Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Contesti storici italiano, Dispense di Italiano

Il naturalismo Francesco, il Verismo Italiano, il Decadentismo, le Avanguardie Storiche: Il Futurismo, l'Espressionismo, il Dadaismo, Il Surrealismo.....

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 14/04/2026

rosita-gabriele-2
rosita-gabriele-2 🇮🇹

9 documenti

1 / 17

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
IL NATURALISMO E IL POSITIVISMO
NELLA SECONDA METÀ
DELL’OTTOCENTO
Il contesto storico e sociale europeo
Nella seconda metà dell’Ottocento, l’Europa attraversa una fase di profonda trasformazione.
Dopo il periodo romantico, che aveva portato alla nascita degli Stati nazionali (come Italia,
Germania e Impero francese), le società europee si trovano ad affrontare nuove questioni
politiche, economiche e sociali. La borghesia diventa la classe dominante e guida i governi.
Il suo atteggiamento culturale è fortemente realistico e pragmatico: vengono abbandonati gli
ideali romantici legati all’eroismo, alla libertà e all’irrazionale, e cresce invece l’interesse per
la concretezza della vita quotidiana, per il benessere materiale e per la stabilità sociale.
L’individuo viene osservato non più come eroe o figura eccezionale, ma come parte della
società borghese. Nasce una nuova attenzione verso l’uomo comune, inserito in un sistema
economico capitalistico e industriale, spesso incapace di conciliare le grandi aspirazioni
ideali con una vita fatta di sicurezza materiale e conformismo. In questo clima culturale si
afferma il Positivismo, che influenza profondamente ogni campo del sapere.
Il Positivismo: scienza, progresso e fiducia nella
ragione
Il Positivismo è un orientamento filosofico che sostiene che l’unica conoscenza valida sia
quella fondata sull’osservazione scientifica e sull’esperienza. Tutto ciò che non è verificabile
viene escluso. Secondo questa visione:
la scienza è considerata l’unico strumento capace di comprendere la realtà;
il progresso tecnico è visto come mezzo di miglioramento dell’umanità;
si diffonde una fiducia quasi religiosa nella scienza;
si crede che lo sviluppo tecnologico porterà automaticamente a un progresso morale
e sociale.
Grazie agli investimenti capitalistici, la tecnologia si espande rapidamente: nascono nuovi
mezzi di comunicazione, migliorano le condizioni materiali di vita, ma allo stesso tempo
aumentano le disuguaglianze sociali. Il Positivismo recupera la razionalità illuministica, ma la
orienta soprattutto verso applicazioni pratiche e sperimentali. L’uomo viene studiato come
oggetto scientifico, al pari dei fenomeni naturali. Questo atteggiamento porta alla nascita di
una nuova concezione della letteratura: lo scrittore deve osservare la realtà come uno
scienziato, descrivendo i fatti in modo oggettivo.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Contesti storici italiano e più Dispense in PDF di Italiano solo su Docsity!

IL NATURALISMO E IL POSITIVISMO

NELLA SECONDA METÀ

DELL’OTTOCENTO

Il contesto storico e sociale europeo

Nella seconda metà dell’Ottocento, l’Europa attraversa una fase di profonda trasformazione. Dopo il periodo romantico, che aveva portato alla nascita degli Stati nazionali (come Italia, Germania e Impero francese), le società europee si trovano ad affrontare nuove questioni politiche, economiche e sociali. La borghesia diventa la classe dominante e guida i governi. Il suo atteggiamento culturale è fortemente realistico e pragmatico: vengono abbandonati gli ideali romantici legati all’eroismo, alla libertà e all’irrazionale, e cresce invece l’interesse per la concretezza della vita quotidiana, per il benessere materiale e per la stabilità sociale. L’individuo viene osservato non più come eroe o figura eccezionale, ma come parte della società borghese. Nasce una nuova attenzione verso l’uomo comune, inserito in un sistema economico capitalistico e industriale, spesso incapace di conciliare le grandi aspirazioni ideali con una vita fatta di sicurezza materiale e conformismo. In questo clima culturale si afferma il Positivismo , che influenza profondamente ogni campo del sapere.

