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Riassuno dettagliato dei singoli paragrafi del libro "L'enunicazione" di Giovanni Manetti con grafici di riferimento.
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 28/02/2020
4.2
(14)4 documenti
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4.5 la polifonia basata sulla pluralità di punti di vista
- concetto Capitolo 1: Benveniste e le origini del 6.3.1 il testo scientifico o teorico ....................... 14 6.4 l’embrayage ...................................................... 14 6.5 tipi di débrayage e di embrayage ..................... 15 6.6 allargamento del campo enunciativo ............... 15 6.7 La prassi enunciativa ........................................ 15 Capitolo 7: genette e gli altri: l’enunciazione negli studi di narratologia 15 7.1 l’enunciazione scritta........................................ 15 7.2 storia e discorso in Chatman ............................ 15 7.4 genette e i tre sensi del termine racconto ....... 16 7.5 la voce .............................................................. 16 7.5.1 il tempio della narrazione .......................... 16 7.5.2 i livelli narrativi .......................................... 16 7.5.2.1 la metalessi narrativa e il racconto pseudodiegetico ............................................. 17 7.5.3 la persona .................................................. 17 7.5.3.1 lo statuto del narratore e le situazioni narrative ......................................................... 17 7.5.3.2 il narratario ......................................... 17 7.6 l’autore implicito .............................................. 17 7.7 Autore narratore personaggio: le basi per una tipologia.................................................................. 18 Capitolo 8: l’enunciazione nella semiotica interpretativa di Eco 18 8.1 il rapporto testo-lettore nella semiotica interpretativa ......................................................... 18 8.3 Due casi d’uso del modello enunciazionale: I la pubblicità ................................................................ 18 8.4 la stampa femminile ......................................... 18 Capitolo 9: bettini, casetti, metz. L’enunciazione nel cinema e negli audiovisivi. 19 9.1 Bettini e la conversazione audiovisiva .............. 19 9.1.1 figure e soggetti del circuito comunicativo 19 9.1.1.1 il soggetto empirico ............................ 19 9.1.1.2 il soggetto enunciatore ....................... 19 9.1.1.3 il soggetto enunciatario ...................... 20 9.1.1.4 L'autore modello ................................ 20 9.1.1.5 Il soggetto ricevente empirico ............ 20 9.1.2 Le quattro forme della conversazione audiovisiva.......................................................... 20 9.2 Il modello di Casetti .......................................... 20 9.2.1 Il punto di vista .......................................... 20 9.2.2 le tre accezioni della nozione di punto di vista .................................................................... 21 9.2.3 i quattro tipi di sguardo ............................. 21 9.3 Metz e la enunciazione antropoide .................. 21 9.3.1 discorsi linguistici e discorsi audiovisivi ..... 21 9.3.2 l'enunciato re e il film ................................ 21 9.3.3 la dissimmetria dei due poli ...................... 22 9.4 le critiche di fontanile a Metz ........................... 22 Capitolo 10: enunciazione interazione simulazione nelle comunicazioni mediate telematicamente 22 10.1 la nascita della comunicazione a distanza ...... 22 10.2 L'unità di tempo all’interno di un’enunciazione “differita” nello spazio............................................ 22 10.3 il modello enunciazionale, ovvero la simulazione dell’interscambio comunicativo ......... 23 10.4 il modello comunicativo faccia a faccia come punto di riferimento............................................... 23 10.5 il modello comunicativo di tipo quasi intenzionale nella telefonia .................................... 23 10.6 il modello interattivo dei nuovi media telematici ............................................................... 23 10.6.1 La videoconferenza ................................. 23 10.6.2 la chat line ................................................... 23 10.6.3 posta elettronica ..................................... 23 10.6.4 i MOO ...................................................... 24 10.7 interattività e simulazione .............................. 24 10.8.1 Il gergo di rete ......................................... 24 10.8.2 mondi possibili narrativi e identità virtuale. 24 10.9 conclusioni ..................................................... 24
Per Benveniste io designa chi parla e implica nello stesso tempo un enunciato sul conto di io, tu è necessariamente designato da io, la terza persona viene posta in dubbio di legittimità in quanto non-persona. Benveniste sposa infatti l'idea della grammatica araba in cui la terza persona è definita non-persona, è semplicemente l'assente (il che non la pone comunque a livello inferiore rispetto alle altre due). Possiamo quindi dire che la differenza tra nomi e pronomi di prima e seconda persona può essere individuata nell’opposizione tra variabilità referenziale in relazione all’enunciatore (pronomi) e invarianza referenziale (nomi).
