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DIRITTO ROMANO...., Sintesi del corso di Istituzioni di Diritto Romano

Riassunto Istituzioni di Diritto Romano-Serrao

Tipologia: Sintesi del corso

2013/2014

Caricato il 18/03/2014

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DIRITTO ROMANO
LA SOCIETA’ GENTILIZIA (età precivica)
La società gentilizia è l’organizzazione più antica formatasi dal IX sec. a. C. sino al IV sec. a. C.,
è la prima fondazione composta dalla gens (la gente).
La gens è formata da tutti coloro che hanno lo stesso nome (Es. i Valerii, gli Horatii) e lo stesso
sangue, quindi si nasceva già gentili non vi era la possibilità di diventarvi.
Inizialmente vivevano sui colli romani (principalmente sul Palatino e sul Campidoglio) si
presentano come piccoli villaggi non aventi vera struttura urbana e la cui comunità è costituita da
uno o più gruppi sociali autonomi.
I gentili sono un insieme di persone formatosi per esigenze di sicurezza, a scopo difensivo, per
fronteggiare le razzie e unirsi conto il nemico. Ogni gens ha la sua divinità e i suoi culti. (I sacra
gentilicia con la nascita della civitas diventeranno sacra publica.)
Per quanto riguarda l’aspetto politico, l’ordinamento gentilizio era basato sui mores, ovvero
regole di comportamento da seguire all’interno del gruppo.
Nelle gens non c’era un capo famiglia, non vi era un pater gens,( mentre per la familia proprio iure
e communi iure c’è il pater familias ,capo famiglia).
Essi conserveranno la propria individualità all’interno di Roma.
I GRUPPI SOCIALI NELLE XII TAVOLE
Le XII tavole vengono emanate nel VI sec. a.C., nell’età repubblicana, da una comunità di 10 saggi
chiamati DECEMVIRI, i quali avevano il compito di emanare delle regole di comportamento
all’interno della comunità, e quindi di mettere per iscritto le regole comuni da rispettare.
Le norme venivano fatte imparare a memoria dai bambini già dal primo anno di scuola.
Oggi facciamo riferimento a due tipi di successione:
- TESTAMENTARIA (ATTO DI ULTIMA VOLONTA’): scritta di proprio pugno e
stabilisce a chi bisogna trasmettere i propri beni,
- SUCCESSIONE LEGITTIMA: in assenza di testamento, regolamentata dalla legge,
quindi sulla base di una norma, si stabilisce chi sono gli eredi.
Per i romani non esistevano queste due possibilità, o si sceglieva l’una o l’altra via.
Nelle XII tavole c’erano due norme che stabilivano l’ordine dei successibili a chi muore senza
aver fatto testamento :
TAB. 5.4 (TABULA): la norma stabiliva che a chi è morto senza aver fatto testamento (intestato), e
senza lasciare eredi (suus heres= figlio) , quindi non si trova un erede, succedono, prendono il
patrimonio i parenti più vicini (adgnati proximi = rapporto di parentela in linea maschile) , quelli
più prossimi.
TAB. 5.5. : Se non vi sarà un agnato, prenderanno il patrimonio i gentili.
Qui si mette in risalto una delle caratteristiche della gens, ovvero che tutti i gentili hanno diritto ad
acquisire il patrimonio in quanto non essendo un gruppo a struttura compatta e quindi nel campo
della parentela gentilizia non vi sono gradi tutti sono posti sullo stesso piano, a differenza della
familia proprio iure e communi iure che invece la successone avviene per gradi.
Il fatto che fra i gentiles non vi sono gradi, significa che mancavano di un capo naturale, di un
capostipite comune.
Infatti, a differenza del nostro matrimonio monogamico, tra la gens c’era un matrimonio
esogamico, quindi erano delle forme matrimoniali collettive o per classi. Ovvero tutti i maschi di
un gruppo si sposavano con tutte le donne dell’altro gruppo, ne conseguiva che tutti i figli avevano
madre certa ma non poteva essere individuato il pater, il padre biologico, ed è per questo motivo
che non vi è un pater gens, si rileva solo la parentela femminile.
LA STRUTTURA ECONOMICA DELLA GENS
Per quanto riguarda i modi di appropriazione e di sfruttamento dei beni e principalmente della
terra e degli animali, l’uso del termine proprietà, come “proprietà privata”, varia a seconda del
periodo storico a cui si fa riferimento. Questa concezione andò mutando man mano che si passò
da un’economia semplicemente pastorale ad un economia agricola intensiva. Infatti i gentili per
affermare che una cosa gli appartenesse utilizzavano la parola “mia”.
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DIRITTO ROMANO

LA SOCIETA’ GENTILIZIA (età precivica) La società gentilizia è l’organizzazione più antica formatasi dal IX sec. a. C. sino al IV sec. a. C ., è la prima fondazione composta dalla gens (la gente). La gens è formata da tutti coloro che hanno lo stesso nome (Es. i Valerii, gli Horatii) e lo stesso sangue , quindi si nasceva già gentili non vi era la possibilità di diventarvi. Inizialmente vivevano sui colli romani (principalmente sul Palatino e sul Campidoglio) si presentano come piccoli villaggi non aventi vera struttura urbana e la cui comunità è costituita da uno o più gruppi sociali autonomi. I gentili sono un insieme di persone formatosi per esigenze di sicurezza, a scopo difensivo, per fronteggiare le razzie e unirsi conto il nemico. Ogni gens ha la sua divinità e i suoi culti. (I sacra gentilicia con la nascita della civitas diventeranno sacra publica.) Per quanto riguarda l’aspetto politico, l’ordinamento gentilizio era basato sui mores , ovvero regole di comportamento da seguire all’interno del gruppo. Nelle gens non c’era un capo famiglia, non vi era un pater gens,( mentre per la familia proprio iure e communi iure c’è il pater familias ,capo famiglia). Essi conserveranno la propria individualità all’interno di Roma.

I GRUPPI SOCIALI NELLE XII TAVOLE Le XII tavole vengono emanate nel VI sec. a.C., nell’età repubblicana, da una comunità di 10 saggi chiamati DECEMVIRI, i quali avevano il compito di emanare delle regole di comportamento all’interno della comunità, e quindi di mettere per iscritto le regole comuni da rispettare. Le norme venivano fatte imparare a memoria dai bambini già dal primo anno di scuola. Oggi facciamo riferimento a due tipi di successione :

  • TESTAMENTARIA (ATTO DI ULTIMA VOLONTA’): scritta di proprio pugno e stabilisce a chi bisogna trasmettere i propri beni,
  • SUCCESSIONE LEGITTIMA : in assenza di testamento, regolamentata dalla legge, quindi sulla base di una norma, si stabilisce chi sono gli eredi. Per i romani non esistevano queste due possibilità, o si sceglieva l’una o l’altra via. Nelle XII tavole c’erano due norme che stabilivano l’ordine dei successibili a chi muore senza aver fatto testamento : TAB. 5.4 (TABULA): la norma stabiliva che a chi è morto senza aver fatto testamento ( intestato ), e senza lasciare eredi (suus heres= figlio) , quindi non si trova un erede, succedono, prendono il patrimonio i parenti più vicini ( adgnati proximi = rapporto di parentela in linea maschile ) , quelli più prossimi.

TAB. 5.5. : Se non vi sarà un agnato, prenderanno il patrimonio i gentili.

Qui si mette in risalto una delle caratteristiche della gens, ovvero che tutti i gentili hanno diritto ad acquisire il patrimonio in quanto non essendo un gruppo a struttura compatta e quindi nel campo della parentela gentilizia non vi sono gradi tutti sono posti sullo stesso piano, a differenza della familia proprio iure e communi iure che invece la successone avviene per gradi. Il fatto che fra i gentiles non vi sono gradi, significa che mancavano di un capo naturale , di un capostipite comune. Infatti, a differenza del nostro matrimonio monogamico, tra la gens c’era un matrimonio esogamico, quindi erano delle forme matrimoniali collettive o per classi. Ovvero tutti i maschi di un gruppo si sposavano con tutte le donne dell’altro gruppo, ne conseguiva che tutti i figli avevano madre certa ma non poteva essere individuato il pater, il padre biologico, ed è per questo motivo che non vi è un pater gens, si rileva solo la parentela femminile.

LA STRUTTURA ECONOMICA DELLA GENS Per quanto riguarda i modi di appropriazione e di sfruttamento dei beni e principalmente della terra e degli animali , l’uso del termine proprietà , come “proprietà privata”, varia a seconda del periodo storico a cui si fa riferimento. Questa concezione andò mutando man mano che si passò da un’ economia semplicemente pastorale ad un economia agricola intensiva. Infatti i gentili per affermare che una cosa gli appartenesse utilizzavano la parola “mia”.

Il rapporto che legava la gens alla terra è l’ appartenenza. La struttura economica delle gens si basa sull’appropriazione e lo sfruttamento collettivo del suolo. Tutti hanno gli stessi diritti, quindi tutti potevano coltivare tutto, non vi era distinzione ne frazionamento del terreno, per questo verrà definita proprietà collettiva.

LA CLIENTELA I clienti sono coloro che non fanno parte delle gentes, sono persone libere e non schiavi. Nelle società gentilizia con il termine clientes si indicava uno status giuridico e un vero rapporto di dipendenza. La clientela sorgeva nel momento in cui uno straniero chiedeva, all’interno di un gruppo, lavoro ricevendo in cambio sostentamento e protezione sottomettendosi così al potere della gens, nasceva così un rapporto fiduciario o fides Questo rapporto basato sulla fiducia può avere diverse forme:

  • VERTICALE perché c’è un rapporto gerarchico , tra patrono-cliente. Nel caso in cui il patrono o il cliente avesse infranto questo rapporto di fiducia, di fides, veniva messo dalla società al di fuori della comunità e chiunque poteva ucciderlo senza essere punito (sacertà).
  • ORIZZONTALE perché si trovano sullo stesso piano , non vi è un rapporto gerarchico. I sodales sono gruppi di amici, di giovani che appartengono al clan dei gentili si trovano tutti sullo stesso piano. Essi sono gruppi di pressione, hanno un ruolo eversivo rispetto a la gens, perché razziano i terreni vicini per arricchire il proprio gruppo, per approvvigionarli.

PACTA E DELICTA Fra i gruppi gentilizi potevano crearsi rapporti di pace , derivati da necessità comuni di difesa, di espansione, e rapporti di guerra , nati da un’offesa che un gruppo faceva ad un altro. I rapporti di pace nascevano da accordi fondati sulla reciproca fiducia. Quindi da qui ne conseguiva un pactum****. I pacta (il patto) si fondavano quindi sulla fides. Mentre per quanto riguarda i rapporti di guerra che insorgevano fra due gruppi, per l’offesa prodotta dal componente di una gens al componente dell’altra gens, veniva chiamato delicta (delitti), erano gli atti illegali, i torti. Per esempio se un componente di una gens uccide il componente dell’altra gens, chi ha subito il torto si recava dalla comunità del colpevole (ne rispondono tutti) e poteva chiedere di farsi consegnare il colpevole (consegnare a noxae) o di pagare. Nel caso in cui non avessero accettano una di queste condizioni (né consegnare il colpevole, né pagare) nasce questo rapporto di belligeranza.

LA NASCITA DELLA CIVITAS I gruppi di gens che inizialmente vivevano sulle montagne (X – IX sec. a. C. ), per esigenze di protezione, con la nascita del sinecismo cittadino (più gruppi decidono di unirsi per regioni difensive) cominciarono a spostarsi verso l’ansa del Tevere (VIII). Grazie alla posizione del Tevere (vicino all’isola Tiberina) e alla possibilità di attraversarlo facilitò lo sviluppo dei traffici commerciali, quindi vi fu una maggior affluenza di merci, di persone che provenivano dall’altra sponda del Tevere (dall’Etruria) per scambiare i loro prodotti o per trovare lavoro e protezione. Si passò così da un economia basata sulla pastorizia alla coltivazione dei fondi. Con la trasformazione economica, e quindi con l’estensione dell’area coltivabile e la formazione di un comunità più compatta , vi fu la necessità di una maggiore protezione, così per difendersi da attacchi esterni erigono delle mura, dando vita alla civitas. La parola città in latino può essere tradotta come :

  • URBES
  • CIVITAS L’ urbs ha una caratterizzazione spaziale , cioè una città delimitata dai confini , ovvero quello che si trova all’intero delle mura è considerata città. La civitas è il sentirsi parte di una comunità unica. Infatti la gens che inizialmente si trovava all’interno delle mura sono urbs solo successivamente diventeranno civitas. Gli spazi comuni sono spazi di collettività dove ancora ognuno mantiene le proprie abitudini individuali.

Vi sono tre tipi di servitù prediali :

  • Se un carro doveva passare su un fondo altrui per arrivare alla via principale, doveva chiedere il permesso al “proprietario” dell’altro fondo, ed è qui che nasce questo rapporto si servitù, poiché c’è un fondo dominate A e un fondo servente B. Lo scopo della servitù prediale è un mezzo per assicurare il miglior utilizzo del proprio fondo.
  • Le richiesta di drenare acqua da un fiume che scorreva su un fondo altrui allo scopo di irrigare i propri campi.
  • Servitù degli edifici , ovvero per impedire di oscurare la finestra del vicino, quindi che non entri luce, non potevano essere innalzati piani più alti, per questo motivo che venivano costruite case tutte con un solo piano. Soltanto con l’inurbamento si cominceranno ad edificare le insule , edifici a più piani. Le res mancipi potevano essere trasferite solo attraverso la mancipatio , il quale è un sistema solenne.

Gai 1.119 la mancipatio nasce nel momento della vendita e serve a trasferire un bene da un soggetto all’altro. E’ un istituto proprio romano, è un diritto civile della comunità romana che non può essere esteso agli stranieri, la vendita può avvenire solo tra cittadini romani. Per la vendita si ha bisogno di 5 testimoni, essi hanno la funzione di testimoniare, di confermare, nel caso una delle parti contesta la vendita, di una bilancia (libripens) dove da una parte viene messa in modo fittizio la cosa da vendere e dall’altra parte le monete, le due parti (venditore e acquirente) e le cose da scambiare. Le parti prima di fare la vendita devono accordarsi sul prezzo. La garanzia della vendita è a carico del venditore , perché al momento della vendita l’acquirente non ha i mezzi per sapere con certezza se ciò che sta comprando è realmente di proprietà del venditore, per esempio nel caso della vendita di uno schiavo se vi è l’ evizione, ovvero si presenta un terza persona che reclama lo schiavo perché di sua proprietà, il venditore dovrà risarcire il compratore per il torto subito.

Le res nec mancipi sono tutte quelle cose utilizzate all’interno della famiglia, come gli utensili, le proprie armi, e possono essere trasferite attraverso il passaggio materiale del bene , attraverso un tradizio, dietro il pagamento del prezzo.

LA CITTA’ DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA PATRIZIO-PLEBEA

Inizialmente il potere della comunità era gestito da un consiglio di anziani, chiamati patres (padri), i quali non erano altro che i pater familias delle principali gentes, al quale poi fu dato il nome di Senato. I patres erano espressione della società gentilizia. La prima fase della monarchia latina va dal 753 a.C. fino al 616 a.C. (VIII sec. a.C. VII sec. a.C.) anni in cui regnarono i prima quattro re di Roma (Romolo - Numa Pompillio – Tullio Ostilio e Anco Marzio) i quali non erano altro chi i patres delle gentes scelti dagli stessi. Il popolo e il Senato riconobbero la necessità di eleggere un unico leader politico, il rex. Il rex era sommo capo politico, militare e religioso, in quanto fiduciario dei patres, i quali lo consigliavano durante il suo mandato. La sua carica era vitalizia , ma non ereditaria. Alla sua morte i poteri tornavano ai patres, finché non vi sarà l’investitura del nuovo rex.

Durante questo primo periodo le popolazioni erano divise in curie, una forma di frammentazione governativa formata da una parte della comunità. Uno dei luoghi più importante dove si riunivano le gentes ( i gentili) erano i comizi curiati (riunione delle comunità). Essi sono espressione della comunità gentilizia. Ciascuna curia equivale ad una gentes. In questi comizi si prendevano le decisioni più importante. Essi erano anche espressione militare, l’esercito cittadino aveva scopo difensivo e offensivo.

La seconda fase della monarchia , detta anche fase etrusca, poiché gli ultimi tre Re di Roma furono etruschi (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), ebbe inizio dal 616 a.c. fino al 509 a.C. (VII sec. a.C. fino al VI sec. a.C.). Gli Etruschi era un popolo stanziatosi nell’Italia centrale, prevalentemente in Toscana e nel Lazio, per scopi espansionistici ed economici attaccò il popolo romano e vincendo alcune guerre con i latini, riuscirono ad insediarsi a Roma. Nella fase della monarchi etrusca i re venivano imposti, il popolo non ha la possibilità di sceglierlo. Adesso il rex non è più il fiduciario delle comunità gentilizie ma è l’espressione di una comunità cittadina unitaria. Infatti l’obiettivo dei re etruschi era quello di ridimensionare il ruolo dei plebei (della gens). Con la monarchia etrusca vi sono due nuovi elementi fondamentali:

  • l’ imperium del rex
  • la costituzione centuriata

Il rex è dotato di imperium , ovvero è il potere sovrano fondamentale dello stato romano che si unisce al potere militare, il potere politico e il potere giurisdizionale. Egli inoltre crea la norma nel momento in cui l’applica, ovvero al momento del verificarsi del fatto.

Con Servio Tullio (578 a.C. – 535 a. C.) vennero costituite le centurie ( unità amministrative). Mentre prima c’erano le curie, legate ad appartenenza gentilizia, con l’introduzione delle centurie, tutti possono farvi parte, sia i patrizi che i plebei, dando così la possibilità a tutti di partecipare alla gestione della comunità. Per stabilire in quale centuria una persona doveva essere collocata , a quale centuria appartenere, si utilizzava il criterio del censio, e non più quello del sangue, ovvero sulla base di quello che un cittadino romano guadagnava. L’ordinamento centuriato serviva per legiferare, per stabilire le norme da adottare all’interno della comunità. Questi comizi hanno una doppia funzione:

  • adottare provvedimenti per le comunità in pace;
  • adottare provvedimenti per le comunità in guerra: i cittadini che facevano parte di una determinata centuria, nel caso fosse stata indotta una guerra, erano chiamati a combattere. Con la riforma attuata da Servio Tullio adesso l’esercito poteva contare anche sull’aiuto dei plebei. Le centurie si riunivano nei comizi centuriati. Ogni centuria esprime un voto, indipendentemente da quante persone ne facevano parte. L’ordinamento centuriato era composto da:
  • 18 centurie di cavalieri (soltanto loro possedevano i cavalli per combattere, il resto della popolazione facevano parte della fanteria) esclusi dalle classi di censio ;

modo che tutti potessero leggere e sapere a cosa si andava in contro nel caso non fossero state rispettate. (Le XII tavole non sono un codice esaustivo, perché basato sui pareri dei giuristi romani) Con le XII tavole si stabilivano:

  • il rapporto di fides viene modificato a favore dei plebei, come nel caso in cui solo il patrono incorre alla sacertà (diverso da quello che era stato stabilito dalla gentes);
  • i sodales non potevano più assumere un ruolo eversivo nei confronti della comunità, verrà ridimensionato;
  • nascita di un testamento, nelle XII tavole c’è una norma che si occupa del testamento, perché prima solo i patrizi potevano farlo, così i plebei chiedono a decemviri di fare una norma che permettesse anche ai plebei di fare testamento.

LA SECONDA REPUBBLICA Nel 376 a. C. , durante la seconda Repubblica i patrizi e i plebei (arricchiti) che facevano parte della classe nobilitas cominciarono ad avere esigenze politiche comuni. Espressione di queste esigenze sono le leggi Lecinie-Sestie , tre leggi che stabilivano:

1. norma sui debiti : stabiliva che se i plebei avessero avuto dei debiti, avrebbero avuto la possibilità di rateizzare il debito, fu una norma a favore della plebe più povera; 2. limite degli agri (fondi): ovvero vennero limitati i modi di appartenenza degli ager. Ogni pater poteva avere solo 7 iugeri di terra (equivalente ad un orto che circondava la casa), quindi erano i soli iugeri di cui un singolo poteva disporre. Gli agri occupatori erano delle terre strappate al nemico durante le conquiste, che successivamente diventavano ager publicus, perché erano dell’intera civitas romana. Questi ager publicus potevano essere coltivati da tutti per il proprio sostentamento, li potevano coltivare fino a quando non sarebbero morti, ma i pater non potevano trasferirli ai figli come eredità ( poiché disponevano solo dei 7 iugeri assegnatigli). Infatti le leggi Lecinie.Sestie posero un limite sullo spazio da coltivare, non bisognava superare il limite stabilito dalla legge, in modo che tutti avevano la possibilità di coltivare un parte dell’ager. Nel caso in cui questo limite fosse stato superato, l’unica sanzione a cui andavano in contro era il biasimo morale da parte di tutti gli altri (era una sanzione pestante, in quanto importante per quanto riguardo l’orgoglio dei cittadini romani) 3. Console plebeo : venne stabilito che uno dei due consoli doveva essere plebeo, poiché anche se prima non vi era nessuna legge che lo vietasse non erano mai stati eletti, così per far si che questa possibilità fosse messa in atto venne emanata una norma. Potevano diventare consoli solo i plebei arricchiti.

Nel 366 a.C. dopo queste leggi i patrizi richiedono una nuova carica costituzionale, i pretores (i pretori). I pretori servono a gestire l’attività giurisdizionale (è la natura del diritto), è un magistrato che si occupa di regolamentare i rapporti tra i privati. Il pretore dura in carica un anno, è un collega stretto del console, è dotato di imperium, perché ha un ruolo creativo, perché crea le norme. Nel 287 con la legge Hortensia (dopo la seconda separazione dei plebei sul Gianicolo) su proposta di un dittatore plebeo, i plebisciti furono dichiarati validi ed obbligatori per tutti i cittadini , quindi con questa legge si ha l’equiparazione tra patrizi e plebei. Editto del Pretor:. la raccolta degli schemi di azione tramandate da pretore a pretore.