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Appunti del libro scritto da Giovanni Manetti, esclusivamente per il suo esame
Tipologia: Appunti
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Comunicazione concetto molto antico ma, allo stesso tempo, contemporaneo.
Antichità classica (latino) communis (comune a molti o a tutti)/ communicare (rendere comune, far prendere parte a qualcuno relativamente a qualcosa, mettersi d’accordo con qualcuno) collegati alla parola indoeuropea munus (che prende parte ai munia o munera, ogni membro e tenuto a rendere nella misura in cui riceve)
Communicare comunicazione partecipativa si ricollega al pensiero retorico (origine nella Retorica di Aristotele)
Retorica di Aristotele 3 elementi = 3 generi della retorica:
Questo modello presuppone l’interazione tra soggetti , no solo passaggio d’informazione ciò sta alla base del raggiungimento di un sapere o di una volontà condivisi (l’oratore e l’assemblea insieme decideranno)
Comunicazione contemporanea comunicazione collegata ad usi molto banalizzati 1941 = Zingarelli definisce la comunicazione prima riferita a mezzi di trasporto fisici, poi a mezzi di trasporto dell’informazione fino agli anni 90 (nascita di Scienze della Comunicazione), si guardava al messaggio ma rimaneva invisibile, il mezzo.
Che è avvenuto nel Novecento, affinché il mezzo diventasse oggetto di studio? incredibile sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa + utilizzo massiccio di questi ultimi nei regimi totalitari europei.
Fine anni ’40 = teoria matematica della comunicazione modello comunicativo della teoria dell’informazione (modello Shannon e Weaver) comunicazione comprende tutti i procedimenti che consentono a un certo dispositivo di entrare in rapporto attivo con un altro dispositivo per loro, la comunicazione deve produrre un comportamento, una reazione.
Tre tipi di situazioni:
Shannon e Weaver si concentravano sulle motivazioni tecniche, connesse al trasferimento ottimale dei segnali attraverso le linee telefoniche
Locutore = sorgente dell’informazione. Ciò che egli dice = segnale che però ha delle limitazioni di propagazione nello spazio Trasmettitore codifica il segnale originario in forma idonea Canale = luogo attraversato dal segnale è qui che ci possono essere dei disturbi = Rumore (il cui massimo è il silenzio) Ricevitore = ciò che raccoglie il segnale (apparato di decodifica) Destinatario = colui che percepisce il segnale
Non danno peso alla dimensione del significato! a loro interessa solo il trasferimento efficace dell’informazione
Informazione = grandezza fisica misurabile che corrisponde a una categoria statistica. Tale categoria ci aiuta a capire quanto è probabile che un tale evento accada in un dato contesto.
Da ciò poi partì la Teoria delle funzioni del linguaggio di Jakobson il linguaggio è comparabile a uno strumento il quale assolve contemporaneamente a sei funzioni ognuna di esse è messa in corrispondenza con uno specifico costituente del processo comunicativo. una di queste funzioni diventa emergente.
Le sei funzioni del linguaggio secondo Jakobson
La diversità dei messaggi si fonda sul diverso ordine gerarchico fra di esse. In molti casi, la funzione si appoggia su una categoria linguistica o grammaticale
Framizzazione = incorniciamento della comunicazione, come quando precisiamo il quadro entro cui deve essere compresa una frase che diciamo (Guarda, stavo scherzando!)
Struttura a scatole cinesi tra Like, Ike e I capacità del linguaggio di produrre persuasione attraverso la manipolazione retorico-stilistica.
Critiche
Modello Semiotico Informazionale
Bisogna adottare una diversa nozione di codice in cui c’è più spazio per i fattori semantici.
Uso e interpretazione
Prima operazione = cercare di ricostruire il significato a partire dalla superficie espressiva 3 percorsi:
Il testo è una macchina pigra che necessita del lettore per due motivi:
Capitolo 2
Il segno elemento minimo della comunicazione, strumento attraverso cui la comunicazione si attua tanti segni insieme formano delle strutture più complesse = un testo.
Il segno fa la sua comparsa già nell’antichità classica, nell’ambito filosofico era fondamentale per rendere conto a un tipo particolare di conoscenza che partiva dagli effetti ciò derivava da pratiche prefilosofiche (divinazione, medicina) = si utilizzava il segno per fare ipotesi sui fenomeni occulti alla percezione
Segno (semeion), significante (semainon) e significato (semainomenon). Due modelli secondo cui è pensato il segno:
Ferdinand de Saussure
Corso di Linguistica Generale , 1916, postumo primi due capitoli = breve storia della linguistica e relazioni tra la linguistica e altre discipline terzo capitolo! = tre temi:
Semiologia scienza generale dei segni la lingua è un sistema di segni esprimenti delle idee (confrontabile, ad esempio, con la scrittura, l’alfabeto dei sordomuti ecc) dunque si può concepire una scienza che studia i segni nel quadro della vita sociale lo scopo della semiologia è dire in che cosa consistono i segni e quali leggi li regolano. La lingua è solo una parte di questa scienza.
