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confronto tra Ungaretti e Montale., Sintesi del corso di Italiano

caratteristiche e differenze principali tra le poetiche di Ungaretti e Montale.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 07/06/2021

beatrice-d-orso
beatrice-d-orso 🇮🇹

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Ungaretti è considerato uno dei poeti più importanti de 900, in quanto egli rivoluzionerà la poesia,
grazie alla sua volontà di costruire una nuova metrica, quasi come i futuristi, infatti da questi ultimi
riprende la caratteristica di versi molto brevi, la mancanza della punteggiatura e la quasi totale
assenza di aggettivi, ma i temi trattati sono molto differenti. Inoltre, la poetica di Ungaretti si
caratterizza in particolare per un “linguaggio essenziale”, dovuto dall’esperienza traumatica della
guerra, in cui come egli stesso afferma che “tra una pallottola e l’altra” scriveva velocemente sui fogli
che trovava, dando alla parola un significato assoluto e diretto. Un esempio lo ritroviamo nella
poesia “soldati”: una poesia appartenente alla raccolta “l’Allegria”, in cui il poeta in una sola strofa,
rappresenta la condizione dei soldati, facendo un’analogia tra i soldati e le foglie autunnali, le quali
sono destinate a cadere, così come i soldati, che sono appesi ad un filo, tra la vita e la morte e sono
destinati anch’essi a cadere. Inoltre, c’è da evidenziare che la poesia comincia con un sì impersonale,
che sta ad indicare una condizione esistenziale in cui tutti gli uomini si possono trovare. Infine il
titolo “soldati”, rappresenta un titolo informativo e il 2 termine di paragone del “come” che
troviamo alla prima strofa, ossia come foglie cadono, anche i soldati.
In questa raccolta è evidente l’esperienza autobiografica del poeta, presente in tutte le poesie, ma in
particolar modo nella poesia “i fiumi”, possiamo dire che si tratti di un'autobiografia in versi, in
quanto il poeta, bagnandosi nel fiume Isonzo, riesce a “ripassare le epoche della sua vita”, ciascuna
delle quali è rappresentata da un fiume: L’Isonzo rappresenta l’esperienza della guerra che sta
vivendo; il Serchio, rimanda alle sue radici, quelle della Toscana di cui sono originari i genitori; il Nilo
rappresenta l’infanzia e la giovinezza, trascorse per l’appunto dal poeta in Egitto in spensierata
incoscienza; infine la Senna, che rappresenta la sua formazione culturale, avvenuta a Parigi, dove il
poeta entra in contatto con numerosi intellettuali e frequenta l’università. Inoltre, come scrive nella
poesia Italia “sono un frutto d’innumerevoli contrasti d’innesti”, per evidenziare la sua formazione, è
il prodotto di incroci di culture diverse;
La guerra mette l’uomo a nudo e lo porta ad una maggiore consapevolezza di sé e dei suoi rapporti
con la natura, a conoscere pienamente la condizione umana. I fiumi ricostruiscono la sua fibra e lo
aiutano ad entrare in armonia con il creato e con sé stesso, sebbene permanga un forte senso di
nostalgia, tanto è che la poesia si chiude come è iniziata: con un paesaggio notturno che riflette
l’angoscia e la desolazione che il poeta prova di fronte al mondo sconvolto dall’atrocità della guerra.
Differente, invece, è la concezione di Montale, la quale poetica si basa sul correlativo oggettivo, ossia
un'immagine concreta capace di tradurre le emozioni del poeta. Il primo esempio è proprio il titolo
della sua raccolta “ossi di seppia”, infatti come l'osso di seppia è gettato sulla terra, così il poeta è
esiliato dal mare (cioè la felicità e la natura). Inoltre, la poetica di Montale è stata influenzata dalle
letture di Schopenhauer e di Leopardi, da cui prende il concetto di male di vivere, inteso come senso
di insoddisfazione. Alle radici di questo sentimento ci sono 2 elementi: la personalità di Montale e il
senso dell’esclusione dall’ambiente che lo circonda e il contesto storico-culturale in cui si trova.
Tutto ciò lo ritroviamo nella poesia “spesso il male di vivere ho incontrato”, in cui il male di vivere si
identifica in 3 correlativi oggettivi: il rivo strozzato, il cavallo stramazzato e la foglia incartocciata, che
sono rappresentati da un climax discendente, verso il suolo; e nella seconda strofa cerca di trovare
una soluzione, che può essere trovata solo attraverso la divina indifferenza e che lui rappresenta
attraverso il climax ascendente di 3 elementi che rappresentano il bene: la statua, la nuvola e il falco.
Inoltre, a differenza di Ungaretti, la quale poesia è l’illuminazione, che permette di svelare il senso
nascosto delle cose colte nella loro essenza, in Montale la poesia non è in grado di cogliere l’assoluto
e si limita ad esporre la condizione esistenziale dell’uomo, ricordiamo inoltre l’adesione al manifesto
antifascista. Un po’ come i crepuscolari, in cui tutte le certezze vengono distrutte. Questa condizione
del poeta è evidenziata soprattutto nella poesia “non chiederci la parola”, la quale costituisce una
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Ungaretti è considerato uno dei poeti più importanti de 900, in quanto egli rivoluzionerà la poesia, grazie alla sua volontà di costruire una nuova metrica, quasi come i futuristi, infatti da questi ultimi riprende la caratteristica di versi molto brevi, la mancanza della punteggiatura e la quasi totale assenza di aggettivi, ma i temi trattati sono molto differenti. Inoltre, la poetica di Ungaretti si caratterizza in particolare per un “linguaggio essenziale”, dovuto dall’esperienza traumatica della guerra, in cui come egli stesso afferma che “tra una pallottola e l’altra” scriveva velocemente sui fogli che trovava, dando alla parola un significato assoluto e diretto. Un esempio lo ritroviamo nella poesia “soldati”: una poesia appartenente alla raccolta “l’Allegria”, in cui il poeta in una sola strofa, rappresenta la condizione dei soldati, facendo un’analogia tra i soldati e le foglie autunnali, le quali sono destinate a cadere, così come i soldati, che sono appesi ad un filo, tra la vita e la morte e sono destinati anch’essi a cadere. Inoltre, c’è da evidenziare che la poesia comincia con un sì impersonale, che sta ad indicare una condizione esistenziale in cui tutti gli uomini si possono trovare. Infine il titolo “soldati”, rappresenta un titolo informativo e il 2 termine di paragone del “come” che troviamo alla prima strofa, ossia come foglie cadono, anche i soldati. In questa raccolta è evidente l’esperienza autobiografica del poeta, presente in tutte le poesie, ma in particolar modo nella poesia “i fiumi”, possiamo dire che si tratti di un'autobiografia in versi, in quanto il poeta, bagnandosi nel fiume Isonzo, riesce a “ripassare le epoche della sua vita”, ciascuna delle quali è rappresentata da un fiume: L’Isonzo rappresenta l’esperienza della guerra che sta vivendo; il Serchio, rimanda alle sue radici, quelle della Toscana di cui sono originari i genitori; il Nilo rappresenta l’infanzia e la giovinezza, trascorse per l’appunto dal poeta in Egitto in spensierata incoscienza; infine la Senna, che rappresenta la sua formazione culturale, avvenuta a Parigi, dove il poeta entra in contatto con numerosi intellettuali e frequenta l’università. Inoltre, come scrive nella poesia Italia “sono un frutto d’innumerevoli contrasti d’innesti”, per evidenziare la sua formazione, è il prodotto di incroci di culture diverse; La guerra mette l’uomo a nudo e lo porta ad una maggiore consapevolezza di sé e dei suoi rapporti con la natura, a conoscere pienamente la condizione umana. I fiumi ricostruiscono la sua fibra e lo aiutano ad entrare in armonia con il creato e con sé stesso, sebbene permanga un forte senso di nostalgia, tanto è che la poesia si chiude come è iniziata: con un paesaggio notturno che riflette l’angoscia e la desolazione che il poeta prova di fronte al mondo sconvolto dall’atrocità della guerra. Differente, invece, è la concezione di Montale, la quale poetica si basa sul correlativo oggettivo, ossia un'immagine concreta capace di tradurre le emozioni del poeta. Il primo esempio è proprio il titolo della sua raccolta “ossi di seppia”, infatti come l'osso di seppia è gettato sulla terra, così il poeta è esiliato dal mare (cioè la felicità e la natura). Inoltre, la poetica di Montale è stata influenzata dalle letture di Schopenhauer e di Leopardi, da cui prende il concetto di male di vivere, inteso come senso di insoddisfazione. Alle radici di questo sentimento ci sono 2 elementi: la personalità di Montale e il senso dell’esclusione dall’ambiente che lo circonda e il contesto storico-culturale in cui si trova. Tutto ciò lo ritroviamo nella poesia “spesso il male di vivere ho incontrato”, in cui il male di vivere si identifica in 3 correlativi oggettivi: il rivo strozzato, il cavallo stramazzato e la foglia incartocciata, che sono rappresentati da un climax discendente, verso il suolo; e nella seconda strofa cerca di trovare una soluzione, che può essere trovata solo attraverso la divina indifferenza e che lui rappresenta attraverso il climax ascendente di 3 elementi che rappresentano il bene: la statua, la nuvola e il falco. Inoltre, a differenza di Ungaretti, la quale poesia è l’illuminazione, che permette di svelare il senso nascosto delle cose colte nella loro essenza, in Montale la poesia non è in grado di cogliere l’assoluto e si limita ad esporre la condizione esistenziale dell’uomo, ricordiamo inoltre l’adesione al manifesto antifascista. Un po’ come i crepuscolari, in cui tutte le certezze vengono distrutte. Questa condizione del poeta è evidenziata soprattutto nella poesia “non chiederci la parola”, la quale costituisce una

vera e propria dichiarazione di poetica rivolta al lettore. In cui sin dall’inizio, si comprende che quel “non chiederci” alla seconda persona plurale, si riferisce al gruppo di intellettuali che hanno aderito al manifesto antifascista e che verso cui non si può nutrire l'aspettativa di una parola che restituisca una verità oggettiva: infatti il poeta si rivolge ad un lettore che è stato abituato ad avere certezze, ma adesso non è più possibile, infatti prova quasi invidia per coloro che hanno solo sicurezze, ma la sua poesia è una poesia fatta di parole “storte e secche”, capaci di esprimere solo il male del mondo.