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Tullio de Mauro: «Dieci tesi» per una scuola democratica Loiero -Lugarini, Dispense di Lingua Italiana

Riassunto del libro Tullio de Mauro: «Dieci tesi» per una scuola democratica Loiero -Lugarini

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 04/06/2024

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Tullio de mauro: 10 tesi per una scuola democratica
CONTESTO EMANUELE BANFI
Il 26 aprile 1975 furono approvate le 10tesi
L'intento era coniugare impegno scientifico e dimensione linguistica e
quadro sociale
Due date importanti precedono l'approvazione delle tesi.
La scuola media unica.
1963 storia linguistica dell'Italia unita, dove erano presenti dati
anagrafici e percentuali tra italiano popolare, italiano regionale.
La linguistica si svecchia del suo quadro tradizionale. Iniziano le
traduzioni, come l'introduzione alla semantica di sosure da parte di Tullio
De Mauro.
Tullio De Mauro in quegli anni affermava il patteggiamento di senso,
ovvero occorre riflettere sulle oscillazioni d'uso. Tullio De Mauro ci ha
insegnato a considerare i fatti linguistici nella loro evidenza e storicità,
con un atteggiamento euristico, per capire il linguaggio e lingua occorre
tenere conto di sapere diversi.
Tullio de Mauro invita tutti noi alla cura della formazione linguistica di
bambini e adulti, italiani e stranieri, di tutti coloro che in una prospettiva
di vita civile inclusiva e accogliente, forma il tessuto sociolinguistico del
nostro paese.
Nel 1967. Viene fondata la SLI, la società pluralista ed egualitaria. Che
comunica con altre scienze quali informatiche e filosofia.
LE DIECI TESI MENO RETORICA + DEMOCRAZIA
MARIANTONIETTA MARCHESE
Per cogliere i cambiamenti, le tensioni, il clima che fa da sfondo alle 10
tesi, è opportuno il richiamo a due documenti.
Programma del Partito comunista del 1972.
Rapporto preliminare del programma economico nazionale 1971,
75.
Le fonti sono diverse, il cambiamento, l'esigenza di rinnovo della scuola
erano presenti nella Comunità politica e sociale.
Programma del partito comunista.
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Tullio de mauro: 10 tesi per una scuola democratica

CONTESTO EMANUELE BANFI

Il 26 aprile 1975 furono approvate le 10tesi L'intento era coniugare impegno scientifico e dimensione linguistica e quadro sociale Due date importanti precedono l'approvazione delle tesi.  La scuola media unica.  1963 storia linguistica dell'Italia unita, dove erano presenti dati anagrafici e percentuali tra italiano popolare, italiano regionale. La linguistica si svecchia del suo quadro tradizionale. Iniziano le traduzioni, come l'introduzione alla semantica di sosure da parte di Tullio De Mauro. Tullio De Mauro in quegli anni affermava il patteggiamento di senso , ovvero occorre riflettere sulle oscillazioni d'uso. Tullio De Mauro ci ha insegnato a considerare i fatti linguistici nella loro evidenza e storicità, con un atteggiamento euristico, per capire il linguaggio e lingua occorre tenere conto di sapere diversi. Tullio de Mauro invita tutti noi alla cura della formazione linguistica di bambini e adulti, italiani e stranieri, di tutti coloro che in una prospettiva di vita civile inclusiva e accogliente, forma il tessuto sociolinguistico del nostro paese. Nel 1967. Viene fondata la SLI, la società pluralista ed egualitaria. Che comunica con altre scienze quali informatiche e filosofia. LE DIECI TESI MENO RETORICA + DEMOCRAZIA MARIANTONIETTA MARCHESE Per cogliere i cambiamenti, le tensioni, il clima che fa da sfondo alle 10 tesi, è opportuno il richiamo a due documenti.  Programma del Partito comunista del 1972.  Rapporto preliminare del programma economico nazionale 1971,

Le fonti sono diverse, il cambiamento, l'esigenza di rinnovo della scuola erano presenti nella Comunità politica e sociale.  Programma del partito comunista.

La scuola deve aprirsi alla Comunità, ha bisogno di democrazia. Di effettiva democrazia e di abolizione di classi differenziali.  Rapporto preliminare, programma economico. La scuola deve gradualmente trasformarsi in un istituto aperto. Con un altro grado di partecipazione. In entrambi i casi si evince l'esigenza di rinnovo profondo di riforma per tutti i gradi e l'esigenza di un effettivo diritto allo studio. Nel 1975, quando vengono approvate le 10 tesi. Il riordinamento degli organi collegiali è vivace, sono entrati nelle scuole I DPR 416-420. In questo clima di rinnovo nascono le 10 tesi che sono un progetto lungimirante rivolto alla nuova scuola che nasce. Secondo il Democracy Index, l'Italia è una democrazia imperfetta. Il rapporto sul benessere equo e sostenibile afferma che la fiducia negli organi di polizia è 6 ei pompieri 8, nel sistema giudiziario 4, Parlamento 3 e partiti politici 2. Questi ultimi sono dati che turbano molto. Le continue esposizioni a fonti diverse E disorganizzate turba e causa lo stordimento della logica. Non basta dire che il diritto di ogni cittadino l'istruzione, la formazione e l'apprendimento permanente. La priorità non è favorita tutti all'accesso alle informazioni ma nel garantire l'accesso libero, autonomo e critico alle informazioni. La scuola deve educarsi e educare all'uso critico delle informazioni, è questa la sfida. La scuola nel panorama italiano, grazie agli 8 milioni di persone da cui è formata investe tempo, energie e competenze per formare le nuove generazioni. Piero Calamandrei la definisce come l'organo che crea il sangue e rinnova tutti gli altri organi. È organo vitale della democrazia. Tullio De Mauro fa notare come la scuola ha attratto l'Italia fuori dal sottosviluppo culturale grazie all'alfabetizzazione di base. I docenti costruiscono e mantengono la società democratica. La scuola non esente da problemi, fisiologico che se cronicizzati diventano patologie. Problemi fisiologici Patologia. Affidarsi al proprio metodo. Non rendersi conto che del tutto inefficace. Scoraggiarsi di fronte alle sfide sempre nuove della società. Non fare nulla per cambiare.

appartenenti al linguaggio non verbale, che variano anch'essi larga misura da cultura a cultura. Tutto ciò consentito grazie alla potentissima facoltà di linguaggio che il sussurro considerava insita nella nostra mente. Simile al Language acquisition device, dispositivo innato per l'acquisizione del linguaggio introdotto da Chomsky. Sono espressioni della facoltà di linguaggio tutti i vari linguaggi, verbali e non verbali, che possiamo acquisire, apprendere e costruire, che arricchiscano e potenziano e rendono più flessibile la nostra mente. Il linguaggio verbale è di centrale importanza perché ci permette di entrare in rapporto con gli altri, instaurare relazioni e comunicare ai nostri bisogni ed emozioni. Queste funzioni vengono tenute presente nei programmi della scuola media del 79, redatti anche da Tullio De Mauro, e dei programmi del 1985 per la scuola elementare e dalle indicazioni nazionali. Nelle 10 tesi viene ribadita l’idea quindi, che l'educazione linguistica da tenere a scuola deve curare sia:  Capacità ricettive. (Comprensione, ascoltare e leggere)  Capacità produttive, (parlare e scrivere.) Si supera quindi la tradizionale scuola del leggere e dello scrivere e si tiene conto degli usi euristici e cognitivi. Tale capacità può avere come oggetto la lingua stessa nell'ambito della riflessione linguistica, che è definita come la quinta capacità. Il linguaggio verbale, inoltre, è di centrale importanza per la sua onnipotenza semantica. Solo il codice lingua può essere usato per parlare di tutto, persino di sé stesso, e tradurre tutti gli altri codici, ma non il contrario. (Non si può descrivere un dipinto utilizzando la pittura. Anche se gli altri codici e in particolar modo il linguaggio artistico, non si può sostituire completamente perché viene il godimento estetico.) Il linguaggio verbale, inoltre, tipico degli esseri umani, anche senza dimenticare che tutte le specie animali hanno un loro linguaggio per comunicare (Studi di Zoosemiotica.) Il linguaggio verbale è centrale rispetto agli altri sistemi di segni. I sistemi costituiti segni sono costituiti dall'Unione inscindibile tra forma significante e significato. (Può essere fono acustico o grafico visivo, come nel braille)