Segno linguistico entità che ha la proprietà di esprimere delle idee con segni, si intendono le parole.
Linguaggio possibilità di costruire e usare sistemi linguistici. La sua caratteristica fondamentale è che poggia sulla facoltà naturale di costruire la lingua. Il linguaggio, dunque, è anteriore della costruzione delle lingue, ma esso non può essere esercitato senza una qualche lingua in particolare. Quando si apprende per la prima volta una lingua storico-naturale, esso si attiva in un modo ben preciso: è possibile apprendere il linguaggio solo nel periodo critico dell’apprendimento del linguaggio (dai 2 ai 12 anni di vita, dopodiché quei neuroni perdono questa funzione e si trasformano. Prima sono troppo immaturi)
Lingua riguarda l’associazione tra le immagini acustiche (significante, il pensiero fonetico) e i concetti per formare i segni. I suoni pronunciati costituiscono le immagini mentali. è depositata dalla parole nei soggetti della stessa comunità = la lingua non esiste completamente in un unico individuo, ma esiste perfettamente nella massa (comunità).
Lingua vs Parole la prima è sociale (= l’uomo non può modificarla né crearla), la seconda è individuale. La prima è virtuale, la seconda presenta il carattere di realizzazione.
Parole atto individuale in cui vanno distinte: le combinazioni con cui il soggetto parlante utilizza il codice di una specifica lingua per esprimere un pensiero personale, il meccanismo psicofisico che gli permette di esternare il pensiero. Dunque la parole è il meccanismo che permette di accedere e costruire il deposito di segni linguistici.
Modello di comunicazione circuito della parole (primo modello esplicito del funzionamento del processo comunicativo). È necessaria la presenza di due attori.
Qui si possono trovare tre tipi di processi:
Psichico nel pensiero niente ha una suddivisione netta. Dunque la suddivisione tra idea e immagine acustica è ideale dunque noi possiamo solo rappresentare la lingua/fatto linguistico nel suo insieme, ovvero come una serie di suddivisioni confinanti tra di loro proiettate nello stesso momento sia sul piano delle idee confuse, sia in quello indeterminato dei suoni.
Fisico fisica acustica trasmissione attraverso del mezzo più congeniale “aria” dei suoni dall’apparato fonatorio all’apparato uditivo. Ovviamente l’ascolto non è così semplice come lo descrive Saussure = mette in gioco processi di selezione ecc, dunque l’ascoltatore comunque compie delle azioni in modo attivo.
Fisiologico un volta che significante e significato sono stati abbinati, è necessario che si cominci con il processo di esternazione, cosicché l’idea passi dal cervello del primo soggetto alla mente dell’altro. È fisiologico perché connette la dimensione psichica con la dimensione fisica
Distinzione tra la dimensione virtuale dei significanti e dei significati (lingua) e la realizzazione delle fonie della parole i primi sono modelli stabiliti pre-individuali, i secondi sono sostanzialmente il modo personale in cui si realizzano le immagini acustiche (peculiarità timbriche, di intensità, durata ecc). Dunque ogni singola fonia non sarà mai uguale a un’altra. Ciò vale anche per i sensi: si conforma al significato virtuale che la comunità attribuisce a quel termine, ma ciascun parlante gli attribuirà sfumature diverse.
Il segno come entità psichica bifacciale (Saussure)
Segno secondo Pierce (Representamen = ciò che distingue nel segno il puro aspetto espressivo) è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro. Ma non lo sostituisce totalmente: ne sostituisce solo qualche rispetto o capacità, cioè in base a una qualche proprietà scelta come pertinente. Dunque il representamen costituisce una mediazione tra le nostre rappresentazioni mentali e le caratteristiche reali di un soggetto, mettendone in risalto di volta in volta delle proprietà particolari, sulla base del criterio di pertinenza.
Es: disegno di un cavallo dove c’è solo il contorno. Il disegno sta per il cavallo e il significato del disegno è identificabile con il concetto di cavallo, ma il disegno non può sostituire o avere tutte le proprietà di un cavallo vero (no colore del manto, le caratteristiche di dimensione e potenza ecc)
L’interprete soggetto che riesce a cogliere la relazione tra il representamen e l’oggetto ciò è possibile attraverso la traduzione di un segno in un altro segno (l’Interpretante) evidenzia in che senso un certo segno si riferisce a un dato oggetto.
