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Dispense Didattica speciale e pedagogia speciale
Tipologia: Dispense
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Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in Percorso formativo per il conseguimento di 24 CFU (D.M. 616/2017 ) DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE 6 CFU PROF. FRANCESCO PELUSO CASSESE Indice CFU 1 Modulo 1 Introduzione CFU 1 Modulo 2 Metodologia della comunicazione CFU 2 Modulo 3 L’apprendimento CFU 2 Modulo 4 La relazione educativa CFU 3 Modulo 5 Storia dell'educazione speciale CFU 3 Modulo 6 Disabilità Sensoriali CFU 4 Modulo 7 Disabilità Intellettive CFU 4 Modulo 8 L’attenzione e i suoi disturbi CFU 5 Modulo 9 Disturbo dello spettro autistico CFU 5 Modulo 10 Disturbi Specifici dell'Apprendimento CFU 6 Modulo 11 DSA – Sviluppo del Linguaggio e problematiche connesse
Modulo 1
Introduzione
Quanti studenti, in generale affetti da disabilità – certificati - sono inseriti nelle scuole italiane? E a quali settori di BES afferiscono? Secondo i dati del MIUR (2015), l‟incidenza degli alunni con disabilità sul totale degli alunni, è passata dall‟1,6% dell‟A.S. 2000/2001 al 2,4% dell‟A.S. 2009/ ed successivamente al 3,1 del 2014/2015. Dai dati della pubblicazione emerge pertanto che negli ultimi dieci anni gli alunni con disabilità sono aumentati del 45%, divenendo, nella sola scuola statale, oltre 180.000 (oltre 200.00 se consideriamo anche la scuola non statale). In più, «l‟incremento del numero complessivo di alunni con disabilità, oltre ad essere assai variegato per regione e provincia, interagisce con fenomeni di crescita o decrescita della popolazione scolastica complessiva, pure assai diversificata a livello regionale. Così, per esempio, in Friuli V.G., gli alunni con disabilità crescono del doppio (+ 24%) rispetto al totale degli alunni (+ 12%). In alcune regioni, all‟aumento degli alunni con disabilità corrisponde una diminuzione del totale degli alunni. In Sicilia, per esempio, se gli alunni con disabilità, negli anni presi in esame, crescono del 41%, il totale degli alunni diminuisce del 7%» (MIUR, 2011, p. 15). La situazione regionale è abbastanza diversificata in ragione del numero medio di alunni senza disabilità in rapporto a ogni alunno con disabilità, nella scuola statale, relativamente all‟A.S. 2012/2013. Ma si ricordi che tale dato è fortemente dipendente dal numero delle certificazioni , che variano da regione a regione, poiché in alcune realtà ci sono maggiori resistenze culturali alla certificazione.
Modulo 2
Metodologia della comunicazione.
La metodologia della comunicazione, sia formativa sia educativa e anche didattica, si colloca nell’ambito delle SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, prima definite PEDAGOGIA (disciplina che ha come oggetto di studio l’educazione in tutti i suoi aspetti) ed oggi definite anche SCIENZE DELLA FORMAZIONE. La comunicazione in tale ambito ha come finalità l’arte dell’insegnamento ed implica la presenza di una figura di livello professionale, un istruttore, un insegnante, ecc…, che ha lo scopo di trasferire informazioni a fini didattici. Il bisogno di comunicare è innato e la comunicazione avviene sempre, arrivando ad esprimersi anche nel silenzio. Saper dunque comunicare in modo efficace diventa una priorità per l'uomo ed obiettivo didattico fondamentale. La scuola deve permettere il confronto tra stili di pensiero e strategie comunicative differenti, promuovendo la comprensione del linguaggio verbale e non verbale nelle sue diverse forme, favorendo il processo di negoziazione tra gli interlocutori, il problem solving e il brain storming. Il docente diventa leader, mediatore nel processo di costruzione della conoscenza: interviene ad esempio attraverso la riformulazione degli enunciati, sapendo soprattutto proporre le giuste domande e attivare le strategie migliori per attirare l'attenzione sugli argomenti-obiettivo. Saper comunicare in forma efficace assicura inoltre sicurezza ed autostima, aree di intervento considerate anche per la scuola obiettivi formativi, significa anche aprire la persona alla comprensione dell'altro, stimolando empatia e capacità di assumere punti di vista diversi: prevenzione verso la discriminazione da una parte e acquisizione di spirito critico dall'altra. Bombardati in ogni parte dalla sovrabbondanza
dell'informazione, da troppe immagini e troppi suoni, anche la scuola deve farsi promotrice di conoscenza delle dinamiche sottese alla comunicazione di massa, di come oggi dietro ogni scelta comunicazionale, di tipo pubblicitario o propagandistico, vi sia uno studio attento del target a cui deve arrivare il messaggio e dei frame mentali che questo usa per leggere ciò che gli viene presentato, costruiti in base ad esperienza e cultura. In altri termini filtri, attribuzioni di significato, originati dal rapporto con il contesto di appartenenza. Essere consapevoli delle regole alla base della comunicazione di massa, in un periodo storico in cui essa ha grande impatto e pervade le coscienze, modificando i modi stessi di concepire la comunicazione, significa saper scegliere, saper leggere tra le righe, avere spirito critico ed essere più liberi. Questo può avvenire a scuola mediante l'attivazione di una forma di scambio comunicativo che miri a sollevare domande legittime più che a dare risposte. Formare i ragazzi sui nuovi linguaggi della comunicazione sociale aiuta ad arricchire di nuovi strumenti creativi il loro potenziale espressivo, in funzione di una comunicazione più consapevole e chiara, per trasmettere ciò che si è e rispondere in modo più puntuale alle richieste dell'ambiente. Per il docente conoscere le regole della comunicazione in genere, verbale e non verbale, diventa strumento per capire meglio i feedback dei destinatari del suo messaggio. Avvicinarsi alle modalità comunicative dei nuovi linguaggi diventa acquisizione di strumenti motivanti per i giovani e di modalità espressive vicine alle nuove generazioni, facendo partire la loro costruzione della conoscenza da riferimenti espressivi noti. Come un buon pubblicitario, il docente è chiamato inoltre a conoscere il suo target, a partire dal suo bagaglio di conoscenze e modalità percettive, per costruire il suo percorso educativo. I soggetti che si relazionano in uno scambio comunicativo possono trasmettere informazioni, convenevoli o in modo più impegnativo, competenze, abilità o valori. La relazione a sua volta fornisce il significato dello scambio, specifica cioè di che tipo di scambio si tratta, se tra colleghi ad esempio o tra alunno e insegnante, ecc.. La comunicazione formativa, didattica, per esempio implica una relazione di tipo complesso, cioè tra soggetti che non sono sullo stesso livello. La relazione così
destinatari dispongano del bagaglio culturale (di decodifica verbale e iconica, di abilità operative e strumentali, ecc.) indispensabile per accogliere il messaggio. La comunicazione può essere distinta in verbale e non verbale, nel primo caso, il veicolo, il canale della comunicazione è il linguaggio, la parola. Nel secondo caso il canale della comunicazione sono i gesti, gli atteggiamenti, ecc.., tutto ciò che non è parola. Questi due canali o metodi comunicativi non possono considerarsi mutuamente autoescludentisi. In una qualsiasi comunicazione interpersonale, il più delle volte si è in presenza di entrambe le forme comunicative, verbale e non verbale. In alcuni contesti, come nella didattica si privilegia il canale verbale, la parola come mezzo, anche se non unico o esclusivo. La comunicazione verbale può essere esaminata per mezzo delle seguenti discipline:
oratoria intesa come l’arte di saper ben parlare; retorica intesa come l’arte di saper ben parlare utilizzando artifici tecnici; dialettica intesa nel suo significato filosofico di saper ragionare e interpretare
L’oratoria e la retorica hanno un elemento in comune che è la persuasione, cioè la necessità di persuadere usando una comunicazione verbale più o meno pomposa, più o meno sofisticata. La retorica rappresenta l’arte del parlare bene, ossia la teoria della tecnica oratoria. Il suo scopo è di sfruttare al massimo le potenzialità della parola, attraverso il ricorso ad opportuni accorgimenti ed artifici espressivi, mimici, stilistici, topici e dialettici, al fine di indurre a persuasione l’ascoltatore 3. La persuasione è un processo o il risultato di un processo teso ad indurre un potenziale interlocutore a riconoscere la verità di una determinata idea o la convenienza di un certo comportamento. Platone, filosofo greco (427/347 a.C.) considerava la dialettica come un tipico processo logico, un modo di argomentare che è stato anche definito “il metodo del caso contrario”: qualcuno propone una tesi, il passo successivo consiste nel trovare
23 B. Vertecchi, 1999B. Vertecchi, 1999, La didattica: parole e idee- Dizionario di didattica, Paravia, Torino, pag. 215. , La didattica: parole e idee- Dizionario di didattica , Paravia, Torino, pag.
un caso contrario (antitesi), la riconciliazione di tesi e antitesi produce una sintesi, che diviene essa stessa una tesi ad un livello più avanzato. E’ possibile, pertanto, attribuire al termine dialettica il significato di arte del ragionare attraverso il dialogo e attraverso la confutazione, quindi ogni affermazione deve essere resa valida attraverso la sua confutazione, verificando i suoi opposti e le sue contraddizioni. Il fine della dialettica è pertanto quello di persuadere ad una tesi attraverso l’interpretazione. Una ulteriore distinzione riguarda la comunicazione spontanea e intenzionale. La prima si riferisce ad una comunicazione priva di secondi fini o di scopi, diciamo generalmente imprevista e non programmata, la comunicazione intenzionale, invece, poiché prevista e programmata si basa su scopi e fini da raggiungere. Il caso più classico di una comunicazione intenzionale è quello di un insegnante che tiene una lezione a degli allievi: è ovvia l’intenzionalità della comunicazione ed è altrettanto ovvia sia la sua previsione che la programmazione degli argomenti da trattare. Resta comunque il fatto che è pur sempre una classificazione relativa, dato che i due tipi, come peraltro già visto per i casi di comunicazione verbale e non verbale, non si autoescludono, anzi si può certamente affermare che una comunicazione che nasce come spontanea, se protratta nel tempo, può diventare intenzionale e viceversa circolarmente, trasformandosi continuamente da un tipo all’altro tipo. Pertanto solo nel momento iniziale della comunicazione se ne può intuire la sua spontaneità od intenzionalità. Non è vero che la comunicazione didattica, essendo la classica comunicazione intenzionale, azzera la spontaneità e viceversa, perché nella formazione i soggetti devono essere anche liberi di esprimersi4.
Componenti e struttura della comunicazione interpersonale.
Al fine di definire gli elementi di una qualsiasi comunicazione interpersonale ci si avvale delle teorie dello studioso di linguistica Roman Jakobson che nella sua opera,
(^4) formativa, supporto testuale all’ipertesto omonimo, pag. 4.F. Dubla, 1999,Corso sugli elementi fondamentali della Didattica e della Metodologia della Comunicazione
Rumore e Ridondanza
Il rumore e la ridondanza sono i due fattori, individuati da Jakobson6, che possono interferire con la corretta comprensione del messaggio da parte del ricevente. Il rumore è l’interferenza o la distorsione del segnale, legate ad un difetto del contatto, imputabili dunque al canale. Il rumore costituisce un elemento importante della comunicazione poiché può provocare una deformazione del messaggio in senso quantitativo, ossia una perdita d’informazione, o in senso qualitativo introducendo elementi non chiari nel messaggio e quindi alterandolo. Quantitativo -Rumore (disturbo, distorsione) (perdita di informazione) Qualitativo- (fraintendimento) La ridondanza è invece definita come la misura della ripetizione di informazioni in un messaggio attraverso più significanti. In condizioni ottimali di comunicazione la parte ridondante del messaggio può essere eliminata senza perdita di informazione. Rappresenta, quindi, la ripetizione di uno stesso concetto anche con parole diverse, e più precisamente il numero di messaggi analoghi inclusi in un discorso. La ridondanza può essere intesa negativamente come appesantimento di discorsi poveri di contenuti reali, dal punto di vista invece della didattica può essere generalmente intesa come positiva laddove ce ne sia un efficace utilizzo da parte dell’insegnante in grado di ben impiegarla.
codifica feedback decodifica
6 Jakobson R., 1958, Linguistica e poetica, in R. Jakobson, 1966, Saggi di linguistica generale , Feltrinelli, Milano.
Nello schema sopra esposto, sono presenti tutti gli elementi fondamentali della comunicazione interpersonale analizzati dallo stesso Jakobson, infatti, ritroviamo l’emittente, il messaggio, il ricevente. Sono altresì sottolineate le funzioni svolte dai soggetti della comunicazione e cioè la codifica svolta dall’emittente, la di decodifica svolta dal ricevente; un codice, scelto dall’emittente per la codifica del messaggio da trasmettere, che deve essere conosciuto dal ricevente e quindi condiviso e un contesto inteso come ambiente in cui la comunicazione ha luogo. Un nuovo elemento è posto in evidenza: Il feed back (la reazione, ovvero la risposta diretta a quanto è stato comunicato) fu un principio originariamente utilizzato nell'ambito della cibernetica. Esso consiste nel far sì che le informazioni relative ad un processo in corso ne consentano l’immediata ristrutturazione ai fini del raggiungimento dei suoi stessi obiettivi. Per feed back si intende una comunicazione retroattiva, vale a dire la condizione in cui il ricevente si rende soggetto attivo, non ascoltando più passivamente, fa sì che la comunicazione ritorni all’emittente. Possiamo definire due tipi di feed back:
-feed back positivo -feed back negativo
Il feed back è positivo quando l’interlocutore risponde positivamente nella stessa direzione degli stimoli che ha ricevuto. Il feed back si definisce negativo quando l’interlocutore non risponde (caso peggiore possibile, in quanto denuncia la totale passività) o risponde in una direzione diversa dagli stimoli ricevuti. All’interno dei due tipi di feed back troviamo un ulteriore possibile classificazione:
-feed back cognitivo -feed back emotivo
fondamentale per l’uomo fin dalla prima infanzia, avendo origine dal bisogno fisico, sociale, strumentale e psicologico di interagire con gli altri, per scambiare informazioni, per veicolare, attraverso messaggi espressivi di tipo mimico - gestuali, la propria personalità, oppure per regolare i comportamenti propri e altrui. Saper comunicare in modo efficace rispetto all’interlocutore e alle diverse situazioni è annoverabile dunque tra le prime espressioni dell’abilità psicosociale umana. Se la necessità di poter comunicare è innata, la scuola deve strutturare ambienti adatti ad offrire occasioni in cui gli alunni possano esercitare ed affinare questa abilità, avvalendosi anche del confronto con strategie e stili di pensiero diversi, promuovendo attività di comprensione e uso del linguaggio verbale e non verbale nella sua varietà di forme. Saper creare o decifrare un messaggio in maniera esatta, implica tenere in allenamento il pensiero in modo che sia efficiente, che sia in grado di produrre in maniera flessibile nuove strutture cognitive nell’ambito sia della fantasia sia della razionalità, sapendo modificare rapidamente anche quelle già esistenti. Una comunicazione efficace richiede inoltre che il pensiero, nella velocità, non faccia errori. “ Lo sviluppo della capacità di comunicazione efficace può considerarsi dunque parallelo allo sviluppo cognitivo. La comunicazione efficace, inoltre, rappresenta un’abilità fondamentale anche riguardo la crescita del bambino, poiché il suo sviluppo “garantisce un maggior senso di sicurezza personale e aumenta la libertà dell’individuo.” 9 Il saper esprimersi con efficacia “consente non soltanto l’espressione delle proprie opinioni ma anche dei propri bisogni e paure. Essa si realizza, inoltre, ascoltando con interesse le argomentazioni altrui, mostrandosi disponibili nei confronti dei sentimenti degli altri, valorizzandone le abilità e mostrandosi propositivi ed empatici.”^10 La comunicazione in classe, per le influenze di tipo cognitivo che essa determina, si riallaccia alla comprensione del pensiero dell’altro, favorendo la costruzione di una teoria della mente, il consolidamento della metacognizione e la capacità di assumere
9 Boda G., 2005, Life skills: la comunicazione efficace , Carocci, Roma, p. 16 10 Boda G., 2005, Life skills: la comunicazione efficace , Carocci, Roma, p. 16
diversi punti di vista. La discussione in classe è dunque anche un invito all’empatia, altra abilità psicosociale fondamentale che implica il saper mettersi nei panni dell’altro, richiamando il nesso con la capacità di attribuire all’altro una mente autonoma. Essa ha una fondamentale importanza sociale e va valorizzata dalla scuola come educazione all’uguaglianza, prevenzione verso discriminazioni e pregiudizi, accettazione del diverso e formazione interculturale. “La mia idea è che il dibattito e la negoziazione, purché perseguiti apertamente, siano nemici dell’egemonia, che sia legata al genere, alla razza, all’origine etnica, alla religione o alla pura forza bruta.”^11 Aprire discussioni in classe, accrescendo le abilità prosociali, facilita così anche l’incontro con le diversità, sprona i bambini ad aprirsi ad esse e a capirle. L’empatia, che permette di poter venire a conoscenza di altre interpretazioni della realtà, mettendosi, appunto, nei panni degli altri e guardando il mondo dal loro punto di vista, è connessa anche con lo sviluppo del pensiero relativizzante, con la ricerca dei punti di vista, con lo spirito critico, abilità e competenze favorevoli alla crescita del pensiero e dell’immaginazione. Comincia a diventare ora più chiaro il quadro dei legami tra competenze relazionali e sociali da una parte, ed ambito cognitivo dall’altro. Emerge sempre più chiaramente quanto ambiente-contesto ed individuo si influenzino in modo reciproco tanto da affermare che esiste una fitta rete di scambi tra socialità, cognizione, aspetti emotivi e relazionali.
Abilità comunicative in classe (apprendere e interagire)
“La comprensione in classe viene promossa tramite la discussione e la collaborazione, il bambino viene incoraggiato a esprimere meglio le sue idee per poter attuare un incontro con le menti di altri che possono avere dei punti di vista diversi”^12 Si è visto quanto la comunicazione sia importante per l’uomo, ma non è raro
11 Boda G., 2005, Life skills: la comunicazione efficace , Carocci, Roma, p. 16 12 Zucchermaglio C., Pontecorvo C., Interazione sociale e apprendimento nei contesti educativi , in Livia Sempio O. e Marchetti A. (a cura di),1995, Il pensiero dell’altro , Cortina , Milano,
processo si allena il bambino alla riflessione riguardo le proprie conoscenze e le personali strategie che adopera per risolvere i problemi, per indurlo poi a riordinare e ridefinire ciò che conosce. Le idee che nascono dal gruppo attivano infatti processi di negoziazione e di compromesso, dal momento che stimolano a costruire insieme e condividere il significato da dare alle diverse situazioni, esperienze umane e saperi. Poter discutere in classe promuove, inoltre, la consapevolezza che esistono diverse interpretazioni della realtà e diverse modalità con le quali essa viene narrata. La discussione mette in moto processi di consapevolezza sulle diverse modalità di interpretare la realtà e di “narrarla”, aprendo gli occhi sulla relatività del sapere. Due spiegazioni “contrastanti ma ugualmente ragionevoli dello «stesso» evento”, ad esempio, aiutano a “chiederci come sia possibile che due osservatori abbiano potuto «vedere» le stesse cose mentre avvenivano per poi riportare storie così diverse su quello che è successo. In quest'ottica anche il disaccordo riveste il ruolo fondamentale di stimolo per l'attivazione di strategie argomentative, ai fini appunto di superare il disaccordo stesso. Può infatti capitare che le proprie interpretazioni o versioni narrative della realtà siano in contraddizione con ciò che affermano gli altri o a quello che emerge in seguito. Anche questo serve ad avere consapevolezza su quanto vi sia un margine di relatività implicito nel concetto di sapere. Inoltre il bisogno pragmatico di convincere gli altri sulla propria linea di pensiero si aggiunge e coopera con la necessità di chiarificazioni richieste dall’insegnante in una situazione di discussione guidata. Il bambino a cui viene rivolta un’obiezione, soprattutto da un compagno più competente, in qualche modo riceve un supporto cognitivo al proprio pensiero, perché l’esplicitazione che egli è costretto a dare delle proprie asserzioni, unitamente alla presa in esame delle argomentazioni proposte dagli altri, ha la funzione di sostenere il discorso e il pensiero. Il bambino è tenuto a chiarire e giustificare il proprio punto di vista, chiarendo e persuadendo gli altri attraverso legami tra cause ed effetti, tra azioni e stati mentali, tra fatti conosciuti. Si ha uno sviluppo positivo del ragionamento nel momento in cui i bambini non restano legati alle esperienze personali, ma associano al loro pensiero nuovi elementi e nuove relazioni, ad un livello sempre più alto, fino al punto in cui le proprie riflessioni
vengono riorganizzate. Tale modalità di ragionamento cooperativo è messo in pratica da diverse forme conversazionali, come la concatenazione di frasi o la cooperazione nel completamento di una frase, che presume una certa intimità comprovata dal fatto che si sta pensando alla stessa cosa. Diverse sono le modalità che rispondono al concetto di costruzione con gli altri del pensiero- dialogo. Ad esempio si può avere una discussione efficace a livello didattico educativo anche usando una serie di ellissi che rendono le frasi incompiute, ma il fatto che il discorso procede dimostra che è comunque avvenuto un completamento implicito. Altre volte l’argomento suggerito da un interlocutore viene recuperato per essere integrato o trasformato: questa modalità mostra palesemente che sta avendo luogo una condivisione di significati, che si sta realizzando la compenetrazione tra soggetto e contesto delineata da Bruner. Lo scambio comunicativo efficace in classe non è un processo che si sviluppa “naturalmente”, ma esige un lento percorso dove insegnanti e alunni considerano il presupposto di mettere in discussione in parte i loro ruoli. A livello discorsivo avviene “una contrattazione spesso complessa tra i partecipanti, in cui è indispensabile procedere a un’analisi puntuale dei meccanismi sottostanti al discorso per capire come l’insegnante possa portare avanti il suo discorso, quali sono le sue strategie e come sono accolti i segnali dello studente per portarli ad un livello superiore attraverso un processo di reciproca appropriazione. ” 16 Il bambino ha la possibilità, attraverso il dialogo, di conoscere le regole di costruzione del linguaggio e di alcune capacità particolari del pensiero come quella argomentativa; il docente, invece, attraverso i contenuti del bambino, riformula il proprio pensiero, il proprio sapere e le personali strategie comunicative. Nella pratica discorsiva il docente attua costantemente una vera e propria negoziazione tra il livello già raggiunto dagli alunni e quello da lui prefissato, accogliendo quello che dice il bambino e appropriandosene, nel senso letterale del termine, “come se” fosse stato prodotto in funzione dello scopo che l’insegnante ha in mente. L’insegnante, quindi, in tale discussione guidata raffigura l’elemento regolatore dell’apprendimento, quel sostegno esterno che opera
16 Pontecorvo C., Discutere, argomentare e pensare a scuola. L’adulto come regolatore dell’apprendimento , in Pontecorvo C., Ajello A. M., Zucchermaglio C., op. cit, p. 93
cognitivo.
Modulo 3
L’apprendimento
Il termine apprendimento si riferisce al cambiamento di un individuo in seguito ad una situazione sperimentata ripetutamente. L’esperienza quindi è una condizione necessaria che permette al singolo individuo di adattarsi alle molteplici e mutevoli richieste dell'ambiente. I due principali approcci teorici che si sono interessati molto allo studio dell’apprendimento sono il comportamentismo e il cognitivismo. Il comportamentismo sostiene che individuo si limiti a registrare in modo passivo l’ambiente che lo circonda e che quindi l’apprendimento non è altro che una copia fedele di ciò che si sperimenta. Il cognitivismo invece, sostiene che il soggetto interviene attivamente sull’ambiente attraverso l’utilizzo di particolari processi cognitivi quali, la percezione, la memoria, l’attenzione, ecc… alla base vi è quindi un complesso processo di elaborazione, che implica la modificazione di strutture cognitive che non necessariamente si esprimono in comportamenti espliciti.
Apprendimento e intelligenza
In ambito didattico non è possibile e non è permesso affermare che un allievo sia poco intelligente. Tale affermazione deriva dalla seguente definizione: l’intelligenza è una capacità potenziale, cioè una possibilità che tutti possiedono e che permette lo sviluppo apprenditivo. I comportamenti nuovi che si manifestano in un soggetto, rappresentano il prodotto di un apprendimento, mentre le modificazioni comportamentali sono spiegate come tendenze innate a fornire certe risposte. Intelligenza: termine estremamente fluido e controverso, di per sé irriducibile entro i confini di una definizione soddisfacente, che accenna, in linea generale, ad una particolare capacità di adattamento mentale a situazioni nuove. Dunque intelligenza è