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Confronto Ungaretti e Montale, Dispense di Letteratura Contemporanea

Confronto Ungaretti e Montale, utile ai fini del superamento dell'esame.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 29/09/2023

martina-contarini
martina-contarini 🇮🇹

4 documenti

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Confronto Ungaretti e Montale
Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti a confronto…
Eugenio Montale è nato a Genova nel 1896, trascorre la sua infanzia in tranquillità
in una casa di campagna tra gli alberi di limoni: di punto in bianco si trova in una
società in rovina causata dalla guerra mondiale.
La sua poesia rispecchia l’angoscia esistenziale per la crudeltà di un mondo ostile e
indecifrabile da cui è impossibile evadere; le uniche opportunità sono rimembrare i
ricordi a meno che non vengano annebbiati dal passare del tempo o fantasticare
sperando in una situazione migliore: da tale difficile rapporto del poeta con la realtà
scaturisce una forma ermetica, non chiara.
Anche lo scrittore Giuseppe Ungaretti (1888-1970) ha questa visione della vita; egli
infatti afferma: "…La parola scava nell’abisso alla ricerca dell’assoluto senza
trovarlo. Trova solo schegge di verità…".
Con questa afferma che l’individuo è in contrasto con se stesso e con la società; dato
il contesto sociale in cui si vive non vi sono certezze, basi solide su cui credere e
andare avanti. Scoprire il segreto che c’è nel "Porto Sepolto" è quel poco che un
uomo può dare di consolazione alla sua anima.
Se per Dante il porto era un luogo d’arrivo sicuro in cui ognuno di noi poteva
pilotare la vita, per Ungaretti è un posto, che simboleggia l’animo ormai informe
dell’uomo, irraggiungibile, perché sepolto, nel quale nessuno può permettersi di
"oltrepassarlo" ed eventualmente calpestare ulteriormente la vita interiore altrui.
Ungaretti combatte sul fronte del Carso di conseguenza constata in prima persona
quanto sia difficile "sopravvivere" in queste condizioni precarie; non a caso le sue
opere si possono considerare "autobiografie immediate"; perché in esse egli
restituisce a caldo sulla pagina lo scontro rovente e nudo con la morte che nutre di
se stessa l’amore per la sopravvivenza e il più forte slancio vitale. ( da qui l’influenza
di Henry Bergson).
Questo si può notare nella poesia "Veglia": "…non sono mai stato tanto attaccato
alla vita." …
In essa si descrive la vita in trincea; distesi in mezzo al fango, i compagni del
plotone morti o feriti gravemente vicini, gli spari e i bombardamenti che echeggiano
nella notte, la gente sembra "gareggi"… vince chi ha la mano più veloce!…
Esseri umani intimoriti che vanno incontro al proprio inesorabile destino, i loro
occhi si chiedono perché; perché si è arrivato a questo. Il solo colore della divisa
provoca morte e disperazione… il valore della vita si perde, come un ago in un
pagliaio, per l’appartenenza ad un reggimento opposto.
Che senso ha ormai battersi per una patria inesistente, priva di valori, priva di
giustizia se tanto alla base c’è soltanto guerra, morte e carestia; ormai
quest’attinenza è diventata soltanto una "…parola tremante nella notte…" (Fratelli).
Un tema trasversale riscontrato, inerente a quest’argomento, è la musica;
precisamente un testo del cantautore Fabrizio De Andrè intitolato "La guerra di
Piero" che racconta quello denunciato finora e, a mio parere, i possibili collegamenti
con i testi poetici di Ungaretti:
"…lungo le sponde del mio torrente voglio che scendono i luci argentati non più i
cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente…" ("I fiumi"), "…il vento ti
sputa in faccia la neve…" ("Veglia"), "…dei morti in battaglia ti porti la voce; chi
diede la vita ebbe in cambio una croce…" ("San Martino del Carso"), "…e mentre
marciavi con l’anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valla che aveva il tuo
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