Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


contabilità e bilancio, Schemi e mappe concettuali di Contabilità

anno 2023/2024 contabilità e bilancio

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 04/06/2026

rizzello-vanessa
rizzello-vanessa 🇮🇹

3 documenti

1 / 17

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Il bilancio è un documento contabile, di cui si serve l’azienda per soddisfare le
esigenze informative degli stakeholder interni ed esterni. Ad esempio: azionisti,
management. Investitori istituzionali, lavoratori dipendenti, fornitori, clienti ecc…
In Italia sono previsti due diversi modelli di bilancio riferibili ad ambiti diversi:
a. Le società rientranti nella sfera applicativa
dei principi contabili internazionali
IAS/IFRS
(società
quotate, bancarie, assicurative e finanziarie in genere)
b. Le società rientranti nella sfera
del codice civile
. Tuttavia, il cc spesso risulta
insufficiente per trattare adeguatamente i complessi temi contabili e valutativi. Per
questo motivo, vengono utilizzati i
principi contabili nazionali
, noti come OIC,
emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità con il compito di
integrare
,
interpretare
e
aggiornare
le norme presenti nel codice civile. Nel caso di incongruenza tra oic e cc
prevalgono le norme del cc.
La disciplina parte dall’ art .2423 e prevede che ‘’Il bilancio d’esercizio deve
essere redatto con
chiarezza
e deve rappresentare in maniera
veritiera
e
corretta
la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato
economico d’esercizio’’
Le norme sul bilancio le dovremmo immaginare come se costituissero una piramide al
cui vertice c’è LA CLAUSOLA GENERALE, da cui discendono principi di redazione e
criteri di valutazione.
IL PRINCIPIO DELLA CHIAREZZA riguarda sia un contenuto sostanziale che un
aspetto formale.
L’aspetto formale
implica la
comprensibilità
del bilancio mediante l’utilizzo di
schemi analitici
accompagnati da
informazioni descrittive
per superare le
difficoltà che possono derivare dal linguaggio contabile.
L’aspetto sostanziale
è strettamente legato agli altri due principi, e anche al
carattere della neutralità dell’informazione. In questo senso, il processo di
formazione del bilancio deve aderire alla più completa
trasparenza
e garantire
la
neutralità
e l’i
mparzialit
à nei confronti di tutti i soggetti interessati ai
risultati della gestione aziendale.
IL PRINCIPIO DELLA VERIDICITA’ richiede una corretta e motivata applicazione
delle stime, da effettuare nella redazione del bilancio (considerare solo utili
conseguiti e perdite subite) per impedire annacquamenti di capitale e di reddito.
IL PRINCIPIO DELLA CORRETTEZZA ha il fine di perseguire una rappresentazione
corretta e veritiera della situazione aziendale. Operare correttamente significa
comportarsi secondo buona fede (comportamento coerente con principi e regole),
attenersi alle regole di valutazione stabilite dalla legge ecc. anche operando
correttamente non sempre è possibile una verità oggettiva perché molte poste
sono frutto di stime e legate alle circostanze in cui viene redatto.
Nella piramide, al gradino inferiore rispetto alla clausola generale, troviamo I
PRINCIPI DI REDAZIONE DEL BILANCIO che sono in totale 8:
1. PRINCIPIO DELLA CONTUAZIONE DELL’ATTIVITA’ è collegato alla perdurabilità
dell’azienda nel tempo. Si applicano i principi tenendo conto della continuità
aziendale che l’azienda prevede nel tempo.
2. PRINCIPIO DELLA PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA gli
amministratori devono assicurarsi che le operazioni siano rappresentate nel
bilancio in modo che riflettano la loro natura economica rispetto alla loro
struttura legale.
Ad esempio: un’azienda vende dei beni con patto di riacquisto,
apparentemente sarebbe sembrata un’operazione di vendita ma la sua
natura economica è di finanziamento.
3. PRINCIPIO DELLA PRUDENZA estimativa vuole evitare che le valutazioni
effettuate possano comportare fenomeni come l’annacquamento del
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica contabilità e bilancio e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Contabilità solo su Docsity!

Il bilancio è un documento contabile, di cui si serve l’azienda per soddisfare le esigenze informative degli stakeholder interni ed esterni. Ad esempio: azionisti, management. Investitori istituzionali, lavoratori dipendenti, fornitori, clienti ecc… In Italia sono previsti due diversi modelli di bilancio riferibili ad ambiti diversi:

a. Le società rientranti nella sfera applicativa dei principi contabili internazionali

IAS/IFRS (società

quotate, bancarie, assicurative e finanziarie in genere)

b. Le società rientranti nella sfera del codice civile. Tuttavia, il cc spesso risulta

insufficiente per trattare adeguatamente i complessi temi contabili e valutativi. Per

questo motivo, vengono utilizzati i principi contabili nazionali , noti come OIC ,

emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità con il compito di integrare, interpretare

e aggiornare le norme presenti nel codice civile. Nel caso di incongruenza tra oic e cc

prevalgono le norme del cc. La disciplina parte dall’ art .2423 e prevede che ‘ ’Il bilancio d’esercizio deve

essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in maniera veritiera e

corretta la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato

economico d’esercizio’’ Le norme sul bilancio le dovremmo immaginare come se costituissero una piramide al cui vertice c’è LA CLAUSOLA GENERALE, da cui discendono principi di redazione e criteri di valutazione.  IL PRINCIPIO DELLA CHIAREZZA riguarda sia un contenuto sostanziale che un aspetto formale.

L’aspetto formale implica la comprensibilità del bilancio mediante l’utilizzo di

schemi analitici accompagnati da informazioni descrittive per superare le

difficoltà che possono derivare dal linguaggio contabile.

L’aspetto sostanziale è strettamente legato agli altri due principi, e anche al

carattere della neutralità dell’informazione. In questo senso, il processo di

formazione del bilancio deve aderire alla più completa trasparenza e garantire

la neutralità e l’i mparzialità nei confronti di tutti i soggetti interessati ai

risultati della gestione aziendale.  IL PRINCIPIO DELLA VERIDICITA’ richiede una corretta e motivata applicazione delle stime , da effettuare nella redazione del bilancio (considerare solo utili conseguiti e perdite subite) per impedire annacquamenti di capitale e di reddito.  IL PRINCIPIO DELLA CORRETTEZZA ha il fine di perseguire una rappresentazione corretta e veritiera della situazione aziendale. Operare correttamente significa comportarsi secondo buona fede (comportamento coerente con principi e regole), attenersi alle regole di valutazione stabilite dalla legge ecc. anche operando correttamente non sempre è possibile una verità oggettiva perché molte poste sono frutto di stime e legate alle circostanze in cui viene redatto. Nella piramide, al gradino inferiore rispetto alla clausola generale, troviamo I PRINCIPI DI REDAZIONE DEL BILANCIO che sono in totale 8:

  1. PRINCIPIO DELLA CONTUAZIONE DELL’ATTIVITA’ è collegato alla perdurabilità dell’azienda nel tempo. Si applicano i principi tenendo conto della continuità aziendale che l’azienda prevede nel tempo.
  2. PRINCIPIO DELLA PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA gli amministratori devono assicurarsi che le operazioni siano rappresentate nel bilancio in modo che riflettano la loro natura economica rispetto alla loro struttura legale. Ad esempio: un’azienda vende dei beni con patto di riacquisto, apparentemente sarebbe sembrata un’operazione di vendita ma la sua natura economica è di finanziamento.
  3. PRINCIPIO DELLA PRUDENZA estimativa vuole evitare che le valutazioni effettuate possano comportare fenomeni come l’annacquamento del

capitale andando, ad esempio, a mascherare perdite con utili presunti (attraverso sovrastime dell’attivo o sottostime del passivo) o al fenomeno contrario della riserva occulta.

  1. PRINCIPIO DELLA REALIZZAZIONE DEGLI UTILI secondo il quale gli utili non realizzati non devono essere contabilizzati , mentre le perdite non realizzate devono essere riportate in bilancio.
  2. PRINCIPIO DELLA COMPETENZA i costi e i ricavi devono essere registrati nell’esercizio di competenza ovvero nell’esercizio a cui si riferiscono. A prescindere da quando si siano effettivamente realizzati i relativi incassi. I costi sono sempre correlati ai ricavi dell’esercizio in cui i ricavi sono stati generati-
  3. PRINCIPIO DELLA VALUTAZIONE SEPARATA DELLE VOCI vi è un divieto di compensazione (perdite arbitrariamente ridotte da utili presunti)
  4. PRINCIPIO DELLA COSTANZA DEI CRITERI DI VALUTAZIONE I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro sia con riguardo alla struttura degli schemi, sia con riguardo ai processi logici di determinazione dei valori. La continuità di applicazione dei criteri di valutazione costituisce una fondamentale caratteristica per la comparabilità nel tempo dei bilanci di ciascuna impresa.
  5. LA NEUTRALITA’ DELL’INFORMAZIONE CONTABILE Ne deriva che l’informazione è neutrale nel momento in cui la sua prodizione non risulta influenzata dalle aspettative di una classe di interessi. Per quanto riguarda la composizione , secondo le prescrizioni dell’art. 2423 il bilancio di esercizio

è ordinariamente costituito dallo Stato Patrimoniale, dal Conto Economico, dal

Rendiconto Finanziario, e dalla Nota Integrativa.

SP e CE costituiscono il bilancio in senso stretto.

L’art. 2424 cc disciplina la forma ed il contenuto dello Stato Patrimoniale, il quale

rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria della società. Ha uno schema

obbligatorio a sezioni divise e contrapposte : la parte sinistra comprende l’ Attivo (

macroaree), mentre la parte destra le Passività e il Patrimonio Netto (

Per le voci contabili dell’attivo vi è una classificazione basato sulla destinazione degli elementi patrimoniali. Le voci sono ordinate secondo un criterio di liquidità crescente dalla meno liquida alla più liquida, ad esempio: si parte dalle immobilizzazioni, che sono risorse che non possono essere convertite rapidamente in denaro (come immobili e macchinari), e si procede verso le disponibilità liquide, che sono già in forma di denaro. In sintesi, lo Stato Patrimoniale offre una rappresentazione statica come una

fotografia delle risorse e delle obbligazioni della società, permettendo di comprendere

il valore del capitale di funzionamento.

includere "l'importo e la natura dei singoli elementi di ricavo o costo di entità o incidenza eccezionali". Al bilancio d’esercizio, è corredata, in forza dell’art. 2428 Cod. Civ., la Relazione sulla gestione, che deve contenere considerazioni sullo svolgimento della gestione passata , sotto il

profilo economico

e finanziario, per delineare tutte le condizioni in cui l’azienda ha operato, che

consentiranno di illustrare le prospettive di evoluzione della gestione.

STATO PATRIMONIALE

ATTIVO

A) CREDITI VERSO I SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI

Raccoglie i crediti vantati dalla società nei confronti dei soci per somme sottoscritte

ma non ancora versate all’atto di costituzione del capitale sociale. Per quanto riguarda le società di capitali , al momento dell'atto costitutivo vi è l'obbligo di versare il 25% dei conferimenti in DENARO, mentre per ciò che riguarda i conferimenti in NATURA essi devono essere conferiti nella loro totalità. Possono essere conferimenti:

-Congiunti si riferiscono a conferimenti che includono beni già combinati e

funzionanti insieme , ad esempio: un’attività già avviata

-Disgiunti si riferiscono a conferimenti dei singoli beni che troveranno la loro utilità

attraverso la combinazione con altri elementi.

B) IMMOBILIZZAZIONI

Le immobilizzazioni sono quei beni (tangibili o intangibili) che un'azienda acquista o

crea in maniera autonoma, con l'intenzione di mantenerli nel lungo periodo per

l'utilizzo nelle sue attività operative, piuttosto che venderli come parte normale del

ciclo aziendale. Questi beni sono destinati a essere utilizzati o detenuti per più di un anno, e non per essere rivenduti rapidamente come le merci o gli stock. Abbiamo 3 tipologie di immobilizzazioni: -Immobilizzazioni materiali: Fattori produttivi a fecondità ripetuta tangibili ; -Immobilizzazioni immateriali: Fattori produttivi a fecondità ripetuta intangibili -Immobilizzazioni finanziarie: Investimenti a lungo termine. La distinzione tra immobilizzazioni finanziarie e attivo circolante dipende principalmente dall'intenzione aziendale e dal periodo previsto per la detenzione dell'investimento. Se l'azienda prevede di disfarsi dell'investimento entro un anno o meno, è più appropriato classificarlo come parte dell'attivo circolante.

Secondo l’art.2426 p.2 IL COSTO (di acquisto o di produzione) delle immobilizzazioni

materiali e immateriali deve essere soggetto alla procedura di ammortamento ossia

una procedura tecnico-contabile che consiste nel riparto del costo tra i diversi esercizi

nei quali il bene strumentale cederà la sua utilità economica.

Il piano d’ammortamento presuppone l’i ndividuazione di alcuni elementi: il valore

da ammortizzare, la vita utile (è una stima) e il tipo di ammortamento (a quote

costanti, variabili, crescenti, decrescenti). Qui si utilizza il principio numero 7 ovvero quello della costanza dei criteri di valutazione, non si può variare la tipologia di ammortamento adottata per evitare di abbassare o alzare il valore dell’utile a proprio piacimento. (se non in alcuni casi eccezionali riportati nell’art 2426 p.3)

I) IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI

In base alla normativa civilistica, le immobilizzazioni immateriali si iscrivono al costo di acquisto o al costo di produzione , per i quali valgono i riferimenti all’art. 2426 p.1 c.c.:

  • Il costo d’acquisto, è rappresentato dal prezzo riportato nel contratto al netto dell’IVA
  • eventuali costi accessori collegati all’acquisto che la società sostiene affinché l’immobilizzazione possa essere utilizzata (ad esempio costo di trasporto, collaudo, spese notarili ecc..).
  • Il costo di produzione si riferisce, invece, ad una produzione interna volta a comprendere tutti i costi direttamente imputabili al prodotto, + quelli indiretti, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato.
    1. COSTI DI IMPIANTO ED AMPLIAMENTO. Si differiscono per il momento in cui essi vengono sostenuti. I costi di Impianto sono sostenuti nella fase costitutiva della società e dell’azienda, mentre i costi di ampliamento sono sostenuti durante la vita della società.

2) COSTI DI SVILUPPO sostenuti per poter sperimentare e realizzare alcune idee

innovative ottenute grazie al processo di ricerca (di base o avanzata, essa non

sottoposta ad ammortamento). Queste due voci rappresentano gli Oneri pluriennali in cui il livello di intangibilità è massimo. L’art. 2426 p.5 stabilisce che: I costi di impianto e ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. I costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile ; nei casi eccezionali in cui non è possibile stimarne attendibilmente la vita utile, sono ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni.

Fino a che l’ammortamento dei costi di impianto e ampliamento e di sviluppo non è

completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve

disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.

  1. I DIRITTI DI BREVETTO si riferiscono alle nuove invenzioni volte ad avere una applicazione

industriale e, una volta registrati , rappresentano il diritto esclusivo , tutelato dalle

norme di legge, di sfruttamento di un’invenzione.

Le caratteristiche riconoscibili nei diritti di brevetto, ai fini dell’iscrizione in bilancio, sono identificate nelle seguenti:

  • Titolarità di un diritto esclusivo di sfruttamento;
  • Recuperabilità dei costi mediante l’applicazione del brevetto;
  • Determinazione attendibile del costo. I brevetti acquistati a titolo oneroso sono iscrivibili nell’attivo dello stato patrimoniale nell'esercizio in cui si realizza il passaggio del titolo di proprietà del brevetto. Per quanto riguarda la procedura di ammortamento essa è in funzione della residua possibilità di utilizzo.
    1. CONCESSIONI, LICENZE, MARCHI E DIRITTI SIMILI

Le concessioni sono provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione

trasferisce ad altri soggetti i propri diritti o poteri , con i relativi obblighi e oneri. DIRITTI SU BENI DI PROPRIETA’ DEGLI ENTI CONCEDENTI esempio: sfruttamento del suolo demaniale.

7) ALTRE

II) IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI

Sono dei beni strumentali riconducibili alla tipologia dei fattori produttivi a fecondità

ripetuta di tipo tangibile.

Esse possono essere in base a come sono acquisite assumono la forma di:

a.) IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE DA TERZE ECONOMIE acquisite attraverso:

a.1) titolo oneroso iscritte al costo d’acquisto.

a.2) mediante permuta (si iscrive sulla base del valore di mercato che

permette di registrare una plusvalenza o una minusvalenza derivante dal confronto con il valore del bene ceduto in cambio di permuta + eventuali costi sostenuti)

a.3) a titolo gratuito (si iscrive sulla base del valore di mercato + eventuali

costi sostenuti)

a.4) con apporto del socio. La stima del conferimento si riconduce generalmente

ai valori di mercato , ai valori d’uso e ai costi di ricostruzione a nuovo attribuibili ai singoli beni oggetto di conferimento. In caso di minor valore accertato dagli amministratori rispetto al valore di stima , lo scostamento non determina necessariamente una riduzione del patrimonio sociale. Se tale differenza non supera il 20% della natura dei conferimenti, si procede alla riduzione del valore dello stesso con contropartita una voce di Patrimonio Netto con segno negativo a rettifica del capitale sociale. Invece, quando la differenza di valore è superiore al 20%, vi sono tre possibili soluzioni:

  • Il socio conferente accetta il nuovo minor valore , con conseguente riduzione del capitale sociale discendente dall’annullamento delle azioni scoperte;
  • Il socio reintegra la differenza con versamenti in denaro;
  • Il socio non accetta la nuova perizia ed esercita il diritto di recesso consentito dalla legge, con restituzione del conferimento, in tutto o in parte. b.) COSTRUZIONI IN ECONOMIA con fabbricazione interna. Iscritte al costo di produzione In base alla normativa civilistica, le immobilizzazioni materiali si iscrivono al costo di acquisto o al costo di produzione, per i quali valgono i riferimenti all’art. 2426 p.1 c.c.:
  • Il costo d’acquisto, è rappresentato dal prezzo riportato nel contratto al netto dell’IVA + eventuali costi accessori collegati all’acquisto che la società sostiene affinché l’immobilizzazione possa essere utilizzata (ad esempio costo di trasporto, collaudo, spese notarili ecc..).
  • Il costo di produzione si riferisce, invece, ad una produzione interna volta a comprendere tutti i costi direttamente imputabili al prodotto, + quelli indiretti, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato. Il valore da ammortizzare coincide con i valori di prima rilevazione, come costo d’acquisto, costo di produzione, valore di iscrizione, valori di mercato da permute o donazioni. Questi valori si leggono anno dopo anno in bilancio al netto della quota di

ammortamento di ogni esercizio. Quindi alla fine della loro vita utile il valore netto

contabile (differenza tra prezzo di acquisto e valore d’uso) sarà pari a 0.

La vita utile non è legata alla durata fisica dell’immobilizzazione, ma alla sua durata economica, cioè al periodo in cui si prevede che il cespite sarà utile alla società.

Tale periodo è normalmente inferiore alla durata fisica ed è ragionevolmente stimato sulla base di una pluralità di fattori, quali: il logorio fisico, il grado di utilizzo, l’evoluzione dei mercati, l’evoluzione della situazione finanziaria, l’obsolescenza del cespite, ecc. Ogni anno si deve effettuare il TEST OF EMPIREMENT che è una verifica sul valore delle immobilizzazioni, ovvero se io mi accorgo che un immobilizzazione alla data di oggi ha un valore inferiore a quello contabile io devo iscriverlo al minor valore per

rispettare il principio della prudenza estimativa e quindi procedo ad una

SVALUTAZIONE.

Il procedimento consiste nel confrontare il valore contabile con il valore MAGGIORE >>> tra : VALORE DI MERCATO (fair value) VALORE D’USO Valore per cui ad oggi potrei acquistare dato dalla sommatoria del flusso di Sul mercato quel determinato bene ricavi futuri che mi aspetto di ottenere utilizzando il bene Una volta determinato il valore maggiore tra questi due, lo confronto con il valore contabile e scelgo il MINORE tra i due per procedere alla SVALUTAZIONE. Qualora in seguito nei successivi esercizi dovesse esserci un ripristino di valore del bene (recuperi di valori precedentemente svalutati) esso deve essere idoneamente registrato in modo tale da evitare effetti come la riserva occulta con cui si va a sottostimare l'attivo. Può avvenire solo nei limiti del costo originario. Vi è anche il caso di rivalutazioni di immobilizzazioni con cui noi andiamo ad incrementare il valore di un immobile. Abbiamo due tipologie di rivalutazioni DI TIPO ECONOMICO quando l'immobilizzazione subisce un reale incremento di valore a causa di qualche fattore che ne incrementa l'utilità. d esempio un terreno agricolo a seguito di una variante del codice urbanistico diventa edificabile per questo quindi subisce un incremento di valore. DI TIPO MONETARIO in presenza di apposite leggi dello Stato al fine di adeguare i valori di bilancio Le voci sono:

  1. TERRENI E FABBRICATI
  2. IMPIANTIE MACCHINARI
  3. ATTREZZATURE INDUSTRIALI E COMMERCIALI
  4. ALTRI BENI In essi ritroviamo anche i beni gratuitamente devolvibili , che appartengono ad imprese concessionarie, ovvero aziende che lavorano grazie a un'autorizzazione concessa da un ente pubblico. Un esempio tipico potrebbe essere una società che gestisce un'autostrada, un porto o una stazione ferroviaria. Questi beni sono tipicamente immobili o infrastrutture costruite su terreni

appartenenti all'ente pubblico. Quando la concessione scade, l'azienda concessionaria

deve devolvere questi beni all'ente pubblico in perfetto stato di funzionamento e senza ricevere alcun compenso per essi. All'interno del patrimonio dell'impresa concessionaria, i beni possono essere suddivisi in tre categorie: -Beni di proprietà industriale : Questi sono beni che rimangono di proprietà dell'impresa anche alla scadenza della concessione. Ad esempio, macchinari che l'impresa può utilizzare altrove. .Beni di proprietà industriale da devolvere dietro il pagamento :

  • Il leasing finanziario , invece, rappresenta un tipo di contratto più complesso e duraturo. In questo caso, una banca o un intermediario finanziario acquista o fa costruire un bene specifico su indicazione dell’utilizzatore, il quale ne assume tutti i rischi e lo utilizza per un determinato periodo di tempo, pagando un corrispettivo che riflette il prezzo di acquisto o di costruzione del bene e la durata del contratto. Alla fine del periodo contrattuale, l’utilizzatore ha l’opzione di riscattare il bene pagando un prezzo prestabilito. Questo tipo di leasing è particolarmente utile per le imprese che necessitano di beni costosi ma non vogliono o non possono sostenere un acquisto immediato. Per esempio, un’azienda manifatturiera potrebbe utilizzare il leasing finanziario per acquisire un macchinario industriale, beneficiando subito dell'uso del bene senza dover immobilizzare una grande quantità di capitale. Alla fine del periodo di leasing, l’azienda potrebbe decidere di riscattare il macchinario se ancora utile. Le differenze tra leasing operativo e finanziario sono marcate. -Nel leasing operativo, il locatore mantiene i rischi e i benefic i legati alla proprietà del bene. Questo tipo di leasing si configura quindi come una vera e propria locazione, dove l’azienda utilizzatrice non acquisisce alcun diritto di proprietà e il bene rimane nel bilancio del locatore. -Nel leasing finanziario, invece, i rischi e i benefici della proprietà del bene sono sostanzialmente trasferiti al locatario. Questo rende il leasing finanziario più simile a un’operazione di finanziamento piuttosto che a una semplice locazione. Gli indicatori che possono aiutare a classificare un contratto come leasing finanziario, secondo i principi contabili OIC (Organismo Italiano di Contabilità), includono:
  • La possibilità di trasferire la proprietà del bene al locatario alla fine del contratto.
  • L’opzione per il locatario di acquistare il bene a un prezzo inferiore al valore di mercato.
  • Una durata del contratto che copre la maggior parte della vita utile del bene.
  • Un valore attuale dei pagamenti minimi che equivale almeno al valore del bene.
  • La specificità del bene che lo rende utilizzabile solo dal locatario senza modifiche significative. LA CONTABILIZZAZIONE delle operazioni di leasing può essere effettuata principalmente attraverso due metodi: il metodo patrimoniale e il metodo finanziario.  Con il metodo patrimoniale , il leasing è trattato come una locazione semplice. I canoni di locazione pagati dall’azienda sono registrati come spese nel Conto Economico, senza che il bene compaia nello Stato Patrimoniale dell’azienda. Questo approccio è più comune nel caso del leasing operativo.  Con il metodo finanziario , invece, il bene acquisito in leasing viene sia registrato tra le immobilizzazioni dello Stato Patrimoniale dell’azienda, insieme al relativo debito verso la società di leasing. Il bene viene quindi ammortizzato in base alla sua durata economica. Nel bilancio del locatore, questa operazione viene registrata come un credito derivante dal contratto di leasing. Questo metodo è tipico del leasing finanziario e riflette meglio la sostanza economica dell’operazione. Un'ulteriore variante del leasing finanziario è il sale and lease back. In questa operazione, un'azienda vende un bene di sua proprietà a un altro soggetto e contemporaneamente lo prende in leasing finanziario. Questo permette all’azienda di ottenere liquidità immediata dalla vendita , continuando però a utilizzare il bene tramite il leasing. La contabilizzazione del sale and lease back prevede la rilevazione della vendita del bene, che può generare una plusvalenza.

III) IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE

Le immobilizzazioni finanziarie rappresentano investimenti a lungo termine effettuati da un'azienda, destinati a rimanere nel patrimonio aziendale per un periodo superiore a un esercizio. Questi investimenti sono finalizzati a supportare l'attività operativa nel lungo periodo e non sono destinati a essere venduti o convertiti in denaro a breve termine. Le principali tipologie di immobilizzazioni finanziarie includono:

  • Partecipazioni in altre società: quote di capitale detenute con l'obiettivo di stabilire relazioni durevoli e stabili con altre imprese.
  • Titoli che non rientrano tra quelli destinati alla negoziazione: obbligazioni o azioni acquisite con l'intento di mantenerle fino a scadenza o per periodi prolungati.
  • Crediti di natura finanziaria: crediti concessi con scadenza superiore all'esercizio in corso. La distinzione tra immobilizzazioni finanziarie e attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni è importante per diverse ragioni:
  1. Finalità e Orizzonte Temporale:
    • Le immobilizzazioni finanziarie rappresentano investimenti a lungo termine e riflettono strategie aziendali orientate alla stabilità e alla crescita duratura.
    • Le attività finanziarie non immobilizzate sono investimenti a breve termine, orientati alla liquidità e alla flessibilità finanziaria.
  2. Contabilizzazione e Valutazione:
    • Le immobilizzazioni finanziarie sono valutate al costo , eventualmente ridotto per perdite durevoli di valore. Le variazioni di valore sono rilevate solo in caso di perdite permanenti.
    • Le attività finanziarie non immobilizzate sono spesso valutate al fair value o al valore di mercato. Le variazioni di valore possono essere rilevate periodicamente nel conto economico.

C)ATTIVO CIRCOLANTE

I) RIMANENZE

Le rimanenze solo valori economici comuni a due esercizi , espressione dei processi produttivi non conclusi alla fine dell’esercizio o periodo amministrativo. Rappresentano i beni non venduti o non utilizzati entro la fine del periodo contabile. Secondo il principio contabile di correlazione tra costi e ricavi , il valore delle rimanenze deve essere sottratto dai costi totali dell'anno. Questo perché le rimanenze non sono state utilizzate completamente nel periodo corrente e, quindi, non dovrebbero essere considerate come costi dell'anno in corso. Invece, vengono considerati come parte del capitale operativo dell'azienda, pronto per essere utilizzati nei cicli produttivi futuri. Esse possono variare a seconda del tipo di attività dell'azienda: -Imprese che producono in serie : Queste aziende producono grandi quantità di prodotti standardizzati. -Imprese che lavorano su commessa : Queste aziende producono beni su richiesta specifica del cliente, richiedono un tempo di lavorazione più lungo.

  1. MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE, DI CONSUMO
  2. PRODOTTI IN CORSO DI LAVORAZIONE E SEMILAVORATI
  3. LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
  4. PRODOTTI FINITI E MERCI
  5. ACCONTI

La voce 3, riguarda i lavori in corso su ordinazione che si riferiscono a contratti , normalmente di durata ultrannuale , per la realizzazione di un bene o la fornitura di servizi. Nell'elemento formale (contratto) devono essere indicati: -i costi che si dovranno tenere per la realizzazione -il corrispettivo -la percentuale di completamento per ogni esercizio (ci sono diversi metodi per calcolarla come quello delle ore lavorate, unità consegnate, misurazioni fisiche) -costi pre-operativi trattasi dei costi sostenuti dopo l’acquisizione del contratto , ma prima che l’attività di produzione abbia avuto inizio. -costi post-commessa riguardano quei costi sostenuti dopo la chiusura dei lavori , rappresentati da costi di smobilizzo del cantiere, costi di collaudo ecc. Sono eseguiti su ordinazione del committente , secondo le specifiche tecniche da questi richieste. Per la loro valutazione abbiamo una discrezionalità di scelta tra due criteri previsti dall’art.2426, il p.9 e il p.11. L’OIC 23 consiglia di applicare il p.9 per le commesse di breve durata. Il CRITERIO DELLA COMMESSA COMPLETATA prevede la valutazione delle rimanenze per lavori in corso su ordinazione al minore tra il costo e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. In base a tale criterio , il riconoscimento dei ricavi e dei relativi utili si ha solo nel momento in cui il contratto è completato , ossia alla data in cui avviene il trasferimento dei rischi e benefici connessi al bene. Mentre consiglia di applicare il p.11 per le commesse di lunga durata (superiori ai 3 anni). IL CRITERIO DELLA PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO soddisfa il principio di competenza economica, in quanto favorisce la rilevazione dei costi e dei ricavi di competenza, attribuendo i relativi utili nel corso degli esercizi di realizzazione della commessa in base alla percentuale di avanzamento dei lavori. I costi pre-operativi sono trattati diversamente a seconda della scelta tra p.9 e p.11.  Se scegliamo il p.9 li trattiamo come normali costi d’esercizio.  Se scegliamo il p.11 li trattiamo come immobilizzazioni immateriali e quindi subiscono la procedura di ammortamento. I costi post-commessa invece sono riportati in un apposito fondo che tratto come se fosse un fondo rischi ed oneri che viene alimentato ogni anno in base alla percentuale di completamento. Quindi andrà iscritto nel Passivo nella voce C. 3)

II) CREDITI

I crediti rappresentano diritti ad esigere importi di disponibilità liquide, o una determinata quantità di beni o servizi ad una certa scadenza. Abbiamo diverse tipologie di crediti:

o I crediti commerciali o verso clienti (v/clienti) discendono direttamente

dallo svolgimento dell’attività produttiva dell’impresa, rappresentando l’espressione finanziaria delle vendite o prestazioni aziendali. Sono chiamati anche crediti di regolamento o di funzionamento.

o I crediti di finanziamento , invece, trovano origine nei prestiti concessi

dall’impresa a favore di soggetti terzi, rappresentando un vero e proprio finanziamento concesso dall’impresa.

o I crediti verso banche (v/banche) si connettono ai depositi di somme

presenti su conti correnti bancari.

o I crediti da conferimento trovano origine nella sottoscrizione di capitale

sociale da parte dei soci, ovvero in altri impegni deliberati in sede assembleare che vincolano il socio al versamento di somme di denaro a favore della società.

o Se il credito rappresenta invece il diritto ad esigere un bene o un servizio ,

si è generalmente in presenza dei cosiddetti anticipi o acconti corrisposti ai fornitori. Si tratta di pagamenti anticipati del prezzo di acquisto rispetto al ricevimento della fattura finale, e quindi prima del ricevimento dei beni acquisiti o della prestazione. Lo schema codicistico di Stato Patrimoniale, prevede che i crediti siano esposti sia nelle immobilizzazioni, che nell’attivo circolante.

  • I crediti di finanziamento si iscrivono tra le immobilizzazioni finanziarie perché sono dei crediti che non sono collegati strettamente all’attività propria dell’impresa.
  • I crediti commerciali si iscrivono nell’attivo circolante La classificazione non tiene conto del principio di esigibilità ma si fonda sul criterio della destinazione. A livello di valutazione, l’art. 2426 p.8, prescrive che i crediti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato , tenendo conto del fattore temporale e dal presumibile valore di realizzo. Alla fine di ogni esercizio, tutti i crediti devono essere valutati per determinare il loro presunto valore di realizzazione. Si possono registrare delle rettifiche in diminuzione che sono rappresentative di perdite. Le perdite possono essere: -parziali -certe -temute o presunte A fronte di questa futura inesigibilità del credito causata da delle difficoltà del cliente

è appropriato, tenendo conto del principio della prudenza, aprire un apposito fondo

svalutazione crediti che si basa su dei rischi SPECIFICI. I crediti verranno letti

nell’SP al netto del fondo. Dovranno iscriversi nel conto economico, nello specifico:

  • La voce B.10.d del Conto Economico, svalutazione dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide , accoglie le svalutazioni dei crediti iscritti nell’attivo circolante;
  • La voce D.19.b del Conto Economico, svalutazione di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni , accoglie le svalutazioni di crediti iscritti nelle immobilizzazioni finanziarie. Quando in esercizi successivi la perdita sul credito viene accertata in maniera definitiva, il fondo svalutazione crediti esistente verrà utilizzato a coperture di perdite realizzate sui crediti. Se i fondi (fondo rischi e fondo svalutaz. Dato che li useremo entrambi) non bastano a coprirli si registrerà una perdita su crediti, mentre se i fondi dovessero avanzare in quanto la somma del credito perso è minore, si registra un Insussistenza attiva (ovvero una passività che viene meno).

mesi del premio ( ottobre, novembre e dicembre) sono di competenza dell'esercizio 2023, mentre i restanti nove mesi sono di competenza dell'esercizio 2024.

PASSIVO

La sezione dello Stato Patrimoniale denominata Passivo, si riferisce a due differenti tipologie di classi contabili:

  1. Le Passività vere e proprie , costituite da varie tipologie di voci e precisamente: a) i Debiti che sono passività certe e determinate nell’importo e nella data di scadenza; b) i Debiti Presunti, rappresentati dai Ratei Passivi; c) i Fondi per oneri futuri che accolgono gli accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti aventi natura determinata, esistenza certa ed il cui ammontare o data di sopravvenienza è indeterminato alla chiusura dell’esercizio; d) Le Passività potenziali come i rischi, che invece accolgono accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti aventi natura determinata, esistenza probabile e valore stimato. Non costituiscono passività di bilancio gli impegni connessi ad adempimenti futuri, né le poste rettificate di poste dell’attivo.
  2. il Patrimonio Netto della società , che non rappresenta una passività, bensì quella parte del capitale proprio di cui l’impresa dispone, la cui iscrizione nel Passivo corrisponde ad una ragione contabile di pareggio tra le attività e le passività di bilancio. Circa la classificazione del Passivo, si ribadisce come l’impostazione non segua un criterio simmetrico a quello dell’Attivo. Viene previtsa un’impostazione permette di appurare il grado di indebitamento dell’azienda distinguendo tra Capitale di apporto e Capitale di terzi.

A)PATRIMONIO NETTO

le riserve possono distinguersi in:

  • Riserve di utili, derivanti da utili di esercizio che, invece di essere distribuiti, risultano appunto accantonati in apposite riserve.
  • Riserve di capitale, che si connettono ad operazioni di conferimento di beni o capitali, non imputati al capitale sociale o nominale, operate dalla proprietà o da terzi soggetti.

I) CAPITALE SOCIALE

In tale classe si iscrive il valore nominale del capitale sociale corrispondente al valore dei conferimenti operati dai soci, considerando il valore complessivo degli stessi comprensivo anche delle eventuali quote non versate che trovano iscrizione nell’attivo dello Stato Patrimoniale nella classe Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti. Esso può subire nella vita dell'impresa delle variazioni attraverso aumenti o riduzioni. Le riserve disponibili possono essere portate in aumento del capitale sociale. Le variazioni del capitale sociale possono essere:  Reali: all'aumento di capitale sociale aumenta anche il suo valore monetario attraverso l'apporto di nuovi mezzi finanziari, il ciò fa aumentare anche il patrimonio netto dello stesso ammontare

 Fittizie: nel momento in cui utilizzo una riserva disponibile e la porto in aumento del capitale sociale, in questo caso non si immette effettivamente del nuovo denaro all'interno dell'azienda, quindi il patrimonio netto NON aumenta.

II) RISERVA DA SOVRAPPREZZO AZIONI

È una riserva di capitale, si tratta della differenza data della maggior somma pagata dai sottoscrittori di azioni, rispetto al valore nominale delle stesse. Tale maggior valore costituisce quindi quella parte del conferimento (in denaro o in natura) che eccede il valore nominale. La previsione codicistica stabilisce un preciso vincolo in correlazione con la riserva legale, dal momento che, in base all’art. 2431 Cod. Civ., il sopraprezzo non può essere distribuito fino a che la riserva legale non abbia raggiunto il limite stabilito dall’art. 2430 Cod. Civ. A livello di utilizzo , le riserve in questione sono disponibili per la copertura di perdite, l’aumento gratuito del capitale sociale e l’aumento della riserva legale.

III) RISERVE DI RIVALUTAZIONE

Tali riserve discendono dall’iscrizione del Patrimonio Netto a seguito del maggior valore assegnato alle Attività Patrimoniali in applicazione di processi di rivalutazione monetaria, ovvero di adeguamento dei valori di bilancio quale correttivo delle variazioni che il modulo monetario genera sui valori di bilancio. Le riserve di utile discendono da accantonamenti di utili netti conseguiti dall’azienda nel corso della propria gestione. La dottrina giuridica riconosce l’origine di riserve di utili anche a seguito di plusvalenze o sopravvenienze attive. Tra le riserve di utili riconducibili a specifiche norme di legge o di statuto che ne rendono obbligatoria la costituzione, il legislatore ha inteso richiamare espressamente la riserva legale (classe IV) e le riserve statutarie (classe V).

V) RISERVA LEGALE

La riserva legale è un tipo di riserva obbligatoria che ogni azienda deve creare per legge. L’art.2430 stabilisce che ogni anno, l'azienda deve mettere da parte almeno il 5% dei suoi utili netti. Questo deve essere fatto finché la riserva legale non raggiunge il 20% del capitale sociale dell'azienda. La riserva legale non ha vincoli specifici su come deve essere investita. Tuttavia, non può essere utilizzata prima che raggiunga il 20% del capitale sociale. La funzione principale della riserva legale è proteggere il capitale sociale dell'azienda. Serve come una sorta di "cuscinetto di sicurezza" che può essere utilizzato per coprire le perdite in caso di difficoltà finanziarie. Se la riserva legale scende al di sotto del minimo legale (20% del capitale sociale), l'azienda deve reintegrarla mettendo da parte di nuovo una parte dei suoi utili netti.