Es: interpretante del disegno del cavallo = animale che nitrisce/foto di un cavallo/rappresentazione mimica dei movimenti della corsa di un cavallo
Per produrre la semiosi (il processo di significazione), gli interpretanti si collocano in una serie senza confini (semiosi illimitata), i quali rendono conto delle molteplici proprietà dell’oggetto.
Segno natura triadica
La fuga degli interpretanti può arrivare a una sua normalizzazione (nonostante sia tendenzialmente illimitata, visto che non si può cogliere tutte le caratteristiche di un unico oggetto) quando viene a instaurarsi un’abitudine o regola interpretativa stabile = Abito ciò ci aiuterà a orientare le nostre scelte interpretative di un determinato segno da quel momento in avanti.
Oggetto Dinamico Vs Oggetto Immediato
Oggetto dinamico realmente efficiente ma non immediatamente presente è l’oggetto in sé, che esiste nella realtà esterna, indipendentemente da se qualcuno lo pensa o meno. Non entra direttamente nel processo di semiosi. Può essere messo in relazione con il referente di Ogden e Richards. Per conoscerlo, è necessario mediare i segni che ne illustrano alcune proprietà
Oggetto Immediato così come il segno lo rappresenta entità concettuale. È sostanzialmente il modo in cui l’oggetto dinamico viene conosciuto attraverso la mediazione dei segni. Rappresenta il Representamen la sua natura è composta dalla relazione che c’è tra il significante e il significato (l’oggetto immediato)
Tre tipi di interpretante
La semiosi è un processo che si organizza attraverso tre momenti di interpretazione:
(per es, vedere pagina 67-68)
Segni il loro compito è quello di illustrare l’oggetto dinamico sotto qualche capacità. Vengono classificati secondo tre parametri
Ci concentriamo solo sulla secondità Icone, Indici e Simboli
Icona si pone in relazione all’Oggetto dinamico in virtù di un carattere di similarità es: ritratti di cui non si conosce il referente dunque l’oggetto a cui si riferisce può esistere come può non esistere
Similarità vs somiglianza in pittura, non esiste la somiglianza tra oggetto e icona in realtà si tratta di un effetto percettivo suscitato sia dall’Icona che dall’Oggetto. per cogliere il rapporto tra i due, deve intervenire il Tipo Cognitivo = schema percettivo che funge da elemento mediatore. Viene acquisito culturalmente ed è capace di rendere conto del Representamen come segno iconico di un determinato oggetto. Mette in relazione dei tratti percettivi di un’icona con i tratti di un Oggetto.
Indice segno che si pone in relazione con l’Oggetto dinamico in virtù di una contiguità fisica. (es: firma, impronta, fotografia). Sono effetti connessi ad altre cause e, per un altro verso, di connessioni fisiche tra l’oggetto e il segno. Questa duplice connessione esiste indipendentemente dall’interprete, che si limita a metterla in luce.
Simboli è la mente dell’interprete che stabilisce la relazione tra il Representamen e l’Oggetto. I simboli si avvicinano molto alla categoria di simboli linguistici di Saussure. Le entità di questa categoria derivano da collegamenti che si stabiliscono nella mente di un determinato individuo che fa parte di una comunità. (analogo al concetto di arbitrarietà di Saussure)
Capitolo 3
Segni stabiliscono relazioni con altri segni secondo un duplice punto di vista:
È una scoperta di Saussure la dimensione strutturale dei sistemi di significazione le lingue e altri sistemi di segni sono infatti strutture = sistemi in cui tutti gli elementi sono collegati tra di loro e il valore di ciascun termine è condizionato dalla presenza simultanea degli altri termini.
Valore il senso complessivo di un segno ha bisogno di prolungarsi attraverso un riferimento al significato degli altri termini dello stesso sistema. ciò ci fa capire che i sistemi semiotici sono strutture bisogna partire dalla totalità e cavarne i singoli elementi l’identità di un’entità è determinata per differenza rispetto a tutte le altre entità che fanno parte dello stesso sistema
Il valore ha due dimensioni:
Valore dunque è un’entità puramente differenziale. essa è valida solo prendendo in considerazione i significanti e i significati considerati separatamente quando vengono considerate delle unità complessive = entità positive ma, se presi singolarmente, passano da una dimensione differenziale a una dimensione oppositiva.
