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Didattica e neuroscienze, Appunti di Didattica Pedagogica

Ottimi riassunti per sostenere l'esame dididattica e neuroscienze del professor Peluso.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 14/06/2019

francesca09
francesca09 🇮🇹

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DIDATTICA E NEUROSCIENZE
Prof.ssa Francesco Peluso
MODULO 1 – ORIGINE E SVILUPPI DELLE NEUROSCIENZE COGNITIVE.
1.1La neurodidattica.
La neurodidattica è quella scienza che studia i meccanismi con cui la mente ed il sistema nervoso permettono l’apprendimento legata alle neuroscienze cognitive che
si occupano dei fenomeni mentali complessi. Esse studiano i “problemi di ricerca sollecitati dall’istruzione”. La neurodidattica viene immaginata come l’intersezione
tra componenti quali: PSICOLOGIA (Mind) processi mentali responsabili di cognizione, apprendimento e comportamento; PEDAGOGIA- DIDATTICA
(Education) – studia insegnamento e formazione nelle sue diverse componenti; NAUROSCIENZE (Neuroscience) – studio riguardante lo sviluppo del cervello con
la sua evoluzione, strutture e funzioni nei suoi aspetti inscindibili.
Il processo di apprendimento e lo sviluppo della conoscenza si strutturano tramite un profondo ed inestricabile intreccio che è vincolato alla morfologia stessa del
cervello, dei neuroni e delle sinapsi che lo compongono. Diventa fondamentale comprendere quali contributi può fornire l’approccio della neurodidattica e di quali
temi può occuparsi. Un grande apporto è DIDATTICA SPECIALE, a sua volta importante nella DIDATTICA GENERALE E DISCIPLINARE. Quest’ultima ha
almeno 4 aree di ricerca e intervento:
Studio dell’apprendimento e dei suoi fattori;
L’ambiente di apprendimento dove vediamo l’importanza dell’organizzazione del setting;
L’organizzazione del curricolo, riflettere sulle modalità di apprendimento per singole discipline, oppure prediligere una didattica per contenuti o quali
strumenti e tecnologie risultano maggiormente appropriati per quel tipo di apprendimento.
Altro aspetto importante nel rapporto tra: APPRENDIMENTO, EMOZIONI E CORPO => le emozioni rappresentano un timone per guidare il nostro giudizio e le
nostre azioni. Il presupposto originario, per il quale il nostro cervello si è evoluto. Le emozioni rappresentano il mezzo principale attraverso il quale il cervello
elabora il valore da attribuire alle informazioni che derivano dai canali sensoriali. Nell’epoca dei BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES) è necessario ripensare la
didattica secondo queste prospettive di riflessione. L’attenzione nella scuola è rivolta sempre più spesso a problematiche di tipo logico-razionale che non tengono
conto delle componenti cognitive-corporee-emotive-relazionali (COMPETENZE CROSS MODALI) indispensabili per favorire l’apprendimento degli allievi. Le
attività del corpo plasmano, costruiscono apprendimenti e tutto ciò avviene attraverso le emozioni.
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DIDATTICA E NEUROSCIENZE

Prof.ssa Francesco Peluso

MODULO 1 – ORIGINE E SVILUPPI DELLE NEUROSCIENZE COGNITIVE.

1.1La neurodidattica.

La neurodidattica è quella scienza che studia i meccanismi con cui la mente ed il sistema nervoso permettono l’apprendimento legata alle neuroscienze cognitive che si occupano dei fenomeni mentali complessi. Esse studiano i “problemi di ricerca sollecitati dall’istruzione”. La neurodidattica viene immaginata come l’intersezione tra componenti quali: PSICOLOGIA (Mind) – processi mentali responsabili di cognizione, apprendimento e comportamento; PEDAGOGIA-DIDATTICA (Education) – studia insegnamento e formazione nelle sue diverse componenti; NAUROSCIENZE (Neuroscience) – studio riguardante lo sviluppo del cervello con la sua evoluzione, strutture e funzioni nei suoi aspetti inscindibili.

Il processo di apprendimento e lo sviluppo della conoscenza si strutturano tramite un profondo ed inestricabile intreccio che è vincolato alla morfologia stessa del cervello, dei neuroni e delle sinapsi che lo compongono. Diventa fondamentale comprendere quali contributi può fornire l’approccio della neurodidattica e di quali temi può occuparsi. Un grande apporto è DIDATTICA SPECIALE, a sua volta importante nella DIDATTICA GENERALE E DISCIPLINARE. Quest’ultima ha almeno 4 aree di ricerca e intervento:

  • Studio dell’apprendimento e dei suoi fattori;
  • L’ambiente di apprendimento dove vediamo l’importanza dell’organizzazione del setting;
  • L’organizzazione del curricolo, riflettere sulle modalità di apprendimento per singole discipline, oppure prediligere una didattica per contenuti o quali strumenti e tecnologie risultano maggiormente appropriati per quel tipo di apprendimento.

Altro aspetto importante nel rapporto tra: APPRENDIMENTO, EMOZIONI E CORPO => le emozioni rappresentano un timone per guidare il nostro giudizio e le nostre azioni. Il presupposto originario, per il quale il nostro cervello si è evoluto. Le emozioni rappresentano il mezzo principale attraverso il quale il cervello elabora il valore da attribuire alle informazioni che derivano dai canali sensoriali. Nell’epoca dei BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES) è necessario ripensare la didattica secondo queste prospettive di riflessione. L’attenzione nella scuola è rivolta sempre più spesso a problematiche di tipo logico-razionale che non tengono conto delle componenti cognitive-corporee-emotive-relazionali (COMPETENZE CROSS MODALI) indispensabili per favorire l’apprendimento degli allievi. Le attività del corpo plasmano, costruiscono apprendimenti e tutto ciò avviene attraverso le emozioni.

Le nostre menti non sarebbero quello che sono se non fosse per l’azione reciproca di corpo e cervello. Il cervello ed il resto del corpo costituiscono un organismo non dissociabile. L’organismo interagisce con l’ambiente come un insieme. I processi fisiologici che noi chiamiamo “mente” derivano dall’insieme strutturale e funzionale piuttosto che dal solo cervello.

Le recenti teorie sullo sviluppo cognitivo si fondano su un concetto sistemico di apprendimento e le neuroscienze descrivono il cervello come un sistema complesso in cui le esperienze e le relazioni con l’ambiente modificano strutture e funzioni. Uno degli obiettivi delle neuroscienze cognitive ha come oggetto di studio gli aspetti più sofisticati del nostro comportamento, il processo di naturalizzazione della cognizione o intelligenza sociale consistente nella comprensione della natura dei processi neurali che regolano le relazioni interpersonali, l’INTERSOGGETTIVITA’.

Come possiamo interpretare ed applicare in classe i risultati delle neuroscienze?

Le neuroscienze cognitive e con esse la neurodidattica si occupa della: comprensione delle basi neurali e delle rappresentazioni mentali, la scoperta dei makers neurali di rischio educativo, sviluppare piani di ricerca pedagogica neurocognitiva con strategie di intervento.

1.2Cervello (sistema nervoso centrale): neuroni e comunicazione neurale.

Il compito delle neuroscienze è quello di spiegare il comportamento in termini di attività del cervello. È fondamentale capire le basi biologiche della conoscenza ed i processi mentali attraverso cui noi percepiamo, agiamo, impariamo (apprendiamo) e ricordiamo.

Cosa sono le cellule nervose? Sono l’elemento primario del nostro cervello, il quale è un sistema complesso di parti interconnesse di queste cellule: I NEURONI. Sono un sistema complesso caratteristico del sistema nervoso formati da un corpo cellulare, da ramificazioni riceventi chiamati DENDRITI e dal NEURITE o ASSONE che si estende per distanze variabili e che funge da porta di comunicazione con le altre cellule attraverso strutture chiamate SINAPSI.

CORPO CELLULARE (cell body) => contente gli enzimi, le strutture biochimiche necessarie al mantenimento dell’economia cellulare;

DENDRITI => struttura ramificata a forma di albero e rappresentano i punti di raccolta delle informazioni dove altre cellule sensitive ed altri neuroni entrano in contatto trasmettendo messaggi chimicamente ed elettricamente;

ASSONE => è la via di comunicazione dove il segnale integrato, ottenuto sommando l’attività di dendriti, passa ad un altro neurone,. Questa via chiamata anche coda del neurone è protetta da una Guaina : GUAINA MIELINICA;

PUNTI DI GIUNZIONE => posti al termine degli assoni si chiamano SINAPSI e trasmettono il segnale chimicamente attraverso i cosiddetti neurotrasmettitori.

  • TELENCEFALO => parte più sviluppata ed è quella che assolve alle funzioni più complesse come il linguaggio, i movimenti volontari, l’apprendimento, la soluzione dei problemi e la capacità di giudizio, formato da Sistema limbico, gangli della base, Corteccia cerebrale. La sua parte anteriore è divisa in: emisfero destro (percezione) e emisfero sinistro (linguaggio).

Altra caratterizzazione: CORTECIA CEREBRALE => circonda gli emisferi come la corteccia di un albero – le pieghe prendono il nome di scissure e si dividono in 4 lobi: BLOBO FRONTARE, LOBO PARIETALE, LOBO TEMPORALE, LOBO OCCIPITALE.

1.4Stati della Mente.

Le rappresentazioni sono processi attivi e dinamici che portano ulteriori attivazioni neurali. Le emozioni svolgono un ruolo centrale nel determinare uno stato della mente che può collegare fra loro elementi distintivi dei processi neurali, cosi i circuiti cerebrali creano pattern di attivazione che corrispondono a simboli (rappresentazioni).

La combinazione di attivazioni specifiche crea uno stato della mente unico e che pattern di attivazione si ripetono nel tempo e possono venire fissati nel cervello ed avere una maggior probabilità di essere successivamente riattivati. Le nostre vite emergono da stati mentali di pattern attivati essendo estremamente sensibili alle interazioni sociali.

1.5Rappresentazioni (stati della mente) ed esperienza soggettiva.

Le rappresentazioni possono contenere informazioni che si riferiscono a molte cose diverse. PINKER -> divide le rappresentazioni in 4 gruppi principali:

  • Immagini visive formate da mosaici (o pattern bidimensionali)
  • Rappresentazioni fonologiche (sequenze lineari di sillabe)
  • Rappresentazioni grammaticali (nomi, verbi, frasi, ecc.)
  • Linguaggio delle idee (mentalese)

La mente può generare codici per oggetti, parole e altre entità complesse.

Altri ricercatori invece tre forme di rappresentazioni:

  • SENSORIALI-PERCETTIVE: informazioni che si riferiscono a sensazioni legate a input che provengono dal mondo esterno, dal nostro corpo o dal nostro cervello. I dati sensoriali derivano dall’ambiente comprendono immagini, suoni, odori, sensazioni gustative e tattili. Le sensazioni interne includono stati i movimenti del corpo. Le rappresentazioni sensoriali siano associate a un grado minimo di elaborazione e categorizzazione. Corrispondono alla definizione di SIMBOLI (entità che contengono informazioni su altre entità diverse da se stesse). Alcuni le considerano direttamente correlate agli stimoli da cui prendono origine. Le rappresentazioni pre-simboliche svolgono un ruolo centrale nell’influenzare tutti gli altri aspetti del processing delle informazioni.
  • CONCETTUALI: noi possiamo essere consapevoli di avere sensazioni o percezioni, ma non essere in grado di descriverle verbalmente. Queste forme di consapevolezza sono simboli sensoriali e percettivi che vengono considerati rappresentazioni pre-linguistiche. Rappresentano le interazioni con il mondo e con gli altri. Queste rappresentazioni concettuali non sono verbali e formano le strutture basilari dei nostri pensieri, delle nostre credenze e intenzioni e di alcuni aspetti dei nostri ricordi espliciti.
  • LINGUISTICHE: racchiudono informazioni che riguardano sensazioni, percezioni, concetti e categorie all’interno di segnali sociali chiamate parole. Le parole stesse hanno proprietà fisiche definite. Il linguaggio umano permette la condivisione dei processi di elaborazione delle informazioni. Questa capacità innata ci ha consentito di creare una storia culturale e di trasmettere le nostre conoscenze di generazione in generazione superando i confini di spazio e tempo che separano le menti di due persone. Il processing delle informazioni avviene spesso in maniera automatica.

1.6La coscienza diversamente considerata dagli emisferi.

Emisfero Sinistro => è il centro del processing logico, linguistico, lineare. PENSARE.

Emisfero Destro => consci di sensazioni o immagini. Le espressioni facciali, non verbali. Mette in rilievo la “realtà”, contiene le informazioni che riguardano gli stati interni degli altri.

RICERCA AUTONOMA:

I lobi. Lobo frontale. Costituisce la parte anteriore del cervello e contiene l’area corticale motoria e la corteccia premotoria. Qui, inoltre, sono elaborati i pensieri e le idee, ossia le attività psichiche superiori. Il lobo frontale partecipa ai processi di apprendimento e memoria, mentre nella parte sinistra (area di Broca) si formano e si controllano le parole. Pertanto nella parte anteriore del lobo frontale (corteccia prefrontale) si svolgono funzioni cognitive superiori mentre nella parte posteriore si comandano e modificano i movimenti. Lobo parietale. È localizzato nella parte superiore del cervello e contiene l’area somestesica primaria a cui afferiscono gli stimoli tattili, dolorifici, pressori e termici. La parte sinistra è dominante e controlla: la comprensione del linguaggio parlato e scritto; la memoria delle parole; le capacità matematiche. Il lobo parietale destro controlla le attività visuospaziali, ovvero attività non verbali come: la ricostruzione di un’immagine visiva e la

MODULO 2 – ATTENZIONE.

2.1L’attenzione e il suo processamento.

L’attenzione è definita come quel processo che opera una selezione tra tutte le informazioni che in un dato istante colpiscono i nostri sensi e/o i nostri ricordi consentendo soltanto ad alcune di accedere ai successivi stadi di elaborazione. Per poter mantenere un comportamento adeguato agli scopi, dobbiamo concentrare le nostre risorse e le nostre capacità di elaborazione delle informazioni soltanto su alcuni di questi stimoli, tralasciando gli altri; dobbiamo cioè selezionare soltanto le stimolazioni ambientali che ci interessano in modo da impedire che un sovraccarico di informazioni crei interferenza con il sistema di elaborazione. L’attenzione è la quantità di energie ad essa dedicate (ovvero l’eccitazione): se è bassa ci troviamo negli stati di sonno o di profondo rilassamento, mentre, se vi è un livello medio, il soggetto si trova in uno stato di veglia. Gli stati elevati o molto elevati risultano deleteri per l’attivazione e il controllo dell’attenzione. L’attenzione è suddivisibile su una scala che va da processi pre-attentivi a quelli focali. La gestione delle risorse attentive è spesso il risultato di una strategia volontaria delle persone, ma in altri casi può essere frutto di una risposta involontaria all’ambiente e in particolare alla salienza degli stimoli. Le caratteristiche elementari di uno stimolo, come il colore, la forma o il movimento, vengono rilevate e processate senza far intervenire l’attenzione => PROCESSAMENTO DELLO STIMOLO COME PRE-ATTENTIVO.

Gli stati pre-attentivi sono inesorabilmente legati alla memoria sensoriale, ovvero al primo serbatoio d’ingresso delle informazioni ricavate dagli organi di senso e consistono quindi in una prima organizzazione, a basse risorse generalmente automatizzate, in cui le persone organizzano il mondo circostante. L’elaborazione pre- attentiva delle singole caratteristiche di una configurazione viene definita anche POP-OUT => fenomeno in base al quale le caratteristiche di una configurazione emergono spontaneamente e si impongono al nostro sistema visivo, permettendoci quindi di rilevare le proprietà più salienti degli oggetti in maniera molto rapida. Il processamento pre-attentivo rientra nella categoria dei processi automatici/involontari dell’attenzione, che avvengono al di fuori della consapevolezza e quindi più rapidi. Sono definiti invece processi controllati/volontari, quei processi che richiedono l’impiego di risorse attentive e che vengono messi in atto uno dopo l’altro secondo una modalità seriale e hanno un tempo di esecuzione più lento.

L’ATTENZIONE FOCALIZZATA rientra nei processi controllati, che analizzano ogni singolo timolo fino a combinare tutte le caratteristiche che lo compongono, permettendo così una percezione integrata. Gli automatismi operano però non solo nell’elaborazione delle informazioni d’ingresso, ma anche negli schemi impiegati nell’informazione in uscita come ad esempio apporre una firma: questa azione rientra in quello che viene definito PROGRAMMA MOTORIO. È bene sottolineare che allora l’attività automatizzata deve essere riportata sotto il controllo dell’attenzione.

L’attenzione involontaria gioca un ruolo soprattutto nella memoria implicita, la volontaria nella memoria esplicita.

2.2.Attenzione selettiva.

Difronte ad un elevato numero di stimoli, il nostro cervello opera una selezione degli stimoli rilevanti ai fini di un compito, sui quali allocare le nostre risorse attentive (limitate). Tali stimoli saranno processati in modo seriale, dall’attenzione selettiva. Ovvero si incentra su un fattore secondario, portando il soggetto a non considerare altri che sono invece importanti.

CHERRY => dimostrò la capacità selettiva attraverso un fenomeno noto come “effetto cocktail party”, anch’esso molto comune in ognuno di noi: quando nella folla selezioniamo le informazioni che ci interessano. Gli studi sull’attenzione ci dicono che questa dipende in gran parte dall’entrata in gioco della corteccia frontale che è in grado di bloccare tutte quelle informazioni che competono con il compito rilevante, per esempio ascoltare ciò che ci dice un amico tagliando fuori le voci e i rumori circostanti.

2.3.Attenzione divisa.

L’attenzione divisa si può definire come la capacità che ha il nostro cervello di soddisfare diversi stimoli o compiti allo stesso tempo e così rispondere a molteplici richieste dell’ambiente. È un tipo di attenzione simultanea che ci permette di processare diverse fonti d’informazione e eseguire con successo più compiti contemporaneamente. La situazione sperimentale tipica nello studio dell’attenzione divisa è quella relativa al DOPPIO COMPITO. Il risultato che in genere si osserva in questa situazione è che la prestazione contemporanea a due compiti è peggiore di quella ottenuta dallo stesso soggetto quando è impegnato nei due compiti separatamente. Tale peggioramento è spiegato dalle teorie della CAPACITA’ LIMITATA o del “COLLO DI BOTTIGLIA” => Broadbent ipotizza la presenza di un filtro sensoriale che seleziona il messaggio principale e trattiene l’altro per elaborarlo successivamente. L’individuo sarebbe dotato di unico processore a capcità limitata. Quando questo processore è impegnato nell’elaborazione dell’informazione per un compito, l’elaborazione per il secondo compito viene sospesa finché la prima non è completata. Secondo questa prospettiva la selezione delle risposte avviene con modalità del TUTTO o NIENTE ad ogni singolo compito in modo alternativo.

Tale teoria non è in grado di spiegare alcuni effetti sperimentali osservati quali:

  • Il fenomeno del “cocktail party”
  • L’insensibilità alla difficoltà: a volte l’incremento della difficoltà in un compito primario non determina un peggioramento della prestazione nel compito secondario
  • (^) La condivisione perfetta: è stato osservato che a volte due compiti vengono eseguiti contemporaneamente senza alcuna interferenza.

L’osservazione di tali effetti dà ragione di esistere alle “TEORIE DELLE RISORSE MULTIPLE”, le quali non prevedono l’esistenza di un unico insieme di risorse allocabili ad uno o più compiti, ma di più insieme di risorse, ciascuno con proprie caratteristiche, che possono essere allocabili in modo indipendente. Sia sulla teoria

  • DEFICIT DELL’ATTENZIONE DIVISA => attenzione divisa è la capacità di prestare attenzione ed elaborare diverse informazioni che si presentano contemporaneamente. Lesioni prevalentemente diffuse su maggior carico dell’emisfero destro. Lesioni corpo calloso, lobo frontale e parietale.

Questi deficit possono essere presenti in vari disturbi dell’età evolutiva, in particolare nell’ADHD (disturbo da deficit attentivo con iperattività).

2.5Compiti attentivi.

Nella strutturazione di un compito attentivo è importante tenere a mente alcune variabili che vanno ad incidere sul risultato. Esse sono legate da 4 fattori:

  • AUTOMATICITA’: ovvero quanto la progettazione di uno o più compiti sia facilmente acquisibile come processo automatico della mente;
  • DOMANDE DI RISORSE: ovvero quanto la progettazione di un compito richieda risorse mentali, causando, se eccessiva, perdita di vigilanza;
  • ATTIVITA’ DEL SOGGETTO: ovvero quanto la persona abbia acquisito, attraverso l’addestramento, capacità automatizzate di allocazione delle risorse attentive;
  • DIFFICOLTA’ DEL COMPITO: ovvero quanto le richieste del compito rispettino capacità che il soggetto può sostenere.

La teoria della domanda sostenibile indica che una richiesta continua diminuisce drasticamente la precisione dell’attenzione, allo stesso modo dei compiti che richiedono molte risorse. In questi casi è solo l’attivazione di risposte automatiche a diminuire la quantità di risorse richieste, ma ricordiamo che la risposta automatica si raggiunge con l’addestramento e che è compito del progettista strutturare segnali che elicitino il più possibile risposte automatiche.

Sulla perdita di vigilanza attentiva incidono diversi fattori che devono essere considerati veri e propri vincoli nella progettazione in quando sono predittivi di una perdita di precisione, sia nella elaborazione delle informazioni, sia nelle indicazioni richieste: TEMPO (caduta di vigilanza nei primi 30 minuti e più lentamente nell’ora e mezza successiva); CONTESTO (non deve contenere falsi allarmi attentivi); ELEVATA RICHIESTA DI RISORSE MENTALI NELL’ELABORAZIONE => a richiedere questa elevata quantità di risorse sono principalmente alcuni elementi: 1. Lo stimolo al quale prestare attenzione è difficilmente identificabile; 2. Vi è incertezza sul quando e sul dove sarà presente lo stimolo; 3. È eccessivamente elevata la frequenza degli stimoli da elaborare; 3. Ci si deve ricordare con quale format si mostrerà lo stimolo; 4. Lo stimolo o il suo format di presentazione non sono familiari al soggetto.

Per contrastare la perdita di vigilanza si possono attuare diverse tecniche che rispondo a due aree di applicazione strategica.

PRIMA AREA – si basa sull’aumento della sensibilità e riguardano: Creare un solo stimolo - Aumentare la salienza dello stimolo - La frequenza degli stimoli.

SECONDA AREA – si basa sula modificazione dei criteri di risposta e comprende: Addestrare all’osservazione - Fornire istruzioni - Fornire dei momenti di riposo.

2.6I processi attentivi nell’ambito della didattica.

La conoscenza dei processi attentivi gioca un ruolo importante nella quotidianità scolastica, in quanto la capacità di prestare attenzione è strettamente correlata alla capacità di memorizzare ed apprendere. La capacità di apprendimento e un appropriato comportamento scolastico dipendono dall’abilità del bambino ad orientarsi, a mantenere l’attenzione nella sua attività entro certi livelli per un determinato periodo di tempo. L’attenzione viene spesso confusa con lo stato di allerta, di attivazione, rispetto alla realtà circostante. Quando l’insegnante richiama un alunno, di fatto non sta facendo appello alla loro capacità di attenzione, quanto piuttosto alla qualità del loro stato di veglia. Esiste la possibilità di risvegliare e stimolare l’attenzione sostenuta durante l’attività didattica attraverso alcune strategie. È importante fare leva sulla curiosità naturale dell’allievo verso un evento piacevole e inatteso, coinvolgerlo nell’interazione facendolo sentire protagonista del proprio apprendimento e non più ascoltatore passivo. È necessario mobilitare la motivazione ad apprendere. Altrettanto fruttosi sono: la sollecitazione negli studenti di buone aspettative rispetto al compito, la creazione di entusiasmo e curiosità per compiti e attività con le rispettive preferenze, possibili interessi da sviluppare in maniera anche autonoma, fiducia nelle proprie possibilità, andare incontro alle scelte ed agli specifici interessi del bambino nei compiti permettendogli la scelta del compito/ argomentazione/attività.

  1. RECUPERO: riemersione dell’informazione precedentemente archiviata mediante RICHIAMO (recupero diretto senza stimoli di facilitazione) o RICONOSCIMENTO (il recupero è più semplice perché mediato da stimoli associativi).

È bene considerare che le fasi descritte sono universali per tutti i sistemi di memoria.

3.2.Sistemi della memoria: classificazioni della memoria in base a criteri temporali e qualitativi.

La memoria è un sistema MODULARE, ossia con diversi moduli (sistemi) che hanno sotto componenti parzialmente indipendenti tra loro.

M E M O R I A

MEMORIA A LUNGO TERMINE (MLT):

è un magazzino in cui la quantità delle informazioni e la durata nel tempo dei ricordi è virtualmente illimitata.

ESPLICITA/

DICHIARATIVA:

le conoscenze consapevoli ed esprimibili a parole che si hanno su se stessi e sul mondo. Non durano per sempre; perché siano parte della memoria esplicita si ritiene necessario l’intervento di un processo noto come “consolidamento corticale”.

EPISODICA: contiene le informazioni spazio/ temporali che si riferiscono a eventi vissuti, definendo “dove” e “quando” il sistema ha acquisito una determinata informazione. “viaggiare mentalmente nel tempo”.

SEMANTICA: non considera le condizioni

contestuali in cui l’informazione è stata appresa, in quanto, una volta acquisite, le conoscenze semantiche si svincolano dalla situazione/ contesto in cui è stata appresa. Nostra memoria enciclopedica, che contiene la conoscenza di simboli, parole, concetti ed il loro rispettivo significato. La mancata capacità di inibizione è ciò che avviene con il LAPSUS. AUTOBIOGRAFICA: è connessa sia all’episodica che alla semantica. Si riferisce sostanzialmente al ricordo di eventi, episodi e fatti della propria vita personale.

IMPLICITA/NON

DICHIARATIVA:

riguarda la registrazione e rievocazione di informazioni non esprimibili a parole. È una memoria che

PROCEDURALE:

contiene le informazioni sul “come vanno fatte le cose” e permette l’acquisizione, la ritenzione e riattivazione automatica di abilità, procedure motorie, schemi e sequenze comportamentali. APPRENDIMENTO

all’organizzazione, manipolazione, monitoraggio e aggiornamento dell’informazione per la messa in atto di operazioni complesse quali linguaggio, comprensione, ragionamento nella formulazione del pensiero e idee. Baddley => memoria di lavoro o working memory: sistema multicomponenziale costituito da esecutivo centrale, loop articolatorio, taccuino visuospaziale, buffer episodico (unione tra MBT e MLT).

Esiste una tipologia di memoria, la quale collocazione all’interno dei vari sistemi risulta ancora dibattuta. Tale memoria è la MEMORIA PROSPETTICA, ossia l’insieme di capacità che ci consentono di attivare l’intensione di eseguire nel futuro certe azioni, ossia il “ricordarsi di ricordare di fare qualcosa”. Riveste una funzione fondamentale per la corretta funzionalità dell’individuo nella vita di tutti i giorni. È necessario registrare l’intenzionalità inizialmente nella fase di codifica, mantenerla in un intervallo di tempo mentre siamo occupati in altri compiti ed infine riattivarla nel momento giusto.

Ebbinghaus => tendenza a ricordare più frequentemente e accuratamente gli item collocati nella parte iniziale e finale di una lista di parole, rispetto a quelli collocati nella parte centrale. Le parole collocate alla fine di questa (effetto di recenza), a seguire le parole collocate nella parte inziale (effetto di priorità) ed infine cercava con difficoltà di rievocare le parole collocate nelle posizioni centrali. Si ritiene che l’effetto di priorità sia legato ai meccanismi di memoria a lungo termine, in quanto le prime parole della lista hanno il tempo di essere ripetute/reiterate e quindi consolidate nella MLT. Si reputa che l’effetto di recenza sia legato ai meccanismi di memoria a breve termine. La difficoltà che nasce nella rievocazione delle parole centrali della lista, sembra sia dovuta a meccanismi di interferenza.

3.3Cenni dei correlati neurali e dei deficit legati alla memoria.

Rintracciare i correlati neurali dei differenti magazzini mnemonici, che ricordiamo però essere parzialmente indipendenti tra loro.

MEMORIA DI LAVORO CIRCUITI DELLA CORTECCIA PREFRONTALE. Compromissione produce problematiche nel linguaggio, lettura e calcolo.

MEMORIA ESPLICITA CORTECCE PREFRONTALI, CORTECCIA ORBITO-FRONTALI, REGIONI

TEMPORALI, CORTECCE PARAIPPOCAMPALI. Deficit per memoria episodica => amnesia retrograda (nuovi ricordi), amnesia anterograda (ricordare eventi antecedenti la causa), amnesia globale (retrograda + anterograda). Deficit per memoria semantica => perdita delle conoscenze relative a concetti, oggetti, persone, fatti, significato delle parole. Deficit della autobiografica => incapacità di rievocare gli eventi che costituiscono il proprio passato personale. MEMORIA IMPLICITA NUCLEI DELLA BASE, CORTECCIA PREFRONTALE, AMIGDALA, ALTRE REGIONI LIMBICHE, CERVELLETTO, CORTECCIA ASSOCIATIVA/ SENSITIVA. Mostrano difficoltà a livello di acquisizione e rievocazione di procedure.

3.4Amnesia infantile.

Ricondotta ad un blocco esercitato nei confronti di esperienze particolarmente intense e traumatiche. Secondo la psicologia evolutiva questa particolare forma di amnesia è legata ad una incompleta maturazione del senso di sé, del senso del tempo e delle capacità verbali e narrative del bambino, che compromette la possibilità di ricordare avvenimenti che si verificano durante i primi 2 o 3 anni di vita.

C’è chi sostiene che l’amnesia infantile non coinvolge il sistema della memoria esplicita in generale, ma è legata in maniera specifica allo sviluppo relativamente tardivo della memoria episodica all’interno dei processi espliciti. Questa ipotesi trova supporto in studi che mostrano come già durante il secondo anno di vita, i bambini possiedono la capacità di ritenere con grande precisione fatti che si riferiscono a nuove esperienze: la memoria esplicita semantica sarebbe dunque attiva in età molto precoce.

Il principio generale è che le esperienze interpersonali hanno un effetto diretto sullo sviluppo della memoria esplicita e sulla comprensione della natura interna della mente. Il dialogo che si svolge tra genitori e figli prima, durante e dopo un determinato avvenimento contribuisce ad organizzare, a integrare e quindi a facilitare il ricordo che i bambini avranno di tale evento.

La comparsa dei primi ricordi espliciti avviene più tardi, durante il secondo anno di vita. Nelson e Carver, affermano che è solo in epoca immediatamente prescolare che i bambini incominciano ad utilizzare abitualmente strategie che li aiutano a ricordare le cose, e l’uso di strategie è una funzione tipicamente prefrontale. I sistemi coinvolti nella MLT maturano lentamente nel corso dei primi 5-6 anni di vita. In questo periodo si svilupperebbero i circuiti che permettono la trasmissione delle informazioni dalla regione temporale mediale, dove vengono registrate inizialmente, alla corteccia in cui vengono immagazzinate. Il graduale superamento dell’amnesia infantile è probabilmente dovuto a processi di maturazione neurale.

Gli individui possono aumentare l’efficienza della memoria o ridurre gli effetti dei limiti mnestici facendo ricorso ad aiuti esterni, ovvero utilizzando strumenti che sono esterni al sistema cognitivo. Più interessante dal punto di vista del funzionamento della nostra mente, è l’utilizzo dei cosiddetti AIUTI MNESTICI INTERNI, ovvero quegli aiuti che si basano sul funzionamento dei processi cognitivi. Bellezza ha individuato due grandi categorie di MNEMOTECNICHE:

  • Per facilitare l’ORGANIZZAZIONE delle informazioni: tecniche volte ad organizzare ed elaborare l’informazione in maniera tale da poterla ricordare più facilmente, utilizzate fin dall’antichità. METODO DEI LOCI – individuazione di un percorso familiare e nell’assegnare ai vari punti o luoghi del percorso l’elemento da ricordare. Si basa sull’abilità immaginativa degli individui, il recupero degli elementi da ricordare dipende dalla possibilità di “camminare mentalmente”. PAROLE PIOLO – associare elementi che devono essere ricordati. Si tratta di individuare ed apprendere una lista di parole in grado di evocare immagini e associando ad esse gli elementi da ricordare.
  • Per facilitare la CODIFICA delle informazioni: procedure che consentono di generare rappresentazioni facilmente memorizzabili. Si basa sull’abilità di creare dei codici o delle sostituzioni per le informazioni che devono essere ricordate.

È importante nel contesto didattico => favorire programmi didattici che tengano conto dei limiti e potenzialità di tale processo cognitivo. L’attività motoria induca la produzione di principi nutritivi del cervello per sviluppare sinapsi. L’esercizio fisico aerobico migliora la struttura e funzionalità ippocampale coinvolta nel consolidamento. L’uso delle rappresentazioni motorie nell’acquisizione di nuovi stimoli consentirebbe di combinare le memorie motorie, automatiche e procedurali con memorie visive, visuospaziali e semantiche.

Si può considerare la memoria come una delle basi che rendono possibile la conoscenza umana assieme ad altre funzioni mentali quali elaborazione, ragionamento, intuizione e coscienza. L’apprendimento consente di acquisire nuove informazioni sula realtà circostante tramite l’esperienza con conseguente modifica del comportamento, mentre la memoria ne garantisce che queste vengano conservate.