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Dispensa PEC 1 modulo prof.ssa Lisi, Appunti di Programmazione e controllo

appunti delle lezioni integrati con le slides della professoressa Irene Eleonora Lisi

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 28/06/2025

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IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO: sono sistemi utili a gestire meglio
un’azienda. Che cosa significa gestire un’azienda? Risolvere un macro problema decisionale, ossia
prendere decisioni a fronte di tematiche diverse per risolvere problemi e ottenere risultati positivi
a livello economico-finanziario. Si possono adottare due approcci per risolvere il problema:
1) approccio day by day, non formale, con una logica reattiva in cui si reagisce ai problemi
mano a mano che si presentano
2) approccio razionale e antitetico, anticipatorio, privilegia il pensare prima del fare, pro attivo
che cerca di prevedere in anticipo i problemi, consiste nel prevedere l’obiettivo strategico di
lungo termine per l’azienda (pianificazione). Bisogna però anche prevedere gli obiettivi
intermedi, le tappe che permettono all’azienda e alle sue unità organizzative di arrivare
all’obiettivo strategico di lungo termine, questa fase è la programmazione. Definito il
programma di azione si incrementano i programmi nella pratica. Bisogna verificare che la
strada sia quella giusta, servono degli strumenti di controllo per verificare che alla fine di
ogni periodo i risultati raggiunti siano allineati con quelli programmati. È importante che
questi strumenti siano tempestivi perché permettono di raddrizzare la rotta in tempo. I
sistemi di programmazione e controllo sono anche un aiuto per motivare le persone che
lavorano nell’azienda a raggiungere gli obiettivi.
Il sistema di PeC serve a tradurre l’obiettivo in programmi d’azione di breve termine, é la
definizione della traiettoria, delle tappe intermedie.
- La pianificazione strategica non fa parte della fase di PeC. Nella pianificazione strategica
vengono definite sia le finalità dell’organizzazione, sia le linee guida per il loro
raggiungimento, si definisce quindi la strategia aziendale.
- Nel controllo direzionale vengono individuate le modalità attraverso le quali raggiungere gli
obiettivi strategici e vengono realizzate le azioni a tal fine prescelte
- Durante il controllo operativo si verifica che i compiti specificatamente attribuiti vengano
eseguiti in modo efficace ed efficiente
Il controllo esecutivo è simile al controllo economico ma con oggetto diverso:
- Il controllo economico consiste nella capacità di spezzare la complessità dell’organizzazione
in modo tale da comprendere l’origine dei risultati aziendali globali individuandone le
determinanti (risultati economici parziali).
- Il controllo esecutivo è la capacità di valutare in che misura le diverse unità componenti
l’organizzazione hanno tenuto comportamenti o raggiunto risultati coerenti con gli obiettivi
prescelti. Nel controllo esecutivo quindi si valuta la performance dei manager, dei
responsabili d’azione di una azienda. Un principio fondamentale da applicare è il principio
di controllabilità. Devo valutare i risultati considerando solo gli elementi che sono
controllabili dalla persona, depurando quindi la mia valutazione da quelli che non lo sono.
I sistemi di controllo direzionale se correttamente progettati, predisposti e “fatti funzionare”,
aiutano i responsabili a prendere delle decisioni coerenti con gli obiettivi strategici predefiniti e/o
rivisitati. Obbligano i responsabili a cercare di prevedere i risultati per assicurare l’economicità della
PEC – 1 MODULO – CHIARA BERTONCINI
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IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO : sono sistemi utili a gestire meglio un’azienda. Che cosa significa gestire un’azienda? Risolvere un macro problema decisionale, ossia prendere decisioni a fronte di tematiche diverse per risolvere problemi e ottenere risultati positivi a livello economico-finanziario. Si possono adottare due approcci per risolvere il problema:

  1. approccio day by day, non formale, con una logica reattiva in cui si reagisce ai problemi mano a mano che si presentano
  2. approccio razionale e antitetico, anticipatorio, privilegia il pensare prima del fare, pro attivo che cerca di prevedere in anticipo i problemi, consiste nel prevedere l’obiettivo strategico di lungo termine per l’azienda (pianificazione). Bisogna però anche prevedere gli obiettivi intermedi, le tappe che permettono all’azienda e alle sue unità organizzative di arrivare all’obiettivo strategico di lungo termine, questa fase è la programmazione. Definito il programma di azione si incrementano i programmi nella pratica. Bisogna verificare che la strada sia quella giusta, servono degli strumenti di controllo per verificare che alla fine di ogni periodo i risultati raggiunti siano allineati con quelli programmati. È importante che questi strumenti siano tempestivi perché permettono di raddrizzare la rotta in tempo. I sistemi di programmazione e controllo sono anche un aiuto per motivare le persone che lavorano nell’azienda a raggiungere gli obiettivi. Il sistema di PeC serve a tradurre l’obiettivo in programmi d’azione di breve termine, é la definizione della traiettoria, delle tappe intermedie.
  • La pianificazione strategica non fa parte della fase di PeC. Nella pianificazione strategica vengono definite sia le finalità dell’organizzazione, sia le linee guida per il loro raggiungimento, si definisce quindi la strategia aziendale.
  • Nel controllo direzionale vengono individuate le modalità attraverso le quali raggiungere gli obiettivi strategici e vengono realizzate le azioni a tal fine prescelte
  • Durante il controllo operativo si verifica che i compiti specificatamente attribuiti vengano eseguiti in modo efficace ed efficiente Il controllo esecutivo è simile al controllo economico ma con oggetto diverso:
  • Il controllo economico consiste nella capacità di spezzare la complessità dell’organizzazione in modo tale da comprendere l’origine dei risultati aziendali globali individuandone le determinanti (risultati economici parziali).
  • Il controllo esecutivo è la capacità di valutare in che misura le diverse unità componenti l’organizzazione hanno tenuto comportamenti o raggiunto risultati coerenti con gli obiettivi prescelti. Nel controllo esecutivo quindi si valuta la performance dei manager, dei responsabili d’azione di una azienda. Un principio fondamentale da applicare è il principio di controllabilità. Devo valutare i risultati considerando solo gli elementi che sono controllabili dalla persona, depurando quindi la mia valutazione da quelli che non lo sono. I sistemi di controllo direzionale se correttamente progettati, predisposti e “fatti funzionare”, aiutano i responsabili a prendere delle decisioni coerenti con gli obiettivi strategici predefiniti e/o rivisitati. Obbligano i responsabili a cercare di prevedere i risultati per assicurare l’economicità della

gestione aziendale. Hanno inoltre un’importante funzione motivazionale, devono servire da guida per i responsabili. Diffondendo una cultura “meritocratica” consentono al management di orientare i comportamenti individuali verso le finalità dell’organizzazione, stimolando quindi le persone. Sono utili nelle aziende strutturate, laddove quindi c’è un minimo di complessità organizzativa, risorse scarse, dinamismo ambientale e MBO. Il controller si dedica ad un’attività di consulenza strategica nei confronti dei manager, è sempre più un business partner che consiglia e aiuta i responsabili delle varie aree. Come operano i sistemi? Un sistema è un insieme di tanti elementi interconnessi tra di loro. È un sistema aperto, che si relaziona con una serie di fattori input che attraverso un sistema di controllo produce degli output. Gli elementi costitutivi del sistema di controllo sono:

  • la struttura organizzativa: è l’ossatura del sistema stesso, è la mappa che stabilisce in azienda chi fa che cosa e con quali risorse per ottenere dei risultati. È quindi la mappa dei centri di responsabilità. A seconda di come la responsabilità viene distribuita in azienda i report dovranno rispettare queste divisioni, quindi influenza gli altri elementi dell’azienda.
  • la struttura tecnico-contabile: è l’insieme di strumenti di contabilità che producono le informazioni che consentono all’azienda di operare. All’interno abbiamo la contabilità generale (raccoglie le info che si originano dagli scambi tra l’azienda e terze economie per produrre i bilanci da comunicare all’esterno), la contabilità analitica (“ragiona” sui valori della contabilità generale, ma li spezza e li riaggrega in relazione ad oggetti di calcolo differenti), i budget (sono l’espressione economica dei programmi d’azione aziendali disaggregati fino ad arrivare alle unità organizzative elementari), i sistemi di reporting (consentono un confronto organico ed analitico tra obiettivi di budget predefiniti e risultati ottenuti per valutare la capacità del responsabile).
  • un processo: la prima fase è la programmazione (i vari responsabili delle aree prendono gli obiettivi strategici di lungo termine e li traducono in programmi d’azione più concreti, è la definizione del percorso), la seconda è il budget (i programmi d’azione vengono tradotti in moneta, che quantifica i risultati che le aree d’azione devono raggiungere nei 12 mesi), che una volta formulato e approvato viene implementato, infine c’è la fase di reporting che va a valutare i risultati raggiunti confrontandoli con quelli previsti e da l’avvio all’anno nuovo). L’analisi di come un’impresa si è organizzata per lo svolgimento della propria attività istituzionale è indispensabile per comprendere come sia possibile assegnare responsabilità (di tipo prevalentemente economico) alle diverse unità organizzative. Un concetto-chiave é quello di “centro di responsabilità”, inteso come una unita organizzativa costituita da un gruppo di persone che opera impiegando determinate risorse ed ottenendo definiti risultati sotto la guida di un dirigente che si assume la responsabilità delle azioni intraprese. Gli attori coinvolti nel processo di controllo sono:
  • il top-management che dà l’avvio al processo stabilendo gli obiettivi strategici
  • i vari responsabili e i collaboratori dei centri di responsabilità che devono tradurre l’obiettivo strategico di lungo termine in obiettivi per la propria area

Si chiama margine perché è una differenza che residua dopo che i ricavi hanno coperto tutti i CV e contribuisce alla copertura dei CF. MdC > 0  condizione necessaria per attività di produzione o vendita. Infatti se l’azienda non riesce a raggiungere un risultato positivo allora dal punto di vista economico quella linea non ha senso di esistere. In questo caso ogni unità aggiuntiva non fa altro che peggiorare la perdita. Se un’azienda produce una sola linea di prodotto con MdC > 0, il risultato operativo (RO) sarà una perdita pari ai CF se non vendono nessun pezzo. Se inizio a vendere l’azienda è in pareggio e da lì in avanti inizia a guadagnare.

  1. Altra modalità per classificare i costi è in base all’oggetto di calcolo che distingue i costi specifici dai costi comuni. La distinzione tra CF e CV è universale, è sempre così. La distinzione tra costi specifici e costi comuni invece dipende di volta in volta. L’oggetto di calcolo è l’entità rispetto alla quale occorre misurare il costo, l’oggetto di analisi. Gli oggetti di calcolo in azienda sono molteplici, ad esempio la singola unità di prodotto, la linea di prodotto (ossia il quantitativo totale di un tipo di prodotto creato e venduto in un determinato periodo), il reparto produttivo, uno stabilimento di una azienda, creando quindi una gerarchia. Se tra un costo e l’oggetto di calcolo esiste una relazione diretta ed esclusiva, ossia posso ricondurre in maniera immediata l’oggetto al costo, il costo si dice specifico. Se invece non è possibile ricondurre direttamente il costo all’oggetto, ossia devo per ipotesi spartire il costo tra più oggetti, allora il costo è comune. Possiamo distinguere poi i costi diretti dai costi indiretti. È una distinzione che si basa sulla relazione che esiste tra il costo e un preciso oggetto di calcolo, ossia la singola unità di prodotto. Qui usiamo una terminologia specifica diretto e indiretto, ma il concetto è lo stesso, ossia è diretto quando il costo è direttamente imputabile alla singola unità prodotto, al contrario è indiretto. Sono costi diretti quelli per le materie prime, il materiale di consumo, la MOD, … Sono invece costi indiretti quelli per gli stipendi del personale amministrativo, gli ammortamenti, le utenze, la promozione, … Un costo diretto è necessariamente anche un costo specifico, ma anche variabile. Non vale il viceversa. Un costo specifico non è detto che sia diretto. I costi indiretti possono essere anche variabili (materiali di consumo, costo di energia elettrica per forza motrice). I costi diretti sono un sotto insieme dei costi specifici. Un costo comune è sicuramente indiretto, ma un costo indiretto non è detto che sia comune.
  2. Si definiscono costi standard le configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di definiti risultati; si definiscono invece costi effettivi le configurazioni di costo-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Si definiscono controllabili i costi influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all'interno dell'organizzazione aziendale; si definiscono invece non controllabili i costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all'interno dell'organizzazione aziendale. GLI ALGORITMI OPERATIVI: L’ANALISI DIFFERENZIALE  logiche di ragionamento da adottare per prendere decisioni di natura operativa nel breve periodo. Una decisione d’impresa implica la scelta tra corsi d’azione alternativi futuri. Dobbiamo distinguere tra le decisioni di natura operativa di breve periodo da quelle di natura strategica di lungo periodo. Il criterio decisionale è la funzione di preferenza che orienta la scelta degli operatori d’impresa. Le decisioni d’impresa sono tra loro legate spazialmente e temporalmente in quanto finalizzate a contribuire al raggiungimento dell’obiettivo generale e degli obiettivi particolari d’impresa. LE DECISIONI DI BREVE PERIODO: nel breve periodo assumiamo che la capacità produttiva e la struttura d’impresa non siano modificabili. Ragioniamo all’interno dell’area di rilevanza. Pertanto le decisioni di breve periodo riguardano le modalità di utilizzo di una capacità produttiva data. L’ANALISI DIFFERENZIALE: tecnica d’indagine che permette di orientare, nel breve periodo, la scelta tra corsi alternativi d’azione. Si prendono in considerazione a tal fine i ricavi e i costi differenziali, cioè la differenza tra i valori che caratterizzano i differenti corsi alternativi d’azione  bisogna concentrarsi solo su quei valori che cambiano tra un’alternativa e l’altra VALORE RILEVANTE: valori futuri che variano nelle diverse alternative decisionali. I valori storici non sono di per sé rilevanti poiché le decisioni sono orientate al futuro, possono solamente costituire una base di riferimento per le decisioni. Un valore non è rilevante se non varia nelle differenti alternative. VALORE DIFFERENZIALE: si possono distinguere tra valori emergenti e valori cessanti. I valori emergenti sono valori che fanno emergere un maggior costo o un maggior ricavo passando da un’alternativa decisionale all’altra. I valori cessanti invece cessano, quindi vengono meno passando da un’alternativa decisionale ad un’altra. Laddove la scelta implica variazioni nei volumi di attività i ricavi e i CV differiranno. Ragioneremo in termini di margine di contribuzione. I costi fissi invece non è detto che saranno differenziali. I CFS laddove saranno eliminabili, saranno differenziali. In questa logica decisionale non hanno nessuna rilevanza i CFC in quanto sono sempre non eliminabili L’analisi differenziale individua come alternativa preferibile quella che massimizza il risultato economico d’azienda nel breve periodo, cioè l’alternativa più conveniente dal punto di vista reddituale. Ma l’analisi differenziale è fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di informazioni quantitativo-monetarie. Le decisioni aziendali, però, vengono assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo: impatto strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative.

MAKE OR BUY : tipologia di scelta che riguarda l’esternalizzazione. Conviene acquistare all’esterno un prodotto/servizio se i costi di produzione cessanti sono superiori rispetto ai costi di acquisizione. Make significa svolgere internamente l’attività, buy significa comprare all’esterno. Per tale decisione è sempre rilevante la quantità prevista di produzione del bene oggetto di decisione. I ricavi e i costi commerciali solitamente non sono differenziali, ci sono solo costi o ricavi emergenti. I costi differenziali da considerare sono i costi emergenti (costi del buy) e i costi cessanti (costi del make che non ho più se passo al buy). È di nuovo un confronto quindi tra costi emergenti e costi cessanti. Il volume è rilevante perché il make spesso ti consente di avere un vantaggio sui CV. La produzione interna permette di avere un CV più basso. Il CV del make è quindi < del CV del buy. I CF del make invece sono > dei CF del buy. Il make quindi conviene per volumi elevati. In questo tipo di problema è essenziale identificare correttamente i costi eliminabili. Nel caso in cui la capacità produttiva resa disponibile sia riutilizzata il MDC emergente dall’incremento di altre produzioni va considerato nella scelta. LA VALUTAZIONE DI CONVENIENZA ECONOMICA DI UN PRODOTTO IN PRESENZA DI VINCOLI : devo capire l’ordine di convenienza delle attività, ossia quali sono le linee di prodotto da produrre e quali sono da accantonare non avendo abbastanza capacità produttiva. Le H macchina e le H MOD quindi cambiano lo scenario. Andrò a sottrarre H MOD e H macchina da altre linee di prodotto per produrre quella più conveniente. Bisogna ragionare in termini di commessa relativa. Non ragiono più sul MdC U, ma sul MdC per ogni unità di fattore produttivo scarso (il giudizio di convenienza economica su di un prodotto non deve più fondarsi sulla semplice valutazione del MdC, bensì sul margine di contribuzione ottenibile sfruttando al meglio il fattore scarso identificato come vincolo). Calcolo MdC U / standard fisico unitario. Questo rapporto mi fa capire qual è il rendimento che un fattore produttivo scarso mi permette di generare più margine. MdC U / ore macchine per unità = €/U fratto h/U  € / h L’ANALISI DI BREAK-EVEN O ANALISI COSTI-VOLUMI-RISULTATI : è una tecnica di indagine volta ad individuare il volume di attività (produzione e vendita) in corrispondenza del quale l’azienda riesce a raggiungere il pareggio aziendale (costi = ricavi). Essendo una tipologia di domanda che riguarda i volumi di attività bisogna classificare i costi (CV e CF) e mettere in relazione i costi con i volumi di attività, ottenendo i risultati economici. Questo modello infatti non ci consente di trovare solo il volume di pareggio, ma ci consente di prevedere il livello di risultato economico corrispondente a ciascun livello di attività. Si tratta di un modello, ossia un’analisi semplificata della realtà, che si basa su ipotesi semplificatrici, che sono le ipotesi della linearità delle funzioni di costo e di ricavo (costanza dei prezzi costo, costanza dei prezzi ricavo, costanza dei livelli di efficienza, costanza dei CF).

Ipotizziamo di lavorare all’interno di un’area di rilevanza (quindi un ambito spaziale e temporale limitato) in cui le funzioni di costo e di ricavo siano delle rette. La pendenza della retta dei ricavi (coefficiente angolare) è il prezzo. Inoltre bisogna ipotizzare che nel periodo le Q prodotte siano uguali alle Q vendute, ossia che non ci sia alcuna variazione delle rimanenze di prodotti finiti. Graficamente fare un’analisi di break-even significa costruire un piano cartesiano in cui sull’asse delle X misuriamo i volumi di attività, ossia produzione = vendita. Sull’asse delle Y invece misuro i ricavi totali e i costi totali. La retta dei CF è orizzontale, quella dei CV parte dall’origine. La retta dei CT parte dalla retta dei CF e ha la stessa pendenza di quella dei CV. La retta dei RT invece parte dall’origine e ha pendenza pari al prezzo di vendita che dovrebbe essere > del CVU. La retta dei RT quindi dovrebbe essere più pendente della retta dei CT. Dove le due rette si intersecano abbiamo ricavi tot = costi tot e il volume di pareggio. Tra la retta dei costi e la retta dei ricavi individuiamo l’area di guadagno, al di sotto del volume di pareggio invece abbiamo l’area di perdita in cui i costi sono > dei ricavi. LA BREAK-EVEN ANALYSISI IN UN’AZIENDA MONOPRODOTTO : il conseguimento del punto di pareggio si realizzerà allorché il MdC superi i CF; infatti: RE = RT – CV tot - CF RE = MdC tot - CF Quindi: MdC tot = CF Visto che questa relazione può essere scritta come MdC U X Q = CF Deriva che Q BEP = CF / MdC U il V BEP  V  RT = CT P X V = CV tot + CF tot P X V = CVU X V + CF tot P X V – CVU X V = CF tot V (P – CVU) = CF tot MdC U + V = CF tot V = CF tot / MdC U È possibile calcolare anche il fatturato di pareggio (Fa BE) = Vbep X P = CF tot / MdC % = CF tot / MdC U / P = CF tot / MdC U X 1/P

 fatturato obiettivo = fatturato da raggiungere per far si che rimanga una marginalità media per coprire i CFC = CFC tot aziendale / marginalità media (MM = MdC I tot / fatturato)  MM x FO (fatturato obiettivo) = MdC I tot = CFC tot  ora posso spartire il FO sulle varie linee  trovo il FO per ciascuna linea i = FO aziendale x l’incidenza % di ciascuna linea (% i = fatturato i / fatturato tot aziendale)  trovo il V di copertura parziale = FO i / P i  per ciascuna linea

  1. V i BEP = V i BEP CFS + V i BEP CFC LA LEVA OPERATIVA : strumento che consente di interpretare la struttura dei costi aziendali, ci permette di prevedere le conseguenze che derivano da avere una struttura dei costi più o meno rigida. La LO esprime la variazione percentuale del risultato economico dovuta ad una variazione percentuale del livello di attività = MDC TOT / MDC TOT – CF La LO rappresenta dunque la sensibilità manifestata dall’azienda in termini di risultati economici al variare dei volumi di attività. GLO (grado di leva operativa) dipende dalla STRUTTURA DEI COSTI, cioè dall’incidenza dei costi fissi sui costi totali (CF/CT). GLO aziendale = MdC I tot az / RO az GLO divisionale = MdC I tot div / RO div GLO di linea = MdC I tot linea / MdC II tot linea All’aumentare dei CF, diminuisce il denominatore, aumenta il GLO  più la struttura dei costi diventa rigida, più il GLO aumenta e l’azienda è rischiosa. MARGINE DI SICUREZZA = 1 / GLO = essendo l’inverso del GLO è una misura di sicurezza. È sempre < o = a 1. Mi dice di quanto può ridursi in % il fatturato, a seguito di una riduzione dei volumi, prima di andare in perdita = (Fa previsto / attuale – Fa BEP) / Fa previsto / attuale. La LO è applicabile solo a variazioni di fatturato derivanti da una variazione dei VOLUMI di vendita. Nel caso in cui si abbia una variazione di fatturato generata da variazioni del PREZZO di vendita, il RO aumenta o diminuisce di un importo pari, in valore assoluto, all’aumento/diminuzione del fatturato (al lordo dell’eventuale effetto legato al costo delle provvigioni). I SISTEMI DI MISURAZIONE DEI COSTI: tema critico in azienda perché se sbaglia e genera informazioni non corrette può avere conseguenze nelle scelte aziendali. LA CONTABILITÀ DIREZIONALE è un insieme di strumenti tecnico-contabili, tra cui la CONTABILITÀ ANALITICA che lavora sulle informazioni e elabora dati elementari di costo e ricavo. Questi

vengono successivamente organizzati in prescelti oggetti di calcolo. Devo capire qual è l’oggetto di calcolo di rilevanza, generalmente è la linea di prodotto, un’area geografica di vendita, ecc. Il sistema poi va a prendere i ricavi e i costi globali (sistema di contabilità generale) e capisce quale parte è attribuibile all’oggetto di calcolo per evidenziare il risultato economico parziale prodotto. Le finalità sono le stesse del sistema di PeC. Svolge funzioni:

  • di controllo economico (comprendere l'origine di definiti risultati economici globali, individuandone le determinanti (ovvero i risultati economici parziali delle diverse aree di attività))
  • di controllo esecutivo (valutare i risultati raggiunti dalle unità organizzative che operano ai vari livelli dell'organizzazione (centri e aree di responsabilità))
  • di supporto al processo decisionale (orientare il processo decisionale verso criteri di convenienza economica)
  • di motivazione / morale (influenzare, attraverso la definizione di obiettivi e la rilevazione dei risultati (di natura economica) assegnati alle differenti unità organizzative, i comportamenti e le motivazioni dei gruppi e degli individui che costituiscono l'organizzazione aziendale) DIFFERENZE : CONTABILITA’ GENERALE:
  • scopo: misurazione del reddito e del capitale
  • momento di rilevazione: variazione di moneta o di credito
  • ampiezza: tutti i costi e i ricavi
  • tipologia: valori aggregati per natura
  • destinatari: informativa esterna, bilancio civilistico e fiscale
  • profondità di analisi: informazioni statistiche
  • orizzonte temporale: dati storici CONTABILITA’ ANALITICA:
  • scopo: supporto dello svolgimento dell’attività di direzione
  • momento di rilevazione: utilizzazione del fattore produttivo
  • ampiezza: costi e ricavi della gestione caratteristica
  • tipologia: valori aggregati per destinazione
  • destinatari: informativa interna, info per il management
  • profondità di analisi: informazioni al max livello di analisi, riaggregate in funzione del fabbisogno informativo
  • orizzonte temporale: dati sia consuntivi che previsionali

DIRECT COSTING : i costi diretti non sono i costi variabili. I costi diretti sono necessariamente sempre variabili, ma non è sempre vero anche il contrario. Spesso però nella prassi aziendale si fanno coincidere. Si considerano costi di prodotto solo i costi diretti. Tutti gli altri sono costi di periodo, non concorrono alla valorizzazione del prodotto. Si possono individuare due filosofie:

  1. Si associano solo i costi diretti in accezione ristretta: a. Costo diretto di produzione: si associano solo i costi diretti di natura produttiva (= costo primo di fabbricazione) b. Costo diretto complessivo: si associano tutti i costi diretti di qualsiasi natura
  2. Si associano i soli costi variabili: a. Costo variabile di produzione: si associano i solo costi variabili di natura produttiva (energia forza motrice MOD) b. Costo variabile complessivo: si associano tutti i costi variabili di qualsiasi natura  vengono ricondotti solo i costi relativi a fattori produttivi che presentano una relazione di causalità diretta ed immediata con l’oggetto finale di calcolo. CRITERI DI SCELTA DELLA CONFIGURAZIONE DI COSTO:
  • Costo dell’informazione
  • Struttura dei costi aziendali
  • Oggettività e completezza dell’informazione
  • Caratteristiche processo decisionale
  • Grado di complessità strutturale
  • Fase del ciclo di vita del prodotto
  • Grado di sfruttamento della capacità produttiva COS’È UNA METODOLOGIA DI CALCOLO DEI COSTI: una metodologia di calcolo dei costi è il modo (la via, il sentiero) attraverso il quale le diverse classi di costo, rilevate per natura dalla contabilità generale, vengono aggregate attorno ad un prescelto oggetto finale di calcolo (un prodotto, un canale distributivo, un’A.S.A., un’attività, un processo). Se adotto la metodologia del direct costing analizzerò solo i costi diretti. È un processo univoco. Mentre se la configurazione è a costo pieno è la metodologia full costing. Il processo sarà più elaborato. Associo al prodotto anche i costi indiretti. Su base unica l’imputazione dei costi indiretti avviene in un’unica soluzione. Prendo tutti i costi indiretti aziendali, li metto insieme, prendo un’unica base o criterio per spartirli sull’oggetto di calcolo. Il full costing su base multipla invece aggrega i costi indiretti in diversi aggregati intermedi di costo e in ognuno trova una base. Ci sono quindi diverse tipologie di orientamento in base alla divisione dei fattori produttivi o in base alla funzione dei costi o in base ai centri di costo.

Per quanto riguarda il direct costing c’è una divisione tra semplice ed evoluto. Nel semplice imputo all’oggetto di calcolo i soli costi diretti che sono anche variabili. Per ogni oggetto di calcolo imputo alla linea di prodotto tutti i costi diretti e trovo come risultato di linea il MdC I. Mentre tutti gli altri costi si rinuncia ad associarli al prodotto e influenzano solo il risultato complessivo aziendale. Si rinuncia quindi ad una parte di costi. Un ulteriore passaggio è il direct costing evoluto che imputa al prodotto in aggiunta ai soli costi diretti anche i costi indiretti quali quelli specifici per linea di prodotto. Si trova quindi l’MdC II. Nella metodologia full costing invece devo spartire tutti i costi (diretti e indiretti) alle diverse linee di calcolo. Il full costing su base unica è l’approccio più semplice per il calcolo dei costi pieni. Trovo un’unica base perché ho un macroaggregato. LA SCELTA DELLA BASE DI IMPUTAZIONE: una base serve a mettere in relazione i costi con gli oggetti di calcolo. Identificare correttamente la base di imputazione dei costi indiretti è un punto cruciale della metodologia full costing su base unica; eventuali errori si ripercuoteranno in maniera determinante sull’attendibilità delle informazioni di costo prodotte. Pertanto la base di imputazione dovrà essere scelta in maniera tale da esprimere il più compiutamente possibile la relazione esistente fra le risorse indirette consumate (da cui originano i relativi costi) e i prescelti oggetti di calcolo. Come basi si possono usare le ore MOD consumate, le ore macchina. Le basi a valore sono le equivalenti delle basi quantitative ma in €. VANTAGGI VS SVANTAGGI DEL FULL COSTING SU BASE UNICA VANTAGGI: estrema semplicità di comprensione, realizzazione e gestione del sistema informativo- contabile e ridotti costi di strutturazione e di funzionamento. SVANTAGGI: risulta molto difficile definire un’unica base di ripartizione realmente evocativa dell’assorbimento delle risorse indirette da parte degli o.f.c FULL COSTING A BASE MULTIPLA : rappresenta un superamento delle più evidenti limitazioni della base unica di imputazione, consentendo il calcolo del costo pieno di prodotto attraverso l’individuazione di aggregati intermedi di costo. Questi altri non sono che dei livelli intermedi di aggregazione dei dati di costo che possono consentire una migliore comprensione delle modalità di assorbimento delle risorse indirette da parte degli o.f.c., e per tale via consentire una più attendibile misurazione del loro costo. Per la scelta della tipologia di aggregato intermedio di costo (classi omogenee di fattori produttivi) ci sono diverse alternative possibili:

- Classi Omogenee di Fattori Produttivi  Orientamento ai Fattori Produttivi: in questo caso gli aggregati intermedi di costo sono rappresentati da classi omogenee di fattori produttivi. Alla base di tale orientamento vi è la constatazione che ogni tipo di fattore

  1. Conosco il costo dei vari CDC, ma come output finale devo conoscere gli oggetti calcolo. La terza fase è quindi l’allocazione: studio le relazioni di servizio esistenti tra i vari CDC, cerco di capire come lavorano a favore dei centri di calcolo e di altri CDC. È possibile distinguere infatti tra due tipologie di CDC: intermedi e finali. I fanali lavorano direttamente a favore dell’oggetto di calcolo. Mentre quelli intermedi svolgono attività a favore di altri CDC. Ad esempio un CDC manutenzione non lavora direttamente sui libri, ma sui macchinari che li realizzano. Lavora quindi a favore dei reparti produttivi non del prodotto finale. Nella fase di allocazione per rispettare queste fasi si vanno a ribaltare (svuotare) i costi dei centri intermedi che vengono assegnati ai centri di costi utenti (finali). Così mi ritrovo tutti i costi concentrati solo nei centri di costo finali.
  2. Imputazione: mi ritrovo i centri di costi intermedi vuoti, assegno i centri di costo finali ai vari prodotti. LA FASE DI LOCAZIONE: strutturare un sistema per CDC vuol dire rispondere a due domande:
  • QUANTI CDC OCCORRONO (NUMEROSITÀ)? La costruzione di CDC autonomi è opportuna nel caso di unità organizzative che presentino le seguenti caratteristiche: o differente valore delle risorse assegnate alle diverse unità organizzative in rapporto ai volumi di attività svolti o differente modalità di fruizione delle attività svolte in ciascuna unità organizzativa da parte dei singoli Prodotti/Servizi o significatività dei costi indiretti o specificità delle risorse assegnate all’unità operativa
  • CHE TIPO DI CDC INTENDIAMO COSTRUIRE (TIPOLOGIA)? o CDC di area produttiva: svolgono attività connesse alla trasformazione fisica del prodotto o creazione del servizio. Essi si possono distinguere in CDC di produzione (producono il prodotto o il servizio e sono direttamente attribuibili all’oggetto di calcolo, ad esempio i reparti produttivi nella azienda manufatturiera) e CDC ausiliari (attività collegata all’area produttiva ma sono di supporto a CDC di produzione e quindi sono solo indirettamente rivolti agli oggetti finali di calcolo; ad esempio i CDC magazzino). o CDC di struttura: svolgono attività di supporto all’attività aziendale ma che non riguardano l’area produttiva. Ad esempio servizi amministrativi. Non è sempre possibile individuare relazioni causali oggettive con gli oggetti finali di calcolo. Sono solitamente divisi a loro volta in centri dell’area amministrativa, dell’area commerciale, dell’area dei servizi generali. o CDC virtuali: non corrispondono a nessuna unità organizzativa realmente esistente, sono solo concetti contabili. Servono per andare a tracciare e raccogliere info sui costi o inerenti a oggetti di calcolo temporanei o possono

servire per andare ad accogliere i costi indiretti per i quali non si trova nessuna modalità ragionevole di attribuzione ad un CDC. L’ATTRIBUZIONE DEI COSTI AI CDC: definisce le modalità attraverso le quali i costi aggregati per natura (desunti dal sistema di Co.Ge.) vengono inseriti nella struttura dei CDC e, perciò, aggregati per destinazione. Sostanzialmente si cerca di rilevare dove (in quale CDC) sono state consumate le risorse cui i costi si riferiscono. Bisogna distinguere fra:

  • costi diretti (direttamente riferiti all’unità di prodotto): solitamente, nel calcolo dei costi di prodotto, i costi diretti vanno imputati direttamente all’oggetto di calcolo senza passare da basi. Nei sistemi di contabilità analitica orientati ai CDC, si imputano ai CDC anche i costi diretti per finalità di controllo esecutivo. Tale passaggio dà una visibilità più completa dei costi generati dai CDC. Le valutazioni delle prestazioni raggiunte da un manager non possono prescindere dai costi diretti in quanto occorre valutare se vi è stato un uso efficiente anche delle risorse dirette. Eventuali costi diretti poi però vanno sottratti prima di svolgere le fasi successive per imputarli direttamente all’oggetto finale di calcolo. Le fasi di allocazione e imputazione riguardano solo costi indiretti. - costi indiretti specifici ad uno o più CDC: anche questa attribuzione è facile e oggettiva. Rientrano qui tutti i costi attribuibili al CDC in maniera oggettiva poiché relativi a risorse utilizzate in maniera esclusiva ed oggettivamente determinabile dallo stesso. - costi indiretti comuni a più CDC: si effettua l’attribuzione tramite delle basi in quanto sono qui ricompresi quelle risorse contestualmente utilizzate da diversi CDC. È una categoria di costi non agevolmente e oggettivamente attribuibile a un CDC. Rientrano ad esempio i costi per il riscaldamento. Occorre quindi individuare basi di ripartizioni in grado di esplicitare in che misura ogni CDC utilizza talune risorse comuni e individuare specifici parametri di ripartizione. Occorre massimizzare l’entità dei costi indiretti specifici a uno o più CDC e minimizzare l’entità dei costi indiretti comuni. In generale però una ottimale progettazione della struttura dei CDC consente di limitare la presenza di costi non attribuibili ai centri, il che rende più trasparente per i responsabili del CDC valutare le risorse utilizzate direttamente e indirettamente. I costi sottoposti al processo di attribuzione sono solo quelli della gestione caratteristica. LA FASE DI ALLOCAZIONE: per procedere alla determinazione del costo di prodotto è necessario rispondere preliminarmente alla seguente domanda: in quale misura i singoli CDC svolgono la propria attività a favore degli oggetti finali di calcolo di cui si intende calcolare il costo pieno? In funzione della risposta si potrà distinguere fra:
  • CDC finali: centri che svolgono attività direttamente riferibili agli oggetti finali di calcolo la cui imputazione viene fatta in modo agevole attraverso l’individuazione di una corretta base di allocazione.

VALORI CONSUNTIVI E VALORI STANDARD : nel decidere quali valori usare per calcolare i coefficienti di allocazione devo distinguere tra consuntivi e standard. È più opportuno nel calcolare i coefficienti usare i valori standard, ossia quelli previsti. L’utilizzo di valori consuntivi è problematico a livello esecutivo nell’utilizzo delle risorse. Se calcolo il coefficiente sul valore postumo (consuntivo) innanzitutto questo non è noto fino alla fine del periodo, quindi è difficile fare dei ragionamenti perché non si conosce il costo. LA FASE DI IMPUTAZIONE : rappresenta la fase finale del processo di calcolo del costo pieno di prodotto, che giunge a compimento con l’imputazione ai prodotti/servizi dei costi diretti e dei costi indiretti aggregati nei CDC finali (sia attribuiti, sia precedentemente allocati dai centri intermedi). I costi indiretti che sono compresi nei vari CDC finali vengono imputati per rappresentare come il CDC lavora per i prodotti finali. La criticità di questa fase è quella di andare a trovare una base di riparto che sia il più possibile espressiva della relazione tra il CDC finale e il prodotto. Inoltre è un altro aspetto di maggiore problematicità la definizione delle caratteristiche del processo di imputazione in funzione della tipologia di processo produttivo aziendale. LA TIPOLOGIA DEI SISTEMI DI PRODUZIONE E LE LOGICHE DI DETERMINAZIONE DEI COSTI:

  • Produzione a flusso intermittente (a lotti): l’azienda produce diverse linee di prodotto ma con processi produttivi che sono circa gli stessi. Ci sono solo piccole variazioni. Il grado di standardizzazione dei prodotti è medio e anche il processo di produzione è medio da continuo e intermittente.
  • Produzione a flusso continuo (per processo): il grado di standardizzazione dei prodotti è altissimo, è quindi come se fosse un’azienda monoprodotto. Il processo produttivo è continuo. Si vanno a calcolare quindi i costi per processo, perché qui l’oggetto di calcolo è come se fosse uno solo ma sono importanti i costi delle diverse fasi. L’oggetto di calcolo quindi sono le fasi del processo produttivo.
  • Produzione su commessa: tipo di produzione in cui il prodotto ha un bassissimo grado di standardizzazione, ognuno ha una commessa diversa e personalizzata sulle richieste del cliente. I processi produttivi sono intermettenti. L’oggetto di calcolo sono le diverse commesse, ma essendo talmente specifiche e differenziate, i costi che queste originano sono tutti costi diretti. I costi comuni tra le commesse sono pochi. Il sistema di contabilità analitica è molto snello perché ho pochi CDC, sono solo quelli di struttura.