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Tutte le giornate del decameron e commenti su ogni singola novella prese dal libro di Marco Veglia
Tipologia: Appunti
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Ogni giornata ha un Re o una Regina che stabilisce il tema delle novelle:
● 1° giornata: tema libero ● 2° giornata: novelle a lieto fine ● 3° giornata: discorsi sull'amore ● 4° giornata: si parla di amori infelici ● 5° giornata: si narra di amori felici ● 6° giornata: novelle riguardo le beffe ● 7° giornata:le beffe delle donne ● 8° giornata: beffe tra uomini e donne ● 9° giornata: tema libero ● 10° giornata: discorso sull'amore
Giovanni Boccaccio scrivendo il proemio sembra quasi voler7 dare una giustificazione al Decamerone , attraverso il quale spiega a quale categoria di pubblico fosse dedicato questo libro e lo scopo per cui l'ha scritto. Il libro è dedicato alle sofferenze causate dall'amore e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi (cacciare, giocare d'azzardo, mercanteggiare, ecc.) per cercare di dimenticare o almeno di alleviare queste pene e quindi, leggendo le novelle, potranno trovarvi svago ma anche dei suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni. Boccaccio usa, inoltre, il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale fa parte il Boccaccio.
Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna. I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio in questo Proemio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.
INTRODUZIONE : L’opera si apre con la descrizione della tragica situazione di Firenze oppressa dalla peste. I morti per le strade, i lamenti, le urla, l’aria pesante rendevano la vita in città una continua sofferenza. Per questo motivo sette nobili ragazze (Pampinea, Neifile, Filomena, Fiammetta, Emilia, Lauretta ed Elissa) seguendo la proposta di Pampinea, decidono di fuggire dalla città e rifugiarsi in una villa in campagna dove pensano di trovare allegria e di scampare alla peste. Coinvolgono in questa impresa anche tre giovani nobili Filostrato, Panfilo e Dioneo. Così il giorno dopo giungono in questa bellissima casa con i loro
servi e stabiliscono che ogni giorno venga eletto un re o una regina che gestirà a suo piacere la giornata.
PRIMA NOVELLA (PANFILO) ser ciapelletto Ser Ciappelletto, è descritto come “il peggior uomo che mai nascesse”. Egli è un falsario, assassino; un uomo, quindi, non estraneo al peccato. Egli viene assunto da Musciatto Franzesi per la gestione dei suoi intricati affari, durante il suo viaggio, trova accoglienza in casa di due fratelli usurai e qui è vittima di un malore. I due proprietari sono timorosi delle ripercussioni che la diffusione della notizia della morte di un personaggio simile nella loro abitazione senza l’estrema unzione avrebbe comportato. Per questo,Ser Ciappelletto, fa venire il più “santo” tra i parroci, per una sua prima ed ultima confessione. Durante la visita del prete, Ciappelletto gli fa credere di essere un uomo perfetto. Il frate, stupito da una simile purezza, dopo la morte dell’uomo, raccoglie tutti i suoi fratelli in riunione con il solo obiettivo di lodare il defunto. Al funerale partecipa un gran numero di persone che, convinte che ciò che è stato detto riguardo il morto sia del tutto vero, adorano la sua salma proprio come se si trattasse di un individuo degno di essere beatificato ed adorato.
Il nodo , è quello del bene che Dio compie attraverso il Male e i malvagi. Dio realizza ciò che desidera attraverso la malvagità degli uomini: se anche ser ciappelletto è malvagio , dio di serve della sua malvagità per premiare coloro che a ser ciappelletto si sono rivolti credendolo santo. Se attraverso ciappelletto, ha voluto dio mostrarsi benigno non significa che non lo abbia comunque condannato. Se nella commedia dante coglieva il destino dell’uomo attraverso l’istante della loro morte, per boccaccio questo non è possibile perché bisogna guardare l'interità della storia delle persona e di quello che essa ha portato agli altri uomini
La vicenda ha per protagonisti due mercanti: Giannotto, cristiano e Abraam, ebreo. I due nonostante la differenza di religione sono legati da una profonda amicizia. Giannotto insiste a lungo con l'amico per convincerlo a convertirsi al cristianesimo, ma questo, anche se attratto dalle motivazioni dategli, rimane fedele alla sua religione fino a che un giorno comunica al cristiano che stava per compiere un viaggio a Roma per vedere da vicino lo stile di vita del Papa. Giannotto è ormai convinto che vedendo il comportamento vergognoso del clero Abraam si convinca per sempre a non accettare la sua religione. A sorpresa Abraam gli annuncia invece che nessuno potrà ostacolargli il battesimo perché proprio durante il proprio viaggio si è accorto che lo Spirito Santo è con il Cristianesimo e con nessuna altra religione, perché, pensa, solo in questo modo avrebbe potuto sopravvivere in mezzo a tanto peccato e ad accrescere di giorno in giorno il numero dei fedeli, nonostante coloro che hanno il compito di guidare il gregge facciano di tutto per disperderlo.
