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Diritto Romano: Esercizi e Testi - Prof. Navarra, Appunti di Diritto Romano

Testi dei giuristi romani contenuti nel Digesto

Tipologia: Appunti

2013/2014

Caricato il 23/03/2014

francygiammy
francygiammy 🇮🇹

4.5

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1
STORIA E ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO (A-L)
TESTI
(I SEMESTRE)
1) Ulp. D.1.1.1.2. Huius studii duae sunt positiones, publicum et privatum. Publicum ius est quod ad statum
rei Romanae spectat, privatum quod ad singulorum utilitatem.
I punti di vista di questo studio sono due, il pubblico e il privato. Il diritto pubblico è quello che riguarda
l’assetto della “cosa pubblica” romana, il (diritto) privato (è) quello che (riguarda) l’interesse dei singoli.
2) Ulp. D. 1.1.1 pr.-1. Iuri operam daturum prius nosse oportet, unde nomen iuris descendat. est autem a
iustitia appellatum: nam, ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi. 1. Cuius merito quis nos
sacerdotes appellet: iustitiam namque colimus et boni et aequi notitiam profitemur, aequum ab iniquo
separantes, licitum ab illicito discernentes, bonos non solum metu poenarum, verum etiam praemiorum
quoque exhortatione efficere cupientes, veram nisi fallor philosophiam, non simulatam affectantes.
È opportuno che chi sta per dedicarsi al diritto in primo luogo conosca da dove deriva il nome di diritto. Ora,
(il diritto) è così chiamato da giustizia: infatti, come Celso correttamente definisce, il diritto è l’arte del
buono e dell’equo. 1. Del quale a ragione qualcuno potrebbe chiamarci sacerdoti: infatti, coltiviamo la
giustizia e professiamo la conoscenza del buono e dell’equo, separando l’equo dall’iniquo, distinguendo il
lecito dall’illecito, desiderando rendere buoni (gli uomini) non solo con la paura delle pene, ma anche con
l’incentivo dei premi, aspirando, se non mi sbaglio, a una filosofia vera, non apparente.
3) Ulp. D. 1.1.10 pr. Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. 1. Iuris praecepta
sunt haec: honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere.
La giustizia è la volontà costante e perpetua di attribuire a ciascuno il suo diritto. (1) I precetti del diritto
sono questi: vivere onestamente, non ledere altri, attribuire a ciascuno il suo.
4) Pomp. D. 50.16.239.6. "Urbs" ab urbo appellata est: urbare est aratro definire. ()
Urbs’ è stata così denominata da urbo: urbare è tracciare i confini con l’aratro. (…)
5) Gell. 13.14.1-2: (...) ‘Pomerium’ quid esset, augures populi Romani, qui libros de auspiciis scripserunt,
istiusmodi sententia definierunt: Pomerium est locus intra agrum effatum per totius urbis circuitum pone
muros regionibus certeis determinatus, qui facit finem urbani auspicii. Antiquissimum autem pomerium,
quod a Romulo institutum est, Palati montis radicibus terminabatur. Sed id pomerium pro incrementis
reipublicae aliquotiens prolatum est (…)
Gli auguri del popolo romano, che scrissero i libri sugli auspici, definirono cosa fosse il pomerium in tale
senso: Pomerium è lo spazio di terreno consacrato (dagli auguri) intorno al perimetro dell’intera città dietro
le mura delimitato da determinati confini, che costituisce il limite degli auspici urbani. Il più antico pomerio,
che è stato stabilito da Romolo, finiva ai piedi del monte Palatino. Ma quel pomerio, per gli incrementi della
res publica, fu spostato più volte (…).
6) CIC., top. 6.28: Gentiles sunt inter se qui eodem nomine sunt (…)
Gentiles sono coloro i quali fra di loro hanno lo stesso nome (…).
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STORIA E ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO (A-L)

TESTI

(I SEMESTRE)

  1. Ulp. D.1.1.1.2. Huius studii duae sunt positiones, publicum et privatum. Publicum ius est quod ad statum rei Romanae spectat, privatum quod ad singulorum utilitatem.

I punti di vista di questo studio sono due, il pubblico e il privato. Il diritto pubblico è quello che riguarda l’assetto della “cosa pubblica” romana, il (diritto) privato (è) quello che (riguarda) l’interesse dei singoli.

  1. Ulp. D. 1.1.1 pr.-1. Iuri operam daturum prius nosse oportet, unde nomen iuris descendat. est autem a iustitia appellatum: nam, ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi. 1. Cuius merito quis nos sacerdotes appellet: iustitiam namque colimus et boni et aequi notitiam profitemur, aequum ab iniquo separantes, licitum ab illicito discernentes, bonos non solum metu poenarum, verum etiam praemiorum quoque exhortatione efficere cupientes, veram nisi fallor philosophiam, non simulatam affectantes.

È opportuno che chi sta per dedicarsi al diritto in primo luogo conosca da dove deriva il nome di diritto. Ora, (il diritto) è così chiamato da giustizia: infatti, come Celso correttamente definisce, il diritto è l’arte del buono e dell’equo. 1. Del quale a ragione qualcuno potrebbe chiamarci sacerdoti: infatti, coltiviamo la giustizia e professiamo la conoscenza del buono e dell’equo, separando l’equo dall’iniquo, distinguendo il lecito dall’illecito, desiderando rendere buoni (gli uomini) non solo con la paura delle pene, ma anche con l’incentivo dei premi, aspirando, se non mi sbaglio, a una filosofia vera, non apparente.

  1. Ulp. D. 1.1.10 pr. Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. 1. Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere.

La giustizia è la volontà costante e perpetua di attribuire a ciascuno il suo diritto. (1) I precetti del diritto sono questi: vivere onestamente, non ledere altri, attribuire a ciascuno il suo.

  1. Pomp. D. 50.16.239.6. "Urbs" ab urbo appellata est: urbare est aratro definire. ( )

Urbs ’ è stata così denominata da urbo : urbare è tracciare i confini con l’aratro. (…)

  1. Gell. 13.14.1-2: (...) ‘Pomerium’ quid esset, augures populi Romani, qui libros de auspiciis scripserunt, istiusmodi sententia definierunt: Pomerium est locus intra agrum effatum per totius urbis circuitum pone muros regionibus certeis determinatus, qui facit finem urbani auspicii. Antiquissimum autem pomerium, quod a Romulo institutum est, Palati montis radicibus terminabatur. Sed id pomerium pro incrementis reipublicae aliquotiens prolatum est (…)

Gli auguri del popolo romano, che scrissero i libri sugli auspici, definirono cosa fosse il pomerium in tale senso: Pomerium è lo spazio di terreno consacrato (dagli auguri) intorno al perimetro dell’intera città dietro le mura delimitato da determinati confini, che costituisce il limite degli auspici urbani. Il più antico pomerio, che è stato stabilito da Romolo, finiva ai piedi del monte Palatino. Ma quel pomerio, per gli incrementi della res publica , fu spostato più volte (…).

  1. CIC., top. 6.28: Gentiles sunt inter se qui eodem nomine sunt (…)

Gentiles sono coloro i quali fra di loro hanno lo stesso nome (…).

  1. Fest. s.v. ‘Parricidi quaestores’: Parricidi quaestores appellabantur, qui solebant creari causa rerum capitalium quaerendarum. Nam parricida non utique is, qui parentem occidisset, dicebatur, sed qualecumque hominem indemnatum. Ita fuisse indicat lex Numae Pompili regis his composita verbis: ‘Si qui hominem liberum dolo sciens morti duit, paricidas esto’.

Erano denominati quaestores parricidi coloro che di solito erano nominati per indagare sui crimini capitali. Infatti parricida era detto non soltanto colui che avesse ucciso il genitore, ma anche (colui che avesse ucciso) un qualunque uomo non condannato. Così mostra che fosse una legge del re Numa Pompilio, composta di queste parole: ‘Se qualcuno uccide consapevolmente con volontà un uomo libero, paricidas esto ’.

  1. Marcell. D. 11.8.2: Negat lex regia mulierem, quae praegnas mortua sit, humari, antequam partus ei excidatur: qui contra fecerit, spem animantis cum gravida peremisse videtur.

Una legge regia vieta che una donna, che sia morta incinta, sia seppellita prima che le sia distaccato il feto: chi avrà fatto al contrario sembra che abbia fatto morire con la puerpera la speranza di una creatura.