Identità costituita da ciò che distingue un segno da tutti gli altri dello stesso sistema. Sono la differenza e l’opposizione a costituirne il carattere identitario e il valore dunque sono sempre termini complessi che si condizionano reciprocamente, entrando in opposizione dunque l’identità di un segno ha a che fare con la forma = un segno rimane identico fino a quando la relazione differenziale che ha con gli altri termini rimane la stessa.
I due piani, stando nella materia, stabiliscono un’articolazione in forma e sostanza. la prima è una sorta di griglia che può essere descritta in termini differenziali. La seconda è l’insieme delle caselle della griglia che vengono riempite. (es: lingua naturale forma = l’insieme delle opposizioni fonologiche, i suoni possibili in una determinata lingua, ma anche le opposizioni morfologiche, la struttura che regola la loro formazione e la loro flessione. Pure le regole sintattiche, la combinazione delle parole. Sostanza = concreta articolazione della voce e dei singoli suoni nelle frasi e nelle parole)
Forma del contenuto = opposizioni che ci consentono di descrivere linguisticamente il mondo in un certo modo. Sostanza del contenuto = i termini che si ottengono proiettando la forma linguistica sul mondo.
Materia non ha alcuna forma, ma ne può assumere una qualunque (ciò che vediamo/sentiamo/tocchiamo nel mondo, concreto!). La forma fa assumere alla materia una determinata forma o conformazione. La sostanza è il risultato della conformazione che ha dato la forma alla materia.
Materia il materiale che troviamo nel mondo, visivo e tattile a cui l’essere umano assegna un nome. essendo che la lingua è arbitraria, abbiamo diversi modi per valutare, dividere e dare importanza a una certa cosa. In italiano abbiamo diversi modi per dare valore e discriminare diverse cose che riguardano la sfera del legno (albero, foresta, legno, bosco ecc) in francese, invece, non si sono applicati per discriminare il bosco dal legno = dunque usano la stessa parola. Uguale in tedesco. Forma = i quadratini che noi dividiamo (italiano = 4 parti, danese = 2) quella cosa che noi discriminiamo e a cui noi diamo un’importanza unica. Sostanza = diamo in nome alla forma. Albero è la sostanza, legno pure
Piano dell’espressione vocali! possiamo emettere un numero pressoché infinito di vocali. Dalla A, che è alla base, perché la bocca ha la sua massima apertura con questo suono, sono possibili due linee articolatorie suoni palatali (si sposta progressivamente la lingua sul palato duro e chiudendo progressivamente la bocca). Il massimo è la I. Se invece, sempre chiudendo la bocca, si sposta la lingua verso il velo pendulo, vi sono le velari, il cui estremo è la U. All’interno di questa materia dell’espressione, la materia, la lingua italiana prevede 7 posizioni, sostanza del contenuto.
Contenuto materia del contenuto (massa legnosa naturale) viene suddiviso in diverse forme linguistiche (sostanza del contenuto = caselle dei vari schemi/i nomi che compaiono nelle lingue prese in considerazione). La griglia che divide per ogni lingua le colonne indica la forma del contenuto che si proietta nei sistemi linguistici sul continuum informe della materia. Le singole caselle con il nome sono la sostanza del contenuto (unità di materia formata) ciò per dimostrare che lingue e culture diverse suddividono il contiuum materiale in modi diversi
Relativismo linguistico il linguaggio influenza il nostro modo di pensare, perché ci aiuta a categorizzare in un modo specifico l’esperienza.
Boas, Sapir e Whorf le strutture semantiche delle varie lingue non sono sovrapponibili punto a punto e ciò porta a diversi modi di pensare (ogni lingua ha il suo) ipotesi Sapir-Whorf = le persone interpretano e leggono in mondo naturale secondo schemi che sono contenuti nella loro lingua madre lingue diverse giungono a diverse visioni del mondo. Due interpretazioni dell’ipotesi:
Termini di colore
Le varie lingue non tagliano lo spettro solare allo stesso modo, anzi.
Berlin e Key campione di 150 lingue le suddivisioni dello spettro non sono fatte con arbitrarietà lo studio dimostra due fatti:
disaccordo su dove finisce il confine tra un’area e un’altra del continuum. Lingue diverse manifestano un accordo in linea di massima con le aree focali di particolari colori, indipendentemente del numero di termini fondamentali della lingua del parlante.
Ciò ci dimostra che operiamo la categorizzazione del continuum secondo tipi naturali.
Gli assi del linguaggio
Tutti i codici sono organizzati secondo questa struttura: asse del processo e asse del sistema assi cartesiani che si intrecciano in ogni momento della nostra manifestazione comunicativa.
Questo perché comunichiamo sempre secondo testi o frasi, dunque sempre secondo linee che combinano segni in successione.
