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Commercio Internazionale: Teorie e Tendenze, Sbobinature di Economia Politica

Riassunto del commercio internazionale molto sintetico per la maturità

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

Caricato il 16/01/2023

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vanessa-foggetta 🇮🇹

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La distribuzione internazionale delle risorse
Il commercio internazionale è costituito dall'insieme degli scambi di beni e servizi fra soggetti
che appartengono a Stati diversi.
Caratteri del commercio internazionale
L'appartenenza degli operatori a sistemi economici diversi conferisce al commercio
internazionale caratteri che lo differenziano profondamente dal commercio interno.
Entro ogni Stato è molto alta la mobilità del lavoro e dei capitali. Infatti il lavoro tende ad
affluire verso le occupazioni in cui i salari sono più elevati, spostandosi così dai settori in cui
i salari sono più bassi ciò determina una tendenza al livellamento salariale fra i diversi
settori.
Nel mercato internazionale, invece, la mobilità del lavoro e del capitale è più bassa.
Perché esiste il commercio internazionale?
Ogni Paese scambia beni e servizi con il Resto del mondo.
Le importazioni sono l'insieme dei beni e servizi acquistati da un Paese dal Resto del
mondo; le esportazioni sono l'insieme dei beni e servizi
prodotti dal Paese e venduti al Resto del mondo.
Il commercio internazionale è spiegato dal fatto che le risorse naturali e le capacità
produttive sono in genere distribuite in modo disuguale nelle diverse realtà geografiche.
I diversi Paesi sono in rapporto di scambio, dato che hanno diversi costi-opportunità nel
produrre i beni e i servizi. Ciascun Paese tende a specializzarsi nelle produzioni nelle quali
impiega minori risorse degli altri e perciò di per sé più vantaggiose.
Lo scambio realizza quindi i vantaggi della divisione del lavoro e della specializzazione a
livello internazionale.
Sviluppo del commercio internazionale
Il volume del commercio internazionale è aumentato, soprattutto nel periodo che va dalla
fine della seconda guerra mondiale fino al 1975; nel periodo 1975-82 il ritmo di crescita è
diminuito, a causa delle ripetute crisi che hanno colpito le economie sviluppate. Si è poi
manifestata una considerevole ripresa, anche grazie agli accordi di cooperazione
internazionale, ciò significa che l'interdipendenza fra Paesi è oggi notevolmente più profonda
che in passato.
La teoria dei vantaggi comparati
La libertà di commercio assicura un guadagno a tutti i Paesi che entrano nel mercato
internazionale.
L'economista inglese David Ricardo (1772-1823) formulò nel 1817 la teoria dei vantaggi
comparati che illustra i vantaggi che i diversi Paesi possono trarre dallo scambio
internazionale, mediante un modello che si basa sulle seguenti ipotesi:
- nel mercato interno i fattori produttivi sono perfettamente trasferibili
- il costo dei beni è misurato in termini di tempo di lavoro necessario a produrli;
- i costi di trasporto sono considerati nulli.
Tali ipotesi rispecchiano la situazione di mercato di concorrenza perfetta
Il paradosso ricardiano: ciò che conta non è un confronto tra i costi assoluti, ma un confronto
tra i costi comparati delle due coppie di beni.
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La distribuzione internazionale delle risorse Il commercio internazionale è costituito dall'insieme degli scambi di beni e servizi fra soggetti che appartengono a Stati diversi. Caratteri del commercio internazionale L'appartenenza degli operatori a sistemi economici diversi conferisce al commercio internazionale caratteri che lo differenziano profondamente dal commercio interno. Entro ogni Stato è molto alta la mobilità del lavoro e dei capitali. Infatti il lavoro tende ad affluire verso le occupazioni in cui i salari sono più elevati, spostandosi così dai settori in cui i salari sono più bassi ciò determina una tendenza al livellamento salariale fra i diversi settori. Nel mercato internazionale, invece, la mobilità del lavoro e del capitale è più bassa. Perché esiste il commercio internazionale? Ogni Paese scambia beni e servizi con il Resto del mondo. Le importazioni sono l'insieme dei beni e servizi acquistati da un Paese dal Resto del mondo; le esportazioni sono l'insieme dei beni e servizi prodotti dal Paese e venduti al Resto del mondo. Il commercio internazionale è spiegato dal fatto che le risorse naturali e le capacità produttive sono in genere distribuite in modo disuguale nelle diverse realtà geografiche. I diversi Paesi sono in rapporto di scambio, dato che hanno diversi costi-opportunità nel produrre i beni e i servizi. Ciascun Paese tende a specializzarsi nelle produzioni nelle quali impiega minori risorse degli altri e perciò di per sé più vantaggiose. Lo scambio realizza quindi i vantaggi della divisione del lavoro e della specializzazione a livello internazionale. Sviluppo del commercio internazionale Il volume del commercio internazionale è aumentato, soprattutto nel periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1975; nel periodo 1975-82 il ritmo di crescita è diminuito, a causa delle ripetute crisi che hanno colpito le economie sviluppate. Si è poi manifestata una considerevole ripresa, anche grazie agli accordi di cooperazione internazionale, ciò significa che l'interdipendenza fra Paesi è oggi notevolmente più profonda che in passato. La teoria dei vantaggi comparati La libertà di commercio assicura un guadagno a tutti i Paesi che entrano nel mercato internazionale. L'economista inglese David Ricardo (1772-1823) formulò nel 1817 la teoria dei vantaggi comparati che illustra i vantaggi che i diversi Paesi possono trarre dallo scambio internazionale, mediante un modello che si basa sulle seguenti ipotesi:

  • nel mercato interno i fattori produttivi sono perfettamente trasferibili
  • il costo dei beni è misurato in termini di tempo di lavoro necessario a produrli;
  • i costi di trasporto sono considerati nulli. Tali ipotesi rispecchiano la situazione di mercato di concorrenza perfetta Il paradosso ricardiano: ciò che conta non è un confronto tra i costi assoluti, ma un confronto tra i costi comparati delle due coppie di beni.

Secondo la teoria dei vantaggi comparati lo scambio di prodotti fra diversi Paesi è conveniente quando esiste una differenza nei costi comparati di produzione, qualunque sia il livello dei costi assoluti. La teoria di Ricardo sta alla base dei principi del libero scambio (liberismo) nei rapporti internazionali. Dati i vantaggi oggettivi che, per tutti i Paesi, nascono dalla "specializzazione" e dalla "divisione internazionale del lavoro", le barriere commerciali fra Stati sono nocive all'economia e contrarie all'interesse generale. Critiche alla formulazione ricardiana Essa presenta alcuni lati deboli: ● Costanza dei costi di produzione, la realtà è però in continuo movimento. ● Mobilità dei fattori produttivi, lontana dall’odierna realtà industriale ● Insufficienza della teoria del valore-lavoro, in realtà il valore dei beni non dipende solo dal costo del lavoro, ma anche dal costo di altri fattori necessari alla produzione. ● Sottovalutazione degli aspetti storici politici. Già Friedrich List (1789-1846), economista della scuola storica tedesca, aveva criticato la libertà di commercio e la specializzazione del lavoro, perché favorivano i Paesi primi arrivati" allo sviluppo industriale e penalizzavano gli altri. Condanna i Paesi più poveri a una situazione di sottosviluppo irreversibile. La teoria di Heckscher-Ohlin afferma che ogni Paese esporta i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo più abbondante e importa i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo relativamente più scarso. La teoria del ciclo del prodotto La teoria di Heckscher-Ohlin presuppone rendimenti di scala costanti, cioè esclude l'influenza del progresso tecnico sulla produzione: si tratta di un'ipotesi assai lontana dal vero. Robert Vernon afferma la teoria del ciclo del prodotto. Questa analisi si sofferma soprattutto a verificare gli effetti delle innovazioni industriali sulle esportazioni di un Paese; Secondo la teoria del ciclo del prodotto il commercio internazionale dipende dalla fase attraversata dai prodotti più importanti: i Paesi tecnologicamente avanzati esportano prodotti nuovi; quando i prodotti entrano nella fase dello sviluppo, vengono fabbricati ed esportati anche dagli altri Paesi industrializzati; nella fase della maturità i beni sono prodotti ed esportati dai Paesi sottosviluppati. Commercio internazionale e sviluppo economico il commercio internazionale esercita effetti positivi sullo sviluppo economico. Con un'espressione incisiva l'economista inglese Dennis Robertson ha qualificato il commercio internazionale come "generatore di sviluppo". Ha contribuito a realizzare l'ottima allocazione delle risorse; ma anche per il ruolo che ha svolto in passato (e che ancor più deve svolgere nel presente), di costituire un mezzo di integrazione economica e sociale dei popoli. Il commercio internazionale comporta notevoli vantaggi: in particolare, la specializzazione del lavoro a livello internazionale consente la realizzazione di economie di scala.

  • svalutazioni competitive, consistenti nell'abbassare il cambio valutario di un Paese per rendere più concorrenziali le sue esportazioni e meno competitive le sue importazioni. Le pratiche di nuovo protezionismo sono accusate di esportartare disoccupazione. La cooperazione commerciale internazionale Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei Paesi industrializzati si è orientata verso una politica di libertà commerciale. Allo scopo di favorire la liberalizzazione del commercio mondiale, dopo un lungo lavoro preparatorio avviato dalle Nazioni Unite, nel 1947 è stato istituito il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade). L'organismo aveva lo scopo di:
  • liberalizzare il commercio internazionale; armonizzare le politiche commerciali dei Paesi aderenti. Per raggiungere questi obiettivi, il GATT ha promosso numerose riunioni internazionali, chiamate round. All'inizio del 1995 il GATT si è trasformato nella WTO (World Trade Organization), una struttura permanente specializzata dell'ONU per la collaborazione commerciale nel mondo e in particolare fra Paesi sviluppati e Paesi sottosviluppati. I suoi obiettivi sono: -regolare gli scambi mondiali -assicurare osservanza di questa normativa -intervenire in modo che la libertà commerciale sia compatibile con la tutela dell’ambiente Il GATT, che era un semplice accordo fra 154 Stati, la WTO è un'istituzione permanente dotata di un potere di sanzione. L’import-export italiano L'economia italiana è prevalentemente di trasformazione, cioè importa materie prime, semilavorati, energia che impiega nel processo produttivo per produrre ed esportare prodotti finiti. Il suo grado di apertura è quindi molto elevato. Il grado di apertura di una economia è misurato dal rapporto fra la media della quota delle importazioni e delle esportazioni sul reddito nazionale. Importazioni: mezzi di trasporto, i prodotti minerari e in metallo, i prodotti chimici e gli apparecchi elettronici. Esportazioni: esportazioni figurano le macchine e gli apparecchi meccanici(punto di forza del nostro export), particolari prodotti in metallo, i prodotti tessili e dell'abbigliamento (all'avanguardia nel mondo) e mezzi di trasporto ad alta tecnologia. Tendenze del commercio mondiale Tre grandi aree di sviluppo: USA, UE, Giappone La bilancia dei pagamenti La contabilità nazionale registra nel conto chiamato bilancia dei pagamenti l'insieme delle transazioni economiche intercorse annualmente tra i residenti in un dato Paese (persone fisiche e giuridiche) e il Resto del mondo.

La bilancia dei pagamenti si basa sul principio della partita doppia, in quanto ogni transazione origina due distinte registrazioni di uguale importo ma di segno contrario. I rapporti economici del nostro Paese con il Resto del mondo sono sintetizzati in due documenti contabili:

  • la bilancia dei pagamenti
  • la posizione netta sull'estero. nella bilancia dei pagamenti si registrano i flussi che si sono verificati nel corso dell'anno, nella posizione netta sull'estero si valuta lo stock di attività e passività del Paese verso il Resto del mondo. È costituita da conto corrente che comprende conto merci, conto servizi, conto redditi e trasferimenti unilaterali correnti. Da conto capitale che registra i trasferimenti unilaterali di beni capitali. Da conto finanziario che comprende investimenti diretti, di portafoglio, strumenti derivati, altri investimenti, variazione delle riserve ufficiali. Quando il Paese esporta più capitali di quanti ne importi il conto finanziario è negativo, perché le esportazioni di capitali originano un pagamento (sono registrate col segno -) mentre le importazioni originano un incasso (sono regi- strate col segno +). Il contrario avviene nel conto corrente. Il conto errori e omissioni comprende sia gli errori di rilevazione (per esempio una sopravvalutazione delle importazioni), sia le omissioni. Nella bilancia dei pagamenti in conto corrente misura il saldo dei conti con l’estero di un paese.