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sintesi dei vari contesti storici.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Con l’ascesa di Vespasiano, il Senato prende atto del fatto che non avrebbe avuto alcuna parte attiva nelle scelte politiche. Vespasiano proveniva da una famiglia del ceto equestre e diede forma al suo potere attraverso una norma legislativa: la Lex de imperio Vespasiani. Alla sua morte, avvenuta nel 79 d.C, il potere passó nelle mani del figlio Tito. Nello stesso anno avvenne la terrificante eruzione del Vesuvio: lo stesso Plinio il Vecchio era al comando della flotta imperiale e, raggiunta Stabia, non fece mai ritorno; il suo corpo fu ritrovato alcuni giorni dopo. Dopo la prematura scomparsa di Tito, salì al potere il secondo figlio di Vespasiano, Domiziano, che resse l’impero dall’81 al 96 d.C. Egli riprese la tendenza ad accentuare l’aspetto monarchico del principato. Alla morte di Domiziano, i congiurati affidarono tutti i poteri all’anziano senatore Nerva, il quale, a sua volta, adottó immediatamente un abile generale: Marco Ulpio Traiano. Quando di lì a poco, nel 98 d.C, Nerva morì, Traiano potè assumere i pieni poteri: iniziava così quello che è passato alla storia come il secolo d’oro di Roma. Durante il regno di Nerva, Tacito arrivò a dire che con quest’ultimo, e poi con Traiano, avevo trovato composizione il principato e la libertà: cioè la possibilità garantita al Senato di prendere parte alla gestione dello stato, godendo del rispetto del principe. Tuttavia, nel Senato di Traiano le famiglie repubblicane erano state sostituite da una leva provinciale. Sui propositi di Traiano, abbiamo come testimonianza il “Panegerico” di Plinio il Giovane, il quale traccia il quadro di un principe civile: un magistrato che rispetta le leggi, rende omaggio al Senato e cerca il consenso dei cittadini. Dopo la morte di Traiano nel 117 d.C, salì al potere Adriano, con il quale si raggiunse la massima espansione dell’impero in tutta la storia di Roma.
Marziale, Giovenale e Tacito.
PRINCIPATO ADOTTIVO.
I successori di Traiano( Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio) salirono tutti al potere attraverso il meccanismo dell'adozione che venne meno con la morte di Marco Aurelio e il trono passò al figlio Commodo. Gli 80 anni circa che intercorrono tra l'ascesa al potere di Traiano e la morte di Marco Aurelio costituiscono un' età dell'oro per l'impero segnata da all'alternarsi al potere di personalità politiche intenzionate a seguire una politica di collaborazione col senato e una politica di rafforzamento dei confini.Come affermato da Aristide, Roma e i suoi domini rappresentano un’oasi prospera e pacifica. Con un po’ di esagerazione, la definisce una democrazia “a cui del regime popolare mancano solo gli errori”. I domini di Roma sembrano un “villaggio globale”, dove tutti sono cittadini. Due punti fondamentali sono l'economia in crescita e la grande mobilità sociale che consentiva anche ai più poveri di scalare i gradini della società, tramite il commercio o la carriera militare. Sia Traiano che Settimio Severo diventano imperatori percorrendo le varie posizioni di rilievo nell'esercito. Questa situazione favorevole si avvia alla sua crisi. Innanzitutto, come risultato della fine delle conquiste, vi è la riduzione della manodopera schiavile a cui si sostituisce il colono, un uomo formalmente libero che però è legato a una terra. Giovenale evidenzia la situazione critica dei poveri che, anche in città, sono costretti a vivere nei quartieri-ghetto di Roma, affidandosi all'Annona. A livello sociale, possiamo distinguere due nuove categorie: gli "honestiores" e gli "humiliores". I primi sono ricchi mentre i secondi sono la gente povera. Con il passare del tempo, agli “honestiores” furono riservati trattamenti
di favore di fronte alla legge, legalmente stabiliti. In questo contesto storico si inquadrano
autori come Apuleio e Svetonio.