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Commento Seconda Prova Intercorso "Codifica e decodifica del discorso televisivo", Sintesi del corso di Cultural Studies

Il saggio di Stuart Hall è considerato il più importante degli studi culturali. In esso, l'autore introduce il concetto di codifica e decodifica del discorso televisivo, rompendo con la trasmissione lineare dei media. Il messaggio non è fisso, ma può essere interpretato in modo diverso a seconda del gruppo culturale di appartenenza. Il segno televisivo è complesso, costituito da due discorsi visivo e uditivo. il processo di codifica e decodifica del messaggio televisivo.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 06/09/2022

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Come già detto dai miei compagni il saggio “Codifica e decodifica del discorso televisivo” è il saggio più
importante di Stuart Hall, quello che ha dato inizio agli studi culturali. È un articolo che parla del discorso
televisivo, dei messaggi che passano attraverso la televisione, è un articolo che introduce una novità,
perché fino a quel momento i media si vedevano come mezzi di comunicazione trasparenti, trasmettevano
qualcosa in maniera lineare. In questo saggio Stuart Hall modifica quelli che erano i termini originali quali
emittente e ricevente, rinominandoli “codifica” e “decodifica”, da qui prenderà appunto il titolo del saggio.
Rompe in maniera definitiva con quella che abbiamo definito trasmissione lineare, quindi “emettere un
messaggio” sarà sostituito con “codificare un messaggio”, e “ricevere un messaggio” diventerà
“decodificare un messaggio”. Cambia il fatto che il contenuto del messaggio non è qualcosa di fisso, statico,
immutabile, ma c’è la possibilità che il messaggio arrivi in una maniera diversa, come con l’emittente
televisiva. Per alcuni il messaggio ha un determinato significato, e per altri può averne un altro o non
averne affatto. Il punto fondamentale è che i messaggi non sempre rappresentano la stessa cosa per tutti,
ma cambiano, ognuno di noi ha la propria visione. Ma proprio per questo c’è bisogno di sottolineare che
quando diciamo che ci sono diverse interpretazioni possibili, non si parla di differenze soggettive e
individuali, bensì relative ai gruppi culturali ai quali apparteniamo. Ogni messaggio è sempre codificato e
quindi costruito, facendo attenzione anche ai tre tipi di posizionamento e ai segni iconici. Infatti mi ricollego
al testo di Stuart Hall riportando i seguenti versi: “La realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è
costantemente mediata da e attraverso il linguaggio: ciò che possiamo conoscere e ciò che possiamo dire
deve essere prodotto con e attraverso il linguaggio. La conoscenza discorsiva è il prodotto dell’articolazione
del linguaggio con rapporti e condizioni reali. Non esiste quindi alcun discorso intelligibile che non si avvalga
di un codice. Proprio per questo, i segni iconici sono anch’essi segni codificati.” [Pag. 39] Le strutture
televisive devono produrre messaggi codificati nella forma di un discorso dotato di senso e, per fare questo,
devono codificare (rappresentare quindi informazioni attraverso un certo codice) il messaggio con le regole
discorsive del linguaggio. Successivamente il messaggio, percepito come discorso significativo, viene
decodificato e trasportato nella pratica sociale acquisendo un’efficacia politica. È qui che si ha
l’effetto/l’intrattenimento. I codici di codifica e decodifica possono non essere perfettamente simmetrici, lo
squilibrio tra i codici deriva dalle differenze strutturali tra emittente e audience. La mancanza di equivalenza
tra le due parti dello scambio comunicativo fa nascere incomprensioni. Il segno televisivo è complesso
perché costituito da due discorsi, visivo e uditivo (immagini + parole). È un segno iconico e quindi ha alcune
proprietà della cosa rappresentata. Il discorso visivo del mondo televisivo traduce un mondo a tre
dimensioni in piani bidimensionali quindi non può essere il referente o il concetto stesso che vuole
esprimere. In un film il cane abbaia ma non può mordere: la realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è
sempre mediata da questo. Il segno iconico, cioè quello basato sull’immagine, si presta meglio ad essere
considerato “naturale”, e quindi come detto a lezione, la televisione funziona attraverso questi segni iconici
che rispettano e rappresentano nient’altro che la realtà.

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Come già detto dai miei compagni il saggio “Codifica e decodifica del discorso televisivo” è il saggio più importante di Stuart Hall, quello che ha dato inizio agli studi culturali. È un articolo che parla del discorso televisivo, dei messaggi che passano attraverso la televisione, è un articolo che introduce una novità, perché fino a quel momento i media si vedevano come mezzi di comunicazione trasparenti, trasmettevano qualcosa in maniera lineare. In questo saggio Stuart Hall modifica quelli che erano i termini originali quali emittente e ricevente, rinominandoli “codifica” e “decodifica”, da qui prenderà appunto il titolo del saggio. Rompe in maniera definitiva con quella che abbiamo definito trasmissione lineare, quindi “emettere un messaggio” sarà sostituito con “codificare un messaggio”, e “ricevere un messaggio” diventerà “decodificare un messaggio”. Cambia il fatto che il contenuto del messaggio non è qualcosa di fisso, statico, immutabile, ma c’è la possibilità che il messaggio arrivi in una maniera diversa, come con l’emittente televisiva. Per alcuni il messaggio ha un determinato significato, e per altri può averne un altro o non averne affatto. Il punto fondamentale è che i messaggi non sempre rappresentano la stessa cosa per tutti, ma cambiano, ognuno di noi ha la propria visione. Ma proprio per questo c’è bisogno di sottolineare che quando diciamo che ci sono diverse interpretazioni possibili, non si parla di differenze soggettive e individuali, bensì relative ai gruppi culturali ai quali apparteniamo. Ogni messaggio è sempre codificato e quindi costruito, facendo attenzione anche ai tre tipi di posizionamento e ai segni iconici. Infatti mi ricollego al testo di Stuart Hall riportando i seguenti versi: “La realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è costantemente mediata da e attraverso il linguaggio: ciò che possiamo conoscere e ciò che possiamo dire deve essere prodotto con e attraverso il linguaggio. La conoscenza discorsiva è il prodotto dell’articolazione del linguaggio con rapporti e condizioni reali. Non esiste quindi alcun discorso intelligibile che non si avvalga di un codice. Proprio per questo, i segni iconici sono anch’essi segni codificati.” [Pag. 39] Le strutture televisive devono produrre messaggi codificati nella forma di un discorso dotato di senso e, per fare questo, devono codificare (rappresentare quindi informazioni attraverso un certo codice) il messaggio con le regole discorsive del linguaggio. Successivamente il messaggio, percepito come discorso significativo, viene decodificato e trasportato nella pratica sociale acquisendo un’efficacia politica. È qui che si ha l’effetto/l’intrattenimento. I codici di codifica e decodifica possono non essere perfettamente simmetrici, lo squilibrio tra i codici deriva dalle differenze strutturali tra emittente e audience. La mancanza di equivalenza tra le due parti dello scambio comunicativo fa nascere incomprensioni. Il segno televisivo è complesso perché costituito da due discorsi, visivo e uditivo (immagini + parole). È un segno iconico e quindi ha alcune proprietà della cosa rappresentata. Il discorso visivo del mondo televisivo traduce un mondo a tre dimensioni in piani bidimensionali quindi non può essere il referente o il concetto stesso che vuole esprimere. In un film il cane abbaia ma non può mordere: la realtà esiste al di fuori del linguaggio, ma è sempre mediata da questo. Il segno iconico, cioè quello basato sull’immagine, si presta meglio ad essere considerato “naturale”, e quindi come detto a lezione, la televisione funziona attraverso questi segni iconici che rispettano e rappresentano nient’altro che la realtà.