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Appunti completi da 30/30 di diritto canonico, con professoressa Milani
Tipologia: Appunti
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Info generali. [email protected]. Tutti i materiali sono disponibili su Ariel, prima della lezione le slides sono pubblicate sul sito. Il numero della lezione è legato alla trattazione di un argomento, non è indicativa del numero di ore. All’interno dei materiali didattici si possono trovare i documenti che la prof cita a lezione. Contenuto del corso. Corso di diritto canonico ha l’obiettivo di far conoscere il sistema giuridico della chiesa cattolica. Chi ha ricevuto il battesimo è un fedele ed è soggetto alle regole di diritto canonico ovunque si trovi. Le leggi che promulga il pontefice si applicano a tutti i membri della chiesa ovunque si trovino. Poi vi sono leggi speciali che si applicano al fedele a seconda dell’ambito in cui si trova. Perché il diritto canonico è utile? Ragione di ordine storico/giuridico. Il diritto canonico è stato un diritto fondamentale, esperienze giuridica imprescindibile per la costruzione dei diritti degli stati nazionali prima e poi delle comunità giuridiche di oggi. Si è formato sul diritto romano. Spiega come molti istituti contemporanei affondano le loro radici nel diritto canonico. Dispensa storica di Silvio Ferrari, da leggere anche per i frequentanti. Il diritto canonico ha influenzato l’Europa. Si pensi all’oriente dove la distinzione tra religione e politica non è netta. C’è poi un’ultima ragione studiare diritto canonico è strumento per avvicinarsi al mondo dei diritti religiosi. Il diritto canonico è il diritto della chiesa cattolica ma non è l’unico diritto religioso. Le religioni del libro, ebraismo, cattolicesimo e islam, sono religioni codificate e con un loro diritto. Anche le religioni induiste hanno il loro diritto. La conoscenza del diritto religioso può essere elemento per gestire i problemi posti dalle società multiculturali e multi-religiose. Conosciuti i fondamenti dei diritti religiosi si pouò capire perché
una persona decide di non mangiare carne di maiale, oppure decide di non lavorare il sabato, perché esiste un divieto per queste persone di lavorare nel giorno sacro, per ebrei e testimoni di Geova. Esistono poi norme sull’abbigliamento. Perché è importante conoscere i diritti religiosi? Perché gli stati non possono prescindere da questi diritti, non sono costretti ad accogliere tutte le richieste delle comunità religiose, ma per l’accoglimento è necessario conoscere se le regole derivano da un diritto. Conoscendo i diritti religiosi lo stato ha gli strumenti per provare a gestire la diversità. 2015 in Francia Charlie, attentati vari, dimostrano che la gestione della diversità religiosa è un problema con il quale bisogna fare i conti. I casi si sono verificati in Stati molto diversi tra loro dal punto di vista dell’accoglimento culturale, Francia mono religione, Spagna pluralista, Inghilterra multiculturale. L’uomo ebreo ortodosso non voleva contaminarsi, e di fianco la donna aveva un ebrea. La donna ha citato la compagnia aerea perché sposta il passeggero. Discriminazione di genere, aggravata da motivi religiosi. Sono casi che producono contenziosi giuridici. Bisogna capire se queste regole religiosi debbano entrare nello spazio pubblico oppure devono essere regole che rimangano all’interno della comunità religiosa. Sarà frequentante chi non fa più di 6 ore di assenza, deve poi superare positivamente la prova del 13 aprile, quesito a risposta multipla. Chi lo desidera ha la possibilità di avere il preappello 30 maggio/1 giugno.
02/03/
Il diritto canonico è un diritto non statale che assume una particolare importanza nel nostro paese. Appartiene alla categoria generale dei diritti religiosi. Ma è anche molto importante per la nostra storia giuridica. Rilevanza storico culturale del diritto canonico La particolare rilevanza storico-culturale del diritto canonico si fonda sull’art 9 legge 121/1985. Si tratta della legge con cui l’ordinamento giuridico italiano ha dato esecuzione al proprio interno all’accordo di religione del concordato lateranense del 1984. Nel 1984 Giunge a compimento un
processo lungo di riforma del concordato del 1929. La legge 121/1985 dà attuazione a questo accordo. Accordo che ha come obiettivo regolare i rapporti nelle materie di comune interesse, ad es in materia matrimoniale. All’interno di questo vi è anche l’insegnamento della religione cattolica a scuola in ogni grado fino al liceo. L’insegnamento non è obbligatorio, l’obbligatorietà scatta solo al momento dell’accettazione. L’art 9 della legge 121/1985 dice che : “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano , continuerà ad assicurare, (...) l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”. Lo stato si impegna non perché si tratta della nostra religione ma perché ritiene che la religione cattolica sia una componente della cultura del nostro paese. Questo principio ha trovato applicazione anche nel caso dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.
In definitiva si è arrivati a sostenere che la ragione per la quale è legittimo che il crocifisso sia appeso nelle aule scolastiche è una ragione storico-culturale. La croce non sarebbe un simbolo religioso ma culturale. Ripercorreremo la vicenda giudiziaria. Qual è la vicenda all’origine di questa particolare situazione? Soile Lautsi finlandese ha due figli che vanno a scuola in veneto. A un certo punto rivolge una richiesta al consiglio di istituto per rimuovere la croce dalle classi. La signora fa ricorso al TAR Veneto dice che sono violati i principi di laicità dello stato. Non è scritto esplicitamente ma la corte costituzionale ha affermato tale principio (laicità dello stato) nella sentenza 103/1989 , sentenza che aveva ad oggetto l’obbligo di frequentare o meno l’ora di religione. La corte nel complesso di norme che riguardano l’ambito religioso deduce il principio di laicità. La laicità nel nostro ordinamento giuridico non può essere intesa come laicismo, non può essere contrapposizione tra stato e mondo delle religioni, cioè dev’esserci libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale. Altro principio che si oppone all’esposizione del crocifisso negli ambienti scolastici pubblici è quello dell’imparzialità dello stato rispetto a tutte le religioni. Lo stato italiano non si contrappone alle religioni, il vero punto è che deve trattare tutte le religioni allo stesso modo. Articolo 19 costituzione garantisce la libertà di religione ed ora anche ateismo e agnosticismo. Prima si riteneva che l’a-religiosità fosse racchiusa nell’art 21 come libertà di pensiero. L’art 9 della convenzione europea dei diritti dell’uomo CEDU riconosce la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo. La signora Lautsi si rivolge al TAR. Questo alla sezione I decide con ordinanza 56/2004 afferma che l’esposizione di un simbolo adorato dal cristianesimo nelle aule scolastiche non pare conciliabile con la posizione di equidistanza e imparzialità che lo stato deve mantenere , a maggior ragione negli spazi di formazione pubblica. Dal momento che la scuola è uno strumento di istruzione allora la presenza del crocifisso può influire con la formazione dei bambini, suscettibili di essere influenzati. Sulla base di questa considerazione il TAR solleva questione costituzionale per contrasto con il principio di laicità della sentenza 103/1989 corte cost. la corte costituzionale non è legittimata a pronunciarsi. Sulla questione in specie non può essere invocato il suo sindacato di legittimità costituzionale. La corte rimanda il tutto al TAR Veneto. A quel punto il tar si pronuncia. Sentenza 1110/2005 sez. terza il TAR afferma che il crocifisso è simbolo di una particolare storia, cultura nazionale, applica l’art 9 l.n. 121/2005. Il crocifisso è anche espressione di alcuni principi laici della cultura nazionale. Il crocifisso può essere legittimamente collocato nelle aule perché affermativo del principio di laicità dello Stato. Il TAR del veneto dice che è simbolo culturale che esprime il principio di laicità. Già nel 1988 il consiglio di stato si era pronunciato in materia in termini analoghi a fronte della richiesta del ministero della PA di un parere che aveva per oggetto la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche dopo il venir meno del principio per cui la religione cattolica doveva essere
Conoscere i diritti religiosi è un percorso che prevede l’esame di una serie di aspetti. Cos’è un diritto religioso, quali sono i suoi caratteri, rapporti tra diritti religiosi e secolari, perché studiarli? Per diritto religioso si intende un diritto che nasce e si sviluppa all’interno di una comunità religiosa. Il diritto canonico è il diritto della chiesa cattolica. Comunità religiosa e soggetti che vi appartengono. Si vedrà quali sono i caratteri necessari per far parte di una comunità religiosa. Si tratta di un diritto che ha la sua origine il suo oggetto e il suo fine nell’elemento religioso. Questo evidentemente conferisce al diritto delle sue specificità. Fonte La caratteristica fondamentale dei diritti religiosi è che sono diritti etero-fondati , normalmente non trovano il loro fondamento nell’uomo ma in una realtà esterna all’uomo stesso. Nelle religioni monoteiste, ebraismo cristianesimo e islam questa fonte esterna coincide con Dio. Dio fonda il diritto della comunità religiosa. Non è un caso quindi che nelle religioni di cui stiamo parlando i testi normativi di riferimento coincidono con le sacre scritture. Bibbia per gli ebrei, Vangelo per i cristiani e Corano per i musulmani. Il diritto divino è poi interpretato variamente. In ogni caso c’è fondazione divina. Se questi diritti sono etero fondati, e trovano fondamento in dio , incontrano un problema di modificabilità, di immutabilità. Tuttavia si tratta di un’immutabilità relativa, non assoluta. Immutabili sono i valori cristallizzati nel testo divino. Mutabili sono, invece, le regole che ne garantiscono l’applicazione. Esempi: Si pensi alle crociate e alla caccia alle streghe. Erano contesti nei quali la chiesa riteneva di applicare correttamente norme di derivazione divina, salvo riconoscere che tale applicazione non è stata corretta. Il testo sacro si cala nella storia delle persone e dei popoli, c’è un lavoro di
intermediazione ed interpretazione che talvolta si rivela scorretto. Prestito ad usura. Il prestito usuraio è vietato nel vangelo, nuovo testamento. Nel corso del tempo si è sviluppato un ragionamento interpretativo che consente il prestito ad interesse, purché l’interesse sia ragionevole. Pena di morte. La Bibbia prevede la pena di morte. Sono state stabilite delle regole che la rendono inapplicabile. La persona che si accinge a commettere un delitto che comporta la pena di morte come sanzione deve essere avvisata da 2 persone che tal delitto comporta la pena di morte. Nonostante ciò commette il delitto. Dopodiché in un collegio vi deve essere un giudice favorevole all’incolpevolezza. Chi svolge la funzione interpretativa, ovvero la funzione di adattare la parola di dio ai comportamenti dell’uomo? Solo la chiesa cattolica ha una struttura verticistica che ha la possibilità di dare vita a una struttura interpretativa e gerarchia interpretativa. L’interpretazione viene svolta dal legislatore. L’interpretazione del legislatore ha effetto nei confronti di tutti. Lo stesso vale anche quando l’interpretazione viene fatta dal magistero, organo deputato all’interpretazione anche se non legislatore. Per quanto riguarda ebraismo e islam non v’è una struttura verticistica adatta a stabilire l’interprete. Imam e Rabbini possono interpretare il diritto, la parola di dio. Imam sorta di ministro del culto che ha funzioni interpretative, il rabbino per ebraico. Ma le loro interpretazioni non sono universali , non hanno la forza vincolante. Le interpretazioni di questo tipo divengono vincolanti quando la comunità le ritiene tali, deve formarsi un consenso spontaneo che renda vincolante l’interpretazione stessa. Il consenso è legato all’importanza del rabbino e dell’Imam. L’imam dell’università x, della città y. Per il diritto ebraico il rabbino di Gerusalemme farà interpretazione di valore superiore ad altri rabbini. Il diritto è etero-fondato, per le religioni del libro coincide con la rivelazione, il diritto è immutabile in senso relativo. Destinatari I diritti religiosi sono diritti personali. Sono diritti che si applicano alle persone in ragione della loro appartenenza a una determinata comunità religiosa e non in ragione del fatto di trovarsi in un certo luogo. Il cattolico sarà soggetto alle leggi della chiesa ovunque si trovi nel mondo. Il cittadino italiano è soggetto alle leggi del proprio paese a partire dalla sua condizione di cittadino. La
localizzazione della persona è un elemento fondamentale per quanto riguarda i diritti secolari. Mentre non lo è per quelli religiosi. Chi appartiene alla comunità religiosa? Ebbene per quanto concerne la chiesa cattolica è membro della comunità chi ha ricevuto il battesimo. Il battesimo determina la soggezione ai dettami della chiesa. Nel caso di Ebraismo vi si appartiene per nascita. Chi nasce da madre ebrea è ebreo. Può essere ebreo colui che si converte all’ebraismo. Però vi sono regole rigorose che rendono difficile la conversione e l’ingresso nella comunità. Il carattere chiuso di questa comunità è particolarmente evidente quando vi sia un soggetto con padre ebreo. Se il padre è ebreo scatta il ruolo dell’interpretazione, c’è chi sostiene che figlio di padre ebreo è ebreo se educato ai valori e principi dell’ebraismo. Le interpretazioni più rigorose ritengono che non sia ebreo e debba convertirsi. Appartenenza all’Islam. Appartenenza genetica. È musulmano il figlio di padre musulmano. Anche nel caso dell’Islam è prevista la possibilità di entrare nella comunità per effetto di conversione. Nell’Islam il processo è favorito. Altra caratteristica dei diritti religiosi dal punto di vista dei soggetti è la spiritualità del fedele. L’osservanza delle norme è strumento di percorso verso la salvezza dell’anima. Seguire la norma fisica vuol dire andare verso la salvezza dell’anima. Contenuti di questi diritti Dal punto di vista del contenuto si considerano diritti etici, diritto e morale sono assolutamente saldati tra di loro. Non è possibile che si verifichi una differenza tra giudizio morale e norma fisica. Le norme sono obbligatorie in quanto determinazioni di ciò che è giusto. Penale canonico, tutti i delitti sono anche peccati, sanzione morale e giuridica vanno di pari passo, ma non è detto
che peccato sia anche delitto, perché lo sia deve intervenire una sanzione giuridica. Fine dei diritti religiosi Fine di salvezza , fine soprannaturale. Questo fine è sancito alla fine del codice di diritto canonico, codice del 1983. Il canone 1752 dispone “ la salvezza delle anime (...) deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema ”. La norma è buona se consegue la salvezza dell’anima. L’ordinamento canonico ha gli strumenti per disapplicare la norma se ritiene che l’applicazione della norma al caso specifico non consegua il fine per le quale le norme sono poste, la salvezza dell’anima. Rapporti intercorrenti tra diritti religiosi e diritti secolari. Gestire i conflitti che derivano dal fatto che l’individuo appartiene allo stato e a una comunità religiosa. L’individuo si trova nella condizione di poter scegliere se rispettare la legge religiosa o la legge dello stato. Divieto di trasfusioni cui sono soggetti i testimoni di Geova. Evidentemente l’adulto può opporsi al trattamento sanitario. Il minore si trova invece soggetto alla potestà genitoriale. I giudici quando si sono scontrati con questi casi hanno detto che il diritto alla vita deve superare il diritto all’educazione dei genitori. Caso alimentazione. Minore i cui genitori separati uno carnivoro e l’altra vegana allora il giudice dice di avere dieta varia. Ebreo e musulmano non possono mangiare carne di maiale, quindi il giudice dovrà prescrivere proteine equivalenti. Ripudio e monogamia. Per molto tempo in Italia la norma secolare andava di pari passo con quella religiosa per quanto riguarda soprattutto il matrimonio. Il matrimonio canonico presuppone la differenza di sesso e rapporto preordinato all’educazione della prole. L’arrivo di nuove religioni porta problemi nuovi. Ripudio, possibilità che il solo marito ha di ripudiare la moglie. La donna non ha un’equivalenza di diritti l’uomo musulmano sposato con una donna musulmana può chiedere in Italia il riconoscimento di una sentenza di ripudio? È un caso presentatosi in Italia nel 2008, è stato deciso dalla corte di appello di Cagliari, questa verifica la procedura usata in Egitto, ha ritenuto che tale ripudio dovesse produrre l’effetto del divorzio. In qualche misura alla moglie era stato dato il diritto di contestare, ancorché il ripudio vede protagonista il solo uomo. Il marito può fare ripudio temporaneo o definitivo. Un altro esempio è quello della poligamia. Questo avviene nell’Islam. I matrimoni successivi al primo sono riconoscibili nel nostro ordinamento? No. Però è possibile che il cittadino musulmano
Conflitti di lealtà o appartenenza Quando un soggetto appartiene a una comunità religiosa può capitare che le regole religiose entrino in contrasto con le regole dello stato. La risposta è diversa sia per quanto riguarda la cogenza della regola, sia per quanto riguarda la religione e il senso di religiosità del singolo. In Italia si utilizza l’art 7 e 8 comma III costituzione, accordi espliciti, ma può capitare che in determinate circostanze il conflitto deve essere risolto dal diritto penale. È evidente che se si prende in considerazione la possibilità che esistano diversi diritti in capo al soggetto allora deve analizzarsi l’ipotesi del pluralismo giuridico. Ci sono le possibilità di conoscere diritti di ispirazione religiosa. Due modelli di gestione del pluralismo religioso, diametralmente opposti. Modello assimilazionista della francia e modello multiculturalista inglese. Modello assimilazionista francese Garantire situazione di uguaglianza che non ammette differenze. Se cittadini bisogna essere, bisogna esserlo secondo i soli valori repubblicani. Si tratta di uguaglianza formale. Facchi: “politica di inclusione guidata da un’idea di unitarietà dell’entità pubblica. Il singolo privatamente può seguire le proprie convinzioni purché non vi siano ripercussioni pubbliche. È evidente che vi è un’assimilazione degli immigrati ai francesi”. Serie di limiti segnati dagli attentati. Modello multiculturalista inglese In presenza di richieste diverse le risposte devono essere variegate, si cerca di garantire il diritto del diverso. Il tipo che indossa il turbante non è costretto, quando guida la moto, ad indossare il casco. Anche in questo caso si sono verificati degli attentati che denunciano un malessere e una difficoltà
degli ordinamenti a trovare soluzioni adeguate. Alessandra Facchi sul modello inglese: “l’Inghilterra ha assunto un impegno pubblico verso il mantenimento delle identità culturali e religiose. Riconosce e protegge le identità culturali sul territorio inglese, è attribuito un ruolo importante a queste entità. L’appartenenza a un gruppo etnico può comportare un trattamento diverso”. 4) perché studiare i diritti religiosi? Esistono diverse strategie per risolvere i conflitti di lealtà o appartenenza. Quali sono i vantaggi che derivano dallo studio dei diritti religiosi? 1 evitare gli stereotipi, conoscere per operare su dati soggettivi 2 gestire i conflitti di lealtà/identità 3 costruire una “società inclusiva”. 1 Gli stereotipi sono un fenomeno a causa del quale si formano preconcetti riguardo a religioni diverse. Si pensi allo stereotipo del musulmano maschilista terrorista. C’è differenza tra il conoscere e ragionare e gli stereotipi. Il musulmano può decidere di ingaggiare una battaglia militare nei confronti degli infedeli, conoscerne il meccanismo può essere utile. Conoscere la famiglia musulmana è utile per capirne i rapporti. 2 Questa conoscenza permette di gestire i conflitti di lealtà/identità. Per rivendicare il proprio diritto di mangiare conformemente alla propria religione possono esservi reazioni anche forti, comprensibili solo conoscendo l’argomento religioso dell’alimentazione. Ad aprile si decide di avviare un programma contro il fondamentalismo in carcere, ovvero permettere libertà religiosa in modo da impedire la formazioni di organizzazioni religiose fondamentaliste. Il provveditorato regionale penitenziario Lombardia ha come obiettivo formare gli operatori del carcere perché spesso questi non sanno comprendere e gestire le richieste dei detenuti. Nel carcere di Lugano un detenuto musulmano quando si accorge di aver ingerito carne di maiale è divenuto violento e ha preteso di ricevere delle pastiglie che gli provocassero il vomito, il medico gli ha negato la possibilità, il detenuto ha fatto causa. È evidente che se si conosce la cultura del soggetto si hanno più possibilità di capirlo e prevenirne comportamenti nocivi. 3 Costruire società inclusiva. È una scelta di stampo politico che presuppone la volontà di risolvere un certo problema e trovare strategie in modo che vengano integrate le culture religiose diverse da quelle maggioritarie. Questo è evidente in materia di scuola. Presepe vietato dal preside di Rozzano. È legittimo che a scuola si faccia il presepe? Nel 2015 il dirigente di un istituto statale di istruzione superiore della
bassa friulana emana una circolare “Musulmani all’ISIS nella bassa friulana”. Insulti razzisti di altri studenti sono divenuti pratica corrente. L’autoctono aggredisce il compagno egiziano e lo insulta. Questo nasce da rabbia e vigliaccheria che prende come bersaglio il compagno di classe straniero, solo e non integrato. Non sarà accettata l’ostentazione ed esibizione dei segni interiori della propria religione. Esempio di come all’interno della scuola si prova a gestire la diversità. Divieto di indossare copricapo nella misura in cui questo non consenta l’individuazione del soggetto. Poi garante regionale per il trattamento dei dati personali ha precisato per quale ragioni il provvedimento del dirigente non fosse corretto. Decisione del tar Emilia Romagna, il consiglio di istituto di una scuola decide di permettere la visita del sacerdote per la benedizione pasquale a patto che non sia in orario scolastico e sia facoltativa. Il TAR Emilia sostiene si tratti di un atto di culto incompatibile con la laicità della scuola. Il CDS sospende la decisione del TAR. Punti di vista che spesso denunciano una mancanza di conoscenza che rimostrano la non conoscenza delle culture religiose altrui. In un numero del corriere della sera inserto “lettura” è stato pubblicato uno studio del FORM Parametri erano tipologia dei provvedimenti che adottano i governi, avvertimento sociale delle diversità religiose Italia non esistono provvedimenti tali da discriminare tuttavia all’interno della società c’è un alto livello di conflittualità.
Perché si parla di alimentazione e religione? Perché si tratta di una questione pratica di conflitto di lealtà. Questi problemi si trovano in special modo nei luoghi in cui l’ente pubblico deve servire i pasti. In particolare in carcere, in ospedale ove non è possibile sottrarsi all’alimentazione. 1 Conoscere i diritti religiosi permette di capire se si è in presenza di una semplice tradizione o di una regola cogente. 2 Introdurre alla conoscenza delle principali regole alimentari religiose delle religioni del libro. 3 Riflettere su come regolare l’alimentazione nelle strutture chiuse o semi chiuse (carcere, scuola, ospedale) Infine si tratta di evitare stereotipi, gestire i conflitti di lealtà e costruire una società inclusiva. 1 L’atto fisiologico di mangiare non è un atto che ha valenza puramente biologica. Comunemente non si soddisfa un bisogno materiale ma ci si muove in un senso di tradizione, dimensione culturale. Il cibo identifica. L’identità può essere di diverso tipo: - etnica e culturale – religiosa e culturale – religiosa. In ogni caso definisce l’appartenenza ad una comunità. Si tratta di fenomeni diversi tra loro, quando si parla di identità religiosa si basa su prescrizioni contenute nelle fonti di diritto contenute nella comunità di diritto di appartenenza. Tradizione culturale si intende gusto/disgusto, norme religiose lecito/illecito. Se si mangia cibo coreano si tratta di esperienza culturale/etnica e potrà provocare eventualmente disgusto. Mentre il musulmano che decide di andare al ristorante italiano non può assaggiare una pasta con ragù di maiale non perché non la gradisca ma poiché gli è vietato. Il consumo di quel piatto di pasta determinerebbe la violazione di una norma religiosa e in quanto tale illecita. “La cucina (...) è la soglia più accessibile di una cultura. È la soglia più bassa di un confine” questo
si può dire riguardo alla cultura, non alla norma religiosa. Il fatto di violare le regole alimentari religiose comporta violazione delle regole che garantiscono la salvezza dello spirito. Esempio. Per i cristiani mangiare l’agnello a pasqua è tradizione culturale. Diverso è il caso di ebrei e musulmani che non possono cibarsi di sangue e dunque devono seguire procedure di macellazione rituali che consentano l’eliminazione completa del sangue dalla carne. Nel caso di norme religiose queste devono essere osservate per la propria salvezza e perché se non le osserva è fuori da quella comunità. Principio di laicità positiva in Italia , pluralismo culturale e religioso.
La carne e il latte che non possono essere consumati congiuntamente possono essere consumati con alimenti neutri: pesce, frutta e verdura, questi possono essere mescolati con il latte o con la carne, nel momento in cui sono mescolati diventano di carne o di latte. Carne e pesce possono essere consumati in successione a condizione che si ripulisca la bocca con del pane tra l’uno e l’altro. Alimenti cosiddetti Parve. La verdura deve essere minuziosamente pulita per evitare la presenza di insetti. Non può essere consumato il primo frutto dell’albero (cacciata dal paradiso terrestre). Uova sono mangiabili, ma non se vi sono macchie di sangue. Macellazione rituale. La seconda categoria di norme riguarda la macellazione rituale. Regole di macellazione degli animali nella bibbia si dice “dovrai macellare nel modo che ti ho comandato”, dopodiché le regole sulla macellazione sono state interpretate in sede di interpretazione. Per realizzare un sacrificio Kosher :
Il concilio vaticano II nella Limen Gentium n.8 stabilisce la dimensione temporale e spirituale della chiesa sono parte di una realtà complessa avente dimensione umana e divina. Il compito del diritto è provare a mediare tra le due dimensioni regolando la vita, conservando il messaggio del fondatore. Il punto è garantire che l’applicazione del diritto sia coerente con lo spirito del diritto stesso , che coincide con la salvezza delle anime. Questo conferisce al diritto canonico una sfumatura pastorale. Antinomia che viene superata all’interno della visione temporale-pastorale. Rispetto al dibattito se sia legittimo e opportuno un diritto nella chiesa la risposta data fino ai nostri giorni è che un diritto canonico sia non solo opportuno ma anche legittimo perché è necessario regolare la vita delle persone nella comunità e per preservare il messaggio del fondatore. Ciò non toglie che si ha a che fare con un diritto che ha molte peculiarità. Nel diritto canonico c’è diritto penale, costituzionale, privato. Si rivolge al foro della coscienza seppur l’applicazione di queste regole possono avere effetto sulla sfera temporale. Per sottolineare le specificità del diritto penale canonico si guardi il canone 1366 , fattispecie sanzionatoria particolare “i genitori o coloro che ne fanno le veci che fanno battezzare od educare i figli in una religione acattolica , siano puniti con una censura o con altra giusta pena” soggetto passivo di questa norma sono i fedeli. Nell’ordinamento canonico è impensabile che non si battezzino i figli e non li si educhi alla chiesa cattolica. È una norma che dovrebbe essere applicata a tutti i fedeli che con dolo specifico si ripromettano di violarla. Quindi si deve conoscere l’esistenza della norma e deliberatamente si deve decidere di non adempiervi. Questa norma se guardata con gli occhi del giurista secolare contravviene al principio di libera educazione dei figli. Inoltre v’è un problema di indeterminatezza della pena “siano puniti con una censura o con altra
giusta pena”. La censura ha come obiettivo quello di emendare il reo, costringerlo a ravvedersi rispetto alla sua condotta. La norma prevede a fronte della commissione del delitto una sanzione che viene deliberata come censura ma anche altra pena. A fronte della commissione di un delitto si prevede come sanzione una “giusta pena”, questo è contrario ai principi di determinatezza che sono tipici del diritto penale. Conferisce un amplissimo potere discrezionale al giudice. A questi è data la possibilità di scegliere la pena da applicare al caso specifico. Un giudice penale ha ampio potere discrezionale perché il giudice quando applica il diritto canonico deve farlo in nome della funzione pastorale del diritto, e quindi in funzione della salvezza delle anime. Se nell’applicazione concreta ci si rende conto che ciò non è possibile allora si possono trovare altre soluzioni. Il diritto penale canonico presenta delle particolarità anche per quanto concerne le sanzioni applicabili. La prima precisazione da fare è che non si parla di assoluzione all’interno del sacramento della penitenza. Nell’ordinamento canonico se è vero che ogni delitto è anche peccato, non è necessariamente vero che anche ogni peccato sia un delitto. Quando il codice decide che un determinato comportamento è un delitto allora ha rilevanza penalistica, ma può essere che una condotta riprovevole dal punto di vista morale non sia un delitto. Le pene agiscono sull’efficacia temporale delle sanzioni, agiscono in relazione alla qualificazione penalistica di una condotta riprovevole dal punto di vista morale. Le sanzioni penali nella Chiesa sono di 3 tipi ( can. 1312 ):
pietà o carità). I rimedi penali hanno funzione preventiva, di norma quando una persona si rende responsabile di un delitto, prima che le venga comminata una pena sarà oggetto di una serie di richiami e sanzioni perché la condotta non sia reiterata. Invito a desistere da ulteriori condotte nocive. Quando il condannato non si conforma alle richieste allora si può comminare la sanzione. Le penitenze sono misure alternative, possono essere comminate in luogo dei rimedi principali ovvero in aggiunta ad essi. Analisi delle singole pene: 1 Pene medicinali o censure Scopo primario è quello di redimere l’autore di una condotta che la chiesa ritiene antigiuridica. Si tratta di una pena di durata indefinita. Significa che durano finché persiste la contumacia del reo. La contumacia è definita nel canone 1347: “Non si può infliggere validamente una censura, se il reo non fu prima ammonito almeno una volta di recedere dalla contumacia, assegnandogli un congruo spazio di tempo per ravvedersi” per contumacia si intende la reiterazione della condotta, la permanenza nel peccato. Paragrafo II “Si deve ritenere che abbia receduto dalla contumacia il reo che si sia veramente pentito del delitto e che abbia inoltre dato congrua riparazione ai danni e allo scandalo o almeno abbia seriamente promesso di farlo” la sanzione si applica quando il soggetto non recede dalla condotta antigiuridica. Se il soggetto è contumace si applica la pena, se cessa la contumacia cessa la pena. È competente a rimuovere la sanzione l’autorità che l’ha emessa. C’è un caso di contumacia virtuale. L’ordinamento canonico prevede che nei casi più gravi alla commissione del delitto scatti automaticamente la sanzione. Se il soggetto commette uno dei delitti per i quali è prevista una pena latae sententiae l’irrogazione della sanzione è automatica.
Pene latae sententiae e ferendae sententiae Lo strumento che permette la cancellazione della pena è la remissione che in questi casi passa per uno strumento di tipo sacramentale, la confessione. Il soggetto che ha compiuto un delitto per il quale è prevista una pena medicinale applicata latae sententiae , andando dal suo confessore potrà ricevere il perdono, il confessore può assolvere il soggetto dal peccato , e lo invita a presentarsi alla comunità competente entro un mese per ottenere la remissione della pena. È nella natura stessa della pena medicinale che risiede la possibilità di remissione del peccato e della pena. Aborto. Nella chiesa l’aborto è un peccato, ma anche un delitto. La pena prevista per l’aborto è la scomunica latae sententiae. La scomunica è l’allontanamento del soggetto dalla comunità. Per un fedele ricevere i sacramenti è fondamentale. Non è sufficiente il tentativo, deve esserci dolo specifico, sanziona non solo la madre ma anche tutte le persone che hanno cooperato. Il canone che sanziona questo delitto è il canone 1398 che prevede che la fattispecie si configuri quando l’atto abortivo ottiene l’effetto, quando la donna ha compiuto il 18esimo anno di età, quando il fatto è commesso con dolo. In questo caso la pena si applica Latae sententiae. Com’è possibile quindi ottenere la remissione? Il confessore può rimettere il peccato e invitare il soggetto a rivolgersi al vescovo entro un mese per ottenere la remissione della pena. C’è un ulteriore complicazione, le pene latae sententiae possono essere dichiarate , se è vero che basta commettere il delitto con dolo perché la pena scatti, e quindi è rilevante che qualcuno sappia della commissione del delitto, può capitare che l’autorità ecclesiastica venuta a conoscenza del delitto, dichiari la sanzione. Qualche anno fa si è verificato il caso di una bambina brasiliana che in conseguenza ad un abuso commesso dal patrigno era rimasta incinta di due gemelli. La bambina abortisce. In questo caso la norma non prevede la sanzione per la bambina perché non ha l’età sufficiente per essere punita è minore degli anni 18. Il Vescovo decide di dichiarare la sanzione per il ginecologo. Su questa vicenda si consuma una partita tra chi è a favore di tale legge e chi la contesta, dal momento che anche nel diritto secolare brasiliano l’aborto è sanzionato penalmente. Monsignor Fisichella scrive un articolo di condanna dalla scelta fatta dall’arcivescovo sudamericano. Questa scelta avrebbe dimostrato l’esistenza di una chiesa matrigna incapace di vedere la situazione delicata della bambina.
sull'uomo, - verità universalmente conoscibile attraverso la legge morale inscritta nel cuore di ciascuno - è, in realtà, la garanzia del futuro della libertà”. Nel diritto naturale divino trovano fondamento tutte le norme attinenti ad etica e morale → la Chiesa , pur non interessandosi (in linea di principio) al diritto secolare, può intervenire per richiamare all'osservanza di “principi non negoziabili” → le leggi degli Stati che violano i principi non negoziabili (legittimando ad es. contraccezione, aborto, unioni di fatto, matrimonio omosessuale, fecondazione eterologa, maternità surrogata...) sono illegittime perché ledono i diritti fondamentali della persona sanciti dal diritto naturale → vincolo per i parlamentari cattolici (non voto o impegno per il raggiungimento del male minore) → impedire o abbassare il livello di illegittimità di queste legge. Sono “non-negoziabili”, almeno per parte della dottrina:
Il diritto divino positivo/rivelato è quella parte di diritto divino che l’ordinamento della chiesa condivide con le altre religioni del libro. Il diritto divino rivelato coincide con l’insieme delle norme prodotte dalla rivelazione divina. La rivelazione è importante perché attraverso essa dio entra nella storia e realizza il suo disegno di salvez za che non riguarda l’uomo singolarmente, ma il popolo di dio. È di per sé naturale l’esistenza di regole che disciplinano la religione cattolica come istituzione. Esempi di diritto divino positivo/rilevato: Primato pontificio; La collegialità episcopale. Sono esempi fondamentali perché dal punto di vista del diritto costituzionale canonico hanno un ruolo centrale perché individuano i soggetti di massimo potere all’interno della chiesa. Indicano i soggetti che godono all’interno della chiesa del potere di fare leggi universali individuando questi soggetti nel primo caso nel Papa , nel secondo nel Collegio Episcopale (riunione dei vescovi di tutto il mondo), quando si riunisce nei consigli ecumenici delibera in certe questioni e deliberando produce leggi di validità universale, i cui destinatari sono tutti i cattolici del mondo. Le fonti del Primato pontificio e della Collegialità Episcopale si trovano nel libro della rivelazione, e in particolare nel nuovo testamento. Primato pontificio Una volta affermato che per le religioni del libro l’etero-fondazione coincide con la rivelazione la fondazione divina può essere considerata in termini assoluti o relativi. Immutabilità relativa, riguarda i soli principi. Diventa centrale il ruolo dell’interprete che deve spiegare come una norma di diritto divino o rivelato entrando nella storia deve essere interpretata e applicata. Esercizio della funzione di insegnare e governare, così la norma entra nella storia. L’autorità ecclesiastica ha il potere di spiegare come opera l’interpretazione attraverso delle leggi che traducono le
norme di diritto divino positivo o rivelato ovvero può insegnare, istruire su esse. Qual è la norma di diritto positivo sulla quale si fonda il primato pontificio? Si trova all’interno dei vangeli Mt 16, 18-19 , vangelo di Matteo, capitolo 16 versetti 18 e 19. Dio si rivolge a Pietro “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” 19 “ A te darò le chiavi del regno ” dà validità agli atti compiuti da Pietro. Questa è la norma di diritto positivo rivelato la sua traduzione nella storia dell’uomo è sicuramente un esempio di come la regola non abbia trovato, fin dall’origine una interpretazione scontata. I problemi si sono verificati non solo all’interno della chiesa ma anche nei rapporti tra potere spirituale e temporale. Alle origini in concomitanza nell’impero di occidente e in oriente si sviluppano due chiese che riproducono la dinamica di ripartizione del potere temporale interno all’impero romano. Quando si pone il problema di interpretare il primato pontificio la chiesa d’oriente non ha avuto problemi a riconoscere un primato dottrinale in sede di insegnamento, ma ha espresso che questo primato non dovesse essere inteso come primato di governo o giurisdizione. Il Papa prevaleva in quanto a questioni dottrinali ma non a questioni di governo. La questione che si è posta rispetto alla norma di diritto positivo rivelato è se ci si trova di fronte a governo o dottrina. Per provare a giustificare il primato anche in termini anche di giurisdizione del papa sono state formulate nel corso dei secoli diverse teorie: 1 Papa Leone I , 440 d.C. il primato del successore di Pietro si fonda su un presupposto successorio. Le norme di diritto romano sulle successioni possono essere applicate perché il papa è erede giuridico di Pietro , dunque ha prevalenza anche in questione di giurisdizione. 2 Papa Gelasio 492-496 d.C., teorizza per primo la distinzione tra potere temporale e spirituale. Il potere spirituale compete alla chiesa, mentre quello temporale allo stato. Nella sua formulazione teorica Gelasio va oltre però, sostiene, infatti, che nessun altro potere può prevaricare quello della chiesa. La chiesa non può essere soggetta ad altre autorità. La tesi di Gelasio viene suggellata dall’incoronazione di Carlo Magno nel natale dell’800. Alessandro Barbero ha descritto l’incoronazione di Carlo Magno in modo efficace. Nella tesi della separazione delle sfere il gesto dell’incoronazione di Carlo Magno inginocchiato davanti al papa dimostra che è la chiesa a conferire il potere temporale. Il potere temporale ha fatto fatica negli anni successivi a ricavarsi spazi di indipendenza. L’incoronazione di Carlo ha creato tensioni anche con la chiesa d’oriente. Appena dopo l’incoronazione di Carlo Magno si apre lo scisma d’oriente. Si consuma la separazione radicale tra
la chiesa d’oriente (patriarcati della chiesa ortodossa) e la chiesa d’occidente. Il 12 febbraio 2016 a Cuba si sono incontrati Papa Francesco e Cirillo I primo di mosca. Documento programmatico firmato da loro, prova ad individuare elementi comuni tra le due tradizioni e condanna le persecuzioni a danno dei cristiani che si svolgono in Medioriente. Lo scisma d’oriente si è trasformato in una sorta di risorsa della chiesa di Roma che si è concentrata sulla definizione dei rapporti tra potere della chiesa e potere degli stati. L’esito di questo percorso è condensato all’interno del Dictatus Papae di Gregorio settimo 1075. In esso sono elencate una serie di affermazioni che riguardano il governo della chiesa nel campo temporale. In verde sono evidenziate quelle che riguardano i rapporti con il potere temporale : 8 solo il papa può usare le insegne imperiali; 9 tutti i principi devono baciare i piedi solo al papa; 12 al papa è lecito deporre l’imperatore; 19 nessuno può giudicare il papa. Il Dictatus Papae di Gregorio VII delinea la figura del papa anche dal punto di vista temporale contro la quale si scaglierà lo stesso Lutero. Questi, infatti, si pone il problema del potere temporale di cui ormai la chiesa si occupava in modo prioritario. Attacca anche la monarchia religiosa dei papi. La risposta che la chiesa prova a fornire alla riforma di Lutero è il concilio di Trento tenutosi tra il 1545 e 1563 la chiesa si interroga sulle reazioni da a dottare formulando risposte che invece di costituire una apertura verso le questioni di Lutero confermano una rigida fermezza delle tesi originarie e dunque l’assenza di concessioni alla parte protestante della chiesa stessa. Gregorio VII è stato anche importante per la questione di Canossa. Enrico IV cerca di rafforzare il potere imperiale, così viene scomunicato dal papa Gregorio VII. Perché gli sia rimesso il peccato, e dunque sia revocata la scomunica, Enrico IV è costretto ad attendere 3 giorni fuori dal castello di
Canossa, ove il papa si trovava temporaneamente. Infine Gregorio VII concede il perdono e revoca la scomunica attraverso un atto meramente religioso, allegoria della prevalenza del potere spirituale su quello temporale. Quando ritorna ad esserci separazione tra potere temporale e potere spirituale? Il percorso inizia la sua chiusura nel 20 settembre del 1870. L’esercito Italiano fa breccia nella Porta Pia e vuole inglobare lo Stato Vaticano nel regno d’Italia. La chiesa, nelle vesti di Pio IX scomunica tutti i protagonisti del risorgimento e pronuncia il Non Expedit. Ovvero il papa ritiene che l’atto compiuto a danno della chiesa sia un atto illegittimo e dunque intima ai propri fedeli di non partecipare alla vita politica del proprio Stato. Per provare a comporre questa frattura lo Stato italiano nel 1871 promulga le Leggi delle Guarentigie , una serie di garanzie che vedevano come beneficiario il papa e il cui obiettivo era quello di provare a risolvere il conflitto aperto. Si tratta di garanzie di tipo unilaterale che salvaguardano la persona del papa e concedono in godimento i palazzi che oggi fanno parte dello stato Città del Vaticano. Trattandosi di una soluzione prevista in via unilaterale il pontefice non l’accetta, ma di fatto ne usufruisce fino al 1929, abiterà nei palazzi fino ad allora. L’11 febbraio 1929 vengono firmati i patti Lateranensi. Si pone fine alla questione apertasi nel