La classificazione semantica dei codici semiologici. Le lingue verbali sono definite come codici a segni articolati capaci di esprimere un numero infinito di significati. Tali significati sono parzialmente sovrapponibili e dunque si hanno sinonimie, che però non sono del tutto da calcolabili secondo regole predefinite, a differenza delle lingue del calcolo. Questa indeterminatezza semantica è una risorsa perché risolve tutti i problemi di significazione che possono insorgere. I docenti dovrebbero essere consapevoli di tali caratteri della lingua verbale, in modo da realizzare un'educazione linguistica che renda tutti capace di muoversi agevolmente nella pluralità di lingue e linguaggi con cui si entra a contatto. Simone Raffaele, nel 1976 in un saggio contro la pedagogia linguistica tradizionale, verbocentrica che cura solo il linguaggio verbale e monolitica che non teneva conto della varietà, invocava la necessità di un salto di qualità: dalla cura della lingua al linguaggio, nel resto oggi, quotidianamente fosse una pluralità di linguaggi. Gli studi odierni sul parlato e l'oralità hanno evidenziato che non si comunica attraverso parole prosodia (Modo di proferire.), ma anche attraverso gesti e Mimica. Importante è la multimodalità comunicativa ed è importante esserne consapevoli. Ong la definisce come oralità secondaria, che non è soltanto scrittura alfabetica, ma è anche costituita dai segni ideografici (emoji.) Tutti gli insegnanti devono costruire nei ragazzi e la capacità critica per valutare vantaggi e limiti. Un'ulteriore accezione di linguaggio, sia nei linguaggi specialistici che sono varietà diafasica, che è diastratiche interne della lingua stessa. (Vari ambiti disciplinari sono spesso commisti da linguaggi non verbali matematico, numerico. O cartografico, in geografia.)  Varietà diafasica. In relazione alla situazione comunicativa.  Varietà diastratiche In relazione allo strato gruppo sociale.  Varietà diamesica In relazione al mezzo ora l'ho scritto.  Varietà diatopica in relazione al luogo I testi commissi di linguaggi specialistici possono presentare maggiori ostacoli e ogni docente deve tenerlo presente sin dalla scelta del libro di testo. Inoltre, ogni insegnante è un'insegnante di lingua e tutti dovrebbero occuparsi di educazione linguistica, evitando la settorializzazione all'italiano.

In altri termini, le lingue sono dei software diversi che vengono installati su un unico hardware. Già Dante, nel ventiseiesimo canto del paradiso, affermava, opera naturale e che l’uom favella. Se dunque la nostra capacità comunicativa si fonda sull'uso socioculturale del nostro corpo, è innegabile che per lo sviluppo delle capacità cognitive, intellettive e lo sviluppo fisico sia cruciale. In questo quadro va valutata la seconda tesi del giscel. Questa capacità di dare forma socioculturale al prodotto naturale dell'apparato fonatorio è frutto di una predisposizione innata, ma non certo automatica. Il linguaggio si configura come una sorta di interruttore che va acceso affinché possa produrre lingua. Chi lo accende e quando? L'interruttore non viene acceso, ma si accende dal momento in cui il neonato è collocato in un contesto socialmente culturalmente stimolante. Ne consegue che lo sviluppo di ognuno di noi dipende dalla natura dello stimolo ricevuto. Un neonato poco esposto a stimoli linguistici elaborati, probabilmente svilupperà una competenza linguistica limitata sia per varietà che per complessità. Varietà ->una contrazione del diasistema (numero limitato di registri linguistici e non se ne avrà piena consapevolezza) in buona sostanza Parlare diversamente con persone diverse Complessità-> Utilizzerà processi di semplificazione e condizionamenti pragmatici prevarranno su quelli sintattici. Uso di termini concreti invece di quelli astratti. (Carte invece di documentazione.) Conseguono difficoltà di ordine cognitivo.  Difficoltà di comprensione e produzione di testi E di ordine sociale.  Incapacità di calibrare il proprio registro in base all'interlocutore. Occorre precisare che non dipende tutto dalla famiglia, ma un ruolo centrale è giocato dal gruppo di pari. Cosa significa fare educazione linguistica democratica in questo quadro? È evidente che la scuola accoglie i figli di chi ha letto almeno un milione di libri e i figli di chi non sa nemmeno parlare e tra queste due categorie ci sono tutte le situazioni intermedie e oggi possiamo individuare anche i bambini stranieri. (Molte volte ingiustamente accusati di essere la causa di mancanze o ritardi nello svolgimento del programma scolastico.)

Qui fa affermazione, presuppone che in un gruppo classe di italofoni la situazione di partenza sia la medesima, ma molto spesso non è così. Assumere piena consapevolezza di ciò è il presupposto per una educazione linguistica democratica. Bisogna partire dalle competenze comunicative e linguistiche già acquisite dagli alunni affinché, per dirla alla Don Milani, la differenza oggettiva tra Gianni e Pierini non diventa forma di discriminazione. La predisposizione naturale è nata allo sviluppo della competenza linguistica, va sostenuta a scuola. Occorre ricordare che la lingua non è un fine ma un mezzo, e tale deve essere anche a scuola. Sviluppare una buona competenza linguistica non significa conoscere tutte le regole grammaticali, ma va allenata in contesti reali. La grammatica può diventare uno strumento d'analisi delle produzioni linguistiche, avendo come riferimento non solo la polarità giusto o sbagliato, ma adeguato e non adeguato ai diversi contesti. Le lingue sono per loro natura trasversali, cioè non vivono di vita propria, ma di vita riflessa nell'uso che ne fanno i parlanti. La lingua è lo strumento per l'insegnamento di tutte le materie e ogni insegnante ne deve tener conto ed essere a modo suo, un'insegnante di lingua. Tornando alla dimensione naturale, Aristotele ha definito l'uomo come animale parlante. Questo ci distingue tra le specie animali. Possiamo ipotizzare che è plausibile che il linguaggio verbale si sia sviluppato come conseguenza della posizione eretta. Innanzitutto, la posizione eretta, permettere di essere meno esposta ai raggi solari e abbassare la temperatura interna e quindi sviluppare il cervello. Inoltre, liberare le mani oltre alla costruzione di oggetti e armi, permette il gesto deittico, cioè di indicare qualcosa. Le armi permettono di uccidere e tagliare le prede, quindi di masticare e non strappare più le carcasse; quindi, gradualmente si ridimensiona la mascella e si crea più spazio per i movimenti della lingua. Cosa significa tutto ciò nel quadro di un'educazione linguistica? Significa che manualità e gestualità hanno accompagnato la nostra capacità di comunicare e vanno stimolate in tutte le loro forme, insieme alla competenza linguistica.

Per riconoscere gli elementi significanti, il lavoro di Nina si svolge su un doppio binario, quello dei segnali fonici e del contesto. La capacità di riconoscere la linguistica si basa su questi due aspetti, la caratteristica fonica e il contenuto, cioè la costruzione dei segni della propria lingua. Acquisendo la capacità di riconoscere e ricondurre alla sequenza concreta i segni linguistici, incomincia la costruzione della relazione tra i segni linguistici e si inizia a formare la grammatica implicita della propria lingua. Man mano che crescono le esperienze linguistiche quotidiane, i bambini manifestano di riflessione spontanee sulla lingua. L' epilinguisticità : L'esplorazione della lingua con domande tipo che vuol dire? come si chiama? L’ epilinguistica è una componente essenziale per la costruzione della propria competenza linguistica, se ricettiva che produttiva. E si aggancerà alla meta linguisticità, cioè la capacità matura di riflettere sulla lingua. La capacità riflessive( epi- metalinguisticità) si applicano a livelli di competenza via via maggiori ed è compito dell'educazione linguistica svilupparla affinché diventino un motore per l'apprendimento non solo linguistico. La lingua, per definizione, è un oggetto flessibile e in movimento. una buona educazione linguistica deve prevedere questo elemento costitutivo. Quindi, contrariamente alla definizione scolastica, la grammatica è un oggetto in movimento che cresce insieme ai suoi parlanti, ed a ciò si desume che la grammatica non è imparata una volta per tutte a scuola ma si modella sugli usi comunicativi reali. E ciò permette di sfruttare diverse situazioni comunicative reali, come occasioni per l’apprendimento permanente. Crescendo aumenta la quantità di lingua a cui si è esposti e quindi aumenta lo spazio plurilingue in cui ci si muove e si arricchiscono i contesti comunicativi, ma qui si inseriscono anche altre modalità di comunicazione quali la scrittura. L'alfabetizzazione e l'uso attivo di lettura e scrittura ha grandi conseguenze cognitivo linguistiche. La profondità del legame tra lettura, scrittura, usi linguistici e il diverso impegno cognitivo si manifestano del resto nella fatica che comporta l'insegnare a scrivere. I bambini devono imparare a padroneggiare una modalità di comunicazione diversa, che è legata a norme culturali e stilistiche diverse:

I testi parlati sono discontinui perché si può essere interrotti. E la produzione ricezione in tempo reale non permette nessuna attività di correzione. Nel parlato procediamo con la produzione di brevi porzioni di testo nello scritto, perché a memoria è sostenuta dalla pagina, possiamo avere porzioni di testo più lunghe e gerarchicamente costruite. Tutto ciò comporta la comprensione di due modalità parzialmente diverse. Naturalmente parlato e scritto sono due modalità che guidano il destinatario al processo di comprensione. La prosodia (intonazione) è lo strumento più potente del parlato nello scritto, sostituiamo la Prosodia verbalizzando gli elementi di rilievo attraverso espedienti testuali (Titolazione, paragrafo...) Purtroppo, nel mondo scolastico vi è una sostanziale perdita dell'interesse per il parlato e ancor di più per l'ascolto. Parlare, ascoltare sono capacità fondamentali nello sviluppo della competenza linguistica; è parte integrante dell'educazione linguistica, ma purtroppo si evidenzia una netta frattura fra teoria e reale pratica educativa. La scuola ha adottato una posizione monomodale e scrittocentrica. Ciò deriva da un difficile rapporto tra ascolto e parlato e insegnamento metalinguistico. Storicamente la riflessione metalinguistica e la grammatica sono legate alla pratica di scrittura. La scrittura rende permanente e fruibile in tempi diversi il dato linguistico e perciò può essere trasmesso e insegnato. Dal punto di vista didattico esiste il problema di quale norma scegliere. Per lo scritto possiamo assumere la scrittura letteraria o istituzionale, per il parlato i registri sono molto più ampi. (Colloquiale, dialogico, monologico) Inoltre, nel parlato ci sono evidenti tracce di provenienze regionali o locali. Soprattutto per l'italiano, il sostrato dialettale si manifesta non soltanto a livello fonologico, ma anche nel lessico e nella morfosintassi. Insegnanti intervengono soltanto sulla correzione di espressioni, ma non si dedicano ad attività di educazione al parlato e all'ascolto. Se la scrittura è un'esperienza legata prevalentemente alla scolarizzazione, parlato e ascolto, sono primari nella costruzione del sé e del sé relazionale. Inoltre, per gli studenti, nativi e non, l'ascolto è di fatto il primo accesso alla lingua della scolarizzazione e dell'apprendimento. In secondo luogo, la scrittura ha bisogno che gli allievi siano consapevoli di questa specifica modalità di comunicazione e sappiano confrontarla con altre capacità.

  1. Nuova denominazione che si chiamerà educazione linguistica democratica.
  2. Affronta e giustifica il tema della totalità e complessità del linguaggio verbale. Non parola neutra, ma parola che significa. Piena di materialità, Corporeità, Affettività, socialità e varietà e diversità della vita.
  3. Grande responsabilità della scuola e della società civile nella formazione di tutti e ciascuno. Lo scopo finale è quello di far crescere la varietà e la ricchezza dei mezzi espressivi, capaci di assicurare una partecipazione attiva e responsabile di ogni cittadino.

Tullio De Mauro è stato accusato di gravi colpe, di aver annullato l'insegnamento della grammatica e del tema tradizionale. Individuare un nemico e scrollarsi di dosso responsabilità plurime e tipico di alcune società e culture. Tullio De Mauro nella stesura dei programmi del 1979 realizza dei programmi fortemente innovativi da materie diventano educazioni. Se l'aggettivo democratico può risultare pleonastico o dotato di troppo senso politico per le altre educazioni per l'educazione linguistica no. Nella quarta tesi viene giustificata la presenza di questo aggettivo che accompagna una pedagogia linguistica rinnovata. Innanzitutto, bisogna guardare all'articolo 3 cost e la pedagogia linguistica efficace e democratica se e solo se si rifà ai principi della Costituzione. La Costituzione ispira le 10 crisi innanzitutto perché il principio fondamentale del nostro Stato e della res pubblica, quindi anche della scuola. I padri della Repubblica nell'Assemblea costituente hanno dedicato ampia attenzione alla natura della lingua, che si riflette in articoli 3 e 6 della Cost (tutela di tutte le minoranze linguistiche) La Costituzione, inoltre, ribadisce la responsabilità e l'impegno che deve assumersi la Repubblica nel rimuovere gli ostacoli e nella formazione linguistica dei cittadini. Sottolinea che alla formazione tutti sono chiamati ed è una piena e convinta assunzione di responsabilità.

Nella quarta tesi c'è tutto il cuore della riflessione di De Mauro, della complessità dei legami biologici, psicologici, culturali e sociali delle lingue verbali E la stessa complessità nei legami nella variabile spaziale, temporale e sociale

Prima del 1979 i programmi recitavano semplicemente l'italiano e il principio base era quello che la lingua da imparare, fosse quella scritta da leggere e scrivere. Una lingua senza vita e senza storia delle carrozze che parlano. (don Milani) L'area di cambiamento di questi anni è evidenziata non solo dai nuovi programmi del 1979, ma anche dalla pubblicazione di Francesco Sabatini. La storia della lingua per allargare la dimensione dello studio alla sfera diacronica. La quarta tesi richiama l'idea che la lingua vera è la lingua d'uso dei parlanti e richiama l'importanza della lingua viva. Inoltre, con l'articolo 6, la tutela delle minoranze linguistiche raccomanda implicitamente la valorizzazione delle varietà linguistiche regionali e dei dialetti.

Ultima sezione riguarda i doveri delle istituzioni pubbliche per assicurare a tutti gli strumenti per una piena partecipazione attiva e responsabile alla vita della Repubblica. La presa di posizione è nella forte sollecitazione alla corresponsabilità di tutti nella formazione e sviluppo e mantenimento del patrimonio linguistico della nazione. La scuola non è un'istituzione separata, ma è un corpo vivo dello Stato. Purtroppo, l'atteggiamento dell'opinione pubblica e di addossare tutte le colpe e i mali della società alla scuola (Cattivi comportamenti degli studenti, qualità mediocre degli studenti.) Ma nonostante tutto la scuola ha fatto sempre la sua parte, anche quando è stata lasciata da sola. L'elenco delle istituzioni che costituzionalmente avrebbero l’obbligo di occuparsi della cura del patrimonio linguistico culturale del paese è ampio uno fra tutti i centri di pubblica lettura.

Tesi V caratteri di pedagogia linguistica tradizionale.

La pedagogia linguistica tradizionale è rimasta assai al di sotto di questi traguardi. Le vecchie pratiche pedagogiche in materia di educazione linguistica sono rimaste parecchi passi indietro perfino rispetto alle proposte dei programmi ministeriali. La pedagogia linguistica tradizionale punta i suoi sforzi nel rapido apprendimento e nel possesso delle norme di ortografia italiana, produzione scritta e anche scarsamente motivata, classificazione morfologica delle parti della frase, apprendimento a memoria dei

tener conto anche della storia della lingua, della storia della linguistica, della sociologia, di linguaggio, della psicologia del linguaggio. La grammatica tradizionale esclude dunque tutta la complessa materia di studio.

  • Inutilità dell'insegnamento grammaticale tradizionale rispetto ai fini primari fondamentali dell'educazione linguistica: Tra i caratteri di linguaggio verbale c'è anche la capacità di parlare e riflettere su sé stesso, cosiddetta riflessività delle lingue storico naturali o autonimicità delle parole che lo compongono, pensare che lo studio riflesso di una regola grammaticale ne agevoli il rispetto effettivo è come pensare che chi sa meglio l'ottica sa vedere più da lontano.
  • nocività dell'insegnamento grammaticale tradizionale: Le grammatiche di tipo tradizionale sono fondate su teorie del funzionamento della lingua che sono antiquate. Non abbiamo un grande, serio repertorio dei fenomeni linguistici e grammaticali dell'italiano e dei dialetti. E) La pedagogia linguistica tradizionale trascura di fatto la realtà linguistica di partenza, spesso colloquiale e da dialettale degli allievi. F) La tradizione pedagogica linguistica è verbalistica ossia ignora tutta la ricchezza e la primaria importanza dei modi simbolici, non verbali, perché è verbalistica, sopravvalutando e isolando il resto danneggia lo sviluppo verbale. Ciò che si annida sul fondo della pedagogia linguistica tradizionale è la sua parzialità sociale e politica, la sua rispondenza ai fini politici e sociali complessivi della scuola di classe. L'educazione linguistica di vecchio stampo in quanto rivolta a integrare il processo di educazione linguistica degli allievi delle classi sociali più colte e agiate, i quali ricevono fuori dalla scuola quanto serve allo sviluppo delle capacità linguistiche , a tener fuori le classi operaie e contadine a cui si viene attribuito senso della vergogna delle tradizioni linguistiche tradizionali, la paura di sbagliare e l'abitudine a tacere perpetua quindi la divisione in casi vigente e senza volerlo e senza saperlo hanno concorso a estromettere precocemente dalle scuole masse ingenti di cittadini. La quinta, la sesta e la settima tesi spostano definitivamente l'attenzione sulla scuola. Alberto Sobrero. Si fa un'analisi critica della situazione reale:

 Che cosa è, come si insegna l'educazione linguistica (TESI V)  Con quali risultati (TESI VI)  Con quali limiti (TESI VII) Sintetizzando i contenuti delle tre tesi, possiamo dire che i limiti della pedagogia linguistica tradizionale erano:  Si fa educazione linguistica esclusivamente nell'ora di italiano.  Si mira in primo luogo al possesso delle capacità di scrittura e non si cura l'oralità.  Prevale il normativismo rigido, si sanziona, ma non si riflette con gli studenti sui regionalismi e sui colloqui sui gergalismi. Gli errori non sono considerati parte del processo di apprendimento, ma sono direttamente sanzionati.  Si coltiva la capacità di trascrivere a lungo su un determinato argomento, dedicando poco spazio alle capacità che nella vita possono risultare più utili: prendere appunti e fare sintesi.  Si trascura la realtà linguistica di partenza degli allievi Le 10 tesi sono tuttora attuali. Ma come si spiega una situazione ancora così arretrata? La risposta si articola almeno su tre piani: gli studi, le sperimentazioni e la politica scolastica. Gli studi e sperimentazioni: La pedagogia e la didattica e soprattutto la linguistica hanno registrato progressi enormi nei rispettivi settori. Il rapporto istituito fra ricerca e sperimentazione ha dato luogo ad un'interessante produzione di materiale teorico applicativi. Un esempio, la collana giscel e l'italiano e oltre. Eppure, una percentuale minima di docenti in servizio è informata e aggiornata. Purtroppo, la formazione è rimasta sostanzialmente affidata all'iniziativa individuale. Politica scolastica: L'assetto della politica scolastica è stato caratterizzato dall'assenza di 3 requisiti fondamentali: omogeneità, continuità e coerenza. La riforma Moratti sospesa la riforma Berlinguer, che a sua volta fu smontata dalla riforma Fioroni, successivi ritocchi di Mariastella Gelmini. Nel 2012 il Ministro Profumo ho deciso di trascrivere le indicazioni.  La pedagogia linguistica tradizionale pretende di operare settorialmente nell'ora detta di Italiano. Occorre la necessità di coinvolgere nei fini dello sviluppo delle capacità linguistiche, non una ma tutte le materie

contenuti e la relazione su un argomento vissuto bypassando obiettivi meno avanzati quali l'arricchimento lessicale, le scelte funzionali al contesto. interagire, di elaborare il pensiero attraverso l'oralità sono accumulati nell'obiettivo di promuovere la capacità di ampliare il lessico.  La pedagogia linguistica tradizionale punta una produzione scritta scarsamente motivata. Tende a sviluppare la capacità di discorrere a lungo su un determinato argomento e si trascurano altre più utile capacità prendere buoni appunti, schematizzare e sintetizzare. Indicazioni 2004 Moratti Indicazioni 2012 Si consigliano scalette mentali o scritte, ma non ti affronta il problema del distacco dalla verbalizzazione spontanea e riflessa Lo scrivere visto come processo nel quale si riconoscono fasi specifiche dall'ideazione alla pianificazione, dalla prima stesura alla revisione, l'autocorrezione. Si prevede esplicitamente la produzione guidata di testi per lo studio, schemi, riassunti, relazioni di attività. L'obiettivo è rivolto a una prosa funzionale, personalizzata.  Per la grammatica, la pedagogia linguistica tradizionale prevede, classificazione morfologica delle parti della frase, apprendimento a memoria dei paradigmi verbali e si basa su teorie antiquate. Indicazioni 2004 Moratti Indicazioni 2012 Il quadro delle conoscenze del primo biennio è interamente assorbito dagli obiettivi relativi all'apprendimento della grammatica tradizionale: grammatica e sintassi, predicati, argomenti, coniugazione dei verbi. La riflessione sulla lingua si innesta sulla grammatica implicita posseduta dai bambini fin dall'infanzia e si attua a partire dai testi orali. Il lavoro didattico è giocato su una doppia continuità fra grammatica implicita e grammatica esplicita.  Le capacità linguistiche ricettive sono ignorate Indicazioni 2004 Moratti Indicazioni 2012 Nessun cenno Il lessico ha un rilievo notevole. Si

dedica un paragrafo intero all'acquisizione di espansione del lessico sia ricettivo che produttivo. Ci sono indicazioni precise di obiettivi relativi all'acquisizione del lessico studiatamente graduali. Descrivere una situazione negativa e premessa non utile ma indispensabile per fare un progetto educativo ben fondato. La quinta, la sesta e la settima intesi sono premesse fondamentali per l'ottava tesi principi dell'educazione linguistica.

TESI VIII I principi dell'educazione linguistica

democratica.

10 principi su cui basare l'educazione linguistica nella scuola nuova che nasce, nella scuola democratica.

  1. Lo sviluppo delle capacità verbali va promosso in stretto rapporto con una corretta socializzazione, con lo sviluppo psicomotorio e con la maturazione di tutte le capacità espressive e simboliche.
  2. Lo sviluppo e l'esercizio delle capacità linguistiche non vanno mai preposti e perseguiti come fine a sé stessi, ma come strumenti di una più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale
  3. La sollecitazione delle capacità linguistiche deve partire dall'individuazione del retroterra linguistico culturale personale.
  4. La scoperta della diversità dei retroterra linguistici individuali tra gli allievi dello stesso gruppo è il punto di partenza di ripetute, sempre