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Diritto pubblico comparato, Dispense di Diritto Pubblico Comparato

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Tipologia: Dispense

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DIRITTO MUSULMANO
STORIA
Chi è il fondatore dell’islam? Dio Maometto è il profeta rivelatore.
Dio prende l’iniziativa e comunica a qualcuno che riceve il suo messaggio, la sua rivelazione, al fine di poi proporre il
suo messaggio. Da qui il profeta che prende il nome di Rasul, ossia l’inviato di Dio (Mohamed).
Nei diritti religiosi l’autorità è universale, e dunque non è delimitata territorialmente. Il territorio è invece legato alla
sovranità degli ordinamenti e dunque è parte dell’ordinamento. L’idea del territorio è un’idea connaturata degli
ordinamenti secolari ed è espressione della sovranità.
L’inizio dell’islam si fa risalire al VII sec d.C.: il momento della rivelazione è intorno al 610/612 d.C.
Maometto nasce intorno al 570 nei dintorni di Mecca, nell’attuale Arabia Saudita. All’epoca Mecca costituiva una delle
città più importanti e popolate della penisola arabica: aveva come caratteristica quella dell’isolamento rispetto alle
parti circostanti. Quest’area era abitata solo da persone che erano in grado di abitarci in quanto l’area era desertica e
dunque ci viveva solo chi era in grado di condurre un certo stile di vita. La vita di tali soggetti non era di sussistenza, in
quanto i nomadi del deserto (Badu) avevano sviluppato un’economia che si basava sul fatto che era l’unico anello di
collegamento tra il mediteranno e l’Asia, e dunque era un punto di connessione tra l’Asia e la zona mediterranea.
Era necessario, per uno scambio tra le due zone, di qualcuno che sapesse attraversare il deserto, e dunque ci si
rivolgeva, per poter vendere o scambiare qualcosa, a qualcuno che era in grado di muoversi nel deserto.
Nel deserto si creano dunque dei centri urbani, delle oasi.
Maometto nasce all’interno di una cultura tribale, nomadica. Era un popolo di commercianti. Vivevano in una zona
piuttosto omogenea dal punto di vista culturale e piuttosto difficile per via dei lunghi spostamenti e lunghi periodi
senza acqua.
Dall’altro lato c’era Damasco (nell’attuale Siria), la città più importante di quel periodo, che però apparteneva
all’Impero bizantino.
I popoli nomadi che abitavano nella penisola arabica che prende il nome di azazira, isola dal punto di vista sociale
si distinguevano quindi dai bizantini.
Le tribù nomadi, pur condividendo molte cose come lingua e modo di vivere avevano forti rivalità perché
competevano l’una con l’altra per le vie di passaggio.
Mecca stessa era importante perché polis di controllo e meta di pellegrinaggio. L’acerrima nemica di Mecca era
Medina, che era più piccola: erano in costante conflitto perché si contendevano il passaggio di carovane che
avrebbero determinato l’aumentare della ricchezza.
Mecca era sede del luogo dove si adoravano alcuni dei. I beduini infatti erano largamente politeisti e idolatri.
Le rivalità facevano dei beduini anche un gruppo disgregato evidentemente: non si muovevano insieme, ma
competevano. Quali erano le altre presenze della zona arabica?
- tribù ebraiche
- presenze cristiane, in particolare affidate ai monaci che abitavano nel deserto che credevano nella sola umanità di
Gesù e non nella divinità
Maometto nasce intorno al 570; nasce orfano. In una società patriarcale come quella beduina non era il massimo. Nel
tempo la situazione migliora perché sposerà una ricca anziana, Khadija. Tra il 610 e 612 c’è il cambiamento epocale:
secondo la posizione islamica, Maometto riceve una rivelazione. La rivelazione è in forma di comunicazione da parte
dell’arcangelo Gabriele. Nella grande notte gloriosa si sarebbe rivelata a Maometto l’intera rivelazione musulmana,
che è contenuta integralmente nel Corano, che vuol dire narrazione. Maometto nel corso della vita avrà plurime
rivelazioni, che avrebbero confermato quello che egli aveva ricevuto la prima notte.
Qual è il contenuto della rivelazione, il nucleo? Non esistono più dei ma esiste un solo Dio. Questo Dio è senza forma
ed è lo stesso Dio di ebrei e cristiani e desidera essere adorato.
Dio si era rivelato prima agli ebrei, poi ai cristiani e ora agli altri. Maometto era il sigillo della profezia, che era iniziata
con gli ebrei, o meglio una relazione tra dio e gli uomini che era iniziata con gli ebrei.
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DIRITTO MUSULMANO

STORIA

Chi è il fondatore dell’islam? Dio – Maometto è il profeta rivelatore. Dio prende l’iniziativa e comunica a qualcuno che riceve il suo messaggio, la sua rivelazione, al fine di poi proporre il suo messaggio. Da qui il profeta che prende il nome di Rasul, ossia l’inviato di Dio (Mohamed). Nei diritti religiosi l’autorità è universale, e dunque non è delimitata territorialmente. Il territorio è invece legato alla sovranità degli ordinamenti e dunque è parte dell’ordinamento. L’idea del territorio è un’idea connaturata degli ordinamenti secolari ed è espressione della sovranità. L’inizio dell’islam si fa risalire al VII sec d.C.: il momento della rivelazione è intorno al 610/612 d.C. Maometto nasce intorno al 570 nei dintorni di Mecca, nell’attuale Arabia Saudita. All’epoca Mecca costituiva una delle città più importanti e popolate della penisola arabica: aveva come caratteristica quella dell’isolamento rispetto alle parti circostanti. Quest’area era abitata solo da persone che erano in grado di abitarci in quanto l’area era desertica e dunque ci viveva solo chi era in grado di condurre un certo stile di vita. La vita di tali soggetti non era di sussistenza, in quanto i nomadi del deserto (Badu) avevano sviluppato un’economia che si basava sul fatto che era l’unico anello di collegamento tra il mediteranno e l’Asia, e dunque era un punto di connessione tra l’Asia e la zona mediterranea. Era necessario, per uno scambio tra le due zone, di qualcuno che sapesse attraversare il deserto, e dunque ci si rivolgeva, per poter vendere o scambiare qualcosa, a qualcuno che era in grado di muoversi nel deserto. Nel deserto si creano dunque dei centri urbani, delle oasi. Maometto nasce all’interno di una cultura tribale, nomadica. Era un popolo di commercianti. Vivevano in una zona piuttosto omogenea dal punto di vista culturale e piuttosto difficile per via dei lunghi spostamenti e lunghi periodi senza acqua. Dall’altro lato c’era Damasco (nell’attuale Siria), la città più importante di quel periodo, che però apparteneva all’Impero bizantino. I popoli nomadi che abitavano nella penisola arabica – che prende il nome di azazira, isola dal punto di vista sociale – si distinguevano quindi dai bizantini. Le tribù nomadi, pur condividendo molte cose – come lingua e modo di vivere – avevano forti rivalità perché competevano l’una con l’altra per le vie di passaggio. Mecca stessa era importante perché polis di controllo e meta di pellegrinaggio. L’acerrima nemica di Mecca era Medina, che era più piccola: erano in costante conflitto perché si contendevano il passaggio di carovane che avrebbero determinato l’aumentare della ricchezza. Mecca era sede del luogo dove si adoravano alcuni dei. I beduini infatti erano largamente politeisti e idolatri. Le rivalità facevano dei beduini anche un gruppo disgregato evidentemente: non si muovevano insieme, ma competevano. Quali erano le altre presenze della zona arabica?

  • tribù ebraiche
  • presenze cristiane, in particolare affidate ai monaci che abitavano nel deserto che credevano nella sola umanità di Gesù e non nella divinità Maometto nasce intorno al 570; nasce orfano. In una società patriarcale come quella beduina non era il massimo. Nel tempo la situazione migliora perché sposerà una ricca anziana, Khadija. Tra il 610 e 612 c’è il cambiamento epocale: secondo la posizione islamica, Maometto riceve una rivelazione. La rivelazione è in forma di comunicazione da parte dell’arcangelo Gabriele. Nella grande notte gloriosa si sarebbe rivelata a Maometto l’intera rivelazione musulmana, che è contenuta integralmente nel Corano, che vuol dire narrazione. Maometto nel corso della vita avrà plurime rivelazioni, che avrebbero confermato quello che egli aveva ricevuto la prima notte. Qual è il contenuto della rivelazione, il nucleo? Non esistono più dei ma esiste un solo Dio. Questo Dio è senza forma ed è lo stesso Dio di ebrei e cristiani e desidera essere adorato. Dio si era rivelato prima agli ebrei, poi ai cristiani e ora agli altri. Maometto era il sigillo della profezia, che era iniziata con gli ebrei, o meglio una relazione tra dio e gli uomini che era iniziata con gli ebrei.

Questa è la lettura religiosa. Secondo una lettura empiristica, Maometto è venuto in contatto ed è rimasto affascinato dalle presenze cristiane dei monaci: secondo loro dio non era una divinità ma un essere umano. In base a questa lettura, quindi, per il fatto che Maometto sia venuto a contatto con le comunità di monaci cristiani, egli ha preso dalle due religioni l’ispirazione, che avrebbe poi comunicato come una rivelazione. Si aprono quindi due storie diverse:

  • la prima è la nascita dell’islam secondo la teologia islamica
  • la seconda invece è una lettura alternativa di quello che è successo di natura secolare/materialista, che non crede alla pretesa islamica rivelata Quindi: Nell’anno 610 d.C. Dio si rivela a Maometto. Secondo la lettura prevalente, Dio rivela l’intero contenuto della rivelazione, che è il Corano. Nel corso della sua vita Maometto riceverà nuovamente il Corano. L’oggetto della rivelazione è la parola di Dio che gli comunica alcuni elementi fondamentali: esiste un Dio solo, questo Dio è senza forma, questo Dio desidera essere adorato. Dio si proclama come medesimo Dio dei cristiani e degli ebrei =Dio che si è rivelato ai cristiani e agli ebrei, ora si rivela agli arabi. Questa affermazione aveva un pieno significato, in quanto gli arabi conoscevano già la realtà ebraica che conviveva con loro: c’erano infatti comunità ebraiche dentro Mecca e Medina ed erano divise in tribù. Gli arabi conoscevano anche i cristiani, che a quell’epoca erano i bizantini e non vivevano nella penisola arabica ma con cui commerciavano e che erano collocati non molto lontano. Maometto comunica alla cerchia di amici quello che ha capito. Una settantina di persone lo riconoscono come profeta, mentre la stragrande maggioranza, anche della sua tribù, non lo accetta. La struttura politica dell’epoca fa capire perché: le tribù beduine erano politeiste, si lanciavano in guerre motivandole anche con sentimento religioso. Il verbo di Maometto era la fine di questa struttura politica =no guerra, Dio è senza forma ed è uno solo =buona parte della struttura clanica viene meno. Maometto verte intorno a Mecca, che era luogo di pellegrinaggi nei confronti degli dei. I pellegrini si recavano a Mecca, dormivano lì, compravano cimeli religiosi =luogo di commercio. Maometto smentisce tutto quello. La reazione, proprio per questo, è molto pesante: vi era un’ostilità molto forte nei confronti di Maometto perché le semplici indicazioni che venivano date erano in grado di scuotere le fondamenta della comunità e scomporre le basi della cultura araba pre-islamica. Cosa veniva chiesto da Dio?
    1. pregare tutto il giorno (e tra le preghiere vi era anche quella comunitaria il venerdì)
    2. digiunare nel mese di ramadan
    3. fare l’elemosina
    4. credere in dio e nel profeta
    5. pellegrinare alla Mecca Maometto, rifiutato dalla comunità araba, si rivolge a chi pensava avrebbe potuto comprenderlo =gli ebrei, che adoravano un solo dio senza forma. Chiede loro il riconoscimento della sua profezia: gli ebrei la negano. Apprezzano la sua iniziativa, ma non ne riconoscono il carattere fondamentale, che poi era la sua pretesa =essere profeta. Il conflitto diventa così importante che il profeta decide di migrare verso l’egira (hijra). Nel 622 emigra. Lo accoglie l’acerrima rivale Medina. Medina era più piccola, pochi abitanti, ma rivaleggiava con Mecca. Tensione molto viva: quando giunge Maometto coglie i medinesi molto lieti di riceverlo e Maometto emerge =viene riconosciuta la sua profezia, ma non solo: ne viene riconosciuta la saggezza, la sua capacità di affrontare le questioni. Mecca e Medina si muoveranno guerra diverse volte sotto la sua guida. Diventa quindi, oltre che autorità religiosa dei medinesi, che lasciano la propria religione per il monoteismo musulmano, il capo politico della città: prenderà decisioni. Nelle sue azioni belliche chiederà aiuto agli ebrei di Medina (che aveva comunità ebraiche): gli ebrei glielo negheranno. Su questo c’è un dibattito sterminato, che prosegue anche oggi, perché all’interno di una fase bellica nei confronti di Mecca nasce lo scontro tra ebrei e i musulmani di Maometto e gli ebrei hanno la peggio. Cosa succede? Per alcune letture gli ebrei avrebbero prima aderito alla proposta di combattere a fianco di Maometto e poi l’avrebbero tradito, per altre Maometto tende un tranello e li priva delle risorse e ne uccide una parte.

Dopo il successore di Abu bakr, si arriva ad un ulteriore califfo, Al (turchizzato Alì), che è in una condizione particolare. Nel frattempo, nel giro di un decennio, molti amici di Maometto erano morti di vecchiaia =quella sorta di criterio di successione era destinato a svanire. A quel punto succede che Ali viene scelto, ma Ali è anche il marito di una delle figlie di Maometto (che aveva figlie femmine). Una delle figlie, Fatima, sposa appunto Ali, che in questa maniera può avanzare una sorta di pretesa dinastica =i suoi figli hanno una relazione familiare con Maometto. Ali tenta di sviluppare un criterio dinastico in base al quale alla sua morte verrà sostituito dai suoi figli. Nasce un conflitto destinato a cambiare il volto dell’islam, perché buona parte della comunità islamica si ribella al tentativo di Ali di instaurare la dinastia. C’è una frattura:

  • emerge una parte, preponderante, che sostiene di dover mantenere la tradizione =califfi non si nasce, califfi si diventa perché qualcuno viene scelto =sunniti (sunna: tradizione), che si trovano nella parte ovest del medio oriente
  • dall’altro lato c’è l’opinione per la quale il califfo deve diventare una figura che si trasmette per via ereditaria =criterio dinastico: shiiti (shia: partito), che si trovano nella parte est del medio oriente Buona parte del mondo islamico sostiene la prima posizione =posizione della tradizione (sunna, da cui sunnik). Dall’altra parte c’è chi sostiene la posizione di Ali =nasce il partito di Ali. Ad Ali si oppone quello che all’epoca era il governatore di Damasco e i due si scontrano in guerra. Ali, con il quale rimaneva una minoranza di musulmani, decide dopo il conflitto di mettere fine alla faida interna e di rientrare all’interno della comunità islamica, rinunciando così al progetto di creare una propria dinastia di successore, ma viene ucciso da un gruppo di suoi sodali che si opponevano alla riconciliazione. La guerra ricomincia, con pessimi risultati per chi sosteneva Ali, ma la grande conseguenza è che mentre la maggioranza dei musulmani sostiene il governatore di Damasco, la minoranza che non si presentava irrisoria continua a radunarsi e si crea una propria comunità in quelli che sono gli attuali Iraq e Iran. Qui costituiranno un vero e proprio partito che prenderà il nome di sciiti.
  • gli Sciiti occupano la parte est: si collocano prevalentemente in Iran e Iraq
  • il resto sono Sunniti: coprono buona parte dell’ovest Quindi: Ali pensa sia inutile continuare una guerra di questo genere =è disponibile a riconoscere che non saranno i suoi figli a succedergli. A quel punto però viene ucciso da uno dei suoi seguaci perché ha tradito l’ideologia e di lì a poco verranno uccisi anche i figli di Ali. Ciò non toglie che la frattura nel mondo musulmano si è insediata: si generano due comunità. L’insieme si può ancora chiamare umma, ma in realtà vivono una vita indipendente. La storia di sciiti e sunniti si sviluppa in maniera autonoma. La divisione è innanzitutto derivante dal conflitto sulla sua autorità e sulla sua successione, ma questa distinzione è così radicale che ciascuna parte dà vita ad una diversa visione, diverte teorie politiche e giuridiche. Quello che divarica è innanzitutto l’autorità politica, ma anche la stessa comunità politica, in quanto una parte della comunità islamica vivrà e svilupperà la propria esistenza intorno all’autorità sciita, mentre l’altra parte, che si presenta nettamente superiore, intorno alla sunna. Il tema dell’autorità non è secondario ma anzi identifica la comunità stessa: coloro che si sono identificati in Ali sono usciti dalla comunità della umma per dare vita a una diversa tradizione, ossia quella sciita. C’è differenza tra sunniti e sciiti? =c’è differenza tra chi segue la tradizione e chi il nuovo partito costituitosi? Sì, la differenza è legata al fatto che, separandosi, presto le due correnti si sono sviluppate indipendentemente: ci sono strutture giuridiche diverse, traiettorie diverse e spesso un’ostilità tra le due parti. Quello che divarica è innanzitutto l’autorità politica, ma anche la stessa comunità politica, in quanto una parte della comunità islamica vive e sviluppa la propria esistenza intorno all’autorità sciita, mentre l’altra parte si sviluppa intorno alla sunna =importanti distinzioni in relazione allo sviluppo dell’autorità e dunque di conseguenza in relazione allo sviluppo del sistema politico islamico. Nonostante i sunniti fossero contrari al sistema di trasmissione dell’autorità politica in senso dinastico, lo abbracciano molto presto. Prende sopravvento il governatore di Damasco e nascono delle dinastie, che fanno gravitare il potere

politico da una parte all’altra. Il periodo iniziale della vita sunnita è un periodo intorno a Damasco. Poi ci saranno altre zone di influenza, Bagdad per esempio, Il Cairo. Tra tredicesimo e quindicesimo secolo cambiano gli equilibri e intorno al 1300 emerge con forza una nuova dinastia che nasce in realtà grazie all’emergere di una classe di burocrati e militari, in parti musulmani in parte non musulmani ma convertiti all’islam, di provenienze asiatiche =mamelucchi, che un po’ alla volta prendono il sopravvento e finiscono per insediare la propria capitale a Costantinopoli, Istambul. L’impero ottomano diventa, fino al suo sgretolamento (inizio 20 secolo), il protagonista delle relazioni tra mondo musulmano e mondo occidentale. Buona parte dell’evoluzione politica del mondo si deve poi identificare con l’evoluzione dell’impero ottomano. L’impero ottomano per alcuni secoli è senz’altro la potenza prevalente, che subirà poi una caduta dopo la scoperta del nuovo mondo. Non riesce in realtà a ottenere il controllo assoluto dei mari perché si trova spesso a combattere tra due fronti: Europa e presenze asiatiche e non ultimi sciiti =due fronti opposti. Relazioni con l’occidente e struttura dell’impero ottomano: Maometto acquisisce il ruolo di imperatore romano d’oriente tale era l’aura mistica dell’impero che era durato millenni, ma in realtà la legittimazione dell’impero ottomano è di natura religiosa. L’impero ottomano ha bisogno della legittimazione religiosa per asserire la propria autorità. Il califfo rimane il punto di riferimento giuridico nell’impero ottomano: il califfo serve a legittimare l’impero ottomano stesso, dal punto di vista giuridico e politico =per i sunniti il capo della comunità era il califfo, che non era profeta, ma guida religiosa e politica (guida politica non in quanto produttore del diritto, la cui produzione era limitata e vedeva come fonti quelle costituite dal corano, sunna, analogia, nonché interpretazione dei giuristi). Dove si trovava il califfo? a Costantinopoli. Il califfo rimane in vita perché serve per tenere in piedi l’impero =capo della comunità islamica: autorità religiosa. La funzione del califfo poteva essere ricondotta al potere esecutivo, che esegue la volontà politica. Si occupa delle questioni di potere concreto? Potere in arabo è sulta =sultano. Il sultano prende decisioni politiche. La vera amministrazione dell’impero è legata al sultano, non al califfo, che ha funzione di legittimazione dell’impero. L’autorità politica fa leva sull’autorità religiosa =il sultano giura nelle mani del califfo, ma il sultano sceglie il califfo. Il califfo viene sistematicamente scelto anche in base a considerazioni politiche, non solo religiose. Per un certo periodo di tempo il califfo rischia di avere un ruolo puramente di legittimazione, ma non reale. La legittimazione fondamentale dell’impero ottomano è la legittimazione religiosa: quest’ultima è necessaria per tenere uniti i vari paesi. L’impero rappresentava la umma. Il califfo rimaneva come carica fondamentale proprio per giustificare la supremazia dell’impero. Il califfo serviva a giustificare il fatto che Costantinopoli fosse il fulcro del potere politico e religioso. Il sultano era colui che prendeva le decisioni politiche; il califfo era solo strumento di legittimazione. Quindi: Nel quindicesimo secolo l’impero ottomano raggiunge il controllo dell’intero ambiente sunnita: questo si presenta come un ambiente estremamente diversificato nel quale si era prodotta un’importante modifica dell’assetto istituzionale. Se il califfo era nato come autorità politica e religiosa, capace di eseguire la volontà divina, nel tempo l’autorità del califfato diventerà sempre più formale, e assume un ruolo sempre più importante il sultano, che inizialmente era esecutore del califfato, ma successivamente diverrà il centro dell’esecuzione politica e religiosa. Quindi formalmente il sultano è il delegato del califfo ma diviene il centro, in quanto nella potestà esecutiva rientra anche la scelta del califfo, che viene posta in essere dal sultano che giura nelle mani del califfo. La dinastia riguardava ormai solo il sultano e non più il califfo. La linea dinastica aveva dapprima coinvolto il califfo per poi perdersi intorno al ‘300 e interessare solo il sultano =i ruoli si invertono. Ma come si giustifica questo? Ci sono stati diversi tentativi di spiegazione, ma quello che dobbiamo prendere in considerazione è che il fulcro del diritto musulmano non è il diritto pubblico, le istituzioni nonché la costituzione ma il diritto privato, il diritto penale. Il problema non è chi guida, ma che venga assicurata l’applicazione dell’islam ai credenti.

disgregatrice. E questa idea di stato nazionale, volta a dissolvere lo stato ottomano, viene non a caso promosso dalla Francia e Inghilterra. Quando cade l’impero ottomano? Prima guerra mondiale

  • colpo di stato militare: i militari che avevano acquisito la cultura europeizzante pensano che l’impero sia giunto alla fine e vada sostituito con altro
  • smembramento delle aree dell’impero =nord africa e medio oriente Sulla spinta dell’impero britannico il Medio Oriente spinge via l’impero ottomano in relazione al fatto che gli ottomani non possono governare gli arabi anche se tutti questi sono musulmani, perché non sono arabi. L’impero ottomano si ridurrà ad essere la Turchia e dunque si configura in unico elemento etnico. Nasce il tema della nazionalità: cosa ci rende una comunità politica? Condividiamo una cultura, una lingua, delle istituzioni politiche e culturali e religiose uguali. Quello che viene meno è il collante che aveva giustificato l’esistenza dell’impero ottomano =insieme siamo la umma (una delle prime cosa che fa la Turchia quando diviene repubblica è abolire il califfo: scomparso il califfo, scompare la umma islamica). L’unità nazionale non si identifica più con una religione specifica. Si può immaginare che in diverse parti del mondo ottocentesco l’elemento religioso avesse una natura bifronte:
  • da un lato lo stato moderno non si vuole dire religioso, perché sarebbe discriminatorio
  • ma ha bisogno di legittimarsi, e quindi come cementare il senso di appartenenza dei cittadini se non proprio richiamandoli alla religione? Lo stato non può essere religioso ma deve avvicinarsi ai cittadini e si serve della religione Chi è il padre della modernità turca? Ataturk fu generale e politico turco, fondatore e primo presidente della Repubblica turca. Nel 1923 nasce la repubblica turca, che non è più uno stato musulmano, ma uno stato laico dei turchi. Nel 1924 viene abolito il califfato =abolita l’autorità religiosa, considerata una minaccia per lo stato: questo perché l’alternativa del pensarsi turchi è essere musulmani =ci sarebbe stata un’autorità alternativa a quella turca. Scomparso il califfo, scompare la umma islamica. Quindi: In Europa, tra ‘600 e ‘700 si è consolidato il potere organizzato e quindi la formazione di Stati. L’impero ottomano perde terreno e ci si rende conto che si potrebbe imparare qualcosa dall’occidente. Una stretta cerchia di borghesia ottomana sviluppa una certa stima nei confronti dell’occidente, l’impero ottomano cade =colpo di stato militare, rivoluzione dei giovani turchi. C’è quindi uno smembramento dell’impero in aree di influenza francese ed inglese. Nasce il tema della nazionalità: cosa rende tale una comunità politica? Condividere una cultura, una lingua, istituzioni religiose uguali? Passa in secondo piano la legittimazione religiosa. Una delle prime cose che fa la Turchia quando sale al potere è abolire il califfo: i turchi erano d’accordo, ma pure tutti gli stati appena nati con lo smembramento dell’impero ottomano. Questi si auto dichiaravano indipendenti ed autonomi: la umma non è più concetto giuridico politico: ciò si poteva dire perché mancava il califfo =erano due cose opposte, califfato e stati indipendenti. Negli anni recenti l’Isis (islamic state in Iraq e Siria) ha re-istituito il califfato per legittimarsi e per richiamare tutti i musulmani al proprio assoggettamento. Non coincide con lo Stato dell’Iraq e della Siria. Gli imperi precedenti erano multi religiosi, nonostante questi fossero legittimati da religioni, mentre gli Stati avevano una legittimazione secolarizzata.

FONTI DEL DIRITTO MUSULMANO E STRUTTURA DEL DIRITTO

Diritto islamico: https://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/parlalex/diritto-islamico/

1 CORANO

Il Corano è il libro sacro dell’islam, costituito dall’insieme delle rivelazioni ricevute da Maometto per bandire la sua nuova religione e dare assetto alla società dei fedeli. Il corano non è considerato come le scritture della bibbia ebraica e cristiana, che sono scritture ispirare (è un autore ispirato che scrive): il Corano è la parola di Dio =è il modo con cui Dio si è pronunciato. Autore del Corano è dio – un dio non paragonabile a quello delle scritture ebraiche cristiane, opere divinamente ispirate (ossia dove l’autore è un autore umano che ha ricevuto un’ispirazione divina). Le parole del corano sono le parole di dio, non sono il frutto di un’ispirazione. Sono letteralmente ciò che Gabriele ha dettato in nome di Dio e quindi il corano ha un contenuto divino letteralmente, tant’è che per parte della tradizione teologica islamica esiste un corano nel cielo che manifesta la volontà di dio fin dall’inizio e il suo contenuto è quello che si trova nel sovrano. Nel corano ci si avvicina letteralmente alla parola di dio. Ecco perché la recita del corano in arabo è importante: sono le parole di dio. Il corano è composto di sure, a loro volta composte in versetti. Caratteristica del Corano è che non si presenta in ordine cronologico: dentro le sure ci sono parti rivelate in momenti diversi. Il corano è stato raccolto e trascritto dopo la morte del profeta. Nelle sure si trovano decine e decine di versetti di contenuto giuridico: non si poteva però letteralmente governare una città o un ordinamento sulla base di ciò che c’è nel corano. Il corano contiene molti elementi giuridici, ma ovviamente per avere completezza il corano è insufficiente =evoca delle fonti ulteriori. Il Corano è parola di Dio: questo punto è centrale perché è il modo in cui Dio si è pronunciato. Questo ha vari significati, tra cui l’essenzialità della lingua araba =lingua di Dio. In relazione al fatto che è parola di Dio, nasce un problema circa l’interpretazione: si può far evolvere quello che Dio ha detto? Può Dio aver parlato in un modo e poi questo non si presenta adatto alla società di oggi? Dunque può sussistere un’interpretazione evolutiva in considerazione al fatto che Dio ha parlato e la sua parola è indiscutibile, ma ha parlato con un uomo del deserto e dunque in relazione a un determinato interlocutore. Questa accezione rilancia l’evoluzione in relazione al fatto che si rivolge a un determinato interlocutore. È ammessa un’interpretazione evolutiva del corano? Si sostiene che il diritto musulmano abbia due vite parallele che vedono da un lato:

  • Periodo meccano: corano fatto di principi =l’aspetto più importante è quello relativo alla fase spirituale
  • Periodo medinense: corano composto, oltre che da principi, anche da aspetti giuridici e politici Qual è il diritto applicabile? Se consideriamo il principio dell’abrogazione prevale il periodo medinese. Altri invece sostengono che il diritto del periodo medinese è stato ricavato nel momento in cui il profeta rivestiva il ruolo di autorità politica: dunque Dio ha rivelato al profeta quello che ha rivelato in relazione alla funzione che quest’ultimo svolgeva in quel determinato momento =dunque la rivelazione tiene in considerazione il messaggero e il vero messaggio universale applicabile oggi è quello relativo al periodo meccano, dove i musulmani costituiscono la minoranza =diritto fatto di principi applicabile in qualsiasi contesto e universalmente. La lettura che sostiene che il messaggio universale dell’islam è totalmente svincolato dalla dimensione orizzontale del diritto e di tutti gli aspetti politici e giuridici, non costituisce la lettura prevalente. La lettura prevalente è infatti quella medinense, che afferma che il Corano deve essere interpreto in maniera completa. Sebbene il Corano sia una fonte giuridica estremamente importante, non è l’unica fonte presente.

2 SUNNA

La seconda fonte più importante è la Sunna, ossia la tradizione =detti e fatti attribuiti al profeta Maometto: dio si è fidato di Maometto =tradizione di quelli che in arabo si chiamano hadith (un hadith, la sunna nel complesso). In relazione a ciò che non viene detto nel Corano, si fa riferimento al modo in cui il profeta ha affrontato una determinata questione =questo perché si parte dalla considerazione che il profeta, nel risolvere un problema, non ha sempre come base la rivelazione e da qui si genera la sunna.

  • Malikita, ancora prevalente nel nord Africa occidentale in particolare in Marocco ma anche in Algeria
  • Shafi’ita, ha interessato la realtà egiziana
  • Hanafita, ha invece connotato la realtà ottomana
  • Hanbalita, segue un forte letteralismo interpretativo =si interpreta in maniera letterale il corano. Qui il ray gioca un ruolo molto residuale Questi aspetti sono importanti perché l’evoluzione giuridica non era in mano al potere politico, che aveva semplicemente la possibilità di preferire una lettura all’altra, ma non poteva orientare. Il potere politico non produce diritto. Il potere politico nel diritto musulmano per come si è sviluppato nei secoli (diritto musulmano classico) non produce il diritto: non fa altro che garantirne l’osservanza. Il diritto non poteva essere facilmente cambiato perché aveva una tradizione secolare (le istituzioni potevano più facilmente modificare la costituzione es. come organizzare lo stato perché quello non era regolato, risale al settimo secolo – diversamente es. il diritto privato no). Questo fa sì che per diverso tempo emerga nella cultura giuridica islamica un apparato di potere alternativo a quello politico, che è quello dei giuristi. Il califfo, le istituzioni politiche guidano il paese, ma secondo quali norme? Non lo decidono loro: chi ha un ruolo fondamentale è il giurista, che è musulmano e ha studiato. Queste scuole si sviluppano tra l’ottavo e il decimo secolo. Il sistema giuridico musulmano all’epoca era incentrato intorno alle figure di studiosi indipendenti che avevano funzioni fondamentali:
  • da un lato assicurare la continuità del diritto musulmano
  • dall’altro lato farlo evolvere, attraverso il ray e più in generale attraverso lo sforzo interpretativo =si sforzavano di far sviluppare il diritto, nonché di adeguarlo I giuristi erano diventati l’ago della bilancia per la continuità del paese, non controllati dal potere politico. Intorno al mille c’è un cambiamento: lotta di potere tra cultori del ruolo del giurista e i fautori del potere politico, che auspicano maggiori spazi di manovra. L’effetto netto di questa lotta è formidabile sulle fonti del diritto musulmano. Si verificano infatti due cambiamenti fondamentali al sistema delle fonti: sparisce il sistema del ragionamento indipendente =i giuristi non hanno più autonomia. Quello che possono fare i giuristi è continuare ad applicare il diritto musulmano come si è sviluppato fino a quel tempo =nessuna innovazione del diritto musulmano. Questo non è un accidente storico: è il prodotto di un conflitto che acquisisce contorni di un vero e proprio scontro dentro al mondo culturale musulmano. Intorno al 1000 infatti sparisce il ragionamento indipendente, il ray. I giuristi possono solo applicare il diritto musulmano fino ad allora esistente: non ci saranno più innovazioni. Quindi: Il potere politico voleva controllare anche l’evoluzione dell’aspetto giuridico e dunque tutto ciò che riguardava l’applicazione del diritto. Nasce così un movimento, spalleggiato dal potere politico, che ritiene che il diritto musulmano non possa essere interpretato e sviluppato, ma solo applicato. Di conseguenza i giuristi non servono più. L’idea fondamentale intorno alla quale ruota questa teoria è quella in base alla quale tra Dio e uomo c’è una distanza incolmabile, perché Dio è assolutamente onnipotente e l’uomo è assolutamente incapace di cogliere il bene dal male, in quanto non ha dentro di sé il criterio di giustizia e l’unico modo con il quale può conoscere ciò che è giusto è attraverso la rivelazione, che può anche non rispondere a criterio di giustizia, ma che è assoluta perché decisa da Dio che è onnipotente. L’onnipotenza di Dio si eleva alla giustizia e alla saggezza e dunque non si può interpretare. Questo porta alla conseguenza che lo sforzo interpretativo e il ragionamento indipendente scompaiono intorno al 1000 = di conseguenza, se non si può interpretare, non si può che imitare le fonti già presenti. Questa chiusura riguarda tutte e 4 le scuole: il diritto da allora si è evoluto, ma ha sempre dovuto fare i conti con la necessità di legittimarsi, come imitazione al fine di consentire un’evoluzione del diritto che però si è presentata sempre limitata perché non poteva essere esplicita. Quanto appena visto non riguarda tutti, ma solo i musulmani sunniti e non sciiti, che sono prevalenti in Iran e Iraq. Lì c’è una frattura politica che dà vita a due tradizioni di diritto. Il mondo culturale sunnita si divide in due:
  • fautori del libero pensiero e della capacità di sviluppare un pensiero indipendente con effetti giuridici: tra i grandi intellettuali di questo filone si annovera Averroè, trattato decisivo della ragione e della fede
  • tra l’uomo e la divinità sussiste una distanza incolmabile: non c’è alcuna analogia tra la ragione di dio e la ragione dell’uomo =proprio per questo ciò che è giusto per gli uomini può non essere giusto per dio e viceversa. Seconda osservazione: dio è un essere assolutamente libero: se fosse obbligato a qualcosa, non sarebbe libero =quindi dio non è obbligato a comandare la giustizia, se dio è tenuto a comandare la giustizia non è più libero =dio può comandare l’ingiustizia. Questa ipotesi è una pietra tombale al ragionamento indipendente Queste argomentazioni storicamente prevalgono Intorno al 1000 nel mondo sunnita il potere politico adotta una linea di pensiero che impone ai giuristi e ai giudici di attestarsi su quanto già deciso, di non far evolvere il diritto e di non sviluppare il diritto con il proprio ragionamento =chiusura della porta dell’interpretazione. Questo ha storicamente un impatto enorme. Ovviamente ci sono stati diversi fenomeni di evoluzione dal 1000 al 1900, ma questa forma mentis, questo approccio legittimato dal potere politico ha gettato sospetto nei confronti di qualunque entità innovativa. Shari‘a =diritto musulmano classico. Nel tempo ci sono stati tentativi di innovazione, ma erano mascherati. La cristallizzazione dei primi quattro tipi di fonti del sistema fa nascere la Shari’a =questa cristallizzazione rende difficile le modifiche. L’impatto tra 800 e 900 cambia radicalmente la faccia del Medioriente del nord Africa – per il colonialismo. Ci sono sviluppi novecenteschi del diritto che alcuni paesi assimilano piuttosto facilmente. Ci sono alcuni fattori che non hanno alcun antecedente normativo musulmano es. trust, diritto commerciale =universi normativi che non avevano un antecedente nella Sharia. Questi aspetti erano nuovi: paradossalmente a questi aspetti i paesi musulmani del Nordafrica si adeguano più facilmente, perché nell’assoluto vuoto normativo è più facile – non c’è bisogno di una legittimazione religiosa, non c’è innovazione, ma creazione ex novo. Non bisogna fare i conti con il diritto preesistente musulmano, che bisogna evitare di urtare: non c’è questo problema. Per altri paesi è più difficile: si tratta di ambienti che hanno difficoltà ad accettare il cambiamento. Molti paesi del Medioriente non erano nella mappa, non erano rilevanti. Questi paesi non sono al centro delle attenzioni. Hanno un ruolo particolare: sono occupati politicamente e giuridicamente da paesi europei, in particolare Francia e Gran Bretagna: hanno una situazione particolare =arretrati dal punto di vista politico economico e sociale. Scoprono nuove opportunità grazie ai colonizzatori. Dal punto di vista politico gli assetti che prendono rispetto ai colonizzatori è molto diverso es. Siria, Marocco, mantengono condizioni di autonomia, quindi hanno uno statuto e ordinamento interno che mantiene un certo livello di indipendenza. Grande problema culturale: come giustificare il colonialismo in occidente? Come civilizzare se si mantiene il diritto del luogo? Molti paesi mantengono un compromesso. Ciascun paese colonizzatore lascia una grande sfera di autodeterminazione giuridica al paese =autodeterminazione consuetudinaria (paesi nei quali l’elemento tradizionale era importante). All’interno di quest’area i paesi possono gestire il proprio diritto tradizionale. Importante è che non travalchino alcuni limiti: quali? Limiti ritenuti basi indispensabili di civiltà giuridica da parte del colonizzatore. Permangano quindi giudici locali che decidono casi locali, che tendono ad applicare il diritto locale =diritto consuetudinario. Viene previsto però che l’ultimo grado d’appello contro le sentenze sia in patria del colonizzatore (noi avevamo questi meccanismi per Etiopia e Libia: la corte dell’appello di Roma era la Corte di ultima istanza di questioni nate in Libia o Etiopia). Queste corti sostanzialmente ponevano dei limiti es. poligamia sì; pena di morte con lapidazione per adulterio no: chi decide? corte d’appello di Roma. Si parla di repugnancy clauses* =quando l’applicazione di una disposizione ripugna la base giuridica del colonizzatore, quella disposizione non si applica. Questo per tutelare l’immagine e lo scopo della civilizzazione e urtare il meno possibile la cultura e sensibilità del luogo. C’erano aspetti nei quali invece evidentemente il colonizzatore interveniva pesantemente per determinate esigenze. *La repugnancy doctrine prescrive che i tribunali non applichino alcuna norma di diritto consuetudinario se questa è contraria all’ordine pubblico o ai principi di giustizia e uguaglianza. La dottrina è criticata per l’uso di criteri stranieri per valutare la validità delle norme di diritto consuetudinario. Giustificare il colonialismo in occidente: pesante fardello dell’uomo bianco =come civilizzare mantenendo il diritto interno?

efficientistica: non bisogna negare la religione, ma bisogna riconoscere che vi sono lacune da colmare con strumenti secolari. Chi prende meglio il cambiamento proposto da chi è a capo delle istituzioni islamiche è quindi chi è laico. Il senso di estraniamento ce l’ha chi crede che l’islam debba anche avere un potere giuridico e politico =che ci debba essere diritto musulmano. Nei primi del ‘900 vengono fatti anche altri viaggi da parte dei musulmani in occidente (andranno anche in America). Torneranno a casa dicendo che l’occidente è una depravazione. Il miraggio di essere occidentali toglie dalla retta via, toglie l’identità e schiavizza, come li aveva schiavizzati politicamente ed economicamente. Erano diventati preda dei colonialisti e l’introduzione di nuovi strumenti in realtà non rispondeva a esigenze diffuse, ma ad esigenze che si volevano stimolare. Buona parte della popolazione non ha quindi goduto dei benefici =la percezione è stata quella di una perdita nei termini di benessere e identità. Questa perdita è una perdita della quale vengono accusate le istituzioni, che invece avevano legittimazione dall’islam (no legittimazione democratica). Siamo di fronte ad un’evoluzione dell’universo politico e giuridico, che per rinnovarsi getta le basi della sua fine. Nei primi del ‘900 c’è quindi una grande divaricazione all’interno della cultura ottomana: il movimento dei giovani turchi, per esempio, promuoveva l’occidentalizzazione e non a caso promuoveva la spinta nell’ombra della religione. La perdita di benessere in un certo senso era fisiologica: questi paesi tentavano di ammodernarsi; per farlo introducono strumenti giuridici che non hanno necessariamente un effetto benefico nell’economia e quindi vedono aumentare la rivolta sociale. Inoltre, l’argomento innovatore non poteva ammantarsi di strumenti religiosi. Sebbene fosse introdotto da istituzioni che avevano legittimazione religiosa, stimolavano un pensiero laicizzante. Che succede? L’entrata nel ‘900 di questi paesi è diversa dagli altri. L’impero ottomano entra con una serie di reazioni interne che vogliono che l’impero ottomano finisca e nascano istituzioni repubblicane. Viene abolito il califfato (legge turca). L’elemento religioso è elemento pericoloso per i turchi. Per lunghi anni hanno introdotto norme in Turchia abbastanza incredibili: hanno deciso di passare dall’alfabeto arabo all’alfabeto latino. Così per la preghiera: in turco e non in arabo. L’elemento religioso va addomesticato. Nelle università statali per anni (casi CEDU) viene vietato l’uso del velo. Quella reazione che nasce nel primo ‘900 non fa altro che incrudelire questo tipo di politiche. Chi sosteneva che l‘occidentalizzazione fosse male, era nemico non ideologico ma politico. I capi dei fratelli musulmani, i primi, muoiono in carcere o perché uccisi dal potere politico, tale era la pericolosità percepita. Questo dimostra che dentro questa trasformazione ci sono caratteri di continuità e discontinuità tra ‘800 e ‘900. Sicuramente l’elemento laico storicamente prevale su quello religioso. Scompaiono istituzioni con legittimazione religiosa. A seconda delle influenze del colonizzatore si vede una totale identificazione tra forma di stato del colonizzatore e colonizzato:

  • il Marocco è sempre stato un paese dotato di grande autonomia (situazione particolare perché il re del Marocco ha anche titolo di principe dei credenti. A parte il Marocco:)
  • l’Algeria è una repubblica colonizzata dai francesi
  • così anche Tunisia
  • la Libia per un certo periodo ha avuto re quando l’Italia aveva monarchia
  • l’Egitto è stato monarchico nel periodo britannico e poi repubblicano quando è cambiato
  • in Giordania monarchia
  • in Libano repubblica (Francia)
  • l’Iraq era monarchia (Gran Bretagna) poi rivoluzione e repubblica Trasformazione della legittimazione: nel ‘900 i paesi che facevano parte dell’impero ottomano si proclamano paesi indipendenti. Su quali basi? Su una base popolare: c’è una democrazia, almeno di facciata =legittimazione democratica, cementata da una costituzione (tutti i paesi praticamente hanno una costituzione) =fisionomia dell’occidente riportata in quest’area.

Problema che avranno molti paesi: problema legato ai confini. Che cosa caratterizza i confini in Europa? La lingua, i confini geografici. Qui non ci sono confini geografici (deserto) e c’è la lingua araba, con dialetti, ma l’elemento linguistico è forte e importante. Un altro elemento utilizzato in Europa è l’elemento religioso – elemento molto potente di identificazione e sviluppo in Europa. In occidente ci sono molti paesi secolarizzati ma con forte caratterizzazione religiosa. Nel medio oriente la laicizzazione costituisce perdita dell’elemento religioso. La nazionalizzazione sta alla larga dall’elemento religioso. Tutte le costituzioni diranno che la religione ufficiale è l’islam, molte costituzioni diranno che capo dello stato deve essere musulmano, ma l’elemento di legittimazione islamica viene sostituito in un certo senso dalla legittimazione popolare. Questa trasformazione fa sì che nascano paesi che hanno bisogno di legittimazione religiosa ma disperato bisogno di legittimazione in generale. C’è la necessità di cimentare un senso di appartenenza popolare, una connessione profonda tra istituzioni e popolo, senza avere strumenti di legittimazione paragonabili a quelli nostri (lingua, religione). Questa trasformazione fa nascere paesi che necessitano di una legittimazione popolare: si vuole che il popolo si identifichi nel paese e non nella lingua o nell’elemento religioso. Ci sono posizioni diverse:

  • alcune fanno leva sull’elemento religioso es. monarchie del Golfo (zona Arabia Saudita), dove l’elemento religioso è molto importante. Sono potenze nelle quali la legittimazione è prevalentemente religiosa. Questo si riflette nel diritto, al quale si applica la Sharia. L’elemento di democrazia è difficilmente giustificabile: se dio è il legislatore, perché il popolo dovrebbe legiferare? Questo orientamento fa sì che ci sia continuità tra struttura di oggi e di ieri. Solo recentemente sono state previste elezioni in Qatar, per esempio. Si produce legislazione solo in determinate materie o solo consigli di interpretazione. Questa è la caratteristica di alcuni Paesi della mezzaluna =area tra Mar Rosso e Golfo Persiano.
  • la gran parte dei paesi ha subito però una grande trasformazione: dal Marocco all’Iraq ci sono state varie trasformazioni: più esplicito sicuramente ciò che è accaduto in Turchia, dove c’è stato il massimo rigetto per l’elemento religioso. Per la maggior parte dei paesi c’è continuità con l’elemento religioso. Ciò non toglie che sono state create formule di rappresentanza democratiche e che queste formule abbiano avuto un impatto normativo importante: i paesi che nascono nel ‘900 dalla decolonizzazione provano di nuovo ad innovarsi. I primi tentativi sono nell’800, ma nel ‘900 c’è un vero tentativo di occidentalizzarsi. Con quali strumenti? Il diritto musulmano non si tocca: c’è la percezione, in questi paesi, che strutture profonde della società medio orientale andassero modificate: ma come fare se quelle istituzioni sono regolate dal diritto musulmano? Non si poteva abrogare il diritto musulmano perché sarebbe stato quasi blasfemia. Cosa accade? Il diritto musulmano viene travasato in un apparato normativo moderno =si prende il diritto musulmano e si trasferisce in un codice. Concretamente il mutamento non è percepibile, perché la norma è sempre la stessa. È solo la fonte che è cambiata. Sul piano del contenuto, però, non c’è differenza. Poi, nelle decadi successive, lo stato modifica il contenuto di quelle norme del codice. È un trucco dal punto di vista logico: non viene modificata la Sharia, ma viene modificato il codice. Si sta abrogando la Sharia? No, è sempre lì. Vengono modificate le norme del codice =in questa maniera emergono modifiche importanti. Non si rinnega la sharia, ma semplicemente si modificano le norme statali che inizialmente avevano formato la Sharia. C’è bisogno di un ceto di giuristi che sia in grado di fare questo, che acquisisca il cambiamento e c’è bisogno di ammansire l’opinione pubblica religiosa =forte controllo sulla formazione della classe di gente giuridica, forte controllo sulle moschee. Formazione dei giuristi: appesantimento =lo Stato si ingerisce pesantemente nella formazione del clero e dei giuristi. Addirittura chi si iscrive alla scuola di giurisprudenza nei paesi musulmani non studia la sharia: ci sono due scuole: una scuola di sharia e una di diritto tunisino, qatarino ecc. I giudici vengono selezionati dal percorso statale, non dal percorso religioso. In ogni caso si controlla anche il percorso religioso, per evitare che ci siano critiche troppo esplicite allo sviluppo del diritto. Quindi:
  • creazione di strumenti costituzionali simili a quelli degli apparati occidentali
  • ci sono istituzioni simili a quelle dell’occidente (ministri ecc): l’equilibrio di poteri è molto accentrato nella figura dell’esecutivo. Il presidente della repubblica in genere ha fortissimi poteri: la presenza della centralità di una persona specifica che aveva carattere autoritario è, per l’ex colonizzatore che se ne andava, una rassicurazione. Molti presidenti parlavano meglio lingue occidentali che la lingua araba: cresciuti in occidente, grandi competenze

QUESTIONE DI ISRAELE

Il fenomeno di fuoriuscita dall’antico Israele ha a che fare con la diaspora. Gli ebrei sono obbligati a lasciare Gerusalemme con un divieto – sarebbero stati messi a morte: divieto per gli ebrei di risiedere nella terra santa. Questo significa che c’è un’uscita dalla zona palestinese della stragrande maggioranza degli ebrei, una parte dei quali va in occidente e una parte in oriente. Ci sono movimenti ulteriori (una parte si muove nell’Europa dell’est, una parte verso la Spagna). Dopo gli ebrei spagnoli vanno in medio oriente. Per molti secoli gli ebrei che abitavano in Germania, Lituania, Russia, Polonia =europei continentali, convivono accanto alle comunità cristiane europee. Ciò che li convince ad andarsene è la fase dell’antisemitismo del ‘900. Si recano nell’antica Palestina. In parte era naturale: c’era affetto per questa patria storica, in parte c’era comunque una piccola porzione di ebrei che erano rimasti. Nasce un movimento di ritorno in Israele durante il periodo dell’antisemitismo più forte (anni 20,30,40) di persone che vogliono tornare e identificano nella Palestina il luogo dove tornare. Il problema era molto sentito perché gli ebrei per secoli non avevano potuto tenere beni immobili. Beni mobili erano trasformati in strumenti di finanziamento =interlocuzione particolare con la corona inglese che è meno antisemita di altri regimi. Siccome l’impero ottomano era nemico degli alleati europei, l’elemento di forte erosione della capacità di combattere dell’impero ottomano erano le spinte dei movimenti indipendentisti. Guarda caso truppe britanniche aiutano e guidano movimenti di beduini della zona arabica verso nord a erodere spazi all’impero ottomano. Durante la prima guerra mondiale i confini dell’impero ottomano si spingono verso l’alto perché vengano liberate queste zone dagli arabi con l’aiuto dei britannici. La promessa era il tema del nazionalismo: voi siete arabi, perché farvi comandare dai turchi? Vi aiutiamo. La promessa era quella di creare un territorio dove gli arabi avrebbero avuto il controllo arabo. Quali erano questi territori? Trattato Sykes-Picot*: Francia e Gran Bretagna si accordano sulle sfere di controllo. *Intesa segreta del 1916 fra l’Inghilterra, rappresentata da Sykes, e la Francia, rappresentata da Georges-Picot, con l’assenso della Russia zarista, per decidere le rispettive sfere d’influenza e di controllo in Medio Oriente, dopo il crollo ritenuto imminente dell’impero ottomano. All’Inghilterra fu riconosciuto il controllo, diretto e indiretto, di un’area comprendente la Giordania attuale e l’Iraq meridionale, con l’accesso al mare attraverso il porto di Haifa, mentre la Francia avrebbe avuto la regione siro-libanese, l’Anatolia sudorientale e l’Iraq settentrionale, mentre la Russia Costantinopoli con gli stretti e l’Armenia ottomana. Il resto della Palestina sarebbe stato sotto il controllo internazionale. L’intesa, che smentiva l’Accordo Husain-McMahon, fu poi parzialmente modificata dai trattati del primo dopoguerra.