Processo costituito dalla catena di segni che facciamo succedere nella produzione semiotica, che si uniscono in una contiguità spaziale. e/o temporale. Si uniscono secondo la relazione logica della congiunzione.
La nozione di processo viene identificata anche con quella di testo, secondo Hjelmslev l’analisi del testo si chiama Partizione e consiste nel suddividere il testo in elementi più ridotti, chiamati catene (frasi) e queste ultime in parti (parole) che possono essere scomposte in fonemi.
Ma chi produce la comunicazione è costretto a fare una scelta sulla base del contesto e delle intenzioni comunicative entro una serie possibile di elementi. dunque uno degli elementi viene scelto, mentre gli altri rimangono virtuali. La relazione tra l’elemento scelto e gli altri è di disgiunzione. Le serie di elementi che potrebbero comparire in un punto determinato della catena sono i paradigmi e il loro insieme compone il sistema complessivo.
Commutazione
È il terzo tratto dei sistemi semiotici. Mette in relazione le unità del piano dell’espressione con quelle del contenuto ed è fondamentale per trovare gli elementi invarianti del sistema. È utile anche quando si sta analizzando un sistema semiotico sconosciuto, perché aiuta a stabilire quali sono le unità di cui è composto. / pani/ /mani/ con la commutazione viene a stabilirsi una relazione tra due correlazioni ciò comporta che una variazione da un termine all’altro sul piano dell’espressione trova corrispondenza con una variazione da un semema all’altro sul piano del contenuto. Pani e mani sono due invarianti del sistema
/casa/ (pronuncia standard in italiano) e /hasa/ (pronuncia toscana) a tale correlazione oppositiva sul piano dell’espressione non corrisponde un’analoga correlazione sul piano del contenuto entrambi corrispondono al semema “abitazione umana”. Quando ci sono lingue che non hanno commutazione (due termini vengono racchiusi in uno es: non c’è differenza in francese tra fratello maggiore e fratello minore: si usa la stessa parola) la sostituzione di un elemento all’altro sul piano del contenuto non porta a una variazione sul piano dell’espressione
La non conformità dei due piani
(sistema semiotico) I due piano non corrispondono punto a punto. ciò è alla base del carattere di produttività delle lingue.
Es: /sono/ scomposizione in elementi minimi 4 fonemi /s/ /o/ /n/ /o/ piano dell’espressione
Il significato del termine consiste nella sua capacità di riferirsi a cose che stanno fuori dal linguaggio. Il significato di un enunciato, invece, consiste nel determinare le condizioni di verità o di falsità del suddetto dunque è il problema centrale quello di determinare le condizioni che permettono di dire se il suddetto è vero o falso. In un certo mondo di riferimento (reale o possibile)
Due modi attraverso cui la relazione tra lingua e mondo può essere stabilita:
Frege
il primo a introdurre una relazione mediata tra la dimensione del segno e quella del referente, distinguendo tra senso (Sinn) e riferimento (Bedeutung). Il segno (Zeichen) fa riferimento agli oggetti extralinguistici e agli stati di cose passando attraverso la mediazione di un’entità. Sinn indica la maniera attraverso cui il riferimento è dato e attraverso cui possiamo coglierlo. Vi sono dunque espressioni che hanno lo stesso riferimento, ma senso diverso
es: Venere = “La stella del mattino” “la stella della sera”, ma non hanno lo stesso senso. Un enunciato come “la stella del mattino è la stella del mattino” è tautologica e non porta nessuna novità, mentre “la stella del mattino è la stella della sera” è informativa.
Un segno esprime un senso e questo a sua volta corrisponde a un determinato oggetto (riferimento) definizioni oggettive bisogna inserire anche una nozione psicologica = Rappresentazione (Vorstellung) immagine interna che si è costituita nel soggetto sulla base di impressioni sensibili e di ricordi e può essere impregnata di sentimenti. Dunque la rappresentazione è soggettiva.
Semantica strutturalista
Fondato sulla riflessione di Saussure e Hjelsmlev. Vi sono due aspetti fondamentali sullo studio del significato:
Saussure lingua come entità autosufficiente e circoscritta era definita “forma” e la “sostanza” erano tutti i fattori che la legavano ai dati materiali, referenziali e psicologici. Significati =/ concetti (entità psicologiche) nel momento in cui si legano ai significanti e costituiscono le entità segniche
Hjelmslev = aveva ripreso Saussure principio di immanenza (radicalizzato l’autonomia del linguaggio) la teoria linguistica inizia isolando l’oggetto dell’interesse per ottenere una comprensione immanente del linguaggio, considerandola una struttura autosufficiente, nella quale vanno cercati gli elementi di costanza.
