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Diritto commerciale prof Centonze, Appunti di Diritto Commerciale

Diritto commerciale prof Centonze

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 14/05/2018

luca93li
luca93li 🇮🇹

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Campobassino
-Campobasso 2* volume
Marco Cian Diritto commerciale/ Diritto delle società
Governance delle società
sintetizza l'insieme delle regole previste da un determinato ordinamento in merito alla
gestione/amministrazione e controllo delle società.
Analizziamo il perché sono previste determinate disposizioni.
Quali sono i problemi sostanziali affrontati dal singolo ordinamento e come questi problemi
vengono risolti
In relazione ai sistemi di amministrazione e controllo, l'esigenze fondamentali che ciascun
ordinamento cerca di soddisfare sono fondamentalmente tre:
1) Rapporti tra proprietà della società e amministratori/manager/gestori
devoluzione del potere di gestione a un organo specifico distinto dai soci
i soci affidano la gestione del patrimonio sociale a determinati soggetti che possono
essere in tutto o in parte gli stessi soci o soggetti terzi
Creare le condizioni normative affinché l'operato degli amministratori non sia
contrastante con le legittime aspettative con quelle della proprietà dell'impresa
(soci)
Fare in modo che vi sia un allineamento tra l'interesse degli amministratori e quello
dei soci
Che gli amministratori non operino in contraddizione con i “desideri” dei soci, i quali
hanno fatto il proprio investimento.
→ Quando gli amministratori gestiscono la società, quale obiettivo/interesse devono
perseguire?
L'ordinamento italiano non fornisce una risposta esplicita/ specifica come invece fa
quello tedesco.
In entrambi i casi la legge tutela l'interesse dei soci affinché gli amministratori si
conformino a questa legittima aspettativa come?
Disciplina della nomina e della regola degli amministratori.
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Libri consigliati Campobassino -Campobasso 2* volume Marco Cian Diritto commerciale/ Diritto delle società

Governance delle società

sintetizza l'insieme delle regole previste da un determinato ordinamento in merito alla gestione/amministrazione e controllo delle società. Analizziamo il perché sono previste determinate disposizioni. Quali sono i problemi sostanziali affrontati dal singolo ordinamento e come questi problemi vengono risolti In relazione ai sistemi di amministrazione e controllo, l'esigenze fondamentali che ciascun ordinamento cerca di soddisfare sono fondamentalmente tre:

  1. Rapporti tra proprietà della società e amministratori/manager/gestori devoluzione del potere di gestione a un organo specifico distinto dai soci i soci affidano la gestione del patrimonio sociale a determinati soggetti che possono essere in tutto o in parte gli stessi soci o soggetti terzi Creare le condizioni normative affinché l'operato degli amministratori non sia contrastante con le legittime aspettative con quelle della proprietà dell'impresa (soci) Fare in modo che vi sia un allineamento tra l'interesse degli amministratori e quello dei soci Che gli amministratori non operino in contraddizione con i “desideri” dei soci, i quali hanno fatto il proprio investimento. → Quando gli amministratori gestiscono la società, quale obiettivo/interesse devono perseguire? L'ordinamento italiano non fornisce una risposta esplicita/ specifica come invece fa quello tedesco. In entrambi i casi la legge tutela l'interesse dei soci affinché gli amministratori si conformino a questa legittima aspettativa come? Disciplina della nomina e della regola degli amministratori.

I soci nominano in assemblea gli amministratori Direttamente Indirettamente (Belgio, Francia o Italia dove i soci nominano i membri dell'organo di controllo, il consiglio di sorveglianza, che a loro volta nominano gli amministratori. Nel secondo caso si crea un diaframma, ovvero una separazione tra la proprietà e gli amministratori. Una volta nominati gli amministratori, per quanto tempo restano in carica questi soggetti? e possono essere revocati e sulla base di quali presupposti? A chi spetta il potere di rimuovere gli amministratori? Per poter essere revocati occorre un presupposto requisito specifico o possono essere revocati in qualsiasi momento sulla base di una valutazione arbitraria? Il primo amministratore gode di un livello di stabilità maggiore rispetto al secondo, e quindi di maggiore indipendenza. 2) Rapporti tra la maggioranza e la minoranza se e in che limiti è consentito alla minoranza di nominare degli amministratori di propria espressione L' Italia consente ai soci di società, di scegliere se seguire un modello di governance oppure l'altro, mentre negli altri ordinamenti esiste un modello di amministrazione e controllo, in Italia è data ai soci la possibilità di scegliere tre diversi modelli di amministrazione e controllo. Particolarità unicamente italiana (il resto o non puoi scegliere o scegli tra due modelli)

  1. Tradizionale Unico modello disponibile in Italia fino al 2003, si è introdotta la possibilità di scegliere se adottare il modello tradizionale già conosciuto o i due nuovi modelli introdotti. Possibilità di scelta per tendere una mano agli investitori stranieri, consentire loro di scegliere il modello di governance con il quale hanno maggiore familiarità in quanto caratterizzante del paese di provenienza. Tre organi:
  • l'assemblea, organo dei soci
  • l'organo amministrativo
  • collegio sindacale, funzione di controllo

Il controllo viene fatto da un gruppo ristretto di amministratori, il consiglio di amministrazione stesso individua sceglie seleziona alcuni amministratori che oltre ad avere le funzioni tipiche degli amministratori, quindi oltre a gestire l'impresa, avranno anche la specifica funzione di controllare l'operato degli altri amministratori. Questo gruppo ristretto prende il nome di comitato per il controllo sulla gestione. Sono attribuiti gli stessi poteri che nel sistema tradizionale la legge attribuisce al collegio sindacale.

Sistema tradizionale

Il più diffuso in Italia, stragrande maggioranza delle società per azioni. L'organo amministrativo può essere composto o da una sola persona o da una pluralità di membri, in questo secondo caso l'organo amministrativo prenderà il nome di consiglio di amministrazione.

Disciplina interna all'organo amministrativo

Potrà essere strutturato di due modi diversi: il consiglio tutti insieme si fa a carico di gestire la società, che decide a maggioranza, oppure in alternativa a questo, il consiglio di amministrazione può delegare i propri poteri decisionali ad uno dei suoi membri. Questo membro al quale il consiglio di amministratore ha delegato le sue funzioni si chiama amministratore delegato (capo dell'impresa). In mano a questa persona si concentrano tutti i poteri di amministrazione. Lui prende in autonomia tutte le decisioni inerenti la vita dell'impresa. Nelle società con un'organizzazione più complessa, grandi dimensioni, sotto l'amministratore delegato ci sono le varie unità funzionali (capo ufficio personale, capo ufficio marketing etc) Questi soggetti rispondono direttamente all'amministratore delegato, ricevono le direttive dall'amministratore delegato che ha il potere di prendere tutte le decisioni dell'impresa. L'amm. delegato è scelto e può essere revocato non dai soci ma dal consiglio di amministrazione. Revocato non come amministratore ma come delegato, revoca delle deleghe attribuite. Nel potere del consiglio di amministrazione vi è quello di revocare le deleghe all'amm. delegato ed è implicito che nel consiglio di amministrazione svolge un controllo dell'operato dell'amm. delegato e se lo ritiene adeguato lo mantiene altrimenti lo revoca.

Può anche impartirgli delle direttive, istruzioni sulle operazioni che l'amm. delegato porterà a compimento e a cui sarà obbligato a uniformarsi. Delega circoscritta, più ampie o generale che investe l'intera gestione generale. I confini di queste deleghe sono stabiliti dal consiglio di amministrazioni o nel momento in cui nomina l'amministratore delegato o nel corso del mandato svolto da questa persona. Può nascere sempre l'esigenza di restringere o ampliare i poteri di una delega. Ulteriore aspetto importante attiene all' informazione societaria ; premesso che l'amm. delegato ha il potere di compiere tutte le decisioni in autonomia, si pone il problema di aggiornare e tenere al corrente gli amministratori sull'operato di questa persona. Informazioni acquisite in ordine dalle scelte compiute e risultati prodotti dell'amm. delegato, i flussi informativi e l'aggiornamento è essenziale per consentire agli amministratori non esecutivi di svolgere la loro supervisione dell'organo delegato. La legge si preoccupa/occupa di prevedere/garantire un flusso di informazioni dall'amministratore delegato al consiglio di amministrazione. Lo farà con una cadenza periodica che la legge indica in sei mesi, ma può essere tre mesi, un mese , 15 gg a seconda delle circostanze. É ovvio che in questi casi si tratta di informazioni generali, mentre nel breve periodo anche più specifiche nel dettaglio ( questo vale in tutti gli ordinamenti) Rapporto tra soci e amministratori Italia, ha fatto una scelta che attribuisce sotto questo profilo rilevante potere ai soci perchè i soci possono revocare in qualsiasi momento gli amministratori anche in assenza di una giusta causa di revoca, anche arbitrariamente. Non è tenuto a dare una spiegazione delle ragioni per cui revoca l'amministratore. É ammessa la revoca in qualsiasi momento. Questa scelta contrappone l'ordinamento italiano ad altri ordinamenti (anglosassone o tedesco). Questa scelta legislativa, l'attribuzione di un potere così invasivo al socio è un indizio degli obiettivi, riflette gli obiettivi di politica imprenditoriale che gli amministratori devono perseguire. I soci hanno il potere di mutare l'indirizzo imprenditoriale nel momento in cui i soci stessi considerano questo indirizzo imprenditoriale poco soddisfacente dal loro punto di vista. La gestione sociale è rispondente all'interesse dei soci in qualunque momento. Correlazione tra la disciplina di nomina e revoca degli amministratori e la concezione del ruolo degli amministratori secondo un determinato ordinamento. In Germania invece ci sono dei vincoli ben precisi nel revocare gli amministratori. In Italia gli amministratori non godono di un livello di stabilità.

informazione cambia se si tratta di spa o srl. Vale per le società italiane e tedesche allo stesso modo. [30/10] Terza categoria di problemi/interessi sostanziali che vengono fronteggiati/soddisfatti con la disciplina della governance societaria à questa categoria attiene al rapporto tra la società e i suoi creditori, in particolare alla tutela dei creditori sociali. Questa questione è centrale nell’ambito del diritto delle società e le strategie messe in campo dai singoli ordinamenti per tutelate i creditori sono eterogenee, cioè la legge è consapevole del fatto che occorre tutelare i creditori e per raggiungere questo obiettivo prevede non solo un unico strumento di tutela, ma una pluralità di strumenti di tutela. Quindi la protezione dei creditori passa per le molteplici risposte/misure messe in campo dal legislatore per tutelarli. I creditori sociali nelle spa possono chiedere il pagamento solo alla società, l’unico patrimonio su cui fanno affidamento è quello della società. Gli amministratori gestiscono il patrimonio e se lo fanno male ciò ricade anche sui creditori sociali. Gli amministratori devono gestire la società non solo nell’interesse dei soci ma anche nei confronti di quelli dei creditori à l’ordinamento italiano e in quelli anglosassoni si impone agli amministratori dei doveri di comportamento, qualora gli amministratori violino questi doveri e che quindi si causi un pregiudizio al patrimonio sociale, gli amministratori possono essere chiamati a rispondere dei danni che il loro operato ha provocato ai creditori sociali, stiamo parlando del quadro dei doveri e delle responsabilità degli amministratori nella gestione della società. Questi doveri sono previsti a tutela sia dei soci che dei creditori sociali. Nel momento in cui gli ordinamenti nazionali prevedono norme con le quali dicono agli amministratori come si devono comportare, gli ordinamenti stanno disciplinando la governance, quindi il modo come va gestita, ma con l obiettivo ultimo di predisporre una rete/sistema di tutela per i soci e per i creditori sociali. Art 2392 e seguenti del codice civile à gli amministratori devono gestire la società con diligenza e devono preoccuparsi/fare in modo che il patrimonio sociale sia sempre sufficiente per soddisfare i creditori della società e prevedono che se gli amministratori gestiscono la società in modo negligente e cosi facendo causano un danno al patrimonio sociale rendendolo insufficiente a soddisfare i creditori sociali, gli amministratori saranno tenuti a risarcire il danno sia alla società sia ai creditori sociali. L amministratore compie un’azione sconsiderata e imprudente e si disfa di un bene della

società che vale a 50 e lo vende a 10 à all’esito di queste operazione l attivo della società si sarà ridotto da 100 a 60, il passivo era di 70 quindi avremo un attivo inferiore al passivo. Questa situazione di sbilancio patrimoniale è la diretta conseguenza di una condotta avventata degli amministratori, questi sono considerati dalla legge responsabili del danno che hanno provocato e potranno essere chiamati a risarcire questo danno che è pari a 40. Attraverso la imposizione di una regola di condotta la legge indirettamente tutela sia i soci sia i creditori sociali, nella legge non si trova l’indicazione di doveri di comportamento specifici/analitici ma si ritrovano sempre, anche negli ordinamenti stranieri, le cosiddette clausole generali, cioè la legge impone i doveri di comportamento degli amministratori attraverso formule generiche/ampie. In base alle circostanze del caso concreto, io amministratore devo rendermi conto di quale sia il comportamento diligente e quale no e per valutare ciò vengono in soccorso le scienze aziendali/economiche. Queste spiegano come si deve comportare un buon amministratore, molte di queste regole sono di buon senso/intuitive che però hanno avuto una elaborazione scientifica e concettuale nelle scienze aziendali, soprattutto sotto i profili finanziari o di organizzazione dell’impresa. Regole specifiche da tenere nel singolo caso concreto si trovano appunto in queste scienze aziendali. Tipico di questa categoria di casi specifici è il caso in cui l amministratori intenda compiere operazioni in conflitto di interessi à cioè quelle ipotesi in cui l amministratore intende compiere un operazione dove o lui stesso o altri soggetti a lui collegati hanno uno specifico interesse, in cui il patrimonio sociale viene impiegato in operazione dove si riscontra interesse dell'amministratore o di soggetti a lui collegati (per esempio amministratore che compra il bene della società). Mutamento di impostazione: mentre in una prima fase, piuttosto antica cioè i primi del 900, si vietavano condotte di questo genere; gli ordinamenti si sono evoluti in un’altra direzione: si può fare, ma con trasparenza e rispettando determinate regole procedimentali, cioè diventa centrale nell’ambito di queste operazioni l’informazione e in particolare l illustrazione preliminare delle ragioni per le quali viene posta in essere quella determinata operazione. L amministratore che intende utilizzare il patrimonio sociale per costituire una fideiussione a favore del figlio per un appartamento, deve spiegare analiticamente perché/qual è l’utilità per la società di una simile operazione. Se spiega questo può farlo, se non sono in grado di spiegarlo non lo faccio. La previsione di un obbligo di motivazione specifico e puntuale funziona da deterrente, essendo costretto a spiegare le ragioni per compiere un atto e non riuscendo a trovarne qualcuna che rechino utilità alla società non lo compio quell’atto. Puoi

consiglio di sorveglianza nell’amministrazione della società à la nomina di un amministratore, ossia la sua conferma è un atto che esprime approvazione/gradimento rispetto all’operato di questo amministratore e alle scelte aziendali da lui compiute, all’opposto la mancata conferma di questo amministratore o al revoca esprimono un dissenso nel merito delle scelte da lui compiute. Sono scelte che attendono alla gestione della società. Il consiglio di sorveglianza è composto esclusivamente da soggetti nominati dai soci, solo ai soci spetta ciò (questo è il tratto distintivo rispetto al consiglio di sorveglianza tedesco, dove se l azienda è grande, una parte dei consiglieri di sorveglianza è nominata dai lavoratori e quindi nel consiglio di sorveglianza si troveranno membri eletti dai soci e altri eletti dai lavoratori. In Italia invece la nomina è fatta solo dai soci). La specificità del sistema dualistico si coglie in relazione ai rapporti tra soci e gestori, perché la caratteristica di questo sistema (che la differenzia rispetto a quello tradizionale) attiene alla modalità di nomina e di revoca degli amministratori e quindi si colloca nell’ambito della prima categoria di problemi. Le regole di condotta per gli amministratori previste nel sistema tradizionale sono previste anche nel dualistico per i consiglieri. SISTEMA MONISTICO Non esiste un organo di controllo sull’operato degli amministratori che sia distinto/terzo rispetto agli amministratori stessi (collegio sindacale nel sistema tradizionale). Abbiamo quindi consiglio di amministrazione e assemblea. La funzione di controllo c’è comunque ma non è affidata a soggetti esterni al consiglio di amministrazione, è affidata agli stessi amministratori. Il sistema monistico ricalca i sistemi anglosassone, in concreto succede che l’ amministrazione viene affidata ad alcuni amministratori, gli altri amministratori conservano una funzione di controllo sull’operato dei manager. Anche in Italia si ha un cda composto da una pluralità di amministratori e all‘interno a uno o più di questi saranno date le funzioni d gestire la società e ad altri sarà data la funzione di controllare come i primi gestiscono la società, si crea all’interno del cda una distinzione forte tra amministratori esecutivi (gestione società) e amministratori non esecutivi che vanno a costituire quello che la legge chiama comitato per il controllo sulla gestione. I membri di quest’ultimo esercitano le stesse funzioni di controllo che nel sistema tradizionale sono esercitate dal collegio sindacale e i quello dualistico dal consiglio di sorveglianza. I soci nominano gli amministratori, il consiglio di amministrazione decide quali saranno gli amministratori esecutivi e quali faranno parte del comitato sulla gestione (caratteristica del sistema monistico). Competenze assemblea à nomina e revoca gli amministratori (uguali funzioni del sistema

tradizionale) ma con l’unica differenza detta prima. Si ripresentano i problemi di governance della seconda e terza categoria, le stesse dinamiche dei conflitti tra maggioranza e minoranza si ripropongono qui ma anche nel dualistico. GRUPPI DI SOCIETA’ Pluralità di società la cui attività è coordinata da un’altra società o anche da una persona fisica. Per capire i problemi dei gruppi ci sono 2 premesse: -Ciascuna società rappresenta un soggetto distinto da ogni altra ed è titolare di un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello delle altre società. Ciascuna società avrà i propri debitori e creditori e anche propri soci. Gli amministratori la amministrano/gestiscono. Nei gruppi di società à l amministrazione delle società viene coordinata ed eterodiretta da un soggetto che non è amministratore della società e questo soggetto è la società capogruppo. Al di fuori del gruppo, le società decidono in autonomia attraverso i propri amministratori come impiegare il proprio patrimonio, decisioni che si formano interamente nell’ambito dei rispetti organi amministrativi. Nei gruppi le società non decidono autonomamente quali iniziative assumere perché ricevono le direttive/input che provengono dall’esterno, dalla società capo gruppo detta holding. La società holding impartisce alle società figlie le direttive di indirizzo sulla amministrazione delle società figlie stesse e quindi sarà la società holding a dire cosa devono fare, quali iniziative prendere, come impiegare il loro patrimonio. Dal punto di vista delle società figlie à si verifica un fenomeno di etero direzione, cioè sono gestite dall’esterno, la gestione è condizionata dalla direttive provenienti dal di fuori del proprio organo amministrazione. Unico centro di comando/decisionale à ciò non implica che le società perdano la propria autonomia patrimoniale, ciascuna resta titolare di un proprio patrimonio distinto da quello delle altre. I problemi/rischi che si presentano in un gruppo? (il gruppo è un fenomeno diffuso e lecito che la legge regola per fronteggiare determinati rischi). Rischio fondamentale à asimmetria informativa e conflitti di interessi. Conflitti di interessi quando il centro decisionale è dislocato all’esterno della società e quindi in capo alla holding, è naturale il rischio che la holding possa impartire direttive che non sono dirette ad avvantaggiare le società figlie che ricevono le direttive, ma che hanno come scopo il soddisfacimento di interessi ulteriori, ossia di altre società del gruppo. Può succedere che una figlia riceva direttive con il fine però di soddisfare gli interessi di un’altra società figlia à questo si verifica o perché la capo gruppo ha una visione strategica ampia che va al di là dell’interesse delle singole società e per fare ciò mi servo di tutte le società del gruppo indirizzando la società figlia al fine

Diffusione dell'informazione sull'esistenza del gruppo e il fatto di essere assoggettati da un'altra società. La pubblicità nel registro di imprese. In questo modo viene data notizia di essere assoggettata dalla direzione e coordinamento di un'altra società. Asimmetrie informative 2497 ter. Quando la società figlia prende una decisione di carattere gestionale, e questa decisione è influenzata dalle direttive provenienti dalla società madre, la società figlia deve motivare analiticamente le ragioni e la convenienza di questa decisione. Obbliga la società figlia a motivare in modo approfondito il perché compie quella determinata decisione. La società figlia deve ricevere dalla società madre tutte le informazioni che consentono alla società figlia di motivare. La legge configura gli amministratori della figlia come un filtro che deve variare la congruenza della motivazione con gli interessi della società figlia da loro amministrati. Si induce gli amministratori della società madre a trasmettere le informazioni relative per lo meno a quella determinata decisione. L'obbligo di motivazione nei termini in cui lo prevede la legge ha relazione sia alle asimmetrie che al conflitto di interessi. [07/11] Gli amministratori della società figlia devono domandarsi se, e in che misura, la direttiva impartita dalla società madre, risulti vantaggiosa per la società figlia. Qual'è l'utilità dal punto di vista della società figlia, di attuare la direttiva impartita dalla società madre. Gli amministratori della figlia si chiedono in che misura la direttiva possa danneggiare o possa esser utile o vantaggiosa per la loro società. Questo tipo di valutazione rappresenta il cuore dei problemi che nascono all'interno di un gruppo di società. Nell'ambito dei gruppi di società, gli amministratori della società holding/madre perseguono uno scopo imprenditoriale che può trascendere lo scopo imprenditoriale della singola società controllata. Es. amministratore della società madre che impartisce alla società figlia la direttiva di finanziare un'altra società del gruppo. In questa direttiva, gli amministratori della società madre, evidentemente hanno come un obiettivo un risultato economico imprenditoriale che

va oltre l'orizzonte della società che riceve la direttiva. Obiettivo in cui l'operato della società figlia ha carattere strumentale, è uno strumento che consente alla società madre di realizzare un obiettivo più ampio che la società madre ha programmato. Si serve del patrimonio delle società figlie per realizzare un obiettivo più ampio. Nell'ambito dei gruppi si può verificare il rischio di una collisione tra l'interesse immediato della singola società e l'interesse del gruppo nel suo insieme. Problema sociale dei gruppi se ci immedesimiamo nella posizione degli amministratori della società figlia. Se, ed eventualmente fino a che punto, gli amministratori della società figlia, possono sacrificare l'interesse della propria società al fine di soddisfare l'interesse di gruppo cui tende la direttiva impartita dalla società madre. Ottica Teorica Astratta Ipotetica: → Da un lato estremo la società figlia non conta niente e la madre ha potere decisionale assoluto. All'estremo opposto ci potrebbe essere una considerazione particolarmente rigida della società figlia tale per cui si dovrebbe sostenere che in nessun caso possono essere impartite direttive che causano un pregiudizio della società figlia. Soluzione intermedia: → Si ammette che la direttiva possa essere immediatamente pregiudizievole per la società figlia. L'atto sia considerato un atto dannoso, però si pretende al tempo stesso che questo atto sia inserito di un disegno più ampio che alla fine si tradurrà comunque in un preciso vantaggio patrimoniale a favore della società stessa. Direttiva quindi che corrisponde a una strategia imprenditoriale che risponde un interesse di gruppo. Beneficio comune dall'esecuzione del piano elaborato dalla società madre. Esiste pertanto una fase intermedia in cui la società figlia subisce un pregiudizio. Deve essere puntualmente individuato lo specifico vantaggio che la figlia otterrà da quest'atto. Motivazione puntuale e sistematica a fronte di una situazione svantaggiosa. Importanza dell'informazione. Vantaggi compensativi Quando si deve verificare il vantaggio per la figlia? Deve essere nel lungo o breve periodo?

irresponsabilità dei soci → i soci non rispondono dei debiti della società. Nelle società di persone invece il creditore della società può chiedere il pagamento dovuto sia alla società sia a ciascuno dei soci. I creditori sociali sono tutelati attraverso la previsione della responsabilità dei soci Sistema di tutela impegnato sul fatto che del debito rispondono dei soggetti ulteriori (i soci) rispetto al debitori principale (la società). Si tratta di responsabilità per debiti. Nelle società di capitali, dove i soci non rispondo dei debiti della società, il creditore sociale perde la possibilità di chiedere il pagamento ai soci della società e l'unico soggetto responsabile resta la società. Predisposizioni, da parte del legislatore, diverse in base al tipo di società. Sistema di tutela previsto nelle società di capitali: La disciplina italiana riflette le indicazioni provenienti dalla disciplina europea, seconda direttiva comunitaria. Per cui si riscontra tra gli ordinamenti europei una sostanziale uniformità nella disciplina. Assoggettati dai vincoli derivanti dalla disciplina europea. Prevede un sistema di responsabilità a carico degli amministratori nell'ipotesi in cui la gestione della società non sia conforme ad alcune regole di condotta previste in via generale dalla legge. Gestire la società con diligenza, senza essere condizionato da situazione di conflitto di interessi, osservando un dovere di fedeltà verso i soci e la società stessa, in modo tale che il patrimonio sociale risulti sempre sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori sociali. Parametri comportamentali che la legge prevede a carico degli amministratori. Devono ispirare la propria condotta a questa direttive di fondo previsti dal legislatore. La loro violazione comporta che gli amministratori saranno responsabili dei danni provocati alla società oppure ai creditori sociali in conseguenza della violazione stessa. Insieme di regole di comportamento → forma indiretta dei creditori sociali. Il creditore sociale è tutelato innanzitutto sul fatto che gli amministratori nel gestire la società hanno l'incentivo a comportarsi correttamente perché se non lo fanno rispondono personalmente dei danni provocati dai creditori. Rischiano di risponderne penalmente andando in contro a reati (bancarotta, infedeltà patrimoniale etc). La legge fornisce clausole generali, formule ampie generiche. Art 2394 Responsabilità verso i creditori sociali Un'altra forma di tutela, tipica degli ordinamenti continentale, è principalmente incentrata sul capitale sociale. Prima voce del passivo dello stato patrimoniale. É la somma del

valore dei conferimenti fatti dai soci nell'atto di costituzione della società. Questa cifra non subisce variazione nel corso di vita della società, cifra fissa. Tendenziale stabilità e immutabilità. Capitale sociale diverso da patrimonio sociale Giorno 1 viene costituita la società con 3 beni del valore complessivo di 300. Un terremoto butta giù un capannone di 50, patrimonio 250/ capitale sociale 300 Qual'è la funzione del capitale sociale? Perché si prevede questa cifra fissa ed immutabile? Questa cifra esprime un vincolo di indisponibilità di una parte del patrimonio sociale. Vuol dire che nella società, per tutta la sua vita, rimarranno beni o valori che detratti i debiti siano per lo meno pari alla cifra del capitale sociale. É una sorta di dichiarazione programmatica che i soci fanno all'atto di costituzione della società. Vincola una parte del patrimonio netto (differenza tra attivo e passivo) [14/11] Capitale sociale di 200 implica che nella società devono essere mantenuti/conservati una differenza tra attivo e passivo per lo meno pari a duecento. Implica che non ci può essere una situazione patrimoniale tale per cui la differenza tra attivo e passivo risulti inferiore alla cifra del capitale sociale. Se la società li distribuisse ai soci, la differenza tra attivo e passivo sarebbe inferiore al capitale sociale. La situazione patrimoniale della società si modificherebbe nel senso che la differenza tra l'attivo e il passivo dopo la distribuzione sarebbe 150, differenza positiva ma inferiore al capitale sociale, che non è possibile. Questo è la situazione che l'ordinamento italiano vuole evitare. Patrimonio sociale distribuito a favore dei soci quando ciò determinerebbe un decremento del patrimonio sociale tale da portare la differenza tra attivo e passivo al di sotto del capitale sociale. Soglia al di sotto della quale non si può scendere. Rappresenta un vincolo sul patrimonio sociale perché impedisce che la società distribuisca a favore dei soci delle somme tali da portare la differenza tra l'attivo e il passivo una misura inferiore al capitale sociale stesso. Una quota di questi 200 deve essere messa da parte perché vincolata al capitale sociale. Deve rimanere in società, non può uscire.

proporzionale dei debiti della società. Non c'è un principio tale per cui il vincolo sul patrimonio sociale deve aumentare di misura con l'aumento dell'esposizione debitoria della società Società con 30 M di debiti e un capitale sociale di 150mila. Non esiste un rapporto di proporzionalità. Mancando questo, si perde la funzione effettiva del capitale. Se guardiamo al dato normativo, l'ordinamento italiano mostrano di non credere più nell'utilità di questo strumento. Fino a pochi anni fa' quando si costituiva una S.p.a bisognava rispettare con un minimo di capitale sociale di 120mila, questa cifra è stata ridotta a 50mila. Si è abbassata l'entità minima del capitale sociale. S.r.l invece minimo 10mila euro. Esiste anche la possibilità di costituirle con un solo euro, in cui i creditori della società di fatto non saranno tutelati dal sistema del capitale sociale. Dibattito di abrogare le norme che disciplinano la tutela tramite capitale sociale. Negli ordinamenti continentali esistono delle norme di comportamento analoghe con quelle che sono praticate negli USA? Pur non essendo esplicitamente previsto l'obbligo degli amministratori di subordinare la distribuzione degli utili ai soci ad una sorta di test di liquidità della società, si ritiene comunque che gli amministratori non possano effettuare distribuzione ai soci in misura tale da pregiudicare la solvibilità della società ancorché tali distribuzione risultino consentite alla luce della disciplina del capitale sociale di cui abbiamo parlato. L'amministratore rischia di risarcire i danni personalmente al creditori, reati di bancarotta etc etc. [manca 20/11] Una società nel corso della propria esistenza, si accorge che i conferimenti assegnati sono eccessivi o esigui rispetto alle esigenze della società. Conferimento di capitale , apporto di patrimonio alla società Operazioni sul capitale, aumento a pagamento del capitale sociale [21/11] Riduzione del capitale Esistono due tipi di riduzione del capitale: Riduzione reale e Riduzione per perdite. Operazioni accumunate dal fatto che comportano un decremento della cifra costituita dal capitale sociale. Operazioni che riflettono funzioni economiche completamente differenti. Riduzione reale è il mezzo attraverso il quale restituisce ai soci una parte dei conferimenti originariamente effettuati, si assiste ad una distribuzione a favore dei soci di una parte del

patrimonio sociale, quella parte pari alla differenza tra la cifra iniziale del capitale e la cifra che compare al termine della riduzione. La società si impegna di distribuire ai soci quella parte di patrimonio corrispondente al capitale sociale. La società non può direttamente operare questa restituzione, deve ridurre il capitale sociale. L'assemblea dei soci delibera di ridurre il capitale (es.) da 300 a 200. Al termine di questa operazione gli amministratori possono usare quei 100 per ridistribuirli ai soci. I creditori sociale vedranno ridursi il patrimonio sociale. La legge tutela i creditori sociali, come? Dando ai creditori la possibilità di opporsi all'operazione. Se un creditore sociale ritiene che l'operazione lo pregiudichi può opporsi, all'esito di questa opposizione potrà bloccare la richiesta di riduzione del capitale. Riduzione per perdite (o riduzione nominale del capitale) operazione che viene fatta e in certe condizioni è imposta dalla legge al fine di adeguare il capitale sociale alla misura attuale del patrimonio sociale che per effetto di perdite gestionali risulta diminuito ad un ammontare inferiore al capitale sociale stesso. 5 soci che apportano 60 al momento della costituzione, 4 in denaro 1 in stabilimento, fuga di gas che rade al suolo lo stabilimento. Capitale sociale 300 Patrimonio sociale 240, inferiore al capitale sociale Adeguare la cifra del capitale sociale all'entità del patrimonio quando questo risulta inferiore al capitale sociale stesso. La riduzione del capitale abbasserà quella cifra da 300 a 240 per portarlo al livello corrispondente al patrimonio realmente esistente in società. Operazione coerente con la funzione vincolistica del capitale. Se la società si è impegnata a tenere un patrimonio per lo meno pari alla cifra del capitale sociale, se poi il patrimonio risulta inferiore ci troviamo in una situazione in cui la società non sta rispettando questo impegno. I soggetti terzi alla società, i creditori, le controparti, sono a conoscenza del capitale sociale che risulta nel bilancio/atti/corrispondenza della società. Se fosse tollerato avere un patrimonio reale inferiore alla cifra del capitale sociale si realizzerebbe un sostanziale inganno nei confronti del mercato. Si trasmette cioè al mercato una informazione decettiva/non veritiera/falsa. Allineare/Combaciare capitale sociale e patrimonio sociale. Per una società ridurre il capitale per perdite è un evento traumatico. Infatti nella maggioranza dei casi il patrimonio si riduce al di sotto del capitale sociale a causa di normali perdite gestionali (e non terremoti e disastri naturali più rari), per effetto dei risultati negativi della gestione → costi maggiori dei ricavi. É come se