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appunti delle lezioni integrati con le slides della professoressa Irene Eleonora Lisi
Tipologia: Appunti
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IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO : sono sistemi utili a gestire meglio un’azienda. Che cosa significa gestire un’azienda? Risolvere un macro problema decisionale, ossia prendere decisioni a fronte di tematiche diverse per risolvere problemi e ottenere risultati positivi a livello economico-finanziario. Si possono adottare due approcci per risolvere il problema:
gestione aziendale. Hanno inoltre un’importante funzione motivazionale, devono servire da guida per i responsabili. Diffondendo una cultura “meritocratica” consentono al management di orientare i comportamenti individuali verso le finalità dell’organizzazione, stimolando quindi le persone. Sono utili nelle aziende strutturate, laddove quindi c’è un minimo di complessità organizzativa, risorse scarse, dinamismo ambientale e MBO. Il controller si dedica ad un’attività di consulenza strategica nei confronti dei manager, è sempre più un business partner che consiglia e aiuta i responsabili delle varie aree. Come operano i sistemi? Un sistema è un insieme di tanti elementi interconnessi tra di loro. È un sistema aperto, che si relaziona con una serie di fattori input che attraverso un sistema di controllo produce degli output. Gli elementi costitutivi del sistema di controllo sono:
Si chiama margine perché è una differenza che residua dopo che i ricavi hanno coperto tutti i CV e contribuisce alla copertura dei CF. MdC > 0 condizione necessaria per attività di produzione o vendita. Infatti se l’azienda non riesce a raggiungere un risultato positivo allora dal punto di vista economico quella linea non ha senso di esistere. In questo caso ogni unità aggiuntiva non fa altro che peggiorare la perdita. Se un’azienda produce una sola linea di prodotto con MdC > 0, il risultato operativo (RO) sarà una perdita pari ai CF se non vendono nessun pezzo. Se inizio a vendere l’azienda è in pareggio e da lì in avanti inizia a guadagnare.
Si definiscono controllabili i costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all'interno dell'organizzazione aziendale; si definiscono invece non controllabili i costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all'interno dell'organizzazione aziendale. GLI ALGORITMI OPERATIVI: L’ANALISI DIFFERENZIALE logiche di ragionamento da adottare per prendere decisioni di natura operativa nel breve periodo. Una decisione d’impresa implica la scelta tra corsi d’azione alternativi futuri. Dobbiamo distinguere tra le decisioni di natura operativa di breve periodo da quelle di natura strategica di lungo periodo. Il criterio decisionale è la funzione di preferenza che orienta la scelta degli operatori d’impresa. Le decisioni d’impresa sono tra loro legate spazialmente e temporalmente in quanto finalizzate a contribuire al raggiungimento dell’obiettivo generale e degli obiettivi particolari d’impresa. LE DECISIONI DI BREVE PERIODO: nel breve periodo assumiamo che la capacità produttiva e la struttura d’impresa non siano modificabili. Ragioniamo all’interno dell’area di rilevanza. Pertanto le decisioni di breve periodo riguardano le modalità di utilizzo di una capacità produttiva data. L’ANALISI DIFFERENZIALE: tecnica d’indagine che permette di orientare, nel breve periodo, la scelta tra corsi alternativi d’azione. Si prendono in considerazione a tal fine i ricavi e i costi differenziali, cioè la differenza tra i valori che caratterizzano i differenti corsi alternativi d’azione bisogna concentrarsi solo su quei valori che cambiano tra un’alternativa e l’altra VALORE RILEVANTE: valori futuri che variano nelle diverse alternative decisionali. I valori storici non sono di per sé rilevanti poiché le decisioni sono orientate al futuro, possono solamente costituire una base di riferimento per le decisioni. Un valore non è rilevante se non varia nelle differenti alternative. VALORE DIFFERENZIALE: si possono distinguere tra valori emergenti e valori cessanti. I valori emergenti sono valori che fanno emergere un maggior costo o un maggior ricavo passando da un’alternativa decisionale all’altra. I valori cessanti invece cessano, quindi vengono meno passando da un’alternativa decisionale ad un’altra. Laddove la scelta implica variazioni nei volumi di attività i ricavi e i CV differiranno. Ragioneremo in termini di margine di contribuzione. I costi fissi invece non è detto che saranno differenziali. I CFS laddove saranno eliminabili, saranno differenziali. In questa logica decisionale non hanno nessuna rilevanza i CFC in quanto sono sempre non eliminabili L’analisi differenziale individua come alternativa preferibile quella che massimizza il risultato economico d’azienda nel breve periodo, cioè l’alternativa più conveniente dal punto di vista reddituale. Ma l’analisi differenziale è fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di informazioni quantitativo-monetarie. Le decisioni aziendali, però, vengono assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo: impatto strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative.
MAKE OR BUY : tipologia di scelta che riguarda l’esternalizzazione. Conviene acquistare all’esterno un prodotto/servizio se i costi di produzione cessanti sono superiori rispetto ai costi di acquisizione. Make significa svolgere internamente l’attività, buy significa comprare all’esterno. Per tale decisione è sempre rilevante la quantità prevista di produzione del bene oggetto di decisione. I ricavi e i costi commerciali solitamente non sono differenziali, ci sono solo costi o ricavi emergenti. I costi differenziali da considerare sono i costi emergenti (costi del buy) e i costi cessanti (costi del make che non ho più se passo al buy). È di nuovo un confronto quindi tra costi emergenti e costi cessanti. Il volume è rilevante perché il make spesso ti consente di avere un vantaggio sui CV. La produzione interna permette di avere un CV più basso. Il CV del make è quindi < del CV del buy. I CF del make invece sono > dei CF del buy. Il make quindi conviene per volumi elevati. In questo tipo di problema è essenziale identificare correttamente i costi eliminabili. Nel caso in cui la capacità produttiva resa disponibile sia riutilizzata il MDC emergente dall’incremento di altre produzioni va considerato nella scelta. LA VALUTAZIONE DI CONVENIENZA ECONOMICA DI UN PRODOTTO IN PRESENZA DI VINCOLI : devo capire l’ordine di convenienza delle attività, ossia quali sono le linee di prodotto da produrre e quali sono da accantonare non avendo abbastanza capacità produttiva. Le H macchina e le H MOD quindi cambiano lo scenario. Andrò a sottrarre H MOD e H macchina da altre linee di prodotto per produrre quella più conveniente. Bisogna ragionare in termini di commessa relativa. Non ragiono più sul MdC U, ma sul MdC per ogni unità di fattore produttivo scarso (il giudizio di convenienza economica su di un prodotto non deve più fondarsi sulla semplice valutazione del MdC, bensì sul margine di contribuzione ottenibile sfruttando al meglio il fattore scarso identificato come vincolo). Calcolo MdC U / standard fisico unitario. Questo rapporto mi fa capire qual è il rendimento che un fattore produttivo scarso mi permette di generare più margine. MdC U / ore macchine per unità = €/U fratto h/U € / h L’ANALISI DI BREAK-EVEN O ANALISI COSTI-VOLUMI-RISULTATI : è una tecnica di indagine volta ad individuare il volume di attività (produzione e vendita) in corrispondenza del quale l’azienda riesce a raggiungere il pareggio aziendale (costi = ricavi). Essendo una tipologia di domanda che riguarda i volumi di attività bisogna classificare i costi (CV e CF) e mettere in relazione i costi con i volumi di attività, ottenendo i risultati economici. Questo modello infatti non ci consente di trovare solo il volume di pareggio, ma ci consente di prevedere il livello di risultato economico corrispondente a ciascun livello di attività. Si tratta di un modello, ossia un’analisi semplificata della realtà, che si basa su ipotesi semplificatrici, che sono le ipotesi della linearità delle funzioni di costo e di ricavo (costanza dei prezzi costo, costanza dei prezzi ricavo, costanza dei livelli di efficienza, costanza dei CF).
Ipotizziamo di lavorare all’interno di un’area di rilevanza (quindi un ambito spaziale e temporale limitato) in cui le funzioni di costo e di ricavo siano delle rette. La pendenza della retta dei ricavi (coefficiente angolare) è il prezzo. Inoltre bisogna ipotizzare che nel periodo le Q prodotte siano uguali alle Q vendute, ossia che non ci sia alcuna variazione delle rimanenze di prodotti finiti. Graficamente fare un’analisi di break-even significa costruire un piano cartesiano in cui sull’asse delle X misuriamo i volumi di attività, ossia produzione = vendita. Sull’asse delle Y invece misuro i ricavi totali e i costi totali. La retta dei CF è orizzontale, quella dei CV parte dall’origine. La retta dei CT parte dalla retta dei CF e ha la stessa pendenza di quella dei CV. La retta dei RT invece parte dall’origine e ha pendenza pari al prezzo di vendita che dovrebbe essere > del CVU. La retta dei RT quindi dovrebbe essere più pendente della retta dei CT. Dove le due rette si intersecano abbiamo ricavi tot = costi tot e il volume di pareggio. Tra la retta dei costi e la retta dei ricavi individuiamo l’area di guadagno, al di sotto del volume di pareggio invece abbiamo l’area di perdita in cui i costi sono > dei ricavi. LA BREAK-EVEN ANALYSISI IN UN’AZIENDA MONOPRODOTTO : il conseguimento del punto di pareggio si realizzerà allorché il MdC superi i CF; infatti: RE = RT – CV tot - CF RE = MdC tot - CF Quindi: MdC tot = CF Visto che questa relazione può essere scritta come MdC U X Q = CF Deriva che Q BEP = CF / MdC U il V BEP V RT = CT P X V = CV tot + CF tot P X V = CVU X V + CF tot P X V – CVU X V = CF tot V (P – CVU) = CF tot MdC U + V = CF tot V = CF tot / MdC U È possibile calcolare anche il fatturato di pareggio (Fa BE) = Vbep X P = CF tot / MdC % = CF tot / MdC U / P = CF tot / MdC U X 1/P
fatturato obiettivo = fatturato da raggiungere per far si che rimanga una marginalità media per coprire i CFC = CFC tot aziendale / marginalità media (MM = MdC I tot / fatturato) MM x FO (fatturato obiettivo) = MdC I tot = CFC tot ora posso spartire il FO sulle varie linee trovo il FO per ciascuna linea i = FO aziendale x l’incidenza % di ciascuna linea (% i = fatturato i / fatturato tot aziendale) trovo il V di copertura parziale = FO i / P i per ciascuna linea
vengono successivamente organizzati in prescelti oggetti di calcolo. Devo capire qual è l’oggetto di calcolo di rilevanza, generalmente è la linea di prodotto, un’area geografica di vendita, ecc. Il sistema poi va a prendere i ricavi e i costi globali (sistema di contabilità generale) e capisce quale parte è attribuibile all’oggetto di calcolo per evidenziare il risultato economico parziale prodotto. Le finalità sono le stesse del sistema di PeC. Svolge funzioni:
DIRECT COSTING : i costi diretti non sono i costi variabili. I costi diretti sono necessariamente sempre variabili, ma non è sempre vero anche il contrario. Spesso però nella prassi aziendale si fanno coincidere. Si considerano costi di prodotto solo i costi diretti. Tutti gli altri sono costi di periodo, non concorrono alla valorizzazione del prodotto. Si possono individuare due filosofie:
Per quanto riguarda il direct costing c’è una divisione tra semplice ed evoluto. Nel semplice imputo all’oggetto di calcolo i soli costi diretti che sono anche variabili. Per ogni oggetto di calcolo imputo alla linea di prodotto tutti i costi diretti e trovo come risultato di linea il MdC I. Mentre tutti gli altri costi si rinuncia ad associarli al prodotto e influenzano solo il risultato complessivo aziendale. Si rinuncia quindi ad una parte di costi. Un ulteriore passaggio è il direct costing evoluto che imputa al prodotto in aggiunta ai soli costi diretti anche i costi indiretti quali quelli specifici per linea di prodotto. Si trova quindi l’MdC II. Nella metodologia full costing invece devo spartire tutti i costi (diretti e indiretti) alle diverse linee di calcolo. Il full costing su base unica è l’approccio più semplice per il calcolo dei costi pieni. Trovo un’unica base perché ho un macroaggregato. LA SCELTA DELLA BASE DI IMPUTAZIONE: una base serve a mettere in relazione i costi con gli oggetti di calcolo. Identificare correttamente la base di imputazione dei costi indiretti è un punto cruciale della metodologia full costing su base unica; eventuali errori si ripercuoteranno in maniera determinante sull’attendibilità delle informazioni di costo prodotte. Pertanto la base di imputazione dovrà essere scelta in maniera tale da esprimere il più compiutamente possibile la relazione esistente fra le risorse indirette consumate (da cui originano i relativi costi) e i prescelti oggetti di calcolo. Come basi si possono usare le ore MOD consumate, le ore macchina. Le basi a valore sono le equivalenti delle basi quantitative ma in €. VANTAGGI VS SVANTAGGI DEL FULL COSTING SU BASE UNICA VANTAGGI: estrema semplicità di comprensione, realizzazione e gestione del sistema informativo- contabile e ridotti costi di strutturazione e di funzionamento. SVANTAGGI: risulta molto difficile definire un’unica base di ripartizione realmente evocativa dell’assorbimento delle risorse indirette da parte degli o.f.c FULL COSTING A BASE MULTIPLA : rappresenta un superamento delle più evidenti limitazioni della base unica di imputazione, consentendo il calcolo del costo pieno di prodotto attraverso l’individuazione di aggregati intermedi di costo. Questi altri non sono che dei livelli intermedi di aggregazione dei dati di costo che possono consentire una migliore comprensione delle modalità di assorbimento delle risorse indirette da parte degli o.f.c., e per tale via consentire una più attendibile misurazione del loro costo. Per la scelta della tipologia di aggregato intermedio di costo (classi omogenee di fattori produttivi) ci sono diverse alternative possibili:
- Classi Omogenee di Fattori Produttivi Orientamento ai Fattori Produttivi: in questo caso gli aggregati intermedi di costo sono rappresentati da classi omogenee di fattori produttivi. Alla base di tale orientamento vi è la constatazione che ogni tipo di fattore
servire per andare ad accogliere i costi indiretti per i quali non si trova nessuna modalità ragionevole di attribuzione ad un CDC. L’ATTRIBUZIONE DEI COSTI AI CDC: definisce le modalità attraverso le quali i costi aggregati per natura (desunti dal sistema di Co.Ge.) vengono inseriti nella struttura dei CDC e, perciò, aggregati per destinazione. Sostanzialmente si cerca di rilevare dove (in quale CDC) sono state consumate le risorse cui i costi si riferiscono. Bisogna distinguere fra:
VALORI CONSUNTIVI E VALORI STANDARD : nel decidere quali valori usare per calcolare i coefficienti di allocazione devo distinguere tra consuntivi e standard. È più opportuno nel calcolare i coefficienti usare i valori standard, ossia quelli previsti. L’utilizzo di valori consuntivi è problematico a livello esecutivo nell’utilizzo delle risorse. Se calcolo il coefficiente sul valore postumo (consuntivo) innanzitutto questo non è noto fino alla fine del periodo, quindi è difficile fare dei ragionamenti perché non si conosce il costo. LA FASE DI IMPUTAZIONE : rappresenta la fase finale del processo di calcolo del costo pieno di prodotto, che giunge a compimento con l’imputazione ai prodotti/servizi dei costi diretti e dei costi indiretti aggregati nei CDC finali (sia attribuiti, sia precedentemente allocati dai centri intermedi). I costi indiretti che sono compresi nei vari CDC finali vengono imputati per rappresentare come il CDC lavora per i prodotti finali. La criticità di questa fase è quella di andare a trovare una base di riparto che sia il più possibile espressiva della relazione tra il CDC finale e il prodotto. Inoltre è un altro aspetto di maggiore problematicità la definizione delle caratteristiche del processo di imputazione in funzione della tipologia di processo produttivo aziendale. LA TIPOLOGIA DEI SISTEMI DI PRODUZIONE E LE LOGICHE DI DETERMINAZIONE DEI COSTI: