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Contesti storici italiani ('200-'300-'400-'500-'800-'900) e Autori (Dante- Petrarca- Boccaccio- Machiavelli- Ariosto- Pirandello- Montale- Eco)
Tipologia: Appunti
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DUECENTO: All’inizio del ‘200 la poesia provenzale finì in un modo improvviso e tragico in quanto la grande prosperità economica e l’indipendenza politica raggiunta dalle corti provenzali, portarono alla convergenza di interessi politici e religiosi nel distruggere quella civiltà. Chi però in Italia accolse l’eredità provenzale, fu Federico II. Agli inizi del 200 l’Italia settentrionale fu interessata dalla nascita di vari movimenti religiosi (i catari, ordine Domenicano, ordine Francescano e altri). Oltre a Guinizzelli e Cavalcanti, l’esponente principale di questo secolo è Dante. Dante nasce a Firenze nel 1265 e muore a Ravenna nel 1321, fu uno scrittore, poeta e politico italiano. La sua vita è strettamente legata agli avvenimenti politici fiorentini e alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell'Italia centrale. Nella seconda metà del ‘200 si trovarono schierati i Guelfi (patteggiavano per il Papa) contro i Ghibellini (patteggiavano per l’imperatore). Questo conflitto divenne sempre più simile a una guerra di supremazia tra nobili e borghesi; si aveva quindi l'istituzione Comunale che lottava per una propria indipendenza, al contrario dell'aristocrazia che lottava per gli interessi dell'Imperatore. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei Guelfi e i Ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei Guelfi, si divise in due fazioni: Bianchi e Neri, con la successiva vittoria dei Neri aiutati dal Papa. Dante, schieratosi coi Bianchi, fu costretto all'esilio e durante questo egli scrisse/completò la Divina Commedia. Dante fa parte della corrente letteraria del "Dolce Stil Novo". Si tratta di un movimento poetico chiaramente ispirato al modello provenzale, sia per la prevalenza assoluta del tema amoroso sia per la forte idealizzazione della donna (viene idealizzata la gentilezza, l’amore proveniente dalla donna, la donna vista come un qualcosa di sacro, ed il tutto deve essere descritto). Lo Stil Novo si caratterizza per una maggiore profondità dell'analisi psicologica, per la capacità di descrivere la complessità del sentimento d'amore e per una notevole raffinatezza nello stile. C'è però anche da dire che l'ideologia medioevale è caratterizzata da alcuni principi assoluti di matrice cristiana (la vita sulla terra vista come esilio, la morte come una liberazione del peccato, la storia è Retta da Dio e dalla Provvidenza, anche la vita politica è uno strumento della Provvidenza). Dante incontra Beatrice nel 1274 e se ne innamora, dedicandole varie opere e elevandola ad una parvenza divina; soprattutto dopo la morte prematura di lei, Dante la inserisce nella Commedia affidandole il ruolo di guida nel Paradiso, in quanto lei rappresenta la fede. La Commedia è un poema allegorico-didascalico scritto da Dante con lo scopo di liberare l’uomo dal peccato e di descrivere appunto il peccato, un altro motivo era che Dante voleva punire il regime politico di quel periodo e quindi tutte le persone che meritavano la punizione vengono messi da lui nell’inferno o nel purgatorio (se i peccati non sono gravi). TRECENTO: L'ambiente storico del Duecento e quello del Trecento costituiscono una fase unica che si evolve senza presentare fratture. Continua, infatti, nel Trecento quella crisi dei due sommi poteri medioevali, il Papato e l'Impero, già in atto nel secolo precedente. Ad accelerarla è il rafforzamento degli Stati nazionali (soprattutto in Inghilterra e Francia) ed in Italia le Signorie e gli Stati regionali, contro la restaurazione teocratica di Bonifacio VIII e la restaurazione imperiale di Arrigo VII di Lussemburgo.
Insieme alla crisi dell'universalismo politico-religioso, continua nel Trecento il processo di differenziazione linguistica e culturale. Per quanto riguarda l'Italia, il latino sopravvive, ma sempre più relegato nell'ambito chiesastico-dottrinale. Roma decade come centro culturale e politico, al suo posto subentrano Firenze e Napoli. Altro tratto caratterizzante del Trecento è il trionfo della borghesia, anch'esso, però, già evidenziatosi nel corso del secolo precedente. La letteratura del Trecento, infatti, si fa sempre più borghese: trova cioè nella borghesia il suo pubblico. In conclusione, il Trecento è un secolo di transizione; suggella la fine del Medioevo e preannuncia gli ideali umanistici: non a caso esso si apre con la «Commedia» divina di Dante e si chiude con il «Decameron» di Boccaccio. Francesco Petrarca nasce nel 1304 ad Arezzo da un notaio fiorentino e muore nel 1374. Coinvolto negli stessi torbidi politici vissuti da Dante, fu costretto anch’egli alla fuga. Si trasferisce prima a Pisa e poi, per studi a Bologna, dove si appassiona allo studio di lettere. Ben presto Petrarca si trasferisce ad Avignone, dove avviene l’evento fondamentale della sua vita, l’incontro con Laura, la quale diventerà la musa ispiratrice della maggior parte delle sue poesie. Petrarca apportò alla letteratura del tempo alcune novità radicali; la più importante riguarda la sua personale straordinaria formazione classica attraverso la lettura dei poeti antichi, che gli forniscono un vasto repertorio di immagini nell’ambito della mitologia. Ed è un autore importante perché è uno dei primi della nostra letteratura a scrivere in volgare. Una delle più grandi opere di Petrarca fu Il Canzoniere, il cui vero nome è Rerum Vulgarium Fragmenta. Si tratta di un’opera composta durante tutta la vita di Petrarca, approssimativamente tra il 1336 e il 1373 e pubblicata solo poco prima della sua morte. Quest’opera è da collocare in un periodo storico abbastanza particolare, verso la metà del ‘300, un periodo caratterizzato da una serie di eventi collettivi negativi; basti pensare alla Peste nera che ha spopolato l’Europa tra il 1347 e il 1350 e il fallimento delle più importanti banche italiane come i Bardi e i Peruzzi a Firenze. Dal punto di vista culturale, da una parte siamo in quel periodo che gli studiosi hanno chiamato pre-umanesimo, il periodo a cavallo tra il duecento e il trecento che precede l’Umanesimo, di cui Petrarca è stato, tra l’altro, il precursore, in cui si fece vivo il bisogno di ricordare gli antichi attraverso il recupero delle opere classiche, greche e latine, d’altra parte siamo in un periodo in cui si sperimentavano nuovi stili culturali e linguistici, spaziando dal volgare al latino, con un impatto maggiore del volgare che si stava imponendo come lingua. Giovanni Boccaccio è stato uno dei più grandi autori del periodo pre-umanistico (il periodo a cavallo tra il XIII e il XIV secolo che anticipa l’umanesimo) insieme a Francesco Petrarca. Nasce nel 1313 in Toscana, probabilmente a Certaldo. In età adolescenziale si trasferisce a Napoli col padre, il noto banchiere Boccaccino di Chelino, che tenta di introdurre il figlio nel mondo del commercio senza alcun successo; a Napoli, che nel ’300 era una sorte di capitale europea della cultura, Boccaccio comincia ad appassionarsi agli studi letterari. A quasi 30 anni Boccaccio torna a Firenze, dove ben presto stringe amicizia col suo contemporaneo Francesco Petrarca, grazie al quale approfondirà lo studio dei classici e in particolare del greco. Al 1333 risale un evento che assimila la sua biografia a quella di Petrarca e Dante: nella chiesa di S. Lorenzo si innamora di una fanciulla chiamata Fiammetta, per la quale nascono le sue prime opere in volgare. A venti anni nasce la sua prima opera letteraria, la Caccia di Diana , un poemetto allegorico di 18 canti in terzine dantesche, imitazione di un perduto poemetto di Dante sulle belle donne di Firenze; Boccaccio presente le donne di Napoli della corte angioina.
irrazionalità; la vive anche nel confronto con le situazioni delle grandi monarchie e dell'Impero e con la propria esperienza di tecnico della cancelleria appartenente a una classe dirigente che ha elaborato in uno Stato autonomo, quale Firenze, una politica aperta, ma che è certamente da liberare dalle sopravvivenze medievali e da ricreare in un confronto con gli Stati moderni. L'aspetto estetico, formalistico del Rinascimento è del tutto estraneo a Machiavelli il quale incarna il suo pensiero nella realtà e nella natura per conoscerne le leggi oggettive, materiali e per studiare, di conseguenza, l'agire umano. Egli vive in un periodo di crisi politica non solamente fiorentina ma italiana e durante la quale le vicende italiane sono legate alla storia delle grandi monarchie europee, soprattutto Francia e Spagna. Nel 1492 c’è stata la scoperta dell’America, ma il 1492 segna anche la morte di Lorenzo il Magnifico, che era stato definito “l’ago della bilancia politica italiana”: con Lorenzo il Magnifico i cinque principali potentati italiani: Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli, erano riusciti equilibrarsi e i vari territori italiani avevano mantenuto l’indipendenza. Dopo oltre mezzo secolo di predominio, Nel 1494, le truppe di Carlo VIII dilagano nei pressi di Firenze, i Medici vengono cacciati e nasce la Repubblica fiorentina che durerà dal 1494 al 1512. Machiavelli si affaccia alla vita pubblica proprio nel 1494, ma solo nel 1498 diventa Segretario della Repubblica. Nel 1512 il potere non è più della Repubblica, ma passa alla famigli dei Medici, i quali mandano Machiavelli in esilio per un anno; durante questo anno scrive varie opere politiche, tra cui “Il Principe”. Nel 1519 muore Lorenzo de Medici e Machiavelli può allacciare una sorta rapporto con la famiglia del defunto. Il tempo di Machiavelli è un tempo di svolta decisiva, che coincide con l’inizio dell’età moderna. Se collochiamo il Principe all’interno del contesto storico, scorgiamo come sia un’opera animata dalla speranza di una ripresa dei potentati italiani perché arrivino a costituire uno Stato nazionale che si possa mettere alla pari con gli altri Stati ed evitare le umiliazioni delle invasioni che invece poi vi furono: non nacque un principe, quale appunto lo vagheggiava Machiavelli, e l’Italia fu occupata da presenze straniere, fino all’indipendenza tardiva proclamata nel 1861. Il Principe viene scritto nel 1513, dopo che Machiavelli ha avuto la possibilità di accumulare un’esperienza politica formidabile. Il Principe nasce dall'osservazione delle condizioni concrete dell'Italia, dalla necessità di rendere autonoma la politica dalla religione e dalla morale. Ludovico Ariosto nasce nel 1474 a Reggio Emilia e muore nel 1533 a Ferrara, è stato un poeta, commediografo, funzionario e diplomatico italiano. È considerato uno degli autori più celebri ed influenti del suo tempo. Le sue opere, l’Orlando Furioso in particolare, simboleggiano una potente rottura degli standard e dei canoni dell'epoca. Ariosto è considerato il figlio dell'Umanesimo, dai cui ha ereditato la visione dell'uomo al centro del mondo e della letteratura con la rappresentazione delle parti migliori dell'uomo. Anche l'attivismo faceva parte dell'eredità donategli dall'umanesimo. Ma a un certo punto della propria vita Ariosto si rese conto che l'uomo ideale dell'umanesimo non esiste, percependo allo stesso tempo la brutalità del mondo. Nel corso dell’Orlando Furioso, Ariosto allude alla società di corte del suo tempo (fine ‘400 e inizio ‘500), talvolta con ironia e coinvolgendo l’universalità della vita umana. L’autore interpreta gli eventi della sua epoca, come la guerra di Ravenna del 1512 (in cui ferraresi e francesi sconfissero gli spagnoli) utilizzando il protagonista Orlando come suo portavoce. Nelle sue storie, Ariosto inserisce come protagonisti cavalieri e donzelle in un’Europa surreale e fantastica, in cui tuttavia sono facilmente riconoscibili i costumi reali delle corti rinascimentali. Ariosto lavorava per gli Estensi di Ferrara, quando era al potere Alfonso I D’Este, come letterato, come diplomatico e come uomo di teatro (regista e attore). L’Orlando Furioso è sicuramente la più importante opera