Saladino, sultano d'Egitto e di Siria, era molto ricco, potente e saggio ma ultimamente, stava affrontando una carenza economica. Siccome Saladino era una persona molto avara, cercò di rivolgersi all'ebreo Melchisedech, così fece venire Melchisedech che era un usuraio di Alessandria, e gli domandò quale tra la religione giudaica, quella saracena e la cristiana, secondo lui fosse quella vera. Melchisedech però, oltre ad essere un fedele dell'ebraismo, era
amore era mal concepito ed era da spegnersi. E così, finito di pranzare, la ringraziò e si affrettò a ripartire dirigendosi a Genova.
Un frate minore, benché fosse un inquisitore era anche un raffinato buongustaio dedito ai banchetti. Un giorno, avendo sentito parlare di un uomo molto ricco, il quale da ubriaco aveva detto di avere un vino così buono che anche Cristo lo vorrebbe bere, andò da quest'uomo e lo accusò di aver definito Dio come un ubriacone e per penitenza gli disse che doveva desinare in convento e andare tutte le mattine a messa in chiesa. Lì, un giorno, l'uomo udì dire dal predicatore: ”Voi riceverete per ogni vostro dono cento volte tanto e possederete la vita eterna”. Parlando poi col frate, disse: "Da quando frequento questo convento, ho potuto constatare che donate molta minestra ai poveri e quindi nell’aldilà ne avrete talmente tanta da affogarci". Il frate allora per ira gli rispose che da quel momento in poi poteva fare ciò che più gli piaceva senza più presentarsi davanti al suo cospetto.
La satira dei vizi religiosi sono oggetto di riso; la novità del vino sta allora nella conciliazione della brigata con la spregiudicata rappresentazione del mondo e delle sue passioni.
Bergamino, novellatore, in seguito ad un ingaggio da parte del signore di Verona Can Grande della Scala, ricevette in dono solo tre vesti. E così Bergamino quando si trovò al cospetto di Can Grande, lo rimproverò della sua avarizia narrandogli la storia di Primasso e dell’abate di Clignì. L'abate non volle ricevere Primasso, che essendosi portato con sé tre pani, se ne nutrì fino a che non fu ricevuto. Quando l’abate alla fine capì che il giovane era venuto solamente per onorare e osservare la sua magnificenza, si vergognò e, per scusarsi, gli donò denari, un cavallo da viaggio e vestiti. Can Grande, avendo udito ciò, pagò l’oste di Bergamino e diede al novellatore, come nella storia, denari, vestiti pregiati e un palafreno (cavallo da viaggio).
Necessità della finzione per affermare la verità; la troviamo sia nella novella 3 sia qua.
Messer Ermino de Grimaldi era l’uomo più ricco tra tutti i signori di Genova, ma anche il più avaro. In quel tempo giunse in città un valente uomo di corte, Guiglielmo Corsiere, che avendo sentito parlare dell’avarizia di Ermino, volle andare a trovarlo. Ermino accolse Guiglielmo amichevolmente e, mostrandogli la sua nuova abitazione, gli chiese: "Che cosa posso far dipingere di mai visto prima d’ora?". Guiglielmo allora gli rispose che poteva far dipingere la “Cortesia”. Avendo udito queste parole, messer Ermino si vergognò talmente tanto che divenne il più affabile e compiacente uomo di Genova.
nel decameron non mancano esempi di uomini che troppo spendendo si impoveriscono. L'uso delle ricchezze ha conseguenze sociali. è uno dei tratti di maggior realismo del decameron, dove la cortesia è l'anti modello della declinante civiltà, quindi la verifica dell’educazione è la misura per instaurare armonia nella società. la parola quindi è strumento di rinascita sociale.
Una donna della Guascogna andò in pellegrinaggio al sepolcro e al suo ritorno, giunta a Cipri, subì violenza da alcuni uomini. Ella pensò allora di rivolgersi al re per ottenere un’adeguata vendetta, puravendo sentito dire che il re era molto indulgente. Giunta al suo cospetto, gli raccontò la vicenda e infine gli chiese come faceva a sopportare tutte le ingiurie che fino ad allora aveva subito. Il re a quel punto, come svegliato da un lungo sonno, si riscosse e stabilì che tutte le ingiurie, a cominciare da quella patita della donna, fossero severamente punite.
il decameron per salvare la dignità della donna nel contesto sociale dell'epoca, inserisce un rivoluzionario sistema dall’allarme a protezione della medesima dignità. La donna se offesa può legittimamente ribellarsi, può rivendicare la propria “natural ragione”
L’anziano maestro Alberto di Bologna, medico di gran fama, si innamorò di una bellissima donna, Margherita dei Ghisolieri. Cominciò pertanto ad andare tutti i giorni, o a cavallo o a piedi, davanti alla casa della donna. Margherita, insieme ad altre donne, comprese il perché di queste visite, ma non capiva come faceva un uomo anziano a innamorarsi, poiché riteneva che la passione fosse un sentimento proprio dei giovani. In un giorno di festa, vedendo maestro Alberto nelle vicinanze, lo invitò nella sua abitazione. Il vecchio medico però si rese conto che l’invito era una sorta di beffa e allora disse a Margherita che l’amore degli anziani è molto più maturo e profondo di quello dei giovani. Disse inoltre che, come si mangia la parte più cattiva dei porri, anche il suo amore poteva essere assaporato. Così la donna, non avendo considerato le qualità della persona che voleva punzecchiare, si ritrovò punzecchiata.
L’eros del decameron è per boccaccio una scelta. Il paradosso è la capacità di boccaccio di rivoltare il finale della novella, come aveva già fatto nelle precedenti novelle.
CONCLUSIONE 1 GIORNATA Pampinea nomina come regina della seconda Filomena la quale sceglie il tema:”chi da diverse cose infestato, sia oltre la speranza riuscito a lieto fine”. La stessa, arrivata l’ora del desinare, ordina che si danzi. Emilia canta allora la ballata: Io son sì vaga della mia bellezza.
Il brano analizza il "Decameron" di Giovanni Boccaccio sottolineandone gli aspetti allegorici, etici e la critica sociale. Ecco una spiegazione semplificata:
2° Giornata Decamerone - Riassunto In questa giornata si narrano le avventure di chi, colpito da molte avversità, sia riuscito a raggiungere un lieto fine.
Dopo essersi svegliata, la compagnia si diletta sul prato. Dopo il pranzo e qualche ballo, si siedono, e Filomena, regina della giornata, ordina a Neifile di incominciare.
Era da poco morto a Trivigi, sant’Arrigo dichiarato santo perché oltre che essere stato un pio uomo, alla sua morte tutte le campane suonarono contemporaneamente. Allora la gente meravigliata, portava nel luogo santo ove era tenuta la salma, sia storpi sia ciechi e altri poveri, affinché fossero miracolati dalla vicinanza del santo. In quel giorno arrivarono nella città tre mercanti fiorentini: Stecchi, Martellino e Marchese che, incuriositi dalla folla, vollero andare a vedere le spoglie del santo. Martellino trovò il modo per passare indisturbati e senza noie: lui si sarebbe finto uno storpio e i due compari l’avrebbero aiutato a reggersi. Arrivato vicino al corpo di Sant’Arrigo, Martellino per burlarsi delle persone che lo guardavano cominciò a fingersi miracolato, ritornando a poco a poco normale. Ma riconosciuto da un suo compaesano stava per essere linciato dalla folla, quando Marchese riuscì a portarlo via; e così tutti e tre fecero ritorno a casa.
Arrigo rinnova la condizione di ser ciappelletto (c’è come una simmetria), ma in ciappelletto nessuno tranne dio scorge la beffa, quindi martellino svolge una funzione di smascheramento: non della santità ma del cieco consenso popolare che la rende oggetto di superstizione. Martellino non beffa di Dio ma della folla superstiziosa. Il confine tra beffa e credenza popolare nel decameron è sottilissimo. il culto dei santi e delle reliquie è uno dei punti cardinali delle credenze religiose del medioevo, sui quali si esercita l’ironia del decameron. Per Dante Alighieri, la verità è una realtà assoluta e trascendente, radicata nell'ordine divino. Nel mondo dantesco, le apparenze possono ingannare e allontanare l'uomo dalla conoscenza della verità, che si raggiunge solo attraverso la ragione illuminata dalla fede. Dante condanna il giudizio fondato sulle apparenze come segno di superficialità o peccato, poiché esso ignora la sostanza profonda delle cose e delle persone.
Nella Divina Commedia , molti peccatori appaiono in un modo che contrasta con la loro vera natura (es. Ulisse che appare grande e astuto, ma è condannato per il suo inganno). Questo mostra che fidarsi delle apparenze significa cadere in errore, poiché la verità risiede al di là di ciò che si vede.
Giovanni Boccaccio, invece, ha una visione più pragmatica e disincantata dell'esistenza. Nel Decameron , la realtà è presentata come mutevole, ambigua e spesso sfuggente. La verità assoluta, se esiste, è fuori dalla portata dell'uomo comune, che deve agire nel mondo basandosi su ciò che può osservare e comprendere. Per Boccaccio, il giudizio basato sulle apparenze non è un errore morale, ma una condizione inevitabile della vita umana.
Nel Decameron , i personaggi giudicano e agiscono spesso in base alle apparenze, non per superficialità ma perché questo è l'unico modo di orientarsi in un mondo complesso. Ad
esempio, storie come quella di Frate Cipolla (che sfrutta la credulità della gente) mostrano come le apparenze e l'inganno siano parte integrante della realtà quotidiana.
Il mercante Rinaldo d’Asti sta cavalcando verso Verona, quando viene derubato da alcuni furfanti travestiti da onesti cavalieri. Rinaldo vagando dopo il calar del sole e rimasto con pochi indumenti addosso, disperava di trovare un rifugio per la notte quando, per fortuna, riesce a ripararsi sotto il portico di una casa che crede abbandonata, ma invece in questa vi era una bellissima vedova che aiuta il mercante a ristorarsi, gli fa fare un bagno e improvvisamente se ne innamora, da parte sua Rinaldo ricambia l’amore della donna e così passano la notte insieme. Il giorno dopo, vestito con buoni abiti, riparte ringraziando di tutto la donna e lungo la via incontra i tre briganti che lo avevano rapinato il giorno prima, catturati; perciò può riprendersi i suoi vestiti e i denari, e tornarsene felicemente a casa.
La preghiera di Rinaldo a San Giuliano ottiene un risultato positivo, riflettendo la "benignità di Dio" che esaudisce non per merito formale, ma per la purezza dell'intenzione. Per Boccaccio, i santi sono stati mortali e fragili come gli uomini; la loro esperienza della condizione umana li rende accessibili e comprensibili come mediatori con Dio. La fede non è vista in termini superstiziosi, ma come un atto basato sulla ragione e sulla sincerità dell'intenzione. (punto focale del decameron) La novella sviluppa il tema centrale del Decameron : il bene può manifestarsi anche in situazioni avverse o corrotte (es. Ciappelletto in XI, 1, o Griselda nell’ultima giornata).
Lamberto, Tedaldo e Agolante figli di un ricchissimo cavaliere, alla sua morte sperperano tutta l’eredità e, divenuti poveri, si decidono a lasciare Firenze e a partire per l’Inghilterra dove, prestando il denaro ad usura, riescono a guadagnare piu’ di quanto avevano perso. Ma, affidati i possedimenti inglesi ad un loro nipote di nome Alessandro, se ne tornarono a Firenze. Intanto a causa di una guerra le proprietà inglesi non rendono più, perciò i tre fratelli riperdono tutto e per i debiti sono incarcerati; anche Alessandro, ormai povero, sta per tornare in Italia quando incontra un abate inglese che gli si affeziona particolarmente. Una sera l’abate fatto venire Alessandro nel suo letto, comincia ad accarezzarlo ma Alessandro non capisce come può un uomo toccare un altro uomo; ma l’abate in verità altri non e’ che la figlia del re d’Inghilterra. Dopo una notte di passione, il giorno seguente giunti a Roma furono sposati dal Papa e così Alessandro divenne duca di Cornovaglia e poté liberare i tre zii, essendo oramai ricchissimo.
La Fortuna (il linguaggio e i pensieri sono come il canto 8). La proprietà dei beni è della fortuna, non degli uomini; quindi la povertà è un metodo di efficacia per resistere all’avversa fortuna: chi nulla ha non può essere privato di nulla. il mercare è una della attività umane ed è una delle possibili vie concesse agli uomini per alleggerire la malinconia.
accumulata dalle esperienze notturne che lo salvano e lo premiano infine. Sono esattamente questi, tra l’altro, i valori della borghesia mercantile che Boccaccio esalta in tutto il Decameron. Il filosofo e critico Benedetto Croce ha notato come la Rua Catalana e la Piazza del Mercato nominate nella novella esistano ancora oggi a Napoli e comunichino con il quartiere Malpertugio, teatro degli eventi dell’incontro con Fiordaliso. A proposito di questa, è documentata anche la presenza nel Trecento a Napoli di una rinomata prostituta dal nome Flora protetta dal malvivente Buttafuoco, con la quale si è tentato di identificare il personaggio. Infine, anche la tomba dell’Arcivescovo Minutolo della novella è rinvenibile e visitabile nel Duomo a Napoli. Insomma, non si può certo dire che Andreuccio da Perugia sia tratto da una storia vera, ma sicuramente è importante sottolineare quanto Boccaccio ritenesse importante la raffigurazione esatta della realtà nel suo Decameron.
La novella narra le vicende di Madama Beritola, moglie del nobile napoletano Arrighetto Capece, costretta a fuggire dopo la morte del re Manfredi e la cattura del marito da parte dei Siciliani. Rifugiatasi a Lipari, Beritola partorisce un figlio, Scacciato, ma durante una sosta a Ponza viene separata dai figli e dalla balia, rapiti da corsari genovesi. Disperata, vive su un’isola deserta con due caprioli, ai quali offre il suo latte, finché Currado Malaspina, un nobile pisano, la trova e la porta con sé. Nel frattempo, i figli vengono portati a Genova: la balia finge che Giuffredi, ribattezzato Giannotto, sia suo figlio. Crescendo, Giannotto si imbarca come marinaio e finisce al servizio di Currado, innamorandosi della figlia del nobile. Scoperti, i due vengono incarcerati, ma quando Giannotto rivela la sua vera identità, Currado li perdona e li fa sposare. Intanto, si scopre che Scacciato è vivo a Genova, dove sposa la figlia del suo padrone come risarcimento per i maltrattamenti subiti. Nel finale, Arrighetto viene liberato dai Siciliani dopo la cacciata di Carlo d’Angiò, e la famiglia si riunisce a Palermo per festeggiare e vivere felice.
Mar Mediterraneo: la terra e il mare, non sono solo uno sfondo dei racconti, ma una loro dimensione cognitiva. Nel dolente ritorno alla natura, Beritola si imbatte negli animali coi quali entra in simbiosi. (varietà del ritorno alla natura). La maternità conduce beritola verso i caprioli, che prendono il posto dei figli perduti. nomi finti per una storia vera, perché? storica è la novella non perché ne siano documentati i nomi, ma perchè profondamente vera ne è la sua rappresentazione. beritola viene rappresentata la forza struggente del legame familiare, capace di resistere alla fortuna. se si pensa alle difficoltà della vita domestica di boccaccio non si fatica a intendere la novità del racconto.
SETTIMA NOVELLA (PANFILO) Alatiel Il sultano di Babilonia Beminedab, per ringraziare il re del Garbo di averlo soccorso durante una battaglia, decise di dargli in sposa la sua bellissima figlia Alatiel. Per questo, la imbarcò insieme ad altre damigelle su una nave che partiva da Alessandria. Erano quasi giunte a termine del loro viaggio, quando dei forti venti spinsero la nave fuori rotta tanto da farla arenare vicino Maiorca. Alatiel, la mattina seguente fu fortunatamente aiutata da Pericon da Visalgo che, subito s’innamorò della bella fanciulla e la portò nel suo palazzo dove la fece ubriacare. E così trascorse con la giovine una felice nottata. Anche il fratello di Pericon,
Marato, s’innamorò della ragazza. Essendo approdata sull’isola una nave di due fratelli genovesi, si accordò con loro per rapirla, uccidere il fratello e poi fuggire con la ragazza. Così accadde. Anche i due fratelli però s’innamorarono di Alatiel e, gettato Marato in mare, cominciarono a litigare violentemente e così combatterono fino alla morte di uno dei due. Alatiel e il genovese sopravissuto giunsero così a Chiarenza dove presto si sparse la notizia della bellezza della ragazza, tanto che il principe dell’Acaia la rapì e la portò nel suo palazzo. Anche il duca d’Atene volle vederla e se ne innamorò. Il principe però, non disposto a lasciare al duca la ragazza, si accordò con un certo Cuiriaci per uccidere il principe e rapire Alatiel. Soltanto due giorni dopo la fuga del duca e della ragazza ad Atene, fu ritrovato il corpo del principe insieme a quello di Cuiriaci. Fu così che il fratello del principe organizzò un piccolo esercito e dichiarò guerra al duca. Allora quest’ultimo chiese aiuto all’Imperatore di Costantinopoli, che inviò oltre al suo esercito i suoi figli: Costanzio e Manovello. Anche Costanzio si innamorò di Alatiel e, lasciato il campo di battaglia, fuggì con la ragazza su una piccola nave a Chios dove rimasero fintantoché la ragazza si innamorò di Costanzio. Ma Osbech, re dei Turchi, rapì Alatiel per sposarla. Saputo questo, l’Imperatore di Costantinopoli chiese aiuto al re della Cappadocia che uccise Osbech in battaglia. Alora Antioco, essendo stato raccomandato dall’amico Osbech, di proteggere Alatiel, fuggì con questa e un suo amico a Rodi. Lì però Antioco si ammalò e in punto di morte chiese al giovane di proteggere la sua donna. Trasferitisi a Cipro, Alatiel riconobbe Antigono di Famagosta, servo del sultano di Babilonia suo padre. Si accordò con questo per tornare in patria da suo padre al quale disse che dopo il naufragio in Provenza, era stata soccorsa da quattro cavalieri che l’avevano portata in un monastero di benedettine dove era rimasta per molto tempo fingendo di esser figlia di un mercante di Cipro per paura di essere cacciata a causa della sua religione. Alla fine però era riuscita ad aggregarsi ad un gruppo di pellegrini diretti a Gerusalemme e avendo fatto scalo a Baffa aveva incontrato Antigono e con lui era ritornata a Babilonia. Il sultano, udite queste parole, accolse felicemente la figlia e la fece sposare con il principe del Garbo come d’accordo inizialmente; la prima notte di nozze , Alatiel gli fece credere di essere ancora vergine.
il caso di Alatiel si apre con uno dei discorsi introduttivi più lunghi affidato a Panfilo. Caso di un “eros molteplice”, relazione tra dio e gli umani desideri; in questa novella un corpo desiderato serba contro ogni evidenza la purezza di Alatiel. Lei ha già deciso di cedere il suo corpo e lo farà serbando anche la sua verginità; il tema della violenza subita dalle donne non cancella l’onestà di Alatiel. Il corpo violato, se l’anima non acconsente liberamente alla violenza non perde la sua purezza. Alatiel si salva non usando il racconto, cosa che fa solo con antigono a cui racconta con trasparenza le sue sventure. Poi dopo aver a lungo pensato capisce che non potrà rivelare il suo segreto al suo futuro marito non perché aveva perso la sua purezza, ma perché è consapevole che altri non capirebbero e la giudicherebbero per quel che ha compiuto più che per quello che ha patito.
La novella racconta la storia di Gualtieri, conte d’Anversa , costretto a fuggire dalla Francia con i figli Luigi (Perotto) e Violante (Giannetta) a causa di una calunnia della regina, che, respinta dal conte, lo accusò di tentato abuso.
affinché la raccontasse al sultano e fece anche convocare Bernabò, anch’egli lì per affari. Allora smascherò l’inganno del mercante facendolo minacciare dal sultano e rivelando la sua vera identità al marito e agli altri. Il sultano allora obbligò Ambruogiuolo a risarcire Bernabò e inoltre regalò alla coppia ritrovata ori, gioielli e molti 10000 denari: la coppia poté così ritornare a Genova. Ambruogiuolo fu invece cosparso di miele, legato ad un palo e lasciato nel deserto alla mercé degli insetti.
Vittima di inganno e violenza, la protagonista si salva travestendosi da uomo. Zinevra quindi accetta il dolore, ma non la sua causa, che sa di essere ingiusta. (omaggio a Galeotto, però con un rovesciamento: questa ginevra infatti non tradisce, ma è tradita; non inganna, ma viene ingannata. Per boccaccio il male è quello compiuto dall’uomo. se il dolore e la tragedia della storia, sono inevitabili, il male umano non possiede invece nulla di fatele, ma è l’esito della perversione della volontà. citazione per la morte di Ambrougiolo (insetti) a Dante nell’inferno nella pena degli ignavi. Dioneo difende le ragioni naturali, bernabò è diversamente colpevole rispetto al suo befftore.
DECIMA NOVELLA (DIONEO) bartolomea Un giudice pisano di nome Ricciardo di Chinzica, era uomo fisicamente gracile. Piuttosto ricco di famiglia, volle sposarsi una donna molto giovane e bella di nome Bartolomea Gualandi. già dall'inizio questo marito mostrò scarsa propensione a frequentare la moglie. Il giudice, allora, sentendosi a disagio, cominciò a spiegare alla moglie come certi giorni del calendario vietassero le intimità coniugali. Tutto questo rattristava la sposa, che era anche attentamente sorvegliata dal marito, il quale temeva che qualche altro uomo le insegnasse un calendario senza tutte quelle feste. Ora, un giorno estivo di grande calura, il giudice Ricciardo organizzò una bella gita di pesca; su una barca salirono Ricciardo e i pescatori, mentre sopra un'altra si sistemarono alcune donne assieme alla giovane Bartolomea. Nell'entusiasmo per la pesca si allontanarono un po' troppo dalla riva e furono sorpresi dalla nave corsara di Paganino da Mare che, bloccata la barca dove erano le donne, e, notata la bella Bartolomea, la sequestrò sotto gli occhi di messer Ricciardo che non poté far nulla per evitare la cattura della moglie. Tornato a Pisa il giudice si diede molto da fare per avere notizie della moglie scomparsa, ma nulla. Paganino, intanto, cercava di consolarla e tanto bene vi riuscì che la sera stessa Bartolomea dimenticò il giudice e le sue leggi e cominciò a vivere lietamente con Paganino il pirata. Dopo qualche tempo messer Ricciardo venne finalmente a sapere dove si trovava la moglie e, imbarcatosi, raggiunse Monaco nella ferma speranza di poter riavere la moglie, pagando anche un costosissimo riscatto. Incontratosi con Paganino, messer Ricciardo venne presto al dunque e Paganino disse che, se veramente la donna che lui aveva sequestrato nel mare di Pisa era sua moglie. Bartolomea guardò il marito facendo finta di non riconoscerlo. Lo stupefatto Ricciardo, colpito da quell'indifferenza, insistette con la donna affinché riconoscesse in lui il suo legittimo marito, ma lei rispose che sarebbe stato poco conveniente guardare troppo un uomo sconosciuto, ma che, per quanto guardasse, non riconosceva nessun marito. Paganino acconsentì e i due andarono nella camera della donna dove Ricciardo, con tono appassionato e affettuoso, insistette perché la moglie lo riconoscesse. Bartolomea inizialmente rise in seguito gli rivelò di averlo riconosciuto da subito, ma gli rimproverò anche sfrontatamente il fatto che lui, con la storia delle vigilie, della quaresima e delle altre festività, l'aveva costantemente ignorata, gli ricordò, inoltre, che, se avesse imposto tante festività a coloro che lavoravano le sue terre, non avrebbe raccolto neanche un chicco di grano. E gli disse anche che si era
imbattuta in un uomo gagliardo che non conosceva festività di sorta, che era sempre presente con la sua donna e che lei era ben lieta di vivere così. Bartolomea rispose che il suo onore era affar suo e si chiese anche come avrebbe potuto mai cambiare suo marito, visto che era un uomo freddo, indifferente alla sua sposa e che, per quanto si fosse ingegnato, sarebbe stato sempre un disastro. Lei se ne sarebbe stata col suo Paganino e, se poi fosse stata abbandonata, a Pisa non sarebbe tornata di sicuro. Ricciardo se ne tornò così a Pisa dove gli venne una specie di fissazione e, quando incontrava qualche conoscente, si lamentava con lui, che una giovane donna non vuole mai rispettare le solennità religiose; questo stato d'animo lo fece ammalare di un male che lo portò presto a morte. Paganino, saputa la cosa, fu così lieto di sposare regolarmente la vedova e i due, finché poterono, non rispettarono mai le festività religiose.
ciò che per riccardo è “un appetito disordinato e disonesto, è invece per la donna un desiderio della natura. prima novella con caratteri erotici.
L’ultima novella fece tanto ridere la compagnia che non c’era nessuna cui non dolessero le mascelle, tutti erano d’accordo nel ritenere che Bernabò era stato una bestia. Si era fatto tardi e la regina, toltasi la corona, la pose sul capo di Neifile che, ricevuto l’onore, arrossì un poco e nel viso divenne come una fresca rosa d’aprile o di maggio. Ella stabilì che il venerdì successivo, giorno della passione di Cristo, fosse dedicato alle orazioni più che alle novelle; il sabato era usanza che le donne si lavassero la testa e digiunassero per devozione alla Madonna; la domenica, infine, bisognava riposarsi da ogni fatica. Inoltre, riteneva opportuno allontanarsi di lì ed andare altrove. La sera della domenica si sarebbe pensato alle novelle da raccontare il giorno successivo. Il tema da trattare era quello di coloro che acquistassero le cose desiderate con abilità e le perdute recuperassero. Tutti furono d’accordo. Si trattennero un po’ in giardino e all’ora stabilita cenarono allegramente. Dopo cena Emilia cominciò a cantare, seguirono Pampinea e le altre, che cantarono una canzone sulle gioie dell’amore. Al termine, con le lampade in mano, ciascuno se ne andò nella sua camera. I due giorni seguenti furono dedicati alle cose prescritte dalla regina e tutti, con desiderio ,attesero la domenica.
dopo. Una volta andato via, il servo tagliò i capelli a tutti i suoi compagni, allo stesso modo con cui il re li aveva tagliati a lui, e così non fu mai scoperto.
Gioco di Boccaccio di rappresentare personaggi la cui dignità e nobiltà non corrispondono al loro status sociale o al loro aspetto.
Una donna si era innamorata di un giovane che -aveva notato- era in buoni rapporti con un frate. Il giorno dopo questa andò dal frate a confessarsi e disse che questo suo amico la importunava anche se lei era sposata; quando il frate rivide l'uomo, lo redarguì per il gesto ma egli si meravigliò perché non aveva mai fatto una cosa di simile e così andò sotto casa della donna a chiedere spiegazioni e quella si scusò e mostrò a lui tutto il suo interesse e provò a sedurlo; una volta tornato a casa, la donna riandò dal frate e le disse che quel suo amico le aveva fatto delle proposte indecenti. Questi chiamò il giovane e lo sgridò di nuovo, allorchè egli capì subito che la donna si serviva del frate per invitarlo; andò quella notte stessa da lei che lo aspettava nella sua camera e si sollazzarono insieme con l'impegno di ritrovarsi altre volte senza più ricorrere al frate.
Novella che ha al centro una confessione. Boccaccio ragiona sul mediazioni sacramentali. Boccaccio si beffa sia sulla confessione auricolare sia del culto dei santi sia del culto delle reliquie. L'irrisione dei vizi dei religiosi che fanno il contrario di ciò che dovrebbero fare e sono l'opposto di ciò che dovrebbero essere.
Un uomo chiamato Puccio di Rinieri era molto devoto al Signore e dal momento che non poteva avere figli volle farsi terziario dell’ordine francescano. Conobbe un monaco di nome Don Felice che iniziò a frequentare la casa di Puccio e si invaghì della moglie Isabetta. Allora disse a Puccio che poteva indicargli una penitenza che facevano anche il papa e i prelati per raggiungere il Paradiso più velocemente e cioè stare in preghiera tutta la notte in una stessa stanza della casa da dove si vedesse il cielo, sdraiato per terra e con le mani a guisa di crocifisso. Egli accettò e tutte le sere successive Don Felice lo invitò a eseguire la penitenza e nel frattempo in un’altra stanza egli poteva tranquillamente giacere con sua moglie per tutta la notte.
Legame con inferno 5: però con una evoluzione dal modello dantesco, ‘’intelligenza assicura piacere. Quindi e sul piano della brigata, la condotta dei giovani è esattamente al contrario di quella condannata in inferno 5, sul piano dilettevole delle giocondità amorose di molte novelle la differenza è altrettanto chiara seppur diversamente connotata: la tragedia, se non è evitata con la virtù, può essere scansata con la sagacia e l'intelligenza degli amanti.
Francesco Vergellesi era un cavaliere ricco ma molto avaro e aveva bisogno di un cavallo per partire alla volta di Milano, così andò da un giovane ricco che ne possedeva uno e che era follemente innamorato di sua moglie (Zima). Quest’ultimo acconsentì a donarglielo in cambio di una chiacchierata con la moglie, e il cavaliere stupito che non gli avesse chiesto soldi accettò senza battere ciglio. Il giovane manifestò alla donna tutto il suo amore per lei e le disse che comprendeva la sua situazione però se avesse voluto, in assenza del marito,
avrebbe potuto stendere due asciugamani alla finestra e lui vedendoli sarebbe accorso subito. Così durante l’assenza del marito lei cadde in tentazione e facendogli il segno stabilito lo fece venire e si abbracciarono e baciarono tutta la notte.
il punto centrale della novella è l’eros che non resiste neanche agli uomini e donne di chiesa.
Un giovane ricco di nome Ricciardo a Napoli si innamorò di Catella che dicevano essere la più bella di Napoli, però essendo questa sposata non faceva caso al corteggiamento di quest’ultimo, il quale decise di ricorrere all’astuzia; sapendo che era molto gelosa, la chiamò e le disse che il marito se la intendeva con sua moglie e che avrebbero avuto appuntamento in un bagno il giorno dopo e disinteressatamente le consigliò di presentarsi lei al posto di sua moglie, che era già stata avvisata, così avrebbe potuto smascherarlo. Il giorno seguente Ricciardo andò lui nel bagno prestabilito ed essendo una camera oscurissima si mise a letto e quando venne Catella goderono molto insieme; dopo il rapporto Ricciardo spiegò che era tutta una messinscena e Catella comprendendo che aveva fatto tutto per amore suo, lo amò e si divertirono altre notti insieme.
la cieca fede nella superficie della parole è il segno dell’ingenuità e della conseguente incapacità di leggere attraverso le apparenze della vita
C’era a Firenze un giovane di nome Tedaldo che amava Monna Ermellina, moglie di Aldobrandino Palermini, la quale ricambiava questo amore però un giorno non ne volle più sapere di lui. Tedaldo non capendo il perché, se ne rattristò molto e fuggì ad Ancona al servizio di un signore, però sentendo cantare una canzone che lui una volta aveva dedicato alla sua amata, gli tornarono in mente i bei ricordi e tornò a Firenze. Nel frattempo si era sparsa la voce della sua morte e lui capì che si trattava di Faziuolo al quale somigliava molto, allora si travestì da pellegrino per non essere riconosciuto e introdottosi in casa di lei si fece credere religioso e la costrinse a confessare perché aveva costretto all’esilio Tedaldo. Quando questa gli disse che era colpa di un frate che le aveva detto di on tradire il marito, questi gli rispose con abile discorso che era molto più grave mandare in esilio una persona che tradire, e vedendola pentita si tolse il mantello e si manifestò a lei e dopo le spiegazioni dovute si riconciliarono e ritornarono amanti come una volta.
nobiltà d’animo di tedaldo che riflette sulle ingiustizie dell’umanità (umana cosa è avere compassione degli afflitti). come tutte le novelle della giornata 3 c’è la malvagot- dei clericali. La donna desolata e piangente seduta rappresenta quello che boccaccio voleva esprimere nel proemio e la consolazione della letteratura.
In un monastero vi era un abate a cui piaceva molto la moglie di un certo Ferondo, che però era molto geloso. Allora riuscì a parlare con la donna che era stanca di questa gelosia e finse di dirle un segreto: che il marito per guarire doveva morire, purificarsi in Purgatorio e dopo con determinate preghiere sarebbe ritornato in vita, però in cambio del segreto lei doveva donare all’abate il suo amore. La donna fiduciosa nelle sue parole accettò e passò molte notti con lui che nel frattempo teneva il marito sotto l’effetto di droga in una cella sotterranea.
sotto il reggimento di Filostrato che sceglie gli amori con un finale infelice. scelta criticata dagli altri novellatori
INTRODUZIONE 4 giornata Boccaccio si rivolge alle donne, proprio come nel proemio.
Giovanni Boccaccio, nell'introduzione alla quarta giornata del Decameron , affronta il problema delle critiche mosse alla sua opera, accusata di frivolezza e immoralità a causa del contenuto erotico e della visione laica e disincantata del mondo presente in molte novelle delle prime giornate. Per difendersi, Boccaccio si rivolge direttamente ai lettori, chiarendo che il suo intento non è superficiale o scandaloso, ma di offrire un trattato sull'umanità attraverso esempi concreti, ispirandosi al metodo dei predicatori che utilizzavano aneddoti per insegnare.
L'autore si stupisce che il suo lavoro abbia suscitato invidia, nonostante abbia adottato uno stile semplice e un tono umile, evitando di elevarsi come una "torre" che attira maggiormente l'attenzione. Tuttavia, l'invidia è arrivata comunque, rivelando il rischio di fraintendimento della sua opera e la difficoltà di far accettare una tradizione letteraria, quella delle novelle, ancora non riconosciuta pienamente. Boccaccio usa questa giustificazione per ribadire la dignità e il valore del suo lavoro, nonostante le critiche.
Le critiche che arruvono a boccaccio sono: a boccaccio piacciono troppo le donne, altro hanno detto che alla sua età non va bene stare dietro alle donne e altri ancora dicono che a boccaccio conviene stare con le muse nle parnaso e non scrivere di queste donne borghesi.
così Boccaccio per difendersi racconta la NOVELLA DELLE PAPERE: La trama è molto semplice: un uomo nasconde il figlio in un eremo per impedirgli di
conoscere le donne e non peccare. Un giorno, spinto da necessità a recarsi in città insieme
al figlio, non può impedire che questi veda le donne: il figlio chiede cosa siano. Lui risponde:
papere. Al che il figlio dice: molto belle queste papere, perché non ce ne portiamo a casa
una così le diamo da beccare?
Il padre comprende quanto sia impossibile sottrarsi all’attrazione femminile e al potere della
natura. L’amore è una forza capace di muovere tutto e per tale ragione la reggenza della
donne in fatti d’amore è indiscutibile; se si parla dell’amore, quanto di più bello c’è al mondo,
si deve necessariamente parlare delle donne e alle donne, che sono la creature più
incredibile e meravigliosa, dice il certaldese.
Poi boccaccio dopo la novella (la 101) risponde alle accuse.
Le donne sono sempre il centro dell’opera e tutto è giocato sulla disposizione naturale che il
poeta rivendica con orgoglio, perché è questa disposizione a ispirare lo scrittore e il suo