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Questa lezione esplora i trattati di seneca 'de beneficiis' e valerio massimo 'factorum et dictorum memorabilium'. Seneca indaga sulla pratica del beneficium, proiettandola alla dimensione politica e sociale. Valerio massimo presenta esempi di trasformazione da odio ad amicizia, come quello tra scipione e tiberio gracco, e di cicerone, che difese ex nemici. Una ricca fonte di informazione sulla filosofia romana e la relazione tra odio e amicizia.
Tipologia: Appunti
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12/04/2021 lezione 9 Il De Beneficiis di Seneca è un trattato in sette libri, un’indagine che ha come oggetto la pratica del beneficium. Del beneficium Seneca ne coglie non solo la forma privata, ma proietta questa indagine alla dimensione politica e sociale. L’opera è dedicata ad Ebuzio Liberale, attinge a trattati che avevano affrontato la stessa tematica (De Amicitia di Cicerone, il De Ufficis) e a testi greci (il Perì tou Kathekontos di Panezio di Rodi). Col termine beneficium non si intende un concetto astratto ma una pratica concreta di elargizione di un bene. Questo concetto era centrale nella Roma imperiale. Per Seneca, il beneficum si configura come una pratica che ha un valore intrinseco e lo scopo della trattazione è anche quello di staccare il concetto di beneficium da altri concetti, come quello di utilitas. Ed estendendo questa riflessione, arriva alla conclusione che il beneficium è una sorta di arricchimento sia per chi la riceve che per chi la offre. L’opera, d’altronde, fa riferimento spesso alle esperienze senecane, diventando una sorta di prontuario che regoli sui rapporti tra elargitori (dantes) e coloro che ricevono il beneficium, attraverso numerosi esempi che di volta in volta vengono presentati per supportare l’argomentazione trattata. Se da un lato il beneficium rappresenta il perno della trattazione, la sua controparte viene identificata nel concetto dell’ ingratitudine. Quest’ultima corrode l’equilibrio che caratterizza il rapporto tra dantes e beneficiari. Un esempio è dato da Lentulo, il quale doveva le sue fortune ad Augusto: Seneca ne coglie l’ingratitudine, soffermandosi sul fatto che Lentulo rinfacciasse al princeps che, per curare le ricchezze che aveva ottenuto da augusto, era stato costretto a rinunciare alla sua carriera da oratore. Un altro aspetto è dato dalla possibilità che i rapporti interpersonali evolvano dall’offesa a qualcosa di diverso che può essere, ad esempio, amicitia o un rapporto di semplice pratica pubblica. Gli esempi di questa possibilità di trasformazione, da odio ad amicizia, sono presentati da Valerio Massimo , autore probabilmente di umili condizioni che nel 27 a.C. aveva iniziato una carriera militare in Asia seguendo Sesto Pompeo, il quale per ringraziarlo l’avrebbe fatto entrare nel circolo di letterati di cui faceva parte anche Ovidio. La sua opera, il Factorum et dictorum memorabilium , è composta da 9 libri di facta (imprese) e dicta (parole) degne di memoria, una raccolta di imprese e aneddoti ricavati da fonti diverse tra loro (tra queste, Cicerone, Tito Livio, Varrone, e autori greci come Erodoto, Senofonte). Il decimo sarà sicuramente andato perduto. Vengono trattati i fatti legati ad alcuni vizi e virtù : 95 categorie circa. L’altra caratteristica è che questi vizi e queste virtù non sono soltanto riferite a romani ma anche a stranieri. Questo aspetto rende l’opera interessante non solo per il contenuto ma anche per l’approccio comparativo. Valerio massimo presenta al lettore degli exempla e in questi mostra alcuni comportamenti virtuosi o altri degni di biasimo, di illustri uomini del passato e lo scopo non è solo quello edificante ma anche erudito (raccogliere materiale), ed anche retorica perché forniva agli oratori materiale da utilizzare nei discorsi per supportare determinati argomenti (sarà frequente nel medioevo, soprattutto nei sermoni religiosi, tratti dalla vita dei santi e del vangelo). Nella prefatio del libro 4 dà una definizione particolarmente interessante, perché si sofferma sulla possibilità di trasformazione da uno status all’altro: “tutto questo (quanto esposto) è stato spiegato da molti illustri autori. Passiamo ora a quel passaggio straordinario del genere umano dall’odio ( odium , sentimento negativo) al favore ( gratia , qui si indica un legame favorevole) e dunque trattiamolo con penna felice. Infatti, se con animo felice si osserva il mare che diventa sereno da tempestoso e se si percepisce con animo lieto il fatto che il cielo diventa sereno da nuvoloso che era, se porta gioia il fatto che una guerra sia trasformata in pace, anche il fatto che l’acredine delle offese sia stata deposta anche questo viene celebrato con una candida relazione”. E continua, soffermandosi su due episodi relativi a personaggi della storia recente, il caso di
Cicerone, e della storia più passata nel caso di Scipione l’africano. Anzitutto, facciamo una distinzione. I latini conoscono tre termini per indicare i nemici : il termine HOSTIS , indica il nemico pubblico (nemico della patria), INIMICUS , interessa la sfera personale, colui che non è amicus ; ADVERSARIUS , il nemico politico. Nel primo caso quello che riguarda Scipione (4,2-3), un esempio di abbandono di inimicizia è offerto dal rapporto tra Scipione l’africano e Tiberio Gracco, i quali, se certamente erano giunti al banchetto con odio dissidente, hanno lasciato la mensa uniti dalla amicitia e dalla adfinitas. Qui abbiamo quattro termini degni di nota: