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Riassunto del commercio internazionale molto sintetico per la maturità
Tipologia: Sbobinature
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La distribuzione internazionale delle risorse Il commercio internazionale è costituito dall'insieme degli scambi di beni e servizi fra soggetti che appartengono a Stati diversi. Caratteri del commercio internazionale L'appartenenza degli operatori a sistemi economici diversi conferisce al commercio internazionale caratteri che lo differenziano profondamente dal commercio interno. Entro ogni Stato è molto alta la mobilità del lavoro e dei capitali. Infatti il lavoro tende ad affluire verso le occupazioni in cui i salari sono più elevati, spostandosi così dai settori in cui i salari sono più bassi ciò determina una tendenza al livellamento salariale fra i diversi settori. Nel mercato internazionale, invece, la mobilità del lavoro e del capitale è più bassa. Perché esiste il commercio internazionale? Ogni Paese scambia beni e servizi con il Resto del mondo. Le importazioni sono l'insieme dei beni e servizi acquistati da un Paese dal Resto del mondo; le esportazioni sono l'insieme dei beni e servizi prodotti dal Paese e venduti al Resto del mondo. Il commercio internazionale è spiegato dal fatto che le risorse naturali e le capacità produttive sono in genere distribuite in modo disuguale nelle diverse realtà geografiche. I diversi Paesi sono in rapporto di scambio, dato che hanno diversi costi-opportunità nel produrre i beni e i servizi. Ciascun Paese tende a specializzarsi nelle produzioni nelle quali impiega minori risorse degli altri e perciò di per sé più vantaggiose. Lo scambio realizza quindi i vantaggi della divisione del lavoro e della specializzazione a livello internazionale. Sviluppo del commercio internazionale Il volume del commercio internazionale è aumentato, soprattutto nel periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1975; nel periodo 1975-82 il ritmo di crescita è diminuito, a causa delle ripetute crisi che hanno colpito le economie sviluppate. Si è poi manifestata una considerevole ripresa, anche grazie agli accordi di cooperazione internazionale, ciò significa che l'interdipendenza fra Paesi è oggi notevolmente più profonda che in passato. La teoria dei vantaggi comparati La libertà di commercio assicura un guadagno a tutti i Paesi che entrano nel mercato internazionale. L'economista inglese David Ricardo (1772-1823) formulò nel 1817 la teoria dei vantaggi comparati che illustra i vantaggi che i diversi Paesi possono trarre dallo scambio internazionale, mediante un modello che si basa sulle seguenti ipotesi:
Secondo la teoria dei vantaggi comparati lo scambio di prodotti fra diversi Paesi è conveniente quando esiste una differenza nei costi comparati di produzione, qualunque sia il livello dei costi assoluti. La teoria di Ricardo sta alla base dei principi del libero scambio (liberismo) nei rapporti internazionali. Dati i vantaggi oggettivi che, per tutti i Paesi, nascono dalla "specializzazione" e dalla "divisione internazionale del lavoro", le barriere commerciali fra Stati sono nocive all'economia e contrarie all'interesse generale. Critiche alla formulazione ricardiana Essa presenta alcuni lati deboli: ● Costanza dei costi di produzione, la realtà è però in continuo movimento. ● Mobilità dei fattori produttivi, lontana dall’odierna realtà industriale ● Insufficienza della teoria del valore-lavoro, in realtà il valore dei beni non dipende solo dal costo del lavoro, ma anche dal costo di altri fattori necessari alla produzione. ● Sottovalutazione degli aspetti storici politici. Già Friedrich List (1789-1846), economista della scuola storica tedesca, aveva criticato la libertà di commercio e la specializzazione del lavoro, perché favorivano i Paesi primi arrivati" allo sviluppo industriale e penalizzavano gli altri. Condanna i Paesi più poveri a una situazione di sottosviluppo irreversibile. La teoria di Heckscher-Ohlin afferma che ogni Paese esporta i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo più abbondante e importa i beni che vengono prodotti impiegando più intensamente il fattore produttivo relativamente più scarso. La teoria del ciclo del prodotto La teoria di Heckscher-Ohlin presuppone rendimenti di scala costanti, cioè esclude l'influenza del progresso tecnico sulla produzione: si tratta di un'ipotesi assai lontana dal vero. Robert Vernon afferma la teoria del ciclo del prodotto. Questa analisi si sofferma soprattutto a verificare gli effetti delle innovazioni industriali sulle esportazioni di un Paese; Secondo la teoria del ciclo del prodotto il commercio internazionale dipende dalla fase attraversata dai prodotti più importanti: i Paesi tecnologicamente avanzati esportano prodotti nuovi; quando i prodotti entrano nella fase dello sviluppo, vengono fabbricati ed esportati anche dagli altri Paesi industrializzati; nella fase della maturità i beni sono prodotti ed esportati dai Paesi sottosviluppati. Commercio internazionale e sviluppo economico il commercio internazionale esercita effetti positivi sullo sviluppo economico. Con un'espressione incisiva l'economista inglese Dennis Robertson ha qualificato il commercio internazionale come "generatore di sviluppo". Ha contribuito a realizzare l'ottima allocazione delle risorse; ma anche per il ruolo che ha svolto in passato (e che ancor più deve svolgere nel presente), di costituire un mezzo di integrazione economica e sociale dei popoli. Il commercio internazionale comporta notevoli vantaggi: in particolare, la specializzazione del lavoro a livello internazionale consente la realizzazione di economie di scala.
La bilancia dei pagamenti si basa sul principio della partita doppia, in quanto ogni transazione origina due distinte registrazioni di uguale importo ma di segno contrario. I rapporti economici del nostro Paese con il Resto del mondo sono sintetizzati in due documenti contabili: