e schemi della cultura. L’esperienza, inoltre, è un effetto di tali categorie. Dunque l’esperienza veniva concepita come un effetto. Dal saggio “due paradigmi” prendo in esame il paragrafo di pag.84: “Questo strutturalismo (quello di Lévi-Strauss) condivideva con il culturalismo una frattura radicale nei confronti dei termini della metafora struttura/sovrastruttura, almeno così come essi venivano trasmessi dalle parti più semplici de L’ideologia tedesca. E benché lo scopo di Lévi-Strauss fosse quello di dare un contributo a “questa storia delle sovrastrutture appena abbozzata da Marx”, il suo intervento ha finito col provocare un’altra frattura radicale con il suo intero campo di riferimento, tanto definitiva e irrevocabile quanto quella compiuta dai “culturalisti”. Come è ben noto nei due paradigmi si fece riferimento al termine gramsciano “ideologia”, ma si commette un grosso errore se si considera solo l’impatto che ebbero le teorie di Althusser, dove l’“ideologia” ebbe un ruolo fondamentale ma non “uniforme”, e trascurare le opere di Lévi Strauss. L’influenza dello Strutturalismo portò Stuart Hall a distinguere tre figure strutturaliste le cui opere furono rilevanti per il CCCS, associando i lavori di Lévi- Strauss e Roland Barthes allo “strutturalismo semiotico”, e quello di Luis Althusser allo “strutturalismo marxista”. Fu Lévi-Strauss il primo ad operare la “frattura” con il “culturalismo”. Egli interpretò il sistema dei segni nelle culture primitive, la cucina etc., mentre Barthes studiò i codici e i miti della cultura francese del dopoguerra. È proprio l’interesse per la semiotica che permise ad Hall di riformulare la nozione marxista di “ideologia”, considerato che per lo Strutturalismo fu un concetto centrale. Se negli anni Cinquanta respinse la teoria marxista, negli anni Settanta ritornò su Marx, attuando però quello che lui definisce un marxismo “senza garanzie”. Un marxismo “critico” che assimila i suoi principi, ma allo stesso tempo lo mette in discussione e cerca di superarlo. Lo “strutturalismo marxista” di Althusser, attraverso l’opera “Per Marx”, ebbe una notevole influenza su Stuart Hall, sostenendo che l’“ideologia” non è un velo illusorio (falsa coscienza), ma un insieme di rappresentazioni (idee, miti, immagini) attraverso cui viviamo le nostre reali condizioni d’esistenza. Per Althusser l’“ideologia” funziona a livello inconscio, un concetto condiviso da Hall, dove è più potente in ciò che appare naturale.