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Dieci testi per l'educazione lingustica democratica - De Mauro, Schemi e mappe concettuali di Linguistica

Riassunto delle "Dieci testi per l'educazione lingustica democratica - De Mauro" per l'esame di lingustica italiana

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2017/2018
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DIECI TESI PER L’EDUCAZIONE LINGUISTICA DEMOCRATICA
Le Dieci tesi sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL nell’inverno e
primavera del 1975 e approvato in una riunione tenutasi alla CASA DELLA
CULTURA DI ROMA il 26 aprile 1975.
Con tale testo il GISCEL, un gruppo costituitosi nel 1973, vuole denire i
PRESUPPOSTI TEORICI BASILARI e le linee d’intervento dell’educazione
linguistica cercando di catturare l’attenzione degli studiosi e degli insegnanti
italiani che lavorano per una SCUOLA DEMOCRATICA.
1. LA CENTRALITÀ DEL LINGUAGGIO VERBALE
Il LINGUAGGIO VERBALE è di fondamentale importanza nella VITA SOCIALE E
INDIVIDUALE: grazie alla padronanza sia ricettiva (capacità di capire) sia
produttiva di parole frasi, gli esseri umani possono
a. capire e farsi capire dagli altri (uso della lingua nella comunicazione)
b. ordinare e sottoporre ad analisi l’esperienza (uso della lingua in ambito euristico e
cognitivo);
c. trasformare l’esperienza (uso della lingua emotivo, argomentativi, ecc.).
Il linguaggio verbale, specialmente negli esseri umani, è una delle forme usate
dalla CAPACITÀ DI COMUNICARE che è divisa in capacità simbolica
fondamentale e capacità semiologica (o semiotica)
Il linguaggio verbale è in rapporto con le ALTRE CAPACITÀ ED ATTIVITÀ ESPRESSIVE
E SIMBOLICHE.
2. IL SUO RADICAMENTO NELLA VITA BIOLOGICA, EMOZIONALE, INTELLETTUALE,
SOCIALE
Lo sviluppo delle capacità linguistiche coinvolge l’essere umano n dall’ETÀ
INFANTILE e continua nell’ETÀ ADULTA contribuendo:
a. alla crescita psicomotoria e di socializzazione
b. all’equilibrio dei rapporti aettivi
c. all’accendersi e maturarsi di interessi intellettuali e di partecipazione alla vita di
una cultura e comunità.
Lo sviluppo delle capacità linguistiche dipende da un BUONO SVILUPPO ORGANICO
e da una BUONA ALIMENTAZIONE.
Un bambino sradicato dall’ambiente nativo, che vede poco genitori e fratelli
maggiori, che è proiettato in un atteggiamento ostile verso i compagni e la
società, che è poco e male nutrito, inevitabilmente parla, legge, scrive male.
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DIECI TESI PER L’EDUCAZIONE LINGUISTICA DEMOCRATICA

  • Le Dieci tesi sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL nell’inverno e primavera del 1975 e approvato in una riunione tenutasi alla CASA DELLA CULTURA DI ROMA il 26 aprile 1975.
  • Con tale testo il GISCEL, un gruppo costituitosi nel 1973, vuole definire i PRESUPPOSTI TEORICI BASILARI e le linee d’intervento dell’educazione linguistica cercando di catturare l’attenzione degli studiosi e degli insegnanti italiani che lavorano per una SCUOLA DEMOCRATICA.
  1. LA CENTRALITÀ DEL LINGUAGGIO VERBALE
  • Il LINGUAGGIO VERBALE è di fondamentale importanza nella VITA SOCIALE E INDIVIDUALE: grazie alla padronanza sia ricettiva (capacità di capire) sia produttiva di parole frasi, gli esseri umani possono a. capire e farsi capire dagli altri (uso della lingua nella comunicazione) b. ordinare e sottoporre ad analisi l’esperienza (uso della lingua in ambito euristico e cognitivo); c. trasformare l’esperienza (uso della lingua emotivo, argomentativi, ecc.).
  • Il linguaggio verbale, specialmente negli esseri umani, è una delle forme usate dalla CAPACITÀ DI COMUNICARE che è divisa in capacità simbolica fondamentale e capacità semiologica (o semiotica)
  • Il linguaggio verbale è in rapporto con le ALTRE CAPACITÀ ED ATTIVITÀ ESPRESSIVE E SIMBOLICHE.
  1. IL SUO RADICAMENTO NELLA VITA BIOLOGICA, EMOZIONALE, INTELLETTUALE, SOCIALE
  • Lo sviluppo delle capacità linguistiche coinvolge l’essere umano fin dall’ETÀ INFANTILE e continua nell’ETÀ ADULTA contribuendo: a. alla crescita psicomotoria e di socializzazione b. all’equilibrio dei rapporti affettivi c. all’accendersi e maturarsi di interessi intellettuali e di partecipazione alla vita di una cultura e comunità.
  • Lo sviluppo delle capacità linguistiche dipende da un BUONO SVILUPPO ORGANICO e da una BUONA ALIMENTAZIONE.
  • Un bambino sradicato dall’ambiente nativo, che vede poco genitori e fratelli maggiori, che è proiettato in un atteggiamento ostile verso i compagni e la società, che è poco e male nutrito, inevitabilmente parla, legge, scrive male.

3. PLURALITÀ E COMPLESSITÀ DELLE CAPACITÀ LINGUISTICHE

  • Il linguaggio verbale è fatto di MOLTEPLICI CAPACITÀ:
    • alcune si vedono e percepiscono bene come: capacità di produrre parole e frasi appropriate oralmente o per iscritto; la capacità di conversare, interrogare e rispondere esplicitamente; la capacità di leggere ad alla voce, di recitare a memoria, ecc.
    • altre si vedono e percepiscono meno facilmente come: capacità di dare un senso alle parole e alle frasi udite e lette; la capacità di verbalizzare e di analizzare interiormente in parole le varie situazioni; la capacità di ampliare il patrimonio linguistico già acquisito attraverso il rapporto produttivo o ricettivo con parole e con frasi soggettivamente o oggettivamente nuove.
  1. I DIRITTI LINGUISTICI NELLA COSTITUZIONE
  • Una PEDAGOGIA LINGUISTICA EFFICACE deve porre attenzione al rapporto tra svi luppo delle capacità linguistiche nel loro insieme (tesi 3) e sviluppo fisico, affettivo, sociale, intellettuale dell’individuo (tesi 2), in vista dell’importanza decisiva del linguaggio verbale (tesi 1).
  • La pedagogia linguistica efficace è DEMOCRATICA se e solo se accoglie e realizza i principi linguistici esposti in testi come L’ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA che riconosce L’EGUAGLIANZA di tutti i cittadini «senza distinzioni di lingua» e vuole raggiungerla RIMUOVENDO GLI OSTACOL: è uno dei traguardi della REPUBBLICA.
    • REPUBBLICA: intero complesso degli organi centrali e periferici, legislativi, esecutivi e amministrativi dello Stato e degli enti pubblici tra cui la SCUOLA.
  • SCUOLA: nella costituzione si afferma che la scuola deve individuare e perseguire i compiti di una EDUCAZIONE LINGUISTICA efficacemente democratica.
    • La scuola non deve essere lasciata sola a trovare delle soluzioni ai problemi e scelte dell’educazione linguistica: ALTRI MOMENTI E ISTITUTI DI UNA SOCIETÀ DEMOCRATICA sono chiamati al grande compito di garantire una attivazione paritaria delle capacità linguistiche di tutti sono per esempi i centri di pubblica lettura, i centri di recupero, promozione e rinnovata utilizzazione sociale delle tradizioni etnico-culturali. - Ci deve essere uno SFORZO COORDINATO E MOLTEPLICE di tutte le istituzioni che attivano la vita culturale di massa (la vita di massa sotto il profilo della cultura e dell’informazione): è questa una delle condizioni necessarie per la piena attivazione delle CAPACITA’ VERBALI.
  • GLI SCOPI dell’educazione linguistica non possono restare più quelli tradizionali: la pedagogia linguistica tradizionale pecca non soltanto per inefficacia ma per la parzialità dei suoi scopi. a. La pedagogia linguistica tradizionale pretende di OPERARE SETTORIALMENTE:
  • Opera nell’ora detta «di Italiano : ignora la portata generale dei processi di MATURAZIONE LINGUISTICA (tesi 1) e quindi la necessità di coinvolgere nei fini dello sviluppo delle capacità linguistiche tutte le materie e tutti gli insegnanti
  • bada soltanto alle capacità produttive scritte scarsamente motivate da NECESSITÀ REALI: le CAPACITÀ LINGUISTICHE RICETTIVE sono ignorate e quindi si ignora il linguaggio fatto di capacità di capire le parole lette e scritte e quella metà del linguaggio che è condizione necessaria (anche se non sufficiente) per il funzionamento dell’altra metà. b. La pedagogia tradizionale bada soltanto alla PRODUZIONE SCRITTA, non cura le capacità di produzione orale : questa è messa a prova nel momento isolato dell’«INTERROGAZIONE», quando l’attenzione di chi parla e di chi ha domandato e ascolta è concentrata sui CONTENUTI dalla risposta
  • La capacità di organizzare un discorso orale meditato o estemporaneo cade fuori dell’orizzonte abituale della pedagogia linguistica tradizionale: ciò è legato anche alla perdita di attenzione delle altre capacità (tesi 3).
  • Si pensa che l’espressione orale è legata a aspetti che hanno dei riflessi negatici sull’APPRENDIMENTO DELL’ORTOGRAFIA: spesso nel parlato si usano dei detti locali e dialetti che si distanziano dalla lingua italiana scritta. c. Nella produzione scritta, la pedagogia linguistica tradizionale tende a sviluppare la capacità di DISCORRERE A LUNGO SU UN ARGOMENTO e si trascurano altre e più utili capacità come prendere buoni appunti, schematizzare, sintetizzare, essere brevi, saper scegliere un tipo di vocabolario e frasi adatte ai destinatari reali dello scritto,.. d. La pedagogia linguistica tradizionale è fondata sull’utilità di insegnare ANALISI GRAMMATICALE E LOGICA, PARADIGMI GRAMMATICALI E REGOLE SINTATTICHE. Gli studiosi hanno criticato l’insegnamento grammaticale tradizionale e elencano dei punti:
  1. parzialità dell’insegnamento grammaticale tradizionale : a scuola ci deve essere una riflessione sui FATTI LINGUISTICI che deve tenere conto:
  • del mutamento linguistico: STORIA DELLA LINGUA
  • delle relazioni tra tale mutamento e le vicende storico-sociali: storia linguistica
  • dei fenomeni di collegamento tra le conoscenze e abitudini linguistiche e la stratificazione socioculturale ed economico-geografica della popolazione: SOCIOLOGIA DEL LINGUAGGIO
  • dei fenomeni di collegamento tra organizzazione del vocabolario, delle frasi, delle loro realizzazioni e organizzazione psicologica degli esseri umani: PSICOLOGIA DEL LINGUAGGIO
  • dei fenomeni del senso e del significato, della strutturazione del vocabolario: SEMANTICA
  • ridotta a grammatica tradizionale, la riflessione dei fatti linguistici esclude tutta la complessa materia di studio e riflessione delle varie scienze del linguaggio;
  1. inutilità dell’insegnamento grammaticale tradizionale rispetto ai fini primari e fondamentali dell’educazione linguistica : se anche le grammatiche tradizionali fossero STRUMENTI PERFETTI DI CONOSCENZA SCIENTIFICA, il loro studio servirebbe allo sviluppo delle capacità linguistiche effettive molto poco (solo per quel tanto che, tra i caratteri del linguaggio verbale c’è anche la capacità di parlare e riflettere su se stesso)
  2. nocività dell’insegnamento grammaticale tradizionale : le grammatiche di tipo tradizionale sono fondate su TEORIE DEL FUNZIONAMENTO d’una lingua che sono antiquate , corrotte ed equivocate
  • Per quanto riguarda le GRAMMATICHE DELLA LINGUA ITALIANA, a questo difetto generale va aggiunto che:
  • non è presente un GRANDE E CIVILE DIZIONARIO STORICO DELLA LINGUA
  • non c’è un grande e serio REPERTORIO DEI FENOMENI LINGUISTICI E GRAMMATICALI DELL’ITALIANO (e dei dialetti) teoricamente sgangherate e fattualmente non adeguate o senz’altro false. e. La pedagogia linguistica tradizionale trascura la REALTÀ LINGUISTICA DI PARTENZA (spesso colloquiale e dialettale) degli allievi : ignora e reprime, trasforma in causa di svantaggio la diversità dialettale, culturale e sociale che caratterizza la grande massa dei lavoratori e della popolazione italiana. f. La pedagogia linguistica tradizionale ignora il RAPPORO STRETTO tra capacità più propriamente verbali e le altre capacità simboliche ed espressive (da quelle più intuitive e sensibili a quelle più complesse): è una pedagogia verbalistica che ignora l’ importanza dei MODI SIMBOLICI NON VERBALI, e che, proprio perché

imparare a capire e apprezzare tale varietà è il primo passo per imparare a viverci in mezzo senza esserne succubi e senza calpestarla.

  1. Occorre sviluppare e tenere d’occhio le CAPACITÀ PRODUTTIVE e quelle RICETTIVE, verificando il grado di comprensione di testi scritti o registrati e valutando e la capacità di intendere un vocabolario sempre più esteso e una sempre più estesa varietà di tipi di frase.
  2. Nelle capacità sia produttive sia ricettive, va sviluppato L’ASPETTO SIA ORALE SIA SCRITTO, stimolando il senso delle diverse esigenze di formulazione inerenti al testo scritto in rapporto all’orale, creando situazioni in cui serva passare da formulazioni orali a formulazioni scritte di uno stesso argomento per uno stesso pubblico e viceversa.
  3. Per le capacità sia ricettive sia produttive, sia orali sia scritte, occorre sviluppare e stimolare la CAPACITÀ DI PASSAGGIO dalle formulazioni più accentuatamente locali, colloquiali, immediate, informali, a quelle più generalmente usate, più meditate, riflesse e formali.
  4. Seguendo la regola precedente, si incontra la necessità di addestrare alla conoscenza e all’uso di MODI ISTITUZIONALIZZATI D’USO DELLA LINGUA COMUNE (linguaggio giuridico, linguaggi letterari e poetici ecc.).
  5. Nella cornice complessiva delle varie capacità linguistiche, occorre curare e sviluppare la capacità di autodefinirsi e autodichiararsi e analizzarsi: questo sviluppo può cominciare a realizzarsi fin dalle prime classi elementari arricchendo progressivamente le PARTI DI VOCABOLARIO più specificamente destinate a parlare dei fatti linguistici e nelle scuole postelementari lo studio della REALTÀ LINGUISTICA CIRCOSTANTE (meccanismi della lingua e dei dialetti, funzionamento del linguaggio verbale, divenire storico delle lingue)
  6. Occorre sviluppare il SENSO DELLA FUNZIONALITÀ di ogni possibile tip o di forme linguistiche note e ignote :
  • VECCHIA PEDAGOGIA LINGUSTICA: “D evi dire sempre e solo così. Il resto è errore”: è didattoriale
  • NUOVA PEDAGOGIA LINGUISTICA: “Puoi dire così, e anche così e anche questo che pare errore o stranezza può dirsi e si dice; e questo è il risultato che ottieni nel dire così o così»: non è affatto anarchica, ha una BUSSOLA che è la funzionalità comunicativa di un testo parlato o scritto e delle sue parti a seconda degli interlocutori reali cui effettivamente lo si vuole destinare.
  1. PER UN NUOVO CURRICULUM PER GLI INSEGNANTI
  • La nuova educazione linguistica richiede ATTENZIONI E CONOSCENZE sia negli alunni sia negli insegnanti :
  • gli insegnanti nelle vecchie prospettive hanno una CONOSCENZA SOMMARIA di norme (regole ortografiche, regole del libro di grammatica usato dai ragazzi) e si basano su n BUON SENSO che riscatta tanti difetti delle metodologie.
  • Seguire i principi dell’educazione linguistica democratica comporta un SALTO DI QUALITÀ E QUANTITÀ in fatto di conoscenze sul linguaggio e sull’educazione.
  • In una PROSPETTIVA FUTURA E OTTIMALE che preveda la formazione di insegnanti attraverso un curriculum universitario e postuniversitario adeguato alle ESIGENZE DI UNA SOCIETÀ DEMOCRATICA, nel bagaglio dei futuri docenti dovranno entrare competenze finora considerate riservate agli specialisti e staccate l’una dall’altra.
  • Gli insegnanti devono avere COMPETENZE SUL LINGUAGGIO E LE LINGUE (di ordine teorico, sociologico, psicologico e storico) e COMPETENZE SUI PROCESSI EDUCATIVI E LE TECNICHE DIDATTICHE.
  • L’obiettivo è quello di dare agli insegnanti una CONSAPEVOLEZZA CRITICA E CREATIVA DELLE ESIGENZE che la vita scolastica pone e degli STRUMENTI con cui a esse rispondere.
  1. CONCLUSIONE
  • Il salto di qualità e quantità delle conoscenze linguistiche richiesto agli insegnanti si poggia su una giusta ORGANIZZAZIONE DI ADEGUATI CENTRI LOCALI E REGIONALI DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE LINGUISTICA E EDUCATIVA che riescono a correggere gli errori commessi nelle esperienze formative postuniversitarie ma anche lacunosità, povertà, casualità e parzialità dell’ordinamento universitario in fatto di insegnamento del linguaggio.
  • Si tratta di un PROBLEMA AMMINISTRATIVO E CIVILE e di un PROBLEMA POLITICO: da qualunque parte si consideri l’insieme di questioni, soluzioni e proposte delineate ci si imbatte nella necessità di connettere il discorso a una DIVERSA IMPOSTAZIONE DEI BILANCI DELLO STATO E DELLE SCUOLE e a un DIVERSO ORIENTAMENTO DELLA VITA SOCIALE tutta.