DALL’ACCORDO SEGRETO SYKES-PICOT ALLA DICHIARAZIONE BALFOUR

La Prima Guerra Mondiale ha avuto un gran peso nel determinare l’attuale aspetto del Medio Oriente. Con la caduta dell’Impero Ottomano (la caduta dell’impero Ottomano, iniziata con le guerre balcaniche del 1912, continuata durante la prima guerra mondiale, avviene formalmente nel 1922, con la deposizione del Sultano Mehmet IV e la nascita della Repubblica Turca) l’imperialismo europeo rimpiazzò la sovranità turca e, così, dopo quattro secoli, i popoli arabi che erano stati uniti sotto un unico impero multiculturale si ritrovarono divisi in diverse entità territoriali, sotto la dominazione francese e britannica. La spartizione dell’Impero fu oggetto di serrati accordi tra gli Alleati. Furono creati artificiosamente nuovi Stati e stabiliti nuovi confini, che, a distanza di cento anni, restano deleteri e fonte di molte questioni tuttora irrisolte, rendendo il Medio Oriente l’area geografica più instabile del mondo. Il radicale cambiamento dell’area dell’ex Impero Ottomano si ricollega principalmente a due avvenimenti:

  • l’accordo segreto Sykes-Picot del 1916
  • la dichiarazione Balfour del 1917 A lottare per la creazione di uno Stato, già dal novembre 1915, la Gran Bretagna e la Francia si erano accordate segretamente per la spartizione dei territori ottomani alla fine della guerra. L’accordo segreto definitivo tra le due potenze europee, chiamato “Asia Minor Agreement”, e meglio passato alla storia come accordo Sykes-Picot ,fu firmato il 16 maggio 1916 e costituì, di fatto, un cinico tradimento degli impegni diplomatici presi in precedenza con Husayn (quello che va sotto il nome di carteggio Husayn-McMahon è lo scambio continuato di lettere avvenuto, dall’aprile del 1915 al marzo 1916, tra lo Sharif della Mecca Al-Ḥusayn e Sir Henry McMahon, alto commissario britannico al Cairo. Oggetto delle lettere era la promessa da parte di McMahon del riconoscimento inglese di un regno arabo indipendente con a capo proprio Husayn e la sua dinastia hashemita. Dopo essersi accordati sui confini, Husayn

lanciò un appello alla rivolta araba, sostenuta con armi e denaro dalla Gran Bretagna contro il dominio ottomano. La rivolta si concluse vittoriosamente nell’ottobre del 1918, con la presa di Damasco). La mappa dei territori risultante dall’accordo era colorata in rosso e in blu:

  • la zona rossa, spettante alla Gran Bretagna, corrispondeva alle province di Bassora e Baghdad;
  • quella blu, invece, destinata alla Francia, si identificava con la regione costiera della Siria e con la Cilicia;
  • alla Russia, unico Stato a conoscenza dei piani divisori, spettava invece Costantinopoli, unitamente agli stretti dei Dardanelli ed all’Armenia Ottomana; Non fu oggetto di spartizione la Palestina (colorata nella mappa in marrone), in quanto destinata ad una “amministrazione internazionale”, la cui forma sarebbe stata decisa solo in seguito. La Palestina divenne un mandato affidato alla Gran Bretagna dal 1922 al 1948. Il mandato è uno strumento giuridico creato dall’art. 22 del patto istitutivo della Società delle Nazioni per la tutela delle popolazioni incapaci di autogovernarsi. Gli accordi di cui sopra furono poi in parte modificati dal trattato di Sèvres del 1920: come “contentino” per il torto subito, Husayn vide affidare i troni degli stati creati artificiosamente dalle potenze occidentali ai suoi due figli. In particolare: ad ‘Abdallah fu assegnato l’Emirato di Transgiordania (Regno di Giordania dal 1946); a Faisal un regno, l’Iraq, nato dall’unione di tre antiche province ottomane (Bassora, Mosul e Baghdad), solo formalmente indipendente dalla Gran Bretagna. L’avvenimento che, più di tutti, contribuì – e tuttora contribuisce a – rendere irrimediabilmente instabile il quadro mediorientale, vide ancora una volta protagonista il governo britannico: il 9 novembre 1917, venne pubblicata una breve lettera scritta dal Ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour, indirizzata a Walter Rothschild. «Foreign Office, Egregio Lord Rothschild, È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo. “Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”. Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista. Con sinceri saluti Arthur James Balfour». La missiva, passata alla storia come “Dichiarazione Balfour”, rappresentò l’impegno preso dal governo britannico a favorire la costruzione in Palestina di una casa nazionale per il popolo ebraico. Con tale dichiarazione, Balfour non solo violò, per l’ennesima volta, i termini dei precedenti accordi con Sharif Husayn, ma diede vita all’inizio alle controversie che ancora oggi infiammano il Medio Oriente. C’è, da un lato, l’esigenza politica da parte dei britannici di usare gli arabi contro gli ottomani; contemporaneamente c’è l’esigenza politica dei britannici di tenere conto delle esigenze degli ebrei e di rispondere in maniera positiva. È evidente che ad un certo punto queste due agende potessero collidere. Collidono soprattutto quando, nell’arrivo di un cospicuo numero di ebrei in Palestina, sono le autorità locali musulmane che si avvicinano ai tedeschi. Risultato: durante la preparazione della seconda guerra mondiale i britannici vedono perdere il consenso degli arabi. Il loro scopo l’avevano raggiunto, non esisteva più l’impero ottomano. La componente araba diventa ostile verso i britannici. Problema di partizione del territorio: i britannici propongono che una parte vada agli israeliani e una parte ai palestinesi. I palestinesi rifiutano di condividere questo paese, contemporaneamente i paesi limitrofi rifiutano lo stesso (perché vogliono tutelare gli arabi e perché erano loro stessi interessati alla Palestina). C’è opposizione da parte araba del riconoscimento dello stato di Israele. Nel 1948 nasce lo stato di Israele. A quel punto moltissimi paesi limitrofi hanno tra i propri obiettivi primari quello di eliminare lo stato di Israele e acquisire quei territori. Continua la guerra nei confronti di Israele per riacquisire i territori. Linguaggio antisemita =strumento politico e strumento di mantenimento del proprio potere. Ha funzionato? No.

Islamismo e islamista spesso vengono utilizzati per indicare islam e musulmani, ma anche promozione dell’islam politico. L’elemento religioso non è solo un’alternativa a fronte delle sconfitte: credere nell’elemento religioso è legato a ciò che accade in quel periodo in alcuni paesi. Ci sono paesi nei quali l’elemento religioso ha dimostrato di avere successo politico es. Iran : stato che ha origine nell’antica Persia e ha la caratteristica di essere stato, nel ‘ 900 , occupato da russi e britannici; la componente britannica ha vinto ed è riuscita ad insediare un regime occidentalizzante molto legato ai propri interessi. L’Iran ha un legame forte con l’occidente, per cui i suoi giacimenti petroliferi sono controllati dalla British Petroleum. Nella seconda metà degli anni ’70 si aprono prospettive nuove perché cade il governo di Shah e ci sono due grandi filoni ideologici:

  • da un lato emerge il filone comunista: l’Iran per un certo periodo vede la rivoluzione pendere verso il comunismo- un comunismo di stato che vuole trasformare il paese in un regime comunista;
  • accanto a questo c’è un filone legato alla figura del clerico sciita, Khomeini, grande ideologo che sostiene la necessità per lo sciismo di entrare nella modernità, coniugando il costituzionalismo con l’islamismo; Sarà quest’ultimo (Khomeini) a prevalere: sarà quella componente che propone una continuità con la tradizione islamica, incorporando elementi del costituzionalismo e anche elementi del socialismo. Ad oggi l’Iran è repubblica socialista islamica dell’Islam, che significa costituzione molto lunga, una serie di istituzioni prese dall’occidente (Presidente della Repubblica, Parlamento, controllo di costituzionalità ecc), ma al vertice dell’ordinamento c’è una classe di giuristi religiosi (ayatollah) che
  • pone il veto a norme contrarie alla sharia sciita – lo sciismo ha un’altra tradizione – quindi le norme contrarie alla sharia sciita non possono essere introdotte e
  • validano le candidature alle elezioni politiche. Ci sono molti partiti politici che partecipano e questi partiti però vedono le loro candidature vagliate dagli ayatollah, con il risultato naturalmente che il dibattito politico viene contenuto e anche le politiche normative. La costituzione iraniana ha anche la caratteristica di avere un contenuto lungo, pieno di diritti sociali e ha previsto la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Ci sono molti aspetti del costituzionalismo sociale o socialista occidentale, coniugati con un controllo di compatibilità del diritto con la sharia: quando il parlamento fa qualcosa al di fuori o contro la sharia viene fermato. L’Iran ha avuto diverse volte leader politici laici – non anti religiosi – ma che non erano molto d’accordo con l’agenda degli ayatollah. Erano però limitati nella loro azione politica, con il risultato di una sorta di cesura nella società iraniana. Il parlamento fa quel che può fare, ma contemporaneamente c’è una sorta di controllo di compatibilità con la sharia =elementi di frizione che poi confluiscono in episodi sanguinosi. Si usa quel sistema prodotto dai colonizzatori, viene costituzionalizzato e usato al contrario. Questo è un esempio di ciò che funzionava negli anni ‘80: non andava governo occidentale – rivoluzione – ha vinto la linea islamista – ha imposto una linea islamista =costituzionalismo islamico. C’è un altro episodio che invece riguarda il mondo sunnita. Cosa succedeva in una parte del mondo sunnita in quel momento? Altri fenomeni che rilanciavano il tema religioso come tema politico religioso: Afghanistan , occupato nella metà degli anni ‘70 massicciamente dalle truppe sovietiche, che avevano posto sotto il loro controllo il governo in strutture politiche istituzionali afghane. Era un paese per la maggioranza sunnita occupato da regime ateo: doveva vivere la propria fede =alla fine degli anni ’70 guerra sovietico-afghana per la liberazione interna. Mujahid =combattenti per la fede. La liberazione avviene per mano di persone mosse dalla fede. I mujahidin per lungo periodo divengono punto di riferimento per l’occidente. La liberazione dai sovietici accade quindi per mano della resistenza di uomini di fede islamica. Non è forse una grande conferma comprensibile del fatto che l’islam è una forza reale, spirituale di liberazione politica che accade in un paese musulmano sunnita? Questo è per così dire la dimostrazione che ci sono elementi che rilanciano il fattore religioso come fattore mobilitante sul piano anche arabo – gli afghani non sono arabi – ma questo era un segnale importante. Un segnale, tra l’altro, colto. La guerra afghana non è solo una guerra degli stati uniti: è una guerra nel quale la popolazione musulmana raccoglie dei fondi per mandare aiuti e volontari. Ci sono moltissimi volontari musulmani dal Marocco all’Iraq che vanno a combattere accanto a mujahidin contro le truppe sovietiche. Questo catalizza ulteriormente l’attenzione nei confronti di quei paesi che si sono liberati sotto l’egida della religione e rinforza la percezione che ci sia un conflitto epocale tra il mondo musulmano e l’occidente. Per questa logica c’è una contrapposizione tra l’occidente capitalista e l’occidente comunista. La Cina non è nello scenario nelle relazioni internazionali, non ha la

forza per imporsi sul piano nazionale. Questo fa sì che emerga, nei paesi che avevano sposato l’arabismo, un’alternativa che fa breccia non nell’area popolare, ma nelle classi intellettuali =medici, avvocati ecc =questo arriva non nell’area più popolare: l’adesione dei fratelli musulmani (movimento popolare più diffuso all’interno del mondo arabo che riprende il tema dell’islam politico) prende mordente nelle classi intellettuali. Emerge un’alternativa politico istituzionale all’arabismo. È un’alternativa costituzionale: bisogna cambiare il sistema costituzionale. Questa è un’enorme sfida per leader politici che avevano tentato di identificarsi con il sistema costituzionale stesso. Ad un certo punto, in Tunisia, il fondatore della Tunisia moderna, si fa eleggere presidente della repubblica arabica, tale era il controllo delle istituzioni. Questo ci fa capire l’identificazione profonda tra l’élite politica e le istituzioni. A questo gli ordinamenti reagiscono in tre modi profondamente diversi:

  • tra due competitors politici, come fa uno a vincere? Prima soluzione: uno ruba l’idea dell’altro. Esempio: nel 1980 la costituzione egiziana viene emendata e l’art. 2 della Cost – che faceva la lista delle fonti del diritto, tra cui la sharia, che doveva essere applicata sotto il controllo delle istituzioni statali – prevede che la sharia diventi la fonte principale della legislazione egiziana. Perché? per togliere terreno ai fratelli musulmani =gli ruba l’idea. Quindi sostanzialmente i richiami ad una islamizzazione dovrebbero perdersi nel vuoto;
  • secondo scenario: in buona parte del medio oriente e nord africa i cittadini non ci credono =non c’è una grande opposizione al rafforzamento dell’elemento islamico. Tutti i paesi rafforzano il tema islamico, ma questo non persuade la popolazione, anzi: trasforma il dibattito politico istituzionale ancora più sul piano musulmano, più religioso. In alcuni paesi si fanno le elezioni, vincono le parti della popolazione che sostengono l’islam politico. Esempio: in Algeria, primi anni ’40, alle elezioni vincono i fratelli musulmani: che succede? Colpo di stato. Gli occidentalizzanti fanno colpo di stato, mettono fuori legge i partiti politici islamici e nasce una guerra civile che si protrae fino ad oggi e che continua sempre a tenere sempre sotto giogo la componente islamista;
  • terza ipotesi: i partiti politici che sostengono il ritorno dell’islam politico, senza che ci siano guerre civili, vengono messi al bando con un certo successo. Esempio: questo accade in Egitto. Dopo aver emendato la costituzione, sostanzialmente i fratelli musulmani vengono aboliti come partito; Le risposte date da questi ordinamenti alle istanze sul piano storico sono largamente comprensibili: hai dissanguato un paese senza alternativa politica, in nome di guerre che hai perso, bisogna comprendere questo cambiamento. Il risultato è che la ripresa dell’elemento religioso nella dialettica politica si traduce in una maggiore restrizione delle libertà fondamentali, come reazione da parte dei leader al potere, e quindi ulteriore malcontento che cresce. A partire dalla costituzione egiziana in poi c’è uno sviluppo di clausole costituzionali che rafforzano l’elemento religioso: la sharia è fonte principale della legislazione, la sharia diventa condizione di legittimità costituzionale di una norma: diverse costituzioni dicono che nessuna legge può violare la sharia. Tutti tendono a proteggere la sharia o l’islam. Questo comunque si scontra con altri due fattori importanti che non vengono rimossi:
  • la biforcazione tra giuristi laici e giuristi religiosi
  • accanto a questo rimane uno serrato controllo delle istituzioni statali: educazione e istruzione rimangono sotto il serrato controllo delle istituzioni statali In sostanza, la narrazione religiosa, molto importante, in realtà non incide nella vera politica di quei paesi. Le norme sono poco più che norme manifesto.

COSTITUZIONALISMO

Stessa cosa vale per le costituzioni nate dopo la prima guerra araba =fenomeno di rivolta popolare che nasce in Tunisia, in cui si chiedeva “dignità, diritti e giustizia” =si chiede una tutela dei diritti, sia i diritti fondamentali, sia i diritti sociali. È una grande critica che produce in diversi paesi vere e proprie rivoluzioni: quelli che avevano guidato il paese per così tanti anni vanno all’estero o vengono uccisi, nascono nuove costituzioni e nuove realtà istituzionali, nuove figure politiche. È interessante notare che all’interno di queste costituzioni l’elemento religioso è rafforzato così come sono rafforzati i diritti fondamentali. Si trovano costituzioni più evolute, con più diritti fondamentali e ulteriori liste di diritti sociali. Perché? perché queste costituzioni sono il precipitato delle varie forze in campo: alcune forze sociali sostengono a gran voce un ritorno dell’islam politico reale, altre realtà sociali, altre aggregazioni invece sostengono una vera occidentalizzazione =vero pluralismo politico. Vengono elencate varie istanze, lasciando quindi, in un secondo momento, al potere politico che poi sarebbe intervenuto, il compito di sentire le proprie agende.