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Il Commercio Internazionale: Teorie e Vantaggi, Appunti di Economia Politica

RIASSUNTO COMMERCIO INTERNAZIONALE 4 ANNO ITC AFM

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 14/06/2018

lucia-mangani
lucia-mangani 🇮🇹

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IL COMMERCIO INTERNAZIONALE
Il commercio internazionale è costituito dagli scambi di beni e servizi tra soggetti residenti in paesi
diversi.
Vi sono differenze tra il commercio interno e quelle internazione determinate dal fatto che i fattori
produttivi hanno nel sistema economico internazionale una mobilità diversa rispetto a quella che
presentano nei singoli paesi, il grado di mobilità dei fattori è inferiore a quello che si registra
all'interno di un paese, il costo del lavoro varia tra Stato e Stato e non si può realizzare il
livellamento salariale nei mercati di lavoro dei vari paesi e non potrà realizzarsi il livellamento dei
saggi di profitto nei vari settori produttivi dei diversi stati incentivando ogni paese alla
specializzazione produttiva.
Altre differenze vengono rilevate dalla diversità del sistema economico nazionale per quanto
rigurda risorse naturali clima o sviluppo tecnologico, ogni paese specializzandosi in un determinato
settore estenderà su vasta scala la propria produzione. Ciò che non ha convenienza a produrre lo
acquisterà da un altro Paese.
I vantaggi offerti dal commercio internazionale:
permette di attuare un'estesa divisione internazionale del lavoro, consente il soddisfacimento dei
bisogni.
Ogni ostacolo è da considerarsi dannoso.
I vantaggi del commercio internazionale furono evidenziati scientificamente all'inizio del XIX
secolo dall'economista David Ricardo che formulò la teoria dei costi comparati, questa spiega i
flussi di commercio internazionale facendo ricorso alle differenze tra le tecnologie produttive
adottate, secondo tale teoria ad un paese conviene specializzarsi in un fattore produttivo in modo da
consentire vantaggi reciproci tra i vari paesi, ma non da spiegazioni secondo cosa determini le
differenze. Per colmare tale lacuna due economisti scandinavi HECKSCHER e OHLIN
scilupparono una teoria che pone i costi comparati in relazione alla dotazione dei fattori produttivi
di ciascun paese quindi ogni paese si specializza in quel settore più abbondante. I paesi ricchi in
lavoro si specilizzeranno nella produzione di merci da lavorare mentre i paesi ricchi in capitale si
speciazzano nella produzione di merci che richiedono maggior uso di capitale. Nessuna di queste
teorie espone perchè gran parte del commercio internazionale sia costituito dal commercio
intraindustriale ovvero perchè si producano le stesse cose, gli economisti sostengono che si tratti
della varietà dei gusti del consumatore e delll'esistenza di rendimenti di scala.

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IL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il commercio internazionale è costituito dagli scambi di beni e servizi tra soggetti residenti in paesi diversi. Vi sono differenze tra il commercio interno e quelle internazione determinate dal fatto che i fattori produttivi hanno nel sistema economico internazionale una mobilità diversa rispetto a quella che presentano nei singoli paesi, il grado di mobilità dei fattori è inferiore a quello che si registra all'interno di un paese, il costo del lavoro varia tra Stato e Stato e non si può realizzare il livellamento salariale nei mercati di lavoro dei vari paesi e non potrà realizzarsi il livellamento dei saggi di profitto nei vari settori produttivi dei diversi stati incentivando ogni paese alla specializzazione produttiva. Altre differenze vengono rilevate dalla diversità del sistema economico nazionale per quanto rigurda risorse naturali clima o sviluppo tecnologico, ogni paese specializzandosi in un determinato settore estenderà su vasta scala la propria produzione. Ciò che non ha convenienza a produrre lo acquisterà da un altro Paese. I vantaggi offerti dal commercio internazionale: permette di attuare un'estesa divisione internazionale del lavoro, consente il soddisfacimento dei bisogni. Ogni ostacolo è da considerarsi dannoso.

I vantaggi del commercio internazionale furono evidenziati scientificamente all'inizio del XIX secolo dall'economista David Ricardo che formulò la teoria dei costi comparati, questa spiega i flussi di commercio internazionale facendo ricorso alle differenze tra le tecnologie produttive adottate, secondo tale teoria ad un paese conviene specializzarsi in un fattore produttivo in modo da consentire vantaggi reciproci tra i vari paesi, ma non da spiegazioni secondo cosa determini le differenze. Per colmare tale lacuna due economisti scandinavi HECKSCHER e OHLIN scilupparono una teoria che pone i costi comparati in relazione alla dotazione dei fattori produttivi di ciascun paese quindi ogni paese si specializza in quel settore più abbondante. I paesi ricchi in lavoro si specilizzeranno nella produzione di merci da lavorare mentre i paesi ricchi in capitale si speciazzano nella produzione di merci che richiedono maggior uso di capitale. Nessuna di queste teorie espone perchè gran parte del commercio internazionale sia costituito dal commercio intraindustriale ovvero perchè si producano le stesse cose, gli economisti sostengono che si tratti della varietà dei gusti del consumatore e delll'esistenza di rendimenti di scala.