Le forme pronominali contribuiscono a risolvere il problema della comunicazione intersoggettiva. I pronomi hanno un significato in analogia a tutti gli altri segni ma per quanto riguarda la referenza si comportano in maniera idiosincratica. Per Benveniste le forme di cui il parlante fa uso durante il discorso hanno tre fondamentali proprietà esclusive:
Il linguaggio è nella natura dell’uomo. La funzione della comunicazione è affidata alla parola, ma qual’è la proprietà del linguaggio che rende possibile la comunicazione? Solo nel linguaggio e mediante il linguaggio l’uomo può costituirsi come soggetto. Questo perché solo nelle forme del linguaggio possiamo trovare la forma pronominale io che è un’appropriazione del linguaggio da parte dell’individuo che si designa come ego. Benveniste da quindi la definizione corretta secondo cui solo nel linguaggio è possibile avere la manifestazione di soggettività e dove è possibile avere una nozione controllabile di soggettività e dove si possono trovare le forme dell’apparato dell’enunciazione. Il discorso è il linguaggio messo in atto. Il discorso è ogni enunciazione che presuppone un parlante e un ascoltatore, è l’intenzione del primo di influenzare in qualche modo il secondo; è portatore di messaggio e strumento di azione.
Analizzando nomi e pronomi si può giungere ad una seconda via che prevede tre distinzioni:
La parola si distingue per assolvere due funzioni contemporaneamente: la funzione costitutiva Può essere decomposta in unità di livello inferiore (i fonemi) e la funzione integrativa che si identifica con la sua capacità di integrarsi in una unità di livello superiore (frase). la frase possiede una funzione costitutiva in quanto può essere scomposta in parole ma non ha una funzione integrativa. Ha invece una funzione predicativa che si realizza secondo tre modalità fondamentali: asserzione, interrogazione e ordine. La funzione predicativa è quella propriamente referenziale, conferisce alla frase una duplice proprietà: avere un senso e avere una referenza. A livello del discorso la frase costituisce a pieno titolo un’unità completa. Nella frase c'è un fortissimo aspetto di attualizzazione della lingua. Essa è creatrice del tempo presente del locutore.
semiotico viene definito il modo di significare proprio del segno linguistico. semantico fa parte della significazione del discorso e dell'enunciazione. Il senso si realizza nella forma specifica del sintagma (frase) che implica applicazioni particolari e consente riferimento sia alle situazioni particolari di discorso, sia all’attitudine del locutore. L'unità della dimensione semiotica è il segno, quella della dimensione semantica e la parola. Non si deve confondere la coppia saussuriana langue e parole con quella tra dimensione semiotica e semantica. La dimensione semantica riguarda la lingua in atto nella sua funzione di organizzare la vita degli uomini. → Benveniste dice che tutti i sistemi linguistici sono composti da significanza dei segni e significanza dell’enunciazione. Secondo Benveniste, ciò che nella traduzione si può trasporre da una lingua all'altra, è il semantismo cioè il fatto di dire la stessa cosa con parole diverse mentre non si può trasporre il semiotismo cioè l'articolazione dei segni che dipende dal loro rispettivo rapporto con i singoli sistemi. Per Norman gli elementi che sono incaricati di superare il livello del sistema semiotico per configurarsi come elementi della frase legati all’enunciazione dovrebbero essere considerati elementi del sistema. Nella semiotica saussuriana non ci si occupa della relazione del segno con le cose denotate e dei rapporti tra lingua e il mondo inoltre, il segno possiede sempre e solamente un valore generico e concettuale. La dimensione semantica è caratterizzata 1) dalla presenza di un locutore che utilizza la lingua e 2) dalla frase che porta in carico la possibilità di riferimento e dell'intento del locutore stesso.
“Io è L'individuo che enuncia la presente situazione di discorso contenente la situazione linguistica io”. il discorso si presenta come mediatore necessario che successivamente Benveniste definisce come sui-referenzialità. Il linguaggio deve per forza consistere in situazioni personali? ovviamente no, vi sono enunciati con una situazione oggettiva nell'ambito della quale viene definita la terza persona. Per Benveniste le caratteristiche della terza persona sono:
Benveniste elenca tre classi di indicatori linguistici che hanno la funzione di mettere il rapporto costante e necessario il fautore con la propria enunciazione: indice di persona, forme della temporalità e indici dell’ostensione. gli indici dell’ostensione sono termini che implicano un gesto che designa l'oggetto, ad esempio questo e codesto in relazione a io /tu. Grazie al loro impiego un oggetto viene presentato come vicino al locutore, all’allocutore o lontano da tutti e due. Accanto ai dimostrativi ci sono gli avverbi di luogo e di tempo come qui e ora i quali delimitano rispettivamente la situazione spaziale e temporale coestensiva e contemporanea a quella del soggetto. Si oppongano rispettivamente agli avverbi che si correlano alla terza persona cioè “là” e “allora”.
nel momento in cui il parlante si pone come soggetto, pone contemporaneamente la presenza di un'altra persona, si vengono così a precisare i rapporti tra soggettività e alterità.
Benveniste osserva che l’enunciatore si può servire della lingua per influenzare il comportamento dell’allocutore utilizzando interrogazione, intimidazione e asserzione. “Io giuro” è una enunciazione contemporanea al compimento dell'azione stessa. Lo stesso verbo a seconda che sia assunto da un soggetto o sia posto al di fuori della persona prende un valore diverso. Benveniste crea la prima definizione degli enunciati performativi: gli enunciati performativi sono enunciati in cui un verbo dichiarativo-ingiuntivo alla prima persona del presente è costituito con un dictum. Le caratteristiche distintive degli enunciati performativi sono di essere unici in circostanze particolari, in un tempo e in un luogo definiti: ogni nuovo atto è un altro differente atto; e devono essere sui-referenziali cioè riferirsi a una realtà
Roman Jakobson è un altro autore che analizza l’enunciazione ma converge con Benveniste. Entrambi si interessano ai processi dinamici del linguaggio in atto e tendono a formare una tipologia di testi ma analizzano le enunciazioni in maniera diversa. Benveniste parte soprattutto dai dati di Tipo morfologico, Jakobson parte dall’idea generale che nel linguaggio si presenti una dicotomia fondamentale che oppone codice e messaggio e analizza sistematicamente le relazioni che intercorrono tra le quattro combinazioni possibili di questi termini.
per Jakobson un messaggio può rinviare al codice o un altro messaggio e la significazione generale di una unità del codice può implicare rinvio sia al codice sia al messaggio. M sta per messaggio e C sta per codice. Messaggio Codice Messaggio Discorso riportato Autonomia Codice Commutatori Nomi propri Casi analizzati da Jakobson:
il concetto di enunciazione si basa su due coppie di termini: enunciazione E ed enunciato e; e processo P e protagonisti p. a sua volta è possibile distinguere nel significato della forma verbale:
Nicoletta Di Blas dice come i vari autori analizzano i deittici: per prima cosa riportano le definizioni altrui, poi danno una propria definizione e in base a quella identificano nuovi elementi linguistici come deittici. I tratti che definiscono un deittico sono:
Recanati sostiene che le espressioni indicali pure sono quelle che hanno un riferimento effettivamente unico, determinato da fatti che riguardano il contesto di enunciazione, sono le forme come io, oggi, domani … le espressioni intenzionali pure sono quelle espressioni che condividono con quelle indicali il fatto che la loro referenza dipende dal contesto ma non c'è nessuna regola che determina quale sia questa referenza in un contesto dato, sono le forme come quello, egli … le espressioni indicali impure hanno un vincolo occorrenza-riflessivo e il loro significato linguistico non è sufficiente per individuare uno e un solo oggetto ma hanno bisogno che intervenga a questo fine l’intenzione del locutore. Il punto di prospettiva comprende le forme di ora (che può riferirsi a qualunque momento, in opposizione a allora) e qui (che può riferirsi a qualunque luogo, in opposizione a la).
Brown e Gilman hanno mostrato come nelle lingue occidentali i pronomi personali si siano organizzati in due successivi sistemi semantici: semantica del potere e semantica della solidarietà. La semantica del potere presuppone una scala sociale gerarchica entro la quale a ogni un individuo sia attribuita una e una sola posizione dove T rappresenta la forma “dare del tu” e dove V rappresenta la forma “dare del voi” la semantica della solidarietà prevede la solidarietà che gestisce le relazioni; ad esempio andando nella stessa scuola o avere gli stessi genitori autorizza le persone a darsi del tu in definitiva prevale una valorizzazione della solidarietà sul potere.
nella modalità epistemica non sono compatibili con la prima persona le affermazioni non fattuali mentre nella modalità deontica il parlante è teso a controllare il processo. Sembra che nel congiuntivo si verifichi costantemente la correlazione di soggettività dove la prima persona si oppone alle altre due.
