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Pedagogia professiona dal terzo capitolo al sesto
Tipologia: Sintesi del corso
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-Un contesto sociale è immerso in una co-evoluzione resa possibile da un costante conflitto. A livello educativo un conflitto costituisce una occasione di crescita e apprendimento, tramite la coordinazione dei differenti punti di vista in interazione secodno strategie cooperative, da entrare in contatto con e di co-costruire pensieri,emoziono e azioni Nitsun si esprime in termini di fenomeni e dinamiche di antigruppo intendendo fenomeno e dinamiche che possono portare al blocco, regressione e alla distruzione di un gruppoma se vengono rilevati e trattati dalla figura che conduce il gruppo possono far nascere e rimetterein circolo energie creative. -Nessun gruppo può affrancarsi da un antigruppo perchè da quando nasce a quando muore è impossibile che non abbia mai fatto esperienza, come non è possibile che questa non si sia mai verificata. Gli educatori non devo negare ma rivelare il conflitto o l'antigruppo perchè se non viene trattato in tempo potrebbe esplodere in modo distruttivo per il gruppo e per il singolo che è vittima. PARAGRAFO 3. -Una errata conduzione di un gruppo educativo può dar luogo a due opposte deviazioni del gruppo: economicistica (si ha quando la conduzione del gruppo riproduce le caratteristiche della catena di montaggio con un'attenzione al prodotto rispetto al processo. Coincide con il leardership autoritaria. Fusionale (si ha quando la conduzione del gruppo riproduce le caratteristiche di un aggregato spontaneo e senza alcuna strutturazione e ciascuno si aggrega con chi e come vuole con un'attenzione ai processi rispetto prodotto. I soggetti si fondono e confondono nell'unità della relazione senza arrivare ad un buon prodotto finale. Coincide con il leadership lassista. PARAGRAFO 4
trasformare in modo attivo e generativo come prospettiva a carattere meta, come fattore culturale-professionale-esistenziale.
articolata che può creare un rapporto di circolarità con la collettività sociale nella quale il carcere è insediato al fine di favorire sia l'ingresso nel carcere di singoli e gruppi privati e di istituzioni pubbliche e private sia l' uscita e i contatti con l'esterno del detenuto per prepararne l'inserimento e il dopo-istituzione. -Il carcere è un'istituzione interessata ad essere parte della società che la esprime. Nella realtà molti punti del programma amminastrativo delineato ella legge mancano ancora all'appello. Il sovraffolamento porta con sè una serie di conseguenze. Rischiano di essere trascurate o di passare in secono piano le attività di osservazione relative ai detenuti che non possono godere delle misure alternative alla detenzione edei condannati a lunga pena. Il compito di conciliare la mentalità e l' esigenza retribuzionistica con quella correzionale e rieducativa sia davvero un compito possibile.
stessa posizione è equivoca si propone come partenr in una relazione asimmetrica nella quale una sottomissione forzata può mascherarsi da cambiamento. I detenuti più pericolosi e più insinceri e capaci di simulare una buona condotta sapendo che la legge affida agli educatori il compito di redigere il fascicolo relativo all'osservazione della personalità del detenuto e il programma di trattamento da insiserire nel procedimento per la eventuale concessione di misure alternative alla detenzione, oppure di trattamento in appositi istituti speciali. Gli educatori rischiano di avere un potere che stuzzica la loro onnipotenza o il contrario cioè l'impotenza, la negazione di un reale potere, che viene loro manifestata in svariati modi. -L' educatore raccoglie su di sè in misura maggiore rispetto a qualsiasi altra figura professionale le contradddizioni di questa situazione paradossale. Dovrà fare molta chiarezza sul proprio ruolo e sui propri compiti nei confronti dei detenuti e dovrà ricercare un'integrazione costruttiva della propria funzione con le altre professionalità rappresentate nell'equipe al fine di dare risposte integrate e coerenti.
anche se ultimamente ci sono vari problemi come quello del sovraffolamento.
quanto non accada per l'universo maschile in primis perchè appunto costituiscono una minoranza. L'invisibilità dovuta all'irrilevanza numerica ha portato ad una omologazione della detenzione femminile a quella maschile, si vuole però proteggere i bisogni fisici,psicologici, professionali e sociali delle recluse. Infatti oggi sono previste delle disposizioni speciali per le madri e per le straniere. Per le donne l'etnia rappresentata è quella rom per la maggior parte. -Per le donne la perdita della propria identità sembra essere vissuta in modo ancora più conflittuale che la stessa perdita della libertà. Le piccole cose quotidiane assumono un'importanza a volte eccessiva perchè si deve supplire all'esperienza di sottrazione che la reclusione impone a chiunque la viva.
l'aggiornamento delle compentenze; burocratizzazione dei processi che ha svuotato di senso il ruolo dell'educatore riducendolo ad un funzionario con il rischio di rinunciare all'attivazione delle risorse personali e di comunità. -In contesti coosì critici come risorsa professionale si è insistito sulla comunità di pratica al fine di condividere e socializzare le conoscenze e avviare le azioni di ricerca e sperimentazione a supporto della riflessione collettiva. -Una questione delicata è anche il rapporto con le agenti di polizia penitenziaria, il cui ruolo è stato riconosciuto a quello degli uomini solo nel 1990. Quella degli agenti è sempre stata una funzione difficile, pefchè è stato vissuto con un sentimento di inferiorità, complice il basso livello culturare e la poca stima della collettività. Il recente provvedimento sulla soverglianza dinamica ha offerto scenari importanti sia per il lavoro di rete sia per i percorsi di responsabilizzazione delle detenute, stimolando e favorendo una collaborazione più stretta fra le diverse professionalità in campo. PARAGRAFO 4
- Dal punto di vista pedagogico è fondamentale restituire soggettività e diritti riformulandosi così il concetto di rieducazione. Nella documentazione relativa alle donne il trattamento dovrebbe tener conto di alcuni fattori e non dovrebbe penalizzare l'accesso ai diritti, non significa in sostanza limitazione delle opportunità ingabbiando le pratiche in percorsi stigmatizzanti. -Le raccomandazioni che aiutano la progettazione di percorsi educativi sono: sviluppo di un'offerta ricca e diversificata;incremento dei corsi scolastici e di quelli professionali; istituzione di commissioni formate dalle detenute stesse per valorizzare forme di cogestione; allestimento di luoghi adatti all'esercizio dell'affettività e della sessualitaà; maggior concessione delle misure alternative alla detenzione; ampliamento delle possibilità di comunicazione con l'esterno per le detenute non sottoposte a censura.
dialettica dentro-fuori fondamentale per la trasformazione del carcere in istituzione sociale,in cantiere pedagogico per la sperimentazione di nuovi modelli educativi. Ne traggono vantaggio non solo le detenute, ma anche le operatrici che possono prendere spunto per un nuovo lavoro. -Si prova a costruire una comunità che sfida il pregiudizio e spezza le sbarre del silenzio e dell'invisibilità restituendo all'educazione la sua più autentica tensione trasformativa. CAPITOLO 15 PARAGRAFO 1.
- Il fine di una struttura intermedia è nella sua definizione in quanto si difinisce e si pone come luogo di transizione fra l'istituzione totale e la soietà esterna. IL gruppo appartamento intraprende percorsi volti al recupero di abilità residue e alla deistituzionalizzazione progressiva dell'ospite caratterizzata da un lavoro educativo funzionale a coltivare l'autonomia individuale e la responsabilità sociale. Il gruppo appartamento si riunisce con il fine di attuare pratiche e attività educative cariche di significato e volte ad avviare e supportare processi di recupero della responsabilità sociale e dll'autonomia individuale. -Da un lato l'obbiettivo ultimo della cura educativa per L'EPE tende a dare una risposta a un bisogno sociale di accoglienza di coloro che una volta terminata la pena non hanno contesti e risorse logistiche e materiali da cui poter ripartire. Dall'altro il gruppo si riunisce per portare a termine un compito cheè definito e condiviso nel contratto pedagogico e tradotto nel progetto individuale e di comunità. Il gruppo appartamento per L'EPE deve porsi come area ponte fra l'istituzione carcere e la società proponendo un percorso ri-educativo a diversi livelli.
-L'utenza non è omogenea e può presentare differenze sul paino psico-fisico e socio-culturale, dunque il colloquio educativo rimanda all'ascolto, al dialogo e al confronto continuo anche in funzione di una conoscienza iniziale delle persona. PARAGRAFO 1.
limitazioni, controlli e particolari tempistiche imposte da eventuali provvedimenti della magistratura di sorveglianza.
fruitori del servizio; le istituzioni interne sono quelle regole convenute dal gruppo istituente discusse e condivise da tutti e sono quelle che servono al gruppo per coordinarsi e per viviere bene con gli altri. -I gruppi appartamento possono ospitare un numero massimo di sei persone, il lavoro educativo sul piccolo gruppo garantisce miglior interazione, adesione, feedback, in molti casi si tende a preferire setting caratterizzati da gruppi omogenei o meglio compatibili per ridurre il rischio di conflittualità. -La composizione del gruppo non rimanda solo a quello degli ospiti, ma anche a quello degli educatori e dell' interazione con le figure professionali esterne alla struttura intermedia. Il gruppo di operatori dovrebbe esser composto da tre educatori. La figura del coordinatore orienta e direziona il gruppo di lavoro occupandosi di aspetti organizzativo-gestionali, qualitati e formativi. -Il gruppo di lavoro deve interagire con figure altre esterne al sistema mantenendo come linea d'orizzonte la coltivazione della dimensione educativa definita e precisa, capace di essere flessibile, dinamica e in evoluzione. -La relazione educativa si gioca soprattutto all'interno del gruppo appartamento nello svolgimento di alcune attività che si condividono, ma anche nella capacità che l'educatore ha di essere ponte con l'esterno. L'educatore deve avere un rapporto equilibrato con l'utente con la giusta distanza, senza giudizio e per questo l'educatore deve avere come riferimento un servizio con cui confrontarsi.
delle dosi tali da raggiungere lo stato confusionale desiderato. Questo effetto è dovuto dalla tolleranza. Se il numero di dose viene aumentato o si interrompe l'uso della sostanza il soggetto si troverà di fronte a uno stato astinenza che causerà scompensi al livello fisico e mentale di segno opposto rispetto agli effetti della droga. -Il craving che produce uno stato di vulnerabilità a lungo termine. Si manifesta attraverso meccanismi di coercizione e alla presenza di determinati stimoli ambientali che lo rimandano in qualche modo alla droga e al suo stato attuale o passatodi tossicodipendenza. Il craving può instaurarsi anche anni dopo la disintossicazione da sostanze stupefacenti a causa di uno stimolo qualsiasi. -Il termine abuso vuole indicare un utilizzo saltuario o periodico eccessivo in grado di compromettere la salute fisica del soggetto e capace di comprometterne la vita sociale e relazionale, la dipendenza invece è una malattia cronica recidivante che si sviluppa a seguito dell'uso prolungato di una sostanza stupefaciente. PARAGRAFO 1.