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Constant, storia del pensiero politico Domande e riposte corrette
Tipologia: Sintesi del corso
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La Rivoluzione francese (1789-1799) è stato un esperimento e un laboratorio politico, in quanto ha dato inizio a una serie di innovazioni sul piano sociale, politico e giuridico che hanno modernizzato la Francia e tutta l’Europa. Questa rivoluzione è un laboratorio politico poiché, tra il 1789 e il 1799, sono state scritte tre costituzioni e ciascuna è caratterizzata da una fase particolare della Rivoluzione. La prima è quella del 1791 e corrisponde alla fase moderata, che trasforma la monarchia assoluta in una monarchia costituzionale. La seconda risale al 1793 e attua un cambiamento radicale; infatti nel 1792 sale al potere il partito dei giacobini che proclamano la nascita di una grande repubblica. Con la loro costituzione, i giacobini affermano che la Francia è una repubblica democratica, ma dal 1792 al 1795 danno vita a un sistema politico dispotico, completamente diverso dal principio democratico; in particolare impongono la dittatura del “Terrore”. Infine, la terza costituzione è del 1795; questa mantenne in vita la repubblica francese instaurando un governo moderato.
Tra il 1792 e il 1795 i Giacobini imposero una dittatura, il “Terrore”; questa lasciò un’impronta durevole nei cittadini; infatti, all’inizio dell’Ottocento, molti intellettuali europei associarono il Terrore al principio della democrazia, poiché quando i giacobini salirono al potere proclamarono la nascita di una repubblica democratica, ma poi imposero una dittatura ferocissima.
Il periodo che va dal 1815 al 1848 viene definito Restaurazione, in cui le antiche monarchie salgono al potere. Nel corso di questi anni, in varie parti del continente, molti popoli erano costretti a vivere sotto il controllo di potenze straniere; ad esempio l’Italia era suddivisa in diversi staterelli controllati dall’Impero austriaco che dominava popoli i quali non avevano neppure la
stessa lingua. Questo periodo è caratterizzato dallo sviluppo di due grandi movimenti: il liberalismo e i movimenti politici europei.
Constant è considerato l’esponente del liberalismo classico, che viene anche detto liberalismo costituzionale, in quanto favorevole alla monarchia costituzionale. Questa corrente di pensiero crede nel primato della libertà individuale e presta attenzione ai limiti del potere. Inoltre, essa non è a favore della democrazia, perché, dopo la Rivoluzione francese cercarono di fondarne una, ma imposero una dittatura.
Un interrogativo cruciale per il liberalismo classico, e dunque anche per Constant è come sia possibile creare un governo moderato e liberale in cui i poteri siano limitati. La prima risposta fornita dall’autore è la teoria delle forme di governo: Innanzitutto, il vero principio discriminante che ci permette di distinguere tra le varie forme di governo è la costituzione, che, secondo Constant, corrisponde alla legge fondamentale dello Stato, infatti è il mezzo con cui il potere dello Stato può essere efficacemente limitato. In particole, esistono due tipi di governi: quello legale si basa sulla costituzione, quello illegale non ne prevede una. Successivamente, l’autore elenca 3 specifiche forme di governo: la monarchia costituzionale, la repubblica rappresentativa e la monarchia assoluta. Le prime due sono esempi di governo legale, poiché fondate su una costituzione, mentre l’ultima è esempio di governo illegale. Inoltre la teoria è anche espressione di un aspetto fondamentale del pensiero politico di Constant, infatti egli è avverso a ogni tipo di estremismo; quindi la grandezza del governo legale sta nell’essere un governo equilibrato.
Constant ritiene che la memoria della rivoluzione francese non debba essere completamente cancellata, in quanto essa ha prodotto anche effetti positivi, nonostante sia necessario evitare i radicalismi del modello giacobino. Questo concetto viene espresso nell’opera “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”, del 1819. Egli nell’opera pone una differenza tra la libertà degli
creato un’illusione su cui si è costruita l’utopia politica esposta nel contratto sociale: se tutti dominano tutti e quel che devo fare è ciò che voglio fare, allora sono libero.