  1. Cic., de re pub. 2.12.23: ... cum prudenter illi principes novam et inauditam ceteris gentibus interregni ineundi rationem excogitaverunt, ut quoad certus rex declaratus esset, nec sine rege civitas nec diuturno rege esset uno ... 24 ... nostri illi etiam tum agrestes viderunt virtutem et sapientiam regalem, non progeniem quaeri oportere.

Allora quegli ottimati saggiamente escogitarono l'interregno, originale e sconosciuto agli altri popoli, affinché, fino a quando non si fosse dichiarato un re stabile, la città non restasse senza un re né ci fosse un solo re durevole… 24. ... i nostri antenati invece, malgrado la loro rusticità, compresero che occorreva cercare virtù e saggezza di un re, non progenie.

  1. Liv. 1.8.7 ... Centum creat senatores, sive quia is numerus satis erat, sive quia soli centum erat qui creari patres possent. Patres certe ab honore patriciique progenies eorum appellati.

(Romolo) nomina cento senatori, sia perché tale numero era sufficiente, sia perché erano soltanto cento quelli che potevano essere nominati senatori. Certamente furono chiamati patres per l’onore e i loro discendenti (furono chiamati) patrizi.

  1. Fest. s.v. 'Curia': .... curiae ... sunt hae, in quas Romulus populum distribuit, numero triginta ...

Curie ... sono quelle nelle quali Romolo distribuì il popolo in numero di trenta ….

  1. Fest. s.v. ‘Sacer mons ’ … homo sacer is est, quem populus iudicavit ob maleficium; neque fas est eum immolari, sed, qui occidit, parricidi non damnatur; nam lege tribunicia primus cavetur, ‘si quis eum, qui eo plebei scito sacer sit, occiderit, parricida ne sit’ …

… è homo sacer colui che il popolo ha condannato per un crimine; non è fas che lui sia immolato, ma chi lo uccide non sarà condannato per parricidio; infatti nella prima legge tribunizia è stabilito (che) ‘ se qualcuno ucciderà colui che è sacer per plebiscito, non sia parricida’ …

Ma dopo alcuni anni, non bastando quel pretore per la gran quantità anche di stranieri che veniva in città, fu creato anche un secondo pretore, che fu detto peregrino appunto perché amministrava la giustizia per lo più tra gli stranieri.

  1. GAI 1.1. Omnes populi, qui legibus et moribus reguntur, partim suo proprio, partim communi omnium hominum iure utuntur: nam quod quisque populus ipse sibi ius constituit, id ipsius proprium est vocaturque ius civile, quasi ius proprium civitatis; quod vero naturalis ratio inter omnes homines constituit, id apud omnes populos peraeque custoditur vocaturque ius gentium, quasi quo iure omnes gentes utuntur. ( )

Tutti i popoli, che sono retti da leggi e costumi, utilizzano, in parte il diritto loro proprio, in parte il diritto comune a tutti gli uomini: infatti, ciò che ciascun popolo stabilisce per sé come diritto, quello è suo proprio e si chiama diritto civile, come se diritto proprio della città; invece ciò che una ragione naturale ha stabilito fra tutti gli uomini, quello è custodito ugualmente presso tutti i popoli e si chiama diritto delle genti, come se tutte le genti facciano uso di quel diritto. (...)

  1. Pomp. D. 1.2.2.17: Post deinde cum census iam maiori tempore agendus esset et consules non sufficerent huic quoque officio, censores constituti sunt.

Quando poi si dovette fare il censimento, richiedendosi ormai maggior tempo e non essendo i consoli in grado di adempiere anche tale ufficio, si crearono i censori.

  1. Liv. 2.8.1. Latae deinde leges, non solum quae regni suspicione consulem absolverent, sed quae adeo in contrarium verterent ut popularem etiam facerent; inde cognomen factum Publicolae est. 2. Ante omnes de provocatione adversus magistratus ad populum sacrandoque cum bonis capite eius qui regni occupandi consilia inisset gratae in volgus leges fuere.

In seguito furono proposte delle leggi che non solo assolsero il console dal sospetto di aspirare al regno, ma che capovolsero talmente la situazione da renderlo perfino popolare; da ciò il soprannome di «Publicola». 2. Più di tutte furono gradite al popolo la legge sulla provocatio ad populum contro i magistrati e quella sulla consacrazione agli dei della persona e dei beni di chi progettasse di impossessarsi del regno.

  1. Liv. 3.55.4. Aliam deinde consularem legem de provocatione, unicum praesidium libertatis, decemvirali potestate eversam, non restituunt modo, sed etiam in posterum muniunt sanciendo novam legem, (5) ne quis ullum magistratum sine provocatione crearet; qui creasset, eum ius fasque esset occidi, neve ea caedes capitalis noxae haberetur.

Quindi, (i consoli Valerio e Orazio) non solo ripristinarono la legge consolare sulla provocatio ( ad populum ), unico presidio della libertà, abolita dal potere decemvirale, ma la rafforzarono per l’avvenire, facendo approvare una nuova legge (5) affinché non si creasse un qualche magistrato esente da provocatio ; chi lo avesse creato sarebbe stato ucciso secondo il diritto umano e divino e quell’uccisione non sarebbe stata ritenuta un delitto capitale.

  1. Liv. 10.9.3. Eodem anno M. Valerius consul de provocatione legem tulit diligentius sanctam. Tertio ea tum post reges exactos lata est, semper a familia eadem. … 5. Valeria lex cum eum qui provocasset virgis caedi securique necari vetuisset, si quis adversus ea fecisset, nihil ultra quam "improbe factum" adiecit.

Nello stesso anno il console Marco Valerio presentò una legge sulla provocatio più prudentemente provvista di sanzione. Per la terza volta dopo la cacciata dei re tale legge fu presentata, sempre dalla stessa famiglia. … 5. La legge Valeria dopo aver vietato di fustigare e decapitare chi si fosse appellato (al popolo), nel caso in cui qualcuno avesse trasgredito la legge, non aggiungeva nient’altro che (la valutazione di) « improbe factum ».

  1. Res Gestae 34.3. Post id tempus auctoritate omnibus praestiti, potestatis autem nihilo amplius habui quam ceteri, qui mihi quoque in magistratu conlegae fuerunt.

Dopo di allora fui superiore a tutti per auctoritas , ma non ebbi maggiore potestas di quanti mi furono anche colleghi nella magistratura.

  1. Pomp. D. 1.2.2.33 … nam praefectus annonae et vigilum non sunt magistratus, sed extra ordinem utilitatis causa constituti sunt …

… infatti il prefetto dell’annona e il prefetto dei vigili non sono magistrati, ma sono nominati in via straordinaria per ragioni di utilità …

  1. C. 1.26.2. Imp. Alex. A. Restituto. Formam a praefecto praetorio datam, et si generalis sit, minime legibus vel constitutionibus contrariam, si nihil postea ex auctoritate mea innovatum est, servari aequum est. (a. 235)

E’ equo che rimanga in vigore una norma, anche se generale, posta dal prefetto del pretorio, non contraria a leggi o costituzioni imperiali, se poi nulla sia innovato in base alla mia autorità.

  1. P.Giess. 40.1 …. Concedo dunque la cittadinanza romana a tutti gli stranieri che vivono nel territorio romano, restando fermo ogni genere di organizzazione cittadina eccetto quelle dei dediticii. …

  2. Gai 1.14. Vocantur autem peregrini dediticii hi, qui quondam adversus populum Romanum armis susceptis pugnaverunt, deinde victi se dediderunt.

Sono chiamati invece peregrini dediticii, coloro che un tempo, prese le armi, combatterono contro il popolo romano, e dopo essere stati sconfitti, fecero la deditio.

  1. Pomp. D. 1.2.2.1. Et quidem initio civitatis nostrae populus sine lege certa, sine iure certo primum agere instituit omniaque manu a regibus gubernabantur.

Invero, nei primi tempi della nostra città il popolo ebbe a regolarsi senza legge certa, senza diritto certo e tutto era governato autoritariamente dai re.

  1. Pomp. D. 1.2.2.2. Postea … leges quasdam et ipse (sc. Romulus) curiatas ad populum tulit: tulerunt et sequentes reges. quae omnes conscriptae exstant in libro Sexti Papirii … is liber appellatur ius civile Papirianum …

Poi (…) (Romolo) propose al popolo alcune leggi curiate; ne proposero anche i re che gli successero e tutte si contengono scritte nel libro di Sesto Papirio … quel libro è intitolato ‘diritto civile Papiriano’ …

  1. Pomp. D. 1.2.2.3. Exactis deinde regibus …. omnes leges hae exoleverunt iterumque coepit populus Romanus incerto magis iure et consuetudine aliqua uti quam per latam legem, idque prope viginti annis passus est.

Poi, essendo stati cacciati i re, … tutte queste leggi andarono in disuso e il popolo romano cominciò di nuovo a regolarsi più con un diritto incerto e con la consuetudine che con la legislazione, una situazione a cui si adattò per quasi un ventennio.

  1. Pomp. D. 1.2.2.6 (…) lege duodecim tabularum ex his fluere coepit ius civile, ex isdem legis actiones compositae sunt. omnium tamen harum et interpretandi scientia et actiones apud collegium pontificum erant, ex quibus constituebatur, quis quoquo anno praeesset privatis. et fere populus annis prope centum hac consuetudine usus est .(…)

Se poi si chiedesse chi sia veramente da chiamare giureconsulto, io direi colui che è esperto delle leggi e di quelle consuetudini che utilizzano i privati cittadini, e che è in grado sia di dare responsi, sia di redigere schemi processuali e negoziali (…).

  1. Pomp. D. 1.2.2.12. … proprium ius civile, quod sine scripto in sola prudentium interpretatione consistit

… diritto civile in senso stretto, che senza essere scritto consiste nella sola interpretazione dei giuristi …

  1. Pomp. D. 1.2.2.39. Post hos fuerunt Publius Mucius et Brutus et Manilius, qui fundaverunt ius civile. Ex his Publius Mucius etiam decem libellos reliquiyt, Brutus septem, Manilius tre: et extant volumina scripta Manilii monumenta. Illi duo consulares fuerunt, Brutus pretorius, Publius autem Mucius etiam pontifex maximus.

Vennero in seguito Publio Mucio, Bruto e Manilio che dettero le basi al diritto civile. Di questi Publio Mucio ha lasciato anche dieci piccoli libri, Bruto sette e Manilio tre, e ancora ci sono i rotoli scritti dei commentari di Manilio. I primi due sono stati consoli, Bruto pretore e Publio Mucio anche pontefice massimo.

  1. Pomp. D.1.2.2.41. Post hoc Quintus Mucius Publii filius pontifex maximus ius civile primus constituit generatim in libros decem et octo redigendo.

Dopo di loro, Quinto Mucio, figlio di Publio, pontefice massimo, fu il primo a dare assetto al diritto civile, sistemandolo per generi in 18 libri.

  1. Gai., 3.88. nunc transeamus ad obligationes. Quarum summa divisio in duas species diducitur: omnis enim obligatio vel ex contractu nascitur vel ex delicto. (…)

ora passiamo alle obbligazioni. La loro fondamentale divisione si basa su due specie: infatti ogni obbligazione nasce o da contratto o da delitto. (…)

  1. Pomp. D. 1.2.2.43. Servius autem Sulpicius cum in causis orandis primum locum aut pro certo post marcum tullium optineret, traditur ad consulendum quintum mucium de re amici sui pervenisse cumque eum sibi respondisse de iure Servius parum intellexisset, iterum quintum interrogasset et a Quinto Mucio responsum esse nec tamen percepisse, et ita obiurgatum esse a Quinto Mucio: namque eum dixisse turpe esse patricio et nobili et causas oranti ius in quo versaretur ignorare. Ea velut contumelia Servius tactus operam dedit iuri civili et plurimum eos, de quibus locuti sumus, audit ...

Si tramanda che Servio, il primo degli oratori o secondo comunque solo a Marco Tullio, essendo andato a consultare Quinto Mucio circa una questione riguardante un amico e non avendo ben inteso il responso giuridico, avrebbe di nuovo interrogato Quinto, di nuovo tuttavia non comprendendo il parere dato da Quinto Mucio e sarebbe stato pertanto duramente ripreso da Quinto Mucio. E invero gli avrebbe detto che era oltre modo disdicevole che un patrizio, un nobile, un patrocinatore ignorasse quel diritto di cui si occupava; e che Servio, così svergognato, si applicasse al diritto civile e molto studiasse presso coloro di cui si è detto (…).

  1. Pomp. D.1.2.2.10. Eodem tempore et magistratus iura reddebant et ut scirent cives, quod ius de quaque re quisque dicturus esset seque praemunirent, edicta proponebant. quae edicta praetorum ius honorarium constituerunt: honorarium dicitur, quod ab honore praetoris venerat.

In quello stesso tempo anche i magistrati concedevano i diritti e, perché i cittadini sapessero quale diritto ciascuno di loro avrebbe enunciato in ogni campo e si premunissero, emanavano degli editti. Tali editti dei pretori costituirono il diritto onorario: lo si chiama onorario perché deriva dalla carica e dal prestigio del pretore.

  1. Pap. D. 1.1.7.1. Ius praetorium est, quod praetores introduxerunt adiuvandi vel supplendi vel corrigendi iuris civilis gratia propter utilitatem publicam. Quod et honorarium dicitur ad honorem praetorum sic nominatum.

Il diritto pretorio è quello che i pretori introdussero per la pubblica utilità, al fine di esplicare, o di supplire o di correggere lo ius civile. Questo si dice anche onorario, così chiamato dalla carica dei pretori.

  1. Gai 1.2. Constant autem iura populi Romani ex legibus, plebiscitis, senatusconsultis, constitutionibus principum, edictis eorum, qui ius edicendi habent, responsis prudentium.

Il diritto del popolo romano è costituito da leggi, plebisciti, senatoconsulti, costituzioni dei principi,

editti di coloro che hanno lo ius edicendi , responsi dei giuristi.

  1. Pomp. 1.2.2.12. Ita in civitate nostra aut iure, id est lege, constituitur, aut est proprium ius civile, quod sine scripto in sola prudentium interpretatione consistit, aut sunt legis actiones, quae formam agendi continent, aut plebi scitum, quod sine auctoritate patrum est constitutum, aut est magistratuum edictum, unde ius honorarium nascitur, aut senatus consultum, quod solum senatu constituente inducitur sine lege, aut est principalis constitutio, id est ut quod ipse princeps constituit pro lege servetur.

Così nella nostra città o si dispone con il diritto nel senso della legge o si ha diritto civile in senso stretto, che senza essere scritto consiste nella sola interpretazione dei giuristi o si hanno azioni di legge contenenti i mezzi processuali o il plebiscito, fatto indipendentemente da un intervento senatorio o l’editto dei magistrati, dal quale nasce il diritto onorario, o il senatoconsulto, introdotto per sola autorità del senato senza legge, o la costituzione del principe, vale a dire che si osserva come legge ciò che lo stesso principe ha stabilito.

  1. Gai 1.3. Lex est, quod populus iubet atque constituit. Plebiscitum est, quod plebs iubet atque constituit. Plebs autem a populo eo distat, quod populi appellatione universi cives significantur, connumeratis et patriciis; plebis autem appellatione sine patriciis ceteri cives significantur; unde olim patricii dicebant plebiscitis se non teneri, quia sine auctoritate eorum facta essent; sed postea lex Hortensia lata est, qua cautum est, ut plebiscita universum populum tenerent: itaque eo modo legibus exaequata sunt.

La legge è ciò che il popolo comanda e stabilisce. Il plebiscito è ciò che la plebe comanda e stabilisce. Ora, la plebe è distinta dal popolo in questo, che con la parola popolo sono indicati tutti i cittadini, compresi anche i patrizi, con la parola plebe sono indicati, con esclusione dei patrizi, tutti gli altri cittadini; onde un tempo i patrizi dicevano di non essere vincolati dai plebisciti, perché fatti senza la loro approvazione; ma in seguito fu emanata la legge Ortensia, con la quale fu stabilito che i plebisciti vincolassero tutto il popolo: pertanto, in tale maniera, essi furono equiparati alla legge.

  1. Gai 1.4. Senatusconsultum est quod senatus iubet atque constituit, idque legis vicem optinet, quamvis fuerit quaesitum.

Il senatoconsulto è ciò che il senato delibera e statuisce, e ciò fa le veci della legge, sebbene se ne sia discusso.

  1. Gai 1.5. Constitutio principis est quod imperator decreto vel edicto vel epistula constituit. Nec umquam dubitatum est, quin id legis vicem optineat, cum ipse imperator per legem imperium accipiat.

La costituzione del principe è ciò che l'imperatore stabilisce per mezzo di decreto o editto o epistola. Non si è mai dubitato che ciò faccia le veci della legge, poiché lo stesso imperatore riceve il potere per mezzo di una legge.

  1. I. 1.2.8. Responsa prudentium sunt sententiae et opiniones eorum, quibus permissum erat iura condere. Nam antiquitus institutum erat, ut essent qui iura publice interpretarentur, quibus a Caesare ius respondendi datum est, qui iuris consulti appellabantur ( )

I responsi dei giuristi sono i pareri e le opinioni di coloro ai quali era permesso di creare diritto. Infatti anticamente era stabilito che vi fossero coloro che interpretassero pubblicamente il diritto, ai quali tale ius respondendi era stato dato dall’imperatore, e che erano chiamati giureconsulti (…).

  1. Pomp. D. 1.2.2. 49 (…) Et ideo optimus princeps Hadrianus, cum ab eo viri praetorii peterent, ut sibi liceret respondere, rescripsit eis hoc non peti, sed praestari solere et ideo, si quis fiduciam sui heberet, delectari se populo ad espondendum se praepararet

(…) Ma l’ottimo principe Adriano, quando alcuni ex-pretori gli chiesero di avere facoltà di dare responsi, stabilì con un rescritto che ciò si usava non già chiedere, bensì concedere; perciò, se qualcuno aveva tanta fiducia in se stesso, ne era contento, e si preparasse pure a dare responsi al popolo.

  1. Tac. 14.44. …. Habet aliquid ex iniquo omne magnum exemplum, quod contra singulos utilitate publica rependitur.

L’interesse generale riscatta quel che di iniquo ha ogni punizione esemplare di singoli individui.

  1. Pomp. D.1.2.2.47. Post hunc maximae auctoritatis fuerunt Ateius Capito, qui Ofilium secutus est, et Antistius Labeo, qui omnes hos audivit, institutus est autem a trebatio. ex his Ateius consul fuit: Labeo noluit, cum offerretur ei ab Augusto consulatus, quo suffectus fieret, honorem suscipere, sed plurimum studiis operam dedit: et totum annum ita diviserat, ut romae sex mensibus cum studiosis esset, sex mensibus secederet et conscribendis libris operam daret. itaque reliquit quadringenta volumina, ex quibus plurima inter manus versantur. hi duo primum veluti diversas sectas fecerunt: nam Ateius Capito in his, quae ei tradita fuerant, perseverabat, labeo ingenii qualitate et fiducia doctrinae, qui et ceteris operis sapientiae operam dederat, plurima innovare instituit.

Dopo di lui ( Tuberone ) ebbero massima autorità Ateio Capitone, allievo di Ofilio, e Antistio Labeone, che aveva ascoltato tutti questi giuristi ma ebbe a maestro Trebazio. Di essi, Ateio fu console, mentre Labeone, al quale Augusto aveva offerto il consolato come suffectus , rifiutò tale onore, dedicandosi invece tutto agli studi; e divideva l’intero anno tra sei mesi a Roma con gli studiosi e sei mesi ritirato in campagna a scrivere i suoi libri. Lasciò pertanto 400 volumi, molti dei quali vengono consultati. Questi due sono i primi che per dir così fondarono scuole contrapposte; infatti Ateio Capitone si atteneva fedelmente alla tradizione, mentre Labeone, per la qualità dell’ingegno e per fiducia nella propria cultura e dottrina, per aver anche studiato altre discipline, ebbe a innovare molte cose.

  1. Paul. D. 50.17.1. Regula est, quae rem quae est breviter enarrat. Non ex regula ius sumatur, sed ex iure quod est regula fiat. ...

La regula , è quella che brevemente espone la cosa in questione. Non sia desunto il diritto dalla regula , ma dal diritto risulti ciò che è regula. (....)

  1. Iav. D. 50.17.202. Omnis definitio in iure civili periculosa est: parum est enim ut non subverti posset.

Nello ius civile ogni definizione è pericolosa: infatti è difficile che non possa essere rovesciata.