Il Positivismo: scienza, progresso e fiducia nella

ragione

Il Positivismo è un orientamento filosofico che sostiene che l’unica conoscenza valida sia quella fondata sull’osservazione scientifica e sull’esperienza. Tutto ciò che non è verificabile viene escluso. Secondo questa visione:

● la scienza è considerata l’unico strumento capace di comprendere la realtà; ● il progresso tecnico è visto come mezzo di miglioramento dell’umanità; ● si diffonde una fiducia quasi religiosa nella scienza; ● si crede che lo sviluppo tecnologico porterà automaticamente a un progresso morale e sociale.

Grazie agli investimenti capitalistici, la tecnologia si espande rapidamente: nascono nuovi mezzi di comunicazione, migliorano le condizioni materiali di vita, ma allo stesso tempo aumentano le disuguaglianze sociali. Il Positivismo recupera la razionalità illuministica, ma la orienta soprattutto verso applicazioni pratiche e sperimentali. L’uomo viene studiato come oggetto scientifico, al pari dei fenomeni naturali. Questo atteggiamento porta alla nascita di una nuova concezione della letteratura: lo scrittore deve osservare la realtà come uno scienziato, descrivendo i fatti in modo oggettivo.

IL NATURALISMO FRANCESE

Origini e principi fondamentali

Il Naturalismo nasce in Francia a metà del XIX secolo, sviluppandosi dalla tradizione realistica di autori come Stendhal, Balzac e Flaubert. È una reazione alla crisi del Romanticismo sentimentale, provocata dai profondi cambiamenti sociali ed economici legati alla Rivoluzione industriale.

Gli scrittori naturalisti cercano di applicare alla letteratura il metodo scientifico. La narrazione deve diventare uno strumento di analisi della società e della psicologia umana.

I principali esponenti sono Flaubert, Maupassant, Zola, i fratelli Goncourt e soprattutto Balzac, che stabilisce due principi centrali:

  1. ispirarsi alla vita contemporanea;
  2. studiare l’uomo così com’è, immerso nella società industriale e capitalistica.

Secondo i naturalisti, l’essenza dell’uomo emerge soprattutto negli ambienti industriali, dove vengono meno le tradizioni religiose e contadine. Qui l’individuo appare più “puro”, spogliato delle sovrastrutture culturali.

Il Naturalismo rifiuta l’idealismo romantico e concentra l’attenzione sui ceti popolari, sugli emarginati e sui nuovi poveri della società industriale.

La letteratura naturalista

La letteratura naturalista si propone come studio scientifico del comportamento umano. Gli autori osservano:

● l’ambiente sociale; ● le condizioni economiche; ● l’ereditarietà; ● le patologie morali e fisiche.

Lo scrittore assume il ruolo di osservatore freddo e distaccato, che registra i fatti come un documento.

La narrazione è spesso deterministica: il destino dei personaggi sembra già segnato dalle condizioni sociali in cui nascono. Dominano temi come la lotta per la sopravvivenza, la degradazione morale e la disumanizzazione prodotta dal sistema industriale.

Tecnica narrativa e stile

Il genere privilegiato è la prosa narrativa (romanzo e novella).

Tra le tecniche più importanti troviamo:

● linguaggio vicino al parlato; ● ambientazioni regionali; ● riduzione delle descrizioni folcloristiche; ● tecnica dello straniamento, che presenta come insolite le cose quotidiane; ● attenzione alla coralità della vita sociale.

Un limite frequente è il bozzettismo, cioè la descrizione superficiale di scene folkloristiche senza un significato più profondo.

Nonostante il principio dell’impersonalità, l’opera resta sempre una creazione personale, perché la selezione dei fatti e il loro ordine dipendono inevitabilmente dalla coscienza dell’autore.

Rapporto tra Romanticismo e Verismo

Il Verismo nasce anche dalla trasformazione del Romanticismo. Non scompare la passionalità, ma cambiano gli ideali: non più patria o grandi valori astratti, bensì affetti semplici come la famiglia, la casa, l’amore.

Riprendendo l’idea manzoniana del “vero come oggetto”, i veristi applicano questo principio alla contemporaneità, concentrandosi sulla realtà storica e sociale.

LA CRISI DI FINE OTTOCENTO E IL

DECADENTISMO

Un’epoca di crisi generale

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’Europa entra in una profonda crisi che non è solo economica o politica, ma soprattutto spirituale.

Il sistema degli Stati liberali mostra forti segni di cedimento: emergono nazionalismi aggressivi, tendenze imperialistiche e una crescente volontà di potenza. Si diffonde un individualismo esasperato che spesso degenera in arbitrio e violenza. Parallelamente cresce l’irrazionalismo, mentre il colonialismo viene giustificato attraverso il mito della superiorità della razza bianca e della sua presunta missione civilizzatrice.

Dal punto di vista economico, il progresso tecnico migliora il tenore di vita, ma allo stesso tempo accentua le differenze tra le classi sociali. I partiti politici iniziano ad avere un ruolo fondamentale nel coinvolgere le masse popolari.

La borghesia ottocentesca entra in crisi: perde la propria compattezza e identità di classe, messa in discussione sia dai movimenti di massa sia dalla trasformazione economica verso forme monopolistiche. Questa società appare piena di contraddizioni interne e spesso si divide su posizioni radicalmente opposte.

La crisi del Positivismo

Nonostante gli enormi progressi scientifici, la fede cieca nella scienza viene progressivamente abbandonata. Ci si rende conto che il trionfo della ragione non ha prodotto un reale miglioramento morale dell’umanità.

Le nuove correnti culturali negano che le scienze esatte possano spiegare completamente la realtà umana. Il Positivismo viene criticato per aver ridotto l’uomo a schemi razionali astratti, ignorando:

● i valori della libertà, ● i valori dello spirito, ● i valori dell’esistenza.

Si diffonde la consapevolezza che la realtà è molto più complessa, frammentata e misteriosa di quanto la scienza possa descrivere.

Nascono nuove tecniche narrative e poetiche:

● abbandono delle forme classiche; ● linguaggio simbolico e analogico; ● frantumazione della realtà in percezioni soggettive; ● centralità dell’esperienza interiore.

Si afferma il flusso di coscienza , che racconta il libero scorrere dei pensieri, dei ricordi e delle emozioni, senza un ordine temporale preciso. Passato e presente si mescolano, e la narrazione perde progressivamente coerenza spaziale e cronologica.

La poesia diventa sempre più oscura ed elitaria, destinata a pochi lettori capaci di coglierne le allusioni. Da questa concezione nasce anche il termine ermetismo , che in seguito indicherà un vero e proprio movimento poetico italiano tra le due guerre.

NASCITA DELLE AVANGUARDIE

STORICHE

Diffusione europea

All’inizio del Novecento, questo clima di crisi sfocia nelle Avanguardie storiche.

Il fenomeno coinvolge tutta l’Europa, ma il centro principale è Parigi, che diventa luogo di incontro internazionale per artisti e intellettuali.

Le avanguardie si sviluppano dai primi anni del Novecento fino alla metà degli anni Venti, e interessano tutte le arti: letteratura, pittura, musica, cinema, ma anche costume e politica.

Un’avanguardia non è solo uno stile, ma un progetto teorico che tenta di trasformare la realtà attraverso l’arte.

Caratteri comuni delle avanguardie

Le avanguardie condividono alcuni tratti fondamentali:

● Rifiutano il Naturalismo e il Decadentismo, affermando che l’arte è visione soggettiva e manifestazione dell’inconscio. ● L’arte diventa azione, gesto, provocazione. Si vuole distruggere il concetto tradizionale di opera d’arte. ● L’attività artistica è collettiva: nasce l’idea dell’arte come esperienza totale, spesso con finalità politiche. ● Si sviluppa una pratica pluridisciplinare: si mescolano generi, linguaggi e strumenti espressivi, favorendo sperimentazione e contaminazione.

Sul piano linguistico:

● si passa dalla descrizione all’evocazione; ● dalla realtà oggettiva a quella soggettiva; ● dal discorso logico alle connessioni frammentate; ● dalla metrica tradizionale al verso libero.

Si diffondono tecniche come:

● metafora radicale, ● analogia, ● sinestesia.

L’analogia accosta immagini lontane che si comprendono per improvvisa intuizione, mentre la sinestesia unisce sensazioni di campi diversi.

L’ESPRESSIONISMO

L’Espressionismo nasce in Germania nel clima inquieto che precede la Prima guerra mondiale, ma raggiunge la sua forma più compiuta negli anni immediatamente successivi al conflitto. È una manifestazione artistica polivalente che coinvolge letteratura, pittura, cinema e teatro.

Il movimento rappresenta una reazione violenta all’ottimismo positivista e nasce dal trauma della guerra, vissuta come prova definitiva del fallimento della civiltà borghese. Gli espressionisti esprimono una visione cupa e disperata del mondo, dominata dal senso della morte, dall’assurdità dell’esistenza e da un profondo pessimismo.

L’arte diventa un grido di dolore e di protesta. Non si cerca più di rappresentare fedelmente la realtà, ma di deformarla per rendere visibile l’angoscia interiore dell’uomo moderno. Il linguaggio viene caricato di una forte tensione emotiva, fino alla deformazione grottesca.

In letteratura si semplificano le strutture sintattiche, si rifiuta la retorica tradizionale e si sperimenta una scrittura spezzata, violenta, essenziale. Questa rivoluzione stilistica è favorita anche dall’influenza del Futurismo.

Sul piano sociale, l’Espressionismo ha effetti limitati: alcuni artisti cercano un rinnovamento politico, ma molti si rifugiano in una sorta di misticismo o si limitano alla denuncia artistica della realtà.

Col tempo, il termine “espressionismo” viene esteso oltre il contesto tedesco per indicare qualsiasi forma artistica caratterizzata da esasperazione drammatica del linguaggio. In Italia si parla di espressionismo vociano per alcuni autori legati alla rivista “La Voce”, e più tardi di espressionismo gaddiano per la scrittura fortemente deformata di Carlo Emilio Gadda.

IL DADAISMO

Nel 1916, in piena Prima guerra mondiale, nasce a Zurigo il Dadaismo, guidato da Tristan Tzara. Successivamente il movimento si diffonde in Germania e a Parigi, coinvolgendo artisti e scrittori come Breton, Aragon, Eluard e Duchamp.

Il Dadaismo nasce come rifiuto totale dei valori morali, politici ed estetici della società borghese, ritenuta responsabile della guerra. A differenza dell’Espressionismo, sceglie una forma di protesta apparentemente giocosa, assurda, provocatoria.

Il dadaismo nega l’arte stessa. Rifiuta l’opera come prodotto intenzionale e organizzato e attacca l’idea dell’arte come merce nella società capitalistica. In un mondo che trasforma tutto in oggetto di consumo, l’arte può sopravvivere solo negando se stessa.

Questa consapevolezza rende il movimento inevitabilmente autodistruttivo. Il Dadaismo è concepito come esperienza temporanea, destinata a dissolversi. Infatti si scioglie nel 1923, lasciando però un’eredità fondamentale: la distruzione delle convenzioni artistiche tradizionali.

Molti dei suoi membri confluiranno nel Surrealismo.

IL PRIMO DOPOGUERRA E LA CRISI

DELLE CERTEZZE

Con la fine della Prima guerra mondiale, l’Europa entra in una fase di profonda instabilità. Le speranze di rinnovamento sociale si scontrano con la durezza della realtà economica e politica. Le società sono segnate da disoccupazione, inflazione e conflitti ideologici sempre più accesi.

L’esperienza delle avanguardie storiche si esaurisce progressivamente, ma non scompare del tutto. L’Espressionismo continua a influenzare la scrittura letteraria, mentre il Surrealismo domina il panorama culturale tra le due guerre.

In questo periodo si consolida una visione disincantata dell’uomo e della storia. L’arte perde definitivamente ogni fiducia nel progresso lineare e assume toni sempre più problematici, introspettivi e frammentari.

L’ITALIA DEL SECONDO DOPOGUERRA

E LA CRISI DELLA SINISTRA

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Italia entra in una fase di ricostruzione materiale e morale. I primi anni del dopoguerra sono caratterizzati da un forte impegno politico e civile, soprattutto da parte delle forze di sinistra, che vedono nella Resistenza l’inizio di un possibile rinnovamento radicale della società.

Questo clima viene però profondamente scosso nel 1956 dall’insurrezione ungherese contro il regime comunista, repressa duramente dall’intervento armato sovietico. L’evento ha un impatto enorme sugli intellettuali europei e italiani: cade il mito dell’Unione Sovietica come Stato guida del socialismo e emerge il volto autoritario del cosiddetto “socialismo reale”. Molti intellettuali abbandonano il Partito Comunista e si produce una profonda frattura all’interno della sinistra, che perde parte della sua spinta ideale originaria. Questo segna la fine di un’epoca di entusiasmo politico e apre una fase di disincanto e ripensamento.

IL BOOM ECONOMICO E LA NASCITA DI

“UN’ALTRA ITALIA”

Tra la seconda metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, in particolare tra il 1956 e il 1963, l’Italia vive una trasformazione rapidissima e profonda, tanto da poter parlare di una vera e propria “altra Italia”. È il periodo del cosiddetto boom economico.

Il paese passa in pochi anni da un’economia prevalentemente agricola a una prevalentemente industriale. Questo cambiamento provoca una massiccia emigrazione interna, soprattutto dal Sud verso il Nord e in particolare verso il triangolo industriale formato da Milano, Torino e Genova.

Le conseguenze di questo sviluppo sono enormi. Tramonta progressivamente la civiltà contadina, con i suoi valori secolari. Crescono i consumi grazie all’aumento del potere d’acquisto di ampi strati della popolazione. Si diffondono gli elettrodomestici e soprattutto la televisione, che diventa un potentissimo strumento di comunicazione e di omologazione culturale. La pubblicità comincia a martellare il consumatore, livellando gusti, bisogni e comportamenti e cancellando lentamente culture preesistenti. Nasce così la società dei consumi.

Questa trasformazione avviene però in modo caotico, senza una reale capacità di controllo da parte della politica. Tutto viene lasciato all’iniziativa della classe imprenditoriale, guidata principalmente dalla logica del profitto. Ne derivano problemi sociali enormi: spopolamento delle campagne, crisi dell’agricoltura, svuotamento del Mezzogiorno, difficoltà di integrazione degli immigrati nelle città industriali, carenza di abitazioni, scuole, trasporti e infrastrutture. Si diffonde inoltre una pesante speculazione edilizia che spesso si traduce in vero e proprio saccheggio urbanistico.

Il divario tra Nord e Sud non si riduce, ma anzi si accentua: mentre il Nord affronta i problemi tipici delle società industriali avanzate, il Sud resta un semplice serbatoio di manodopera.

LE CONSEGUENZE POLITICHE: IL

CENTRO-SINISTRA

Di fronte a questa trasformazione esplosiva del paese, appare sempre più evidente l’insufficienza dei governi centristi. Si avvia così la ricerca di nuove formule politiche che portano, a partire dal 1963, alla nascita del centro-sinistra, una coalizione di governo che prevede la partecipazione diretta dei socialisti. È il tentativo di governare il cambiamento sociale ed economico attraverso riforme strutturali, anche se i risultati saranno parziali e spesso contraddittori.

LA NEOAVANGUARDIA E IL GRUPPO 63

Nel clima di profonda trasformazione sociale degli anni Sessanta nasce in Italia la Neoavanguardia, che si richiama consapevolmente alle avanguardie storiche del primo Novecento ma ne rielabora i principi alla luce della nuova realtà della società di massa.

Il momento ufficiale di nascita del movimento è il 1963, con la costituzione del Gruppo 63. Ne fanno parte scrittori e critici come Sanguineti, Pagliarani, Porta, Giuliani, Balestrini, Arbasino e Guglielmi. Questi autori rifiutano sia l’ideologismo del neorealismo sia l’intimismo dei romanzi di successo destinati al pubblico borghese, e scelgono una via radicalmente sperimentale.

Secondo gli esponenti della Neoavanguardia, il mondo contemporaneo è caratterizzato da alienazione, caos e incomunicabilità reale tra gli individui. Di conseguenza, l’arte non può più usare un linguaggio tradizionale, ordinato e coerente, ma deve riflettere questa frantumazione. Nasce così una scrittura che imita il disordine della realtà, fatta di asintatticismo, parole in libertà, frammenti di linguaggi specialistici accostati casualmente, con l’obiettivo di rappresentare quella che viene definita la “comunicazione della non comunicazione”.

L’arte non è più concepita come espressione individuale, ma come pratica collettiva e spesso politica. La sperimentazione formale diventa un mezzo per smascherare i meccanismi della società di massa e della cultura mercificata.

IL DIBATTITO CULTURALE DEL

SESSANTOTTO

La grande ondata di proteste del Sessantotto investe anche il mondo culturale e letterario. Studenti e intellettuali mettono in discussione le istituzioni tradizionali, l’università, i mass media e l’intero sistema capitalistico.

In questo clima si sviluppa un intenso dibattito teorico sul potere omologante della società di massa, capace di ridurre l’individuo a una dimensione unica e passiva. Grande influenza esercitano le opere del sociologo Herbert Marcuse, i cui saggi diventano testi di riferimento per i movimenti di contestazione.

Nel 1967 nasce la rivista “Quindici”, diretta da Alfredo Giuliani, che raccoglie molti esponenti della Neoavanguardia. La rivista ha vita breve, fino al 1969, ma rappresenta un momento centrale della cosiddetta guerriglia culturale contro l’establishment accademico e mediatico. Alcuni intellettuali cercano anche di stabilire un legame diretto tra sperimentazione letteraria e scelta politica rivoluzionaria. Il Sessantotto alimenta una straordinaria produzione di dibattiti e pubblicazioni, ma segna anche l’inizio di una progressiva frammentazione del fronte culturale. Le speranze di una trasformazione radicale della società si scontrano con la complessità del reale, lasciando spesso spazio a disillusione e ripiegamento individuale.

L’EDITORIA CONTEMPORANEA E LA

SOCIETÀ DI MASSA

Negli anni successivi, l’industria editoriale diventa sempre più strutturata secondo logiche di mercato. Le strategie di promozione si fanno più sofisticate: oltre alla pubblicità diretta, si utilizza la stampa periodica per costruire attorno agli scrittori un’immagine pubblica capace di attirare lettori.

Il libro diventa un prodotto culturale inserito pienamente nel circuito dei consumi. Premi letterari, classifiche di vendita e recensioni sui quotidiani contribuiscono a orientare il gusto del pubblico. Accanto alla grande editoria industriale convivono forme di sperimentazione più marginali, spesso legate a piccoli editori o riviste specializzate.

Il panorama culturale appare così sempre più diviso tra produzione di massa e ricerca sperimentale, tra mercato e avanguardia.