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Constesti educativi, Sintesi del corso di Pedagogia

Pedagogia professiona dal terzo capitolo al sesto

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 04/06/2020

chiara9931
chiara9931 🇮🇹

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CAPITOLO 3 PARAGRAFO 3.1
- Il gruppo è il nostro ambiente di vita sociale. L'individuo svolge la sua vita in gruppi di diversa
tipologia che si originano, traformano, muoiono. Frequenta e appartiene a più gruppi nello
stesso periodo di vita e tiene dentro di sè il proprio gruppo interno costituito da persone
incontrate anche in fasi diverse e potrebbero anche non conoscersi tra loro.
- Lewin considera il gruppo come un soggetto sovraindividuale caratterizzato dal modo in cui le
parti sono interdipendenza fra loro. Il gruppo può essere inteso come un sistema dinamico in
continua evoluzione, costantemente impegnato tra processi di autoproduzione interna.
-Nessun gruppo è mai uguale a un altro gruppo nè a se stesso in momenti diversi della sua storia.
IL gruppo è un sistema adattivo (i membri tendono ad adattarsi alle regole) riflessivo (quello che
succede ad un membro ricade su tutti gli altri) e di ristrutturazione dei fattori cognitivi e affettivi,
all'interno e all'esterno dello stesso sistema.
PARAGRAFO 3.2
Un contesto sociale che presenta le caratteristiche di una comunità e un gruppo vanno
considerati due punti di vista: i membri (che si pone come ferita narcisistica poichè l'atro
presenta un pensierio, un' emozione e un'azione che possono costituire un limete
all'affermazione del pensiero, emozione e azione, ma allo stesso tempo dovrebbero diventare
risorsa perchè emozione e azione possano costituire un contributo per risolvere al meglio la
propria consegna o per la propria crescita personale). Figura educativa ( deve saper rilevare e
rispondere contemporaneamente ai bisogni dei singoli e del gruppo.)
PARAGRAFO 3.3
Le relazione educativa duale e gruppale si segna della reciprocità che può venersi ad attivare tra
immagine sociale, ideale e reale. Immagine reale ( caratteristiche e conoscenze, competenze e
abilità effettivamente padroneggiate da ciascuno e da tutti i mebri che coincidono sistemi di
conoscenza da rilevare senza sovrastimare per creare validi obbiettivi della progettazione.
Immagine ideale (caratteristiche e conoscenze, abilità e competenze secondo il sistema di
aupercezione dei membri con ricadute sul senso di autoefficacia, sull'agentività di essere agenti
attivi. L'interazione tra condizioni di educazione e di apprendimento può dar luogo nei soggetti a
effetti produttivi o controproducenti rispetto al modo di percepire in termini di successi e
fallimenti.vedere sul libro. Immagine sociale: rappresentazioni sociale delle caratteristiche e
conoscenze, competenze e abilità dei membri, ma non meno delle figure educative di
rifermento. Distizione tra out-group e in-group. Le attività da realizzare nei gruppi sono
fortemente condizionate da stereotipi, pregiudizi, in ragione delle caratterisrtiche di genere, di
generazione, fisiche, cognitive, affettive, di classe o di ruolo sociale. Immagine sociale
condodiziona l'immagine ideale negativa e sull'immagine reale.
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CAPITOLO 3 PARAGRAFO 3.

  • Il gruppo è il nostro ambiente di vita sociale. L'individuo svolge la sua vita in gruppi di diversa tipologia che si originano, traformano, muoiono. Frequenta e appartiene a più gruppi nello stesso periodo di vita e tiene dentro di sè il proprio gruppo interno costituito da persone incontrate anche in fasi diverse e potrebbero anche non conoscersi tra loro.
  • Lewin considera il gruppo come un soggetto sovraindividuale caratterizzato dal modo in cui le parti sono interdipendenza fra loro. Il gruppo può essere inteso come un sistema dinamico in continua evoluzione, costantemente impegnato tra processi di autoproduzione interna. -Nessun gruppo è mai uguale a un altro gruppo nè a se stesso in momenti diversi della sua storia. IL gruppo è un sistema adattivo (i membri tendono ad adattarsi alle regole) riflessivo (quello che succede ad un membro ricade su tutti gli altri) e di ristrutturazione dei fattori cognitivi e affettivi, all'interno e all'esterno dello stesso sistema. PARAGRAFO 3. Un contesto sociale che presenta le caratteristiche di una comunità e un gruppo vanno considerati due punti di vista: i membri (che si pone come ferita narcisistica poichè l'atro presenta un pensierio, un' emozione e un'azione che possono costituire un limete all'affermazione del pensiero, emozione e azione, ma allo stesso tempo dovrebbero diventare risorsa perchè emozione e azione possano costituire un contributo per risolvere al meglio la propria consegna o per la propria crescita personale). Figura educativa ( deve saper rilevare e rispondere contemporaneamente ai bisogni dei singoli e del gruppo.) PARAGRAFO 3. Le relazione educativa duale e gruppale si segna della reciprocità che può venersi ad attivare tra immagine sociale, ideale e reale. Immagine reale ( caratteristiche e conoscenze, competenze e abilità effettivamente padroneggiate da ciascuno e da tutti i mebri che coincidono sistemi di conoscenza da rilevare senza sovrastimare per creare validi obbiettivi della progettazione. Immagine ideale (caratteristiche e conoscenze, abilità e competenze secondo il sistema di aupercezione dei membri con ricadute sul senso di autoefficacia, sull'agentività di essere agenti attivi. L'interazione tra condizioni di educazione e di apprendimento può dar luogo nei soggetti a effetti produttivi o controproducenti rispetto al modo di percepire in termini di successi e fallimenti.vedere sul libro. Immagine sociale: rappresentazioni sociale delle caratteristiche e conoscenze, competenze e abilità dei membri, ma non meno delle figure educative di rifermento. Distizione tra out-group e in-group. Le attività da realizzare nei gruppi sono fortemente condizionate da stereotipi, pregiudizi, in ragione delle caratterisrtiche di genere, di generazione, fisiche, cognitive, affettive, di classe o di ruolo sociale. Immagine sociale condodiziona l'immagine ideale negativa e sull'immagine reale. PARAGRAFO 3.

-Un contesto sociale è immerso in una co-evoluzione resa possibile da un costante conflitto. A livello educativo un conflitto costituisce una occasione di crescita e apprendimento, tramite la coordinazione dei differenti punti di vista in interazione secodno strategie cooperative, da entrare in contatto con e di co-costruire pensieri,emoziono e azioni Nitsun si esprime in termini di fenomeni e dinamiche di antigruppo intendendo fenomeno e dinamiche che possono portare al blocco, regressione e alla distruzione di un gruppoma se vengono rilevati e trattati dalla figura che conduce il gruppo possono far nascere e rimetterein circolo energie creative. -Nessun gruppo può affrancarsi da un antigruppo perchè da quando nasce a quando muore è impossibile che non abbia mai fatto esperienza, come non è possibile che questa non si sia mai verificata. Gli educatori non devo negare ma rivelare il conflitto o l'antigruppo perchè se non viene trattato in tempo potrebbe esplodere in modo distruttivo per il gruppo e per il singolo che è vittima. PARAGRAFO 3. -Una errata conduzione di un gruppo educativo può dar luogo a due opposte deviazioni del gruppo: economicistica (si ha quando la conduzione del gruppo riproduce le caratteristiche della catena di montaggio con un'attenzione al prodotto rispetto al processo. Coincide con il leardership autoritaria. Fusionale (si ha quando la conduzione del gruppo riproduce le caratteristiche di un aggregato spontaneo e senza alcuna strutturazione e ciascuno si aggrega con chi e come vuole con un'attenzione ai processi rispetto prodotto. I soggetti si fondono e confondono nell'unità della relazione senza arrivare ad un buon prodotto finale. Coincide con il leadership lassista. PARAGRAFO 4

  • Un intervento educativo richiede di conoscere la spontaneità e progettare la coerenza delle situazioni che caratterizzano differenti contesti educativi per il sociale rivolti all'infanzia, adolescenza, giovani, adulti e anziani secondo strategie interessati all'educazione e al benessere individuale e della comunità.
  • Bisogna concepire il lavoro educativo nei termini di una corente e congruente messa al punto del setting ovvero passare da un aggregato spontaneo a una istituzione o una comunità intesi come metodo del lavoro con riferimento al setting gruppale e al progetto educstivo di ocmunità e al setting duale e al progetto eudcativo individuale in senso co-evolutivo.
  • Chi garantisce la relazione educativa ha la necessità di avere una teoria di riferimento. L'educazione deve caratterizzarsi sul piano della cura del contesto e dell'attivazione del sogetto per porre la persona in possesso di tutte le sue facoltà e per renderla socialmente responsabile.
  • Nessun mezzo e quindi nessuna cornice organizzativa può essere democratica e coincidere con un fine procedurale, democratico può essere solo l'uso che viene fatto di un mezzo.
  • La disciplina consente di acquisire modelli e schemi di pensiero e di azione che possono tradursi in auto,-disciplina e in auto governo.
  • Una relazione educativa di tipo professionale come suo coordinamento pedagogico devono affrancarsi da qualsiasi rischio di spontaneismo e farsi metodo di lavoro. Questo richiede di avere a riferimento lo scopo e le finalità conoscitive e progettuali del contesto e di muovere dalla rivelazione del profilo bio-psicologico e socio-culturale del target per attribuire bisogni individuali e collettivi tanto da ripensare a condizioni e possibilità di: inserimento e accoglienza, permanenza ( ad ampiezza e criteri di omogeneità e eterogeneità del target a tempi a spazi interni ed esterni, a regole di funzionamento e a ruoli, a strumenti e strategie di osservazione- verifica-progettazione-conduzione-documentazione, alla supervisione, alla relazione educativa).Congedo (con la realizzazione del portfolio come strumento che riferisca le competenze in progress dell'ospite includendo continuità e mantenimento a distanza dei rapporti). PARAGRAFO 5 -Il lavoro dell'educazione professionale socio-pedagogico e del pedagogista richiede una formazione iniziale e permanente che consenta di avere una visione complessa e di sistema tale da declinare e penetrare nella dinamica storica, sociale e culturale.
  • I passaggi principali necessari per un lavoro educativo sono: muovere da uno studio teorico ed empirico, saper coniugare lo studio teorico con il quadro della normativa e la rassegna delle ricerche , operare un'analisi dei bisogni, procedere una prima mappatura, una supervizione scientifica e una valutazione formativa in equipe a favore dell'analisi e della messaa punto dei processi e delle pratiche, degli strumenti in uso ai fini del profetto individuale e di gruppo, procedere a valutazione e auto-valutazione formativa a valenza pedagogica, garantire la formazione del personale a valenza pedagogica,ricorrere a osservatori partecipanti e alla somministrazione di strumenti agli educatori, al pedagogista e ai testimoni previlegiati per rilevare e orientare la condivisione, coerenza e congruenza fra occupazione, organizzazione e dinamica, diffondere attraverso pubblicazioni e presentare ricerche e buone prassi sia nella realtà di settore che nel territorio a favore di una città educativa.
  • é necessario ripensare la presenza del volontariato evitando che sia a spot e che rischi di coincidere con una condizione lavorativa non ufficiale in alcune situazioni di grande fragilità non caratterizzata da specifica formazione che interferisca con il mandato educativo oltre ad esasperare il conflitto sociale. PARAGRAFO 6 -Un'importanza cruciale viene data al curricolo formativo e dal profilo lavorativo dell'educatore professionale socio-pedagogico e dei servizi per l'infanzia e del pedagogista come professioni educative per il sociale con ruoli e funzioni rispettivamente di ponte e di coordinamento,supervisione e ricerca. Entrambe le formazioni e le professioni intese a

trasformare in modo attivo e generativo come prospettiva a carattere meta, come fattore culturale-professionale-esistenziale.

  • Educare gli educatori come fattore culturale, ma anche anche professionale ed esistenziale emancipandosi dall'esasperazione de conflitto sociale che segna sia il target, sia le figure a valenza pedagogica e dalle contraddizioni socio- economiche formative e culturali.
  • Per la formazione dell'educatore professionale socio-pedagogico e dei servizi per l'infaniza sono state intese come progressive risposte per perseguire conoscenze e competenze investigative e professionali attraverso saperi didattici e delle scienze dell'educazione, come disciplin4e funzionali a realizzare osservazione\monitoraggio e analisi, progettazione e conduzione, verifica e documentazione. Tali risposte possano risentire di orientamenti di senso ma anche di pressioni del tessuto economico e politico oltre che sociale e culturale in rapporto alla scelta delle aree del sapere o delle discipline dei contenuti e metodi. IL CARCERE CAP. 13 -Il carcere contiene un grande numero di persone che non hanno scelto di vivere insieme, è una comunità coatta in cui è preclusa lalibertà di gestire se stessi su vari piani e in contesti diversi,pubblici e privati. Restringe il vivere dei singoli entro spazi,tempi,regol, relazioni prestabiliti. -Gli spazi sono sempre gli stessi,ristretti,delimitati,comuni, esposti, ma soprattutto pieni di vuoto e di oggetti che mancano. Le fasi dell'attività giornaliere sono schedate secondo un ritmo prestabilito e il clima di controllo può essere esasperato dalle carettericstiche personali di alcuni detenuti\e tanto da trasformarsi in invasione dello spazio personale concesso dall' istituzione. -I tempi ossessivi, lenti, il pasto, l'ora d'aria, i momenti di socializzazione, l'ora di visita, gli incontri con gli operatori. Una parte di vita è marcata dalla solitudine, dall'estraniamento, dall' inutilità dell'attesa, dell'angoscia per l'ignoto di ciò che avviene oltre il blindato. -Il presente viene percepito e vissuto come stasi,mancanza e ripiegamento sul passato, incertezza del futuro. Sono rari gli avvenimenti e le esperienze tanto significativi da poter ordinare in un prima e in un dopo lo scorrere piatto del tempo, le attività pratiche sono poche e organizzate dall'istituzione carceraria. -Le regole e relazioni si giocano all'interno di sotto-sistemi di categorie legali e su piani diversi l'uno di superficie, l'altro sommerso. Il comportamento che il soggetto tiene in scena segue un "copione" per tutta la giornata. Il comportamento sommerso quindi le simpatie, antipatie, violenze composti sulla base della casualità. -La cultura del gruppo tende ad esaltare e ad enfatizzare sia le differenze etniche e culturali sia l'esperienza fatta e l'ambiente criminale frequentato prima della detenzione, considerati elementi importanti e di distinzione individuale. Si tratta di una mentalità di gruppo contagiosa e

articolata che può creare un rapporto di circolarità con la collettività sociale nella quale il carcere è insediato al fine di favorire sia l'ingresso nel carcere di singoli e gruppi privati e di istituzioni pubbliche e private sia l' uscita e i contatti con l'esterno del detenuto per prepararne l'inserimento e il dopo-istituzione. -Il carcere è un'istituzione interessata ad essere parte della società che la esprime. Nella realtà molti punti del programma amminastrativo delineato ella legge mancano ancora all'appello. Il sovraffolamento porta con sè una serie di conseguenze. Rischiano di essere trascurate o di passare in secono piano le attività di osservazione relative ai detenuti che non possono godere delle misure alternative alla detenzione edei condannati a lunga pena. Il compito di conciliare la mentalità e l' esigenza retribuzionistica con quella correzionale e rieducativa sia davvero un compito possibile.

  • Il compito di aiutare la persona detenuta a ridefinire le proprie possibilità per collocarsi come soggetto attivo nel contesto sociale è un compito difficile, perchè significa per la persona sperimentarsi all'interno di situazioni e di compiti richiesti da differenti gruppi e contesti istituzionali imparare a confliggere e negoziare le esperienze fatte e le proprie appartenenze con la sufficiente distanza emotiva per poterle conswervare-riporre nei cassetto del passato lasciando posto al cambiamento per costruire il proprio presente, futuro possibile. L'identità dovrebbe essere pensata e ridefinita come cammino per immaginare e preparare un domani migliore. PARAGRAFO 3 -Il carcere ha un peso evidente sulla definizione di un setting educativo d'aiuto e di riduzione del danno. Gli spazi e i tempi sono comuni e sempre uguali. La relazione educatore- detenut si propomento come un paradosso. In quando l' educatore dovrebbe portare a conciliazione educare vs punire, perchè l'educatore è lì per fare stare meglio un detenuto in un contesto istituzionale pensato e costruito per punire. Questo duplice compito può favorire l'emergenzadi una mentalità e di una cultura antagonista che vede tra di loro contrapposte le componenti assistenziali- educative e l'intervento punitivo. Questa cultura antagonista può adottare un modello esplicativo gratificante per l’educatore. Se lo scopo è educativo e rieducativo occore tenere la funzione di aiuto e quella di controllo distinte ma non separate, affinchè il soggetto e il gruppo possano sperimentare nella relazione con l'educatore l'esperienza di essere contenuti e sostenuti. L'organizzazione della vita quotidiana in carcere dovrebbe da un lato garantire un sistema di controllo, dall'altro lasciare lo spazio psicologico per compire alcune scelte e prendere alcune iniziative nella direzione della responsabilazzazione personale senza pressioni da parte della società carceraria. é opportuno che l'educatore eviti di mascherare l'azione di controllo evidenziando gli aspetti collaborativi e di aiuto e che adotti un giusto distanziamento emotivo per sapere dire di si e di no. -l'educatore dovrebbe portare a conciliazione dialettica l'antinomiaautorità vs libertà, quando l'educatore è lì per educare alla libertà e all' autonomia in assenza o limitazione di libertà. La sua

stessa posizione è equivoca si propone come partenr in una relazione asimmetrica nella quale una sottomissione forzata può mascherarsi da cambiamento. I detenuti più pericolosi e più insinceri e capaci di simulare una buona condotta sapendo che la legge affida agli educatori il compito di redigere il fascicolo relativo all'osservazione della personalità del detenuto e il programma di trattamento da insiserire nel procedimento per la eventuale concessione di misure alternative alla detenzione, oppure di trattamento in appositi istituti speciali. Gli educatori rischiano di avere un potere che stuzzica la loro onnipotenza o il contrario cioè l'impotenza, la negazione di un reale potere, che viene loro manifestata in svariati modi. -L' educatore raccoglie su di sè in misura maggiore rispetto a qualsiasi altra figura professionale le contradddizioni di questa situazione paradossale. Dovrà fare molta chiarezza sul proprio ruolo e sui propri compiti nei confronti dei detenuti e dovrà ricercare un'integrazione costruttiva della propria funzione con le altre professionalità rappresentate nell'equipe al fine di dare risposte integrate e coerenti.

  • é importante che l'educatore sappia rappresentarsi il proprio lavoro come un lavoro all'interno di una molteplice situazione nella quale si possono progettare condizioni di sperimentazione,riflessione che permattano la rivisitazione del passato e una nuova rappresentazione progettazione e cura di sè.
  • Il personale penitenziario potrà essere più propositivo e avrà maggiori possibilità di funzionare come gruppo di lavoro qualora la direzione dell'istituto penitenziario sia in grado di sostenere una filosofia di fondo che orienti l'azione, lasci spazio all'innovazione, valorizzi e metta in rete potenzialità, risorse umane e profetti anche condividendoli con istutuzioni e sogetti dell società civile. -L' equipe deve avere un'assunzione di una concezione del carcere molto più incerta e relazionale di quella garantita dall'istituzione totale, e chiede di rendere esplicito e sufficientemente condiviso il progetto rieducativo tr idifferenti sotto sistemi interni. PARAGRAFO 4. -In un istituto per i minori scontano la pena i Minori che hanno commesso reati ritenuti gravi e che non possono fruire delle misure alternative al carcere. Entrano poche persone esterne come qualche studente universitario.
  • Gli educatori sono pochi in rapporto alle reali esigenze e che il tempo dedicato ai ragazzi è limitato dovendo essi svolgere tantissime mansioni burocratiche. I ragazzi sono obbligati a rivolgersi al proprio educatore che compila per loro la domandina da far firmare al direttore. Quindi c'è un senso di insoddisfazione sia da parte dell'educatore che nei ragazzi per la mancanza dei tempi distesi. Inoltre è molto il tempo che i ragazzi passano nelle celle.
  • l'educatore per poter gestire in maniera equilibrata il contatto con i ragazzi deve essere capace di un giusto distanziamento emotivo.

anche se ultimamente ci sono vari problemi come quello del sovraffolamento.

  • Nel carcere nelle pratiche trattamentali i rischi di disumanizzazione, di perdita della dignità, di negazione dell'identità del resto sono sempre stati presenti generando nella maggior parte dei casi meccanismi di regressione, altrimenti detti infatilizzanti per una strutturazione vincolata ed eterodiretta del tempo fisico che inibisce le capacità del sogetto di autodeterminarsi e che condiziona anche il modo di pensare il futuro. -L' istituzione carceraria deve essere riformata e il sistema di rieducazione deve essere legato all'esperienza di reclusione per individuare soluzioni alternative. Il carcere viene sempre di più considerato come contenitore di marginalità sociale. La trasformazione del carcere da istituzione totale a sociale con il passaggio da un paradigma medico-terapeutico a uno risocializzante e responsabilizzante.
  • Il sapere pedagogico è chiamato a individuare soluzioni per guardare tra le mura con sguardo rinnovato ad assumere la sfida scommessa di trasformare gli istituti in ambienti educativi di apprendimento. Il dispositivo carcerario ha un effetto moltiplicatore delle learning disabilities ( isolamento, sfiducia, aggresività) per altri può diventare un cantiere dove si deve lavorare per: il superamento dell'approccio punitivo, per un riscatto della persona umana e la cura educativa del disagio con la progettazione di percorsi responsabilizzanti, la messa in rete tra le diverse professionalità con un continuo scambio dentro e fuori; la riappropriazione del senso di appartenenza alla comunità. -Privilegiando una visione dell'educazione per il benessere individuale e collettivo non possono non essere sottoposte a revisione le tradizionali antinomie pedagogiche quali la libertà, responsabilità, per configurare gli istituti penitenziari come istituzioni-istituenti capaci di garantire qualità a un'utenza eterogenea per genere, profilo psicofisico, status economico e provenienza etnico-antropologica caratterizzate da sistemi d'ipotesi per quanto possibile espliciti e corinici organizzative, recuperando in questo passaggio il meglio della pedagogia antiautoritaria e emancipativa. PARAGRAFO 2 - L'idea della devianza femminile è stata per molto tempo legata alla dimensione sessuale e le pratiche intramurarie sono state caratterizzate per parecchi anni da condizioni di promiscuità e abbandono con episodi di violenza e abusi.
  • Il trattamento della donna deliquente ha risentito di pregiudizi legati all'inferiorità intellettuale e alla debolezza morale. Le criminali potevano riabilitarsi a patto di assumere i giusti comportamenti femminili svolgendo tutte quelle mansioni proprie della cura dell'essere brave moglie e buone madri. -Oggi nonostanza le cose siano cambiate,la situazione presenta ancora uno scenario non confortante, sotto il punto di vista del trattamento. Le donne in carcere sono dimenticate più di

quanto non accada per l'universo maschile in primis perchè appunto costituiscono una minoranza. L'invisibilità dovuta all'irrilevanza numerica ha portato ad una omologazione della detenzione femminile a quella maschile, si vuole però proteggere i bisogni fisici,psicologici, professionali e sociali delle recluse. Infatti oggi sono previste delle disposizioni speciali per le madri e per le straniere. Per le donne l'etnia rappresentata è quella rom per la maggior parte. -Per le donne la perdita della propria identità sembra essere vissuta in modo ancora più conflittuale che la stessa perdita della libertà. Le piccole cose quotidiane assumono un'importanza a volte eccessiva perchè si deve supplire all'esperienza di sottrazione che la reclusione impone a chiunque la viva.

  • Negli ultimi anni l'utenza femminile si è modificata rispetto al passato e mostra caretteristiche simili a quelle maschile,nonostante ciò è un universo ricco di differenze che nemmeno la detenzione riesce a cancellare. Si tratta di un'evidenza significativa perchè rivela come le donne riescano a sottrarsi maggiormente alla spersonalizzazione istituzionale. La cura del proprio aspetto fisico è una delle prime dimostrazioni. Le romnia sanno arraggiarsi con quei pochi oggetti che vengono loro concessi ed anche il tempo ha un altro valore, si vive il presente senza rimpianti per il passato e angosce per il futuro. Nella quotidianità entrano a far parte le tradizioni in base alla cultura d'origine.
  • Un'altra azione di contrasto alla spersonalizzazione è il inguaggio: si crea un gergo proprio, in rifiuto di quello del carcere, la lingua diventa un territorio privo di confini e nel tentativo di superare gli stereotipi si decostruisce lessicalmenteper evidenziare incongruenze e contraddizioni. -Nel carcere femminile c'è un bisogno di socialità più forte rispetto a quello maschile e per questo motivo si annullano le distanze generazionali, si è tutte ragazze al di là dell'età. Per sopravvivere a giorni tutti uguali i meccanismi di difesa, gli atteggiamenti depressivi che seguono alla carcerazione possono lasciare posto all'esigenza di fare comunità. Si sperimenta una forma di solidarietà, di sorellanza. -L'esperienza più complessa in carcere è quella della maternità che rimane inevitabilmente soffocata nelle maglie del dispositivo disciplinare. La relazione madre-figli è pensata in termini di concessione di tempo per l'accudimento, di allestimento di spazi adatti allo sviluppo psicofisico dei bambini e un reale sostegno alla genitorialità. Sono stati introdotti istituti volti appunto a favorire il rapporto tra madre e figlio minore, durante il processo penale e durante l'esecuzione della pena, quindi spazi progettati appunto secondo il standatd di una civile abitazione, dove valorizzare la relazione mamma-bambino o delle case famiglia protette per madri detenute. -Il sentimento positivo dell'essere madre confligge nella maggior parte dei casi con il senso di colpa, che può rimanere imprigionato in un ambiente che favorisce un regresso deresponsabilizzante. Le ansie identitarie generano senso d'inadeguatezza e squilibri emotivi, molte detenute si definisconp infatto madri imperfette e questa consapevolezza rende la carcerazione ancora più dura.

l'aggiornamento delle compentenze; burocratizzazione dei processi che ha svuotato di senso il ruolo dell'educatore riducendolo ad un funzionario con il rischio di rinunciare all'attivazione delle risorse personali e di comunità. -In contesti coosì critici come risorsa professionale si è insistito sulla comunità di pratica al fine di condividere e socializzare le conoscenze e avviare le azioni di ricerca e sperimentazione a supporto della riflessione collettiva. -Una questione delicata è anche il rapporto con le agenti di polizia penitenziaria, il cui ruolo è stato riconosciuto a quello degli uomini solo nel 1990. Quella degli agenti è sempre stata una funzione difficile, pefchè è stato vissuto con un sentimento di inferiorità, complice il basso livello culturare e la poca stima della collettività. Il recente provvedimento sulla soverglianza dinamica ha offerto scenari importanti sia per il lavoro di rete sia per i percorsi di responsabilizzazione delle detenute, stimolando e favorendo una collaborazione più stretta fra le diverse professionalità in campo. PARAGRAFO 4

- Dal punto di vista pedagogico è fondamentale restituire soggettività e diritti riformulandosi così il concetto di rieducazione. Nella documentazione relativa alle donne il trattamento dovrebbe tener conto di alcuni fattori e non dovrebbe penalizzare l'accesso ai diritti, non significa in sostanza limitazione delle opportunità ingabbiando le pratiche in percorsi stigmatizzanti. -Le raccomandazioni che aiutano la progettazione di percorsi educativi sono: sviluppo di un'offerta ricca e diversificata;incremento dei corsi scolastici e di quelli professionali; istituzione di commissioni formate dalle detenute stesse per valorizzare forme di cogestione; allestimento di luoghi adatti all'esercizio dell'affettività e della sessualitaà; maggior concessione delle misure alternative alla detenzione; ampliamento delle possibilità di comunicazione con l'esterno per le detenute non sottoposte a censura.

  • Sono raccomandazioni che mirano all'elaborazione di un nuovo modello di femminilità in grado di contrastare la debolezza emotiva, disistima e insistendo sulla forza istintuale e vitale per aiutare le donne a sottrarsi ai destini di marginalità. Offire occasioni di resilienza per educare alla resistenza, accompagnando le recluse in un percorso di consapevolezza e di assunzione di responasabilità nei confronti del delitto commesso e andando alla scoperta delle proprie potenzialità. -La figura della narrazione nella progettazione dei percorsi di responsabilizzazione è utile perchè contribuisce alla costruzione dell'identità e predisponde all'apertura e un confronto libero. C'è spazio per la condivisione e per l'ascolto e si stimola l'empatia. I laboratori narrativi vanno a rafforzare il processo di emancipazione. Un' esperienza importante può anche essere quella delle biblioteche viventi, i libri sono persone fisiche che si raccontano. Il fatto che ci sia la materialità del corpo carica l'esperienza di significati, di emozioni, passioni che rendono ancora più forte il messaggio. Ogni donna può raccontarsi ad un pubblico diverso intesificando quella

dialettica dentro-fuori fondamentale per la trasformazione del carcere in istituzione sociale,in cantiere pedagogico per la sperimentazione di nuovi modelli educativi. Ne traggono vantaggio non solo le detenute, ma anche le operatrici che possono prendere spunto per un nuovo lavoro. -Si prova a costruire una comunità che sfida il pregiudizio e spezza le sbarre del silenzio e dell'invisibilità restituendo all'educazione la sua più autentica tensione trasformativa. CAPITOLO 15 PARAGRAFO 1.

- Il fine di una struttura intermedia è nella sua definizione in quanto si difinisce e si pone come luogo di transizione fra l'istituzione totale e la soietà esterna. IL gruppo appartamento intraprende percorsi volti al recupero di abilità residue e alla deistituzionalizzazione progressiva dell'ospite caratterizzata da un lavoro educativo funzionale a coltivare l'autonomia individuale e la responsabilità sociale. Il gruppo appartamento si riunisce con il fine di attuare pratiche e attività educative cariche di significato e volte ad avviare e supportare processi di recupero della responsabilità sociale e dll'autonomia individuale. -Da un lato l'obbiettivo ultimo della cura educativa per L'EPE tende a dare una risposta a un bisogno sociale di accoglienza di coloro che una volta terminata la pena non hanno contesti e risorse logistiche e materiali da cui poter ripartire. Dall'altro il gruppo si riunisce per portare a termine un compito cheè definito e condiviso nel contratto pedagogico e tradotto nel progetto individuale e di comunità. Il gruppo appartamento per L'EPE deve porsi come area ponte fra l'istituzione carcere e la società proponendo un percorso ri-educativo a diversi livelli.

  • Sono fondamentali queste finalità: promozione della vita in un tipico contesto famigliare che deve coltivare a livello educativo tutte le sfere concorrendo a una formazione multidimensionale; orientamento in ambito lavorativo; accompagnamento alla fruizione dei servizi del territorio; supporto psicologico; promozione di attività di mediazione; riflessione ciritica sul reato che dovrebbe coninvolgere l'intera società. -Il setting gruppale e un progetto di comunità sono centrali e al cui interno possa esserci anche un setting duale e un progetto educativo individuale caratterizzato dall'educazione degli adulti e da una pedagogia critica e istituzionale che si ponga come luogo di riflessione, cambiamento e ristrutturazione continua per orientare verso un percorso di responsabilità e autonomia con il fine ultimo di una opportuna qualità dlla vita. PARAGRAFO 1.
  • é importante operare talune considerazioni relative al rapporto fra rappresentazione della malattia mentale e disagio psico-sociale,patologia psichiatrica e marginalità e devianza e rispettive modalità di trattamento; i motivi riguardano il parallelismo tra aleniazione mentale e quella sociale e di riflesso il ricorso alla diagnosi e al trattamento con funzione di mantenimento nella subalternità, emariginazione e repressione o inclusione ed educazione.
  • La complessità del target e della sua ricollocazione nella società esterna è questione che

-L'utenza non è omogenea e può presentare differenze sul paino psico-fisico e socio-culturale, dunque il colloquio educativo rimanda all'ascolto, al dialogo e al confronto continuo anche in funzione di una conoscienza iniziale delle persona. PARAGRAFO 1.

  • La permanenza dell'ospite concerne la realizzazione concreta e pratica di obbiettivi condivisi in funzione di un ripatire e di un riabilitarsi. L'intervento educativo passa attraverso la messa al punto del setting infatti vengono allo stesso tempo realizzati il progetto educativo individuale e quello della comunità. -La progettazione tiene conto delle aree osservate che orientano nel porsi obbiettivi delineando il progetto vero e proprio condiviso e co-costruito con l'ospite secondo bisogni, aree critiche e risorse dai cui muovere la strumentazione e la modalità per realizzare ciò che si è prefissati. Il progetto educativo si concretizza nella quitidianità.
  • Una grande importanza lo ha il lavoro, in quanto da un lato fornisce lo sviluppo di una modalità comportamentale socialmente adeguata e dall'altro è strumento per una stabile indipendenza sociale ed economica. Le persone che affrontano percorsi EPE trovano tanta difficoltà a trovare lavoro a causa della sedentarietà dovuta dalla carcerazione e dal ritmo di vita rallentato.Il progetto di vita individuale deve contenere il recupero delle autonomie e quindi deve includere obbiettivi relativi alle sfere economiche e relazionali. -I progetti devono essere chiari e condivisi, razionali, ma flessibili perchè devono poter essere riadattati dall'educatore. Il progetto educativo quasi sempre non ha vita lineare, ma ha delle variazioni, interruzioni, pause o insuccessi. Per questo motivo si preferisce operare interventi in luoghi di lavoro protetti perchè è importante che l'ambiente tenga conto delle fragilità e delle fratture subite. PARAGRAFO 1.
  • Il tempo e lo spazio nel gruppo appartamento si spendono tra costanza e cambiamento e riflettono il funzionamento e la prassi educativa. Il gruppo appartamento è considerata la struttura penale esterna più funzionale perchè consente di lavorare in contesti di gruppo ridotto. -Nelle struttureper L'EPE le persone tendono ad essere più autonome rispetto a un target di tipo psichiatrico e per questo la copertura non può essere rigida, ma flessibile e modellabile a seconda delle fasi che interessano il gruppo di ospiti, -Il tempo deve essere scandito dalla vita quotidiana dell'appartamento pertanto le attività interne possono riguardare la pulizia di ambienti,cucina, fare la spesa, colloqui con gli operatori, attività educative, mentre il tempo esterno si riferisce alle uscite di gruppo e appuntamenti sanitari, sociali e relativi alla formazione, lavoro.
  • Chi è in misura alternativa alla detenzione deve rispettare i provvedimenti e specifiche

limitazioni, controlli e particolari tempistiche imposte da eventuali provvedimenti della magistratura di sorveglianza.

  • Gli spazi fisici e mentali allundo non solo all'ubicazione della struttura, ma anche alla sua organizzazione. Lo spazio riguarda il luogo in cui si decide di aprire la struttura mentre il gruppo appartamento deve essere il più possibile simile a una casa. L'appartamento rimanda a un contesto famigliare e alla condivisione di uno spazio da parte del gruppo di ospiti e operatori.
  • La collocazione di un gruppo appartamento è fondamentale per ridurre la frattura esistente fra la precendente istituzionalizzazione e la società esterna. PARAGRAFO 1.6 E 1. - Le regole e il funzionamento della struttura sono esplicitate all'intenro del contrato-patto che l'utenza sottoscrive al momento dell'ingresso, nonchè regole relative ai tempi, spazi, attività, impegni della casa e stili relazionali. Le regole rimandano al modo di organizzarsi e pianifcare.
  • é fondamentale lavorare attraverso un sistema che guidi il lavoro educativo entro una circolarità tra l'osservazione, progettazione, documentazione, verifica e ri-orientamento. La formazione e l'autovalutazione esprimono qualità dei contesto educativi a favore dei procesi e delle pratiche messe in campo.
  • La costruzione di un setting congruente rispetto all'occupazione, organizzazione e la dinamica necessita di una strumentazione di cui l'educatore possa fare uso. é importante rassegnare e dividere in categorie la strumentazione tenendo a mente 3 macro-categorie. PARAGRAFO 1.8 E 1.
  • L'intervento educativo si avvale di strategie di osservazion, progettazione, conduzione, documentazione e verifica messe a punto dal gruppo di lavoro entro il lavoro di equipe.
  • Le strategie da mettere in campo nelle attività quotidiane rispondono a una linea comune decisa dall'equipe funzionale anche a trasmettere all'ospite la consapevolezza del confronto e della condivisione. Le strategie di intervento concernono sia il setting duale sia quello gruppale in cui operano l'educatore professionale e il pedagogista.
  • Nel campo pedagogico è essenziale l'utilizzazione delle strutture del gruppo istituito e del collettivo. Questo suppone relazioni interindividuale e un intrecciarsi di scambi materiali, affettivi e verbali. -L'equipe come gruppo di lavoro diviene mezzo e strategiado intervento nelle situazioni della quotidianità educativa. L'quipe è l'occasione di incontro fra operatori che permette di analizzare, raccogliere informazioni e direzionare l'intervento educativo attraverso la metodologia di gruppo. -In un gruppo appartamento per L'EPE l' equipe educativa deve tener conto della precedente

fruitori del servizio; le istituzioni interne sono quelle regole convenute dal gruppo istituente discusse e condivise da tutti e sono quelle che servono al gruppo per coordinarsi e per viviere bene con gli altri. -I gruppi appartamento possono ospitare un numero massimo di sei persone, il lavoro educativo sul piccolo gruppo garantisce miglior interazione, adesione, feedback, in molti casi si tende a preferire setting caratterizzati da gruppi omogenei o meglio compatibili per ridurre il rischio di conflittualità. -La composizione del gruppo non rimanda solo a quello degli ospiti, ma anche a quello degli educatori e dell' interazione con le figure professionali esterne alla struttura intermedia. Il gruppo di operatori dovrebbe esser composto da tre educatori. La figura del coordinatore orienta e direziona il gruppo di lavoro occupandosi di aspetti organizzativo-gestionali, qualitati e formativi. -Il gruppo di lavoro deve interagire con figure altre esterne al sistema mantenendo come linea d'orizzonte la coltivazione della dimensione educativa definita e precisa, capace di essere flessibile, dinamica e in evoluzione. -La relazione educativa si gioca soprattutto all'interno del gruppo appartamento nello svolgimento di alcune attività che si condividono, ma anche nella capacità che l'educatore ha di essere ponte con l'esterno. L'educatore deve avere un rapporto equilibrato con l'utente con la giusta distanza, senza giudizio e per questo l'educatore deve avere come riferimento un servizio con cui confrontarsi.

  • Le relazioni esterne per la persona in EPE riguardano quelle con ltre agenzie. L'alleanza educativa con altre agenzie, servizi e attori presenti sul territorio è in linea con il fine del gruppo appartamento perchè deve contribuire alla costruzione di un percorso mediato dalla collaborazione con servizi e altre agenzie. CAPITOLO 16 PARAGRAFO 1.
  • L'organizzazione mondiale della sanità definisce con il termine droga tutte le sostanze psicoattive che alterano le normali funzioni del sistema nervoso centrale andando a modificare i processi cognitivi, le percezioni sensiorali e i nostri comportamenti. -La droga può portare ad uno stato di dipendenza in cui il soggetto perde completamente la propria autonomia. Il comportamento compulsivo verso la sostanza è determinato dalla dipendenza che agisce e a livello fisico e psicologico. -Si distingue infatti una dipendenza psicologica e fisica, con la prima s'intende il desiderio irrefrenabile di assumere nuovamente la sostanza, mentre con la seconda si vuole indicare quella dipendenza più strettamente legata alla sostanza usata. -Dopo una serie di assunzioni ravvicinate, l'individuo sentirà il bisogno di aumentare il numero

delle dosi tali da raggiungere lo stato confusionale desiderato. Questo effetto è dovuto dalla tolleranza. Se il numero di dose viene aumentato o si interrompe l'uso della sostanza il soggetto si troverà di fronte a uno stato astinenza che causerà scompensi al livello fisico e mentale di segno opposto rispetto agli effetti della droga. -Il craving che produce uno stato di vulnerabilità a lungo termine. Si manifesta attraverso meccanismi di coercizione e alla presenza di determinati stimoli ambientali che lo rimandano in qualche modo alla droga e al suo stato attuale o passatodi tossicodipendenza. Il craving può instaurarsi anche anni dopo la disintossicazione da sostanze stupefacenti a causa di uno stimolo qualsiasi. -Il termine abuso vuole indicare un utilizzo saltuario o periodico eccessivo in grado di compromettere la salute fisica del soggetto e capace di comprometterne la vita sociale e relazionale, la dipendenza invece è una malattia cronica recidivante che si sviluppa a seguito dell'uso prolungato di una sostanza stupefaciente. PARAGRAFO 1.

  • A partire dal XVII secolo si può parlare di modello morale che interpreta l'abuso da sostanze come una cattiva abitudine e un vizio. Nel XIX secolo si assiste al passaggio dal modello morale a quello medico che reputa la tossicodipendenza come una malattia e il tossicomane viene considerato non più come qualcuno da allontare, ma come qualcuno da aiutare. Nel XXI secolo è il secolo dei poliassuntori ed è una nuova tipologia di tossicodipendente che non ha più una sostanza di abuso prediletta, ma assume qualsiasi sostanza di abuso primaria e oltre a quello assume altre sostanze per alterare o incrementare lo stato confusionale. -Ci sono due paradigmi che si muovono in senso opposto. Il paradigma disease si collega strettamente al modello medico perchè considera il tossicodipendente come un soggetto diverso e malato. Il comportamento dipendente è l'esito di una predisposizione individuale a base biologica e dell'incontro di questa con l'oggetto droga. La tossicodipendenza è una malattia. Poi il paradigma adattivo interpreta la tossicodipendenza in funzione del rapporto tra la persona e il suo ambiente di vita e l'abuso di droga come un tentativo di fronteggiare situazioni ed esprienze di disagio e dunque come una strategia disfunzionale di adattamento. CAPITOLO 2 - Il serdp è il servizio pubblico per le dipendenze patologiche e che si rivolge a persone con problemi di dipendenza da alcool, gioco d'azzardo, farmaci e droga, proponendo percorsi di prevenzion, cura e riabilitazione. -Gli interventi svolti del serDP riguardano risposte farmacologiche di disintossicazione, prevenzione, counselling, educazione e assistenza sanitaria, ma anche progetti educativi e psicoterapeutici. -L'ambito del SerDP è terapeutico e si prefigge il compto di guarire una malattia, si avvale di