Entrambi sostenevano che la semantica fosse autonoma ciò è legato al concetto di valore.
Denotazione e connotazione
Distinzione tra significati denotati e significati connotati (Hjelmslev)
John Stuart Mill denotare = relazione di un nome con la classe di oggetti a cui il nome si applica correttamente. Connotare = relazione tra un nome e le qualità o virtù che lo caratterizzano e che lo consentono di essere membri di una certa classe (es: gatto denotare = insieme con tutti i gatti. Connotare “essere un animale domestico” “miagolare” ecc)
Hjelmslev denotazione = relazione che si stabilisce tra i due piani di una semiotica relazione che rimanda dall’espressione al contenuto (formula= E R C = Espressione che ha Relazione con il Contenuto). connotazione = il piano dell’espressione è sostituito da un’intera semiotica, secondo l’espressione (ERC)RC quando un intero segno ha complessivamente una relazione con un contenuto supplementare = così si creano due significati per lo stesso segno (denotativo e connotativo) (es di casa detto in toscano, che comporta un ulteriore significato di toscanità in un elemento denotativo)
Meccanismo speculare alla connotazione = metalinguaggio si realizza quando il piano del contenuto viene sostituito da un’intera semiotica il fenomeno si realizza quando il linguaggio parla di se stesso (es: nelle definizioni del dizionario, in cui a un dato termine viene affiancato un’altra espressione, che ha a sua volta un significato. Es: obliterare= timbrare il biglietto = porre un marchio su uno scontrino stampato che dimostra il pagamento di una somma richiesta…)
Roland Barthes
Prospettiva strutturalista anche all’interno dei sistemi non linguistici ambito dell’immagine! es: foto di soldato nero denotazione dell’immagine = riconoscimento del soggetto rappresentato. Connotazione = apertura verso la società multietnica.
Analisi dell’annuncio della Pasta Panzani due registri: figurativo e linguistico slogan = Pates, Sauce, Parmesan. A l’italienne de luxe immagine: pacchi di pasta con il logo con la bandiera italiana sullo sfondo, dei prodotti alimentari che ricordano ancora la bandiera italiana per quanto riguarda i colori (un fungo bianco, un pomodoro e un peperone con il gambo verde). connotazioni:
Anche nei linguaggi non verbali, i significati connotativi si appoggiano a quelli denotativi
Componenzialità del significato (Hjelmslev)
Si concentra sugli elementi più piccoli sul piano del contenuto dalla cui combinazione risultano significati complessi dei termini presume che ci sia una un’analoga costituzione interna dei due piani dunque chiama le parti più piccole figure dell’espressione e figure del contenuto prende in considerazione un campo semantico delimitato (serie di animali, sia maschio che femmina, tra cui l’uomo) e dimostra come questi possano essere analizzati sulla base di un inventario di figure di contenuto (maschio, femmina, ovino, bovino ecc) ognuna delle unità risultanti è il mix tra due figure o tratti semantici che la compongono (es: montone = “ovino” + “maschio”)
Al centro prova di commutazione = si introduce una variazione su uno dei due piani e si vede se si produce di conseguenza un’analoga variazione questa è dunque un’unità minima invariante (es: maschio, femmina, bovino ecc) queste poi non possono essere più scomposte e dunque sarebbero le componenti ultime del piano del contenuto vantaggio= avendo un numero limitato di atomi semantici, si potrebbe analizzare qualunque concetto.
Critiche
componenti fondative e basilari del significato sono analitiche, non cancellabili e caratterizzate da relativa stabilità le proprietà enciclopediche possono aggiungersi in maniera accessoria (es: gatto = felino, animale, domestico accessorie = avere un corpo agile, avere i baffi)
Obiezioni felino e domestico si basano più su fattori culturali che naturali, anche se spesso è abbastanza impossibile riuscire a separare le conoscenze della lingua da quelle del mondo, perché spesso le prime si basano sulle seconde.
Semantica psicologico-cognitivista è una famiglia di teorie. 3 punti:
Lo studio del significato viene integrato con lo studio dei processi mentali attraverso i quali i contenuti semantici vengono costruiti sono descrivibili solo come parti della stessa struttura concettuale
Per capire se una teoria semantica sia adeguata, si fanno dei test psicologici per verificare se i modelli siano conformi ai processi attraverso i quali si realizzano l’interpretazione, l’uso del linguaggio e la comunicazione.
Di ciò si occupa la semantica del prototipo perfetta per i modelli il cui confine è labile tra la dimensione linguistica e quella non linguistica radici: modello di Eleanor Rosh = per descrivere i processi di categorizzazione che avvengono attraverso l’uso della lingua (segmentazione del flusso continuo dell’esperienza in classi che abbiano tratti e caratteristiche comuni) processo di categorizzazione “oggettivista” = una classe naturale di oggetti l’analisi delle categorie può essere condotta in relazione a due dimensioni: verticale (in esame la struttura intercategoriale) e orizzontale (la struttura interna di una categoria)
Dimensione verticale in esame le relazioni di inclusione tra le categorie. Vengono presi in considerazione 3 livelli:
Dimensione orizzontale l’organizzazione della categoria al proprio interno e le relazioni tra i membri di una categoria in termini di appartenenza e di rappresentatività. Prototipo rappresentante migliore e più chiaro rappresentante di una categoria.
Teoria standard del prototipo il prototipo è l’esemplare che possiede più proprietà tipiche della categoria. Cinque criteri di come le categorie vengono elaborate:
Limiti la sovrapposizione di due concetti che dovrebbero essere distinti rappresentatività e appartenenza. Il primo consiste nel maggior numero di proprietà tipiche di quella categoria che un tale ente possiede. La seconda, invece, si fonda sulla scoperta di quelle che sono le “proprietà essenziali”, quelle che possiedono tutti i membri di una categoria. Geeraerts!
Modello uccello lista di proprietà sulla base delle quali può essere definita l’estensione referenziale che indicano animali cha fanno parte della categoria uccello. Modello a scomposizione in proprietà, che non hanno il carattere di condizioni necessarie e sufficienti. Non possiedono tutti le stesse proprietà, anche se ci sono alcuni esemplari che le possiedono tutte. Dallo schema si ricavano due cose:
Ciò fa abbandonare la teoria del prototipo come centro della categoria
Teoria estesa del prototipo
Qui il prototipo viene visto come costrutto mentale, che è un insieme di proprietà astratte. L’accento è sulle proprietà salienti di una certa categoria si parla dunque di effetti prototipici = insieme di proprietà salienti che distinguono una categoria da un’altra il linguaggio è dunque visto come una rete che si proietta su un continuum non differenziato, all’interno del quale si danno salienze sulla cui base operare giudizi di somiglianza.
L’appartenenza viene stabilita sulla base delle proprietà essenziali il prototipo non è più rappresentativo della struttura della categoria. Si dividono le proprietà in:
proprietà essenziali proprietà possedute da tutti i membri della categoria. Decidono l’appartenenza ad una categoria, ma sono in negativo (se un animale non ha il becco e non è oviparo, non può far parte della categoria) sono modificabili però! = si basano su convenzioni culturali = per essere cambiate, bisogna stringere un patto tra i parlanti circa il significato dei termini.
Proprietà tipiche si aggiungono a quelle essenziali e che possono essere cancellate senza ripercussioni sull’appartenenza. In correlazione con “rappresentatività” della categoria più è elevato il numero delle proprietà, più esso sarà rappresentativo della categoria. Anche queste molto determinate dalla cultura
Capitolo 5
Dimensione semiotica vs dimensione enunciativa/discorsiva
momento. Dunque non esistono delle classi di oggetti a cui io e tu rispettivamente rimandano, perché c’è variabilità di riferimento. La forma io non ha un’esistenza linguistica al di fuori del singolo e specifico atto di enunciazione che la proferisce, all’interno del quale designa la persona che compie l’atto stesso. L’unica realtà a cui fanno riferimento è una realtà di discorso perché potrebbe essere che lo stesso soggetto stia riportando semplicemente ciò che ha detto un altro io. Sono categorie di linguaggio, quindi più generali rispetto a forme più specifiche (i nomi comuni/propri) presenti nelle lingue naturali. Sono esterni l’uno in rapporto all’altro entrambi hanno la categoria di persona, ma solo uno alla volta assumono il linguaggio in quanto soggetto correlazione di personalità (io e tu vs egli), correlazione di soggettività (io vs tu)
Io e tu non sottostanno ai normali procedimenti di pluralizzazione nominale ci sono al plurale parole completamente diverse dalle forme del singolare perché la soggettività dell’io va a cozzare con la possibilità di una sua pluralizzazione. Vi sono lingue che creano un plurale inclusivo (me + voi) e un plurale esclusivo (me + loro) il primo attua il congiungimento delle forme che si oppongono secondo la correlazione di soggettività. Il secondo, secondo la correlazione di personalità. Si basano dunque su se è incluso o meno il voi. Nelle lingue indoeuropee, si verifica una forte predominanza di “io”, che può portare alla quasi completa sostituzione del singolare sul plurale. Noi= io dilatato ciò spiega due particolari usi del “noi” = noi maiestatico = l’io si amplia in una persona più massiccia, mene definita e più solenne. Noi di modestia = c’è uno smorzamento di un’affermazione troppo precisa di io, che si stempera in un’espressione più larga e diffusa. Distinzione tra singolare e plurale, dunque, diviene la distinzione tra una persona ristretta e una amplificata.
Benveniste scoprì una frattura tra le prime due persone e la terza persona, che non è realmente tale la scoprì grazie alla grammatica araba, dove l’io è “colui che parla”, tu è “colui che ascolta”, egli è “colui che è assente” = assente dalla situazione discorso, che è definita dalle prime due persone = ciò fa vedere la disparità tra le prime due persone e la terza che è, in sostanza, una non persona, perché “egli” può essere usato per indicare chiunque al di fuori dell’atto comunicativo. Anche se il Lei può avere altre funzioni: forma di cortesia (eleva l’interlocutore al di sopra della condizione di persona e del rapporto da uomo a uomo). Forma di disprezzo (nullifica un individuo come persona, non rivolgendosi personalmente a lui)
Gli indici dell’ostensione
I termini che implicano un gesto che designa un oggetto, nello stesso momento in cui viene pronunciata l’espressione linguistica (questo, codesto ecc). riproducono la relazione di personalità (questo= io, codesto= tu). Si riferiscono agli oggetti che sono coestensivi rispetto all’enunciazione. Questi indici vengono definiti deittici e, al loro interno vi sono:
Deissi Lyons collocazione e identificazione di persone, oggetti, eventi, processi e attività di cui si parla o si fa riferimento, in relazione al contesto spazio-temporale creato e mantenuto dall’atto di enunciazione e dalla partecipazione in esso.
Teoria dei due campi (Buehler) i segni prendono significato in relazione a due grandi campi: simbolico e d’indicazione. Nel primo ci sono i nomi, ovvero le “parole che nominiamo”, indipendente dai momenti situazionali. Il secondo è quell’ambito spazio-temporale che si costituisce tutte le volte che un essere umano prende la parola per rivolgersi ad un altro essere umano e che è incentrato sul parametro dell’”io, qui, ora”
Recanati espressioni indicali pure hanno un riferimento unico, determinato da fatti che riguardano il contesto dell’enunciazione (es: l’identità del parlante e il tempo dell’enunciazione. Dunque io, oggi e domani). per ogni espressione indicale, c’è una regola occorrenza-riflessiva che determina ciò a cui tale espressione si riferisce che sono indipendenti dall’intenzionalità del parlante. La regola fa parte del significato dell’espressione. Espressioni intenzionali pure la loro referenza dipende dal contesto, ma non c’è nessuna regola che determina quale sia questa referenza in un contesto dato. Non è unica, ma multiipla e dipende dalla inttenzione del parlante stesso (es: quello, egli) (egli fa capire che si sta parlando di un maschio, ma potrebbe esserre potenzialmente qualunque maschio nel mondo. Dunque è necessario che il locutore dia ulteriori informazioni). Espressioni indicali impure vincolo occorrenza-riflessivo, ma il loro significato lunguistico non basta per individuare un solo oggetto. (noi si capisce che chi parla fa parte del noi, ma gli altri devono essere specificati dal locutore)
Qui e ora dove rientrano? sono ambigui e possono subire delle variazioni = qui può indicare sia il luogo in cui si trova il locutore, ma anche lo stato o la città in cui egli si trova. Ora può indicare il momento esatto, ma anche il secolo o l’anno. Il loro significato contiene una regola autoriflessiva però è necessaria una specificazione del parlante (dunque sono considerate indicali impuri). Ci sono dei casi in cui qui e ora non includono il momento in cui è avvenuta l’enunciazione (es: messaggio in segreteria, qui usato per mostrare un punto su una cartina). In questi casi, vengono considerati degli intenzionali puri, perché, per capire il riferimento, bisogna far intervenire il punto di prospettiva = ora può riferirsi a qualunque momento, purché sia in contrasto con allora e qui può riferirsi a qualunque luogo purché non sia in contrasto con là.
Le forme della temporalità
Si prende il presente come discrimine fondamentale e tutti gli altri tempi vengono organizzati in base ad esso, sia come qualcosa che non è più presente (il passato), sia come qualcosa che non è stato ancora presente (il futuro). Se tutti i tempi si ancorano al presente, il presente a che si ancora? il presente ha come riferimento temporale il tempo in cui avviene l’enunciazione. Ha anche la caratteristica di spostarsi in avanti seguendo il procedere del discorso, rimanendo tuttavia presente. Benveniste distingue molto nettamente fra le nozioni di tempo: