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Riassunto per il corso di Pedagogia della narrazione Corso di laurea Educatore di nido e dei servizi per l'infanzia Roma Tre
Tipologia: Appunti
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Introduzione Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immaginazione del b., dimensioni che egli sarebbe nell’impossibilità di scoprire se fosse lasciato completamente a se stesso. Molti genitori credono che al b. dovrebbero essere presentate solo la realtà conscia o immagini piacevoli e capaci di andare incontro ai suoi desideri, ma la vita reale non è tutta rose e fiori. Le fiabe comunicano al b. che una lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile, è una parte intrinseca dell’esistenza umana. Soltanto chi affronta risolutamente avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso. Le fiabe pongono il b. di fronte ai problemi umani. In ogni fiaba il bene e il male s’incarnano in certi personaggi e nelle loro azioni, così come il bene e il male sono onnipresenti nella vita e le inclinazioni verso l’uno o l’altro sono presenti in ogni uomo. Non è il fatto che alla fin fine sia la virtù a trionfare a promuovere la moralità, ma il fatto che è l’eroe risultare più attraente per il b., che s’identifica con lui in tutte le sue lotte. Grazie a questa identificazione il b. immagina di sopportare con l’eroe prove e tribolazioni, e trionfa con lui quando la virtù coglie la vittoria. “E vissero felici per sempre”→ essa indica qual è l’unica cosa che può farci sopportare gli angusti limiti del nostro tempo su questa terra: la formazione di un legame veramente soddisfacente con un’altra persona. Le fiabe insegnano che quando si è giunti a questo si è arrivati al massimo di sicurezza emotiva nella vita. Soltanto questo può dissipare la paura della morte. Se una persona ha trovato il vero amore adulto, dice inoltre la fiaba, non ha bisogno di desiderare la vita eterna. Questo finale non è reso possibile , come il b. desidera e crede, dall’aggrapparsi eternamente alla madre. Se cerchiamo di sfuggire all’angoscia di separazione e all’angoscia di morte tenendoci disperatamente aggrappati ai nostri genitori, non potremo che essere crudelmente costretti ad uscire da questa stretta. La fiaba è orientata verso il futuro e guida il b. aiutandolo ad abbandonare i suoi desideri infantili di dipendenza e a raggiungere una più soddisfacente esistenza indipendente. Le fiabe cominciano ad esercitare il loro benefico impatto intorno ai 4-5 anni ma possono offrire incoraggiamento anche ai bb. più grandi. → Ad esempio in Rapunzel apprendiamo che la maga rinchiuse Rapunzel nella torre quando la b. arrivò a 12 anni. La sua è la storia di un’adolescente e di una madre gelosa che tenta d’impedirle di conquistare l’indipendenza (tema molto delicato nel periodo della pubertà). Le più importanti esperienze e reazioni del b. sono in larga misura inconsce, e dovrebbero rimanere tali finché egli non arrivi a un’età e a una capacità di comprensione molto più mature. E’ sempre un atto di invadenza interpretare i pensieri inconsci di una persona. Spiegare a un b. perché una fiaba sia così appassionante per lui distrugge, inoltre, l’incanto della fiaba. PARTE PRIMA: UN PIZZICO DI MAGIA La vita divinata dall’intimo Tanto i miti quanto le fiabe acquistano una forma definita soltanto quando sono affidate alla scrittura e non vengono più soggette a continue modificazioni (rielaborate passando di bocca in bocca per secoli). Certe fiabe e storie popolari si evolsero dai miti; altre s’incorporarono in essi. Entrambe le forme racchiusero l’esperienza globale di una società, perché gli uomini vollero ricordare la saggezza degli antichi a proprio beneficio e trasmetterla alle future generazioni. Il mito presenta il suo tema in una forma grandiosa, e il divino è presente e viene percepito sotto forma degli eroi sovrumani che pongono continue richieste ai semplici mortali. I personaggi e gli eventi delle fiabe personificano e illustrano anche conflitti interiori, ma suggeriscono in modo estremamente sottile come questi conflitti possono essere risolti. Se sono favole, dicono per mezzo di parole, azioni o eventi, per quanto favolosi possano essere, quello che una persona dovrebbe fare. “Il Pescatore e il Genio” Nel Pescatore e il Genio un povero pescatore getta la sua rete in mare 4 volte. La quarta volta il pescatore tira su un vaso di rame. Lo apre, e ne fuoriesce un’enorme nube che si materializza in un gigantesco Genio. Egli minaccia il pescatore di ucciderlo, e quest’ultimo riesce a salvarsi soltanto grazie alla sua astuzia: mette in dubbio ad alta voce che un Genio così enorme potesse essere
contenuto in un recipiente così piccolo, e inducendolo in tal modo a rientrare nel vaso per dimostrargli che la cosa era possibile. Allora il pescatore richiude fulmineamente il vaso col tappo. Secondo la morale degli adulti, più una prigionia è lunga più il prigioniero dovrebbe essere grato alla persona che lo libera. Ma non è così che il Genio descrive la propria esperienza. Durante i primi cento anni di prigionia nella bottiglia, disse fra sé: “Chiunque mi libererà, lo renderò ricco fino alla fine dei suoi giorni”. Ma un secolo intero passò senza che nessuno fosse venuto a liberarlo. Dopo un secolo “Chiunque mi libererà, gli farò scoprire i tesori della terra”. Dopo 400 anni “Chiunque mi libererà , realizzerò tre suoi desideri”. Allora andò su tutte le furie e disse “D’ora in poi, chiunque mi libererà, lo ammazzerò”. E’ esattamente così che il b. piccolo si sente quando è stato “abbandonato”. Dapprima pensa a quanto sarà felice al ritorno di sua madre, ma più il tempo passa più il b. diventa stizzito, e fantastica sulla terribile vendetta che si prenderà su coloro che gli hanno inflitto la privazione. I cambiamenti che sopravvengono nei pensieri del Genio permettono al b. d’immedesimarsi empaticamente nel personaggio della storia. Sono innumerevoli i moderni racconti per l’infanzia dove il b. mette nel sacco l’adulto. In questa storia il b. può immedesimarsi nel personaggio del pescatore e immaginare di sconfiggere il gigante, oppure può mettere suo padre nei panni del pescatore, e immaginare se stesso come uno spirito che può minacciare il genitore, pur sapendo che questi avrà la vittoria. Il fatto che il pescatore debba subire tre fiaschi prima di prendere con la rete il recipiente contenente il Genio dimostra la necessità di non cedere, nonostante gli insuccessi iniziali, e questo è un messaggio importante. Un altro particolare importante della storia: la difficile battaglia che tutti noi dobbiamo combattere → se cedere al principio di piacere, che ci spinge a ottenere l’immediato soddisfacimento dei nostri bisogni, o essere disposti ad accettare molte frustrazioni al fine di ottenere ricompense durature. Fiaba e mito I miti e le fiabe ci parlano nel linguaggio di simboli e fanno appello contemporaneamente alla nostra mente conscia e inconscia, a tutti e 3 i suoi aspetti → Es, Io, Super-io. C’è una differenza fondamentale nel modo in cui vengono comunicati → il mito è assolutamente unico, non avrebbe potuto succedere a nessun’altra persona o in nessun altro ambiente, e non sarebbero mai potuti capitare a comuni mortali. Gli eventi nelle fiabe sono sempre presentati come ordinari, come qualcosa che potrebbe accadere a chiunque, anche durante una semplice passeggiata nel bosco. Una differenza ancora più importante: il finale nei miti è quasi sempre tragico, mentre nelle fiabe è sempre lieto → il mito è pessimistico, mentre la fiaba ottimistica. I miti ci comunicano che per quanto ci possiamo sforzare, non riusciremo mai a vivere completamente all’altezza di quanto il Super-Io, così come è rappresentato nei miti degli dei, sembra chiederci. Quando un mortale scontenta un dio senza aver fatto qualcosa di male, viene distrutto da queste supreme rappresentazioni del Super-Io. Gli eroi mitici offrono eccellenti immagini per lo sviluppo del Super-Io, ma le richieste che essi incarnano sono talmente rigide da scoraggiare il piccolo nei suoi primi tentativi di volo verso un’integrazione della propria personalità. Benché la fiaba offra simboliche immagini fantastiche per la soluzione dei problemi, i problemi in esse presentate sono comuni: la sofferenza di un b. per la gelosia verso i suoi fratelli e le ingiustizie subite, come nel caso di Cenerentola. Inoltre, l’eroe della fiaba riesce a risolvere questi problemi su questa terra non grazie a una qualche ricompensa ultraterrena. I miti sono utili alla formazione non della personalità totale, ma soltanto del Super-Io. Il b. sa che non potrà mai essere all’altezza della virtù dell’eroe, o emulare le sue imprese. La lotta per emulare le imprese di grandi personaggi della realtà sembra disperata al b. e genera in lui sentimenti d’inferiorità. I tre porcellini Questa fiaba insegna in forma molto divertente e drammatica al b. della scuola materna che non dobbiamo essere pigri e prendercela comoda, perché altrimenti potremmo perire. La storia mostra anche i vantaggi del crescere, dato che il terzo porcellino, quello più saggio, è solitamente presentato come il più grosso e il più anziano. Le case che i tre costruiscono simboleggiano il progresso dell’uomo nella storia: una baracca, una casa di legno e infine una solida casa di mattoni. I primi 2 porcellini tirano su i loro rifugi con la massima fretta e col minimo dispendio di energie, così da poter giocare per il resto della giornata, senza darsi pensiero del futuro e dei pericoli della realtà, mentre il
sono veramente i propri genitori, e che il b. è figlio di qualche personaggio che, in seguito a infauste circostanze, è stato ridotto a vivere con queste persone, le quali sostengono di essere i suoi genitori. Queste fantasticherie assumono varie forme: spesso il b. pensa che soltanto uno dei genitori sia quello falso: questo trova il suo parallelo in una situazione frequente nelle fiabe in cui uno dei genitori è quello vero mentre mentre l’altro è un patrigno o una matrigna. Queste fantasie sono utili; esse permettono al b. di provare un’autentica collera verso il “falso genitore” senza avvertire senso di colpa. Esse cominciano a comparire quando il fatto di essere arrabbiato con un genitore comporterebbe un intollerabile senso di colpa. Così il tipico espediente delle fiabe di scindere la madre in una buona madre e in una cattiva matrigna svolge un buon servizio per il b. Esso non è soltanto un sistema per conservare una madre interiore dall’infinità bontà quando la vera madre non è infinitamente buona, ma permette anche di avercela con questa cattiva “matrigna” senza rischiare di alienarsi le buone grazie della vera madre, che è vista come una persona diversa. La sostituzione dell’ordine al caos Durante i conflitti edipici il mondo esterno acquista un maggior significato per il b., ed egli comincia a cercare di dargli un senso. Il modo in cui egli può portare un certo ordine nella sua visione del mondo è quello di dividere ogni cosa in opposti. Egli percepisce il miscuglio di amore e d’odio, desiderio e paura che ha dentro di sé come un incomprensibile caos. Non può comprendere le gradazioni, le sfumature, e per lui le cose sono completamente chiare o scure. E’ così che anche la fiaba descrive il mondo: un animale è uno spietato divoratore di uomini oppure un salvatore per eccellenza. Mentre ascolta la fiaba il b. riceve delle idee sul modo di mettere ordine in quel caos che è la sua vita interiore. Lo stesso Freud non trovò un modo migliore per aiutare a dare un senso all’incredibile mescolanza di contraddizioni che coesistono nella nostra mente di quello di creare dei simboli per aspetti isolati della personalità. Li chiamò Es, Io, Super-Io. Se anche noi, come adulti, dobbiamo far ricorso alla creazione di entità distinte per dare un certo ordine razionale al caos delle nostre esperienze interiori, a maggior ragione devono farlo i bb. “Fratello e sorella” In questa storia dei fratelli Grimm, come in molte altre fiabe che narrano le avventure di due fratelli, i protagonisti rappresentano le disparate nature dell’Es, dell’Io e del Super-Io, e il messaggio principale è che esse devono essere integrate perché l’individuo possa raggiungere la felicità. Questa fiaba inizia con un’originaria mancanza di differenziazione tra i due fratelli: essi vivono assieme e provano gli stessi sentimenti, ma poi a un certo punto del processo di crescita, uno di loro comincia a vivere un’esistenza animale, e l’altro no. Alla fine della storia l’animale riprende la forma umana; i due fratelli si ricongiungono, per non separarsi più. E’ questo il modo simbolico della fiaba di esprimere gli elementi essenziali dello sviluppo della personalità umana: in un primo tempo la personalità del bambino è indifferenziata; poi dallo stadio indifferenziato si sviluppano l’Es, l’Io e il Super-Io. In un processo di maturazione essi devono essere integrati, nonostante tensioni contrarie. “Sindibad il Marinaio e Sindibad il Facchino” (Le Mille e una notte) All’inizio della storia Sindibad, un povero facchino, si sta riposando di fronte a una splendida casa, dice: “Il padrone di questa casa si gode la vita in tutti i suoi piaceri, mentre altri si ammazzano di lavoro.. come faccio io”. Egli paragona una esistenza basata su piaceri e soddisfazioni a una vita basata sulla necessità. Perché l’ascoltatore della storia comprenda che queste osservazioni si riferiscono a due aspetti di un’unica persona, Sindibad dice: “La tua origine e la mia sono uguali”. La storia insegna che finché viviamo la nostra esistenza presenta due aspetti diversi, così come i due Sindibad sono entrambi lo stesso e diversi: uno che ha una vita dura nella realtà e l’altro che ha una vita di fantastiche avventure. La storia dice principalmente quanto sia diversa la vita quando sia osservata dai due punti di vista dell’Io e dell’Es. Quando la fiaba indica che queste due persone estremamente diverse sono in realtà “fratelli sotto la pelle”, guida il bambino verso la percezione preconscia che queste due figure sono in realtà due parti della medesima persona, che l’Es è una parte integrante della nostra personalità come l’Io. Se questa fosse una fiaba del mondo occidentale, terminerebbe con la formula “e vissero assieme per sempre felici e contenti”.
Ma se la storia finisse così, non ci sarebbe molto motivo di continuare a raccontar fiabe la notte seguente. Sindibad il Marinaio e Sindibad il Facchino fa parte degli Intrattenimenti delle notti arabe. Così come furono ordinate Le Mille e una notte, i 7 viaggi di Sindibad il Marinaio furono in realtà raccontati in 30 notti. La storia cardinale delle “Mille e una notte” La risoluzione finale, o integrazione, avviene soltanto proprio alla fine degli Intrattenimenti delle notti arabe. Perciò ora dobbiamo prendere in esame la storia cardinale su cui s’impernia l’intero ciclo. Il re Shahriyar è profondamente deluso delle donne ed è ferocemente adirato perché ha scoperto non solo che sua moglie l’ha tradito con i suoi schiavi neri, ma anche che la stessa cosa è successa a suo fratello, il re Shahzaman. Il re Shahriyar , avendo perso ogni fiducia nell’umanità, si ripromette di avere soltanto una vita di voluttà. Da allora in poi, va a letto ogni notte con una vergine diversa, che viene uccisa la mattina dopo. Alla fine, in tutto il regno non rimane che una sola vergine nubile: Sharazad, la figlia del visir del re. Il visir non ha intenzione di sacrificare sua figlia, ma essa insiste che vuol diventare il “mezzo di liberazione”. Essa riesce nel suo intento raccontando ogni notte per mille notti una storia che avvince talmente il re che egli rinuncia a ucciderla perché vuol sentire la continuazione della storia. La liberazione dalla morte grazie alla narrazione di fiabe è il tema che dà inizio al ciclo; esso inoltre riappare per tutto il ciclo, e lo chiude. Alla fine del ciclo, il re dichiara la sua fiducia e il suo amore per Sharazad, ed essi vivono felici assieme per il resto dei loro giorni. Ci vogliono quasi 3 anni di continua narrazione di fiabe per liberare il re dalla sua profonda depressione, per ultimare la sua cura. Ci vuole il suo attento ascolto delle fiabe per mille notti per reintegrare la sua personalità completamente disintegrata. Così, l’Es incontrollato (il re) diventa alla fine civilizzato grazie all’impatto di un Io incarnato. Ma è un io dominato in enorme misura dal Super-Io, a tal punto che Sharazad è decisa a rischiare la propria vita. Ma prima che noi possiamo conseguire un’integrazione matura della nostra personalità come quella proiettata nella figura del re alla fine delle Mille e una notte, dobbiamo attraversare faticosamente molte crisi di sviluppo, due delle quali sono fra le più difficili da superare. La prima di esse si accentra sul problema dell’integrazione della personalità. La risposta della fiaba è la stessa offerta dalla psicanalisi: per evitare di essere sconvolti dalle nostre ambivalenze è necessario che noi le integriamo. L’integrazione interiore non è qualcosa che venga raggiunto una volta per tutte; è un compito che ci troviamo di fronte per tutta la vita. La seconda difficilissima crisi di sviluppo è il conflitto edipico. E’ una serie di dolorose e disorientanti esperienze attraverso le quali il b. diviene realmente se stesso se riesce a separarsi dai suoi genitori. Storie di due fratelli Le storie sul tema dei Due fratelli affrontano il tema della lotta per l’indipendenza e l’autoaffermazione e la tendenza opposta a rimanere a casa al sicuro, legati ai genitori. Attraverso lo svolgimento degli eventi, il più delle volte la storia insegna che distaccarsi completamente dal proprio passato conduce alla catastrofe, ma anche che esistere soltanto rivolti al passato blocca lo sviluppo della personalità. Mentre nella maggior parte delle fiabe sul tema dei Due fratelli il fratello che lascia la famiglia si mette nei guai, certe altre, compresa la versione più antica, quella egiziana, sottolineano il contrario: la rovina del fratello che è rimasto a casa. Se noi non allarghiamo le nostre ali e non lasciamo il nido, non riusciamo a farlo per un attaccamento edipico, che in seguito ci distrugge. Nella maggior parte delle storie di due fratelli, uno di questi, come Sindibad il Marinaio, si avventura temerariamente nel mondo e va incontro a pericoli, mentre l’altro, come Sindibad il Facchino, si limita a restare a casa. In molte fiabe europee il fratello che se ne va si trova ben presto in un’immensa e oscura foresta, dove si sente sperduto avendo rinunciato all’organizzazione della propria vita che gli era stata fornita dalla casa parentale. Spesso in questa foresta oscura l’eroe della fiaba incontra la creazione dei nostri desideri e ansie, la strega, che è una reincarnazione della madre totalmente buona dell’infanzia e della madre totalmente cattiva della crisi edipica. L’eroe, sperduto nella foresta, s’imbatte in una strega che, in un primo tempo, soddisfa tutti i suoi desideri durante la loro relazione. Questa è la madre incondizionatamente generosa della nostra infanzia, che tutti noi speriamo di rincontrare nella nostra vita.
Questa fiaba, per quanto affascinante, è molto di più una storia per adulti. Piace anche ai bb. naturalmente, ma non è giovevole per loro. Il b. che si sente incompreso e non apprezzato può desiderare di appartenere a una famiglia diversa. La sua possibilità di successo nella vita non consiste nel diventare un essere di diversa natura così come l’anatroccolo crescendo si trasforma in un cigno, ma nell’acquisire migliori qualità e nel comportarsi meglio di quanto gli altri si aspettino, mantenendo la stessa natura dei suoi genitori. Conflitti edipici e risoluzioni Nel travaglio del conflitto edipico, un ragazzino può provare del risentimento verso suo padre, che gli impedisce di ricevere l’attenzione esclusiva della madre. Il b. vuole che sua madre ammiri lui come il più grande degli eroi; ciò significa che in qualche modo deve togliere di mezzo il padre. Quest’idea, però, ingenera ansia nel b., perché cosa sarebbe della famiglia senza il padre che se ne prendesse cura? La fiaba dice al b. come può vivere con i suoi conflitti, per esempio, offre la storia del ragazzino ignorato da tutti che si avventura nel mondo e riscuote un gran successo nella vita. Come nella maggior parte delle fiabe, l’ideale del b. di sesso maschile si compendia nel fatto che lui e la sua principessa (la madre), soddisfatti tutti i loro bisogni e desideri, vivano assieme per sempre, votati l’uno all’altra. Nelle fiabe che aiutano la b. edipica a comprendere i propri sentimenti e a trovare un’indiretta soddisfazione, è l’intensa gelosia della matrigna (cioè della madre) o della maga a impedire all’innamorato di trovare la principessa. Nella fantasia edipica di una b., la madre è scissa in due figure: la meravigliosa madre buona pre-edipica e la cattiva matrigna edipica. La buona madre, secondo la fantasia della b., non sarebbe mai stata gelosa di sua figlia o avrebbe impedito al principe (cioè al padre) e alla ragazza di vivere felici insieme. Dato che tutto questo avviene in un paese immaginario, il b. non è costretto a sentirsi in colpa o ansioso per aver posto il padre nel ruolo di un drago o di un malvagio gigante, o la madre nel ruolo di una miserabile matrigna o di una strega. La b. può amare ancora meglio il vero padre in quanto il suo risentimento per il fatto che egli non la preferisce a sua madre è spiegato dalla sua lamentevole inettitudine (che riscontriamo nei padri delle fiabe). Inoltre una ragazza può amare ancora di più sua madre perché dirige tutta la sua collera verso la madre- rivale, che riceve quanto si merita nella storia. Il ragazzino può amare il suo vero padre ancora di più dopo essersi scaricato di tutta la collera che prova per lui attraverso una fantasia in cui distrugge il drago o il gigante cattivo. Paura della fantasia Coloro che misero al bando le fiabe tradizionali decisero che se c’erano dei mostri in una fiaba narrata a dei bb., dovevano tutti essere bonari; ma trascurarono il mostro che un b. conosce meglio e lo preoccupa di più: il mostro che sente o teme di essere, e che a volte arriva a perseguitarlo. Tenendo questo mostro all’interno del b. inespresso, nascosto nel suo inconscio, gli adulti impediscono al b. d’intesservi intorno delle fantasie sull’immagine delle fiabe che conosce. Senza tali fantasie, al b. non è dato di conoscere meglio il proprio mostro, rimane indifeso con le sue peggiori ansie. Il superamento dell’infanzia con l’aiuto della fantasia A qualsiasi età un b. interpreta il fatto di diventare re o regina come il raggiungimento della maturità, dell’età adulta. La conquista del proprio regno attraverso l’unione nell’amore e nel matrimonio col partner più adeguato e desiderabile simboleggia la perfetta risoluzione delle difficoltà edipiche, nonché il conseguimento della vera indipendenza e della completa integrazione della personalità. Bisogna partire da casa per trovare il proprio regno,esso non può essere conquistato immediatamente ed è necessario affrontare dei rischi. Fantasia, recupero, fuga e consolazione Tolkien descrive i fattori che sono necessari in una buona fiaba coi termini di fantasia, recupero, fuga e consolazione: recupero della profonda disperazione, fuga da qualche grave pericolo, ma, soprattutto, consolazione. Parlando del lieto fine, Tolkien sottolinea che tutte le fiabe complete devono averlo. Esso costituisce “un’improvvisa e felice ‘svolta’..” Per quanto fantastica o terribile sia l’avventura.
Nella fiaba tradizionale, l’eroe viene premiato e la persona cattiva incontra il meritato destino, soddisfacendo il tal modo il profondo bisogno che il b. ha del trionfo della giustizia. Forse sarebbe appropriato aggiungere un altro elemento ai quattro enumerati da Tolkien. Io credo che un elemento di minaccia sia d’importanza fondamentale nella fiaba: una minaccia all’esistenza fisica dell’eroe o alla sua esistenza morale. La consolazione è il massimo servigio che la fiaba possa rendere a un bambino: la fiducia che, nonostante tutte le tribolazioni che deve patire, non solo egli riuscirà ma inoltre le forze del male verranno tolte di mezzo e non minacceranno più la pace della sua mente. Come raccontare le fiabe La fiaba tradizionale è il risultato di una rielaborazione di una storia raccontata innumerevoli volte, da adulti diversi a ogni tipo di adulti e bb. Ciascun narratore, nel raccontare la storia, soppresse e aggiunse degli elementi per arricchirla di significati per se stesso e gli ascoltatori. La narrazione della storia a un b., per ottenere la massima efficacia, deve essere un fatto interpersonale. Non si può trascurare la possibilità che questo implichi anche certi tranelli. Un genitore non in sintonia col proprio figlioletto, o troppo preso da quanto si verifica nel proprio inconscio, può scegliere di narrare le fiabe sulla base dei propri bisogni, piuttosto che di quelli del fanciullo. Ma non tutto va perduto. Il b. comprenderà meglio che cosa commuove il suo genitore. Un padre era in procinto di lasciare sua moglie e il figlioletto di 5 anni, entrambi i quali non era stato in grado di mantenere per un certo tempo. Egli temeva che dopo la sua partenza suo figlio sarebbe rimasto completamente in balìa di sua moglie, che considerava una donna dispotica. Una sera il padre scelse di leggere Hansel e Gretel al proprio figlio, e quando arrivò al punto dove Hansel era stato messo nella gabbia a ingrassare per essere poi mangiato dalla strega, cominciò a sbadigliare e disse che era troppo stanco per continuare. Così Hansel fu lasciato senza aiuto in potere della strega divoratrice: così come il padre pensava di essere sul punto di lasciare suo figlio in potere della moglie dominante. Benché avesse soltanto 5 anni, il b. comprese che suo padre stava per abbandonarlo, e che considerava sua moglie una persona minacciosa. Goethe disse nel suo prologo al Faust: “Chi offre molte cose ne offrirà qualcuna a molti”. Ascoltare una fiaba e recepire le immagini che essa presenta può essere paragonato a uno spargimento di semi, che solo in parte germogliano nella mente del b. Alcuni di essi hanno immediatamente effetto nella sua mente; altri stimolano processi nel suo inconscio. Non bisogna mai spiegare al b. i significati delle fiabe. E’ però importante la comprensione da parte del narratore del messaggio che la fiaba ha da offrire alla mente preconscia del fanciullo. Tale comprensione da parte del narratore favorisce la sensibilità dell’adulto alla selezione di quelle storie che sono più appropriate allo stadio di sviluppo del b., e alle particolari difficoltà psicologiche a cui si trova di fronte al momento. PARTE SECONDA: NEL REGNO DELLE FATE “Hansel e Gretel” Rispecchiando l’ansia dominante del b., Hansel e Gretel credono che i loro genitori stiano complottando per abbandonarli. La madre rappresenta per i bb. la fonte di ogni cibo, e quindi è lei che viene percepita da loro come la persona che li abbandona. I bb., che sanno di avere un bisogno disperato dei loro genitori, tentano di tornare a casa dopo essere stati abbandonati. La prima volta, Hansel riesce a trovare la strada per uscire dal bosco. Le frustrazioni continuano, e la madre diventa più astuta nei suoi piani per sbarazzarsi dei piccoli. La prima volta, nella foresta, Hansel si servì in modo appropriato della sua intelligenza segnando con pietruzze bianche il sentiero per tornare a casa. La seconda volta non usò la propria intelligenza altrettanto bene: egli avrebbe dovuto sapere che gli uccelli avrebbero mangiato le briciole di pane. Hansel, avendo scelto il rifiuto e la regressione, ha perso molto della sua iniziativa e della sua capacità di pensare con chiarezza. Ora egli può pensare soltanto al cibo come a una possibile soluzione del problema di trovare la via d’uscita da una difficile situazione. Ora Hansel e Gretel danno pieno sfogo alla loro regressione orale con la casa di marzapane. Trascinati dalla loro avidità incontrollata, i bb. non pensano minimamente che così distruggono quanto dovrebbe dar loro rifugio e sicurezza, anche se gli uccelli avrebbero dovuto insegnargli cosa capitava quando si mangia tutto. La strega, che è una personificazione degli aspetti distruttivi dell’oralità, ha la stessa tendenza a divorare i bb. che vanno a demolire la sua casa di marzapane.
I fratelli Grimm presentano anche un’importante variante di Cappuccetto Rosso, in cui ella, quando va a portare i dolci a sua nonna, incontra un altro lupo che cerca di adescarla e d’induirla a deviare dal retto sentiero. Questa volta la ragazza corre dalla nonna e le racconta tutto. Insieme chiudono saldamente la porta in modo che il lupo non possa entrare. Alla fine, il lupo scivola giù dal tetto cadendo in un mastello colmo d’acqua e annega. Dopo la sua brutta esperienza, la ragazza si rende conto di non essere senz’altro abbastanza matura per avere a che fare con il lupo (seduttore), ed è pronta a stringere un’efficace alleanza con sua madre. Ciò è espresso simbolicamente dal fatto che accorre dalla nonna alla prima minaccia di pericolo. L’ascoltatore della storia si chiede a ragione perché il lupo non divori Cappuccetto non appena l’incontra. Com’è tipico in Perrault, egli offre una spiegazione apparentemente razionale: il lupo l’avrebbe fatto se non avesse avuto paura di certi boscaioli che si trovavano nei pressi. Dal momento che nella storia di Perrault il lupo è dal principio alla fine un seduttore, è ragionevole che un adulto possa aver paura di sedurre una ragazzina quando altri uomini possono vedere e udire. Le cose sono completamente diverse nella fiaba dei fratelli Grimm: “Che boccone appetitoso quella giovane creatura. Deve essere certo molto più buona della vecchia. Dovrò agire con astuzia per poterle agguantare entrambe”. Ma questa spiegazione non è logica, perché il lupo avrebbe potuto acciuffare Cappuccetto Rosso subito e sul posto, e in un secondo tempo ingannare la nonna così come avviene nella storia. Mentre nella versione di Perrault l’accento è sulla seduzione sessuale, nella storia dei fratelli Grimm non c’è il minimo accenno, né diretto né indiretto, alla sessualità. Benché il cacciatore sia importantissimo ai fini della storia, noi non sappiamo da dove venga. Dall’inizio alla fine della fiaba non si fa il minimo accenno a un padre. Il padre è presente in Cappuccetto Rosso in due forme opposte: come lupo, che incarna i pericoli di violenti sentimenti edipici, e come cacciatore nella sua funzione protettiva e salvatrice. E’ di Cappuccetto Rosso l’idea di riempire di sassi il ventre del lupo → se in futuro non vuole correre rischi, deve essere in grado di eliminare il seduttore, di liberarsi di lui. C’è un altro eccellente motivo per cui il lupo non debba morire in seguito allo sventramento praticatogli per far uscire le sue vittime. La fiaba protegge i bb. da inutili ansie. Se il lupo morisse quando il ventre gli viene aperto come per un taglio cesareo, chi ascolta la storia potrebbe temere che un b., nell’uscire dal corpo della madre, la uccida. La storia così termina: “Cappuccetto pensò: ‘Finché vivrai, non ti allontanerai più da sola dal sentiero nel bosco nonostante le raccomandazioni di tua madre’”. Così, l’incontro di Cappuccetto con la sua sessualità avrà un risultato assai diverso, quando la ragazza sarà pronta, e questa volta con l’approvazione di sua madre. “Biancaneve” Un così gran numero di fiabe riguardano anche i problemi edipici dei genitori. In generale, meno una persona è stata in grado di risolvere in modo costruttivo i propri sentimenti edipici, più c’è il pericolo che possa esserne nuovamente travagliata una volta passata alla condizione parentale. Biancaneve è una delle fiabe più note. Il più delle volte, il titolo della storia è semplicemente il nome Biancaneve, anche se è ampiamente conosciuta come “Biancaneve e i 7 nani”: titolo che purtroppo mette l’accento sui nani, che, non sviluppandosi fino a raggiungere la maturità umana, sono bloccati in modo permanente a un livello pre-edipico e hanno l’unica funzione di mettere in risalto gli importanti sviluppi che hanno luogo in Biancaneve. “Un conte e una contessa passarono con la loro carrozza accanto a tre cumuli di neve immacolata, al che il conte disse: ‘Vorrei avere una b. bianca come questa neve, dalle guance rosse come questo sangue (come le 3 buche di sangue incontrate nel tragitto) e dai capelli neri come questi corvi’. Più oltre incontrarono una b. bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri, era proprio Biancaneve. Subito il conte la fece salire in carrozza e prese a volerle bene, ma la contessa non provò simpatia per la fanciulla. Così fece cadere dalla carrozza un guanto e ordinò a Biancaneve di cercarlo, e la cocchiere di rimettere in moto la carrozza a tutta velocità.” Versione analoga: a Biancaneve viene chiesto di scendere per cogliere un mazzo di rose selvatiche. In queste versioni i desideri edipici di un padre e della figlia e il modo in cui essi suscitano la gelosia della madre e le fanno desiderare di sbarazzarsi della figlia. Nella versione appena accennata, Biancaneve non è la figlia del conte e della contessa, per quanto sia profondamente desiderata e amata dal conte. Nella famosa storia di Biancaneve, la donna più anziana gelosa non è sua madre ma la sua matrigna. Così i problemi edipici sono lasciati alla nostra immaginazione.
La storia dei fratelli Grimm comincia con la madre di Biancaneve che si punge il dito e lascia cadere sulla neve tre gocce di sangue. Qui sono accennati i problemi che la storia si propone di risolvere: all’innocenza sessuale, alla bianchezza, fa da contrasto il desiderio sessuale, simboleggiato dal sangue rosso. Qui, dunque, la effusione di sangue è strettamente connessa con un “lieto evento” → concepimento. Benché ci venga detto che la madre di Biancaneve morì alla nascita della b., e benché alla madre subentri una matrigna, nulla di male accade a Biancaneve durante i suoi primi anni. Soltanto dopo che Biancaneve raggiunge l’età di 7 anni e comincia a maturarsi, allora la matrigna comincia a sentirsi minacciata da Biancaneve e diventa gelosa. L’atto della regina che consulta lo specchio per conoscere il proprio valore ripete l’antico tema di Narciso. In Biancaneve, come in Cappuccetto Rosso, compare un uomo che può essere visto come una rappresentazione inconscia del padre: il cacciatore che riceve l’ordine di uccidere Biancaneve ma invece le salva la vita. Nei suoi sogni e nelle sue fantasticherie il b. è minacciato e perseguitato da animali feroci, creazioni della sua paura e del suo senso di colpa. Soltanto il genitore- cacciatore, secondo il b., può spaventare e mettere in fuga questi animali minacciosi. Nella storia di Biancaneve il padre-cacciatore manca di assumere una posizione energica e ben definita. Non la uccide con le proprie mani ma l’abbandona nel bosco, dove pensa che verrà divorata dalle fiere. I nani dicono alla ragazza che può abitare con loro e non mancare di nulla a un patto: “Tu baderai alla casa, cucinerai, rifarai i letti, laverai i panni, cucinerai e rammenderai…” Ancor prima di imbattersi nei nani, Biancaneve dimostra di poter controllare i suoi desideri orali. Una volta nella casa dei nani, benché molto affamata, mangia soltanto un boccone da ciascuno dei 7 piatti, e beve soltanto una goccia d’acqua dai 7 bicchieri., così da non privare di troppo nessuno di loro (Differenza con Hansel e Gretel). La matrigna, che rappresenta gli elementi negati a livello conscio del conflitto interiore di Biancaneve, ricompare sulla scena e sconvolge la pace interiore della fanciulla. E’ il richiamo delle stringhe per busto che induce Biancaneve a lasciar entrare nella casa dei nani la regina, travestita da venditrice ambulante. Come vuole la moda di allora, le stringhe per busto le servono e le interessano. La matrigna stringe il busto della ragazza così forte da farla cadere a terra come morta. Al ritorno dal lavoro, i nani trovano Biancaneve svenuta e le slacciano il busto. I nani la mettono in guardia ancora una volta, contro le tentazioni del sesso. Ma i desideri di Biancaneve sono troppo forti. Quando la regina, camuffata da vecchia, si offre di acconciare i capelli della ragazza, Biancaneve si lascia ancora una volta convincere e la lascia fare, ma perde di nuovo i sensi. Viene salvata ancora dai nani. La terza volta Biancaneve cede alla tentazione, addenta la mela che la regina le ha portato. Questa volta i nani non possono aiutarla. Biancaneve mangia la parte rossa (erotica) della mela e questo rappresenta la fine della sua “innocenza”. Quando mangia quella parte di mela, la bambina che è in lei, muore. La storia insegna che il fatto che un individuo abbia raggiunto la maturità fisica non significa necessariamente che sia preparato sotto gli aspetti intellettuale ed emotivo per l’età adulta, così com’è rappresentata dal matrimonio. Un considerevole sviluppo e molto tempo sono necessari prima che la nuova e più matura personalità sia formata. Così la regina è costretta a mettersi un paio di scarpe roventi e a portarle ballando fino alla morte. Quei genitori che, come la regina, manifestano gelosie edipiche parentali arrivano quasi a distruggere il proprio figlio e senza dubbio distruggono se stessi. “Boccoli d’oro e i 3 orsi” Qui manca il lieto fine, tuttavia è una fiaba ricchissima di significato, poiché tratta: la lotta con le difficoltà edipiche, la ricerca dell’identità e la rivalità fraterna. Il contrasto in questa storia è fra la famiglia ben integrata, rappresentata dagli orsi, e l’estraneo in cerca di se stesso. I felici ma ingenui orsi non hanno problemi d’identità. Boccoli d’oro cerca di scoprire la propria personalità, il ruolo che le si addice, ed è alle prese con una particolare fase dei suoi conflitti edipici. Il suo viaggio alla scoperta di se stessa ha inizio quando ella cerca di sbirciare nella casa degli orsi. Questo evoca associazioni col desiderio del b. di scoprire i segreti sessuali degli adulti in generale, e dei genitori in particolare. Una volta all’interno della casa Boccoli d’oro esamina tre diverse serie d’oggetti: piatti di pappa, sedie e letti. Li prova cercando di capire sia quale ruolo sessuale le si confaccia meglio sia quale delle posizioni all’interno della famiglia le competa.
Quella di Basile è una delle pochissime storie di Cenerentola dove il destino dell’eroina è chiaramente creato da lei stessa. In tutte le altre versioni ella è in superficie completamente innocente. Tutte le versioni di questa storia sono simili per quanto concerne gli elementi essenziali, ad esempio: l’eroina era in un primo tempo oggetto d’amore e di grande stima, e la sua caduta da questa posizione di favore alla completa degradazione avviene improvvisamente, come il suo ritorno a una posizione molto più privilegiata alla fine della storia. L’unica differenza fondamentale consiste nella causa della degradazione di Cenerentola. Nel primo gruppo, è l’eccessivo amore di un padre per sua figlia a determinare la tragica condizione della fanciulla. Nell’altro, essa è provocata dal rancore di una matrigna (madre) e delle sue figlie in competizione con Cenerentola. Le cose sono considerevolmente più complesse quando si considerano le versioni di Cenerentola più popolari: i desideri edipici rivolti al padre sono repressi così come il desiderio di Cenerentola di eliminare la madre. Cenerentola è oggi nota principalmente in due forme diverse, una dovuta a Perault e l’altra ai fratelli Grimm, e le due versioni sono notevolmente diverse. Perrault depurò la fiaba di ogni contenuto a suo avviso ritenuto volgare e raffinò le sue caratteristiche per rendere il prodotto adatto ad essere raccontato a corte. Una sua invenzione: la fatale scarpina di vetro. Ma essa lo costrinse a sopprimere un importante elemento di molte versioni di Cenerentola: il particolare delle sorellastre che si mutilavano i piedi per adattarli alla pantofola. Il principe cadde nella trappola finché non fu avvertito della canzone degli uccelli che nella scarpetta c’era il sangue. Questo particolare sarebbe stato immediatamente visibile se la scarpetta fosse stata di vetro. La Cenerentola di Perrault è insipida nella sua dolce bontà e completamente priva di iniziativa. La maggior parte delle altre Cenerentole sono molto più simili a persone reali. Nella fiaba di Perrault è Cenerentola a scegliere di dormire in mezzo alla cenere, invece nella novella dei fratelli Grimm non c’è questo autosvilimento; nella loro versione Cenerentola era obbligata ad andare a dormire in mezzo alla cenere. Quando viene il momento di fare la prova della scarpina, in quella di Perrault non è il principe che cerca la sua proprietaria, ma un gentiluomo mandato in cerca della fanciulla. In quella dei Grimm e nella maggior parte delle versioni il principe non si lascia influenzare dall’aspetto di Cenerentola vestita di stracci, e riconosce la sue qualità intrinseche, malgrado la sua apparenza esteriore. Le pantofole di vetro e la zucca trasformata in carrozza sono tutte invenzioni di Perrault; se Cenerentola può essere trasformata in una bellissima principessa, allora dei topi e un ratto possono diventare rispettivamente dei cavalli e un cocchiere. Questo fa di lei la b. prepubere che non ha ancora represso il suo desiderio di sporcarsi a proprio piacimento. Il ciclo fiabesco dello sposo-animale Lo sposo-animale Nelle storie dello “sposo-animale” le madri sono apparentemente assenti, ma sono presenti sotto le sembianze della strega che ha costretto la b. a vedere il sesso come qualcosa di bestiale. Dato che tutti i genitori rendono tabù il sesso in un modo o nell’altro, si tratta di qualcosa di così universale e, almeno in qualche misura, inevitabile nell’educazione del b. che non c’è motivo di punire la persona che ha indotto il b. a vedere il sesso come qualcosa di animalesco (La bella e la bestia, Il re ranocchio). Barbablù Esistono pochissime altre fiabe imperniate sul motivo di una stanza segreta dove non bisogna entrare perché cela i cadaveri di donne assassinate. In Barbablù appare chiaro che quando l’uomo consegna alla donna la chiave di una stanza e nello stesso tempo le raccomanda di non entrare, intende mettere alla prova la fedeltà ai suoi ordini. Tornando inaspettatamente, trova che la sua fiducia è stata tradita. La natura del tradimento può essere indovinata in base alla punizione, che è la morte. Non appena Barbablù finse di partire per un viaggio, fu celebrata una grande festa; arrivarono visitatori che non avevano mai osato entrare nella casa quando il padrone era presente. E’ lasciato alla nostra immaginazione quello che avvenne fra la donna e i suoi ospiti durante l’assenza di Barbablù. Il sangue sull’uovo e sulla chiave sembrano simboleggiare che la donna ebbe rapporti sessuali. Barbablù in sintesi è una storia che parla della tentazione sessuale. Il b. sa fin troppo bene in base alla propria esperienza: scoprire dei segreti sessuali è così allettante che anche degli adulti sono disposti a correre i più gravi rischi immaginabili. La persona che in questo modo tenta qualcun altro merita un’adeguata punizione.