


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
CONFRONTO TRA CATULLO E FOSCOLO
Tipologia: Appunti
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



Catullo è un poeta romano nato a Verona nel 84 a.C da una famiglia di condizioni agiate. Si trasferì a Roma non ancora ventenne e qui incontrò una donna molto nota nei salotti mondani e politici dell’epoca. Con questa donna, chiamata Lesbia nei suoi carmi, Catullo intrecciò una storia d’amore che segnò la sua vita privata e artistica. Il poeta è noto per l'intensità delle passioni amorose espresse, per la prima volta nella letteratura latina, nel suo “ Catulli Veronensis Liber” , in cui l'amore ha una parte preponderante. Nel 60 a.C. il fratello di Catullo morì nella Troade: in occasione di un viaggio in Bitinia il poeta visitò la sua tomba e da questo episodio nacque il carme 101 “ Compianto per il fratello ” facente parte della raccolta “ Liber Catulliano ”. Multas per gentes et multa per aequora vectus advenio has miseras, frater, ad inferias, ut te postremo donarem munere mortis et mutam nequiquam alloquerer cinerem, quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum, heu miser indigne frater adempte mihi! Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum tradita sunt tristi munere ad inferias, accipe fraterno multum manantia fletu, atque in perpetuum, frater, ave atque vale. (Carme 101, Compianto per il fratello) La composizione metrica è formata dai distici elegiaci ovvero da due versi composti da un esametro e da un pentametro. In questo carme il poeta affronta una tematica assai intima e privata: il dolore per la morte del fratello. Il testo è costruito su una doppia dimensione: da un lato, la ritualità funebre tradizionale che avvicina il carme 101 al genere dell’epigramma, dall’altro la spiccata sensibilità del poeta che, pur consapevole dell’inellutabilità del destino, cerca un’ultima possibilità di contatto con il fratello.
Catullo racconta del suo lungo viaggio, fin quando giunge sulla tomba del fratello per riconoscere l’offerta funebre attraverso la propria poesia. Il primo verso rimanda al celebre inizio dell’Odissea, anche se in questo carmemnon è presente il dialogo fra i vivi e i morti. La poesia contiene numerose parole chiave e si notano dei campi semantici che ci mostrano più accuratamente i sentimenti provati dal poeta in quel momento. Nel secondo verso ritroviamo la parola più importante di tutta la poesia: “inferias”, il cui campo semantico rimanda nelo stesso testo a parole come “miseras” (dolorosi), “postremo munere mortis” (l’ultimo dono di morte), “more parentum” (l’antico costume degli avi), “tristi munere” (come triste dono) e “ manantia multum fletu fraterno” (grondanti di molto pianto fraterno). Un’ulteriore parola chiave che ritroviamo all’interno del testo è “fortuna” che ha significato di “destino”, esprimendo il sentimento doloroso e ingiusto del poeta nei confronti della morte del fratello. L’ultima parola chiave che ritroviamo è “ave” nell’ultimo verso, che rappresenta un addio al fratello. Nella poesia si individuano varie figure retoriche. La metonimia “per multas gentes”: il poeta utilizza invece di un termine proprio un altro termine, che gli è legato da affinità di tipo logico; egli usa, perciò, il termine “gentes” per affermare che ha attraversato molti paesi. La metafora “postremo munere mortis”: il poeta per “ultimo dono di morte” intende gli onori funebri che rende finalmente al fratello dopo molto tempo. La metafora “muto cenere”: Catullo si riferisce al fratello morto che, quindi, non può rispondergli; inoltre potrebbe anche trattarsi di una personificazione del “cenere" a cui Catullo vorrebbe rivolgersi. La personificazione “fortuna”: il poeta afferma che il destino gli ha strappato ingiustamente il fratello. Vi sono vari esempi di anastrofe, come “advenio has miseras frater, ad inferias”, che consiste nell’ invertire l’ordine usuale delle parole. Vi è, infine, la metonimia “fletu fraterno”: Catullo intende il suo pianto per il fratello morto. Il carme 101 di Catullo è stato da sempre affiancato al sonetto “ Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo 2 di Ugo Foscolo (1778-1827), in
L’incipit di Foscolo “Un dì s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente” è ripreso direttamente da Catullo “Multas per gentes et multa per aequora vectus”, quasi ne fosse una traduzione. Il tema del viaggio e del peregrinare è però affrontato in modo molto diverso: quello che per Catullo è vectus, cioè essere trasportato, quasi senza un atto volontario, in Foscolo diventa fuggendo, un atto volontario e che in più chiarisce subito la situazione di costrizione a cui il poeta è sottoposto con l’esilio. In Catullo il viaggio diventa l’occasione per rendere gli onori funebri al fratello morto lontano da Roma, per Foscolo il viaggio non è piacere né occasione, né tantomeno il raggiungimento di una meta, è solo fuga, dolorosa e necessaria. Infatti, mentre Catullo è già presso la tomba del fratello, Foscolo si trova lontano, non ha alcuna certezza di poter compiere questa visita, può solo promettere al fratello defunto e a se stesso che un giorno, appena sarà cessata la sua condizione di esule, lo farà.