commissionata dagli Estensi, che amavano il mondo della cavalleria, erano appassionati di battaglie combattute tra eroi forti e coraggiosi che possedevano un grande rispetto reciproco, con dei grandi valori, virtù e codici di comportamento morale solidi e precisi, che facevano da modello in cui gli Estensi si identificavano. Questi valori, questa società cavalleresca, però stavano gradualmente giungendo al tramonto. Ariosto allude a questa crisi sociale della cavalleria ed è consapevole di questo cambiamento e lo condanna, poiché vede per primo l’aristocrazia di cui fa parte delegittimata e tutti i valori in cui crede, svanire. L’autore quindi accomuna, paragona, i cavalieri delle sue storie fantastiche con i cortigiani della sua realtà, il mondo cavalleresco con quello di corte. CINQUECENTO: Si assiste a uno scambio fecondo tra diverse culture del continente, in particolare tra Italia, Francia, e Spagna, il tutto accentuato dall’invenzione della stampa, che permise una diffusione delle opere. Il ‘500 è anche per questo il secolo in cui gli ideali e le forme del Rinascimento passano dall’Italia all’Europa, con la fine dell’architettura gotica e l’avvento del classicismo, ma fu anche il secolo delle divisioni, di lotte feroci, di guerre ancora più sanguinose con le invenzioni delle armi da fuoco. La diffusione dei libri dell’umanesimo viene favorita dall’invenzione della stampa e segnò il definitivo trionfo del volgare sul latino. Purtroppo, nei primi anni del ‘500, a differenza degli altri stati, l’Italia doveva ancora unificarsi; nascerà così l’esigenza di affermare un’identità italiana, se non politica, almeno culturale e linguistica. In questo secolo si ha anche una maggiore diffusione di donne scrittrici, le quali finalmente acquisiscono un posto nella società. Anche la predicazione torna ad essere un potente strumento di comunicazione, con la retorica al suo servizio. Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544 e muore nel 1595 in un convento. È il maggior esponente della letteratura del ‘500 compone centinaia di lettere e rime, e importanti Dialoghi su tematiche di grande attualità, come la poesia, la nobiltà, la donna e la funzione del letterato. La crisi della società tocca in profondità Tasso che vive una vita in perenne esilio, è quasi distaccato dalle cose del mondo cortigiano, ma allo stesso tempo è legato a esso, così come egli è molto legato alla religione e alla fede ma contemporaneamente è attratto dai beni e dai piaceri terreni. Sono proprio le contraddizioni la caratteristica di questo periodo, perciò vi è anche una rimessa al centro dell'interiorità umana al fine di scoprire il mondo e la complessità che abbiamo dentro di noi. La visione è però più pessimistica di quella del primo ‘500 a causa di tutti gli avvenimenti del secolo. Si perde la fiducia nelle capacità e nella virtù dell'uomo per dare più spazio alla fortuna. Ne emerge un senso di inquietudine e di sfiducia nell'uomo che è in continua lotta tra razionale e irrazionale. Tasso inserisce nelle sue opere tutte quelle caratteristiche che appartengono all’eroismo e alla cavalleria di un tempo, cerca di contrastare la propria epoca. Dà ai propri personaggi un senso di interiorità, quindi li rende coscienziosi dei valori moralmente positivi e/o negativi. Secondo lui è solo la religione che indica la via della salvezza, è anzi soltanto attraverso l’unione d’eroismo e di religiosità che può realizzarsi una qualche attribuzione di senso. L’eroismo è un modo per forzare la realtà vincendone l’insensatezza; la religiosità è un modo per entrare in contatto con le forze misteriose e inquietanti della realtà senza esserne divorati. Tasso reputa la guerra come la condanna della condizione umana e pensa che solo tramite questa condanna assurda il destino di un uomo può realizzarsi.
una stile sperimentale e plurilinguistico (greco, italiano, dialetto veneziano e latino), nelle sue opere è presente anche un forte autobiografismo. La discesa di Napoleone in Italia accende l’entusiasmo politico di Foscolo, che si impegna per la causa rivoluzionaria. Quando Napoleone cede Venezia all’ Austria con il Trattato di Campoformio (1797), la delusione del poeta è grande. Foscolo continuerà a seguire gli eserciti Napoleonici, ma il suo atteggiamento diventerà sempre più antifrancese. Tuttavia, pur avversando il dispotismo Napoleonico, Foscolo ne comprende l’importanza storica e riconosce la sua funzione nel merito di aver svegliato in Italia la coscienza nazionale e l’ansia di libertà. In alcune opere prevale la passione (Ortis), mentre in altre prevalga il controllo razionale che “raffredda il sentimento” (Le Odi). Si considerano opere della maturità quelle in cui si raggiunge l’equilibrio tra realtà appassionata e armonia formale, ovvero tra reale e ideale (I Sepolcri). Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 e muore nel 1837 a Napoli, è ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano, nonché una delle principali figure del Romanticismo in Italia. Le sue opere sono da collocare in quel periodo storico a cavallo tra il ‘7oo e l’800, l’epoca delle vittorie di Napoleone che durano pochi anni e che mettono fine alla Restaurazione; in questo periodo coesistono due correnti artistiche e letterarie: il neoclassicismo e il romanticismo. Il romanticismo è una corrente artistica e letteraria che prediligeva opere in cui prevaleva il sentimento, la soggettività, contrapponendosi del tutto alla ragione dell’Illuminismo. Il tipo di componimento tipico del romanticismo era dunque il romanzo, un componimento in prosa scritto in volgare che narrava vicende familiari o di un singolo individuo, con prevalenza di tematiche sentimentali. Inoltre Leopardi era un pessimista cosmico. Leopardi a un certo punto della sua vita visse un periodo di silenzio poetico che durò per qualche anno. Successivamente a questo silenzio poetico nacquero le ‘’Operette morali’’, prose di argomento filosofico in cui egli espone una serie di invenzioni fantastiche, miti e allegorie. Molte delle operette morali sono dialoghi tra creature immaginarie, personificazioni di personaggi mitici o favolosi. Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785, è stato un scrittore italiano vissuto nel periodo a cavallo tra il ‘700 e l’800, vivendo così sia il periodo neoclassico che quello romantico, sebbene è evidente che la sua propensione è stata maggiormente verso il Romanticismo. Una delle sue opere più importanti, ritenuta un pilastro della letteratura italiana, è il romanzo “I promessi sposi”, col quale egli ha raggiunto la sua fama. I promessi sposi è un romanzo storico, la cui prima edizione stampata risale al 1827, e ripubblicata successivamente nel 1840, dopo un’attenta revisione. Quest’opera è da collocare in un periodo storico un po’ particolare: siamo a cavallo tra il ‘700 e l’800, periodo in cui coesistono due correnti artistiche e letterarie: il neoclassicismo e il romanticismo. È un’opera prettamente romantica; il romanticismo è una corrente artistica e letteraria che prediligeva il romanzo in cui, contrapponendosi all’illuminismo, prevaleva il sentimento e la soggettività, posti in prosa e scritto in volgare in cui si narravano vicende familiari o di un singolo individuo, con prevalenza del tema amoroso. L’opera è ambientata nel ‘600 in Lombardia, ai tempi della dominazione spagnola, con riferimento alle vicende della monaca di Monza e alla grande Peste di quel periodo. Si tratta di un romanzo storico, basato quindi su fatti realmente accaduti, mescolati a vicende che sono frutto della fantasia dell’autore. L’opera è scritta in fiorentino contemporaneo, e nel corso delle diverse
stesure Manzoni ha rivisitato la lingua per avvicinare sempre più il fiorentino al parlato delle classi medie, per far sì che l’opera fosse accessibile anche alle classi più umili, protagonisti di rilievo dell’intero romanzo. Nell’opera è utilizzato uno stile cosiddetto mezzano, che oscilla tra il tragico e il comico. Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, fu il più grande autore del verismo italiano che riuscì a elevarsi a un livello europeo. Con Verga ci troviamo a fine ‘800, il periodo storico caratterizzato dall’Unità d’Italia e dalla rivoluzione industriale; dal punto di vista culturale abbiamo il Naturalismo in Francia e il Verismo in Italia, due correnti che avevano in comune il mettere in risalto scene della realtà quotidiana seppur sotto prospettive diverse. La poetica del verismo ha come principio fondamentale quello dell’impersonalità, secondo il quale i fatti devono essere narrati rimanendo estranei a essi, per osservarli con il massimo dell’obiettività. Questa corrente letteraria mette in risalto le classi più umili, di conseguenza i fatti sono narrati attraverso un linguaggio povero, ricco di modi di dire e di proverbi e attraverso una sintassi popolare (talvolta scorretta, elementare, semplice). Prima di approdare al Verismo, Verga aveva sperimentato diversi generi letterari, soffermandosi in particolare sul genere psicologico mondano, il cui scopo era quello di raccontare e denunciare piaghe psicologiche e sociali. Uno dei romanzi più importanti da inquadrare in questo genere è il romanzo Eros, nel quale l’autore cerca di svelare i difetti e la ruggine della società di fine ‘800, evidenziando le pecche morali che si nascondo dietro la società italiana del tempo. La narrazione è caratterizzata per la maggior parte da dialoghi interrotti solo raramente da alcune note narrative; per questo motivo la struttura del romanzo assomiglia ad una sceneggiatura teatrale. La sintassi è basata sulla paratassi, sulla coordinazione di periodi brevi e semplici, accessibili ad un pubblico ampio. Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 e muore a Roma nel 1936. Siamo all’inizio del ‘900, un secolo che si apre con una serie di eventi e scoperte che mettono in crisi le certezze acquisite a fine ‘800 con il Positivismo e la II Rivoluzione Industriale: gli uomini sperimentano sulla propria pelle che le scoperte scientifiche e tecnologiche non erano state usate per migliorare la vita dell’uomo, ma per distruggerla. Si pensi alla Prima Guerra mondiale. La crisi delle certezze è determinata anche dall’attività di due scienziati, che operano proprio a inizio ‘900: A. Einstein (teoria della relatività) e S. Freud (scoperta dell’inconscio). In un mondo dominato dalla relatività e dalla mancanza di certezze scientifiche, anche la letteratura tende a modificarsi. Gli autori fanno emergere nelle proprie opere tutte le incertezze tipiche di questa epoca. I personaggi dei romanzi scritti in questo periodo sono uomini molto diversi dai personaggi della letteratura precedente: non sono più eroi, ma uomini pieni di contraddizioni e, perciò, estremamente veri. Fin dall’inizio Pirandello non accetta in fondo il principio dell’impersonalità, ma mette in scena il contrasto tra realtà e apparenza. Questo contrasto gli sembrava sempre più insanabile: ognuno di noi vive la sua vita come se fosse una rappresentazione teatrale, con una “maschera” sul volto, e Pirandello vorrebbe togliere questa maschera e ritrovare la verità. I suoi romanzi e novelle hanno infatti un’evidente dimensione teatrale, sia nella struttura narrativa che nello stile, soprattutto con i dialoghi. Alla base di tutta l’opera pirandelliana vi è il rifiuto della vita sociale e dei ruoli che essa impone; per lui la società che è “condannabile” e non modificabile, e trova l’unica via di salvezza nella fuga nell’irrazionale: la follia, che fa esplodere convenzioni e rituali. Le opere e le novelle di Pirandello sono tutti testi “ umoristici ”.
un linguaggio di uso comune, con un inserimento notevole di metafore che rendono le opere visibilmente allegoriche. Egli, inoltre, non segue più una metrica precisa, segue molto il ritmo delle parole, molto spesso crea versi brevissimi e insiste soprattutto sul suono delle parole. Carlo Emilia Gadda nasce a Milano nel 1893 e muore a Roma nel 1973, fu uno scrittore, poeta e ingegnere italiano che ha segnato la narrativa del ‘900. Il ‘900 è il cosiddetto secolo breve, il secolo dei cambiamenti, il secolo in cui tutto scorreva velocemente per la densità degli eventi: la prima guerra mondiale, il difficile primo dopoguerra, il nuovo assetto definitivo dell’Italia che annette Trento e Trieste, le nuove scoperte tecnologiche, l’invenzione della radio, degli aerei, dirigibili, la seconda guerra mondiale, insomma, un secolo ricco di eventi. Anche dal punto di vista letterario vi è una grande frammentazione di stili, in particolare emergono tra i tanti due correnti principali: l’ermetismo e la letteratura postmoderna, due correnti letteralmente agli antipodi. La poesia ermetica si sviluppa nel periodo vicino alla Prima Guerra mondiale, periodo in cui gli autori erano lacerati dal senso della solitudine e della disperazione e si avvicinano così a una poesia pura, priva di narratività, con parole brevi e crude che debbano avere l’unico scopo di rispecchiare lo stato d’animo di questi poeti. La letteratura postmoderna, invece, propone un modello rivoluzionario, l’inserimento di un linguaggio nuovo, un linguaggio misto che potesse abbracciare classi sociali differenti. Gadda fu uno degli autori che rivoluzionò la narrativa postmoderna attraverso l’utilizzo di una mescolanza di linguaggi diversissimi, utilizzando latinismi, tecnicismi e dialetti, e stravolgendo le strutture tradizionali del romanzo classico. Per lui è molto importante il rapporto con il lettore che interagisce con l’opera per comprendere il suo messaggio. Una delle opere più significative di Gadda è il romanzo incompleto Eros e Priàpo, quest’ultima rappresenta un violento atto d’accusa contro Mussolini e contro il fascismo, viene scritta nel 1944, ma viene censurato e pubblicato successivamente nel 1967. In tutto il romanzo è centrale il tema della sessualità, perché in tutto il testo Gadda paragona Mussolini a una prostituta che finge di essere interessata ai suoi clienti, ma in realtà è lì solo per soldi. Nel testo l’autore critica anche Hitler, definendolo Belva. Tutta l’opera è caratterizzata dallo stile tipico di Gadda, quindi da un plurilinguismo, mescolando dialetti, latinismi, parole inglesi e francesi, linguaggio popolare e in alcuni casi termini tecnici, specialistici. Umberto Eco nasce ad Alessandria nel 1932 e muore a Milano nel 2016, non fu né uno scrittore né un narratore, ma era un professore di semiotica all’Università di Bologna, protagonista del dibattito culturale degli anni '60 e '70, e principale esponente della semiotica. È stato maestro di come interpretare la comunicazione nel mondo contemporaneo: la televisione, i mezzi d'informazione, i fenomeni della comunicazione televisiva, che i critici non analizzavano perché li consideravano di basso livello. Eco invece, è stato il primo a fare un saggio critico sull'interpretazione di Mike Buongiorno (1960). Ad un certo punto, quasi per gioco, passa allo studio della funzione del lettore nei testi d'invenzione o dei fondamenti della narratività e della traducibilità dei testi, senza dimenticare l'attenzione per forme d'arte quali il cinema o il fumetto. La carriera di narratore inizia nel 1980, quando esordisce con “Il nome della Rosa”, scriverà negli anni successivi postille, cioè commenti al proprio libro che verranno poi integrati nelle sue edizioni successive. Il nome della rosa è un'opera molto legata alla poetica post-moderna, è un romanzo ironico in quanto l’autore cerca di creare distaccamento dal proprio romanzo.