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Seneca, Fedro, Valerio Massimo, Appunti di Latino

Riassunti di Seneca, Fedro, Valerio Massimo, opere, favola, storiografia

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 18/11/2022

ChiaraRubatta
ChiaraRubatta 🇮🇹

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Dalla morte di Augusto a Nerone.
Augusto non nominò un successore, poiché morirono tutti i suoi delfini, tra cui Marcello,
Agrippa. Il principe scelse quindi Tiberio Claudio Nerone. L’impero passò così nelle mani
della gens dei Claudi, da cui prende il nome l’epoca giulio-claudia, durante la quale
regnarono Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone.
Con Augusto, il potere era nelle mani del principe ma questi aveva un buon rapporto con il
Senato, coinvolgendolo nelle decisioni e riconoscendo ai suoi componenti prestigio e
privilegi. Grande importanza acquista il ceto dei cavalieri, cui vennero affidati ruoli quali
funzionari e governatori delle province.
I successori di Augusto governano senza, e in alcuni casi contro il Senato, reprimendolo con
violenza per nascondere la natura monarchica del regime imperiale.
Le guerre civili avevano portato il principe a firmare il divieto di stanziare eserciti nella
penisola, a eccezione dell’esercito dei pretoriani, le guardie dell’imperatore, il cui capo era il
prefetto del pretorio, che divenne uno dei funzionari più importanti del governo.
Inoltre, vi erano gli eserciti provinciali che vigilavano i confini e conducevano le guerre.
Profondamente legati alla dinastia giulio-claudia, non mancarono occasioni in cui essi
influenzarono la politica, acquisendo un ruolo importante nel governo.
Per quanto riguarda la politica estera, il confine dell’impero si stabilì lungo l’asse
Reno-Danubio. Non ci furono azioni militari contro i Parti, continuarono a fronteggiarsi. In
Oriente, affrontarono la ribellione ebraica e distrussero Gerusalemme.
Nerone mostrò la sua ira e indifferenza travolgendo i suoi collaboratori, come Seneca.
Quando perse l’appoggio degli eserciti provinciali, iniziarono numerose ribellioni, che
portarono Nerone a fuggire e a farsi uccidere da un suo servo.
Fu nominato imperatore Galba, ma fu eliminato dai pretoriani, i quali elevarono al trono
Otone, ma a seguito di un pronunciamento militare, le truppe germaniche proclamarono
imperatore Vitellio. Tuttavia, gli eserciti impegnati in Oriente giurarono fedeltà al loro
comandante, Vespasiano e così terminò l’anno dei 4 imperatori.
Intellettuali e potere nella prima età imperiale.
I principi giulio-claudi mostrarono tutta la loro indifferenza nei confronti delle attività
intellettuali e culturali. Essi coltivavano i propri interessi in privato, senza mai lasciare che
esse influissero nelle loro scelte politiche.
Nerone tentò di promuovere la letteratura, come nel caso delle Bucoliche, in cui si celebra il
principato; la Pharsalia, in cui viene affermato che le guerre civili vanno giustificate poiché
hanno reso possibile l’ascesa di Nerone. Questa fu una dichiarazione adulatoria che non
risparmiò al poeta Lucano la condanna a morte.
Per quanto riguarda la politica culturale augustea, la dinastia Giulio-Claudia agì riprendendo
il versante della repressione del dissenso intellettuale. Sotto Tiberio, lo storico Cordo finì
sotto processo, poiché celebrò i cesaricidi Bruto e Cassio; sotto Nerone, Peto si diede la
morte, autore della biografia di Catone, figura simbolo del regime repubblicano.
Seneca fu particolarmente importante in questo periodo poiché fu un grande collaboratore di
Nerone ma anche perché fu un celebre rielaboratore dello stoicismo. Lo stoicismo costruisce
una interiorità corazzata contro qualsiasi aggressione del destino, ricerca appassionata di un
modello di uomo che trova solo in sé stesso. Il saggio stoico si chiude nella propria coscienza,
che nessun oppressione può scalfire.
Seneca riprende la tragedia, genere letterario che ora si dedica alla riflessione sul destino,
sulla ragione, sul potere. Seneca parla di un mondo travolto dalle passioni, in cui la ragione è
bandita e l’individuo si abbandona ad esse.
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Dalla morte di Augusto a Nerone. Augusto non nominò un successore, poiché morirono tutti i suoi delfini, tra cui Marcello, Agrippa. Il principe scelse quindi Tiberio Claudio Nerone. L’impero passò così nelle mani della gens dei Claudi, da cui prende il nome l’epoca giulio-claudia, durante la quale regnarono Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. Con Augusto, il potere era nelle mani del principe ma questi aveva un buon rapporto con il Senato, coinvolgendolo nelle decisioni e riconoscendo ai suoi componenti prestigio e privilegi. Grande importanza acquista il ceto dei cavalieri, cui vennero affidati ruoli quali funzionari e governatori delle province. I successori di Augusto governano senza, e in alcuni casi contro il Senato, reprimendolo con violenza per nascondere la natura monarchica del regime imperiale. Le guerre civili avevano portato il principe a firmare il divieto di stanziare eserciti nella penisola, a eccezione dell’esercito dei pretoriani, le guardie dell’imperatore, il cui capo era il prefetto del pretorio, che divenne uno dei funzionari più importanti del governo. Inoltre, vi erano gli eserciti provinciali che vigilavano i confini e conducevano le guerre. Profondamente legati alla dinastia giulio-claudia, non mancarono occasioni in cui essi influenzarono la politica, acquisendo un ruolo importante nel governo. Per quanto riguarda la politica estera, il confine dell’impero si stabilì lungo l’asse Reno-Danubio. Non ci furono azioni militari contro i Parti, continuarono a fronteggiarsi. In Oriente, affrontarono la ribellione ebraica e distrussero Gerusalemme. Nerone mostrò la sua ira e indifferenza travolgendo i suoi collaboratori, come Seneca. Quando perse l’appoggio degli eserciti provinciali, iniziarono numerose ribellioni, che portarono Nerone a fuggire e a farsi uccidere da un suo servo. Fu nominato imperatore Galba, ma fu eliminato dai pretoriani, i quali elevarono al trono Otone, ma a seguito di un pronunciamento militare, le truppe germaniche proclamarono imperatore Vitellio. Tuttavia, gli eserciti impegnati in Oriente giurarono fedeltà al loro comandante, Vespasiano e così terminò l’anno dei 4 imperatori. Intellettuali e potere nella prima età imperiale. I principi giulio-claudi mostrarono tutta la loro indifferenza nei confronti delle attività intellettuali e culturali. Essi coltivavano i propri interessi in privato, senza mai lasciare che esse influissero nelle loro scelte politiche. Nerone tentò di promuovere la letteratura, come nel caso delle Bucoliche, in cui si celebra il principato; la Pharsalia, in cui viene affermato che le guerre civili vanno giustificate poiché hanno reso possibile l’ascesa di Nerone. Questa fu una dichiarazione adulatoria che non risparmiò al poeta Lucano la condanna a morte. Per quanto riguarda la politica culturale augustea, la dinastia Giulio-Claudia agì riprendendo il versante della repressione del dissenso intellettuale. Sotto Tiberio, lo storico Cordo finì sotto processo, poiché celebrò i cesaricidi Bruto e Cassio; sotto Nerone, Peto si diede la morte, autore della biografia di Catone, figura simbolo del regime repubblicano. Seneca fu particolarmente importante in questo periodo poiché fu un grande collaboratore di Nerone ma anche perché fu un celebre rielaboratore dello stoicismo. Lo stoicismo costruisce una interiorità corazzata contro qualsiasi aggressione del destino, ricerca appassionata di un modello di uomo che trova solo in sé stesso. Il saggio stoico si chiude nella propria coscienza, che nessun oppressione può scalfire. Seneca riprende la tragedia, genere letterario che ora si dedica alla riflessione sul destino, sulla ragione, sul potere. Seneca parla di un mondo travolto dalle passioni, in cui la ragione è bandita e l’individuo si abbandona ad esse.

La favola fornisce un ritratto della società giulio-claudia, delle sue disuguaglianze e della miseria. Questo genere è noto grazie alla figura di Fedro, per cui la favola è il genere letterario degli oppressi che hanno la possibilità di denunciare. L’età di Nerone dà alla luce il Satyricon, frammento di romanzo attribuito a un Petronio, che è il cortigiano del principe costretto a suicidarsi poiché accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni. Il Satyricon è una parodia dei romanzi greci, in cui vi erano storie d’amore tormentate ma che avevano un lieto fine. Anche in Petronio, il protagonista è una coppia di amanti omosessuali coinvolta in molte disavventure. La coppia si aggira nei bassifondi delle città dove vengono a contatto con un’umanità fatta di ignoranti. Nel romanzo è assente il finale, quindi non ci permette di conoscere come termina la storia. Fedro. Fedro crea un genere letterario nuovo: la favola, che unisce propositi moraleggianti e satirici a un tono pessimista. Egli compose 5 libri di favole esopiche, che hanno come protagonisti animali e piante. Fedro si ispira alla tradizione della favola esopica, ma scrive i suoi racconti in versi anziché in prosa. Egli adotta il senario giambico, proprio della commedia. Inoltre, introduce la presenza dell'aneddoto storico e della novella milesia. Fedro vuole mostrare la vita e i costumi degli uomini servendosi di storielle divertenti, abbandonandosi al piacere del raccontare. Tuttavia, vuole anche istruire, dare consigli, specialmente con la morale piena di buon senso, che in Fedro precede la narrazione (promìtio). Le favole di Fedro insegnano che il debole può farsi valere di fronte al forte, grazie alla sua intelligenza. La forma allegorica della favola consente di mostrare il punto di vista delle classi inferiori, in un mondo dominato dai potenti. Nonostante ciò, la favola di Fedro è dominata da un rassegnato pessimismo, scaturito dall’immutabilità delle cose. Nella prima parte delle favole, egli scrive di più poiché presenta i personaggi mentre nella seconda parte scrive di meno. Questo concetto si chiama brevitas e consiste nel concentrare tutta la storia in pochi versi. Il lupo e l’agnello. Un agnello era giunto a un ruscello per bere, dove più in alto, stava un lupo che lo vide e, preso dalla fame, decise di mangiarlo, quindi cercò un pretesto per litigare. Lo accusò di stargli sporcando l’acqua, impedendogli di bere. L’agnello gli disse che stava bevendo a fior di labbra, e poi non poteva sporcare, da sotto, l’acqua a lui che stava sopra. Il lupo, respinto da questa ragione, disse che l’anno prima l’agnello lo aveva insultato. Ma l’agnello ribatté che non era ancora nato. Allora il lupo esclamò che se non era stato lui, era stato suo padre. E subito gli saltò addosso e lo sbranò fino a ucciderlo ingiustamente. Con questa favola, Fedro vuole dimostrare che contro chi si è messo in testa di commettere ingiustizia non c’è giusta difesa che tenga. V.14 “Haec…fabula” è un iperbato. La novella del soldato e della vedova. Il componimento parla di una ragazza che rimane vedova. Essa passava tutte le sue giornate a piangere sulla tomba del marito. Un giorno, una guardia viene posta in quel luogo per vigilare. La donna rimase ammaliata dal soldato e presto si dimenticò del marito.

● controversia: nasce dalle ipotesi e in essa si sceglieva un principio giuridico e si esponevano gli eventi, in seguito l’oratore doveva sostenere il ruolo di tutti i personaggi di questi eventi; Seneca Il Vecchio. Lucio Anneo Seneca è definito “Seneca il Vecchio” e nacque in una famiglia ricca in Spagna. Studiò a Roma dove ebbe suo figlio, Seneca e dove morì. L’unica sua opera che ci rimane è di carattere retorico sull’oratoria dei declamatori. In essa si inaugura il dibattito sulle ragioni della corruzione dell’oratoria. Secondo Seneca, questa è causata dalla decadenza dei costumi. Di conseguenza, gli animi si rivolgono a questioni più frivole e non più profonde. Inoltre, vi è una legge naturale maligna che fa cadere tutto ciò che raggiunge la perfezione. Seneca suddivide l’opera in Controversiae e Suasoriae. In ogni libro si forniva il tema e ciò che avevano detto i grandi declamatori per quanto riguarda le sententiae e le divisiones, ossia le suddivisioni presupposte dalla causa sia sul piano giuridico che su quello morale, di colores, ossia i particolari del caso. L’opera è un grande affresco dell’epoca e dei suoi protagonisti, che fa emergere i punti di vista e i meccanismi mentali che regolavano la vita degli uomini. Seneca. Nacque in Spagna, fu educato a Roma alla dottrina neopitagorica e in seguito si recò in Egitto, probabilmente per sottrarsi al clima politico ostile sotto Tiberio. Una volta tornato a Roma, si dedicò alla politica. Tuttavia, ciò lo portò a suscitare grandi gelosie e, nel 39 d.C, Caligola lo condannò a morte, ma riuscì a evitarlo. Sale al trono Claudio e sua moglie accusò Seneca di essere amante della nipote dell’imperatore. Fu esiliato in Corsica, dove tentò in ogni modo di ottenere il perdono con lettere adulatorie, che suscitarono le simpatie di Agrippina. Essa gli fece ottenere la grazia e una posizione onorevole, quella di precettore del figlio Nerone. Alla morte di Claudio, Nerone divenne imperatore e godette di grande sostegno da parte di Seneca e del prefetto del pretorio Burro. L’educazione moderata ricevuta da Seneca scomparve quando Nerone uccise sua madre, questo segnò la vita di Seneca, che dopo la morte di Burro si ritirò a vita privata, dedicata alle meditazioni filosofiche. Nerone sospettava che ciò fosse una sorta di rimprovero agli intrighi della corte e così, alla congiura senatoria guidata da Pisone, Seneca fu ritenuto coinvolto e costretto al suicidio. I Dialoghi. I Dialoghi sono una raccolta di 10 opere di cui una, “De Ira”, è composta da tre libri. Non sono dialoghi reali, bensì trattazioni filosofiche di vario argomento, in cui Seneca dialoga col destinatario come se fosse presente. Il modello è ricavato dalla diatriba cinico-stoica, atteggiamento moraleggiante basato sul buon senso di ogni giorno. Le “Consolationes” di Seneca trattano della fragilità dell’esistenza, della necessità di conseguire quel distacco dalle vicende della vita che trasforma l’uomo in un saggio, superiore alle passioni. Qui Seneca delinea la figura del saggio stoico, legato a ciò che è giusto e lontano dalle passioni. Su questo tema incentra il dialogo “De constantia sapientis” dedicato all’amico Sereno, cui più tardi dedicherà “De otio”, in cui presenta l’otium come uno spazio

che il saggio deve ritagliarsi per cercare il continuo miglioramento di sé; “De tranquillitate animi”, in cui riflette sull’importanza dell’interazione tra il ritiro privato e l’attività pubblica. Nel “De Ira” si parla dell’utilità sociale del saggio, in cui presenta come esempi negativi Caligola e la sua rabbia viscerale. Egli dedica l’opera a Novato, cui dedica anche “De vita beata”, in cui Seneca sostiene che la vera felicità è solo quella del saggio. A Lucilio dedica “De providentia” in cui riflette sul motivo per cui Dio consente agli uomini migliori di soffrire e trova la risposta nel fatto che questo li costringa all’esercizio della virtù. In “De brevitate vitae” vi è la meditazione sul tempo e sulla morte. Seneca sostiene che la vita non è breve, ma siamo noi che sprechiamo tempo in preoccupazioni futili. Seneca sostiene che l’unico modo per arginare la fugacità del tempo è dare più importanza alla qualità del tempo, non alla sua quantità. Secondo Seneca, il saggio deve privilegiare il presente e cercare di sfruttarlo nel miglior modo possibile. I trattati. Vi sono altri 3 trattati filosofici: ➔ de clementia: qui Seneca elogia la clemenza che ha mostrato Nerone nei primi anni di regno e auspica che questa sua mitezza lo porti verso una piena collaborazione col Senato e non alla tirannia; ➔ de beneficiis: qui Seneca sostiene che il modo migliore per migliorare la società è fare del bene; si deve dominare la rabbia ed esercitarsi alla clemenza, alla generosità. Seneca prospetta una reciprocità di benefici che ristabilisce l’uguaglianza tra uomo e natura. ➔ naturales quaestiones: qui si occupa di fenomeni meteorologici come pioggia, neve, comete. Seneca scrisse l’opera a causa di un’esigenza morale, ossia quella di liberare l’uomo dalla paura dei fenomeni naturali spiegandone i meccanismi e le corrette possibilità di sfruttamento. Seneca esalta la ricerca scientifica che apre la strada all’elevazione spirituale. Le Lettere a Lucilio. Le “Lettere a Lucilio” è un’opera destinata a Lucilio, cui scrive numerose lettere. Nei primi 3 libri, Seneca si rivolge a lui come un maestro per convincerlo ad aderire allo stoicismo. In seguito, di fronte ai miglioramenti dell’allievo, il tono è più articolato. I temi dell’opera sono la ricerca della forza interiore di fronte a ogni situazione della vita, la necessità di capirne la fugacità, di difendersi dalle lusinghe degli illusori, di prepararsi alla morte. Nell’opera Seneca parla di chi si abbandona alle passioni, sostenendo che ci si dimentica della propria anima, che è l’unica cosa in grado di differenziarci dagli animali e che determini le differenze tra uomo e uomo. Davanti alla morte, ogni corpo è uguale all’altro, sia che l’uomo sia ricco sia che sia povero, sia che sia libero sia che sia schiavo. Secondo Seneca, la vera schiavitù è dovuta a noi stessi e non ad una esteriore. L’unica via d’uscita dalla schiavitù è il raggiungimento dell’autosufficienza, chiamata “autarkeia”, con cui Seneca intende la filosofia. La filosofia rende l’uomo simile a Dio e gli costruisce attorno un muro, che si ottiene vincendo la paura della morte e dedicandosi alla pratica della virtù, che distacca l’uomo dalle passioni e lo rende libero. Seneca sostiene il tema della parità degli uomini, evidenziando la necessità di fare del bene al nostro prossimo e praticare la giustizia, riconoscere che siamo tutti uguali.

non potere più opporsi alle sventure della sorte, dovrebbe anzi mettere fine egli stesso alla sua vita. Siamo noi che rendiamo breve la vita. Seneca definisce vivere come essere in controllo di sé stessi, godere dei piccoli piaceri quotidiani e lavorare per il raggiungimento di un obiettivo che si reputa importante. Inoltre, paragona il modo in cui la maggior parte delle persone vive la propria vita ad una barca che non ha mai lasciato il porto. Il bene più prezioso che abbiamo è, senza ombra di dubbio, il tempo. Tuttavia, ci dimentichiamo del suo valore. Dobbiamo imparare ad essere genuinamente egoisti con il nostro tempo, a dire di no a tutte quelle attività che non renderanno, in alcun modo, la nostra vita migliore. Seneca sostiene che molti di noi perdono il giorno in attesa della notte e la notte per il timore del giorno. L’errore che commettiamo è credere di poter raggiungere la felicità in un futuro lontano, ma il futuro è fuori dal nostro controllo, l’unica cosa che possiamo controllare sono le nostre scelte nel presente. La lezione più importante della brevità della vita è che dobbiamo imparare ad attribuire il giusto valore al tempo, evitando di sprecarlo in attività inutili. Riflessione sul tempo. Nell’opera, Seneca invita Lucilio a diventare padrone di sé stesso e a recuperare tutto il tempo perduto, rubato a volte con cattiveria. Lo spreco vero e proprio è causato dall’incuria, poiché molte volte se ne va e noi noncuranti continuiamo a fare ciò che stiamo facendo. Seneca sostiene che molti uomini tentano di fuggire la morte, impauriti, ma in realtà essa è già passata. La morte va accolta, non rifiutata. Seneca invita Lucilio a preservare con cura e attenzione il proprio tempo, a non badare al futuro ma solo al tempo presente, che non torna più. Seneca fa poi il paragone tra chi regala cose materiali, convinto di dover ricevere qualcosa in cambio, e chi invece ci regala il suo tempo, cui non possiamo restituire niente. Seneca si presenta come un insegnante, rimane umile e dice che non può dire che non perde tempo, ma può affermare con certezza quando e come, cosa che molti non sanno poiché non se ne curano. L’arroganza del potere. Seneca affronta il problema della schiavitù offrendoci un’idea in perfetta sintonia con lo Stoicismo. Il filosofo condanna il rapporto che c’era stato fino ad adesso tra padroni e schiavi, nel quale vi era una subordinazione totale del servo al padrone, sia dal punto di vista psicologico che fisico. In antitesi a ciò, ed in linea con i dettami della filosofia stoica, Seneca sostiene l’uguaglianza tra liberi e schiavi dal punto di vista del diritto naturale, affermando che ogni uomo nasce dallo stesso seme, gode dello stesso cielo e vive, respira e muore allo stesso modo. Dunque, alla luce di ciò, il padrone deve vivere con il suo servo in modo tranquillo e mite, dandogli la possibilità di parlare, di occupare posti di importanza e anche di esercitare la giustizia, in quanto ogni uomo deve considerare che l’unica differenza che può intercorrere tra due uomini di diversa condizione è data dalla fortuna che assegna ad ognuno il destino.