l’approccio di Culioli si basa sulla forte astrazione e su un deciso radicamento delle procedure linguistiche nella dimensione cognitiva. Culioli traduce l'opposizione modus e dictum di Bally in modalità e lexis mettendo al centro della problematica l'attività di un soggetto enunciatore (modalità) in relazione alla materia linguistica (lexis) che costituisce la cristallizzazione possibile di questa attività. il soggetto dell'enunciazione è modello metalinguistico necessario a rendere conto del funzionamento cognitivo e del linguaggio. Da questo dipendono quattro specifici tipi di modalità:
la modalità per Bally è l'anima della frase, come il pensiero è costituita essenzialmente dall'operazione attiva del soggetto parlante. La enunciazione è comunicazione del pensiero attraverso la lingua, dobbiamo distinguere la rappresentazione (che deriva dai sensi, dalla memoria o dall'immaginazione) dall'operazione psichica che il soggetto compie su tale rappresentazione. La frase è composta dal correlativo espressivo (dictum) e dall’espressione delle modalità costituita da un verbo modale e da un soggetto modale (che costituiscono il modus). la struttura semantica di una frase e quindi modus + dictum.
Meunier dice che spesso si confonde il punto centrale (l’egocentrismo) e la sorgente del punto di vista. Vengono assimilate le nozioni di sorgente del giudizio modale o supporto modale (SM) e soggetto parlante chiamato soggetto dell'enunciazione (diverso dal locutore origine Lo). Non si possono escludere dall’universo modale enunciati in cui sorgente/supporto modale e locutore non coincidano, ma posso avere due fenomeni diversi che sono i casi di dissociazione tra SM e Lo e casi di pluralità di SM e/o di indecibilità della sorgente/supporto modale dell'enunciato. Meunier distingue tra definizione stretta di SM che attribuisce a Benveniste e una definizione allargata che assume lui stesso.
Per Bally il senso di una frase è un pensiero e un pensiero è sempre la reazione rispetto a una rappresentazione. Detto questo viene proposto una teoria dell'enunciazione che permette di distinguere la sorgente del giudizio modale. La modalità assoluta indica il fenomeno di dipendenza dal soggetto parlante e la modalità relativa indica il fenomeno di una dipendenza esclusiva dai dati contestuali. un esempio di modalità assoluta è la frase “fa freddo” e un esempio di modalità relativa è la frase “ galileo/gli astronomi afferma(no) che la terra gira ”.
Meunier riporta tre casi tipici dei verba timendi, aggettivi valutativi e caso della concessione polemica. Oltre a questi Ducrot aggiunge il caso dello stile indiretto libero e la presenza nell’enunciato di una interiezione che presenta il punto di vista del locutore.
Il dialogo è la struttura dell’enunciazione dove ci sono due figure: una fonte e una meta dell'enunciazione. Ducrot opera una serie di distinzioni: parte dal materiale linguistico costituito da una successione di parole ed evidenzia come esista un materiale linguistico che rimane identico in tutte le sue molteplici manifestazioni cioè la
frase. Esistono anche le realizzazioni che sono ogni volta uniche e che hanno caratteristiche di coordinate spaziali e temporali diverse. Ducrot utilizza il termine enunciato nel caso di realizzazione di una frase e discorso nel caso di realizzazione di un testo. La realizzazione è composta a sua volta da tre distinti fonemi:
l'attività linguistica concerne il processo che conduce alla realizzazione di un enunciato, essa è composta da atti locutivi e atti perlocutivi. un atto locutivo è l'attività fisica necessaria per costruire un enunciato verbale o scritto. Gli atti perlocutivi sono le infinite varietà di intenzioni che costituiscono l’attività psicologica che si trova la base della costruzione di un enunciato. L’atto perlocutivo è il tentativo di esercitare sugli altri un'influenza grazie alla comunicazione di un senso mediante la parola, mentre l’atto locutivo è quell’atto che costituisce un enunciato capace di comunicare questo senso.
L’enunciazione è l'evento stesso dell'apparizione di un certo enunciato. Per Ducrot il punto fondamentale è che un'immagine dell'enunciazione sia trasmessa direttamente dall' enunciato. Per avvenire l’enunciazione è necessario avere una langue cioè un deposito di forme. L’enunciazione è un fenomeno specifico delle lingue naturali umane e non appare all’interno delle lingue come mezzo ma come tema dell'enunciato stesso. Il fenomeno dell'enunciazione è rilevabile in un'entità linguistica come la frase (che una volta annunciata diventa enunciato) la quale produce senso, il senso è in grado di descrivere la propria enunciazione, di costruirne un commento.
Ducrot dice che l'enunciato mostra la propria enunciazione, ne è l'immagine, la descrive. Il senso di un enunciato è una descrizione ed è sui-referenziale. Ducrot propone due serie di esempi: la prima commenta l’enunciazione di un'altra parte dell'enunciato attraverso gli avverbi di enunciazione, la seconda riguarda il discorso che commenta la propria enunciazione attraverso i gesti verbali e la sua referenzialità. 4.3.2 Il fatto che l'enunciato si presenti come una testimonianza della propria enunciazione si collega per Ducrot a tre punti distinti: 4.3.2.1 anzitutto significa che esso è prodotto da un locutore bisogna stare attenti a non confondere locutore con l'essere empirico che è fisicamente l'autore del discorso, l'autore rimanda infatti all’attività linguistica. 4.3.2.2 l'enunciato presenta la propria enunciazione come rivolta dal locatore a un allocutorio, bisogna stare attenti a non confondere la nozione di uditore con quella di allocutorio 4.3.2.3 l'enunciato rappresenta l’enunciazione come provvista di certi poteri. Ducrot lega l’enunciazione alla teoria degli atti linguistici di Austin.
il locutore è colui che ha responsabilità della parola, l’allocutorio è il soggetto a cui è indirizzata l’enunciazione e deve essere distinto dall'ascoltatore. l'enunciatore è il soggetto a cui è attribuita la responsabilità di un atto illocutivo mentre il destinatario è il soggetto a cui si ritiene che questo atto sia rivolto
i tempi commentati vengono impiegati quando si vuole segnalare all’interlocutore che il testo merita da una parte sua un atteggiamento di tensione, ovvero di attenzione vigilante. i tempi di narrazione vengono usati invece quando si vuole segnalare la possibilità di un ascolto più distaccato.
Weinrich descrive la seconda categoria come prospettiva linguistica che è il compito di mettere in relazione il tempo testuale con il tempo reale. Prevede per ciascuno dei due tempi una posizione al grado 0, una forma di retrospezione e una forma di prospezione.
la terza categoria è il rilievo narrativo che si articola all’interno della narrazione. Esso è composto da un primo piano, ottenuto attraverso l'uso del passato remoto, e di uno sfondo, ottenuto attraverso l'uso dell'imperfetto.
gli indici o shifters sono quelle produzioni linguistiche in cui l'identificazione dei vari indici dipende dalla situazione di enunciazione, definita sit E, storia sono quelle produzioni linguistiche in cui l'identificazione avviene in rapporto al testo stesso o situazione di enunciato sit e.
i testi scritti sono caratterizzati dal fatto di verbalizzare una parte di sit E sotto forma di sit e, in modo che si abbia uno schema del tipo sit e = sit E. Bernstein trae le conclusioni circa il differente uso del codice linguistico da parte dei gruppi sociali diversi: È universalistico ciò che genera significati indipendenti dal contesto e che hanno la possibilità di essere compresi da tutti. È particolaristico del linguaggio ciò che lega significati generati al contesto e che possono essere compresi da altri che hanno accesso al contesto. Il codice elaborato e il codice ristretto sono due modalità riconosciuto da Bernstein. Il dialogo è la situazione di enunciazione del soggetto locutore (S) identica a quella dell’allocutore (S’). nel monologo l’identificazione avviene solo in relazione a sit E (S). nella classificazione di Simon-Grumbach sono possibili diversi tipi di discorso:
per la storia si deve parlare dei sit e* Intendendo con questo l'esclusiva identificazione di oggetti, luoghi, tempi in relazione alle coordinate nel testo stesso, escludendo ogni riferimento alla situazione di enunciazione. Anche nei romanzi di anticipazione il tempo scelto per la narrazione è il passato.
Benveniste vede la possibilità di distinguere enunciazione parlata da enunciazione scritta. L’enunciazione scritta si muove su due piani: lo scrittore si enuncia scrivendo e fa sì che gli individui si enuncino. Nell'ottica della semantica strutturale è possibile distinguere le strutture astratte della langue e quelle concrete della parola. Avendo di fronte il testo è possibile presupporre che questo testo sia stato “enunciato” da qualche soggetto, tuttavia, una volta che il testo è stato enunciato dal soggetto dell’enunciazione, nella relazione soggetto-oggetto è impossibile risalire al testo del soggetto enunciatore. L'attività linguistica è il processo di produzione che fa sì che un determinato enunciato o testo venga a esistere, ovvero che venga prodotto. L'attività linguistica è la produzione semiotica.
Per Latour se affrontiamo il regime di enunciazione comprendiamo immediatamente che siamo infinitamente lontani dall’umana comunicazione. Questo tipo di enunciazione è chiamata quindi riproduzione ed è caratterizzata dall’assenza di enunciati e ha simmetria tra enunciatore ed enunciatario. Il regime di enunciazione è l’enunciazione tecnica: spostamento dell'enunciatore in un altro corpo che resta fermo anche quando l'enunciatore si ritira e si assenta. La tecnica è un fenomeno per cui un débrayage attanziale fa sì che un soggetto enunciatore sparisca dalla scena lasciando il suo enunciato al posto suo. La teoria dell'enunciazione di Greimas presenta due fondamentali caratteristiche: pars destruens e pars construens. La semiotica generativa si sviluppa sulle basi dei concetti di enunciazione enunciata e sul simulacro.
Greimas e Courtès vedono la enunciazione come la struttura non-linguistica sottesa alla comunicazione linguistica dove si tenderà ad avvicinare il concetto di enunciazione a quello di atto di linguaggio considerato ogni volta nella sua singolarità. L’enunciazione è un'istanza linguistica logicamente presupposta dall'esistenza stessa dell’enunciato, l’enunciato viene considerato come il risultato raggiunto dell'enunciazione. La situazione di enunciazione generale definisce una sorta di sincretismo e di compresenza di ego, hic et nunc. L’enunciazione ha bisogno di essere articolata attraverso una serie di procedure costituite da débrayage ed embrayage. L'unica via possibile per recuperare il simulacro rimane quella di cogliere le tracce scritte nel testo cioè elaborare una teoria dell'enunciazione enunciata. secondo Greimas e Courtès bisogna considerare l’enunciazione enunciata come costitutiva di una sottoclasse di enunciati che formano il metalinguaggio descrittivo dell'enunciazione.
il débrayage è uno degli aspetti costitutivi del linguaggio e permette di disgiungere e proiettare fuori dall’istanza dell'enunciazione alcuni termini della sua struttura fondamentale. Il débrayage ha due effetti principali: promuovere la creazione del soggetto, del luogo e del tempo reale dell'enunciazione stessa; e nell’utilizzare le categorie paradigmatiche della persona, dello spazio e del tempo per una loro installazione simulata nell’enunciato. Il débrayage si attua soprattutto nel testo scritto dove l'enunciatore introduce il fenomeno per cui l'enunciatario empirico cerca e/o riconosce nel testo i simulacri di sé stesso. Questo schema tenta di rendere conto del meccanismo di débrayage enunciazionale che consiste nella disgiunzione del soggetto dell'enunciazione esterno al testo da qualunque soggetto non presente nel testo. Il narratore può rendere conto della non coincidenza tra soggetto dell'enunciazione e attante soggetto nelle forme narrative in io. Il débrayage enunciativo consiste nell’installazione nel testo degli attanti dell'enunciato corrispondenti alle forme di terza persona nei discorsi in personali. Nel débrayage attanziale un attante soggetto è diverso da sé stesso. Nel débrayage temporale ho un tempo diverso da quello del presente dell'enunciazione. Nel débrayage interno gli attanti introdotti nel testo possono divenire enunciatori che a sua volta sviluppare una narrazione di secondo grado.
Il débrayage introduce forme impersonali nei testi di tipo scientifico o teorico dov'è il carattere di oggettività e normalmente è ritenuto un tratto essenziale. le forme verbali non vengono riferite a un soggetto: esse hanno il compito di suggerire che la verità del discorso emerge dalle cose stesse e non da qualcuno che manipoli i fatti attraverso esperimenti e poi li riporti discorsivamente.
L’embrayage designa l'effetto di ritorno all’istanza dell’enunciazione, tenta di produrre un effetto d’identificazione tra soggetto dell’enunciazione e soggetto dell'enunciato.
Genette suddivide l’istanza narrativa all’istanza di scrittura. L’istanza di scrittura riguarda i rapporti tra autore e lettore ed essendo esterni al testo, non interessa la narratologia. A volte capita di vedere il narratore confuso con l'autore ma il narratore ricopre sempre un ruolo fittizio. Genette propone di suddividere lo studio in base a tre categorie: tempo della narrazione, livello narrativo e persona.
il tempo della narrazione riguarda la distanza che separa il lato fittizio della narrazione rispetto al momento temporale in cui si situa la storia. Esistono quattro possibilità:
Genette definisce la differenza di livello dicendo che ogni avvenimento raccontato da un racconto si trova a un livello diegetico immediatamente superiore a quello dove si situa l’atto narrativo produttore di tale racconto. L’istenza narrativa si ha livello extradiegetico ovvero il narratore in quanto tale si trova fuori diegesi.
Gli avvenimenti raccontati dentro a questo racconto di primo grado sono chiamati intradiegetici o diegetici mentre i contenuti del racconto di secondo grado sono metadiegetici. le critiche a questo schema di Genette secondo Lintvelt, sono che il narratore possa trovarsi un livello inferiore di quello dei personaggi mentre al contrario occupa una posizione gerarchica più elevata ma Genette risponde che non è così. Per Rimmon l'utilizzo di racconto di primo grado è fuorviante perché sembra più importante degli altri mentre spesso non lo è. Bal propone di sostituire il prefisso meta con il prefisso ipo ma Genette preferisce piuttosto iper. 7.5.2.1 la metalessi narrativa e il racconto pseudodiegetico la metalessi narrativa è una figura che consiste nell’infrangere le barriere della finzione e che tiene distinti il mondo del racconto da quello in cui si situa colui che li racconta.
Genette precisa che la persona costituisce un elemento invariante della narrazione in quanto il soggetto dell'enunciazione narrativa non può che parlare in 1° persona sottolineando che ogni discorso è per forza personale. La presenza di forme grammaticali alla prima persona può rimandare a due di situazioni distinte: designazione di se stesso da parte del soggetto dell'enunciazione narrativa e all'identità della persona di un narratore con uno dei personaggi. in questo caso non si parla più di persona ma di relazione del narratore e la sua storia. la teoria del narratore assente di cui parlano diversi autori si ha quando c'è l'utilizzo del passato remoto (aoristo) o lo stile indiretto libero. Genette risponde a questa teoria dicendo che il racconto è sempre e comunque un atto di comunicazione e non può prescindere da un’istanza narrativa concludendo che il racconto senza narratore o un enunciato senza enunciazione sono inconfutabili. Nel racconto omodiegetico il narratore può essere il protagonista del suo racconto oppure può limitarsi a sostenere un ruolo secondario. Con autodiegetico Genette designa il narratore omogenetico protagonista. Lugnani chiama il narratore omeogenetico testimone come il narratore osservatore/testimone allodiegetico. 7.5.3.1 lo statuto del narratore e le situazioni narrative Genette propone una griglia in cui vengono incrociati due parametri: il livello narrativo e quello relativo al rapporto del narratore con la storia creando così:
Per Genette il narratore extradiegetico è l'autore reale ma non definisce (inizialmente) chi è l'autore implicito. Booth lo definisce come qualcosa che crea l'immagine di un autore che sta dietro le quinte ma non è una persona reale la quale crea una versione superiore di sé stessa man mano che crea la sua opera. L'autore implicito è definito come una immagine che il lettore si costruisce dell'autore a partire dagli indizi che egli individua nel testo. Per Chatman l'autore implicito è un principio costruttivo e di organizzazione del testo stesso. Per Eco l'autore modello è una strategia di produzione testuale che viene ricostruita da lettore empirico. Genette accetta dunque la nozione di autore implicito come immagine dell’autore del testo. Può capitare che l'immagine dell'autore implicito sia diversa da quella dell’autore reale a causa di incompetenza (stupidità del lettore) o performance (l'autore produce un testo con un'immagine infedele di sé stesso). Genette identifica tre frasi in cui l'autore implicito è diverso dall'autore reale:
ci sono due grandi tipi di strategie: strategia della complicità e strategia della distanza. la strategia della complicità consiste nel costruire il destinatario come una sorta di co-enunciatore rappresentato nel testo sotto forma di varie figure: interpellazione, dialogo tra enunciatore ed enunciatario e utilizzo del noi. Strategia della distanza: può essere distanza pedagogica o distanza non pedagogica. La distanza pedagogica implica un enunciatore e un enunciatario dove l'enunciatore tiene a distanza l’enunciatario. nella distanza non pedagogica un enunciatore non modalizza ciò che dice ma si limita a produrre le affermazioni sul registro impersonale
Bettini sottolinea come l’enunciatore produce una immagine testuale simulacrale e simbolica dell’enunciatario. Focalizzare l'attenzione sul soggetto dell'enunciazione significa occuparsi di chi veramente parla attraverso lo schermo audiovisivo. Nel nuovo testo (visivo) che si crea, lo spettatore appare come colui che effettivamente assume il ruolo di origine empirica dello scambio comunicativo.
