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Devianza e Criminalità: Teorie Sociologiche e Approcci Integrati, Dispense di Sociologia della devianza

Appunti di sociologia della devianza più integrazione del libro devianza e criminalità.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 13/01/2022

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APPUNTI + LIBRO SOCIOLOGIA DELLA DEVIANZA
28 Settembre 2020 → Sociologia della devianza : concetti e definizioni ( SLIDE 1 )
Percorso delle lezioni :
1. introduzione dei concetti sociologici
2. la conoscenza delle dimensioni sociali del crimine e della devianza
3. i principali paradigmi interpretativi dei comportamenti criminali e devianti ossia rispondere
alla domanda “perché?” essi vengono commessi
4. i nessi tra definizioni, interpretazioni dei fenomeni di devianza, le loro rappresentazioni,
interessi del sistema politico, scelte normative, politiche di prevenzioni, controllo e trattamento
ossia la domande è “che fare?”, “di chi è la colpa?”
Teoria di Thomas → definire una situazione come reale fa diventare essa reale nelle sue conseguenze.
Parliamo di devianza vista come allontanamento o rifiuto delle regole e non solo dalle norme
giuridico-penali. Criminalità è contenuta nella devianza ossia il crimine è uno dei comportamenti
devianti. Si ha interesse non solo per i crimini cioè i reati dal codice penale ma in generale di
comportamenti problema ossia quei comportamenti che violano delle norme riconosciute come
valide in una determinata società e suscitano prevalentemente reazioni negative.
Sei può dire quindi che la sociologia della devianza guarda a un insieme di comportamenti che
comprendono certo i comportamenti qualificabili come criminali ma anche all’insieme di
comportamenti problematici ( reali o socialmente percepiti come tali ) che violano le norme di
qualunque tipo riconosciute come valide in una certa società e/o cultura.
Si cerca di capire quali problematiche, i motivi e il che fare.
Perché ci sia devianza bisogna che ci sia un gruppo sociale di riferimento, una propria cultura o una
propria serie di regole, su cui basarci per definire ciò che è accettato e ciò che non lo è. Se si varia il
gruppo variano anche i fatti che sono considerati leciti e non ossia hanno una base comune ( es. non
rubare ) fino a un certo punto per poi variarsi.
Esiste devianza quando un comportamento che viola queste regole viene valutato negativamente dalla
maggioranza dei membri del gruppo sociale perché sentono che rovina la società. I costumi variano nel
tempo e nello spazio ( es. donna che porta i pantaloni una volta lo era ora non più perché è la
normalità ). Si vede quando un comportamento è deviante perché il gruppo sociale reagisce con degli
atteggiamenti, comportamenti e sanzioni che variano di intensità in base alla gravità attribuita ai
comportamento deviante. Esistono vari modi di reagire che possono essere sanzioni informali ( sociali
nel senso delle relazioni sociali ) e sanzioni istituzionali ( date dal leggi specifiche ). Chi mette in atto
comportamenti devianti avrà delle conseguenze negative ossia sono le sanzioni che colpiscono la
persona che viene giudicata come responsabile di mettere in atto un’azione illegittima, illegale o che
crea fastidio in chi gli sta attorno. Devianza è un comportamento che si scosta rispetto a una
distribuzione normale, in senso statico, dei comportamenti tenuti in un dato contesto sociale ossia
normale è il comportamento tenuto con più frequenza in quella determinata situazione.
Devianza è definita quindi come scostamento da una norma in vari modi :
- scostamento rispetto ad una distribuzione normale dei comportamenti in senso statistico
in questo senso la norma è definita come il comportamento che si osserva con maggiore
frequenza in una data popolazione esposta ad una data situazione ( es. donna che portava i
pantaloni era una minoranza ora normalità )
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APPUNTI + LIBRO SOCIOLOGIA DELLA DEVIANZA

28 Settembre 2020 → Sociologia della devianza : concetti e definizioni ( SLIDE 1 ) Percorso delle lezioni :

  1. introduzione dei concetti sociologici
  2. la conoscenza delle dimensioni sociali del crimine e della devianza
  3. i principali paradigmi interpretativi dei comportamenti criminali e devianti ossia rispondere alla domanda “perché?” essi vengono commessi
  4. i nessi tra definizioni, interpretazioni dei fenomeni di devianza, le loro rappresentazioni, interessi del sistema politico, scelte normative, politiche di prevenzioni, controllo e trattamento ossia la domande è “che fare?”, “di chi è la colpa?” Teoria di Thomas → definire una situazione come reale fa diventare essa reale nelle sue conseguenze. Parliamo di devianza vista come “ allontanamento o rifiuto delle regole ” e non solo dalle norme giuridico-penali. Criminalità è contenuta nella devianza ossia il crimine è uno dei comportamenti devianti. Si ha interesse non solo per i crimini cioè i reati dal codice penale ma in generale di comportamenti – problema ossia quei comportamenti che violano delle norme riconosciute come valide in una determinata società e suscitano prevalentemente reazioni negative. Sei può dire quindi che la sociologia della devianza guarda a un insieme di comportamenti che comprendono certo i comportamenti qualificabili come criminali ma anche all’insieme di comportamenti problematici ( reali o socialmente percepiti come tali ) che violano le norme di qualunque tipo riconosciute come valide in una certa società e/o cultura. Si cerca di capire quali problematiche, i motivi e il che fare. Perché ci sia devianza bisogna che ci sia un gruppo sociale di riferimento, una propria cultura o una propria serie di regole, su cui basarci per definire ciò che è accettato e ciò che non lo è. Se si varia il gruppo variano anche i fatti che sono considerati leciti e non ossia hanno una base comune ( es. non rubare ) fino a un certo punto per poi variarsi. Esiste devianza quando un comportamento che viola queste regole viene valutato negativamente dalla maggioranza dei membri del gruppo sociale perché sentono che rovina la società. I costumi variano nel tempo e nello spazio ( es. donna che porta i pantaloni una volta lo era ora non più perché è la normalità ). Si vede quando un comportamento è deviante perché il gruppo sociale reagisce con degli atteggiamenti, comportamenti e sanzioni che variano di intensità in base alla gravità attribuita ai comportamento deviante. Esistono vari modi di reagire che possono essere sanzioni informali ( sociali nel senso delle relazioni sociali ) e sanzioni istituzionali ( date dal leggi specifiche ). Chi mette in atto comportamenti devianti avrà delle conseguenze negative ossia sono le sanzioni che colpiscono la persona che viene giudicata come responsabile di mettere in atto un’azione illegittima, illegale o che crea fastidio in chi gli sta attorno. Devianza è un comportamento che si scosta rispetto a una distribuzione normale, in senso statico , dei comportamenti tenuti in un dato contesto sociale ossia normale è il comportamento tenuto con più frequenza in quella determinata situazione. Devianza è definita quindi come scostamento da una norma in vari modi :
  • scostamento rispetto ad una distribuzione normale dei comportamenti in senso statistico → in questo senso la norma è definita come il comportamento che si osserva con maggiore frequenza in una data popolazione esposta ad una data situazione ( es. donna che portava i pantaloni era una minoranza ora normalità )
  • violazione di aspettative, norme, valori, regole condivise o imposta , in una collettività, che suscita riprovazione o reazioni negative da parte dei membri di un dato sistema sociale e culturale
  • violazione delle aspettative di ruolo da parte dei titolari degli stessi → lo stesso comportamento può essere deviante o meno a seconda del ruolo ricoperto da chi lo mette in atto ( es. poliziotto che uccide soggetto in una situazione che può farlo non è deviante mentre stesso uomo che uccide l’amante della moglie è deviante )
  • deviante è una proprietà inerente a d una qualche forma di comportamento che è conferita da chi viene direttamente o indirettamente a contatto con quel comportamento ( es. chi ha una doppia vita : una da docente universitario e una da persona che commette reati. Finché non è scoperto non è definito deviante perché vediamo il punto sociale) Senza qualifica di deviante da parte delle persone non si è socialmente deviante. Non tutti i comportamenti tenuti da una minoranza di individui sono considerati devianti anzi perché ciò succeda occorre che si tratti di comportamenti ceh suscitano riprovazione o reazioni negative da parte dei membri del contesto sociale e culturale in cui si tengono poiché sono percepiti e giudicati come violazioni di aspettative, norme, valori, regole condivise nella collettività in quello specifico momento. Servono anche altre due necessarie spiegazioni per la qualificazione di deviante :
  1. la prima appartiene alle differenze tra gli individui che compongono una determinata società ossia i ruoli ricoperti da ciascuno. La devianza in questo caso è sempre qualificabile come violazione delle aspettative di ruolo da parte del titolare di esso.
  2. la seconda si riferisce ai fattori culturali che mutano nel tempo e nello spazio ( es. Accettazione armi in America e in Europa ). Possiamo quindi dedurre che in natura non esiste qualcosa che possa essere considerato in sé come deviante ma è deviante ciò che è definito come tale in senso generale e, molto più frequentemente, in relazione a specifiche situazioni o alle connotazioni di ruolo degli individui. Possiamo quindi concludere dicendo che devianza è essenzialmente e solo una proprietà conferita a una qualche forma di comportamento. Proprietà che viene conferita dal modo prevalente di considerarlo sotto il profilo culturale e delle norme giuridiche in una data società e cultura in un determinato periodo. Proprietà, anche, conferita a chi mette in atto quel comportamento da coloro che vengono direttamente o indirettamente a contatto con lui. Il che porterà il verificarsi di reazioni negative ce sono qualificabili come sanzioni. 29 Settembre 2020 Per parla di devianza bisogna riferirsi a una cultura di una società o a una parte di essa cioè una subcultura ( norme in vigore in Italia è la cultura della società, norme al suo interno di specifiche comunità è una subcultura ). All’interno di una stessa cultura condivisa vi possono essere delle subcultura diverse → multiculturale. La devianza quindi è qualcosa di relativo ossia mutevole a seconda :
  • del tempo →un comportamento ritenuto qualche anno fa non accettabile ora può essere accettato
  • dello spazio → un comportamento in un luogo può non essere accettato mentre in un altro sì
  • dei ruoli e della collocazione sociale di chi agisce → un azione da parte di un soggetto è accettata da qualche altro invece no Quindi la devianza non esiste in natura ossia non esiste nessun atto che in sé, preso da solo, è deviante ma viene considerato tale in riferimento a norme che cambiano nel tempo, nello spazio, da una cultura

dunque sono predefinite formalmente e sono esistenti e applicabili fin a quando la stessa norma non è abrogata esplicitamente attraverso un altro enunciato avente lo stesso valore e forma. Si usa enunciato linguistico significa dire che, perché un atto sia proibito, sia cioè un reato, occorre che la descrizione di quell’atto sia espressa in forma appropriata. Il carattere di norma giuridica deriva dal fatto che questi enunciati sono stati a loro tempo elaborati e posti da istituzioni legittimate a elaborarli e a imporli come regola vincolante per tutti i membri di quella collettività. Ciò che connota ancora la norma giuridica è l’associazione esplicita della descrizione di quel comportamento con le conseguenze in termini di sanzioni che derivano dal fatto di non rispettare il divieto o l’obbligo. In questo senso le sanzioni sono predefinite formalmente, diversamente da quello che vedremo per le norme sociali non giuridiche. In questo senso la norma pone di fronte ai cittadini, per cui quell’ordinamento ha valore, le conseguenze che derivano dalla commissione di quel reato, ovvero del non rispetto di quel divieto o di quell’obbligo.

  • sociali →orientamenti di azione trasmessi culturalmente e accettate/condivise, provviste di sanzioni predefinite informalmente, esistenti/vincolanti fino a quando sono seguite dalla collettività o dalla maggioranza. Una norma sociale vige e ha degli effetti fino a quando la maggioranza ci crede, quando essa non ci crede più essa cessa di esistere Le norme sociali sono dunque orientamenti di azione, ossia obblighi e divieti, relativi a comportamenti da tenere o evitare che vengono trasmessi nelle interazioni sociali e applicabili a specifiche situazioni e relazioni sociali. I modi in cui si trasmettono questi orientamenti sono diversi :
  • nei processi di socializzazione attraverso la parola o l’esempio dell’adulto; -nelle relazioni sociali quotidiane attraverso le modalità con cui reciprocamente si esercita il controllo sociale informale Sono orientamenti di azione culturalmente accettati e condivisi dagli appartenenti a una certa società o a parte di essa, in una misura, se non maggioritaria, almeno estesa e sono vincolanti solo fino a quando sono seguite dalla collettività o dalla maggioranza di essa. Le sanzioni delle norme sociali sono predefinite solo informalmente e dunque sono ancora meno certe e univoche di quelle istituzionali. Norme giuridiche sono anche norme sociali salvo quelle prettamente tecniche ( Pocar ). Molti comportamenti valutati negativamente sul piano sociale e/o trattati istituzionalmente come reati hanno fondamento in principi e valori condivisi, hanno cioè rilevanza sul piano etico, vi possono essere atti condannabili sulla base di principi morali senza che tuttavia si producano reazioni sociali e istituzionali che configurino sanzioni. Reati → base principi e valori condivisi → sanzioni istituzionali Atti condannabili → base principi morali → sanzioni sociali Vi sono anche sanzioni diverse in base alla norma violata. Possono essere organizzate in diverse categorie a seconda delle loro caratteristiche. In base al contenuto troviamo :
  • positive → premi ( se metti dei filtri per non inquinare ti do dei soldi ), ricompense o incentivi previsti in alcuni casi di osservanza di obblighi o di rispetto di divieti.
  • negative → punizioni che vengono date per il non rispetto di una norma e possono essere punizioni, pene o comunque nella sperimentazione di situazioni e condizioni considerate negative da chi le subisce Un’altra distinzione è quella tra sanzioni :
  • istituzionali / giuridiche / formali → sono di tipo penale o amministrativo legate all’esito di procedure a loro volta normativamente definite ( denuncia – processo – condanna ). Definiscono i comportamenti definiti come reati dal codice penale. La loro erogazione è a sua volta stabilita da altre numerose norme che, per i reati penali, sono riunite nel codice di procedura penale che è la raccolta sistematica delle norme che regolano il processo penale e

tutte le attività degli organi chiamati a scoprire, riconoscere, valutare e punire i comportamenti che costituiscono reato e i loro autori. Codice penale è per i cittadini con i reati e le relative sanzioni mentre il codice di procedura penale è per gli addetti ai lavori ossia coloro che sono tenuti ad applicare il codice penale, tipo i giudici. Esiste anche il codice di procedura minorile ossia modifica di quelle adulte per adattarle ai minori ossia una condizione considerata meritevole di un determinato comportamento diverso da quello per chi ha 18 anni e un giorno.

  • sociali / informali → esclusione dalle relazioni. Sono reazioni non ufficiali e non scritte che si esprimono sul piano relazionale e consistono in conseguenze negative per chi è giudicato come autore di un comportamento non conforme alle norme vigenti in una data società o all’interno di una parte di essa che le condivide. Sono erogate soprattutto dai gruppi primari come la famiglia ma possono anche essere espresse da persone non in contatto diretto con il soggetto come la comunità. Il sociologo della devianza dà peso anche al tema della deterrenza ossia di prevenzione di future ulteriori condotte non rispettose di obblighi e divieti, delle due categorie di sanzioni. Nel senso comune è spesso contato che una sanzione formale/istituzionale sia più onerosa di una sanzione sociale per chi la subisce e che le due sanzioni siano in genere abbinate e reciprocamente in grado di rafforzarsi. In realtà si evidenzia che in molti casi può essere più gravosa una sanzione informale di una sanzione formale come una multa o anche un periodo di carcerazione. Esistono due differenze tra sanzioni giuridico/formali e sociali/informali :
  1. differente gravità/incidenzaapparenza ( sanzioni formali più cogenti di quelle sociali ) e realtà ( a volte più affettive )
  2. differenza sulla loro “relativa” autonomia → non sempre sono associate cioè non sempre alla sanzione giuridica segue una sanzione sul piano sociale L’apparenza è che quelle formali siano più pensati quando in realtà non è sempre così. Quelle sociali possono avere un peso maggiore sull’individuo tipo perdita di lavoro, divorzio, ecc. La devianza dunque è qualcosa di relativo e di mutevole. La relatività e la mutevolezza del concetto di devianza si evidenziano secondo tre dimensioni analitiche che rimandano alla storia, alle differenti culture esistenti nel mondo, alle articolazioni interne a ogni società :
  3. dimensione tempo → ovvero i periodi storici cui riferiamo ossia un comportamento può essere considerato negativamente ed essere oggetto di riprovazione sociale o di sanzioni in un certo momento dell’evoluzione di una data società, dei suoi costumi e delle sue leggi, e non esserlo più in un altro momento e viceversa
  4. dimensione spazio → ovvero il riferimento, nello stesso periodo, a diverse società e culture ossia lo stesso atto può essere normale in una cultura o in una società ed essere fortemente condannato in un’altra.
  5. dimensione delle articolazioni sociali → ovvero dei gruppi e delle sub-culture di appartenenza degli individui all’interno di una determinata società. 30 Settembre 2020 Le porte girevoli è l’espressione del fatto che una persona ha commesso un reato, ha pagato per quello e quando esce si trova in assenza di relazioni, di sbocchi e di sostegni portandolo alla recidiva. Le subcultura di criminalità organizzata, ossia la mafia, anche se si ha l’incarceramento di un soggetto non

altri ossia ti rendo incapace di agire chiudendoti in un’istituzione. E’ un’idea che nasce per categorie di soggetti ben definiti di cui si teorizza la pericolosità sociale o la incorreggibilità. Non gli interessa fare le altre funzioni perché chi è criminale sempre lo resta. L’unica cosa che si può fare è tenerlo fermo in carcere per un tot di tempo in cui non può commettere reati. Alla funzione deterrente si è aggiunta quelle retributiva ma non l’ha sostituita. La rieducativa ha assecondato l’incapacitante ma non in tutto sono allineate ( es. Soggetto in carcere può compiere reati ). Non basta che sia minacciata una sanzione e che un reato sia un divieto scritto ma che l’agenzia di controllo la applichi ossia deve essere resa effettiva. L’ implementazione della norma ossia chi è chiamato a far rispettare una norma inizi a controllare che questo comportamento sia rispettato, prevenire e controllare. Per il sociologo l’incidenza del diritto sulla società non è scontata, non è “data” , per il solo fatto che esista una norma, ma si tratta di un problema che deve essere oggetto di ricerca empirica , in particolare ci si deve concentrare su due aspetti del rapporto tra norme e società :

  • effettività → ovvero loro applicazione, attuazione, implementazione da parte di attori diversi ( in quanto destinatari o titolari di ruolo ). L’effettività della norma ovvero delle azioni volte ad applicare quanto in essa previsto, a dare cioè sostanza alle indicazioni che vi sono prefigurate attraverso scelte e impegni, ancorché spesso discrezionali, da parte di attori diversi, in quanto titolari di ruoli diversi.
  • efficacia → ovvero raggiungere degli obiettivi dichiarati ( o non dichiarati, ma rispondenti a interessi del produttore delle stesse, come l’interesse alla legittimazione ). L’efficacia della norma ovvero la verifica che essa abbia raggiunto gli obiettivi per cui è stata formulata e che sono dichiarati al momento della sua elaborazione. Vi sono delle dinamiche che producono l’ ottemperanza delle norme ossia due criteri con cui si rispettano le norme che sono : a. paura della sanzione → deterrenza generale che funziona solo se la sanzione è reale ossia viene applicata b. valori etici o morali → interiorizzazione della norma Tutto l’apparato delle norme è effettivo ossia esistono divieti scritti ma non è detto che sono efficaci ossia che vengono rispettati ( es. Vietate tutte e droghe ma vengono usate lo stesso ). 05 Ottobre 2020 I due elementi, paura della sanzione e valori etici o morali, a volte non sono sufficienti. Sono due piani che sono molto nella testa delle persone. Anche se a volte si crede che non sia giusto uccidere qualcuno lo si fa lo stesso. Questo avviene quando non si segue la testa perché vengono favoriti emozioni e sentimenti. Esistono due strumenti di trasmissione delle norme e per favorire il loro rispetto : la socializzazione e il controllo sociale. Ogni società o cultura, nei processi di socializzazione, trasmette alle nuove generazioni un insieme di “messaggi normativi” che hanno come contenuto degli obblighi di condotta nelle più svariate circostanze e anche messaggi in ordine a cosa è sconveniente, non opportuno, e per questo è proibito dalle consuetudini o, man mano che il bambino cresce, anche dalle leggi dello Stato. Quindi leggi che vengono definiti e trattata da quella società come reati. La socializzazione è il processo di lenta acquisizione del sistema di regole proposte del contesto in cui un nuovo nato cresce. Ogni società socializza i nuovi membri alle norme che in essa sono vigenti ed è definita la socializzazione alla conformità o normativa. Questo significa che ogni gruppo cerca di far

aderire i nuovi nati alle regole che gli altri rispettano, far diventare conformi a ciò che quella società pensa sia giusto e quello che sia sbagliato. Le norme che si imparano prima sono quelle sociali ( es. Si mangia con le posate ) e poi si imparano quelle giuridiche ossia costruzioni sociale ( es. Non prendere il gioco dal compagno è sociale ma non rubare è giuridiche ). Il processo di socializzazione alle norme accompagna l’individuo tutta la vita perché quelle generali rimangono tali e apprese durante il periodo dello sviluppo mentre quelle che verranno acquisite sono le norme correlate ai ruoli. Ciascuno di noi cambia nella propria vita il ruolo che svolge e in ciascuno di esso comporta l’acquisizione di norme nuove. Differenza ruolo e status → ruolo è ciò che gli altri si aspettano da me status è ciò che io mi aspetto che gli altri mi riconoscano Ruolo è costituito dall’insieme di aspettative che gli altri nutrono nei confronti di chi lo ricopre., aspettative che sono culturalmente e istituzionalmente definite e si configurano come doveri e regole di comportamento sedimentati nel tempo e codificati spesso anche formalmente, funzionali ai compiti che il titolare di quel ruolo deve assolvere. Status è l’insieme diseguale di attributi riconosciuti a chi lo ricopre sotto il profilo materiale e sotto quello immateriale. E’ qui che si configurano le differenze tra le persone e le categorie o le classi, in termini di disuguaglianze sociali evidenti. Ogni ruolo porta con sé delle regole che devono essere seguite altrimenti si violano le aspettative degli altri ossia le aspettative di ruolo ( es. Docente universitario deve spiegare altrimenti viola aspettative studenti ). La socializzazione può anche consistere nell’invogliare a violare le norme ossia la devianza si impara ( es. Imparare come violare un bilancio ). Questo vale sia per la commissione di reati si nella convinzione che è giusto farli. L’orientamento alla conformità è rafforzato dalle diverse forme di controllo sociale che sollecitano l’individuo a conformarsi alle regole. E’ ciò che gli altri manifestano ed esprimono per far si che le persone rispettino le norme ( sono parole, atti, gesti, sguardi, ecc ) ed è anche ciò che compiono le istituzioni per far rispettare le regole ( le procedure in caso di violazione delle norme ). Ogni società ha interesse a ridurre la diffusione di i comportamenti ritenuti problematici con il controllo sociale. Per far questo agisce su due piani : controllo sociale informale e formale. Gli strumenti utilizzati in essi sono diversi.

  1. sul piano informale → ogni società trasmette ai nuovi giunti specifici e articolati messaggi normativi e adotta atteggiamenti e modalità relazionali finalizzati a orientarli alla conformità. Questa rafforza in maniera più o meno intensa il processo di socializzazione normativa. Vi è una pressione che si esprime attraverso messaggi, verbali e non, trasmessi da quanti sono in relazione con ciascun individuo e giudizi sulle scelte di azione in previsione delle conseguenze positive o negative per l’adeguamento o meno a quanto da lui ci si attende.
  2. sul piano formale → entrano in campo azioni e interventi di specifiche istituzioni che si prefiggono di prevenire, contenere, reprimere i comportamenti che violano le norme. Nel campo di controllo sociale formale possiamo anche trovare il processo di criminalizzazione ossia l’attribuzione a un determinato comportamento la qualificazione di crimine e di concreta applicazione della qualificazione di criminali ai soggetti che quel comportamento adottano. Dunque la possibilità di essere etichettato con la qualifica di criminale da qualcuno che è titolato ad esercitare il controllo delle norme ( agenzie di controllo ). Ci sono due tipi di qualifica di criminale:
  • rilevanza nella definizione della capacità di intendere e volere e l’influenza sulla determinazione della sentenza. c. reati individuali e reati di gruppo per esempio :
  • il co-offending → gruppo di piccole persone, massimo 4, che compie lo stesso reato
  • bande
  • reati associativi della criminalità organizzata d. reati comuni o reati d’impresa ossia quelli legati ai colletti bianchi ossia alla professione ( distinzione introdotta da Sutherland ). Non studia solo i criminali delle categorie sociali ed economiche svantaggiate e marginali ma i criminali presenti nei luoghi della produttività e degli affari che magari in prigione non ci finiranno mai a differenza dei primi. e. reati con vittima e reati senza vittima definita ( es. Reati contro l’ambiente ) → i giuristi piuttosto che di vittima parlano di soggetto passivo del reato tendendo a distinguere tra reati a soggetto passivo determinato ( quelli nei quali si può individuare il titolare del bene giuridico tutelato ) e reati a soggetto passivo indeterminato nei quali l’interesse leso appartiene a chiunque o ad ampie categorie di soggetti. Da questa distinzione nasce la divisone dei reati con vittima e senza vittima. La natura dell’atto entra in gioco anche nella formulazione del quantum delle sanzioni che vede per qualsiasi reato un minimo e un massimo. Questo implica che sia il giudice ad applicare in concreto una pena a chi sia riconosciuto colpevole, scegliendo all’interno di quella che è chiamata forbice edittale. Forbice edittale → la forbice tra la pena minima e quella massima per il reato. Il giudice ha una certa libertà di decidere la sanzione in base alle ragioni, alla situazione, ai sentimenti di chi li ha commessi. Spetta cioè al giudice, sulla base del fatto concreto e delle caratteristiche e delle condizioni del suo autori, orientarsi discrezionalmente entro i limiti fissati dalla legge e scegliere la pena giusta per il singolo caso. Bisogna ricordare che la responsabilità è sempre individuale ossia anche quando si commette un reato agendo in collaborazione tra più individui ( una rapina, un colpo in banca, una truffa informatica ), la giustizia dovrà distinguere tra i ruoli e dunque le responsabilità di ciascun individui componente il gruppo o la banda. Anche il concetto di devianza ha un insieme di comportamenti ossia si parla di categorie diverse di comportamenti devianti. In primo luogo si fa riferimento ai tipi di norme a cui il comportamento deviante si riferisce :
  • le norme di buona educazione, costume, etichetta, moda → non sono reati e non urtano la collettività. E’ l’insieme costituito dall’allontanamento dalle norme sociali che attengono a modalità di comportamento e di relazione quotidiana con gli altri.
  • fenomeni dati da stili di vita problematici (per il soggetto – per chi gli è vicino – per la collettività) → pur non essendo reati sono dal punto di vista sociologico meritevoli di interesse perché possono turbare la collettività ( cannabis, prostituzione, ecc. ) Bisogna guardare con attenzione al mutamento del tempo dei reati e ai sotto insieme della società. Esistono dei comportamenti, infatti, che passano da essere devianti a essere normali ossia si parla di normalizzazione di un certo comportamento fino a un determinato momento trattato come deviante. Grande importanza riveste poi la distinzione tra devianza primaria e devianze secondaria : a. primaria → semplice violazione di una norma giuridica o sociale in modo sporadico. Violazione cioè di una o più norme spesso di carattere occasionale legate a circostanze magari irripetibili, di frequente senza motivazioni particolari, che hanno agli occhi di chi li compie un rilievo marginale e che vengono presto dimenticate. Chi li compie non considera sé stesso un

deviante né è visto dagli altri come tale anche per il fatto che se ne sono a conoscenza o le valutano come trascurabili e prive di importanza. b. secondaria → coinvolgimento in stili di vita devianti a seguito di etichettamento. Quando quel comportamento deviante diventa una scelta volontaria dell’individuo dopo essere stato etichettato come deviante. E’ l’espressione delle conseguenze della considerazione dell’individuo da parte degli altri come deviante e del suo riorganizzare la propria identità e i propri comportamenti sulla base della percezione che gli altri hanno di lui. Il comportamento deviante diventa mezzo di difesa, di attacco o di adattamento nei confronti dei problemi derivanti all’individuo dalla reazione della società alla deviazione primaria : disapprovazione, degradazione e isolamento. Può essere individuale o di gruppo ossia delle sub-culture che coltivano la differenziazione dalla comunità nel gruppo con atti diversi ma non devianti legalmente. Con tale termine si indica un insieme di elementi culturali che caratterizza e differenzia rispetto alla società globale di riferimento di un dato gruppo o segmento sociale. La subcultura fornisce sistemi di pensiero, costumi, pratiche e codici di interazione sociale, stili di vita. Vi è la devianza occasionale o la carriera deviante ( termine nato guardando le storie di vita di persone ) in cui si apprendono le tecniche e le motivazioni a seguito di processi di esclusione e stigmatizzazione. Espressione con cui si indica un percorso, analogo a quello proprio del mondo del lavoro, caratterizzato dal proseguimento della messa in atto di comportamenti devianti, del radicamento nel gruppo di coloro che condividono lo stesso stigma, dell’apprendimento di tecniche e di motivazioni utili a proseguire in quei comportamenti anche attraverso l’elaborazione o l’acquisizione delle cosiddette tecniche di neutralizzazione ossia di messa a tacere delle spinte interiori rispetto alle norme. 06 Ottobre 2020 → La ricerca sociologica nel campo della criminalità e delle devianze ( SLIDE 2 ) Si parla di ricerca sociologica nel campo della criminalità e delle devianze. Il sociologo della devianza e della criminalità rispetto agli altri ( es. Sociologo della famiglia ) incontra molte più difficoltà nel sviluppare ricerca. Questo perché il sociologo della devianza e della criminalità si trova a studiare comportamenti e fenomeni che la gente tiene nascosti , che la gente cerca di negare, sapendo che sono oggetto di punizione, sanzione, giudizi negativi da parte degli altri. Sono argomenti di difficile misurazione e per questo le statistiche vanno usate con estrema cautela. Vi sono dei limiti delle statistiche ufficiali. E’ difficile anche fare esplorazione con altri strumenti della ricerca sociologica ( es. Ricerca qualitativa ) perché i soggetti intervistati devono trattare argomenti definiti devianti e privati che nessuno vuole che altri sappiano. Gli altri strumenti della ricerca sociale implicano :

  • conoscenza e accostamento ai soggetti
  • entrata in relazione e fiducia Le difficoltà sono :
  • fondare su evidenze empiriche le teorie esplicative considerando gli andamenti dei fenomeni come variabili dipendenti da altre variabili “indipendenti” ( poiché implicano misurazioni ) → dare risposte sulla causa dell’atto deviante
  • comprendere motivazioni e orientamenti dell’azione degli individui → perché l’individuo lo fa I sociologi della devianza e della criminalità hanno degli obiettivi perseguibili che possono essere collocati su due diversi piani. Sul piano descrittivo quindi sul descrivere un fenomeno si ha ( a. ) la quantificazione degli atti e dei comportamenti criminali o devianti ( quanti sono? ) cioè una misurazione del loro numero che consenta di descrivere l’incidenza in un dato periodo di quei comportamenti in una società, il loro

quali strumenti di analisi dei comportamenti sociali. Con il loro impregno la criminalità e i criminali divennero oggetto di raccolte sistematiche di dati, su cui si fondarono le considerazioni sulla relazione tra i vari crimini e altre variabili come il sesso, l’età, le condizioni economiche, il livello di istruzione, la razza e la professione. Per molto tempo i dati così raccolti sono stati considerati una fotografia attendibile e sempre più accurata della realtà ovvero della criminalità che si verifica in un dato periodo di tempo in un dato spazio geografico. Tutto continuò così fino al Novecento periodo in cui emerse con tutta evidenza che sarebbe un grave errore pensare che i dati raccolti siano non solo esaustivi ( = quei numeri corrispondono alla totalità dei reati che si compiono in un dato spazio/momento e dei loro autori ) ma anche solo rappresentativi del fenomeno ( = che esista cioè un rapporto proporzionale fra i tratti della parte del fenomeno che osserviamo e registriamo e le caratteristiche dell’universo oggetto di interesse ). Inizia ad essere centrale il carattere peculiare dei comportamenti che violano la legge e quindi il dover considerare esso nella lettura dei dati che vengono raccolti. In risposta alla domanda su che cosa rappresentano le statistiche criminali e sul loro possibile utilizzo vi sono tre visioni diverse :

  1. visione positivista →tende a considerare le statistiche lo specchio fedele di quella realtà oggettiva che è la criminalità. Le statistiche sono lo specchio pressoché fedele della realtà soggettiva che è la criminalità. Ci dicono com’è la criminalità ossia sono una fotografia della realtà criminale. Un campione rappresentativo del tutto.
  2. visione costruzionista → sostiene che le statistiche ufficiali non possono affatto descrivere la realtà reale o le caratteristiche degli individui che commettono reati perché hanno troppi limiti. Le statistiche sono costruzioni sociali ovvero il riflesso e il risultato di processi complessi. le statistiche ufficiali non possono descrivere la criminalità reale o la propensione a commettere reati perché hanno troppi limiti. Sono “costruzioni sociali” ( Kitsuse e Cicourel, 1963 ) le statistiche ossia conseguenza dell’azione di chi svolge le ricerche ( es. Polizia cerca spacciatori su strade e quindi per forza trova le persone di colore ma non è vero che siano solo loro a compiere questa operazione di spaccio ma semplicemente le statistiche sono la conseguenza delle indagini svolte dalla polizia. Servono per capire come lavorano non chi sono gli spacciatori e quanti )
  3. visione realista → si pone una posizione intermedia e considera le statistiche pur con i loro limiti riconosciuti una parziale ma utile rappresentazione della realtà almeno su alcuni aspetti rilevanti della criminalità reale e della propensione a commettere reati di certi gruppi. le statistiche ufficiali, pur con dei limiti, possono costituire una parziale descrizione della criminalità reale e della propensione a commettere reati di certi gruppi ( Coleman e Moynihan, 1996 ). Vanno integrate con altri metodi di ricerca ( es. Studi di auto-confessione e vittimizzazione ) Aderendo alla visione realista si può sostenere, in linea generale, che le statistiche ufficiali forniscano indicazioni dirette circa :
  • il rapporto tra cittadini e istituzioni : se aumenta il numero di violenza domestica non è dato dall’aumento delle violenze ma dall’aumento di donne che trovano fiducia nelle istituzioni e denunciano il reato.
  • l’attività del sistema di controllo formale ( agenzia di controllo ) della delinquenza Ormai la questa visione viene abbandonata da tutti gli studiosi e dalle istituzioni che fanno ricerca ma persiste nell’immaginario collettivo per via del modo in cui i mass media trattano questi dati e li propongono alla popolazione. Le altre due visioni sono centrali sulla scena del confronto scientifico nell’ambito della criminologia e della sociologia della devianza. La criminalità è soggetta a

quantificazione, oggi, secondo le ultime due visioni. Si hanno statistiche annuali verso il 15 agosto. Esse vengono raccolte dall’Istat. Si ha una distinzione tra tre insieme in cui sono collocabili le violazioni delle leggi penali poste in essere dagli individui di un determinato ambito geografico e temporale :

  1. la criminalità ufficiale → insieme delle condotte criminali o le violazioni delle leggi penali di cui si viene a conoscenza e che vengono registrate dalle forze dell’ordine, dalla magistratura e dal sistema penitenziario
  2. la criminalità nascosta → reati commessi in un certo contesto e periodo che non sono venuti a conoscenza delle istituzioni e quindi non sono registrati. Si parla di numero oscuro per indicare il numero o la quota di eventi criminali o reati non riportati nelle statistiche ufficiali. Tale quota varia per ogni singolo reato.
  3. criminalità reale ( 1 + 2 )→insieme di tutti i reati commessi in un determinato periodo e in certo luogo, indipendentemente dal fatto che siano o meno oggetto di denuncia, di indagine da parte forze dell’ordine, di condanna. Insieme di criminalità ufficiale + nascosta escluso gli eventi riportati o denunciati come crimini, ma che non risultano tali. Si ha una conoscenza di una parte della criminalità ma non tutta. Istat produce in Italia cinque tipi principali di statistiche criminali ufficiali di cui vedremo solo :
  4. statistiche della delittuosità → è la somma di tutti quelli che rilevano e vengono a conoscenza di un reato ( polizia, carabinieri, finanza ecc ) e che li sommano, inviandoli all’Istat mensilmente. Significa che è la risultanza dell’ elenco dei reati che i soggetti hanno comunicato all’autorità giudiziaria. Sono, dunque, la raccolta sistematica dei dati sui delitti commessi e denunciati all’autorità giudiziaria da tutte le forze di polizia. Si riferiscono alle fattispecie delittuose consumate e tentate, rilevate dalle forze di polizia operati su territorio nazionale, che provvedono a registrarle nel sistema di indagine ( SDI ) curato dal dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. Non comprende tutti i fatti perché mancano quelli che sono segnati all’autorità giudiziaria da altri pubblici ufficiali e da privati o iscritti nei registri giudiziari per iniziativa della stessa. Bisogna ricordare che all’interno dello SDI i delitti sono identificati in base alla loro qualificazione giudiziaria al momento della registrazione da parte delle forze dell’ordine e questo può far discostare questi dati da quelli di fonte giudiziaria ( un fatto segnalato come tentato omicidio può essere segnato nella fase di iter giudiziario come lesioni dolose gravissime ma qui compare come tentato omicidio ). Nella registrazione, per superare questo problema, si usa come codifica l’articolo del codice penale o gli estremi identificativi per le altre leggi ed è grazie a questo che è possibile ricostruire in modo un po' più preciso gli eventi e dunque rappresentare almeno in parte l’aspetto sociale del fenomeno della criminalità. Nelle caratteristiche degli autori e delle vittime dei reati vengono aggiunti il sesso, l’età e la cittadinanza ma manca ancora un’informazione molto importante soprattutto per i reati di violenza quella che riguarda la relazione tra vittima e l’autore.
  5. statistiche della criminalità → gestite dall’autorità giudiziaria che trasmette ogni trimestre i dati all’Istat. I dati riguardano i delitti per i quali l’autorità giudiziaria ha iniziato l‘azione penale. S ono desunti direttamente dal sistema informativo per la gestione dei procedimenti in funzione presso gli uffici giudiziari e pervengono all’ISTAT su supporto informativo. Tali statistiche considerano i reati iscritti nel Registro generale penale ( Re.Ge.) nel momento in cui questi vengono definiti.

furti più alto rispetto a quelli per cui si avvia l’azione penale ). Per questo motivo si usano le statistiche della delittuosità come quelle meno lontane dalla criminalità reale ossia l’insieme dei reati effettivamente compiuti. In secondo luogo si guarda il tipo e la qualità delle informazioni desumibili a vari livelli. Ciò sia per le informazioni sui fatti/reato sia per le informazioni sui soggetti implicati. In questo caso, se prima si perde in quantità di dati raccolti, si guadagna però in ricchezza di elementi disponibili. ( es. Se passiamo da statistiche della delittuosità o della criminalità alle statistiche processuali avremo più informazioni su un numero minore di reati più articolate e complete ). Vi sono delle modalità con cui sono costruire le statistiche. Consideriamo in primis le statistiche della delittuosità. Il modo in cui si forma il numero di reati che in determinato territorio e in un dato periodo di tempo, figureranno nella statistica della delittuosità e dipendente da scelte di attori sociali che in modi diversi si attivano. Questo perché è ovvio che le forze dell’ordine possono venire a conoscenza del fatto che un reato è stato commesso solo se emerge ed è visibile ossia dall’uscita dalla segretezza che connota in genere i comportamenti di chi viola le leggi. Una emersione che avviene a seguito di azioni conseguenti a scelte compiute da :

  • i cittadini che quel fatto hanno subito come vittime o al quale hanno assistito come testimoni o del quale sono venuti a conoscenze e che decidono di informare un qualche rappresentate delle forze dell’ordine ovvero di denunciarlo
  • i rappresentati delle forze dell’ordine, nello svolgimento del loro compito precipuo ovvero l’attività di controllo del territorio e lo svolgimento di indagini orientato alla ricerca e scoperti di comportamenti reato e dei loro responsabili. Parliamo di scelte perché gli individui nelle due modalità sono influenzate da fattori di natura diversa e si vedrà come esse abbiano diversa rilevanza a seconda del tipo di reato. Il numero oscuro è presente in tutti i reati e può essere più elevato o più basso a seconda di diversi fattori. Essenzialmente i fattori che fanno emergere e prendere in considerazione i fatti reato sono :
  1. la sua gravità e visibilità “pubblica”
  2. le scelte delle vittime a partire dalla propensione a sporgere denuncia → questo dipende dal tipo di reati. Per i reati predatori ( categoria usata per mettere insieme furto, rapine, ecc ) ossia quei reati strumentali che portano via oggetti e beni. Vi sono diverse valutazioni con motivazioni orientate dall’interesse :
  • il valore dei beni sottratti o del danno subito
  • il rapporto tra questo e il calcolo dell’ impegno ( tempo ed energie ) per la denuncia e le successive incombenze ( ad esempio la testimonianza a un processo )
  • la speranza di rientrare in possesso dei beni nel caso in cui fossero reperiti a seguito di qualche scoperta di refurtiva
  • la possibilità di ottenere un risarcimento ( assicurazione )
  • l’ obbligo di produzione della denuncia per pratiche amministrative come il rilascio di un nuovo documento ( carta d’identità, patente, carta di credito ) -la speranza di favorire l’individuazione del reo e di impedire la reiterazione da parte sua di analoghi reati Per reati contro la persona ( violenza, ecc ) vi sono altri criteri che portano alla denuncia :
  • la gravità del danno subito
  • il tipo di relazione tra autore del reato e vittima ( non conoscenza ed estraneità, conoscenza superficiale o occasionale, frequentazione amicale o di vicinato, legame

affettivo o di parentela, ecc ). Si hanno più dubbi alla denuncia se sono persone che si conoscono invece di persone estranee.

  • le conseguenze che la vittima si prefigura per l’accusato in termini di danni materiali, alla reputazione, alla vita sociale
  • le implicazioni per sé sul piano materiale, psicologico e relazionale. La perdita di risorse, compromissione dello status o dell’immagine, sensi di colpa, vergogna, rotture di legami, esclusione sociale
  • la paura di conseguenze in termini di danni ulteriori : nuova violenza, ritorsioni su sé o altri, perdita di lavoro, ecc
  • le valutazioni che caratterizzano quel tipo di reato nell’ambiente o gruppo sociale o nella cultura cui si appartiene, che possono far considerare il reato come più o meno grave, giustificabile, attribuibile anche ai componenti o atteggiamenti della vittima
  1. l’atteggiamento e le scelte delle agenzie di controllo e delle istituzioni penali : sono determinanti a tutti i libelli ( dalle indagini alla denuncia, alla persecuzione del reato, alla condanna dell’autore ) Bisogna aggiungere due osservazioni : a. alcuni di questi elementi che abbiamo detto nei campo dei reati contro la persona sono rilevanti anche nei reati predatori. Tipo la relazione autore-vittima o la paura di ulteriori danni per l’accusatore ( es. Il pizzo ). b. molti di questi elementi influenzano non solo le scelte delle vittime ma anche quelle di chi assiste sistematicamente o occasionalmente alla commissione di reati e si trova di fronte alla scelta se denunciare o meno. Questa figura possiamo definirla il testimone ( es. Abuso fisico o sessuale su minori cui assiste un parente o un insegnate ). Nell’ambito dei testimoni troviamo grande rilevanza nel favorire o ostacolare le denunce fatto di carattere culturale che connotano il più diffuso sentire comune. Fattori che possono ricondursi a tre decisivi ambiti :
  • la rilevanza e la gravità attribuite a ogni specifico reato
  • la percezione del funzionamento delle istituzioni di polizia e di giustizia
  • la concezione di sé come cittadino e appartenente a una comunità sociale Nell’orientamento alla denuncia sono anche rilevanti : I. lo spirito civico dei cittadini, vittime o meno :
  • la speranza di favorire la scoperta del reo o di impedire la reiterazione da parte sua di analoghi reati
  • l’idea che il cittadino debba collaborare a portare a conoscenza dello Stato o delle autorità i problemi per favorire la loro soluzione II. il loro atteggiamento nei riguardi della polizia e delle autorità in genere ( fiducia )
  • in senso generale
  • per specificare esperienze su atteggiamenti e comportamenti di operatori e funzionari III. più in generale il clima culturale che definisce la rilevanza e la gravità di determinati reati o che sostiene o meno le vittime e chi testimonia. In alcuni casi possiamo arrivare a parlare di “ crimini invisibili ” ossia di reati che raramente vengono registrati o sono sistematicamente sotto-registrati e che anche le ricerche di vittimizzazione, in quanto concentrate prevalentemente sulla criminalità predatoria, tendono ad escludere. Questi crimini sono caratterizzati da elementi diversi : a. la vittima non è consapevole di aver subito un reato

Gli altri tipi di statistiche sono il riflesso di alcuni elementi in cui nuovamente compaiono discrezionalità e selettività :

  • registrazione → errori e/o forme di manipolazione dei dati da parte degli organi di polizia
  • tensione tra obbligatorietà dell’azione penale e criteri di priorità da parte della magistratura
  • esiti del processo penale
  • forme di esecuzione della pena e accesso alle misure alternative dipendenti da capitale sociale Si può sostenere che le statistiche ufficiali in quanto esito di scelte restituiscono sempre una visione parziale e condizionata della realtà. I loro limiti riguardano il numero e dunque l’incidenza e la prevalenza dei differenti reati. Ma riguardano ancora di più il profilo degli autori in quanto gran numero di denunce avviene contro autore ignoto. La situazione non migliora nemmeno se si passa dalle denunce ai dati di proveniente della magistratura. Questo insieme di limiti rende tali statistiche difficilmente comparabili a livello internazionale dove si scontrano anche le differenze dei vari sistemi penali e della qualificazione come reati di diversi comportamenti o azioni. Anche all’interno di uno stesso paese, il loro utilizzo, per considerazioni sugli andamenti nel tempo dei reati e dunque della criminalità, risulta complesso. Andamenti che sono anche influenzati dai possibili cambiamenti della qualificazione giuridica dei comportamenti non solo nel definire reati che una volta non erano e viceversa ma anche nelle specificazioni di dettaglio che sono espresse nelle leggi penali e che hanno inevitabilmente incidenze sul modo in cui sono considerati e trattati anche a livello statistico. Bisogna avere uno studio di rigore e serietà con ogni ragionamento sul fenomeno criminalità deve essere rapportato a singoli reati e a come i fattori sopra giochino un ruolo nella loro emersione e nella conoscenza dei loro tratti e dei loro autori. Il riconoscimento dei limiti detti sopra permette di utilizzare correttamente le statistiche raccolte e di considerarle uno strumento di comprensione di alcuni aspetti rilevanti delle diverse fattispecie criminali e della loro distribuzione nella popolazione in specifici gruppi sociali. Esempio → rapporto tra immigrazione e criminalità deve essere studiato in modo serio e con la consapevolezza che le differenti criticità che sempre le statistiche presentano qui per molti motivi si manifestano più ampiamente. Benché si vi sono immigrati che compiano reati gli studiosi seri pongono in luce il fatto l’errore di ragionare sul nesso tra due entità, immigrati e crimini, che sono al loro interno altamente differenziate e che dunque vanno analiticamente scomposte : condizione giuridica degli stranieri immigrati, nazionalità, situazione economica, genere, età, ecc da un lato; tipi di reati, modalità del coinvolgimento in attività illecite, ecc dall’altro. Inoltre, gli studiosi seri, ammettono che per compara l’incidenza di un dato elemento in due entità bisogna conoscere la consistenza di entrambe cosa non possibile per la non conoscibilità, se non per stime, della presenza di stranieri irregolari nel territorio. Il gergo comune che gli stranieri delinquono più degli italiani è dunque privo di fondamento nella sua genericità e imprecisione e consiste solo in una propaganda di chi fa della paura del diverso uno strumento di governo. Anche le altre statistiche, processuali, dei condannati, penitenziarie, presentano dei limiti poiché anche esse sono il riflesso di alcuni specifici elementi tipo le scelte compiute da attori diversi che permangono connotate da elevata discrezionalità e selettività. Molti sono gli elementi che entrano in gioco e che spiegano i limiti di queste statistiche sopratutto in Italia dove vi è una constante tensione tra l’ obbligatorietà dell’azione penale ( = impone di dare uno sbocco processuale a tutte le denunce tranne quelle infondate ) e inevitabili scelte di priorità o di attenzione da parte della magistratura verso determinati reati o certe categorie di sospettati o indagati → anche le procure oltre alle forze dell’ordine quindi devono decidere come e dove investire risorse. Vincoli dati dalla legge ma anche dati in base al giudizio proprio della procura.

In questo gioco di scelte troviamo un primo elemento di selettività del sistema che poi si manifesta ad altri livelli ossia negli esiti dei processi che costituiscono i dati che alimentano le statistiche processuali penali e quelle sugli imputati condannati. Infondo gli esiti del processo sono condizionati da fattori economici, sociali e culturali infatti la distribuzione ineguale delle risorse materiali, relazionali, culturali ha un evidente riflesso nelle capacità dei singoli di affrontare un processo, di sostenere le ragioni della propria innocenza o di prevenire comunque occultare le proprie responsabilità, di sollecitare revisioni delle sentenze nei diversi gradi, di resistere difendendosi, come si dice, dal processo invece che nel processo e magari di raggiungere l’obiettivo di veder prescritto il reato di cui sono accusati anche se si sopportano i costi. Come misurare la criminalità nascosta cioè il numero oscuro? Non entrano in campo le statistiche ma le ricerche per rispondere a questa domanda. ( es. Scippi → quante persone sono state vittime ma non hanno denunciato? ) Vi sono due metodi ossia due tipi di indagini effettuate tramite questionari anonimi che, differendo sui contenuti richiesti agli indagati, hanno in comune due cose : I. il fatto di fondarsi su un campione casuale e rappresentativo dell’intera popolazione che si vuole studiare o di un segmento di essa ritenuto significativo per determinati comportamenti o reati che hanno una collocazione particolare → un campione cioè che permette di estendere i risultati ottenuti all’universo che si intende conoscere II. la garanzia offerta ai rispondenti di assoluto anonimato e di impossibilità di risalire a loro e quindi rendono più facile la confessione di aver commesso aver subito determinati reati. I due metodi sono :

  1. gli studi di auto-confessione → sono indagini campionarie volte a un campione causale e rappresentativo della popolazione intera o di determinati gruppi sociali che utilizzano questionari anonimi strutturati e auto-somministrati ( si occupano loro stessi della compilazione ) attraverso cui gli individui sono inviati a confessare il loro aver commesso reati e a fornire informazioni circa la frequenza e le caratteristiche di tali attività, nonché eventualmente, le reazioni sociali e giudiziarie subite. Pone le caratteristiche di chi compie reati. Visti così sembrano lo strumento che può soddisfare tutte le esigenze conoscitive intorno ai reati effettivamente commessi e alle caratteristiche di tutti gli autori di reato. Le finalità degli studi di auto-confessione sono diversi : a. mostrare come la criminalità sia un fenomeno sociale ben più vasto e diffuso di quello raffigurato dalle statistiche ufficiali b. ricostruire la distribuzione della delinquenza nei diversi gruppi sociali in base al genere, alla classe sociale, all’età e all’appartenenza etnica, confrontandola con quella che emerge dalle statistiche ufficiali c. verificare la plausibilità empirica di determinate teorie sul comportamento deviante ed in particolare sulla devianza primaria, ovvero quella che non è stata seguita da una reazione sociale stigmatizzante d. fare analisi comparate sulla distribuzione sociale della criminalità in vari paesi e valutare l’efficacia di politiche di prevenzione in integrando il semplice indicatore della recidiva e fornendo utili indicazioni sui tassi di prevalenza e incidenza. E’ più semplice come ricerca perché tutti noi siamo gli unici a sapere che reati abbiamo commesso veramente. Vi sono diversi limiti e problemi di questi studi di auto-confessione : I. sotto/sovra-valutazione degli eventi confessati