Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Diritto privato anno 2020, Dispense di Diritto Privato

Diritto privato anno scolastico 2020

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 27/09/2021

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

4

(2)

3 documenti

1 / 70

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Luca Biglieri
Istituzioni di Diritto
Privato
Corso AK Prof. Dellacasa A.A. 2014/15
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46

Anteprima parziale del testo

Scarica Diritto privato anno 2020 e più Dispense in PDF di Diritto Privato solo su Docsity!

Istituzioni di Diritto

Privato

Corso AK – Prof. Dellacasa – A.A. 2014/

Introduzione: Il Diritto

Il DIRITTO ha la funzione di orientare i comportamenti umani verso un risultato socialmente utile, evitando di danneggiare gli interessi degli individui.

Il diritto si basa su tre fattori:

 Le regole , ovvero le prescrizioni sui comportamenti da tenere;  Le sanzioni da applicare in caso di violazione delle regole contro colui che le viola;  Gli apparati , ovvero le istituzioni controllate dallo Stato che hanno il compito di verificare nei singoli casi le eventuali violazioni delle regole e, se necessario, di applicare le sanzioni adeguate..

Esempio: l’art. 2043 del Codice Civile dice che “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Vengono così stabilite la regola e la sanzione in caso di violazione; l’apparato è, in questo caso, il giudice civile.

Si può dividere l’ambito del diritto in:

Diritto Privato , che ha la funzione di favorire l’allocazione efficiente delle risorse dal punto di vista degli individui ma anche della società. Le sanzioni comminate dal diritto privato andranno a colpire il patrimonio della persona che viola le regole, non la sua libertà personale (ad esempio, in caso di omicidio, la sanzione da applicare secondo il diritto privato sarà un risarcimento in denaro) ;  Diritto Penale , che ha il compito di sanzionare i comportamenti socialmente dannosi, andando a colpire direttamente la persona colpevole con provvedimenti che limitano la sua libertà personale (ad esempio, sempre nel caso dell’omicidio, la sanzione penale sarà la reclusione del colpevole) ;  Diritto Pubblico , che regola l’organizzazione e il funzionamento dei pubblici poteri.

Una differenza sostanziale tra il diritto privato e il diritto pubblico è la presenza della Pubblica Amministrazione , obbligatoria nell’ambito pubblico e facoltativa in ambito privato. Quando la Pubblica Amministrazione sceglie di avvalersi del diritto privato, si pone sullo stesso piano del suo interlocutore, andando a cercare un accordo sotto forma di contratto ; quando, invece, si avvale del diritto pubblico, può esercitare il proprio potere d’imperio , e di imporre, pertanto, la propria volontà al soggetto privato.

Esempio: la Pubblica Amministrazione vuole avviare i lavori di costruzione di un asilo su un territorio di proprietà di un privato. Se la P.A. si avvale del diritto privato, le due parti stipulano un contratto con il quale la P.A. potrà acquisire, previo pagamento, la proprietà del terreno: l’accordo libero tra le due parti è quindi fondamentale e sancisce una parità tra la P.A. e il privato. Se la P.A. decide di avviare un procedimento amministrativo avvalendosi, quindi, del diritto pubblico, potrà arrivare a un procedimento di espropriazione del terreno, con il quale otterrà la proprietà di esso dietro pagamento di un indennizzo al privato: la P.A. può quindi esercitare il potere d’imperio, imponendo le proprie decisioni al privato.

La scelta del tipo di diritto da utilizzare in questi casi spetta alla P.A., che può quindi decidere se lasciare autonomia al privato (diritto privato) o se esercitare la propria autorità (diritto pubblico).

Le Regole

vengono mantenute e, nel Codice Civile, il godimento delle ricchezze lascia il passo al dinamismo delle attività economiche.

Esempio: nell’art. 1153 del Codice Civile (“Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.”), la posizione del proprietario è sacrificata a favore di quella dell’acquirente, per favorire la tranquillità di chi svolge scambi commerciali, evitando controlli eccessivi che finirebbero per paralizzare l’economia.

Il Codice Civile del 1942 è ancora in vigore in Italia. Dopo la promulgazione della Costituzione nel 1948, alcune norme (ad esempio quelle sul diritto di famiglia) vengono ritenute illegittime; tuttavia, la gran parte del Codice si salva, dal momento che tratta delle risorse da un punto di vista strettamente tecnico, che risulta pertanto impermeabile a stimoli di natura politica.

A partire dagli anni ’70, il Codice inizia a perdere la sua centralità a causa di una serie di leggi esterne ad esso, dette Leggi Speciali o Collegate : è il fenomeno della Decodificazione del Diritto Privato. Questo avviene perché alcuni gruppi ristretti di persone iniziano a chiedere regole specifiche che valgano soltanto per loro: dal momento che nel Codice Civile è d’obbligo l’unificazione soggettiva, norme del genere non possono trovare posto all’interno di esso. Alcuni esempi di gruppi che rivendicano maggiori tutele sono i lavoratori subordinati (che ottengono lo Statuto dei Lavoratori), gli individui che prendono abitazioni in locazione (Legge sull’Equo Canone) o i lavoratori agrari che prendono terreni in locazione.

Dopo l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, negli anni ’80 e ’90, il Codice Civile deve essere modificato in alcune parti, per fare sì che le imprese italiane possano competere con le imprese di tutto il continente, creando un Mercato Comune Europeo: diventa necessaria un’ Armonizzazione del Diritto Privato , in modo che le varie legislazioni europee risultino compatibili tra di loro.

L’Unione Europea, a sua volta, emana dei Regolamenti , norme che sono immediatamente applicabili, e delle Direttive , norme che fissano degli obiettivi specifici per gli Stati membri lasciando tuttavia al singolo Stato la scelta sui metodi da attuare per raggiungerli. Le Direttive europee sono molto dettagliate e devono essere seguite dai vari Stati per evitare sanzioni: esse riguardano soprattutto la tutela dei consumatori e la tutela degli imprenditori economicamente più deboli. L’obiettivo di queste norme è la razionalizzazione del mercato europeo dei consumi, oltre all’armonizzazione delle leggi del Mercato Comune. Queste leggi non rientrano nel Codice Civile (mancano di unificazione soggettiva), ma costituiscono un Codice del Consumo; il Codice del Consumo è un esempio di Testo Unico , un testo che raccoglie e contiene le leggi speciali che vertono su un determinato argomento.

Il Codice Civile si divide in libri: il primo libro è dedicato ai soggetti giuridici e al diritto di famiglia; il secondo regolamenta il diritto di successione; il terzo è sui diritti reali; il quarto, il più ampio, disciplina le obbligazioni, ovvero gli obblighi di eseguire una prestazione avente carattere patrimoniale. Nel quarto libro si parla anche delle fonti delle obbligazioni, ovvero il Contratto e i fatti illeciti che generano responsabilità civile. Il quinto libro contiene la disciplina del lavoro e delle attività economiche, delle imprese e delle società. Il sesto libro contiene diversi argomenti diversi e racchiude una serie di disposizioni volte alla tutela dei diritti nei diversi settori della società già toccati dagli argomenti degli altri libri. I primi 5 libri prevedono dei diritti, il sesto parla di come i diritti vengono esercitati o violati.

Esempio: l’art. 2043 (già citato) si trova nel libro 4 e attribuisce al danneggiato il diritto ad avere il risarcimento del danno subito. In una disposizione contenuta nel VI libro, invece, si legge che tale diritto va esercitato entro un termine di prescrizione di 5 anni: spiega quali sono e modalità di esercizio del diritto contenuto in un altro libro.

I Soggetti di Diritto

I soggetti di diritto possono essere sia persone fisiche che organizzazioni. Per persona fisica si intende un singolo essere umano, che costituisce il primo soggetto che può essere titolare di diritti ed obblighi ( Capacità Giuridica : capacità di avere diritti ed obblighi di origine giuridica). L’art. 1 del Codice Civile stabilisce che la capacità giuridica di un individuo inizia con la nascita, ovvero all’inizio dell’atto della respirazione, e termina con la morte: tutti gli esseri umani, dunque, hanno capacità giuridica. L’art. 1, inoltre, esclude che il concepito (prima della nascita) abbia capacità giuridica: i diritti del nascituro sono subordinati all’evento della nascita; tuttavia, non mancano le tutele legali a favore dei concepiti prima dell’effettiva nascita, nel caso, ad esempio, di lesioni subite durante la gravidanza.

Esempio: se si vuole donare un bene a un nascituro, la proprietà gli verrà attribuito solo al momento della nascita. Prima della nascita, non ha capacità giuridica e non può detenere proprietà.

La capacità giuridica ha una garanzia costituzionale : l’art. 22 della Costituzione prevede che nessuno possa essere privato per motivi politici della capacità giuridica, della cittadinanza o del nome. Si tratta di una disposizione dettata dall’esperienza del regime fascista e delle leggi razzali, che avevano compresso in modo rilevante la capacità giuridica dei cittadini di razza ebraica, che vuole evitare la ripetizione di una circostanza simile. Le limitazioni della capacità giuridica devono quindi essere giustificate da motivi inappuntabili, come ad esempio l’impossibilità di contrarre matrimonio da parte di un cittadino con infermità mentali.

È un concetto diverso e più dinamico, invece, la Capacità di Agire , ovvero la capacità di compiere atti giuridici, esercitando i propri diritti e disponendo liberamente di un proprio patrimonio. Questa capacità si acquista al compimento della maggiore età. Un minorenne può esercitare i propri diritti soltanto attraverso il meccanismo della Rappresentanza , per il quale un soggetto (rappresentante) compie un atto giuridico i cui effetti si producono nella sfera di un altro soggetto (rappresentato). Solitamente, i rappresentanti sono i genitori del minorenne, altrimenti la rappresentanza viene svolta da un Tutore ; genitori e/o tutore sono i Rappresentanti Legali del minorenne. I rappresentanti legali operano sotto il controllo del giudice tutelare, specializzato nella protezione dei soggetti più deboli; nei casi più importanti, devono chiedere un’autorizzazione dal Tribunale.

Nonostante la capacità di agire entri in vigore solo dai 18 anni, ci sono alcune leggi speciali che, in alcuni casi, abbassano l’età al di sopra della quale un soggetto ha capacità di agire: ad esempio, un soggetto minorenne può stipulare contratti di lavoro. Inoltre, è possibile che un soggetto minorenne acquisisca la capacità di agire tramite l’ Emancipazione : se il soggetto ha almeno 16 anni, viene autorizzato dal Tribunale a contrarre matrimonio e contrae effettivamente matrimonio, si emancipa e ottiene la capacità di agire, ovvero la possibilità di compiere atti di ordinaria amministrazione (come un’opera di ristrutturazione o un acquisto di entità moderata). Per atti di straordinaria amministrazione (ad esempio atti di grande rilevanza economica, come la vendita di un immobile o la costituzione di un’ipoteca) serve un Curatore , che assiste l’emancipato (ma senza sostituirlo come un tutore). L’emancipato può chiedere al Tribunale anche l’autorizzazione per intraprendere un’attività economica: in questo modo, ottiene una piena emancipazione , ovvero una piena capacità di agire.

utilizzare solamente categorie rigide e non modificabili. In ogni caso, però, il beneficiario potrà compiere gli atti della vita quotidiana, senza eccessive restrizioni.

L’amministratore, inoltre, è tenuto a informare il beneficiario e tenere conto delle sue opinioni; se tra i due nasce un conflitto, sarà il giudice tutelare a decidere qual è la scelta che risponde maggiormente agli interessi del beneficiario.

Esiste anche una limitazione della capacità di agire a carattere sanzionatorio, non protettivo: è l’ Interdizione Legale del Condannato , disciplinata all’art. 32 del Codice Penale. Si tratta della privazione della capacità di compiere ogni atto giuridico che riguarda chi è colpito dalla pena dell’ergastolo o di chi deve scontare 5 o più anni di reclusione. Mentre l’interdetto giudiziario non può compiere atti di carattere non patrimoniale, l’interdetto legale può compiere atti di questo genere (come contrarre matrimonio).

La limitazione della capacità di agire può riguardare anche la protezione degli interessi di soggetti terzi: ad esempio, il Fallito , come l’imprenditore che non può più pagare i suoi debiti, subisce un processo per fallimento e perde la disponibilità dei suoi beni, che vengono gestiti da un Curatore Fallimentare. Non può più disporre del suo patrimonio, a tutela degli interessi dei suoi creditori, che hanno il diritto di ottenere quanto gli spetta.

Tutti gli atti posti in essere da un soggetto incapace di agire sono annullabili , indipendentemente dalla buona fede della controparte. Quindi, anche i contratti possono essere annullati in un caso del genere; tuttavia, la controparte può sapere in anticipo quale sia la condizione di capacità di agire del soggetto, verificando nei registri dello Stato civile.

Una diversa questione è quella dell’ Incapacità Naturale , ovvero la situazione in cui un soggetto legalmente capace di agire (maggiore di età, non interdetto, non abilitato e non amministrato né condannato a più di 5 anni di reclusione) compie un atto giuridico in condizioni di incapacità di intendere e di volere. Conta, quindi, la condizione in cui si trova il soggetto nel momento in cui viene compiuto l’atto: l’uso di alcol e di droghe, ad esempio, può portare a una condizione del genere, così come il presentarsi di problemi psichici improvvisi, non precedentemente indentificati. La differenza rispetto all’incapacità legale sta nel fatto che la controparte non può conoscere la condizione del soggetto; per questo motivo, va tutelato tanto il soggetto quanto l’interesse della controparte: gli atti non patrimoniali vengono sicuramente annullati, mentre gli atti patrimoniali unilaterali vengono annullati se recano un grave danno all’incapace. Se si tratta di un contratto, occorre che esso rechi un grande danno all’incapace e che la controparte sia in malafede, ovvero che la controparte conosca o possa conoscere la condizione dell’incapace, scegliendo di stipulare comunque il contratto ( art. 428 ). La legge prevede questa regola perché la controparte non ha modo di conoscere i problemi del soggetto: la legge tutela l’affidamento della controparte , ovvero la sua fiducia nel soggetto durante la stipulazione del contratto. Se così non fosse, la controparte dovrebbe accertarsi della condizioni psichiche del soggetto, complicando eccessivamente le condizioni di firma di un contratto, tutelandone la sicurezza e la rapidità.

Le Organizzazioni

Oltre alle persone fisiche, anche le organizzazioni fanno parte dei soggetti di diritto. Un’organizzazione, infatti, può detenere la proprietà di un bene, come una persona fisica: è il caso, ad esempio, dei telefoni o delle vetture aziendali. Come gli esseri umani, anche le organizzazioni hanno capacità giuridica.

Tuttavia, non hanno capacità di agire : le organizzazioni non hanno una propria volontà, quindi gli atti giuridici che le riguardano devono essere svolte da persone fisiche che operano per nome e per conto delle organizzazioni e sono dette Organi. Gli amministratori delegati di un’azienda, ad esempio, sono organi delle aziende per cui lavorano e compiono atti giuridici che hanno effetto sulle organizzazioni: è lo stesso meccanismo della rappresentanza che riguarda i soggetti incapaci ( Rappresentanza Organica ). Gli Organi possono essere individuali o collegiali (consiglio di amministrazione, assemblea di una società).

Anche le organizzazioni hanno una denominazione , come gli esseri umani; inoltre, le organizzazioni hanno una sede , mentre per le persone fisiche si parlava di residenza (dimora abituale di un soggetto), di domicilio (centro principale degli interessi di un individuo) o di dimora (luogo in cui un soggetto vive per un certo periodo di tempo). La Sede di un’organizzazione è il luogo in cui essa è stata costituita e dove opera.

Le organizzazioni hanno un Atto Costitutivo e uno Statuto : il primo è l’atto che dà vita all’organizzazione, un accordo tra i membri che vanno a costituire l’organizzazione; lo Statuto, invece, è un documento che regola l’organizzazione e l’attività dell’ente.

Classificazione delle Organizzazioni

Esistono vari tipi di organizzazioni a seconda delle loro caratteristiche: si possono riconoscere organizzazioni pubbliche e organizzazioni private. Molte organizzazioni pubbliche usufruiscono del diritto privato, ma alcune godono di legislazioni speciali che ne favoriscono l’attività. Un’organizzazione pubblica avrà un interesse di carattere generale, mentre le organizzazioni private hanno obiettivi di interessi particolari; inoltre, spesso le organizzazioni pubbliche sono costituite con una legge. Alcune organizzazioni pubbliche, inoltre, godono del potere di imperio , tipico della pubblica amministrazione e dell’ambito del diritto pubblico. Le organizzazioni pubbliche, poi, sono maggiormente soggette al controllo pubblico rispetto a quelle private e hanno una maggiore fruizione dei finanziamenti pubblici. Tutti gli enti pubblici hanno capacità giuridica di diritto privato ; tuttavia, soltanto le organizzazioni pubbliche con potere di imperio hanno capacità giuridica di diritto pubblico : è il caso, ad esempio, di un Comune. Un ente pubblico può decidere anche di costituire un’organizzazione privata e di operare anche nell’ambito del diritto privato: un Comune, ad esempio, può decidere di costituire una società per azioni che esercita attività di trasporto pubblico locale, della quale il Comune deterrà una partecipazione.

Un’altra distinzione, autonoma rispetto alla precedente, è quella che si fa tra organizzazione di tipo associativo ( corporazioni ) e di tipo non associativo ( istituzioni ). Le Corporazioni sono le associazioni e le società, mentre sono Istituzioni , ad esempio, le fondazioni. Tradizionalmente, si dice che nelle corporazioni prevale l’elemento personale, mentre nelle istituzioni prevale l’elemento patrimoniale. In realtà, nelle corporazioni, le persone fisiche che compongono l’organizzazione (associati o soci) hanno il potere di incidere significativamente sull’organizzazione e sull’attività dell’ente, possono decidere chi amministra l’ente, quale deve essere il suo obiettivo; nelle istituzioni, come può essere una fondazione, il patrimonio dell’ente assume una finalità decisa dal fondatore: dopo l’istituzione dell’ente, nessun amministratore né il fondatore stesso possono decidere di cambiare la finalità del patrimonio dell’ente, che costituisce un vincolo non modificabile.

rifarsi sul patrimonio dei suoi componenti. Chi ha dato vita a un’organizzazione con personalità giuridica, dunque, rischia solamente il patrimonio che ha conferito all’ente, non il proprio patrimonio personale.

Inoltre, la Personalità Giuridica fa sì che il patrimonio dell’ente non risente delle vicende che colpiscono il patrimonio personale delle persone fisiche che compongono l’organizzazione.

Esempio: se un componente della società ha dei debiti personali, il creditore può rifarsi solo sul patrimonio personale, ma non può aggredire la parte del patrimonio della società che il soggetto ha immesso nella società stessa.

La personalità giuridica, quindi, è uno schermo che protegge la società dalle vicende delle persone fisiche e che protegge le persone fisiche dalle vicende dell’organizzazione.

Se un ente non possiede personalità giuridica, avrà un grado limitato di autonomia patrimoniale e i suoi creditori potranno aggredire anche il patrimonio delle persone fisiche che operano al suo interno, così come i creditori personali delle persone fisiche potranno aggredire le partecipazioni delle persone fisiche all’interno dell’organizzazione.

Esempio: viene costituita una società in nome collettivo, versando 50.000 euro ciascuno. La società contrae dei debiti e un creditore richiede 500.000. Il creditore potrà aggredire il patrimonio della società in nome collettivo e, se il patrimonio risultasse insufficiente, potrà aggredire il patrimonio personale dei soci.

Le organizzazioni che hanno personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta (sia non profit che for profit) sono: le associazioni riconosciute e le fondazioni tra gli enti non a scopo di lucro e le società per azioni e le società a responsabilità limitata tra gli enti for profit. Le associazioni non riconosciute , i comitati (non profit), le società in nome collettivo e le società semplici (for profit) non hanno personalità giuridica.

Dal punto di vista economico, la personalità giuridica è un privilegio che ha la funzione di favorire l’esercizio di attività economiche, riducendo il rischio che grava su chi è interessato ad esercitarle. Il legislatore fornisce così un’attenuazione del rischio per chi conduce un’attività imprenditoriale. Se una persona fisica avvia un’attività imprenditoriale senza costituire una società e contrae un debito, l’art. 2740 stabilisce che il debitore debba rispondere dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, compresa la casa; se l’imprenditore, invece, costituisce una società a responsabilità limitata in cui immette tutto il suo patrimonio, i creditori potranno aggredire solo quello e non, ad esempio, la casa.

La personalità giuridica nasce quando partono le prime imprese coloniali (Olanda, Regno Unito) e quando gli Stati europei iniziano a sfruttare i territori d’oltremare. La gestione delle colonie era affidata a degli aristocratici, e non direttamente allo Stato, che tuttavia voleva ottenere vantaggi da questo settore sotto forma di imposte e importazioni. Gli uomini d’affari interessati a questo investimento, dunque, stringono un accordo con lo Stato: visti i rischi e gli investimenti molto pesanti necessari per intraprendere un’impresa coloniale, lo Stato concede la limitazione della responsabilità , sotto forma di responsabilità giuridica, e i debiti ingenti delle imprese coloniali possono essere coperti soltanto dal patrimonio dell’organizzazione e non quello dei singoli soci.

La personalità giuridica, oggi, si acquisisce redigendo l’atto costitutivo e lo Statuto sotto forma di atto pubblico e iscrivendo l’atto costitutivo e l’atto pubblico nel registro delle imprese (nel caso delle società) oppure con la redazione dell’atto pubblico , con un provvedimento di riconoscimento da parte dell’autorità amministrativa e l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche (per gli enti non profit).

Gli Enti Non-Profit

Gli enti senza scopo di lucro si dividono in:

Associazioni Riconosciute , che godono di personalità giuridica. Sono formate da soggetti che ricercano uno scopo comune diverso dal profitto, che può variare da un’associazione all’altra: tale scopo può essere altruistico (volontariato) o egoistico (associazione sportiva). Hanno uno Statuto e un atto costitutivo; inoltre, dal momento che hanno personalità giuridica, i due documenti devono essere redatti con un atto pubblico da parte di un notaio. Sono composte da organi quali l’Assemblea di tutti gli associati, che nomina e revoca gli amministratori, approva il bilancio (una volta all’anno), modifica lo statuto e l’atto costitutivo, delibera sullo scioglimento dell’associazione: la deliberazione è la forma giuridica delle decisioni prese dall’organo collegiale. Anche gli Amministratori sono organi dell’associazione, di cui gestiscono il patrimonio e che rappresentano, agendo in nome e per conto di essa, disponendo dei suoi diritti e doveri. Il patrimonio dell’associazione riconosciuta gode di autonomia perfetta. Quando un associato esce da un’associazione (sia per sua scelta che perché viene escluso da essa), non può richiedere il rimborso dei contributi versati: si paga a fondo perduto. L’associato può impugnare le deliberazioni dell’assemblea che sono contrarie all’atto costitutivo, allo statuto o alla legge, chiedendo a un giudice di verificarne la legittimità; inoltre, può liberamente recedere dall’associazione, sciogliendo il proprio rapporto con essa; infine, può essere escluso dall’associazione con una deliberazione dell’assemblea giustificata da gravi motivi. Un associato escluso da un’associazione può anche richiedere l’annullamento della deliberazione di esclusione: il giudice, tuttavia, può solo determinare la legittimità della deliberazione, senza valutare in merito alla deliberazione.  Associazioni Non Riconosciute , che non godono di personalità giuridica: hanno autonomia patrimoniale imperfetta. Non dovendo ottenere un riconoscimento, l’atto costitutivo e lo statuto possono essere redatti in forma libera (anche oralmente o per forma privata), anche senza l’atto pubblico e senza l’intervento di un notaio. La struttura interna delle associazioni non riconosciute copia quella delle associazioni riconosciute: c’è un’Assemblea che approva i bilanci, nomina gli amministratori e delibera, così come ci sono degli Amministratori. Queste organizzazioni non sono assoggettate a controllo pubblico, cosa che concede un alto livello di libertà: per questo motivo, i partiti politici o i sindacati scelgono la forma delle associazioni non riconosciute, per non avere un controllo da parte dello Stato. Inoltre, dal momento che queste organizzazioni non hanno personalità giuridica, gli associati potrebbero essere chiamati a risarcire eventuali creditori: devono rispondere ai creditori, infatti, gli associati che operano in nome e per conto dell’organizzazione, ovvero gli amministratori o gli associati che si trovano ad operare in qualità di amministratori.  Fondazioni di diritto comune, diverse dalle fondazioni bancarie. Sono organizzazioni create da uno o più soggetti che destinano un patrimonio e le sue rendite al perseguimento di un determinato scopo: l’elemento patrimoniale prevale su quello personale, sul patrimonio è impresso un vincolo di destinazione. Lo scopo, in genere, è socialmente rilevante e altruistico (secondo la dottrina, ovvero le opinioni degli studiosi del diritto; si differenzia dalla giurisprudenza, costituita dall’insieme delle decisioni degli organi giurisdizionali). Una fondazione viene costituita con un atto pubblico, dal momento che ha personalità giuridica; inoltre, si può costituire una fondazione anche tramite testamento: il fondatore può decidere di costituire una fondazione all’atto della redazione testamentaria. Questo può avvenire perché una fondazione è un soggetto giuridico autonomo rispetto al fondatore, tanto che esso non può più disporre del patrimonio della fondazione. Gli Amministratori della fondazione sono vincolati dall’atto di fondazione e non possono quindi cambiare lo scopo del patrimonio della fondazione; non è presente un’Assemblea. Quando lo scopo della fondazione viene perseguito o non è più socialmente rilevante, oppure quando il

Diritti, Beni e Circolazione Giuridica

Classificazione dei Diritti

I soggetti giuridici hanno determinati diritti, che possono essere distinti in Diritti Patrimoniali (cha garantiscono un’utilità di tipo economico, come il diritto di credito o quello di proprietà) e Diritti Non Patrimoniali (che garantiscono un’utilità morale, come il diritto al nome, alla reputazione, alla fedeltà del coniuge).

Si può distinguere anche tra Diritti Assoluti (che si può far valere su qualsiasi soggetto giuridico, come nel caso del diritto di proprietà) e i Diritti Relativi (esercitabili solo su alcuni soggetti, ad esempio un debitore).

I Diritti Disponibili sono i diritti che un soggetto può utilizzare e di cui può disporre (per esempio, il diritto di proprietà), mentre i Diritti Indisponibili sono quelli di cui non si può disporre (diritto alla vita, diritto alla salute: nell’art. 5 vengono stabiliti gli atti di disposizione del proprio corpo e si dice che la disposizione del proprio corpo non possono causare danni ad altri o all’ordine pubblico).

Classificazione dei Beni

Per quanto riguarda i Beni , l’art. 810 (Libro III) stabilisce che esso sono le cose che possono formare oggetto di diritto. Tuttavia, questa definizione è imprecisa: è un Bene qualcosa su cui si può immaginare un conflitto tra interessi incompatibili, non quelli accessibili a qualsiasi soggetto giuridico. Ad esempio, un terreno è un bene, ma non lo è l’energia solare: nell’articolo 814, si legge che le energie naturali possono essere considerate Beni se hanno un valore economico, quindi non nel caso dell’energia solare o di quella eolica.

La definizione dell’art. 810 fa riferimento al termine “cosa”, ovvero a un’entità materiale. Tuttavia, oggi assumono grande rilevanza anche i beni immateriali, come il diritto di usare un marchio o un brevetto. Il termine “bene”, quindi, richiede una definizione estensiva, che vada a comprendere anche le entità utili all’uomo non percepibili attraverso l’uso dei sensi.

Tra i Beni Materiali , si distingue tra Beni Immobili (art. 812, tutti i beni saldamente incorporati al suolo: edifici, corsi d’acqua, terreni, edifici galleggianti) e Beni Mobili (tutti gli altri beni, definizione residuale ). Le energie naturali vengono considerate beni mobili quando hanno un valore economico. Il legislatore opera queste classificazioni per assoggettare gli enti riconducibili alle diverse classi a regole diverse: infatti, soltanto i beni immobili devono essere iscritti a un registro ( catasto ); inoltre, le vicende giuridiche dei beni immobili vengono trascritte nei registri immobiliari , che documentano la storia giuridica di un immobile; infine, un bene mobile può essere res nullius , mentre un bene immobile vacante diviene proprietà dello Stato.

I Beni Fungibili sono i beni che sono identici ad altri beni dello stesso tipo e genere, identificabili solo per la categoria merceologica a cui appartengono. I Beni Infungibili , invece, sono quelli che hanno una loro caratteristica particolare che li differenzia da tutti gli altri beni (un quadro, una scultura, un manufatto): sono infungibili i beni usati.

Le Pertinenze , invece, sono delle cose che hanno la funzione di servizio o di ornamento di un’altra cosa ( Cosa Principale ): ad esempio, un giardino è una pertinenza di una casa, un’autoradio è una pertinenza di una macchina. Se non è disposto diversamente, le vicende giuridiche della cosa principale riguardano anche le pertinenze; se si vogliono escludere le pertinenze da una vicenda giuridica, bisogna dichiararlo espressamente nel contratto.

I Frutti sono beni prodotti da altri beni: esistono Frutti Naturali , che si traggono direttamente dalla cosa (come i frutti da un albero), e Frutti Civili , che si traggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che qualcun altro ha tratto dalla cosa stessa (ad esempio, l’affitto di un appartamento che viene riscosso dal proprietario che lo concede in locazione).

Classificazione degli Acquisti di Diritti

I diritti si acquistano o si perdono secondo la circolazione giuridica.

Ci possono essere Acquisti Originari , che non avvengono per effetto della trasmissione da parte di un soggetto che era titolare del bene in precedenza: ne è un esempio l’ Occupazione , ovvero l’acquisto della proprietà di un bene mobile che non era di proprietà di nessuno, come anche l’ Usucapione , ovvero l’acquisto della proprietà di un bene immobile acquisito dopo un determinato periodo di tempo in cui si usa produttivamente quel bene. L’acquisto avviene indipendentemente dall’interazione tra acquirente e venditore.

Gli acquisti originari si affiancano agli Acquisti Derivativi , caratterizzati dal fatto che l’acquisto del diritto deriva da un diritto in precedenza detenuto da un altro soggetto: è il caso dei contratti. Chi trasferisce il diritto viene chiamato dante causa o alienante , mentre chi lo acquista viene chiamato avente causa o acquirente ; dal punto di vista dell’acquirente si ha un acquisto , dal punto di vista dell’alienante si ha un’ alienazione. Questi acquisti possono essere Traslativi , quando i due soggetti si scambiano il medesimo diritto (esempio: diritto di proprietà), o Costitutivi , quando un soggetto alienante costituisce a favore dell’acquirente un diritto logicamente compreso in quello di cui è titolare, mantenendo quindi parte del suo diritto (esempio: diritto di usufrutto su un bene, che non trasferisce la proprietà ma che ne permette l’utilizzo; il proprietario, quindi, mantiene solamente la nuda proprietà del bene).

Si distinguono anche Acquisti a titolo oneroso , quando l’avente causa sostiene un sacrificio a fronte dell’acquisto del diritto, e Acquisti a titolo gratuito (dono di un bene).

Gli Acquisti tra Vivi sono quelli che non presuppongono la morte dell’alienante (contratto), mentre gli Acquisti per Causa di Morte ( Mortis Causa) implicano necessariamente il decesso del precedente titolare del diritto (successione).

Un Acquisto a Titolo Particolare è quello che riguarda uno o più diritti determinati, circoscritti a uno o alcuni beni, mentre un Acquisto a Titolo Universale si ha quando l’avente causa succede in tutti i rapporti giuridici che facevano capo al dante causa, oppure a una loro porzione: ad esempio, quando un figlio succede al padre in titolo universale a tutti i diritti giuridici dopo il suo decesso. Un erede è un soggetto che succede al defunto a titolo universale.

Il Titolo dell’Acquisto è la situazione di fatto (fattispecie) che produce l’effetto dell’acquisto di un diritto in base alla legge: un contratto è un titolo di acquisto, come anche il possesso protratto di un terreno nel caso dell’usucapione o il testamento nel caso di una successione.

Nell’acquisto a titolo derivativo, valgono due principi:

  1. L’acquisto si perfeziona solo se il dante causa è effettivamente il titolare del diritto.
  2. Occorre che il titolo dell’acquisto non sia irregolare per poter perfezionare l’acquisto (ovvero, non abbia vizi o difetti).

Si tratta di principi intuitivi, che però subiscono alcune eccezioni sia nel caso di beni mobili che di quelli immobili.

Nonostante questo sistema sia efficace, può accadere che un’alienazione non sia stata tempestivamente trascritta: se un alienante cede l’immobile a un soggetto, senza trascrivere l’atto, e decide di intraprendere una trattativa di vendita il giorno dopo, con un diverso soggetto, l’immobile sarà di proprietà del primo dei due acquirente. Questo avviene perché si tratta di una pubblicità dichiarativa, che non pregiudica la validità dell’acquisto, ma solo il suo rapporto con soggetti terzi.

Un’alienazione non trascritta, dunque, fa crollare l’attendibilità dei registri immobiliari. Per questo, l’art. 2644 prevede una deroga al principio in base alla quale l’acquisto si perfeziona solamente se l’alienante è effettivamente titolare del diritto: in questi casi, non prevale chi acquista per primo, ma chi trascrive per primo l’acquisto nei registri immobiliari. Questa regola ha lo scopo di rendere attendibile e sicura la documentazione dei registri: un acquirente sa che se compie l’acquisto e lo trascrive immediatamente, sarà sicuramente lui il proprietario, anche se si tratta di un acquisto a non domino ( regola della priorità della trascrizione ). In un caso del genere, chi ha acquistato per primo ma ha trascritto per secondo avrà una tutela sotto forma di risarcimento: il dante causa sarà identificato come responsabile per aver violato un contratto; inoltre, se il secondo acquirente risulterà in malafede (ad esempio, se era d’accordo con il dante causa), sarà allo stesso modo responsabile (responsabilità di doppia alienazione).

La regola della priorità della trascrizione ha una condizione: occorre continuità nella trascrizione dei precedenti acquisti. Perché prevalga il primo trascrittore dell’atto quando viene effettuato un acquisto, occorre che tutti i precedenti acquisti dell’immobile siano regolarmente trascritti nel registro immobiliare; se non c’è continuità, questa regola cade e prevale chi acquista per primo, e non il primo trascrivente. Dopo l’acquisto, il soggetto che ha appena acquisito il bene potrà poi trascrivere nei registri i passaggi di proprietà mancanti, permettendo così nuovamente l’applicazione della regola della priorità della trascrizione.

Anche le Sentenze possono essere trascritte nei registri immobiliari e possono interferire con la circolazione dei beni immobili. Ad esempio, un soggetto Y acquista un immobile da X; quando ha pagato solamente il 15% del prezzo a X, aliena il bene a un altro soggetto Z. A questo punto, Y chiede un mutuo per pagare il resto a X, ma non ci riesce: non riesce ad adempire al suo contratto con X. Quindi, X può ottenere la cancellazione del contratto (risoluzione per adempimento): gli effetti del contratto vengono annullati, quindi l’immobile dovrebbe tornare a X. Tuttavia, l’immobile è ora di proprietà di Z, che ha acquistato regolarmente l’immobile e vuole mantenerlo. Anche in questo caso, vale il principio della proprietà della trascrizione: X acquista la proprietà dell’immobile soltanto se la sentenza di risoluzione del contratto tra lui e Y viene trascritta prima dell’atto di acquisto dell’immobile da parte di Z.

Si tratta di un discorso molto teorico: una sentenza richiede molto tempo per essere approvata e, in seguito, trascritta nel registro. In un contesto del genere, il soggetto Z avrà tempo per rendere il proprio acquisto inattaccabile da parte di X. Proprio per questo motivo, la legge prevede che possano essere trascritte nei registri anche le domande giudiziarie : se un soggetto ha proposto una domanda giudiziaria e l’ha trascritta prima dell’acquisto da parte di Z, la domanda è opponibile all’acquisto da parte di Z e può portare al suo annullamento. Dal punto di vista di Z, vedere una domanda trascritta nel registro può chiaramente portare all’interruzione della trattativa, visto che è un fattore di rischio per l’annullamento del contratto.

I Beni Mobili Non Registrabili

Esistono anche diversi tipi di registri, relativi ai beni mobili registrabili (auto, navi, aerei), che sono però registrati su base reale e non su base personale. Anche in questo campo vale il principio della priorità della trascrizione , così come si resta nel campo della pubblicità dichiarativa.

Per quanto riguarda di altri beni mobili, anche di valore, non esistono registri appositi: è il caso delle opere d’arte o delle pietre preziose. Questo genera un problema: se un soggetto vuole acquistare un’opera d’arte, non ha strumenti per concludere con certezza che il suo eventuale alienante sia effettivamente il legittimo proprietario del bene. Bisognerebbe quindi effettuare una serie di indagini per verificare che il dante causa sia il proprietario del bene: si tratta dei costi transativi , ovvero i costi da sostenere per effettuare le indagini sulla proprietà dei beni.

La legge si occupa di questa questione (art. 1153) con la regola del Possesso vale Titolo (o acquisti a non domino ), che prevede che l’acquirente di un bene mobile non registrato ne diventa proprietario anche se colui che glielo ha trasferito non era il legittimo proprietario del bene. Questo avviene a patto che:

 Il bene sia stato effettivamente consegnato (ci sia il possesso effettivo del bene da parte del soggetto);  L’acquirente sia in buona fede al momento della consegna;  Ci sia un titolo idoneo al trasferimento della proprietà (come un contratto).

Viene quindi ribadita l’importanza del titolo d’acquisto, mentre viene ancora stabilito che non occorre che l’alienante sia effettivamente il proprietario del bene. Questa regola consente a chiunque di acquistare tranquillamente un bene mobile non registrato, riducendo i costi transativi. Può subire un danno, in questo caso, il vero proprietario del bene che viene rubato da un altro soggetto, il quale poi lo rivenderà: il soggetto danneggiato potrà chiedere il risarcimento del danno al ladro, ma non potrà avere pretese su chi ha regolarmente acquistato il bene.

Questa regola ha due implicazioni:

 Se sul bene alienato esistono dei diritti altrui, di un soggetto diverso dall’alienante, l’acquirente acquista la proprietà piena del bene, non gravata da questi diritti, purché questi diritti non risultino dal titolo d’acquisto e l’acquirente sia in buona fede (ovvero non sappia nulla di questi diritti) (art. 1153, comma 2). Esempio: se si acquista un macchinario che un altro soggetto diverso dall’alienante ha in usufrutto, l’acquirente otterrà la proprietà del macchinario, ma dovrà consentirne l’usufrutto da chi ne detiene il diritto, a meno che non sia all’oscuro del diritto.  Se un soggetto aliena lo stesso bene mobile non registrato a diversi acquirenti, tra di essi prevale colui che ne riceve la consegna , purché sia in buona fede all’atto della consegna, anche se il suo titolo d’acquisto è di data successiva alla consegna. Non conta quando viene firmato un contratto, ma quando viene effettuata la consegna del bene. La legge, tuttavia, prevede che in altre situazioni non occorra necessariamente il possesso di un diritto perché sia valido il trasferimento del diritto stesso (art. 1376).

diversi da quelli stabiliti dalla legge, anche completamente nuovi, e attribuire a diritti già esistenti dei contenuti nuovi: se le parti danno vita a un diritto non riconducibile a nessuno dei diritti reali stabiliti dalla legge, questo diritto sarà sicuramente un diritto di credito. La legge prevede un numero chiuso per i diritti reali a causa dei costi transativi : prima della codificazione (1804), i diritti reali non avevano un numero chiuso e tali diritti potevano essere creati da diversi soggetti (come i nobili o la Chiesa), andando a gravare su uno stesso bene. Questi diritti continuavano a sussistere anche dopo le eventuali alienazioni del bene e questo faceva sì che difficilmente un soggetto volesse acquistare un bene su cui gravavano moltissimi diritti di diversi soggetti: la circolazione dei diritti e dei beni risultava compromessa. I legislatori, quindi, posero un limite, stabilendo il principio del numero chiuso dei diritti reali. Recentemente, la creatività degli operatori economici mette alla prova il principio del numero chiuso: ne è un esempio la multiproprietà, un diritto di proprietà limitato nel tempo, che non è previsto dalla legge e va quindi in tensione con il principio del numero chiuso. Quindi, questo principio che risulta troppo rigido viene aggirato, facendo accettare dalla legge i diritti che si scontrerebbero con i diritti reali.

Le Obbligazioni Reali sono un punto di sintesi tra i due diritti: sono obbligazioni che gravano su un soggetto perché ha il possesso di un bene. Ad esempio, sono obbligazioni reali le spese condominiali, che ciascun condomino è tenuto a pagare perché è titolare del diritto di proprietà del suo appartamento. Nel momento in cui l’appartamento verrà venduto, l’acquirente acquisterà il bene, la comproprietà delle parti comuni dell’appartamento e anche l’obbligazione reale delle spese condominiali. Queste obbligazioni seguono la titolarità del diritto reale corrispondente, anche a seguito di eventuali alienazioni del bene.

La Proprietà

La Proprietà è descritta all’art. 832, nel libro III del Codice Civile, il quale prevede che il proprietario abbia diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, nei limiti posti dalla legge. Si tratta di una norma-quadro, che ha valore per la sua struttura più che per il suo contenuto: il proprietario ha poteri di godimento e di disposizione del bene ( valore d’uso ), può alienarlo e sfruttare il suo valore di scambio. Inoltre, sono presenti delle limitazioni a questo diritto, legate all’ordinamento giuridico.

Il diritto di proprietà era centrale nel sistema del Codice Napoleonico del 1804, rappresentativo dello Stato liberale ottocentesco: il potere del proprietario era assoluto e tendenzialmente illimitato, mentre la proprietà principale era quella fondiaria, relativa quindi ai beni immobili. Questo codice riflette una situazione economica ancora legata all’agricoltura: il terreno è il bene economicamente rilevante. L’assolutezza del potere del proprietario ha una valenza politica (il proprietario ha una sfera di diritti intangibile da parte del potere pubblico e dei ceti meno abbienti) e una valenza economica (l’affermazione del diritto di proprietà serve ad affermare che su un bene viene esercitato il potere di un solo individuo e a far circolare meglio il bene). La centralità del diritto di proprietà si attenua nel ‘900: nel Codice del 1942, la proprietà ha perso gran parte della sua centralità. Viene attuata la mobilizzazione della ricchezza, ovvero la ricchezza si trova sempre più in beni mobili e meno nei beni immobili (grazie allo sviluppo dei metodi di produzione industriale), così come la smaterializzazione della ricchezza: si diffondono i beni immateriali, dotati comunque di grande utilità e valore. Inoltre, si sviluppa una separazione tra la proprietà e il controllo della ricchezza: nelle S.p.A., ad esempio, la proprietà del capitale spetta ai soci ma la gestione del patrimonio è affidata ad amministratori diversi dai soci. Aumentano, inoltre, le rivendicazioni dei ceti meno abbienti, in forma organizzata tramite partiti e sindacati. Tutto questo promuove la transizione dallo Stato liberale allo Stato sociale , attualmente in una fase di revisione e alleggerimento: lo Stato sociale non si limita a garantire l’esercizio dei diritti e delle libertà, ma vuole colmare le differenze tra i cittadini, realizzando un’uguaglianza sostanziale tra essi.

La Proprietà nella Costituzione

La Costituzione, che si fonda su questo modello di Stato, disciplina la proprietà tentando di venire incontro agli interessi privati e all’uguaglianza tra i cittadini: all’ articolo 42 , la Costituzione stabilisce che la proprietà può essere pubblica o privata, realizzando quindi un modello di economia mista. Il secondo comma, inoltre, stabilisce che la proprietà privata è garantita e tutelata dalla legge, che protegge quindi la figura del proprietario contro una lesione da parte di soggetti pubblici; tuttavia, la legge determina i modi d’acquisto e di godimento, oltre ai limiti della proprietà, in modo da renderla accessibile a tutti: i limiti della proprietà devono quindi essere giustificati da una funzione sociale, da interessi di carattere generale comuni a tutti i cittadini. La funzione sociale della proprietà consiste nel garantire lo sfruttamento economicamente produttivo delle risorse (ad esempio, la minima unità colturale nell’ambito delle coltivazioni) e nel garantire la giustizia sociale: il proprietario ha dei limiti legali che hanno il fine di ridurre le differenze che esistono tra i cittadini (ad esempio, ci sono dei limiti ai poteri del locatore). Infine, l’articolo 42 prevede anche l’espropriazione della proprietà, tramite pagamento di un indennizzo, ma solamente per esigenze di interesse generale, come la costruzione di opera pubbliche; inoltre, viene prevista una riserva di legge: l’espropriazione può avere luogo solo nelle condizioni previste dalla legge. L’indennizzo ottenuto non si avvicina al valore commerciale del bene espropriato, ma non deve essere irrisorio: sarà quindi corrispondente al valore venale del bene, diminuito del 50%.

Il diritto di proprietà risulta quindi limitato dalla Costituzione se c’è la presenza di un interesse generale. Secondo una tesi più dirigista (di sinistra) non esiste un nucleo minimo del diritto di proprietà: se l’espropriazione è giustificata, può essere totale. Secondo un punto di vista più liberale, invece, esiste un nucleo incomprimibile del diritto di proprietà: ad