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forme di stato in base all'articolazione territoriale
Tipologia: Dispense
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Stato accentrato, federale e regionale. Si distinguono in base a chi sono i soggetti che hanno il potere normativo all’interno dello Stato, cioè i soggetti che possono disciplinare disposizioni di rango primario (legge). Ci sono diversi soggetti che possono incidere all’interno dell’ordinamento e in base a dove i cittadini risiedono ci sono soggetti diversi che possono regolare la loro vita. ● Stato accentrato: non c’è nessun altro soggetto che ha potere di disciplinare all’interno dell’ordinamento le fonti del diritto. È tutto nelle mani dello Stato. Nell’ordinamento moderno non è mai lo Stato isolato a governare su un territorio, una parte di sovranità è ceduta a organismi sovranazionali (come l’Unione Europea). In questo caso c’è una cessione a organismi veri e propri. Ma in ogni caso questo accadde anche poco prima della guerra mondiale nei rapporti internazionali degli Stati, dove essi si obbligavano tramite rapporti reciproci. Quindi non era solo lo Stato a governare sul proprio territorio ma era vincolato da altri soggetti affinché le regole adottate all’interno dello Stato fossero più o meno comuni. Es.se lo Stato italiano si obbliga ad usare certe regole sull’immigrazione, in accordo con la Francia, se uno dei due Paesi non rispetta i patti si va incontro ad una penalità. Questo accade sia con i trattati internazionali ma anche nel rapporto tra Italia e Unione Europea. In questo ultimo caso, la fonte che determina le regole che si applicano nel nostro ordinamento, non è lo Stato italiano singolarmente ma è la sua collaborazione con gli altri Stati. Lo Stato può esprimere anche il voto contrario, funzionando come Governo Europeo, il voto contrario di un singolo Stato risulta abbastanza insignificante. Il fatto che sia lo Stato a decidere significa che è lo Stato che fa le regole, poi non è necessariamente lo Stato che le fa applicare quindi possono esserci anche amministrazioni minori. Queste amministrazioni non faranno mai la regola ma, semplicemente, la faranno applicare, probabilmente anche in modalità diverse (se lo Stato è flessibile in materia di applicazione). Anche se c’è della flessibilità è comunque lo Stato a decidere, a concedere ai soggetti il potere di produrre delle regole. Lo Stato accentrato ormai non esiste più, sono tutti Stati federali o regionali. ● Lo Stato federale in sé e per sé nasce dall’unione di altri stati, sono una somma di stati che decidono di mettersi insieme e creare una singola federazione. Alcuni esempi sono gli Stati Uniti o la Germania e l’Austria, tutti nascono da Stati che già c’erano e si sono uniti tra loro. Questa unione apporta modifiche e problemi alla loro costituzione. Un primo problema riguardava la divisione delle competenze: gli stati pur unendosi, non donano tutto allo Stato centrale ma reclamano una porzione di autonomia. Ad eccezione dello Stato accentrato, sia quello federale che quello regionale richiedono autonomia. La differenza sta nel fatto che unendosi in un unico Stato, hanno ceduto spazi di sovranità allo Stato centrale in modo limitato. Osservando la costituzione degli Stati Uniti e quella tedesca, la competenza dello Stato federale non è ampia, ha molta competenza per tutto ciò che riguarda lo Stato nei confronti degli esterni (politica monetaria, economica, finanziaria, ecc), mentre molto spazio del diritto è affidato al singolo Stato della federazione, per questo gli Stati hanno regole diverse. Gli Stati nella loro unione hanno mantenuto una certa indipendenza, soprattutto per quanto riguarda la funzione legislativa e primaria del diritto. Ogni singolo Stato federato ha la propria costituzione, le proprie leggi e un proprio governo. ● Lo Stato regionale è composto da diversi soggetti che hanno potere di fare diritto. È quello che succede nelle regioni, hanno uno statuto regionale e hanno il potere di far valere le loro regole all’interno del territorio. Ciò che distingue Stato federale e regionale è la competenza. Es. non è possibile confrontare il potere che ha uno Stato degli Stati Uniti con il potere che spetta alla Regione Lombardia. Nello Stato regionale il soggetto minore (es. la regione) ha molto meno potere, molta meno competenza. Questo è spiegato anche dal fatto che nello Stato federale prima di unirsi i soggetti erano già Stati. Mentre nello
Stato regionale si crea lo Stato e c’è poi una suddivisione dell’identità di quest’ultimo, sono soggetti molto limitati a cui la Costituzione riconosce una certa competenza nei confronti dello Stato centrale. FORME DI GOVERNO La forma di Stato è la modalità con la quale si regola il rapporto tra potere politico e cittadini; la forma di governo è totalmente diversa. Non esiste più il cittadino, non interessa più il rapporto tra potere e società; la forma di governo riguarda la modalità con la quale è distribuito il potere politico tra i vari organi dello Stato. Viene descritto il modo in cui il potere politico è distribuito tra i supremi organi dello Stato e la configurazione dei rapporti che intercorrono tra questi ultimi. Si studia il rapporto tra poteri dello Stato e la distribuzione di questi ultimi. In una forma democratica il potere è distribuito tra gli organi di governo. Le forme di governo nelle democrazie costituzionali ● Forma di governo parlamentare (la più diffusa, soprattutto in Europa) ● Forma di governo presidenziale (Stati Uniti d’America) ● Forma di governo semipresidenziale (Francia) ● Forma di governo neoparlamentare (Regioni italiane) Le forme di governo nascono negli Stati Uniti e nel Regno Unito; in origine erano solo due: forma di governo presidenziale e parlamentare. Ogni parte del mondo prende la forma di governo del soggetto trainante all’interno di quel territorio. Es. Gli Stati Uniti hanno una forma di governo presidenziale, tutta l’America ha tendenzialmente una forma di governo presidenziale. In Europa tutti gli stati adottarono una forma di governo parlamentare fino agli anni ’50. Poi la Francia modificò la forma di governo e adottò la forma di governo semipresidenziale. Nel tempo questa forma si diffuse prevalentemente negli ordinamenti dell’est Europa. L’Europa Occidentale è caratterizzata da una forma di governo parlamentare, tranne la Francia. La forma presidenziale si trova nei territori di Stati Uniti e tutta l’America. Mentre la forma di governo semipresidenziale è stata replicata nei territori dell’Est Europa. Parlando di forme di governo si fa riferimento alla distribuzione del potere all’interno di uno Stato. Per distribuzione del potere si intende: potere legislativo, esecutivo e giudiziario; questa è la classica ripartizione del potere che caratterizza una forma di Stato più o meno democratica. In relazione alla forma di governo maggior rilevanza spettano al potere legislativo ed esecutivo; il potere giudiziario non è un rapporto tra gli organi dello Stato, è indipendente rispetto agli altri due. ● Potere legislativo Assemblee elettive (è il soggetto che fa le leggi all’interno di un ordinamento) ● Potere esecutivo Governo (soggetto che dirige la politica dello Stato e ha il compito di far eseguire le leggi) ● Potere giudiziario Giudici indipendenti ● Capo dello Stato Presidente della repubblica o monarca (è un organo non necessario all’interno di una forma di governo. Il capo dello Stato è un soggetto più o meno imparziale e fondamentalmente non ha potere politico) Il potere politico è essenzialmente contenuto nel potere legislativo e esecutivo.
(presidente e ministri). Tutti i ministri hanno lo stesso potere formale e questo deriva dal fatto che tutti sono legittimati allo stesso modo davanti al parlamento. Un’altra caratteristica della forma di governo parlamentare è l’esistenza di un terzo soggetto che è il capo dello stato. È un soggetto imparziale, significa che non ha poteri politici (solo in maniera limitata). Il capo dello stato assume un ruolo di garanzia e la sua imparzialità è dovuta al fatto che sia eletto dal parlamento. Affinché sia eletto, il capo dello stato, deve ottenere una maggioranza più elevata rispetto a quella semplice e questo implica il fatto che il soggetto eletto sia per lo più imparziale (all’interno del parlamento si trovano diverse forze politiche, nessuna delle quali riesce a raggiungere la maggioranza necessaria). Questo garantisce un accordo tra le diverse forze politiche. Il presidente della repubblica è colui che nomina il governo e scioglie le camere. La forma parlamentare è caratterizzata da un rapporto tra parlamento e governo, nel senso che il secondo nasce per volontà del primo. Quando cade un governo, cioè quando il parlamento non vuole più sostenerlo, il parlamento lo può sostituire senza alcun problema. Quando si sostituisce il governo il parlamento rimane lo stesso. A differenza della forma di governo presidenziale dove il limite di tempo di 5 anni va rispettato, nella forma di governo parlamentare c’è la possibilità che le camere parlamentari siano sciolte prima del tempo. Il parlamento dura in carica 5 anni, ma la legislatura si può interrompere anticipatamente. Questo c'entra con la forma di governo perché l’unica ragione di scioglimento anticipato delle camere, per ordine del presidente della repubblica, si ha quando esse non riescono a sostenere un governo, cioè quando le camere non hanno una maggioranza parlamentare, questo determina l’impossibilità di creare un governo e a sua volta determina lo scioglimento delle camere. Esempio: Nella scorsa legislatura, quindi dalle elezioni del 2018 fino a quelle del 2022, il governo era formato da Movimento 5 stelle e Lega Nord. Ad un certo punto una parte di questa composizione politica decide di far venir meno l’esperienza del governo. Quindi un pezzo di governo si stacca, non c’è più la maggioranza in parlamento e la prima soluzione è la formazione di un nuovo governo. Così se ne crea uno nuovo formato da Partito Democratico e Movimento 5 stelle, questo governo durerà meno di un anno. Le forze politiche cercano di creare un accordo tra le parti e riescono nel momento in cui si instaura il governo Draghi. Questa esperienza di governo viene meno e anche questo si dimette perché non è sostenuto da una maggioranza. Se non c’è un accordo tra le parti politiche per sostenere un governo, l’unica cosa che può fare il capo dello stato è sciogliere le camere. Quindi la pena per un parlamento, nel caso in cui non riesca a formare il governo, è il suo scioglimento. Nella forma di governo parlamentare, durante l’arco temporale della durata in carica delle camere, può esserci sempre lo scioglimento da parte del presidente della repubblica nel momento in cui non si riesce a sostenere un governo. Rispetto alla forma di governo presidenziale, quello parlamentare si caratterizza dal rapporto fiduciario (unica regola giuridica della forma parlamentare) tra parlamento e governo. Se non c’è questo rapporto si cerca di creare un nuovo governo, se neanche questo funziona si procederà sciogliendo le camere. Il cittadino incide in modo indiretto alla formazione del governo. Se una forza politica ha una maggioranza, sarà quella che poi avrà la maggioranza per la formazione del governo.
Forma di Governo semipresidenziale È una forma di governo che non risponde alle logiche del governo presidenziale. La forma di governo semipresidenziale è formata da soggetti comuni alle altre forme di governo, quindi presidente, governo e parlamento, con la differenza che in questo caso il presidente è direttamente eletto dai cittadini. Ma la caratteristica più importante è che questo presidente è un pezzo di esecutivo, tanto quanto il governo. Tra parlamento e governo c’è un rapporto fiduciario come nella forma di governo parlamentare, in più vi è la figura del presidente che ha una parte del potere esecutivo. Questo comporta che il parlamento ha un rapporto fiduciario con il governo, mentre il presidente non può mai essere toccato, essendo eletto dai cittadini rimarrà in carica nei termini previsti dalla costituzione (questo aspetto è simile alla forma di governo presidenziale). Es. il presidente della repubblica francese è anche il supremo del governo. E come nel governo presidenziale se parlamento e presidente sono della stessa forza politica, il presidente si troverà a governare un esecutivo guidato dal suo stesso pensiero politico. La funzionalità del sistema è quindi perfetta. Diversamente, la situazione diventa problematica quando in parlamento non c’è una maggioranza di forza politica e si forma un governo di coalizione. Il governo di coalizione mette insieme più forze politiche che tutte insieme riescono ad ottenere la maggioranza e ad esprimere il governo. Questa è anche la situazione attuale in Francia: il presidente si trova a gestire un esecutivo che per buona parte appartiene a forze politiche diverse dalla propria. Quindi nel concreto il funzionamento diventa difficile. Il soggetto a capo non sempre ha lo stesso pensiero del parlamento, in questo caso diventa difficile gestire il rapporto tra presidente, parlamento e governo e può portare a momenti di dubbia legittimità e sensatezza del loro essere.
La forma di governo parlamentare Regola minima di qualsiasi forma di governo parlamentare: il parlamento viene eletto e quest’ultimo elegge il governo. La forma di governo parlamentare si caratterizza per l’esistenza di un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento: ● Il Governo è espressione del Parlamento e deve avere il sostegno della maggioranza parlamentare; ● Il Parlamento può costringere il Governo alle dimissioni con un voto di sfiducia. Essa conosce numerose varianti perché è fortemente condizionata dalla prassi e dal sistema dei partiti (quest’ultimo a sua volta influenzato dal sistema elettorale). Nelle forme di governo parlamentari: ● Il potere legislativo (come nelle altre forme di governo democratiche) è attribuito ad Assemblee legislative elettive che hanno il compito di approvare le leggi, i trattati internazionali e il bilancio. Tutte le forme di governo parlamentari prevedono la possibilità di scioglimento anticipato del Parlamento, ossia di scioglimento delle Assemblee legislative prima della loro scadenza naturale quale unico modo per evitare la paralisi del sistema nel caso in cui il Parlamento non sia in grado di sostenere alcun Governo. ● Il potere esecutivo è affidato ad un Governo che dipende per il suo insediamento e per la sua permanenza in carica dalla fiducia della maggioranza parlamentare, la quale a sua volta è guidata e controllata politicamente dal Governo, che ne è l’espressione più autorevole. Il Governo comprende figure collegiali come il Consiglio dei ministri (o il Gabinetto) e figure monocratiche come il Presidente del Consiglio (o Primo Ministro) e i singoli Ministri. In genere è nominato dal Capo dello Stato. ● Il potere giudiziario è affidato a giudici indipendenti. ● Il Capo dello Stato (Re o Presidente della Repubblica) ha un ruolo che varia da Stato a Stato: può essere un organo meramente simbolico con poteri limitati, come negli Stati monarchici, oppure un organo di garanzia indipendente dalla maggioranza parlamentare (anche se spesso eletto dal Parlamento) avente funzioni di rappresentanza unitaria della collettività, come nelle Repubbliche. La razionalizzazione del parlamentarismo Le regole giuridiche determinano il funzionamento di una forma di governo. La principale regola giuridica che si cerca di introdurre per formare un certo andamento è alla forma di governo orientata alla sua stabilità. Per stabilità si intende un fattore che eviti il continuo cambio del governo. È quel concetto che è noto come “razionalizzazione della forma di governo parlamentare”, il quale è inesistente dato che l’esecutivo dipende dal parlamento, se il parlamento vuole modificarlo, può farlo (per questo la forma di governo è instabile). L’unico elemento che è stato introdotto in Germania per razionalizzare la forma di governo è la sfiducia costruttiva; cioè un sistema nel quale per sfiduciare un governo bisogna avere già un nuovo governo, questo rende più difficili le crisi di governo. Non basta che al parlamento non vada più bene quel governo, ma serve anche un nuovo accordo con un nuovo e diverso governo. Rischio delle forme di governo parlamentari: eccessiva instabilità e debolezza dei governi, esposti costantemente al rischio di perdere la fiducia parlamentare. Le Costituzioni del Secondo dopoguerra hanno cercato di introdurre meccanismi volti ad evitare questo rischio e ad assicurare la stabilità del rapporto di fiducia: tendenza alla razionalizzazione del parlamentarismo, cioè a tradurre in disposizioni costituzionali scritte alcune regole di funzionamento del sistema parlamentare finalizzate a garantire la stabilità del Governo. L’esempio più significativo di razionalizzazione è l’istituto della sfiducia costruttiva previsto dalla Costituzione tedesca del 1949: al fine di evitare «crisi al buio», la Camera politica può votare la sfiducia al Cancelliere federale (Capo del Governo) solo se contestualmente elegge un nuovo Cancelliere.
Un altro sistema per rendere più stabile la forma di governo parlamentare, sistema mai utilizzato in nessun ordinamento, è quello di giocare sulla maggioranza parlamentare. Quindi per formare un governo era necessario un quantitativo di voti e per sfiduciarlo serviva un'altra quantità. È molto facile formare un governo e più difficile farlo venir meno, perché per sfiduciarlo servirebbe un consenso politico molto più ampio. Questo sistema non è mai stato introdotto, perché in realtà rende il sistema stabile formalmente ma instabile di fatto. L’instabilità si verifica nel caso in cui parlamento e governo prendano direzioni opposte; in questo caso il parlamento non avrebbe la forza di togliere la carica al governo e lasciare in carica un governo che non gode della maggioranza parlamentare non avrebbe senso. La forma di Governo in Italia: le caratteristiche del parlamentarismo italiano Il parlamento deve essere eletto direttamente, esso poi deve votare la fiducia al governo e può farla venir meno in qualsiasi momento. Siamo all’interno di una forma di governo poco razionalizzata sia perché non c’è nessuna diversa maggioranza tra fiducia e sfiducia sia perché sono poche le regole che determinano la forma di governo. La forma di governo italiana delineata dalla Costituzione repubblicana è una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione, in cui cioè sono previsti alcuni limitati interventi del diritto costituzionale per assicurare la stabilità del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento (le uniche regole previste dalla costituzione in merito al governo riguardano le modalità per la sua nascita e per le sue modifiche). Tra i tradizionali tipi di Repubblica (presidenziale, parlamentare, direttoriale), il Costituente italiano ha scelto la Repubblica parlamentare: il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica ed è responsabile verso le Camere, di cui deve avere la fiducia. La forma di governo parlamentare italiana è contraddistinta dal ruolo che è affidato al Capo dello Stato, ovvero controllo, garanzia e (volendo) intermediazione politica tra le parti. ● Attribuzione al Presidente della Repubblica, oltre ai poteri classici del Capo dello Stato, di numerosi poteri di controllo, di garanzia e di intermediazione politica (a partire dal potere di scioglimento anticipato delle Camere). ● Previsione di una Corte costituzionale dotata di rilevanti attribuzioni a garanzia della Costituzione, che costituisce un forte limite ai poteri del legislativo. ● Razionalizzazione costituzionale del rapporto di fiducia, diretta a favorire la stabilità del Governo, anche se affidata ad una disciplina piuttosto essenziale, che si limita ad introdurre alcuni vincoli procedurali per rendere più difficile l’approvazione di una mozione di sfiducia (art. 94 Cost.). Quando si trovano degli atti riferiti al Presidente della Repubblica bisogna differenziare l’atto in sé dal contenuto, cioè l’atto è riferito al Presidente della Repubblica ma il contenuto non è determinato da quest’ultimo. Il fatto che la costituzione affermi che il Presidente della Repubblica nomini il governo o che scioglie le camere, non significa che la decisione di chi assume il ruolo di Presidente del Consiglio o di ministro spetti al Presidente della Repubblica, né tanto meno che l’atto di scioglimento delle camere sia deciso da quest’ultimo. Questo perché di fatto egli nomina il Presidente del Consiglio (Meloni) perché le forze politiche che hanno la maggioranza del parlamento gli dicono chi nominare. La stessa cosa avviene con i ministri: il Presidente del Consiglio (nominato prima dei ministri) indica al Capo dello Stato i ministri che devono far parte del governo e poi procede alla nomina. Anche lo scioglimento anticipato delle camere avviene per volere delle stesse, poi il Presidente mette in atto le decisioni. In queste decisioni non interviene un potere discrezionale del Presidente della Repubblica, perché se fosse o uno o l’altro potere discrezionale nei confronti del Capo dello Stato la forma di governo sarebbe un ibrido tra le varie forma ma non sarebbe parlamentare (Art. 87. Sono elencati i poteri del Capo dello Stato, ma di tutti quelli solo pochi spettano realmente a lui). In sintesi gli atti passano nelle mani del Capo dello Stato per essere controllati e di conseguenza rimangono intitolati a quest’ultimo, ma in realtà la sostanza dell’atto è merito delle decisioni delle camere. Parlamento
riflessione alle forze politiche. Ma vi è anche una ragione di fatto, ovvero evitare di approfittare dell’assenza dei parlamentari (visto che è richiesta la maggioranza relativa ed è basata sul voto dei presenti). Rapporto di fiducia ● Voto contrario su una proposta del Governo Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del Governo non comporta obbligo di dimissioni (art. 94.4 Cost.). ● Questione di fiducia Non è disciplinata in Costituzione, ma nei Regolamenti parlamentari. La questione di fiducia può essere posta dal Governo su un’iniziativa che richiede l’approvazione parlamentare: il Governo dichiara che, ove la sua proposta non dovesse essere approvata dal Parlamento, riterrà venuta meno la fiducia della maggioranza e di conseguenza rassegnerà le dimissioni. Attraverso questo strumento il Governo, ponendo l’alternativa secca tra approvazione e crisi di governo, esercita una pressione sulla maggioranza parlamentare. Le crisi di Governo La regola approvata dalla costituzione è che qualsiasi atto approvato dal parlamento, fosse anche contrario alla volontà del governo, non determina la sfiducia nel governo. Quindi se il governo vuole una determinata cosa e il parlamento fa il contrario, non vi è alcun automatismo che determina il venir meno del rapporto fiduciario. Per sfiduciare un governo deve esistere un atto specifico che è la mozione di sfiducia. ● Crisi di governo presentazione delle dimissioni da parte del Governo. ● Crisi parlamentari dovute alla rottura del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento, possono essere determinate dall’approvazione di una mozione di sfiducia, o dalla mancata approvazione della fiducia iniziale, oppure da un voto contrario rispetto ad una iniziativa sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia. In questi casi il Governo è giuridicamente obbligato a presentare le dimissioni al Capo dello Stato. ● Crisi extraparlamentari causate dalle dimissioni volontarie del Governo, per una crisi politica all’interno della sua maggioranza, o dalle dimissioni del Presidente del Consiglio, che determinano la cessazione dalla carica dell’intero Governo. Nell’esperienza repubblicana, le crisi di governo sono state quasi tutte extraparlamentari, dovute ad una rottura degli accordi tra i partiti che davano vita alla maggioranza e al Governo. Non si è mai avuta una crisi di governo dovuta all’approvazione di una mozione di sfiducia. Solo in quattro casi le dimissioni del Governo sono state determinate dalla mancata concessione della fiducia iniziale. Solo in due casi la crisi è stata determinata dalla votazione negativa sulla questione di fiducia posta dal Governo (due Governi Prodi, 1998 e 2008). Le crisi extraparlamentari sono state dunque la regola: per ragioni tendenzialmente politiche atte ad evitare profonde crisi all’interno dei partiti Scioglimento Camere