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AGENDA 2030 E RUOLO DELLE IMPRESE
LA CONFERENZA DELLE NU (NAZIONI UNITE) SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE 2012 -> 1°
momento davvero importante del nuovo millennio Tre obiettivi:
- (^) Garantire un rinnovato impegno politico per lo sviluppo sostenibile
- (^) Valutare i progressi e le lacune nell’attuazione degli impegni già concordati
- Affrontare sfide nuove ed emergenti Due temi:
- (^) Green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà
- Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile L’ELEMENTO DI NOVITA’: IL RUOLO DEL BUSINESS Nei giorni precedenti la conferenza, ci furono degli incontri tra cui: "Rio+20 Corporate Sustainability Forum: Innovation and Collaboration for the Future We Want" A questo incontro presenziarono più di 2.700 i partecipanti , rappresentanti del mondo del business , della società civile , dell’ accademia dove ebbero un'importante opportunità d'incontro e confronto tra loro e con le istituzioni sul tema del possibile contributo del business al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile CONFERENZA MONDIALE DI RIO DE JANEIRO 1992- LE CONCLUSIONI (1992): lo sviluppo sostenibile è stato ritenuto un utile criterio di comportamento per la politica e per l’economia in tema di tutela dell’ambiente Emergono delle criticità (2012)
- Mancanza di impegni , di valutazione economiche e di volontà politiche: il 2012 è un periodo critico, le risorse a disposizione dei paesi occidentali sono nettamente inferiori e questo impedisce di mantenere fede agli impegni nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Si esce così da questa conferenza con una doppia percezione:
- Le istituzioni fanno fatica a spingere fino in fondo l’acceleratore sulle tematiche della
sostenibilità
- Altri attori stanno maturando consapevolezza sempre maggiore.
Ciò porta a un anno critico in cui accadono molto cose.. il 2015 L’AGENDA 2030 E GLI SDG (2015)
L’agenda 2030 porta con sé 17 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE (SDGs)
- Focus su tutti i paesi – e non sono su quelli “in via di sviluppo” (come era per l’Agenda del
Millennio)
- Approccio volto a “non lasciare nessuno indietro” – totale copertura non solo riduzione dei
fenomeni, es. fame
- Le tre dimensioni della sostenibilità, ambientale (3° riga), sociale (1° riga) ed economica (2°
riga), hanno la stessa rilevanza (non più attenzione solo alla dimensione sociale). Non a caso, con questa Agenda, le NU vogliono coinvolgere tutti gli attori possibili (es. obiettivi economici in cui le imprese possono impegnarsi in maniera rilevante)
- Quali sono, secondo te, i tre SDGs verso cui un'impresa del settore automobilistico dovrebbe impegnarsi maggiormente? Perché?
- SDG 13 lotta contro il cambiamento climatico: perchè il settore automobilistico è uno dei principali responsabili delle emissioni di gas serra. L’impegno deve focalizzarsi sulla mitigazione, ovvero sulle riduzioni delle emissioni attraverso l’innovazione tecnologica e il miglioramento dell’efficenza energetica dei processi produttivi.
- SDG 12 consumo e produzione responsabili: questo obbiettivo riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla scelte delle materie prime alla gestione del fine vita (economia circolare). Per un’azienda automobilistica ciò significa adottare un approccio from candle to candle riducendo i rifiuti e valorizzando i componenti a fine vita
- SDG 9 imprese, innovazione e infrastrutture: l’innovazione è la chiave per rendere la sostenibilità un vantaggio competitivo e non solo un obbligo normativo. Un impresa automobilistica deve investire in R&S per creare prodotti e processi più ecologici trasformando il proprio modello di business per rispondere alle sfide della transazione energetica
- Immagina di essere un'impresa che si impegna nell'SDG 12 (produzione e consumo responsabile): a quale/i altro/i SDGs potresti contribuire?
- SDG 13: una produzione responsabile implica l’efficentamento delle risorse e la ridsuzione degli sprechi. Riducendo il consumo di energia e ottimizzando i processi produttivi l’impresa riduce ile proprie emissioni di gas serra
- SDG 9: per raggiungere i target dell’SDG 12 l’impresa deve investire in innovazioni tecnologiche, sviluppare nuovi processi produttivi più puliti e riprogettare l’eodesign dei prodotti
- SDG 8: la produzione responsabile riguarda anche la gestione della catena di fornitura. Un’impresa deve perseguire l’SDG 12 monitorando i propri fornitori affinché rispettino standard etici e di sicurezza
- SDG 14 e 15(vita sott’acqua e sulla terra): una riduzione della produzione di rifiuti protegge direttamente la diversità degli ecosistemi marini e terrestri prevedendo l’inquinamento dei suoli e dei mari
- Il caso Patagonia e la sua rilevanza rispetto a un SDG a tua scelta. (Aggiungere) È possibile collegare Patagonia con LSG 12 consumo e produzione responsabile Patagonia è celebre per campagne che invitano i consumatori a non acquistare prodotti non necessari. Questo sfida il modello economico tradizionale basato sul consumo eccessivo. L’azienda punta sulla durabilità dei prodotti e offre servizi di riparazione gratuiti o a basso costo favorendo cosi il riciclo Patagonia monitora l’impatto ambientale della propria catena di fornitura L’ACCORDO DI PARIGI (3° momento importante del 2015) 196 paesi si riuniscono dopo che le 20 COP precedenti avevano fatto fatica nell’implementare politiche circa un tema molto complesso: come contrastare il cambiamento climatico. Nel 97 c’era stato il Protocollo di Kyoto (COP3) che per molti anni era stato il modo con cui i paesi occidentali si erano impegnati e avevano cercato di aiutare altri paesi ma negli anni successivi c’erano state grandi difficoltà, la COP13 era stata un grande fallimento, facendo si che si arrivasse al 2015 con una forte ambizione nel voler rilanciare il tema sul cambiamento climatico
- (^) Limitare l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi, rispetto ai livelli preindustriali, con l’obiettivo di 1,5 gradi.
- (^) Principio di differenziazione : non tutti devono contribuire allo stesso modo, c’è una differenza tra i principali paesi responsabili dell’inquinamento, nello specifici di CO2, e chi lo è stato meno.
- (^) Entrata in vigore: ratifica dal 55% dei Paesi sottoscriventi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra globali
- (^) Contributi Programmati e Definiti a livello Nazionale; revisione ogni 5 anni
- (^) 2023 primo inventario globale
- (^) Mobilitazione, da parte dei Paesi Sviluppati, di 100 miliardi di $/anno a favore dei Paesi in via di Sviluppo. La cifra verrà rivista nel 2025
- (^) Loss & Damage : strumento aggiuntivo per i Paesi più poveri e vulnerabili per i danni ormai non evitabili -> fondo per riconoscere le perdite e i danni dei paesi più poveri e più esposti al cambiamento climatico (es. isole nell’oceano) devono supportare
I MAGGIORI SUCCESSI
- IL RAGGIUNGIMENTO DI 1,5°: tutti i paesi hanno sottoscritto il Patto sul Clima (Glasgow) per riconfermare l’obiettivo dell’incremento della temperatura entro 1,5 °C (non solo entro i 2°C) e finalizzare gli elementi in sospeso dell’Accordo di Parigi
- L’ACCORDO SULLA DEFORESTAZIONE: la dichiarazione sulle foreste e l’uso del suolo è stata firmata da oltre 130 paesi che hanno promesso di «lavorare insieme per arrestare e invertire la perdita della superficie forestale e il degrado del suolo entro il 2030» -> gli USA sono stato il paese che più si è impegnato costituire un fondo per riforestare e migliorare la gestione del suolo nei diversi paesi (9 miliardi di $). I FALLIMENTI
- (^) Passaggio da phase-out a phase-down (ridurre NON eliminare): nella decisione forse più controversa di Glasgow, i paesi (con forte pressione da parte dell’India) hanno concordato una disposizione che richiedeva l'eliminazione graduale dell'energia a carbone e l'eliminazione graduale dei sussidi "inefficienti" ai combustibili fossili
- (^) Il contributo ai paesi in via di sviluppo: i paesi sviluppati a Glasgow non sono riusciti a mantenere la promessa di fornire 100 miliardi di dollari l'anno per i paesi in via di sviluppo. MITIGAZIONE E ADATTAMENTO
La MITIGAZIONE del cambiamento climatico si riferisce agli sforzi per ridurre o prevenire le
emissioni di gas serra. Mitigazione può significare utilizzare le nuove tecnologie e le energie rinnovabili, rendendo le apparecchiature più vecchie più efficienti dal punto di vista energetico o modificando le pratiche di gestione o il comportamento dei consumatori. Gli sforzi in corso in tutto il mondo sono notevoli e spaziano dai sistemi di metropolitana ad alta tecnologia ai percorsi ciclabili e a quelli pedonali. Anche la protezione dei pozzi (sinks) di carbonio naturali come foreste e oceani, o la creazione di nuovi attraverso la silvicoltura o l'agricoltura verde sono elementi di mitigazione
L'ADATTAMENTO si riferisce agli aggiustamenti nei sistemi ecologici, sociali o economici in
risposta agli stimoli climatici attuali o previsti e ai loro effetti o impatti. Si riferisce ai cambiamenti nei processi, nelle pratiche e nelle strutture per prevenire o minimizzare i potenziali danni o per trarre vantaggio dalle opportunità associate ai cambiamenti climatici. Esempi di misure di adattamento includono: usare le scarse risorse idriche in modo più efficiente; ANALISI DELLA TERMINOLOGIA IN VOGA, QUALI SONO LE STRATEGIE POSSIBILI? QUALI LE DIFFERENTI?
- (^) Decarbonizzazione : progressiva riduzione delle fonti fossili come fonti energetiche, o meglio, la loro sostituzione con fonti rinnovabili così da diminuire sempre più, fino ad azzerare, il rilascio di CO2 nell’atmosfera da parte dell’azienda.
- (^) Carbon off-setting^3 : una qualsiasi attività volta a compensare l'emissione di anidride carbonica (CO2) o di altri gas a effetto serra (misurati in anidride carbonica equivalente, CO2eq) attraverso la riduzione delle emissioni di CO2 altrove (es. Cina e Italia con il protocollo di Kyoto; finanziare la riforestazione in Amazonia)
- (^) Carbon in-setting : è la compensazione delle emissioni di un’azienda in un progetto di compensazione nell’ambito della propria catena del valore. Le emissioni vengono evitate, ridotte o catturate nell’ambito della catena del valore a monte o a valle della propria azienda.
- (^) Carbon negative / climate positive : significa che un'attività va oltre il raggiungimento di emissioni zero di carbonio per creare effettivamente un beneficio ambientale rimuovendo l'anidride carbonica aggiuntiva dall’atmosfera.
- (^) 1,5 degree pledge^4 : introdotto dal programma «Business ambition for 1,5°C» del United Nations Global Compact: impegno a limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali.
- (^) Carbon neutrality : consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento di carbonio. Tutte le emissioni di CO2 che generi come persona o azienda vengono « compensate », riducendo le tue emissioni di carbonio o contrastando le tue emissioni
attraverso progetti di assorbimento di carbonio con progetti certificati che generano credito (compensazione che deve andare sempre a ridursi via via che ci si avvicina al 2050).
- (^) Net zero Carbon : significa che tutta l’anidride carbonica rilasciata nell'atmosfera dalle attività è bilanciata da una quantità equivalente rimossa. Si riferisce al raggiungimento di emissioni zero di carbonio entro una data selezionata (2050). È stato uno dei principali obiettivi della Cop26. IL RUOLO DEL GLOBAL COMPACT NELLA DECARBONIZZAZIONE 2019 : Nel 2019 è stata lanciata la campagna "1.5°C Campaign”. L’obiettivo era quello di spingere le aziende aderenti al Global Compact a fissare obiettivi basati sulla scienza ( science-based targets ) per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Questo impegno non è solo ambientale ma anche economico: gli studi dimostrano che le aziende che adottano target scientifici sono più resilienti e meglio preparate alla transizione verso la neutralità climatica entro il 2050. 2022 : Nel 2022, è stata evidenziata l’evoluzione di questo impegno nel contesto italiano attraverso il documento "Le imprese italiane verso la decarbonizzazione: una transizione giusta e inclusiva” dove si sottolineava l’importanza di un approccio condiviso tra pubblico e privato per affrontare la sfida della transizione energetica. Tre pilastri chiave 1. Background : già nel 2020 , durante l’ Italian Business & SDGs Annual Forum , è stato ribadito il ruolo strategico delle imprese nella transizione energetica e l’importanza di una responsabilità congiunta tra pubblico e privato. 2. Prospettiva : la transizione deve essere sostenuta nel lungo periodo, anche attraverso le risorse stanziate dall’ UE con il Green Deal e il fondo Next Generation EU. L’obiettivo è creare un sistema industriale competitivo e resiliente, allineato agli SDGs dell’Agenda 2030. 3. Azione collettiva : il Compact Network Italia incoraggia le aziende aderenti a impegnarsi su obiettivi climatici ambiziosi. Attraverso un position paper condiviso , si vogliono identificare le sfide per le imprese e le opportunità di investimento nella transizione. Tutto ciò mostra come l’impegno per la decarbonizzazione sia passato da una fase iniziale di sensibilizzazione (2019) a un approccio più strutturato e collaborativo (2022) , con il coinvolgimento diretto delle imprese e delle istituzioni europee.
2. «Un'economia rigenerativa per intenzione : mira a basarsi su energia e risorse rinnovabili, a ridurre, monitorare ed eliminare l'uso di sostanze chimiche tossiche e ad azzerare gli sprechi attraverso un'attenta progettazione.» -> RIGENERATIVA PER INTENZIONE: un sistema economico rigenerativo mira a basarsi su energia e risorse rinnovabili; ridurre, monitorare ed eliminare l’uso di sostanze chimiche tossiche, azzerare gli sprechi attraverso un’attenta progettazione. Essere rigenerativi per intenzione significa anche ripristinare le condizioni esistenti:
- Se prelevo risorse dal capitale naturale, devo essere in grado di compensare l’impatto (es. se taglio un albero, ne pianto almeno un altro).
DUE CICLI DISTINTI:
l’immagine mostra due flussi principali di materiali:
- Materiali biologici (a sinistra, in verde)
- Questi materiali provengono dalla natura (agricoltura, raccolta) e possono rientrare nella biosfera attraverso processi come compostaggio, digestione anaerobica ecc.
- Il ciclo biologico garantisce che i materiali vengano reintegrati nella natura senza impattare negativamente sull’ambiente.
- Materiali tecnici (a destra, in blu)
- Questi materiali non possono essere restituiti alla natura in modo sicuro, quindi devono essere mantenuti in uso il più possibile attraverso processi come manutenzione, riutilizzo, rigenerazione, riciclo e ridistribuzione.
- (^) Il ciclo tecnico prevede che i prodotti e i materiali vengano riparati, riutilizzati e riciclati per evitare che diventino rifiuti. FLUSSO CENTRALE DELLA PRODUZIONE E CONSUMO Il percorso al centro dell’immagine rappresenta il ciclo di vita del prodotto:
- Dalla produzione di materiali e componenti, alla realizzazione del prodotto, alla vendita e al consumo. Dopo l’uso da parte del consumatore, il prodotto può essere raccolto e avviato a diverse destinazioni:
- Per i materiali biologici, il ritorno alla biosfera.
- Per i materiali tecnici, processi di manutenzione, riuso e riciclo per prolungarne la vita. ULTIMA DESTINAZIONE E PERDITA DI MATERIALI
- Quando il recupero dei materiali non è possibile, si passa al recupero energetico (incenerimento con produzione di energia).
- Se nessuna opzione è praticabile, i materiali finiscono in discarica, rappresentando una "perdita" nel sistema. L’economia circolare si oppone al modello lineare tradizionale (produzione -> uso -> rifiuto) promuovendo un uso efficiente e sostenibile delle risorse. L’obiettivo è minimizzare lo spreco, ridurre l’impatto ambientale e creare un sistema più resiliente ed efficiente.
IL RUOLO DEI POLICY MAKERS (DA CAPIRE)
Partendo dal design, si susseguono tutte una serie di fasi per cui in ognuna di queste dobbiamo essere in grado di avanzare dal pdv della circolarità con impegno da parte delle imprese, ma anche necessariamente con politiche che supportano questa crescita
- Nel modello economico attuale, gli “auto-incentivi” sono frenati da inerzie di diverso tipo: regolamentazioni, limiti tecnologici, barriere di mercato, ecc.
- Servono incentivi esterni: il ruolo delle politiche è cruciale per superare le inerzie e sbloccare le potenzialità dell’economia circolare. Tornando al punto di partenza, ovvero la teoria di Porter, confermata da molti studi successivi: « Politiche ambientali ben progettate e adeguatamente sviluppate e le relative normative sono in grado di stimolare l’innovazione, generano efficienza attraverso la riduzione o il recupero degli sprechi e, facendo ciò, aumentano la competitività, compensando parzialmente o addirittura completamente i costi di conformità.»
GLOBAL COMPACT
“L’ECONOMIA CIRCOLARE è un paradigma basato sulla rigenerazione del capitale naturale attraverso la revisione dei modelli di business e di consumo lungo tutta la catena del valore, in un contesto normativo favorevole e di equità sociale”. -> capacità di associare la dimensione sociale a quella economica ed ambientale DEFINIZIONE DI ECONOMIA CIRCOLARE Nonostante il concetto di economia circolare abbia conosciuto una decisa affermazione negli ultimi anni, non ne esiste ancora una definizione univoca; La più comune interpretazione del concetto di EC fa riferimento al framework delle 3 R (reduce, reuse, recycle) DA 3 A 7R.. FINO A 10 Divisione in 3 gruppi:
- Rimpiazzare, ripensare, ridurre: fase in cui si cerca di genere meno scarti possibili sin dall’inizio
- Riusare, riparare, rinnovare, ricostruire
- Riutilizzare, ricaricare, recuperare: fase finale CIRCOLARI E MODELLI DI BUSINESS CINQUE «CIRCULAR BUSINESS MODEL» SECONDO ACCENTURE (2014)
- Catena della fornitura circolare Utilizzare materie completamente rinnovabili, riciclabili o biodegradabili che possono essere utilizzati in cicli di vita consecutivi
- Recupero e riciclo Creare un Sistema di produzione e consumo in cui tutto ciò che veniva considerate scarto o rifiuto possa essere rivitalizzato per nuovi usi (simbiosi industrial, by-products exchanges)
- Allungamento della vita utile del prodotto Allungare la vita utile del prodotto, generando ricavi attraverso la durata piuttosto che il volume (repairing, remanufacturing, remarketing)
- Piattaforme di condivisione Sviluppare piattaforme che permettano all’utilizzatore di utilizzare al meglio i prodotti attraverso la condivisione e lo scambio con i “peers”, piattaforme per la condivisione fra utilizzatori di prodotti (singoli o organizzazioni) per massimare l’utilizzo di un prodotto.
- Dal prodotto al servizio I prodotti sono utilizzati da 1 o più clienti attraverso un contratto di noleggio o di pagamento per l’utilizzo
Si vedano alcuni esempi..
- APPROVVIGIONAMENTO DI MATERIE PRIME MAPEI: progetto RE-CONzero
- Calcestruzzo: materiale da costruzione più utilizzato; ogni anno, in tutto il mondo, ne vengono
prodotti 10 miliardi m^3
- Problematiche ambientali: contributo al riscaldamento globale,
Principale rifiuto: calcestruzzo reso , calcestruzzo fresco che, per vari motivi (residui su fondo betoniera o carico non conforme), non viene posta in opera in cantiere e ritorna all’impianto di produzione all’interno dell’autobetoniera.
- Rappresenta il 5% della produzione totale negli USA, il 2% in Giappone ed in Europa.
RE-CON ZERO: trasforma il calcestruzzo reso in un materiale granulare che può essere integralmente utilizzato come aggregato per la produzione del calcestruzzo, senza alcuna produzione di rifiuti, né liquidi né solidi.
2. PROGETTAZIONE/ECO-DESIGN Carlsberg Circular Community
2 approcci mirati al sustainable packaging: Metodologia LCA , applicata secondo il metodo PEF – EU -> packaging più leggero con un minor impatto ambientale. In Italia riduzione del 28% di CO2 per hl di birra Approccio Cradle-to- Cradle -> migliorare la «circolarità». “ Carlsberg Circular Community -> piattaforma di collaborazione dove Carlsberg lavora con i suoi fornitori allo scopo di eliminare il concePo di spreco, utilizzando un framework per il design basato sull’approccio Cradle-to- Cradle per lo sviluppo e la commercializzazione dei nuovi prodotti.
- PRODUZIONE Barilla Progetto Cartacrusca
- In collaborazione con Favini - Recupero della crusca (derivante dalla macinazione di grano,
orzo, segale e altri cereali)
- non più considerata adatta all’alimentazione, e successiva lavorazione della stessa, assieme
alla cellulosa, per renderla materia prima per la produzione di carta.
- Il 17% di fibre cellulose sono sostituite da crusca e mixate con cellulosa vergine e fibre post-
consumo riciclate e certificate FSC.
- Emessa una quantità di CO2 equivalenti per tonnellata di prodotto pari a circa il 22% in meno
rispetto all’emissione di CO2 eq. Le Trainer di Adidas da plastica riciclata dagli oceani Adidas, in collaborazione con Parley for the Oceans, ha presentato le “Ocean Plastic Trainer” un modello di scarpe da ginnastica realizzate con un filamento derivato dalle plastiche riciclate dai rifiuti negli oceani. Processo di produzione standard utilizzato dal marchio, sostituendo, però, i filati con fibre a base di reti in plastica ottenute dai rifiuti e dalle reti da pesca gettati negli oceani. “In questo modo – afferma Taylor – non vi è alcun motivo per cui materiali con caratteristiche simili a quelle che utilizziamo ogni giorno con i processi di produzione convenzionali, non possano essere semplicemente sostituiti da materiali plastici derivanti dall’oceano“. REMANUFACTURING Pratica finalizzata a recuperare prodotti usati e a riconvertirli, a valle del disassemblaggio, in prodotti nuovi da introdurre sul mercato. Quanto il prodotto usato, o la sua componente, subisca un processo di “trasformazione” o riconversione varia a seconda del settore industriale e della filiera interessata, ma il risultato è comunque un prodotto conforme agli standard tecnici e di sicurezza, le cui performance sono almeno equivalenti o anche migliori rispetto a quelle garantite nell’utilizzo iniziale. Secondo il The Remanufactuting Institute (TRI), un prodotto, per essere considerato rigenerato, deve annoverare le seguenti caratteristiche:
- le componenti principali sono riutilizzate;
- il disassemblaggio permette di accertare le condizioni, l’usura o il deterioramento delle
componenti
- ogni parte è accuratamente ripulita ed esaminata;
SOSTENIBILITA’ E COMPETITIVITA’
Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri un’impresa dovrebbe innanzitutto mirare a conservare il proprio capitale economico. Successivamente, l’adozione di azioni volte a tutelare il capitale naturale e sociale può diventare un vantaggio competitivo, contribuendo alla crescita del capitale economico stesso. la competitività dipende fortemente dalla sostenibilità. l’UE ha fortemente sposato l’idea che la competitività dipenda dalla sostenibilità: se le imprese non sono in grado di tutelare capitale sociale e naturale non saranno in grado di tutelar il capitale economico e far si che ci possa essere uno sviluppo a livello europeo Alcuni esempi di linee guida: Ricerca e l’innovazione al centro^9 dell’economia europea e aumento della produttività attraverso investimenti e la diffusione della tecnologia digitale. Innovazione e digitalizzazione sono importanti in quanto data l’emergenza climatica , sarà cruciale riuscire a produrre, per primi , soluzioni tecnologiche innovative e guadagnare competitività sui mercati internazionali. Componente sociale :
- Affrontare la carenza di competenze e di manodopera in tutti quei settore caratterizzati da un
alto valore aggiunto
- attuazione dei DIRITTI UMANI nei settori in cui sono necessari maggiori progressi, così da
garantire uguaglianza, occupazione di qualità e un conseguente miglioramento della qualità della vita Da poco è uscita una nuova direttiva che impone alle imprese di garantire il rispetto dei diritti interni, attraverso processi di verifica adeguati. Tuttavia, questo controllo deve estendersi lungo l' intera catena del valore. Molte aziende stanno iniziando a introdurre clausole contrattuali di tipo sociale e ambientale per i propri fornitori. Benessere umano e competitività:
- Nel settore agricolo, sottolineando l’importanza che gli agricoltori dispongano di un reddito
giusto ed equo
- Nel settore ittico, richiamando gli impegni internazionali sulla biodiversità con riferimento
all’accordo di Kunming Montreal. Questo accordo prevede che gli Stati firmatari si impegnino a proteggere la biodiversità marina e terrestre, con l'obiettivo di preservare il 30% del patrimonio terrestre e marino entro il 2030. In linea con l'Accordo di Parigi, i paesi sviluppati hanno inoltre deciso di stanziare 30 miliardi di dollari per supportare i Paesi in via di sviluppo (PSV) nell'attuazione di queste misure. SOSTENIBILITA’ E CSR (CORPORATE SOCIAL RESPONSABILITY) A livello di imprese, si è passati da una visione prettamente economica e orienta al profitto a una visione in cui anche l’impresa ha uno scopo sociale, per cui la competitività dell’impresa è dettata anche dal suo impegno sociale, da quanto riesce a fare per il territorio un’impresa è competitiva nel momento in cui riesce a contribuire allo sviluppo sostenibile, da cui il concetto di corporate sustainability che evolve poi corporate citizenship per cui l’impresa non solo contribuisce allo sviluppo sostenibile, ma diventa anche un vero e proprio attore sociale CSR E SOSTENIBILITA’ DI IMPRESA Negli ultimi decenni un numero sempre crescente di imprese ha iniziato ad affrontare direttamente questioni sociali e ambientali. le aziende hanno dei doveri che vanno al di là dello svolgere la loro funzione economica di base. “Le imprese sono responsabili per il loro impatto sulla società” e hanno l’opportunità di contribuire alla creazione di un modello di sviluppo sostenibile.
PERCHE’ LE IMPRESE SI IMPEGNANO
- Per essere percepite come diverse nel mercato -> immagine
- Per aumentare il senso di appartenenza di chi vi lavora -> comunicazione interna
- Per migliorare le relazioni con gli stakeholder -> comunicazione sociale Non solo, ma più in generale per aumentare il proprio valore Cosa significa aumentare il proprio valore.. PORTER nel 2011 dice..
Lo scopo dell'azienda deve essere ridefinito come la creazione di valore CONDIVISO, e
non semplicemente il profitto in sé. a livello italiano, questa era un’impostazione che alcune imprese già avevano.
Es. OLIVETTI: azienda che ha deciso di impostare la sua competitività non solo sul profitto, ma
anche sullo sviluppo sociale (asili nido all’interno delle fabbriche, al tempo non comune) Ma.. E’ credibile questo impegno? I vantaggi esistono davvero? L’IBRIDAZIONE (2014) L’evoluzione del concetto di responsabilità sociale d’impresa (CSR) porta alla creazione di valore condiviso, un modello in cui la produzione di valore economico e sociale avviene simultaneamente. Questa trasformazione evidenzia come l’impresa non si limiti più a una responsabilità sociale, ma integri il valore sociale con quello economico, contribuendo attivamente al benessere collettivo. Da qui nasce il concetto di imprese ibride , realtà che combinano la logica del profitto con l’impegno per la sostenibilità e l’impatto positivo sulla società. Oltre all’imprese ibride, si parla sempre di più di imprese coesive.. IMPRESE COESIVE
- Scommettono sulla valorizzazione della dimensione relazionale attraverso il dialogo interno verso i propri dipendenti, esterno verso una molteplicità di attori differenti (altre imprese, amministrazioni locali, scuole e università, cluster, sistema bancario, mondo associativo)
- Credono nel valore dei territori in cui avviene la produzione e che in questi investono creando rapporti fiduciari con le istituzioni, il sistema del credito, le comunità, i cittadini Questo significa essere oggi un’impresa coesiva: operare per creare un valore sostenibile ancorando il profitto ad un’idea di crescita e ricavo che guardi al lungo periodo. Ciò porta al riconoscimento dell’ interdipendenza di tutti i soggetti, rompendo il vincolo unidirezionale tra committente e fornitori-consumatori, i quali diventano coproduttori insieme all’impresa. E LE NOSTRE COOPERATIVE? In Italia, il sistema delle cooperative è molto ampio e ben radicato. Le cooperative, per loro natura, tendono a concentrarsi molto sulla sostenibilità, impegnandosi attivamente in questa direzione, e riescono a ottenere risultati competitivi significativi. La relazione tra le varie componenti dell'impresa è un aspetto fondamentale, poiché le cooperative si caratterizzano per una struttura coesiva che favorisce un forte legame tra i membri.
PER RISPONDERE ALLA DOMANDA “Esiste un rapporto fra le prestazioni che un’impresa
consegue nella gestione della sostenibilità e la sua competitività?” SERVE
- (^) Analizzare le diverse prospettive teoriche che hanno investigato il tema della competitività rileggendole in chiave sostenibilità
- (^) Identificare evidenze empiriche attraverso cui valutare gli effetti delle prestazioni ambientali sulla competitività dell’impresa
Esempio : nel settore chimico condizioni strutturali quali l’elevata complessità tecnologica, la rilevanza degli impatti ambientali, il continuo disponibilità di nuove BAT nel settore... ha indotto le imprese a perseguire migliori performance ambientali e a giocarle come leva competitiva. LA SCUOLA EUROPEA Nella scuola europea è la condotta a prevalere : sono le condotte “ sustainability – oriented ” delle imprese a generare vantaggi competitivi rilevanti
PROBLEMA: molti mercati non sono pronti a recepire le strategie socio- ambientali delle imprese
Esempio : nel settore calzaturiero, dove non si rileverebbero caratteristiche tali da spingere le imprese a gestire “proattivamente” la sostenibilità, molte imprese hanno adottato strategie di miglioramento socio-ambientale e di marketing che ne hanno innalzato la competitività (Es. calzaturifici lucchesi e distribuzione del nord europa). LA VISIONE “DINAMICA” DELL’APPROCCIO STRUTTURALISTA Questa nuova visione sostiene che le politiche ambientali non è detto che portino un vantaggio a breve termini, ma anzi potrebbero avere anche effetti a lungo termine sulla performance dell’impresa. due tipologie di conseguenze finali sulle dinamiche di mercato:
- (^) da un lato una performance peggiore delle imprese, a causa dell’implementazione di una misura di politica ambientale o di una nuova regolamentazione
- (^) dall’altro un mutamento significativo nella struttura del settore in cui esse operano (imprese che chiudono o si trasferiscono in Paesi con normative ambientali meno stringenti e, quindi, minori costi di produzione).
RISCHIO DI ECO-DUMPING: tendenza a mantenere una bassa pressione legislativa sulle
imprese per gli aspetti ambientali, in modo da non gravarle concosti di produzione aggiuntivi e renderle così più competitive sul piano internazionale (Anderson & Blackhurst, 1992). -> ciò è quello che sta accadendo a livello europeo, dove negli ultimi anni sono state introdotte numerose normative per incentivare la sostenibilità. Tuttavia, ci si è resi conto che tali regolamentazioni possono rappresentare un peso significativo per alcune aziende, motivo per cui si sta adottando un approccio più cauto. A PARTIRE DAGLI ANNI ’90, UNA VISIONE OPPOSTA A QUELLA STRUTTURALISTA: LA REGOLAZIONE Porter e Van der Linde (1995) suggeriscono che la regolamentazione ambientale possa apportare benefici alle imprese, soprattutto se essa contiene incentivi sufficienti a modificare le loro routine produttive e a stimolare innovazioni tecnologiche o di processo. In tal modo, l’accresciuta attenzione all’ambiente da parte dell’impresa consentirebbe di ottenere, o migliori prestazioni competitive , grazie a minori costi (indotti da un minore utilizzo di risorse piuttosto che da una maggiore efficienza), ovvero alla commercializzazione di nuovi prodotti in grado di ottenere un riscontro positivo sul mercato. Tutto questo, secondo Porter e Van der Linde, sarebbe in grado di compensare le conseguenze negative messe in evidenza dall’approccio strutturalista. Questa interpretazione, nota come “ Ipotesi di Porter ”, sostiene quindi che gli effetti delle politiche ambientali sulla competitività differiscono notevolmente da quanto tradizionalmente ipotizzato. In particolare, qualsiasi perdita di competitività legata ad un investimento mirato a migliorare le performance ambientali (indotto dalla normativa o volontario) sarà essenzialmente di breve durata e misurabile in termini di “mancato output”, ma dall’altra parte consentirà all’impresa di acquisire un prolungato slancio “competitivo” nel lungo termine , caratterizzato da una migliore produttività.
2. LE STRATEGIE COMPETITIVE DI PORTER
Secondo quali logiche è possibile orientare in senso socio-ambientale le strategie competitive per garantire il raggiungimento e mantenimento delle performance? le tre strategie competitive di Porter da leggere in chiave di sostenibilità:
- LEADERSHIP DI COSTO Non appare una strategia facilmente percorribile, in quanto gli interventi di miglioramento socio- ambientale normalmente implicano costi fissi e variabili più alti. Ma vi sono rilevanti eccezioni in un numero sempre maggiore di settori, in cui al miglioramento socio-ambientale si accompagnano risparmi di costi
- DIFFERENZIAZIONE Sembra la strategia naturale per i prodotti “environment-friendly”, che puntano sulla distinzione rispetto ai prodotti tradizionali sulla base di un beneficio socio-ambientale per i clienti
- FOCALIZZAZIONE La strategia di focalizzazione è efficace soprattutto con riferimento alla possibilità di concentrare in particolari segmenti di mercato gli sforzi di canalizzazione dei prodotti ecologici
- LA RESOURCE-BASED VIEW RIDEFINISCE IL CONCETTO DI COMPETITIVITÀ Il vantaggio competitivo di un’impresa non dipende dall’intensità delle forze settoriali e dalle conseguenti strategie di base individuate da Porter, ma dalle caratteristiche e capacità dell’impresa stessa, vale a dire dalla sua dotazione di risorse. -> per avere un reale effetto sulla competitività dell’impresa, allora, le performance ambientali dovrebbero essere in grado di migliorare le risorse a disposizione dell’impresa. RESOURCE-BASED VIEW Secondo l’originaria formulazione di Grant (1991) le risorse su cui si basa la competitività dell’impresa sono di 6 tipologie:
- (^) Finanziarie : le garanzie fornite dalle imprese che gestiscono in modo corretto le problematiche ambientali possono offrire accesso privilegiato a fonti di finanziamento e, quindi, aumentarne la disponibilità
- (^) Fisiche : le imprese eccellenti sotto il profilo socio-ambientale sono in grado di migliorare la propria capacità di utilizzare le risorse nei propri processi produttivi
- Umane
- (^) Tecnologiche : l’attenzione nei confronti della sostenibilità spinge a sviluppare innovazioni che hanno un impatto positivo anche sulla capacità tecnica-tecnologica complessiva dell’impresa
- (^) Reputazionali
- (^) Organizzative : il perseguimento di obiettivi legati al miglioramento delle performance sociali e ambientali dell’impresa può supportare processi di riorganizzazione interna e di razionalizzazione delle modalità di lavoro LA NUOVA VISIONE DELLA RESOURCE-BASED VIEW La nuova classificazione molto semplice, superando quella proposta da Grant, distingue fra:
- Risorse di competenza : si riferiscono alle capacità interne all’impresa di attivare, combinare, sviluppare e coordinare le risorse precedentemente illustrate;
- Risorse di fiducia : si riferiscono alle capacità relazionali dell’impresa nei confronti del sistema degli stakeholder esterni. Fra le risorse di competenza, ad esempio, vi sono quelle “di mercato”, ovvero relative alla capacità dell’impresa di sfruttare appieno le opportunità offerte dai canali di mercato a cui si rivolge e di gestire le relazioni con gli interlocutori della filiera (ad es: dei contratti) in funzione dell’ottimizzazione di tali opportunità.
LA DIRETTIVA IPPC/IED: UNO STRUMENTO PER L’INNOVAZIONE
La direttiva IPPC ( Integrated Pollution Prevention and Control ), introdotta nel 1996 e successivamente evoluta nella direttiva IED ( Industrial Emissions Directive 2010/75/UE), è lo strumento principale dell'Unione Europea per regolamentare l'impatto ambientale delle grandi installazioni industriali. I PRINCIPI DI IPPC/IED
- Integrazione: evitare di agire su un problema, creandone un altro -> importante considerare gli effetti di ogni azioni
- Prevenzione
- Flessibilità
- I controlli
- Coinvolgimento collettività : non è una attività che riguarda solo istituzioni e imprese la direttiva si basa su alcuni pilastri chiave: 1. Approccio Integrato: Le autorizzazioni devono considerare l'impatto dell'impianto su tutte le matrici ambientali (aria, acqua, suolo) contemporaneamente, per evitare che la soluzione di un problema (es. un filtro per l'aria) ne crei un altro (es. fanghi di depurazione tossici). 2. Utilizzo delle BAT (Migliori Tecniche Disponibili): L'impianto deve operare utilizzando le tecnologie più avanzate e sostenibili, sia dal punto di vista tecnico che economico. 3. Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA): Le imprese non devono più chiedere decine di permessi diversi, ma ottengono un’unica autorizzazione che contiene tutti i requisiti ambientali. 4. Condizioni Locali: Nel definire i limiti, si tiene conto della posizione geografica e dello stato dell'ambiente locale in cui opera l'impianto. 5. Partecipazione del Pubblico: I cittadini hanno il diritto di accedere ai dati sulle emissioni e partecipare al processo decisionale per le nuove autorizzazioni. Scenario: Tu a Siviglia per la predisposizione di un BREF Cosa sta accadendo? Ti trovi presso l' EIPPCB ( European IPPC Bureau ) a Siviglia. È in corso il cosiddetto "Processo di Siviglia" , ovvero una serie di incontri tecnici all'interno di un Technical Working Group (TWG). Questo gruppo di esperti sta scrivendo o revisionando un BREF ( BAT Reference Document ), il documento tecnico che definisce ufficialmente quali sono le migliori tecniche disponibili per un determinato settore industriale (es. chimica, siderurgia, allevamenti). Come mai sei lì? La Commissione Europea non decide i limiti da sola "chiusa in una stanza", ma convoca gli stakeholder. Come rappresentante di un settore industriale, sono una delle parti interessate, insieme ai rappresentanti degli Stati Membri e alle ONG ambientaliste. Qual è il tuo ruolo? Il tuo ruolo è estremamente strategico e tecnico: - Fornire dati reali: Porti al tavolo informazioni tecniche su cosa le aziende del tuo settore riescono effettivamente a fare, quali sono i consumi energetici reali e quali emissioni producono i macchinari attuali. - Difendere il concetto di "Disponibilità": Ricordi al gruppo che una tecnica, per essere BAT, deve essere non solo "Best" (ecologica) ma anche "Available" (economicamente sostenibile). Se una tecnologia è troppo costosa o sperimentale, lotti affinché non venga imposta come obbligatoria a tutto il settore. - Negoziare i Range di Emissione (BAT-AELs): Contratti i livelli di emissione associati alle BAT. Cerchi di fare in modo che i limiti stabiliti siano ambiziosi ma raggiungibili dalle imprese che rappresenti, per evitare che il settore perda competitività o sia costretto a chiudere. In sintesi, sei lì per assicurarti che l'innovazione richiesta dalla direttiva sia graduale, tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile per il mercato.
I PARADIGMI E RIVOLUZIONI INDUSTRIALI: I 4.
Possiamo insinuare 4 importanti trasformazioni ( paradigmi tecno-economici si riferisce a una trasformazione radicale che porta a un cambiamento complessivo nel modo di concepire la scienza), in cui l’innovazione nel settore energetico ha avuto una funzione di grande rilevanza:
1. Prima Rivoluzione Industriale : una grande trasformazione tecnico-economica, caratterizzata dall'introduzione delle prime macchine a vapore. L'energia comincia a essere una componente fondamentale di una rivoluzione tecnologica. 2. Produzione di Massa : in questa fase, l'energia elettrica , derivante principalmente da fonti fossili come il petrolio, gioca un ruolo cruciale. Rispetto al vapore, l'elettricità ha il vantaggio di poter essere trasportata, mentre le macchine a vapore necessitano di una caldaia centralizzata. 3. Automazione : sviluppatasi a partire dalla seconda guerra mondiale, grazie all'avvento dell' elettronica e dell' informatica. 4. Quarta Rivoluzione Industriale (Industria 4.0) : caratterizzata dalla connessione tra sistemi fisici e digitali, come ad esempio robot ALCUNI FATTORI CHIAVE DELLA IV R.I
- Si afferma una relazione inversa tra consumo e produzione significa che l'obiettivo dell'impresa non è più solo produrre e vendere il maggior numero di oggetti fisici possibile. Cosa cambia: L'azienda vende la funzione o il risultato. Ad esempio, un'azienda di pneumatici non vende più solo la gomma, ma i "chilometri percorsi"; un'azienda di illuminazione vende la "luce" (servizio) e non le lampadine (prodotto). Perché è sostenibile: Se l'azienda rimane proprietaria del bene e vende il servizio, ha tutto l'interesse a produrre oggetti che durino a lungo, siano facili da riparare e consumino meno risorse, ribaltando la logica dell'obsolescenza programmata.
- Vi è la necessità di un’evoluzione delle relazioni tra impresa, lavoratori ed altri soggetti che possono svolgere un ruolo chiave nello sviluppo delle innovazioni ( prosumer , cittadini attivi, fornitori, ecc.).
- Serve un diverso rapporto con le risorse, per rendere più efficiente e competitiva la produzione.
- Infine la manifattura rimane centrale alla produzione industriale, ma non va più considerata come una sequenza di fasi separate, bensì come un flusso integrato immaterialmente grazie alle tecnologie digitali. Tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto/servizio sono gestite e influenzate dalle informazioni rilevate, comunicate e accumulate lungo la catena del valore, dalla progettazione, alla produzione, all’utilizzo, ai servizi post-vendita. DIGITALE E SOSTENIBILITA’: COME LE TECNOLOGIE 4.0 ABILITANO L’ECONOMIA CIRCOLARE Le tecnologie digitali, grazie alla capacità di interconnettere e far cooperare le risorse produttive, aumentano competitività ed efficienza, introducendo nuovi modelli di business fino a superare la distinzione tra prodotto, processo produttivo e servizio grazie all’Internet delle cose. Tra le tecnologie più rilevanti vi sono:
- I sistemi di raccolta ed elaborazione dati di produzione/processo come BigData e Cloud.
- La manifattura addittva come stampante 3D, stereolitografia
- L’Internet of Things e prodotti inteligenti
- .. L’adozione di queste tecnologie ha consentito di migliorare la capacità di misurare e monitorare l’utilizzo degli input produttivi, ha permesso la tracciabilità della filiera e/o del consumo e ha comportato una riduzione della quantità dei materiali e input utilizzati. Le principali motivazioni delle aziende che hanno investito in tecnologie 4.0 sono legate a un miglioramento del servizio al cliente, a una ricerca dell’efficienza interna e della sostenibilità ambientale. Adozione di tecnologie «disruptive» a seconda del business model adottato nella logica dell’economia circolare: