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Saggio "Nuove etnicità", Appunti di Cultural Studies

Saggio del libro "Il soggetto e la differenza" di Stuart Hall

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 04/01/2024

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maryp_92 🇮🇹

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NUOVE ETNICITA’
Fase di critica in cui i neri erano posizionati come l’Altro: o scompariva, il nero era invisibile
nell’arte, l’arte era esclusivamente bianca, oppure quando appariva nei media erano
delinquenti, criminali. Quando si trattava di descrivere la cultura britannica, la Englishness,
questo coincideva solo con il bianco, il nero era come se non facesse parte di quella
cultura. I neri non erano assolutamente marginali nella società britannica ma nonostante
questo erano collocati ai margini e questo era dovuto a pratiche politiche e culturali che
regolavano e normalizzavano gli spazi della rappresentazione.
Le strategie culturali che resistevano a questo tipo di rappresentazioni si basavano su
diverse strategie di azione: accesso ai diritti della rappresentazione, cioè i neri dovevano
guadagnarsi uno spazio in questa politica della rappresentazione e contestare il modo
stereotipato in cui erano stati rappresentati, cioè le immagini dei neri erano piene di
stereotipi. Erano strategie che erano incentrare a cambiare le relazioni della
rappresentazione, le relazioni di potere nell’ambito della cultura e della politica della
rappresentazione (quello che vediamo come viene rappresentato).
Siamo in una nuova fase ma non è che la prima sia sparita: quelle politiche, critiche della
rappresentazione non sono scomparse, il razzismo culturale non è scomparso, anzi
nell’epoca del thatcherismo il razzismo è molto forte ma la lotta cambia. Qualcosa a livello
di queste politiche culturali sta cambiando, le strategie culturali si devono riorganizzare.
Quindi gli artisti neri, gli operatori culturali neri devono lottare su due fronti diversi, non c’è
più un unico fronte di lotta. Prima bisognava lottare soltanto per quanto riguardava le
relazioni della rappresentazione, cambiare le relazioni tra soggetto e oggetto, chi
rappresenta chi, mentre prima solo i bianchi avevano il diritto di rappresentarsi e
rappresentare la cultura britannica, i neri… poi anche i neri cominciano ad avere il diritto di
rappresentarsi e rappresentare. Ora non si tratta solo di questo, ma si tratta della politica
stessa della rappresentazione, mettere in questione la politica della rappresentazione.
Dobbiamo interrogarci su cosa significa “rappresentazione”. Teoria mimetica della
rappresentazione: documentario, film è un’immagine della realtà, una sua copia. Hall
invece dice che nonostante ci sia una realtà concreta, i fatti hanno effetti reali, è soltanto
tramite la rappresentazione, il discorso che questi eventi assumono un significato per noi.
La realtà viene costruita dalle rappresentazioni. Non possiamo trascurare le
rappresentazioni perché diamo per scontato che siano una copia della realtà, in realtà dice
S.Hall, non si tratta solo di un riflesso o di una copia della realtà: la realtà ce la costruiscono
le rappresentazioni, la realtà diventa quello che vediamo attraverso queste
rappresentazioni. Per noi esiste solo rappresentazione. La rappresentazione ha un ruolo
costitutivo della realtà. Discorsi sulla rappresentazione fino a quel momento (anni 70)
erano stati fatti principalmente da critici bianchi (psicoanalisi, femminismo), adesso (dagli
anni 80) anche la politica culturale nera, intellettuali neri cominciano a parlare della
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NUOVE ETNICITA’

Fase di critica in cui i neri erano posizionati come l’Altro: o scompariva, il nero era invisibile nell’arte, l’arte era esclusivamente bianca, oppure quando appariva nei media erano delinquenti, criminali. Quando si trattava di descrivere la cultura britannica, la Englishness, questo coincideva solo con il bianco, il nero era come se non facesse parte di quella cultura. I neri non erano assolutamente marginali nella società britannica ma nonostante questo erano collocati ai margini e questo era dovuto a pratiche politiche e culturali che regolavano e normalizzavano gli spazi della rappresentazione. Le strategie culturali che resistevano a questo tipo di rappresentazioni si basavano su diverse strategie di azione: accesso ai diritti della rappresentazione, cioè i neri dovevano guadagnarsi uno spazio in questa politica della rappresentazione e contestare il modo stereotipato in cui erano stati rappresentati, cioè le immagini dei neri erano piene di stereotipi. Erano strategie che erano incentrare a cambiare le relazioni della rappresentazione, le relazioni di potere nell’ambito della cultura e della politica della rappresentazione (quello che vediamo come viene rappresentato). Siamo in una nuova fase ma non è che la prima sia sparita: quelle politiche, critiche della rappresentazione non sono scomparse, il razzismo culturale non è scomparso, anzi nell’epoca del thatcherismo il razzismo è molto forte ma la lotta cambia. Qualcosa a livello di queste politiche culturali sta cambiando, le strategie culturali si devono riorganizzare. Quindi gli artisti neri, gli operatori culturali neri devono lottare su due fronti diversi, non c’è più un unico fronte di lotta. Prima bisognava lottare soltanto per quanto riguardava le relazioni della rappresentazione, cambiare le relazioni tra soggetto e oggetto, chi rappresenta chi, mentre prima solo i bianchi avevano il diritto di rappresentarsi e rappresentare la cultura britannica, i neri… poi anche i neri cominciano ad avere il diritto di rappresentarsi e rappresentare. Ora non si tratta solo di questo, ma si tratta della politica stessa della rappresentazione, mettere in questione la politica della rappresentazione. Dobbiamo interrogarci su cosa significa “rappresentazione”. Teoria mimetica della rappresentazione: documentario, film è un’immagine della realtà, una sua copia. Hall invece dice che nonostante ci sia una realtà concreta, i fatti hanno effetti reali, è soltanto tramite la rappresentazione, il discorso che questi eventi assumono un significato per noi. La realtà viene costruita dalle rappresentazioni. Non possiamo trascurare le rappresentazioni perché diamo per scontato che siano una copia della realtà, in realtà dice S.Hall, non si tratta solo di un riflesso o di una copia della realtà: la realtà ce la costruiscono le rappresentazioni, la realtà diventa quello che vediamo attraverso queste rappresentazioni. Per noi esiste solo rappresentazione. La rappresentazione ha un ruolo costitutivo della realtà. Discorsi sulla rappresentazione fino a quel momento (anni 70) erano stati fatti principalmente da critici bianchi (psicoanalisi, femminismo), adesso (dagli anni 80) anche la politica culturale nera, intellettuali neri cominciano a parlare della

rappresentazione. Qua accade un fatto: la perdita dell’innocenza: il soggetto nero perde la propria innocenza, il soggetto nero essenziale non esiste più. In questa fase c’è una presa di coscienza di questa diversità di diverse posizioni soggettive, esperienze sociali, identità culturali che compongono la categoria del nero, il nero comincia a mettere in discussione cosa vuol dire “nero”, a chi stiamo facendo riferimento. Ci si rende conto che il “nero” è una categoria costruita ma non ha una base in una categoria razziale, non è qualcosa di naturale, non esiste il nero in natura. Chi dobbiamo comprendere sotto questo termine: quelli che hanno un determinato colore della pelle? Discorso razziale. I neri possono provenire da luoghi diversi (dall’africa, caraibi…). Il nero ha al suo interno una straordinaria diversità. Quindi la seconda fase è quella della differenziazione, l’emergere di tutte queste differenze. Nella prima fase per reazione al razzismo denigratorio dei bianchi il black veniva riaffermato come una razza in maniera positiva, nella seconda fase la nozione di razza viene meno. Perdita dell’innocenza: scompare la possibilità di considerare il soggetto nero come essenzialmente vittima ed essenzialmente positivo. Il soggetto nero era a priori nella prima fase della politica della rappresentazione black era innocente perché era l’oggetto di una serie di marginalizzazioni, razzismi, era un soggetto innocente a priori, veniva dato per scontato l’innocenza del soggetto nero, che doveva necessariamente opporsi come immagine positiva (innocente, vittima) al razzismo dei bianchi, innocenza  non consapevolezza, quasi ingenuità del soggetto nero che non si interroga su sé stesso e le differenze all’interno della categoria del nero, utilizzare in maniera non problematica il termine black. “Black is beautiful” slogan anni 70 del movimento dei diritti dei neri perché nelle rappresentazioni black non era bello (violenza, delinquenti, drogati, prostitute…). Denigrare il nero anche esteticamente, l’ideale era sempre stato bianco. Quell’orgoglio di appartenenza era l’orgoglio dell’appartenenza estetica, capelli afro, quest’identità culturale ma nasconde un’innocenza: innocentemente proclamare questa identità nera senza mettere in discussione il fatto che nero non esiste perché contiene un’enorme varietà al suo interno (es. un soggetto nero che fa violenza sulla donna), a chi facciamo riferimento. Hanif K. Prende in giro il tradizionalismo della società pakistana e l’omofobia nei confronti di quella società, è un esempio di come il nero perde la propria innocenza perché si osserva e vede che anche al proprio interno si possono celare quei disequilibri, quelle dinamiche di potere che apparentemente avevano caratterizzato solo la relazione tra neri e bianchi. Per es. nella cultura pakistana un’altra dinamica di potere era quella tra eterosessuali e omosessuali. Gramsci fa capire l’importanza della questione culturale nell’ambito della politica: il nazional-popolare, l’importanza che ha la popolazione che prima veniva considerata dal marxismo come una massa di lavoratori, succubi a liv economico e dovevano prendere coscienza della loro condizione economica e fare la rivoluzione. Per Gramsci il nazional popolare sono i gusti, quello che fanno le persone, le trasmissioni che guardano, i giornali che leggono, la cultura popolare è importante per capire cosa pensa la popolazione per comprenderle e per lavorare sulle questioni politiche.

Il discorso di Stuart Hall sui cambiamenti del regime di auto-rappresentazione delle minoranze etniche prosegue con un’analisi ancora più approfondita dei concetti di identificazione, appartenenza e identità, e di come questi siano stati strumentalizzati all’interno dell’eurocentrismo egemonico. La citazione proposta afferma di fatto che il razzismo lavora su un tipo di binarismo di rappresentazione che determina categorie specifiche ed inviolabili, delimitate da “confini simbolici” dati aprioristicamente dalla classe dominante (in questo caso dal soggetto bianco). La seconda fase del mutamento parte proprio da questo concetto con il fine di avvertire di quel pericolo su cui si incombe quando parliamo di razzismo e bidimensionalità del sistema sociale, ossia la stereotipizzazione dell’Altro che si riduce a poche e semplici caratteristiche fisse. In questa retorica, attraverso i due concetti menzionati nella citazione, appartenenza e alterità, il dominante e il subalterno rappresentano categorie specifiche che si costruiscono attorno a determinati attributi invariabili, fissi e largamente naturalizzati. Questo è ciò su cui si basa il discorso della lotta della questione nera: il cambiamento che stava avvenendo portava avanti dei punti di vista che sono in netta contraddizione con l’idea dell’unità imprescindibile dell’identità, pertanto non possiamo riferirci al soggetto nero se non facciamo riferimento ad altre dimensioni che definiscono il suo ruolo all’interno di una società (parliamo di classe, genere, sessualità…).