SET è il soggetto trasmittente empirico; SO è il soggetto enunciatore SEO è il soggetto dell'enunciato; SA è il soggetto enunciatario; SER è il soggetto recettore empirico; SEM e il soggetto enunciatore-modello. 9.1.1.1 il soggetto empirico il soggetto trasmittente empirico è la categoria manifesta dei parlanti. Ha poco a che fare con il vero soggetto dell'enunciazione. Bettini elenca sei forme o modelli di manifestazione di questo soggetto empirico:
9.1.1.3 il soggetto enunciatario per Bettini è un soggetto enunciatario una figura simbolica del recettore costruita dal testo e presente in esso come simulacro dello spettatore. lo spettatore destinatario si trova al centro di un duplice progetto: quello previsto per lui nel testo e quello che esso stesso si costruisce. La conversione simbolica costituisce una cornice che simula le immagini di chi trasmette e chi riceve, è una cornice pragmatica entro cui vanno a collocarsi i contenuti propriamente semantici veicolati dal testo. Bettini assegna al testo cinematografico e televisivo un carattere di sui-referenzialità. Avviene una sostituzione fittizia dell'enunciatore con l'enunciatario, lo spettatore è quindi spinto a identificarsi con il soggetto dell'enunciazione, a sentirsi lui stesso soggetto, a caricarsi della responsabilità di uno sguardo primitivo e primigenio. 9.1.1.4 L'autore modello l'autore modello è prodotto dal destinatario utilizzando le tracce del soggetto enunciatore, ma i simulacri non coincidono quasi mai, a causa dell'autonomia che può contraddistinguere la lettura dello spettatore, la natura della sua enciclopedia di riferimento, e la concreta pragmatica situazione nella quale il testo viene scambiato. 9.1.1.5 Il soggetto ricevente empirico le due forme che contraddistinguono il comportamento del soggetto ricevente empirico (destinatario) i sono secondo Bettini: l'assistenza che si verifica quando lo spettatore rimane al di fuori del testo e non partecipa alla conversazione simbolica tra enunciatore enunciatario e la partecipazione che si verifica quando lo spettatore entra in contatto interattivo con le articolazioni semiotiche del testo, accogliendo la proposta di calarsi nel ruolo simbolico di enunciatario o anche costruendosi un ruolo alternativo.
Bettini individua quattro strategie di organizzazione del materiale significante:
il testo filmico è considerato come luogo di raffigurazioni e principi regolativi. nel testo possono cogliersi effetti di produzione della struttura e del funzionamento del film ovvero il farsi e il darsi del film. Il farsi è l’instaurarsi di un principio di organizzazione, di un progetto comunicativo, di un disegno di massima che fungono da emblema del fatto che il testo viene da qualcuno. Il darsi è un principio d’interpretazione cioè dare la possibilità di decifrazione che funge da emblema del fatto che il testo va verso qualcuno. l'autore implicito rappresenta la logica che informa il testo, lo spettatore implicito rappresenta la chiave secondo cui il testo va letto. Queste due forme si manifestano in tutto ciò che segnala di per sé la presenza di un destinatore e di un destinatario. Possono rendersi esplicite e assumere una forma figurativa prendendo il nome di narratore e narratario. il narratore può essere rappresentato dalle voice over , i cartelli che ambientano la vicenda e le figure di informatori. Il narratario può essere rappresentato dagli espedienti con i quali si informa lo spettatore reale su come giocare la parte dello spettatore implicito come le presenze extradiegetici rappresentate da espressioni come “ehi tu!”. Bettini si concentra fortemente sulla nozione di enunciazione, prevedendo così le figure di enunciatore e enunciatario, in altre parole erano le due immagini simulacrali che l'autore introduceva per rappresentare se stesso e il ricevente. A queste due Bettini aggiungeva l'immagine che ricevente si faceva dell'autore, definita autore modello e una istanza simmetrica che consisteva nelle immagini simulacrali che il ricevente proiettava di sé stesso nel testo.
Secondo Casetti e Di Chio il punto di vista è qualcosa di più astratto “dentro” l’immagine, e in quanto tale attribuibile a un autore e a uno spettatore impliciti. l'autore implicito è un principio di organizzazione del tempo e della voce ma anche un principio di organizzazione della visione. Lo spettatore implicito rappresenta l'insieme delle condizioni di lettura che il testo detta, il ruolo previsto per il destinatario e può incarnarsi in una figura antropomorfa: il narratario. Casetti e Di Chio presentano altre due modalità: